Fontanfredda resiste alla crisi grazie a biologico, legame con il territorio e differenziazione

Fatturato cresciuto del 6,8% a 70 milioni, a cui se ne aggiungono 5 dall’ospitalità. Andrea Farinetti: nella nostra gamma vibi con alta qualità a un prezzo più basso della media

Ci sono molti modi per valorizzare un vino attraverso il legame con il suo territorio. Il prerequisito è senz’altro quello di rispettarne le peculiarità e l’ambiente che ospita i vigneti. Un’obiettivo che la gestione delle storiche tenute di Fontanafredda da parte della famiglia Farinetti sta portando avanti da tempo, ma ora l’aspetto più identitario diventa sempre più importante in un contesto di calo dei consumi (e di reputazione) del v

Identità e territorio

La strada per perseguire questi obiettivi per Fontanafredda non può prescindere da un approccio molto attento alla sostenibilità, che passa innanzitutto con la conversione al biologico: «Molti ritenevano impossibile convertire 12o ettari e invece siamo qui a dimostrare il contrario», ribadisce Andrea, figlio di Oscar che si occupa più da vicino delle storiche tenute. E la sostenibilità passa anche da molti altri aspetti che vanno dagli interventi di rimboschimento del territorio alla produzione e utilizzo di energia pulita. O da progetti culturali come “Lost to be found”, che colloca tra i filari le sculture monumentali di Giuseppe Carta come appello per la salvaguardia della biodiversità delle Langhe.

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Emiliano Sgambato
Data:  10 aprile 2026



Bf Organic, Bonifiche Ferraresi verso la conversione a biologico del 100% della produzione

Bf, holding di Bonifiche Ferraresi e principale gruppo agroindustriale italiano, ha annunciato l’avvio del progetto “Bf Organic”, che punta a convertire all’agricoltura biologica tutta la produzione agricola dell’azienda. «La produzione biologica coinvolgerà progressivamente tutti gli ettari gestiti, anche a livello internazionale, dalle società del Gruppo», ha spiegato il presidente esecutivo di Bf, Federico Vecchioni, che nei giorni scorsi ha annunciato un’Opa da 660 milioni per rilevare la maggioranza del gruppo insieme al socio storico Dompé, in visita presso Milling Hub, la piattaforma molitoria che permette la completa tracciabilità del prodotto, sviluppata nel polo industriale di Cremona da Bf insieme al suo partner storico Ocrim, tra i più grandi produttori mondiali di mulini».

«L’evoluzione dei mercati, oggi caratterizzati da una forte volatilità, evidenzia con chiarezza il valore strategico del controllo degli asset produttivi come fattore competitivo distintivo. In questo contesto, assumono un ruolo sempre più centrale anche le aspettative dei consumatori in termini di salubrità e qualità degli alimenti, così come la necessità, non più rinviabile, di proteggere le risorse naturali per il futuro del pianeta. Su queste basi – ha detto Vecchioni – si fonda la visione strategica di Bf, che ha scelto di orientare l’intero processo di valorizzazione del proprio capitale fondiario verso la produzione biologica».

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Alessio Romeo
Data:  24 aprile 2026



"Buono e Bio in Festa", l'iniziativa dedicata al biologico e all’agroecologia, si terrà il 6 e 7 giugno 2026 all’Orto Botanico di Roma

Il 6 e 7 giugno 2026 l’Orto Botanico di Roma ospita Buono e Bio in Festa, iniziativa dedicata all’agroecologia e alle politiche alimentari locali, promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, da Slow Food Italia e da FederBio, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e la Mountain Partnership della FAO.  In un momento in cui le politiche del cibo assumono un ruolo sempre più strategico, il biologico e il cibo buono, pulito e giusto tornano al centro di un’iniziativa pubblica che mette in relazione città e territori, con un’attenzione specifica alla valorizzazione delle aree interne e al rafforzamento delle filiere locali. L’appuntamento si inserisce in un percorso condiviso tra istituzioni e organizzazioni del settore e ne sviluppa i contenuti, ampliando la riflessione sul ruolo delle amministrazioni locali nella costruzione di sistemi alimentari sostenibili.

