Perché parliamo di Nuove Tecniche Genomiche

Un accordo politico provvisorio, raggiunto tra Consiglio e Parlamento europeo nel dicembre 2025, rischia di smantellare il quadro normativo che da oltre vent’anni regola gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) nell’Unione europea, con conseguenze potenzialmente gravi per la trasparenza della filiera alimentare e la libertà di scelta dei consumatori.

La proposta legislativa mira ad escludere le piante ottenute con le Nuove Tecniche Genomiche (NGT) – note in Italia anche come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) – dalla rigorosa disciplina sugli OGM prevista dalla Direttiva 2001/18/CE.

Il fulcro della nuova proposta è l’introduzione di una classificazione a due livelli per le piante NGT, che determinerebbe regole molto differenti:

  • categoria NGT-1: piante considerate “equivalenti” a quelle convenzionali perchè hanno meno di 20 modifiche genomiche. Per queste si applicherebbe una deregolamentazione significativa;
  • categoria NGT-2: piante con modifiche genetiche più complesse, che continuerebbero a sottostare, in linea di principio, alle attuali e più severe regole previste per gli OGM.

Le nostre preoccupazioni si concentrano sulla deregolamentazione proposta per la categoria NGT-1, che rappresenterebbe la maggioranza dei prodotti.

I rischi della deregolamentazione per le piante NGT-1

Se l’accordo provvisorio dovesse essere confermato e trasformato in legge, si aprirebbero scenari problematici per l’intero sistema agroalimentare.

  1. Trasparenza e libertà di scelta

Una delle maggiori critiche riguarda l’eliminazione dell’obbligo di etichettatura per i prodotti alimentari finali contenenti o derivati da piante NGT-1. Ciò priverebbe i consumatori della possibilità di compiere scelte informate.

Inoltre renderebbe difficile per produttori e distributori garantire l’assenza di questi nuovi alimenti modificati nei loro prodotti, minando le fondamenta delle filiere “OGM-free”.

  1. Principio di precauzione

La normativa vigente impone una rigorosa valutazione del rischio per la salute umana e l’ambiente prima dell’immissione in commercio di qualsiasi OGM, secondo il principio di precauzione. La proposta di deregolamentazione per le piante NGT-1 eliminerebbe questa valutazione preventiva, basandosi su una loro presunta “equivalenza” con le varietà convenzionali. Questo approccio potrebbe esporre l’ambiente e la biodiversità a rischi non calcolati.

  1. Concentrazione del mercato sementiero e rischi legali per gli agricoltori e i selezionatori

La maggior parte delle piante NGT sarebbe protetta da brevetto, ma rimane aperta la questione della responsabilità in caso di contaminazione accidentale. Il rischio di contaminazione accidentale di colture convenzionali e/o biologiche da parte di piante NGT brevettate è concreto e potrebbe esporre gli agricoltori ad ingiusti rischi legali e costi economici. Gli agricoltori, soprattutto i piccoli produttori, potrebbero trovarsi ingiustamente accusati di violazione di brevetto, con l’onere di dimostrare di non aver utilizzato l’invenzione brevettata; un’impresa ardua in assenza di metodi di rilevamento certi. L’accordo provvisorio prevede misure come un database pubblico dei brevetti, ma queste – oltre a favorire la concentrazione del mercato sementiero nelle mani di poche multinazionali – appaiono insufficienti a tutelare gli agricoltori da contenziosi.

Inoltre la diffusione di brevetti su singoli geni o tratti rischia di limitare l’accesso alla biodiversità da parte di chi si occupa di selezionare le varietà.

  1. Difficile coesistenza

L’accordo indebolisce le norme sulla coesistenza, ovvero le misure per prevenire la contaminazione tra colture OGM/NGT, convenzionali e biologiche. Sebbene gli Stati membri possano adottare “misure di coesistenza”, queste non sono obbligatorie e la loro efficacia sarebbe vanificata dalla carenza di una completa tracciabilità per le piante NGT-1.

Nel bio non sono ammessi ma servono garanzie

Un fronte particolarmente sensibile è quello dell’agricoltura biologica. Il Regolamento (UE) 2018/848 vieta esplicitamente l’uso di OGM nella produzione biologica. In linea con questo principio e con le aspettative dei consumatori e di IFOAM (la Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica), sia la Commissione che il Parlamento Ue hanno manifestato la volontà di mantenere le NGT al di fuori del settore biologico, ma servono garanzie e regole chiare.

Lo stato dell’arte: un accordo politico non ancora legge

È fondamentale sottolineare che l’intesa raggiunta tra Consiglio Ue e Parlamento europeo è, ad oggi, un accordo politico provvisorio.

Per diventare legge, dovrà ancora superare pochi passaggi di approvazione e dopo la pubblicazione ed un successivo periodo di transizione, le nuove procedure per NGT-1 e NGT-2 diventeranno operative.

Le nostre richieste

Il settore del biologico non è contro l’innovazione e la ricerca. Siamo per un’agricoltura trasparente, sostenibile e rispettosa della libertà di scelta. Per questo chiediamo di:

  1. mantenere tutte le NGT/TEA sotto la regolamentazione OGM, garantendo valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura obbligatoria, in linea con il principio di precauzione.
  2. prevedere regole chiare al fine di scongiurare contaminazioni accidentali e continuare a garantire agli agricoltori la libertà di scelta su cosa coltivare
  3. approfondire la ricerca indipendente sugli impatti a lungo termine dei nuovi “OGM” sull’ambiente, la biodiversità e il sistema socio-economico;
  4. sostenere le alternative agroecologiche già esistenti, come l’agricoltura biologica, il biobreeding e il miglioramento genetico partecipativo, che promuovono la sostenibilità senza ricorrere all’editing genomico e senza essere vincolate dai brevetti.

Il bio non promuove i brevetti sulle varietà e sul “vivente”. La tutela del nostro cibo, dell’ambiente e del diritto di scegliere cosa coltivare e mangiare deve rimanere una priorità assoluta.

Materiale informativo IFOAM Organics Europe per approfondimento: