Glifosato e Ogm vanno a braccetto. L'alternativa è il Bio
BlogCarnemollaOGMStopGlifosatoDal blog di Paolo Carnemolla su Huffington Post
Sul versante dell'eliminazione del glifosato dai campi, l'unica alternativa possibile è l'agricoltura biologica. Lo scandalo è il silenzio inquietante di molte Regioni che di sostenibilità, biologico e tipicità chiacchierano molto ma che attraverso i loro Piani di Sviluppo Rurale sono le principali finanziatrici di questa agricoltura che è nemica degli agricoltori, prima ancora che della salute dei cittadini e dell'ambiente.
Un mio post di febbraio sugli Ogm ha scatenato la reazione di alcuni noti fan italiani del transgenico che sono arrivati al punto di negare la correlazione fra Ogm e tecniche di coltivazione che fanno ampio uso di glifosato. Certamente non tutte le varietà di mais transgenico sono caratterizzate dalla resistenza a questo erbicida ormai globale e ubiquo. Tuttavia proprio la Monsanto ha fatto di questo abbinamento la propria forza commerciale, su entrambi i prodotti.
Il negazionismo non serve a nascondere una evidenza che a tutti è nota, ovvero che sul versante dell'eliminazione del glifosato dai campi - che è ciò che milioni di cittadini di tutta Europa chiedono con forza - l'unica alternativa possibile è l'agricoltura biologica. Non solo perché ne vieta da sempre l'utilizzo ma soprattutto perché è l'unica alternativa economica di successo all'agricoltura convenzionale e Ogm, che nel nostro Paese stanno drammaticamente fallendo proprio sul versante economico, visti i prezzi del tutto inadeguati che vengono riconosciuti agli agricoltori.
Se la pianura padana non fosse stata riempita di biodigestori dove finiscono i cereali convenzionali quando sono contaminati da micotossine o quando i prezzi del mercato alimentare sono troppo bassi, come accade da anni, il fallimento economico del modello agricolo industriale basato sulla monocoltura di mais e cereali sarebbe ora assai più clamoroso. Ecco perché l'ultima "linea del Piave" per il potente sistema industriale e sindacale agricolo che "pascola" sulle disgrazie degli agricoltori italiani è la difesa dell'enorme quantità di denaro pubblico che ancora viene pagato attraverso i Piani di Sviluppo Rurale regionali (PSR) agli agricoltori convenzionali che utilizzano il glifosato, un erbicida che non solo si sposa perfettamente agli Ogm ma è stato classificato come "probabilmente cancerogeno" dallo Iarc, l'istituto internazionale di ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Qualche tempo fa il ministro dell'Agricoltura Martina aveva annunciato un piano "glifosato zero" proprio perché entro il 2020 l'utilizzo del glifosato in agricoltura non venisse più sovvenzionato con i soldi dei cittadini.
Al momento non sembra si sia ancora passati ai fatti. Fatti che per fortuna accadono "dal basso", per iniziativa delle Regioni più vicine agli interessi dei loro agricoltori virtuosi e dei cittadini. Dopo la Calabria, la scorsa settimana anche il Consiglio Regionale della Toscana ha votato all'unanimità per iniziativa del gruppo di Sinistra Italiana una mozione che invita la Giunta regionale a togliere i finanziamenti pubblici agli agricoltori che utilizzano il glifosato e impegnare il governo sul piano "glifosato zero".
È andata meno bene in Regione Lombardia, dove la maggioranza di centro destra ha respinto una mozione analoga, ma il vero scandalo è il silenzio inquietante di molte Regioni che di sostenibilità, biologico e tipicità chiacchierano molto ma che attraverso i loro Piani di Sviluppo Rurale sono le principali finanziatrici di questa agricoltura che è nemica degli agricoltori, prima ancora che della salute dei cittadini e dell'ambiente.
Fonte: Huffington Post/blog
Autore: Paolo Carnemolla
Italia per la prima volta pro Ogm. Grazie Lorenzin!
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Il governo italiano ha votato a favore degli Ogm in sede europea. Anche su questa questione l'Europa non riesce a prendere una posizione univoca e chiara. Del resto, quando la politica balbetta è tempo favorevole di scorribande per i sempre più potenti e solitari padroni della chimica e della genetica, non solo in campo agricolo.
Il governo italiano ha votato a favore degli Ogm in sede europea. Era da molto tempo che non succedeva. Dobbiamo ringraziare di questo la ministra della salute Lorenzin, da sempre schierata a favore di Ogm e glifosato. Allo stesso tempo dobbiamo anche capire che in Europa, con l'acquisizione tedesca della Monsanto, si apre probabilmente una nuova fase sulla quale è bene cominciare a tener alta la guardia.
