Bio: non è più un prodotto di nicchia, i commenti di FederBio e Slow food
Il biologico italiano non si ferma. Anzi, accelera. E lo fa con numeri che certificano un settore in piena salute, capace di coniugare qualità, sostenibilità e opportunità di business. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio SANA 2026, curato da Nomisma, che verranno presentati in anteprima il 23 febbraio durante Rivoluzione Bio – Gli Stati Generali del Biologico, l’evento clou di SANA Food 2026, in programma a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio.
LE VENDITE ALIMENTARI BIO per consumi domestici hanno raggiunto nel 2025 quota 5,5 miliardi di euro, segnando un incremento del +6,2% rispetto all’anno precedente. Una crescita che conferma come il biologico non sia più una nicchia, ma una scelta sempre più diffusa tra i consumatori italiani.
LA DISTRIBUZIONE MODERNA SI CONFERMA il canale principale con 3,5 miliardi di euro di vendite (+6,1%), rappresentando il 64% del totale. Ma è l’intero comparto a mostrare vitalità: nei discount il bio è cresciuto del 6,8%, nell’e-commerce del 5,9%, mentre negli iper e supermercati del 4,3%.
PARTICOLARMENTE INTERESSANTE è il dato sul fuori casa: il canale away from home vale infatti 1,3 miliardi di euro e rappresenta il 20% dei consumi bio sul mercato interno. Un segmento in crescita che non ha solo rilevanza numerica, ma anche strategica per la capacità di attrarre nuovi consumatori e favorire la sperimentazione.
SUL FRONTE EXPORT, L’ITALIA CONSOLIDA la sua leadership europea con 3,9 miliardi di euro di vendite oltre confine (+7% rispetto al 2024). Un dato ancora più significativo se si considera la crescita del +174% rispetto al 2014, che testimonia come il «bio made in Italy» sia diventato un vero e proprio driver dell’internazionalizzazione del settore agroalimentare.
I NUMERI DELLA PRODUZIONE sono altrettanto eloquenti. L’Italia, con oltre 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico, pari al 20,2% della superficie agricola nazionale, è ormai vicinissima al target del 25% fissato dalle strategie europee Farm to Fork per il 2030, che il nostro Paese ha deciso di anticipare al 2027.
UNA RETE DI 97.160 OPERATORI BIOLOGICI, di cui l’89% costituito da aziende agricole, fa dell’Italia il leader europeo del settore. Non solo per dimensioni, ma anche per qualità e diversificazione territoriale.
«IL NOSTRO PAESE HA UN RUOLO GUIDA nella transizione agroecologica e il marchio del bio italiano può consolidare ulteriormente questo primato», dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio. «Ora dobbiamo accelerare, servono investimenti in innovazione, ricerca e formazione per rafforzare la distintività del biologico e trasferire soluzioni sostenibili all’intera agricoltura. Non basta agire solo sulla produzione, si deve lavorare contemporaneamente per stimolare consumi etici e responsabili. Occorrono iniziative lungo l’intera filiera per rendere i prodotti biologici sempre più accessibili anche nella ristorazione collettiva pubblica e privata e nel fuori casa».
LA NOVITÀ PIÙ SIGNIFICATIVA dell’edizione 2026, dove sono attesi oltre 300 buyer internazionali da più di 30 Paesi, specializzati nel canale Horeca (hotel, ristoranti e bar) è l’ingresso di Slow Food tra i partner dell’evento. L’area espositiva ospiterà quindi i produttori delle reti Slow Food e un ricco programma di tavole rotonde, sessioni formative e degustazioni affronterà i temi più attuali del dibattito agroalimentare. In contemporanea ci sarà inoltre la Slow Wine Fair: con un unico biglietto d’ingresso, i professionisti potranno accedere a entrambe le manifestazioni, seguendo un percorso integrato nel food&beverage di alta qualità.
«LA CONTEMPORANEITÀ DI «SLOW WINE FAIR» e Sana Food, non è un caso – evidenzia Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia – ma una naturale tappa della solida collaborazione tra Slow Food Italia e FederBio, impegnate a promuovere la transizione agroecologica e un modello agricolo biologico, sostenibile e privo di chimica di sintesi. Un’unione che nasce per dare risposte concrete alle sfide che il settore alimentare e vitivinicolo affronta ogni giorno: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, dall’ampliamento dei mercati all’educazione alimentare. Un percorso comune che ribadisce la necessità di un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutte e tutti, e di costruire relazioni commerciali fondate su criteri etici, ambientali e culturali».
LA FIERA PREVEDE TRE GIORNI INTENSI di incontri, masterclass, degustazioni e confronti. Nell’area OoH Lab!, l’Associazione Italiana Cuochi e World IAC proporranno nove masterclass dedicate alla valorizzazione della cucina italiana, da poco riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale Unesco; la Lab Academy ospiterà invece workshop su export e internazionalizzazione, seminari formativi e convegni sui temi strategici della sostenibilità e dell’innovazione. Particolare attenzione verrà dedicata anche alla cucina gluten free e alle certificazioni Dop, Igp e Stg.
SANA FOOD INOLTRE NON SI LIMITA a promuovere la sostenibilità nei contenuti, ma la pratica concretamente nell’organizzazione dell’evento. Zero plastica nei servizi di ristorazione, zero moquette nelle aree comuni, spazi espositivi modulari e riutilizzabili, gestione dei rifiuti con il 99,5% di materiali recuperati e reinseriti nel ciclo produttivo. E per chi arriva in treno, c’è una convenzione con Trenitalia che offre sconti fino al 75% sul biglietto.
L’APPUNTAMENTO DI FEBBRAIO a Bologna si configura così come momento imprescindibile per comprendere le dinamiche di un settore che, con i suoi 11 miliardi di euro di valore complessivo tra mercato interno ed export, rappresenta una leva strategica per l’economia del Paese e per la transizione verso modelli più sostenibili ed etici
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