È ormai noto che la gestione del paesaggio agricolo influenza la salute del suolo e dell’ecosistema. Di particolare interesse, in quanto caratteristica agricola comune in gran parte del Mediterraneo, è il modo in cui vengono gestiti gli oliveti, che può persino avere un impatto sulla desertificazione. Uno studio  condotto nell’Italia meridionale ha esaminato gli effetti degli oliveti biologici e convenzionali sulla salute del suolo e sulle comunità vegetali del sottobosco, rilevando che la gestione biologica era associata a un miglioramento del carbonio nel suolo, a una riduzione dello stress delle piante e a modelli di vegetazione tipicamente associati a un minor rischio di desertificazione.

I ricercatori hanno confrontato appezzamenti di oliveti biologici, che avevano mantenuto la copertura vegetale per le dieci stagioni precedenti, con appezzamenti di oliveti gestiti in modo convenzionale, basati sull’uso di prodotti chimici e sull’aratura. Hanno misurato diverse caratteristiche del suolo, la composizione delle specie vegetali e i tratti funzionali delle piante, tra cui l’altezza, la qualità delle foglie e la variabilità intraspecifica dei tratti, che riflette la risposta delle piante agli stress ambientali.

Innanzitutto, sono emerse chiare differenze nella struttura della comunità vegetale. Le parcelle biologiche presentavano una copertura vegetale significativamente maggiore, con una media di circa il 78% rispetto al 43% circa delle parcelle convenzionali. Questa maggiore copertura nelle parcelle biologiche suggerisce una comunità vegetale del sottobosco più stabile, che svolge un ruolo importante nella protezione del suolo. L’analisi della variabilità dei tratti ha inoltre rivelato come le piante hanno risposto alle pratiche di gestione. Le specie nelle parcelle biologiche erano generalmente più alte e presentavano una maggiore superficie fogliare specifica, comunemente associata a migliori condizioni di crescita. Al contrario, le piante nei sistemi convenzionali mostravano tratti più coerenti con la siccità e lo stress. Le misurazioni del suolo hanno confermato questo dato, con le parcelle biologiche che mostravano livelli più elevati di carbonio organico e azoto totale nel suolo rispetto alle parcelle convenzionali, spesso collegati a una migliore ritenzione idrica e disponibilità di nutrienti.

Sebbene ulteriori ricerche possano chiarire il reale impatto della salute del suolo sulla qualità delle colture olivicole, questi risultati rafforzano la crescente letteratura sui benefici delle pratiche biologiche e dimostrano che la gestione biologica dell’olivo, in particolare se abbinata a una minima lavorazione del suolo, può mitigare il rischio di desertificazione preservando al contempo la salute dell’ecosistema. Favorendo l’accumulo di carbonio, migliorando la ritenzione idrica e riducendo le risposte complessive allo stress delle piante, i sistemi biologici possono offrire un approccio più sostenibile alla produzione di olive nelle regioni aride.

 

Fonte: The Organic Center