Editoriale Di Maria Grazia Mammuccini
È passato ormai oltre un mese dalla firma dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur. Nel frattempo con 334 voti favorevoli e 324 contrari il Parlamento Europeo ha approvato una mozione presentata dal gruppo della Sinistra che rinvia l’accordo commerciale alla Corte di Giustizia Europea per verificarne la compatibilità legale con i trattati, di fatto bloccando la ratifica degli accordi.
Sul Mercosur il confronto è aperto da anni e si accompagna a valutazioni e giudizi contrastanti. Le criticità fondamentali che sono sempre emerse riguardano proprio l’impatto sui sistemi agricoli e alimentari europei.
Dal punto di vista del mondo agricolo la questione è chiara: non si possono fare passi indietro sui diritti, né sul fronte degli agricoltori né su quello dei consumatori.
Le proteste del mondo agricolo hanno un fondamento oggettivo perché si profila una concorrenza sleale. Non si può chiamare diversamente la licenza di vendere nel territorio europeo prodotti agricoli realizzati con regole e disciplinari che offrono garanzie ridotte rispetto a quelle europee sia sotto il profilo ambientale che sanitario. Non è accettabile abbassare la guardia permettendo l’ingresso in Europa di prodotti ottenuti con pratiche come l’uso di ormoni per l’accrescimento negli allevamenti e di pesticidi di chimica di sintesi da lungo tempo vietati in Europa perché pericolosi e per i quali, per coerenza, dovrebbe essere vietata anche la loro produzione e commercializzazione. E non lo è a maggior ragione se pensiamo che questi prodotti, quando entrano come componenti di alimenti trasformati in Europa, non sono più tracciabili in etichetta. Di fatto, il consumatore non ha nemmeno la possibilità di scegliere di non comprarli.
Il biologico da questo punto di vista ha sicuramente maggiori tutele visto che in base al regolamento europeo sul bio i prodotti certificati importati devono rispettare le stesse normative europee dei nostri produttori. Ma questo non toglie la preoccupazione fondamentale che risiede nella concorrenza sleale con la produzione convenzionale del Mercosur che non segue gli stessi standard e che può favorire l’afflusso di prodotti a basso costo con un impatto disastroso rispetto ai metodi di produzione locali e su piccola scala in Europa, minando la resilienza dei modelli di consumo sostenibili.
Il principio della reciprocità deve essere applicato anche nel caso del Mercosur. Questo permetterebbe di ampliare l’area in cui vigono regole rigorose a tutela dell’ambiente, della salute e anche dei lavoratori, perché ad esempio le deroghe all’uso di pesticidi di sintesi chimica pericolosi producono rischi che riguardano prima di tutto le persone che li utilizzano professionalmente
Invece così com’è l’accordo è in conflitto con gli obiettivi del Green Deal puntando sostanzialmente a incentivare modelli agricoli intensivi nei Paesi Mercosur legati alla deforestazione, all’uso intensivo di pesticidi e alle monocolture, esternalizzando i costi ambientali e mettendo a rischio l’agricoltura di piccola scala.
La creazione di un grande mercato da oltre 700 milioni di persone basato su accordi liberamente negoziati è un passo che va nella giusta direzione, che si contrappone all’approccio muscolare di chi usa i dazi come una clava.
Ma gli accordi commerciali devono garantire il principio della reciprocità, con clausole vincolanti e verificabili che garantiscano la parità delle condizioni con gli agricoltori europei. E devono essere coerenti con il Green Deal e la transizione agroecologica per diffondere sempre di più a livello globale le produzioni biologiche e biodinamiche e i sistemi agricoli e alimentari sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.
Fonte: FederBio
Autore: Maria Grazia Mammuccini