Il mondo agricolo è chiamato ad affrontare sfide senza precedenti. I cambiamenti climatici, sempre più estremi e imprevedibili, si intrecciano con la diffusione di nuovi parassiti e patogeni che minacciano la produttività dei campi. A complicare il quadro, l’insorgenza di resistenze che riducono l’efficacia dei mezzi tecnici convenzionali, rendendo più difficile la difesa delle colture.

È DUNQUE URGENTE RIPENSARE le strategie agricole puntando in maniera decisa sulla sostenibilità. E’ infatti ormai evidente che il modello di agricoltura intensiva basata sull’uso massiccio della chimica di sintesi mostra tutti i suoi limiti, sul piano ambientale e su quello economico e sociale. Senza un deciso cambio di rotta, rischiamo di compromettere i progressi conquistati negli ultimi anni e di mettere in pericolo il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente. I dati sui residui negli alimenti confermano la persistenza del problema del multiresiduo, con conseguenze gravi non solo per gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche per la nostra salute. Secondo i dati Ispra (purtroppo fermi alle rilevazioni del 2021) i residui dei pesticidi nelle acque continuano ad aumentare. L’esempio dell’atrazina è emblematico. Nonostante sia stata messa al bando in Italia nel 1992, continua a essere rilevata dall’Ispra e in trent’anni questa sostanza è arrivata dal livello superficiale del suolo fino alle falde profonde, contaminando le riserve idriche sotterranee.

IL BIOLOGICO RAPPRESENTA lo strumento più efficace per ridurre l’uso dei pesticidi e diffondere innovazione anche al resto dell’agricoltura, con ricadute positive per tutti i cittadini. Un recentissimo studio realizzato da Deloitte insieme a Transitiecoalitie Voedsel e Robin Food Coalition mette in luce i costi nascosti del sistema agricolo olandese. L’analisi mostra come il modello agroalimentare industriale generi un valore economico di 13,3 miliardi di euro, provocando però danni sociali per 18,6 miliardi. Le principali voci di questo deficit sono le emissioni di gas serra che incidono per 7,9 miliardi di euro, inquinamento da azoto per 7,2 miliardi, perdita di biodiversità per 2,58 miliardi. Il sistema lascia un deficit annuale di 5,3 miliardi di euro.

QUESTI COSTI NON COMPAIONO sui prezzi al dettaglio, ma ricadono sulla collettività attraverso la fiscalità generale e l’impoverimento del patrimonio ambientale. La ricerca dimostra che il biologico, combinato con le innovazioni già disponibili e una migliore efficienza delle risorse, porterebbe il bilancio in positivo di 2,7 miliardi di euro. Quindi, secondo le stime di Deloitte, l’adozione di pratiche agroecologiche garantirebbe ai soli Paesi Bassi un beneficio economico annuo dell’ordine di 8 miliardi di euro.

LA CRESCENTE ATTENZIONE verso l’agroecologia è confermata anche dagli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Agrofarma. Tra il triennio 2021-2023 e quello 2012-2014 le vendite di fitosanitari di sintesi sono diminuite del 18%, mentre i principi attivi di origine naturale hanno segnato un incremento del 133%. Un trend che dimostra come le innovazioni agroecologiche stiano ormai trovando sempre più spazio anche nell’agricoltura convenzionale, grazie alla loro efficacia e alla minore esposizione al problema delle resistenze.

C’È PERÒ UN PARADOSSO: mentre le imprese investono ormai nella transizione agroecologica, la politica, invece di sostenerla, sta facendo passi indietro. Una scelta che rischia di trasformarsi in una strada disastrosa per il futuro dell’intero settore agroalimentare.

DA QUESTO PUNTO DI VISTA il nono pacchetto «Omnibus», presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre, rappresenta un arretramento inammissibile e preoccupante per la tutela della salute e dell’ambiente. L’esigenza di migliorare il quadro normativo per i prodotti di biocontrollo non può essere utilizzata per introdurre contemporaneamente misure che indebolirebbero il quadro normativo per i pesticidi di sintesi chimica. I prodotti di biocontrollo hanno una natura profondamente diversa e necessitano di procedure dedicate, ma siamo estremamente preoccupati per le modifiche che consentirebbero periodi di approvazione illimitati per i pesticidi sintetici. È noto che queste sostanze causano gravi danni alla salute umana e all’ambiente, ed è proprio durante i rinnovi periodici che emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un lasciapassare per sostanze con un elevato impatto ambientale e sanitario.

PER RIDURRE L’USO DELLA CHIMICA di sintesi occorre puntare sempre di più su principi attivi di origine naturale e investire in ricerca e innovazione per l’agroecologia. Fino ad oggi la ricerca agricola ha di fatto guardato solo al modello di agricoltura industriale e invece è indispensabile investire per un’innovazione diversificata. Anche rispetto alle Ngt, che hanno un approccio coerente con l’agricoltura intensiva, la ricerca non può concentrarsi su un’unica direzione: sarebbe una visione anacronistica. È indispensabile investire nell’agroecologia, nel biocontrollo e nei semi dedicati al biologico. Serve un’innovazione capace di valorizzare tutte le tipologie di agricoltura, sostenuta da regole e norme trasparenti che garantiscano il principio di precauzione, la tracciabilità e la separazione delle filiere. Solo così agricoltori e cittadini potranno essere sicuri di scegliere il modello produttivo che preferiscono.

OGGI L’AGRICOLTURA si confronta con una complessità crescente e pensare che la soluzione possa arrivare dalla modifica di una singola caratteristica di una pianta è un’illusione. La soluzione è l’equilibrio dell’agroecosistema, che tutela la fertilità del suolo, la biodiversità e anche la tenuta socio-economica dei territori. È questa l’innovazione che serve per la transizione agroecologica, ed è su questo che dovremmo investire per affrontare le sfide del futuro, garantendo sostenibilità e resilienza per l’ambiente e per le comunità. […]

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FONTE


TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 08 gennaio 2026