In questo quadro, il contributo del Comune di Roma, che negli ultimi anni ha rilanciato le politiche del cibo anche attraverso l’istituzione del Consiglio del Cibo, rafforza l’attenzione su modelli di governance urbana capaci di restituire valore ai territori e alle comunità che custodiscono biodiversità, saperi e tradizioni.

Pensata come una grande festa popolare aperta e accessibile, la manifestazione alternerà momenti di approfondimento e confronto a esperienze dirette rivolte al pubblico. Nel corso delle due giornate sono previsti incontri e dibattiti con esperti e rappresentanti istituzionali, attività divulgative, laboratori, opportunità di dialogo con i produttori e iniziative dedicate a famiglie e bambini. 

Insieme a questi momenti, ampio spazio sarà dedicato all’esperienza del cibo: sarà allestito un grande Mercato della Terra con oltre 40 produttori di piccola scala, provenienti dalla rete Slow Food, con Presìdi e Arca del Gusto, e il Villaggio del Bio  promosso da FederBio. Oltre alla vendita dei prodotti sarà possibile fruire di degustazioni e di aree di ristorazione biologica, che permetteranno ai visitatori di entrare in contatto con le filiere produttive, favorendo un rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, valorizzando i territori. 

Buono e Bio in Festa si propone quindi come un’occasione di incontro tra istituzioni, operatori e cittadini, in cui il cibo diventa occasione di confronto, partecipazione e costruzione di modelli più sostenibili e consapevoli.

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Slow Food Italia

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Comune di Roma – Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti

giulia.battarellimartini@comune.roma.it; +39 333 8274836 



I paesaggi agricoli biologici creano habitat più favorevoli per gli impollinatori

Riducendo la dipendenza da pesticidi e fertilizzanti sintetici, l’agricoltura biologica protegge l’ambiente e i relativi servizi ecosistemici, compresi i benefici della biodiversità. Uno studio recente  condotto in Germania e pubblicato sulla rivista Global Ecology and Conservation ha dimostrato che l’agricoltura biologica favorisce una maggiore abbondanza, diversità e successo riproduttivo delle api solitarie che nidificano nelle cavità, impollinatori chiave nei sistemi agroecologici. Lo studio ha fornito una prospettiva unica sulle comunità di api solitarie, integrando un’ampia letteratura che mostra i benefici dei sistemi biologici per impollinatori comuni come le api da miele e i bombi. 

Utilizzando nidi artificiali standardizzati, noti anche come “hotel per api”, i ricercatori hanno valutato le popolazioni di api solitarie misurando la produzione di celle di covata (un indicatore della riproduzione), la ricchezza e la diversità delle specie, nonché l’abbondanza di api maschio e femmina. È stata inoltre analizzata la composizione del paesaggio entro un raggio di 500 metri dai nidi artificiali (il tipico raggio di foraggiamento delle api) per determinare in che misura l’agricoltura biologica abbia influenzato i risultati. 

In 17 siti agricoli, la produzione biologica è risultata associata a un numero complessivo maggiore di api solitarie, sia in termini assoluti che di specie. Le aziende agricole biologiche hanno costantemente mostrato risultati migliori, producendo più del doppio delle celle di covata rispetto alle aziende convenzionali e ospitando fino a nove specie di api in più, rispetto alle cinque presenti nei sistemi convenzionali. I benefici si sono estesi anche al paesaggio circostante, oltre che alle singole aziende: all’aumentare della percentuale di terreno coltivato con metodo biologico entro un raggio di 500 metri, sono aumentati sia l’abbondanza di api che la ricchezza di specie, suggerendo un miglioramento dell’habitat di foraggiamento e della disponibilità di risorse. 

Questi risultati evidenziano il ruolo significativo che l’agricoltura biologica può svolgere nel sostenere le popolazioni di impollinatori, come le api solitarie che nidificano nelle cavità, le quali forniscono importanti servizi di impollinazione per le colture. Riducendo l’uso di pesticidi e promuovendo la diversità delle piante da fiore, le pratiche biologiche supportano la biodiversità, creando un habitat più favorevole per gli impollinatori e sottolineando l’importante ruolo che questi svolgono nei sistemi agricoli sostenibili e produttivi.