Ma prima i fatti. Nei giorni scorsi - e per la prima volta da molti anni - l'Italia a Bruxelles ha votato a favore dell'autorizzazione ex novo e del rinnovo di autorizzazioni in scadenza per la coltivazione di alcuni mais Ogm della Monsanto. Questo clamoroso "scivolone", come lo ha definito Greenpeace, può almeno in parte essere considerato un ennesimo "danno collaterale" della catastrofe del terremoto e delle nevicate in Centro Italia.
Anche in quel caso fu la responsabile della Salute a cercare di schierare l'Italia per il rinnovo, ottenendo come mediazione un'astensione tattica. Di fatto una vittoria per la Coalizione italiana Stop Glifosato che aveva chiesto al governo italiano di non votare a favore.
Com'è noto glifosato e mais Ogm della Monsanto vanno a braccetto da sempre: le piante sono selezionate in modo tale che si possa usare una grande quantità del principio chimico che l'agenzia di ricerca sul cancro (Iarc) ha definito come probabilmente cancerogeno per gli esseri umani.
Ora che la multinazionale americana è stata acquisita dalla tedesca Bayer, ci ritroviamo in casa enormi interessi economici e soprattutto enormi conflitti di interesse. Il fatto è che anche sulla questione degli Ogm l'Europa non riesce a prendere una posizione univoca e chiara. Del resto, quando la politica balbetta è tempo favorevole di scorribande per i sempre più potenti e solitari padroni della chimica e della genetica, non solo in campo agricolo.
Fonte: Huffington Post/blog
Autore: Paolo Carnemolla
Viva la Calabria, prima regione glifosato zero
BlogCarnemollaStopGlifosatoDal blog di Paolo Carnemolla su Huffington Post
Forse pochi lo sanno, ma alcune Regioni del Sud, come la Calabria, hanno ormai quasi un terzo della loro superficie agricola convertita al biologico. E Proprio la Calabria è stata la prima Regione in Italia ad accogliere l'appello della Coalizione Stop Glifosato, che raccoglie 45 organizzazioni del biologico, per smettere di pagare con i soldi delle tasse gli agricoltori che utilizzano questo diserbante ritenuto potenzialmente cancerogeno.
Forse pochi lo sanno ma alcune Regioni del Sud, come la Calabria, hanno ormai quasi un terzo della loro superficie agricola convertita al biologico. È del resto nel Sud Italia che ci sono le condizioni agroecologiche migliori per un'agricoltura che non utilizza la chimica di sintesi e opera valorizzando la biodiversità e le condizioni dei terreni e del clima locali.
E proprio nel Sud Italia c'è molto bisogno di un'agricoltura che è fatta soprattutto di giovani e donne, di cooperative che lavorano terreni confiscati alla criminalità e a maggior intensità di lavoro, oltre che capace di valorizzare enogastronomia e turismo internazionale meglio di altre.
Proprio la Calabria è stata la prima Regione in Italia a accogliere l'appello della Coalizione Stop Glifosato, che raccoglie 45 organizzazioni del biologico, ambientaliste e della cittadinanza attiva, per smettere di pagare con i soldi delle tasse dei cittadini europei gli agricoltori che utilizzano questo diserbante sotto osservazione da parte dell'Ue perché ritenuto potenzialmente cancerogeno.
Nonostante gli annunci del ministro Martina dell'avvio di un piano nazionale "glifosato zero" per l'agricoltura italiana, solo la Giunta regionale della Calabria ha avuto il coraggio di una scelta che applica finalmente il principio di precauzione e va nella direzione della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini come beni primari, cessando lo scandalo di dare contributi pubblici agli agricoltori che utilizzano prodotti potenzialmente dannosi.
E del resto proprio quell'elevata percentuale di superficie agricola già coltivata a biologico testimonia come l'utilizzo del glifosato sia affatto indispensabile per l'agricoltura calabrese e del Sud Italia, ancora più che per quella di altre Regioni dove sistemi agricoli monocolturali e fortemente sostenuti dalla chimica di sintesi dipendono necessariamente da questo diserbante.
Tutto bene e tutto facile quindi? Ma nemmeno per scherzo, ovviamente. Nonostante l'appoggio dato almeno inizialmente da Coldiretti a questa delibera, le altre organizzazioni agricole e cooperative regionali hanno alzato le barricate, evidentemente incapaci di cogliere la straordinaria opportunità anche commerciale di questa iniziativa della politica, finalmente attenta agli interessi generali dei cittadini, ma anche al futuro dell'economia agricola regionale che non può dipendere solo dai contributi pubblici.
Sosteniamo dunque con forza la scelta della Giunta regionale calabrese prima ancora che per il valore etico e di responsabilità che essa ha, per il segnale da tanto atteso di una politica capace di scelte coraggiose che guardano al futuro della gente e dei territori senza essere ostaggio di interessi corporativi, oltretutto così miopi e autolesionisti.
