C’è poco da fare, stiamo dando fastidio.

  • I dati sull’andamento delle vendite dei prodotti biologici in forte crescita
  • L’estensione dello spazio a scaffale e l’investimento delle catene nelle linee a marchio biologico
  • I fatturati delle imprese fortemente positivi
  • La posizione assunta dall’Italia sugli OGM (anche se in parte ombreggiata dai vaneggiamenti sulla cisgenesi)
  • La mobilitazione delle organizzazioni ambientaliste e del biologico contro il glifosato, la cui portavoce è espressione del movimento biologico, che ha condotto alla netta posizione italiana in ambito europeo contraria alla ri-autorizzazione del prodotto (il diserbante più venduto anche dai Consorzi agrari base sociale di Coldiretti)
  • L’esaurimento in tutte le regioni delle risorse dei PSR per il biologico per il gran numero dell’avvio delle conversioni
  • L’approvazione del Piano Strategico nazionale del biologico (politiche di filiera, piano di comunicazione, impegno all’aumento dei consumi pubblici di prodotti biologici, piano per la ricerca, finalmente con quanto chiediamo da anni in materia di semplificazione legislativa, informatizzazione, banche dati, revisione della normativa sui controlli)
  • Il ministro Martina che in seguito alle richieste del settore (vedi convegni di Expo, vedi pubblicazione di AssoBio) propone corsi universitari di agricoltura biologica
  • La continua conversione al biologico dei grandi del vino di qualità
  • La netta contrarietà da parte dei consumatori più attenti nei confronti dell’olio di palma, che si traduce in una generale sfiducia nell’industria alimentare e nella ricerca di “gente di cui potersi fidare”
  • La procura di Pesaro che si è vista smantellare dal tribunale del riesame e dalla Cassazione la parte del telaio accusatorio la cui tesi era quella di un complotto tra imprese e organismi di controllo, della quale a maggio il GUP dovrà valutare l’operato esprimendosi sui rinvii a giudizio e che ha assoluto bisogno di pressione mediatica per turare le falle di un’inchiesta nata nel 2013, ancora sospesa a mezz’aria e riproposta di tanto in tanto come “novità”
  • L’ICQRF che deve far dimenticare di essere intervenuto sulla frode realizzata a Malta dopo due anni di segnalazioni al ministero da parte delle organizzazioni del settore
  • La morte mediatica di Slow Food e del suo “cibo buono, sano e giusto”, rimpiazzata da un dinamico Farinetti che nei suoi Eataly introduce “vini liberi” e cibo solo “buono”, ché gli aggettivi di troppo fan confusione
  • La generale disinformazione dei consumatori, pur se ubriachi di gare di cuochi, sui temi agricoli e alimentari
  • La deriva caciaresca dei programmi televisivi e la costruzione di scoop che non ci sono, ma servono a épater le bourgeois.

Stiamo dando fastidio a troppi.
Ma la notizia è che abbiamo intenzione di continuare a dar fastidio e che non riusciranno a fermarci, i troppi se ne facciano una ragione.
Senza dire che tutto va bene, madama la marchesa, perché tutto può e deve migliorare, nelle aziende, negli organismi di controllo, nel ministero, nell’informazione, ma senza accettare caciare strumentali che rallentino il grande progetto di conversione ecologica dell’economia che è quanto avevamo in mente quando ciascuno di noi ha avviato l’attività, un’attività che ormai coinvolge oltre 200.000 addetti in tutti gli anelli delle nostre filiere produttive: non dobbiamo soltanto difendere le nostre imprese e la verità, ma anche queste 200.000 persone che ogni giorno dai campi ai punti vendita, passando per laboratori, stabilimenti e magazzini sono impegnati in questo grande progetto.
Neppure val la pena di elencare le superficialità emerse in trasmissione.
Ci limitiamo a un paio:

I controllori pagati dai controllati
Quando ce l’hanno addebitato la prima volta avevamo i pantaloni corti.
Rispondevamo che non è che ci tenessimo proprio a pagar noi i controllori, eravamo più che soddisfatti di non dover sopportare anche questi costi (senza dire che è curioso che chi fa produzioni inquinanti non deve pagar nulla –anzi, è la collettività che deve pagare il disinquinamento, quando esso è possibile; meglio: è la collettività che dovrebbe pagare il disinquinamento, perché, in periodo di spending review non si disinquina – e chi non inquina deve pagare per vederselo ufficialmente riconoscere). Se il controllo fosse stato pubblico non avremmo eccepito nulla (d’altra parte, siamo già sottoposti a valanghe di controlli pubblici), ma l’Italia, come la quasi totalità dei Paesi europei ha optato per un controllo a cura di organismi privati, sottoposti all’accreditamento pubblico di Accredia, all’autorizzazione pubblica del ministero, alla vigilanza pubblica del ministero e delle Regioni. Il pubblico c’è, eccome.
L’ascensore che Giannini piglia per andare in redazione è certificato da un organismo di certificazione privato, pagato dal costruttore dell’ascensore. Il phon che usa Giordano dopo la doccia è certificato da un organismo di certificazione privato, pagato dal costruttore del phon. La valvola cardiaca che hanno impiantato a qualcuno che conosceranno è certificata da un organismo di certificazione privato, pagato dal costruttore della valvola cardiaca. Il parmigiano reggiano (o il pecorino romano) che Vissani grattugia sulla pasta è certificato da un organismo di certificazione privato, pagato dal caseificio che produce il formaggio.
Se pensano che, per il solo fatto di esser pagato dal produttore, l’organismo di certificazione dia il proprio marchio a un ascensore che casca, a un phon che dà la scossa, a una valvola cardiaca che si blocca o a un formaggio fatto con latte in polvere, dovrebbero andare a piedi, asciugarsi i capelli al vento e smettere di grattugiare formaggio (per le valvole cardiache non sappiamo suggerire alternative).
Se, invece, pensandoci, trovano che il sistema sia logico, non vediamo perché debba andar bene per i loro ascensori e phon e non per le nostre mele e patate (che manco rischiano di far precipitare o di fulminare qualcuno).