Fonte: The Organic Center


Earth Day - FederBio: “Il biologico protegge la Terra, la biodiversità e le comunità locali

Bologna, 21 aprile 2026 – Impatti climatici sempre più frequenti ed estremi, perdita di biodiversità e livelli crescenti di inquinamento stanno mettendo a rischio il nostro Pianeta. In occasione della Giornata mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, FederBio richiama l’attenzione sull’urgenza di proteggere ecosistemi già fragili e di adottare scelte capaci di garantire sicurezza alimentare e un futuro realmente sostenibile.

In questa direzione, ripensare radicalmente i sistemi agricoli, orientandoli verso modelli agroecologici come il biologico e il biodinamico, è uno snodo fondamentale per salvaguardare l’ambiente e la qualità delle produzioni. Un recente studio pubblicato sulla rivista Global Ecology and Conservation conferma il ruolo chiave dell’agricoltura biologica nella tutela della biodiversità e degli habitat naturali. La ricerca evidenzia come le pratiche biologiche, grazie all’eliminazione delle sostanze chimiche di sintesi e alla promozione della varietà delle piante in fiore, rendano i contesti agricoli più favorevoli agli impollinatori e rafforzino il loro contributo a sistemi produttivi più resilienti e sostenibili.

Lo studio sottolinea, inoltre, come anche il paesaggio circostante tragga beneficio dall’adozione del bio, con un incremento della quantità e della varietà di impollinatori entro un raggio di 500 metri: un dato che dimostra come l’agricoltura biologica rappresenti uno strumento concreto per sostenere la biodiversità e gli ecosistemi.

L’analisi su scala europea Pesticide residues alter taxonomic and functional biodiversity in soils, recentemente pubblicata su Nature, evidenzia una diffusione massiccia di pesticidi nei suoli europei: circa il 70% dei campioni analizzati contiene residui di queste sostanze in quantità tali da influenzare in modo significativo la biodiversità dei terreni. Secondo lo studio, i pesticidi rappresentano il secondo fattore più importante nel determinare la varietà di vita nel sottosuolo, subito dopo le sue caratteristiche naturali. I risultati mostrano che i pesticidi alterano gli equilibri biologici, modificando la composizione delle comunità microbiche: alcuni batteri aumentano, mentre altri organismi fondamentali risultano penalizzati, compromettendo la fertilità e la produttività agricola. Lo studio conclude che è necessario aggiornare le attuali valutazioni del rischio, adottando un approccio che consideri l’intera comunità del suolo.

“Nel celebrare questa ricorrenza, non si può ignorare l’impatto dei conflitti bellici in corso che, accanto al drammatico costo di vite umane, accelerano la crisi ambientale compromettendo territori, risorse naturali e l’economia rurale delle popolazioni coinvolte. Per questo oggi la priorità fondamentale è fermare la guerra. E insieme a questo obiettivo primario dobbiamo rafforzare l’impegno per la transizione ecologica a tutela del Pianeta – rimarca Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Consumiamo risorse come se avessimo a disposizione non uno ma due pianeti. L’agricoltura intensiva, insieme alle altre attività antropiche, sta generando pressioni ambientali senza precedenti, con effetti profondi sui servizi ecosistemici. Le conseguenze sono ormai evidenti: degrado degli habitat naturali, impoverimento dei suoli e perdita di biodiversità. In questa Giornata della Terra vogliamo richiamare a una responsabilità condivisa. Oggi più che mai è fondamentale accelerare la transizione agroecologica, accompagnando le aziende agricole in percorsi di innovazione sostenibile e promuovendo nei cittadini scelte più consapevoli. Ridurre gli sprechi, scegliere prodotti biologici e di stagione, privilegiare le produzioni locali sono piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza nella lotta contro gli effetti del cambiamento climatico e nella difesa del nostro Pianeta”.

