A BolognaFiere, le tre associazioni rilanciano la loro alleanza e aggiornano la piattaforma dei “sei Sì” per un’agricoltura agroecologica, giusta e libera dalla dipendenza dalla chimica di sintesi. Al centro biodiversità, diritti, educazione alimentare e riduzione degli sprechi. Critica netta al nono pacchetto Omnibus dell’Ue: la semplificazione normativa non può tradursi in un indebolimento del principio di precauzione e in un’estensione dell’utilizzo dei pesticidi.

Bologna, 24 febbraio 2026 – Nell’ambito di SANA Food e della Slow Wine Fair – rassegne di riferimento per il biologico e la cultura del cibo e del vino buono, pulito e giusto – FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno rilanciato la loro alleanza strategica.  con un messaggio politico chiaro: l’agroecologia come asse portante della transizione agricola italiana ed europea.

In un passaggio storico segnato da crisi climatica, perdita di biodiversità, impoverimento dei suoli e tensioni sociali, le tre organizzazioni hanno presentato la loro piattaforma comune, attraverso sei punti programmatici che delineano una rotta alternativa all’agricoltura intensiva. Una road map che oggi assume un significato ancora più urgente, anche alla luce delle recenti scelte europee contenute nel nono pacchetto Omnibus.

1. Sì all’agroecologia, no all’agricoltura intensiva

La transizione agroecologica non è più un orizzonte teorico ma una necessità concreta. L’agricoltura intensiva ha prodotto erosione dei suoli, inquinamento delle acque, riduzione drastica della biodiversità e dipendenza strutturale dalla chimica di sintesi. Secondo il Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente, il 75% della frutta e il 40% della verdura risulta contaminato da residui di fitofarmaci. L’agroecologia – di cui il biologico rappresenta l’espressione più avanzata – integra conoscenze scientifiche e pratiche tradizionali, riduce input esterni, rafforza la resilienza climatica e restituisce fertilità al suolo. Servono politiche pubbliche coerenti, incentivi mirati e una revisione dei sussidi, che continuano purtroppo a premiare modelli ad alto impatto ambientale.

2. Sì all’agricoltura biologica e al biocontrollo, no alla chimica di sintesi e agli OGM vecchi e nuovi

L’agricoltura biologica, che oggi in Italia ha superato il 20% della SAU (superficie agricola utilizzata), è una leva concreta per ridurre pesticidi e fertilizzanti chimici, garantire servizi ecosistemici e offrire redditività agli agricoltori, attraverso filiere trasparenti e giusto prezzo. Occorre accelerare l’accesso al mercato dei prodotti di biocontrollo, con un quadro normativo adeguato alla loro natura, ma senza trasformare la semplificazione in deregolamentazione. La tracciabilità e la tutela del consumatore devono restare centrali, così come la difesa della biodiversità agricola contro derive che riportano al centro OGM e soluzioni tecnologiche che non affrontano le cause strutturali della crisi. Per questo chiediamo che tutte le NGT (nuove tecniche genomiche) restino sotto la normativa OGM, nel rispetto del principio di precauzione, garantendo la separazione delle filiere per gli agricoltori bio e quelli OGM free che vogliono coltivare secondo un approccio agroecologico.

3. Sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, no alla zootecnia industriale

La zootecnia intensiva industriale è tra i principali fattori di pressione su clima, qualità dell’aria e risorse idriche. Il rilancio passa attraverso modelli estensivi e biologici, riduzione della densità dei capi e della dipendenza dai mangimi, integrazione tra allevamento e territorio, valorizzazione delle razze locali. Ridurre l’eccesso di produzione e consumo di carne, sostenere le aziende virtuose e orientare le risorse pubbliche verso sistemi a basso impatto è una scelta ambientale ma anche economica e sanitaria.

4. Sì all’educazione alimentare strutturale, no ai cibi ultra-processati

La trasformazione del sistema agroalimentare passa anche dalla cultura. Introdurre stabilmente l’educazione alimentare in tutte le scuole significa formare cittadini consapevoli, capaci di leggere le etichette, comprendere l’origine del cibo e riconoscere il valore della biodiversità e della stagionalità. Contrastare l’eccesso di cibi ultra-processati e promuovere diete sane e sostenibili è una strategia di prevenzione sanitaria e di riduzione dell’impatto ambientale.

5. Sì alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare, no al modello lineare

Ogni anno tonnellate di cibo vengono perse lungo la filiera, mentre cresce l’insicurezza alimentare. È necessario intervenire su produzione, distribuzione e consumo con strumenti fiscali, incentivi al recupero delle eccedenze e modelli circolari capaci di trasformare gli scarti in risorsa. La lotta allo spreco è parte integrante della giustizia ambientale e sociale.

6. Sì ai diritti, no a caporalato e agromafie

Non esiste sostenibilità ambientale senza giustizia sociale. Il contrasto al caporalato, alle agromafie e allo sfruttamento lavorativo deve essere rafforzato con controlli efficaci, filiere etiche e strumenti di tutela per chi lavora la terra. Garantire dignità, sicurezza e giusto reddito è condizione imprescindibile per un sistema agricolo equo.

Il nodo Omnibus: semplificazione o arretramento?

