Il Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura decide di far sparire l’obbligo di finanziare il biologico. Maria Grazia Mammuccini a Huffpost: “Così l’Europa si disfa e la crisi climatica si aggrava”

“Così, invece di rafforzarsi, l’Unione Europea si disfa, dando campo libero ai nazionalismi che ostacolano il rilancio economico e ambientale. Eliminare l’obbligo da parte degli Stati membri di dedicare all’agricoltura biologica una quota della Pac, che non a caso si chiama Politica agricola comune, significa minare il concetto stesso di Unione Europea, creare un quadro disomogeneo, debolissimo di fronte alle sfide che lo attendono”. Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, commenta la decisione presa martedì dal Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura: far sparire l’obbligo di finanziare il biologico.

Una decisione a sorpresa. L’estate drammatica che si è appena conclusa sembrava sollecitare una decisione opposta, un rafforzamento delle forme agricole che meglio si adattano al clima che cambia. Cosa è successo?

Evidentemente in questo passaggio politico le lobby della vecchia economia hanno avuto la meglio”, risponde Mammuccini. “Ma non c’è dubbio che la risposta all’accelerazione della crisi climatica sia l’agroecologia. I terreni coltivati in modo biologico o biodinamico hanno più humus, cioè sono più fertili, e trattengono molta più acqua rispetto ai terreni trattati con la chimica di sintesi. Inoltre sopportano meglio la pressione creata dal cambiamento climatico e svolgono un ruolo importante nel diminuire le emissioni serra prodotte dal comparto agricolo. Indebolire la spinta verso il biologico dopo i danni che l’agricoltura europea ha subito durante i picchi di caldo di questa estate è un controsenso.

Ma c’è anche un altro fattore che incide pesantemente sulla crisi dell’agricoltura: le guerre che hanno fatto schizzare in alto il prezzo dei combustibili fossili, dei fitofarmaci, dei concimi.

È vero, ma anche su questo fronte sono il biologico e il biodinamico a offrire risposte: in media spendono il 38% in meno per l’acquisto dei mezzi tecnici, quelli che supportano il lavoro agricolo. Il motivo è evidente: non usano pesticidi e concimi di sintesi, quindi hanno maggior autonomia rispetto ai prodotti legati alle fonti fossili diventati molto più costosi con il blocco dello stretto di Hormuz. Secondo l’ultimo Bioreport del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, per l’insieme di questi motivi il reddito netto di un’azienda bio è in media dell’11% superiore a quello delle aziende convenzionali. È un vantaggio che dovrebbe messo a sistema e incoraggiato perché il beneficio si estenda. Se invece si danno sussidi a pioggia per sostenere le vecchie filiere ci si ritroverà in condizioni peggiori alla prossima crisi.

L’Italia che posizione ha preso al Consiglio dei ministri dell’Agricoltura di ieri?

Ha dato parere negativo sulla cancellazione della condizionalità sociale, cioè sul passo indietro sulle condizioni di lavoro, salute e sicurezza. Ma io penso che non basti. L’Italia è leader del biologico in Europa. Ha deciso di anticipare al 2027 l’obiettivo del 25% di campi bio. Ha creato il marchio italiano del biologico. Dunque in questa battaglia dovrebbe essere in prima linea non solo dal punto di vista ambientale, perché particolarmente esposta alla crisi climatica, ma anche dal punto di vista economico, perché l’agricoltura biologica è uno dei suoi punti di forza.

Quali sono i margini di correzione della decisione del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura?

La Commissione aveva dato un parere diverso, inserendo il sostegno all’agricoltura biologica tra le priorità della Pac 2028-2034. A questo punto sarà determinante il ruolo del Parlamento europeo.

Con che prospettive?

C’è ancora tempo per correggere la decisione del Consiglio dei ministri europei. Ma continua a esserci una forte pressione contro il Green Deal. Una nuova proposta Omnibus prevede autorizzazioni illimitate per i pesticidi chimici, mentre sul fronte del biocontrollo le procedure per la registrazione di molecole di origine naturale restano impantanate in tempi lunghissimi. L’Europa deve scegliere: vogliamo spingere la ricerca in direzione di un modello basato sulla sicurezza sanitaria e ambientale, dando spazio ai giovani e all’innovazione; o vogliamo continuare a guardare indietro? […]

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FONTE


TESTATA: HuffPost
AUTORE: Antonio Cianciullo
Data:  28 ottobre 2026