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Un Manifesto per il Biocontrollo in agricoltura

Ammodernare il quadro regolatorio per sostenere innovazione ed eccellenza dell’agroalimentare italiano

Quando si dice che gli estremi si toccano. I primi ad affermarlo sono Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio e Paolo Tassani, Presidente di Agrofarma, nel corso di un evento istituzionale ospitato nella Sala Isma del Senato della Repubblica e promosso con il sostegno del Senatore Luca De Carlo, Presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato. Durante l’evento, è stato presentato un Manifesto comune sul biocontrollo, frutto di un precedente protocollo di intesa.

A rappresentare il valore di questo Manifesto comune è stato, quale testimone, Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del ministero dell’Agricoltura, abitualmente paciere tra le parti. L’unione tra Agrifarma e FederBio è mirata ad avviare un confronto strutturato sul ruolo strategico del biocontrollo: una delle leve più promettenti per coniugare innovazione e sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e produttività agricola.

Il biocontrollo è una strategia di difesa delle piante che utilizza organismi viventi o sostanze naturali, invece di fitofarmaci chimici di sintesi, per prevenire e contrastare parassiti, malattie e avversità. È una pratica ecosostenibile a basso impatto ambientale, fondamentale per l’agricoltura biologica e integrata.

L’ambizione del Manifesto è quella di diventare un punto di riferimento per l’innovazione a disposizione degli agricoltori e per favorire un dialogo costruttivo con la Politica e le Istituzioni. Al centro, la necessità di ripensare il sistema di protezione delle colture integrandolo con i mezzi per il biocontrollo, in coerenza con gli obiettivi europei per un modello agroalimentare sempre più sostenibile.

Il problema principale, evidenziato nella presentazione del Manifesto, è la tempistica di approvazione dei protocolli per l’uso di queste soluzioni naturali atte ad avere una produzione che sappia mantenere il livello quantitativo, migliorandone l’aspetto qualitativo e soprattutto preservando l’ecosistema. Oggi come oggi per ottenere autorizzazione all’uso dei nuovi risultati derivanti dalla ricerca scientifica e tecnologica, servono almeno 5 anni. Inoltre, per i prodotti di biocontrollo, serve la conferma ogni due anni. Questo problema non riguarda solo l’Italia ma tutta Europa. Tant’è che il decreto Omnibus in discussione al Parlamento Europeo ha tra i temi proprio il biocontrollo, la necessità di trovare una quadra che permetta all’agricoltura europea di innovare, trovando soluzioni sostenibili contro i parassiti, riducendo gli oneri amministrativi per le imprese.

Tutto molto bello ed auspicabile, con un solo limite: una burocrazia bloccante che di fatto rallenta l’Europa e gli Stati che ne fanno parte, lasciando il campo ad altri paesi, come la Cina o i paesi del Sud America, ad esempio, che si muovono con maggiore speditezza.

Non si cerca, né la si vuole, una facile soluzione, al contrario: «Investire in ricerca e formazione sul biocontrollo – afferma Maria Grazia Mammuccini – è fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno degli agricoltori biologici e, più in generale, per l’intero sistema agricolo. Occorrono però regole chiare e procedure autorizzative più rapide per favorire l’immissione sul mercato dei prodotti di biocontrollo, così da offrire alternative concrete utili a garantire una protezione affidabile delle colture di fronte a sfide sempre più complesse, come la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la sicurezza alimentare».

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TESTATA: HuffPost
AUTORE: Francesco Rea
Data:  18 aprile 2026



Agrofarma e FederBio lanciano il Manifesto sul Biocontrollo

Tassani: “Serve ammodernare il quadro regolatorio per sostenere innovazione ed eccellenza dell’agroalimentare italiano”

Mammuccini: “Il biocontrollo offre una maggiore resilienza rispetto alle difficoltà legate ai conflitti bellici, che mettono a rischio le produzioni agricole”

 

Roma, 15 aprile 2026 – Accelerare l’innovazione anche in agricoltura biologica, rafforzare la competitività delle imprese italiane e garantire agli agricoltori un accesso più rapido a soluzioni efficaci e sostenibili per la difesa delle colture.

Sono questi i pilastri del Manifesto per il Biocontrollo, presentato oggi a Roma da Agrofarma FederBio nel corso di un evento istituzionale ospitato nella Sala Isma del Senato della Repubblica e promosso con il sostegno del Senatore Luca De Carlo, Presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato.

