Paolo Carnemolla (FederBio) ha fatto partire le segnalazioni

Pavia – «Mi auguro che la scossa data dalla procura di Pavia serva ad aprire un confronto per rivedere un sistema di certificazione del biologico che, evidentemente, non ha funzionato». Paolo Carnemolla, coordinatore dell’Unità di crisi di FederBio(l’associazione da cui sono partite le segnalazioni che hanno avviato l’inchiesta sul falso riso bio in Lomellina), ha un’esperienza trentennale nell’ambito della certificazione.

Come mai proprio la Lomellina è finita al centro della vostra attenzione? «In realtà noi effettuiamo periodicamente queste campagne di controlli non solo sul riso, ma anche su altri prodotti, come il pomodoro biologico. Ma è dal 2017 che segnaliamo in tutte le sedi possibili e immaginabili questo problema, anche perché non è circoscritto solo a Pavia». Qual è questo problema?

«È evidente che c’è un sistema dei controlli che non ha funzionato. A differenza del pomodoro, tra l’altro, si tratta di un doppio livello e quindi di un doppio fallimento. Quello che abbiamo fatto è molto semplice, abbiamo preso i ti, pubblicati sui portali pubblici pur in maniera discontinua e non completa, delle superfici complessive, incrociandoli per quello che hanno dichiarano gli agricoltori per la polizza assicurativa. Basta dividere le tonnellate di risone per gli ettari e sono uscite rese mediamente doppie rispetto a quanto agronomicamente si poteva produrre. Non siamo stati dei fenomeni, abbiamo solo avuto la costanza e il coraggio di andare fino in fondo, dove qualcun’altro non è arrivato». Su quali canali di vendita era destinato il falso riso bio? «Considerando le quantità, probabilmente alla grande distribuzione e anche all’estero, visto che l’unica catena di negozi certificati bio non si serve di quella mediazione. Va anche detto che, subito dopo il primo intervento della procura, era stato bloccato il raccolto del 2023 ed era stato rintracciato il più possibile il raccolto del 2024, quindi in questo momento non c’è un chicco di quel riso in giro per gli scaffali di nessun tipo di ne».

Che ripercussioni si aspetta sul settore dopo questa inchiesta?

«Mi auguro che riprenda il confronto su come deve funzionare correttamente il sistema di certificazione, anche perché in alcuni casi siamo andati indietro, con l’abbandono le linee guida che avevamo predisposto. Bisogna dare atto alla procura di avere avuto un grande coraggio e di averci creduto. Questa operazione ci ha consentito di pulire in maniera importante il comparto biologico del riso, anche se questo vuol dire meno superficie e meno prodotto. Dall’altra parte, gli agricoltori che fanno veramente biologico magari riusciranno ad ottenere qualcosa in più, perchè i soggetti indagati abbassavano il prezzo, tanto guadagnavano più del convenzionale, mentre gli altri non ci stavano dentro con i costi».

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FONTE


TESTATA: La Provincia Pavese
AUTORE: Oliviero Maggi
Data:  19 settembre 2026