SERRAMAZZONI (MO) – Chi mai pensa che la terra ci dona il cibo grazie proprio al letame? Parola forse non elegante quanto “compost” o “materia organica”, ma che indica con efficacia e precisione ciò che serve al suolo per mantenersi naturalmente fertile, per rigenerarsi, nutrirsi e dunque nutrire noi con buon cibo.

Sull’Appennino modenese, a Serramazzoni, dal 23 al 26 luglio arriveranno da tutta Italia agricoltori biologici e biodinamici che porteranno i loro campioni di letame e una giuria di super esperti sceglierà il migliore. L’appuntamento è con la ventunesima edizione del “Festival del letame. Il cibo della terra e della solidarietà”, il cui obiettivo è far conoscere l’importanza del nutrimento naturale del suolo per un’agricoltura biologica e biodinamica che rispetti l’ambiente e la salute.

L’iniziativa è organizzata da Bio Appennino, in collaborazione con Rete Humus e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, negli ampi spazi di Santa Rita Bio Caseificio Sociale 1964, in via Pompeano 2294.

La valutazione sensoriale del compost avverrà durante un forum aperto composto da ricercatori esperti, agronomi, agricoltori biologici e cittadini interessati, che si terrà venerdì 24 luglio, dalle 10 al pomeriggio. Le analisi chimiche verranno invece effettuate dal laboratorio Fitosoil del gruppo Cotecna e quelle microbiologiche dalle esperte Giorgia Liberati e Anna Strohmenger.

Partecipano al forum: Alessandro Piccolo, già docente all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società Italiana di Scienze Biodinamiche; Giorgia Liberati, esperta di analisi microbiologiche dei suoli e dei compost; Maurizio Agostino di Rete Humus; Massimo Zaccardelli, primo ricercatore CREA e professore all’Università di Salerno; Marco Serventi e Valentina Carlà Campa dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica; Antonella Rambaldi, esperta in compostaggio; Carlo Bazzocchi dell’associazione Terra di Confine; Enrico Gabrielli di Deafal; Lorenzo Negri, ricercatore all’Università di Bologna.

In programma anche, sabato 25 luglio, l’incontro pubblico su “Humus della terra, salute e pensiero agroecologico. Perché è importante riconnettersi al suolo e curarne la vitalità”, al quale parteciperanno, oltre a Graziano Poggioli, presidente di Bio Appennino e di Santa Rita Bio 1964, anche Alessandro Piccolo, la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo e membro del comitato scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute, e Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica.

La vacca bianca modenese, dal cui latte si ricava Parmigiano Reggiano biologico (che arriva a stagionature anche di 200 mesi), è presidio Slow Food, e proprio per questo durante il festival ci sarà anche un momento dedicato alla memoria di Carlo Petrini, che inaugurò, insieme a Francesco Guccini, la prima edizione del festival nel 2005.

Inoltre sarà possibile conoscere la filiera della lana naturale con pastori veraci e filatrici, assistere all’apertura delle forme di Parmigiano biologico, incontrare i vignaioli virtuosi vocati alla produzione di vino biologico e biodinamico, acquistare prodotti bio di qualità direttamente dai produttori, partecipare a laboratori tematici con gli alpaca (anche per i bambini) e gustare pranzi e cene a base di prodotti della terra tutti naturali.

«La terra è vita, ma oggi è malata, intossicata dalla chimica» spiega Graziano Poggioli. «Tocca a noi curarla con del buon cibo: il letame, appunto. E noi curiamo la terra per guarire gli uomini con cibo vitale, buono, pulito e giusto. Uno degli obiettivi del festival è proprio quello di far conoscere l’agricoltura biologica e biodinamica e il modo con cui cura la fertilità del suolo, la biodiversità e il benessere degli animali e dell’uomo. Dobbiamo ricreare comunità e pace; no alla guerra, sì a Madre Terra».

«Un pensiero morto ha portato a trattare suoli, piante animali e persino esseri umani come cose morte» aggiunge Carlo Triarico. «Dobbiamo riappropriarci di un pensiero vivente, che comprenda la complessità della vita, la protegga, la rigeneri, la liberi. Facciamo questa rivoluzione a partire dall’humus, la rinascita della terra».

«La transizione agroecologica è un’esigenza ormai indifferibile, basti pensare alla crisi climatico-ambientale che stiamo vivendo» sottolinea Maurizio Agostino. «Per questo epocale obiettivo bisogna partire dalla fertilità naturale dei suoli e dall’esigenza di rigenerarla. La pratica diffusa del compostaggio delle diverse matrici organiche disponibili sui territori è il principale sistema che abbiamo per curare naturalmente i suoli, liberarli dai veleni e renderli equilibrati, sani e produttivi. Il Festival del Letame vuole essere luogo e crocevia di incontro e scambio fra ricercatori, tecnici, produttori agricoli e anche singoli cittadini. Il tema della fertilità organica dei suoli richiede una condivisione orizzontale delle esperienze; non è una questione per soli addetti ai lavori, deve sempre di più diventare coscienza collettiva».

Il programma completo su www.santaritabio.com

Info e contatti: festival.letame@gmail.com

Scheda di approfondimento

L’importanza del letame per un’azienda agroecologica

In agricoltura biologica il suolo viene considerato un vero e proprio organismo vivente, cioè un insieme di strutture, organi e corpuscoli vitali organizzati in un’unica funzionalità macrobiologica. L’organismo suolo include anche le piante coltivate. Un terreno tanto più è vitale, quanto più è fertile, perché la miriade di esseri viventi in esso contenuti produce sempre, con l’opera di decomposizione e trasformazione, nuove sostanze nutritive per le piante.

Per questo è importante nutrire il suolo in modo adeguato e naturale.

Il letame è la sostanza migliore per mantenere e favorire la fertilità dei terreni agricoli e agisce su più aspetti:

  • apporta i principali macroelementi (azoto, fosforo e potassio), i mesoelementi  (calcio, magnesio, zolfo) e i microelementi (ferro, rame, zinco, ecc.)
  • la sua composizione favorisce la formazione di humus che aggrega le particelle del terreno, creando un giusto equilibrio tra macro e microporosità
  • grazie alla ricchezza di microrganismi, rivitalizza il suolo e agisce positivamente sugli apparati radicali delle colture
  • apportano i principali macroelementi (azoto, fosforo e potassio), i mesoelementi  (calcio, magnesio, zolfo) e i microelementi (ferro, rame, zinco, ecc.).

È dunque molto importante valutare il contenuto in sostanza organica del letame. E durante la quattro giorni serramazzonese sui campioni che saranno consegnati verrà effettuata la valutazione chimica, microbiologica e sensoriale, sulla base di test di laboratorio e di prove a carattere visivo, tattile ed olfattivo. I campioni verranno divisi in categorie: compost da letame bovino, da altri allevamenti e da altre matrici organiche.

I test chimici e fisici verranno eseguiti da un laboratorio incaricato, della valutazione sensoriale si occuperà una giuria composta da ricercatori esperti, agronomi, agricoltori biologici e cittadini interessati. Anche il pubblico presente potrà votare.

Una curiosità: un cumulo di letame ben umificato si riconosce perché non puzza, anzi potrebbe presentare un profumo di bosco! Al tatto la sua sostanza all’interno si trasforma in una pasta malleabile.

 

 

Fonte: www.santaritabio.com