Il progetto

Oltre.bio è la nuova sfida nel biologico.

È un progetto ambizioso che punta a adottare strumenti innovativi all’interno di un settore che ha sempre puntato sulla salvaguardia dell’ambiente e della salute. Consapevoli dell’apporto positivo che le nuove tecnologie possono dare all’agricoltura biologica, Oltre.bio vuole essere il punto di incontro tra il mondo agricolo, le amministrazioni e la ricerca. Partendo dall’analisi di due colture (uva da tavola e ciliegia) fortemente presenti nella regione Puglia il progetto punterà a migliorarne la gestione biologica attraverso un approccio ecosistemico che preveda una gestione integrale del suolo, della risorsa idrica e delle risorse viventi. Proprio perché l’uva da tavola e la ciliegia risentono in misura rilevante delle tecniche agronomiche e di quelle post-raccolta diventa fondamentale proseguire una strada ben chiara. Bisogna adeguare lo sviluppo dell’area fogliare, ad esempio, per supportare la crescita e la maturazione senza squilibri vegetativi. Il suolo va mantenuto e migliorato secondo le funzioni di fitostimolazione radicale in modo da garantire un adeguato utilizzo di nutrienti da parte delle colture. La gestione della risorsa idrica deve essere controllata attraverso un approccio basato sulla Water Use Efficiency e, sul monitoraggio attraverso centraline meteo, sensori innovativi, indicatori fisiologici “plantbased”.

Infine le operazioni di post-raccolta: utilizzare trattamenti specifici con sostanze e/o metodiche riconosciute come GRAS (Generally Recognised As Safe) aumenterà la shelf-life di uva e ciliegie bio e aiuteranno a raggiungere mercati sempre più lontani. In questo progetto saranno protagoniste le aziende agricole alle quali verrà trasferita una visione olistica del sistema pianta-suolo-ambiente. L’obiettivo è prevenire le possibili avversità biotiche e abiotiche, migliorare la qualità del prodotto fresco e aumentare la conservabilità del prodotto finito.

Oltre.bio è un progetto che vuole rinnovare l’agricoltura. E rinnovare significa avere un suolo più fertile (grazie all’inerbimento interfilare, al sovescio e all’apporto del compost aziendale), gestire al meglio le avversità – con il supporto di insetti capaci anche di contrastare i nuovi e/o emergenti parassiti e, in contemporanea, all’utilizzo di sensoristica avanzata nell’analisi precoce delle avversità – razionalizzare e gestire al meglio l’apporto irriguo, la post-raccolta e il packaging.

Tutti coloro che accoglieranno queste nuove metodologie potranno andare oltre e vincere le sfide che il bio mette in campo.

 

 I partner

Partecipano attivamente al progetto:

  • TENUTE D’ONGHIA S.A.S.
  • FEDERBIO FEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI BIOLOGICI E BIODINAMICI
  • ROMANAZZI VITANTONIO
  • OP ORTOFRUTTICOLA JONICA SOC. CONS. A R.L.
  • AGRIMECA GRAPE and FRUIT CONSULTING SRL
  • UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA BASILICATA
  • GRUPPO TARULLI SOC. CONS. A R.L.
  • UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO
  • CIHEAM ‐ BARI
  • AGROLAB S.c.a.r.l.
  • CREA–Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente ‐ Centro Viticoltura ed Enologia.

 

Risultati del progetto: Bollettini fitosanitari e agronomici

 

Letture e approfondimenti

Testata: Agrifoglio. Notiziario dell’ALSIA di agricoltura sostenibile – n.105 – Settembre-Ottobre 2021

Autori: Mariangela Diacono*; Alessandro Persiani*; Angelo Fiore*; Luigi Tarricone **; Francesco Montemurro*
*CREA – Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente (CREA-AA), sede di Bari.
**CREA – Centro di ricerca per la viticoltura ed enologia (CREA-VIT). Sede di Turi (BA).

Il biologico

In Italia la spesa alimentare presenta un incremento del 142% in alimenti bio rispetto a 10 anni fa. È un dato sorprendente, confermato dagli oltre 70 mila agricoltori che hanno fatto del rispetto della natura e dell’ambiente una vera e propria vocazione.

Non solo. Sono sempre più gli italiani attenti alle tematiche legate all’ambiente e all’inquinamento agricolo che effettuano acquisti alimentari consapevoli.È un dato di fatto: una delle strade vincenti per attuare la transizione ecologia del nostro continente risiede nel biologico. Ed è la stessa Commissione europea a dirlo. Con strategie, come “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, i pilastri del Green Deal, l’Europa chiede ai propri Paesi di arrivare al 25% del suolo coltivato a bio e diminuire del 50% l’utilizzo di pesticidi e antibiotici entro il 2030. In quest’ottica l’Italia vanta di una buona posizione. Quasi il 16% delle terre coltivate hanno le caratteristiche richieste. Ad oggi, inoltre, la Puglia è una delle regioni più attive se si considerano le superfici e le produzioni coltivate con metodi sostenibili per l’economia e l’ambiente. L’ultimo rapporto 2019 del Sistema di Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica per il Mipaaf evidenzia come, grazie agli aiuti concessi con il PSR, questa regione è arrivata ad avere 9.380 operatori e 266.274 ettari in biologico. Si tratta del 20% della superficie agricola regionale.

Bari e Taranto, poi, presentano circa 6 mila ettari di terreno coltivati a bio in totale per le sole colture di uva e ciliegia (fonte Biobank Open Project – Regione Puglia, 2017). Il segnale che la Puglia vuole dare è evidente e in coerenza con lo sviluppo dell’agricoltura biologica: creare sempre più sinergia tra mondo agricolo e istituzioni per preservare l’attività produttiva del made in Puglia nel lungo termine e sempre più sano e rispettoso dell’ambiente.