Le ispezioni annunciate
Oltre il 10% delle ispezioni è non preannunciato. Per i resto le ispezioni (basterebbe farne una l’anno, l’ultimo anno in Italia se ne son fatte 1,34, agli importatori 2,53) sono su appuntamento.
Succede, quando devi farti firmare i verbali delle visite e controllare sui registri contabili quanti semi e piantine sono stati comprati e quanto peperone e pomodoro sono stati venduti. Se l’agricoltore è andato all’Inail, all’Inps, in comune, in banca o al mercato trovi un portoncino chiuso, che non ti mostra i registri Iva. Nemmeno puoi dire a un agricoltore che sta raccogliendo fragole per fare una consegna alla cooperativa “Visto che bella sorpresa? Son qua io, ferma tutto, adesso dai retta a me”: si chiama “sistema di controllo”, non “sistema per ostacolare le aziende”.
E un agronomo che va in un’azienda agricola si accorge se è stato usato diserbante o se son stati effettuati trattamenti sia che la visita sia annunciata o non preannunciata, cosi’ come Giannini e Giordano si accorgono che se scriviamo “tutto sbaliato, tutto da rifare” invece che “tutto sbagliato, tutto da rifare” non va bene, sia che sottoponiamo loro il testo a sorpresa sia che prendiamo un appuntamento.

Gli organismi che non si parlano
Compete al ministero organizzare le banche dati del settore. Dice la legge “Il Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali è l’autorità preposta al controllo ed al coordinamento delle attività amministrative e tecnico-scientifiche inerenti l’applicazione della regolamentazione comunitaria in materia di agricoltura biologica”.
E comunque è corretto ammettere che gli organismi non si parlavano fino a qualche anno fa. Ora, invece, dopo i casi di frode antecedenti il 2013 (per quanto la Procura di Pesaro li riproponga – a mo’ di peperoni con le cotiche mangiati la sera prima- come sempre nuovi: quelli sono, quelli rimangono) gli organismi di controllo aderenti a FederBio, in collaborazione con Accredia si sono dotati di una banca dati unica degli operatori e di una piattaforma informatica che traccia qualsiasi vendita e acquisto delle granaglie per mangimi che furono oggetto del vecchio caso di frode, e, già che c’erano, di tutti i cereali per alimentazione umana e zootecnica e di tutte le proteoleaginose.
Il resto (da un Vissani che probabilmente non mette piede in cucina dal numero di anni in cui partecipa a trasmissioni televisive dispensando non ruvida saggezza, ma solo ruvidità su qualsiasi argomento, alla scelta delle aziende biologiche da intervistare) è solo colore, un colore bigio, ma sempre colore: è la TV, baby).

Il ruolo di FederBio
FederBio promuove, supporta e fa crescere il biologico italiano: le oltre 50.000 aziende italiane oneste e che credono nel bio, non come opportunità di guadagno veloce, ma come settore economico strutturato, sano e robusto, sicuramente trainante per l’agroalimentare nazionale, che favorisce la tutela ambientale e la biodiversità. Ha sempre supportato l’operato della Magistratura e della Guardia di Finanza nelle indagini per mettere all’angolo i “furbi” e agevolare la crescita sana del comparto. Non a caso è parte civile (cioè le è stato riconosciuto il ruolo di soggetto danneggiato) nel processo relativo all’operazione Vertical Bio.
Per monitorare il settore e alcune categorie merceologiche potenzialmente più esposte FederBio ha creato nel 2011 l’Unità di Crisi specializzata nella prevenzione e nella gestione delle frodi e ha messo a punto linee guida per la gestione delle importazioni. Ha realizzato la piattaforma di tracciabilità informatica delle produzioni di cereali e dell’olio extra vergine di oliva, per escludere le possibilità di frodi in questi settori centrali della produzione nazionale.
Nel 2011, per rafforzare ulteriormente il suo ruolo di soggetto nel quale tutti i protagonisti del biologico italiano condividono comportamenti etici e collaborano per rafforzare il sistema di garanzie per il mercato e per i consumatori offerto dal sistema di certificazione, FederBio ha adottato il Codice Etico, teso a garantire la massima trasparenza e integrità del comparto, il cui rispetto è garantito dal Giurì di Autodisciplina.

Tutti i giorni la Federazione lavora per un bio in crescita sano ed equo: IL BIOLOGICO ITALIANO IN MOVIMENTO.