È stata l’Azienda Agricola La Parrina, nel Comune di Orbetello, a fare da cornice, nell’ambito di Festambiente, all’incontro “Agroecologia, biologico e sostenibilità delle filiere: l’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia per affrontare la sfida della crisi climatica”, dedicato alle
strategie per accompagnare la transizione ecologica del settore agricolo attraverso i principi dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica.
Al dibattito hanno preso parte Stefano Ciafani, presidente Legambiente, Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia, e Raimondo Boggia, direttore dell’Azienda Agricola La Parrina.
Ondate di calore sempre più intense, lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni estreme, perdita di fertilità dei suoli e diminuzione della biodiversità stanno modificando profondamente il modo di produrre cibo. Di fronte a queste sfide, l’agroecologia rappresenta una delle risposte più concrete, perché applica i principi dell’ecologia ai sistemi agricoli, favorendo produzioni in grado di rigenerare le risorse naturali anziché consumarle.
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come pratiche agronomiche quali le rotazioni colturali, che interrompono il ciclo naturale di parassiti e malattie e migliorano la fertilità del terreno; i sovesci, attraverso l’interramento di colture erbacee per aumentare la sostanza organica e la capacità del suolo di trattenere acqua e carbonio; la consociazione tra colture, la tutela degli impollinatori e delle infrastrutture verdi, la messa al bando dell’uso di fertilizzanti e pesticidi di sintesi, insieme a modelli di agricoltura estensiva rispettosi dei tempi della natura, rappresentino strumenti fondamentali per rendere le aziende agricole più resilienti ai cambiamenti climatici.
L’agroecologia non significa, infatti, soltanto produrre in modo sostenibile, ma costruire filiere capaci di valorizzare la qualità delle produzioni, tutelare il paesaggio, salvaguardare la biodiversità, ridurre le emissioni climalteranti e garantire un giusto reddito agli agricoltori, mettendo in dialogo biologico, innovazione e conoscenze tradizionali.
L’appuntamento è stato anche l’occasione per rinnovare l’alleanza tra FederBio, Legambiente, e Slow Food, una collaborazione fondata sulla convinzione che la transizione ecologica del sistema agroalimentare, necessaria e improrogabile, richieda un impegno condiviso. Un percorso comune volto a promuovere l’agroecologia, sostenere l’agricoltura biologica, rafforzare la sostenibilità delle filiere e accompagnare le aziende agricole verso modelli produttivi più resilienti, capaci di rispondere alle sfide poste dalla crisi climatica.
«La crisi climatica è già oggi una delle principali emergenze con cui deve confrontarsi il settore agricolo. Per questo abbiamo bisogno di accelerare la transizione verso modelli produttivi che sappiano rigenerare i suoli, preservare la biodiversità e utilizzare in modo efficiente le risorse naturali. L’agroecologia e l’agricoltura biologica dimostrano che è possibile coniugare qualità delle produzioni, tutela dell’ambiente e competitività delle imprese agricole. L’alleanza tra Legambiente, FederBio e Slow Food nasce proprio dalla convinzione che solo facendo rete sia possibile accompagnare questa trasformazione e costruire un sistema agroalimentare più giusto, resiliente e capace di affrontare le sfide della crisi climatica. Occorre altresì riallineare le politiche agricole europee agli obiettivi delle strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, oggi ancora largamente disattese, evitando misure che incentivino l’uso dei pesticidi, come previsto dal pacchetto Omnibus. Allo stesso tempo, è necessario che la nuova Politica Agricola Comune (PAC) torni a sostenere realmente i territori rurali, le piccole e medie aziende agricole e la transizione agroecologica, superando un modello che continua a favorire le grandi imprese e i sistemi di agricoltura e allevamento intensivi», ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente Legambiente.
“Lo stato delle cose – ha dichiarato Mariagrazia Mammuccini, presidente di FederBio – mette in evidenza, purtroppo in maniera sempre più drammatica, che il vero problema degli agricoltori non era il Green Deal, ma gli effetti devastanti del cambiamento climatico, che compromettono le produzioni agricole e, nei casi più gravi, possono distruggere interi raccolti. A ciò si aggiunge un modello produttivo intensivo che, oltre ad aggravare gli impatti sul clima e sull’ambiente, contribuisce ad accentuare la crisi economica delle aziende agricole, colpendo in particolare le piccole e medie imprese del settore. Quasi tutti i settori agricoli, dall’olio ai cereali, dal vino all’ortofrutta, stanno attraversando una fase di forte difficoltà. I dati parlano chiaro: a fronte di un calo della produzione, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono diminuiti anche a doppia cifra, mentre quelli pagati dai cittadini sullo scaffale continuano ad aumentare. È ormai evidente che il modello agricolo intensivo non è più sostenibile, né dal punto di vista ambientale né sotto il profilo economico e sociale. Per questo è urgente rilanciare con decisione gli obiettivi del Green Deal europeo, che per i sistemi agricoli e alimentari significano puntare sull’agricoltura biologica e biodinamica, fondate sui principi dell’agroecologia. È questa la visione che ispira la nostra alleanza. Da qui a fine anno si definiranno le scelte che orienteranno il futuro della Politica Agricola Comune. Dopo aver investito per raggiungere l’obiettivo del 25% di superficie coltivata a biologico, adesso si rischia di rimettere in discussione anche tale scelta. Agroecologia, biologico e biodinamico sono strumenti fondamentali per le politiche pubbliche, indispensabili per guidare la trasformazione versi sistemi agricoli e alimentari sostenibili e resilienti. È proprio per sostenere questi obiettivi che vogliamo dare ancora più forza alla nostra alleanza.”
«L’agroecologia, ma anche il regime biologico e la biodinamica, non è un insieme di pratiche agronomiche: si tratta di un vero e proprio approccio politico alternativo – ha sottolineato Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia. Casa nostra sta bruciando, sappiamo quali sono i motivi, ma stiamo cercando risposte all’interno dello stesso modello che ci ha portato al collasso. È urgente un cambio di paradigma che dal sistema alimentare si estenda ad ogni attività umana: serve preservare la vita, quindi la biodiversità, quindi la fertilità del suolo, prima del profitto. Serve un governo etico del sistema alimentare che garantisca cibo buono pulito e giusto a tutti. Serve uscire dalla dipendenza dal fossile e ripensare le nostre società energivore in chiave sostenibile. Serve, per iniziare, riallineare le politiche ai principi stabiliti dal Green Deal che è rimasto un documento pieno di buone intenzioni ma ampiamente disatteso. Noi crediamo che da una urgente conversione “agroecologica” passi una reale prospettiva per il futuro che inderogabilmente intreccia le dimensioni ambientali, sociali ed economiche: la nostra Alleanza rappresenta questo».
Da Festambiente è emerso con chiarezza un messaggio: la transizione ecologica del sistema agroalimentare non è più rinviabile. La collaborazione tra associazioni ambientaliste, organizzazioni del biologico, imprese agricole e mondo della ricerca rappresenta una leva strategica per diffondere l’agroecologia, rafforzare la sostenibilità delle produzioni e accompagnare il settore verso un modello capace di adattarsi ai cambiamenti climatici, rigenerare le risorse naturali e creare valore per i territori.
Margherita Ambrogetti Damiani
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