Il rafforzamento dell’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia arriva mentre nel Paese e in Europa si dibatte sul nono pacchetto Omnibus, che prevede – tra le altre misure – l’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni di diversi prodotti fitosanitari e l’allungamento dei periodi di tolleranza fino a tre anni per pesticidi vietati.

Secondo le tre organizzazioni, la necessità di rendere più rapide e adeguate le procedure per i prodotti di biocontrollo non può tradursi in una scorciatoia indiscriminata che finisca per favorire proprio la chimica di sintesi. L’estensione indefinita delle autorizzazioni per pesticidi di sintesi e il ridimensionamento del peso delle evidenze scientifiche più aggiornate rischiano di compromettere la tutela di salute, biodiversità e qualità delle produzioni agroalimentari europee. La competitività dell’agricoltura non si costruisce su deroghe permanenti, ma su innovazione ecologica, ricerca indipendente, riduzione reale della chimica di sintesi e coerenza con gli obiettivi del Green Deal e delle Strategie europee. In gioco non c’è soltanto un assetto normativo, ma il modello di sviluppo agricolo che l’Europa intende perseguire nei prossimi decenni.

L’appuntamento di Bologna segna dunque un passaggio politico preciso: l’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia intende rappresentare un presidio culturale e tecnico per orientare le scelte pubbliche verso un sistema agroalimentare rigenerativo, capace di affrontare insieme crisi climatica, giustizia sociale e diritto a un cibo sano. Non una sommatoria di istanze, ma una piattaforma comune che punta a incidere concretamente sulle politiche nazionali ed europee.

“Ancora oggi siamo qui per ribadire la centralità della questione ambientale e sociale nel percorso verso la transizione ecologica. In questi mesi si sta discutendo la nuova Pac ed è importante il punto di vista con il quale si approccia la politica europea che delinea il nostro cibo, e con esso i territori, l’ambiente, le condizioni sociali e di salute di tutti noi cittadini. Perché siamo convinti che parlare di competitività e sostenibilità economica senza parlare di tutela della biodiversità e di fertilità dei suoli, senza una riflessione sulla gestione delle aree interne, soprattutto in Italia, rappresenti una visione miope che mette al centro una competitività non in grado di garantire un futuro di pace e prosperità, e il cibo buono pulito e giusto che lo nutre, a tutte e tutti” – ha dichiarato Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia.

Questa alleanza punta ad accelerare la transizione agroecologica, sostenendo gli agricoltori con proposte concrete per consolidare la trasformazione ecologica dell’agroalimentare – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente  FederBio. – Il futuro del Pianeta richiede un’azione immediata e coordinata. L’agricoltura biologica offre una risposta concreta a crisi climatica, perdita di biodiversità e sicurezza alimentare, è un modello resiliente e sostenibile che tutela suoli, ecosistemi e reddito agricolo, rafforzando il legame tra produttori, cittadini e comunità locali. Sono ormai evidenti i rischi per la salute, l’ambiente e la qualità del cibo legati ai pesticidi. Per questo abbiamo accolto positivamente la risoluzione del Parlamento Europeo finalizzata a innovare la normativa per i prodotti del biocontrollo utile a offrire alternative alla chimica di sintesi per tutta l’agricoltura. Siamo estremamente preoccupati però fermamente la decisione della Commissione di introdurre contemporaneamente misure che indeboliscono il quadro normativo sui pesticidi di sintesi, segnando così un ulteriore passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal. Le modifiche che prevedono approvazioni illimitate ci preoccupano profondamente: proprio nei rinnovi periodici emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un via libera a prodotti ad alto impatto.

«L’alleanza rilanciata a Bologna tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia non è un atto simbolico, ma una scelta di campo precisa. L’agricoltura italiana ed europea si trova davanti a un bivio: continuare a inseguire un modello intensivo, energivoro e dipendente dalla chimica di sintesi, oppure investire con decisione su un sistema agroecologico capace di rigenerare suoli, tutelare la biodiversità e garantire reddito agli agricoltori. Per noi la direzione è chiara. Come Legambiente riteniamo che la competitività del settore primario non si costruisca sulle deroghe permanenti, ma su ricerca indipendente, sostegno al biologico, filiere trasparenti, riduzione strutturale degli input chimici e coerenza con gli obiettivi climatici europei. Serve una Politica agricola comune che premi chi rigenera il territorio, presidia le aree interne, riduce le emissioni e crea lavoro dignitoso, contrastando caporalato e agromafie. I sei “Sì” che abbiamo aggiornato insieme rappresentano una piattaforma concreta per orientare le scelte pubbliche: sì all’agroecologia, sì al biologico e al biocontrollo, sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, sì all’educazione alimentare strutturale, sì alla riduzione degli sprechi, sì ai diritti lungo tutta la filiera. È da qui che passa la transizione ecologica dell’agroalimentare. Non da scorciatoie normative, ma da un progetto politico capace di tenere insieme ambiente, giustizia sociale e diritto a un cibo sano per tutte e tutti» – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente Legambiente.

 

Contatti stampa 

Slow FoodElisa Virgillito, e.virgillito@slowfood.it

LegambienteMargherita Ambrogetti Damiani, m.ambrogettidamiani@legambiente.it

FederBioLeonardo Pugliese, l.pugliese@federbio.it

 


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