Fonte: Huffington Post/blog
Autore: Paolo Carnemolla
Quanto accanimento contro il Biodinamico. E se invece si facesse più ricerca?
agricoltura biodinamicaBlogCarnemollaDal blog di Paolo Carnemolla su Huffington Post
Ogni anno vengono utilizzati 1 milione e 475mila quintali di pesticidi nei campi italiani. Un bel peso di prodotti chimici distribuito nei piatti di tutti noi. Se è vero che sono pochi i singoli prodotti alimentari convenzionali che risultano fuori norma alle analisi puntuali, nessuno ha mai indagato su cosa fa lo zero-virgola-qualcosa di residuo di pesticidi aggiunto allo zero-virgola-qualcosa aggiunto alla zero-virgola-qualcosa e così via.
Ogni anno vengono utilizzati in Italia 1 milione e 475mila quintali di pesticidi nei campi italiani. Ogni quintale, ricordiamocelo, è fatto di 100 chili. È un bel peso di prodotti chimici quello che si distribuisce nei piatti di tutti noi. E se è vero che sono pochi i singoli prodotti alimentari convenzionali che risultano fuori norma alle analisi puntuali, nessuno ha mai indagato su cosa fa lo zero-virgola-qualcosa di residuo di pesticidi aggiunto allo zero-virgola-qualcosa aggiunto alla zero-virgola-qualcosa e così via.
Gli effetti nefasti per la salute umana delle sostanze chimiche usate sui campi sono conosciuti - anche se non sempre hanno portato alla loro immediata eliminazione, vedi il caso del glifosato. E mancano ancora le cifre di quanto fa male l'interazione di diversi composti chimici, di quanto impatta sulla nostra salute.
A occhio e croce, tanta commistione di chimica di sintesi nei nostri stomaci e nei nostri corpi, bene non fa. Lo dico da cittadino, oltre che da presidente dell'associazione che raccoglie le 33 sigle di agricoltori che fanno il bio, di distributori che lo portano ai negozi, di persone che lo vendono. Eppure, in questo quadro non certo brillante per l'agricoltura e la tavola di cosa si preoccupa una parte dell'accademia italiana, coadiuvata da qualche media?
Del fatto che il biodinamico sia o non sia una pseudoscienza. Negli ultimi tempi, prima una lettera infuocata di una società scientifica importante diretta contro un'Università - quella di Napoli - colpevole di aver collaborato a un convegno e di aver avviato delle ricerche scientifiche per cominciare a valutare l'efficacia di alcune scelte colturali. Poi articoli, alcuni firmati da nomi importanti della ricerca italiana che ribadiscono: la biodinamica è un'accozzaglia (per usare una parola di moda) di stregoni dediti a oscuri rituali. Che se ne stiano nel loro medioevo.
Per chi non lo sapesse, il biodinamico è il primo in ordine di tempo dei metodi agricoli biologici. Non solo, come per tutto il biologico, non utilizza pesticidi e diserbanti, ma cura particolarmente la fertilità della terra, assicurandone non solo la qualità dei prodotti ma anche la tenuta. Utilizzando preparati particolari, anche il cosiddetto cornoletame, nome che tanto fa scandalo ma che è solo un affinamenti dei concimi animali.
Ora - a parte il fatto che il biodinamico non è né una scienza né una pseudo scienza, ma un metodo agricolo valido, che fa fatturati importanti e in crescita nel mercato interno e nell'export - quello che una ricerca orientata alla salute umana e ambientale potrebbe fare è chiedersi se e perché funziona. Non ci sono i soldi per farlo? Questo può essere un buon motivo.
Ma mettersi di mezzo quando alcuni ricercatori cominciano a interrogarsi su come funziona l'agricoltura biodinamica suona o come una preclusione intellettuale o come la volontà di parlare sempre e soltanto per conto del mainstream economico. Di certo, l'industria chimica ha i fondi per la ricerca, per inventare prodotti sempre più pesanti e pervasivi perché il suolo agricolo impoverito e avvelenato necessita di sempre maggiori dosi di chimica, come un tossicodipendente.
Il biologico non ha alle spalle le multinazionali, ha bisogno di ricerca pubblica e libera. Ci serve per capire come fare meglio, come aumentare la produttività di suoli che non si vogliono drogare ma curare, e ci serve anche per capire quali macchinari possono risparmiare i lavori più faticosi. Noi, tutto mondo del biologico finalmente unito, chiediamo questo: che la scienza aiuti chi cura la terra e non chi la impoverisce, chi produce rispettando la natura e non chi la distrugge, chi produce cibo buono e sano. Questo è un invito e anche una sfida. Chi ci sta?
Fonte: Huffington Post/blog
Autore: Paolo Carnemolla