Il Manifesto nasce dalla collaborazione tra Agrofarma, Associazione di settore di Federchimica che rappresenta le imprese degli agrofarmaci, e FederBio, Federazione che riunisce le organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica.

Le due Organizzazioni, fortemente impegnate nel settore dell’agricoltura biologica e legate da un Protocollo d’intesa firmato a febbraio 2025, presentano oggi un documento programmatico condiviso con l’obiettivo di avviare un confronto strutturato sul ruolo strategico del biocontrollo: una delle leve più promettenti per coniugare innovazione e sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e produttività agricola.

L’ambizione del Manifesto è quella di diventare un punto di riferimento per l’innovazione a disposizione degli agricoltori e per favorire un dialogo costruttivo con la Politica e le Istituzioni. Al centro, la necessità di ripensare il sistema di protezione delle colture integrandolo con i mezzi per il biocontrollo, in coerenza con gli obiettivi europei per un modello agroalimentare sempre più sostenibile.

In uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, cambiamento climatico, diffusione di patogeni emergenti e progressiva riduzione dei mezzi tecnici disponibili, garantire agli agricoltori un ampio ventaglio di soluzioni innovative ed efficaci è diventato imprescindibile per garantire la sicurezza alimentare. Per questo motivo all’interno del Manifesto sono inserite cinque proposte chiave, a partire dall’introduzione di una definizione normativa del termine “biocontrollo”, ritenuta prioritaria dagli operatori del settore per superare ambiguità e incertezze regolatorie.

Centrale anche la necessità di indirizzare risorse alle Autorità competenti per rendere più efficiente il sistema autorizzativo nazionale, così da dare piena attuazione all’impegno europeo verso procedure più rapide per introdurre nuove sostanze attive di biocontrollo. Oggi, infatti, i tempi di valutazione risultano spesso significativamente superiori a quelli previsti dalla normativa, rallentando l’accesso degli agricoltori a soluzioni all’avanguardia. Ammodernare i processi autorizzativi attraverso il potenziamento delle risorse e la creazione di una struttura valutativa dedicata significa favorire l’immissione in commercio di strumenti efficaci, senza comprometterne la sicurezza per la salute umana, animale e ambientale.

Accanto agli interventi normativi, il Manifesto sottolinea l’importanza di investire in formazione e informazione lungo tutta la filiera, per promuovere un utilizzo corretto e consapevole dei mezzi tecnici impiegabili anche in agricoltura biologica. Fondamentale, infine, sostenere l’innovazione all’interno della Politica Agricola Comune con misure dedicate e rafforzare la ricerca pubblica, destinando risorse già disponibili e destinabili allo sviluppo del biocontrollo.

“Il Manifesto per il Biocontrollo segna un passaggio decisivo per incentivare la diffusione del biologico, offrendo soluzioni avanzate fondate sui principi dell’agroecologia, accompagnando l’agricoltura italiana verso un modello più sostenibile e resiliente e promuovendo un dialogo costruttivo con la politica e le istituzioni – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Secondo i dati dell’Osservatorio Agrofarma, negli ultimi dieci anni, la riduzione del 18% nell’uso degli agrofarmaci e l’aumento del 133% dei principi attivi di origine biologica dimostrano che le innovazioni agroecologiche messe a punto per il bio stanno trovando sempre più spazio anche nell’agricoltura convenzionale. Investire in ricerca e formazione sul biocontrollo è fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno degli agricoltori biologici e, più in generale, per l’intero sistema agricolo. Occorrono però regole chiare e procedure autorizzative più rapide per favorire l’immissione sul mercato dei prodotti di biocontrollo, così da offrire alternative concrete utili a garantire una protezione affidabile delle colture di fronte a sfide sempre più complesse, come la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la sicurezza alimentare. Consideriamo la sottoscrizione del Manifesto uno strumento fondamentale per promuovere un confronto aperto e propositivo e raggiungere questi obiettivi.”

 

Il biocontrollo rappresenta un’opportunità concreta per arricchire la cassetta degli attrezzi degli agricoltori, così da mettere a disposizione soluzioni sempre più performanti, capaci di rispondere alle crescenti esigenze del mondo agricolo” – ha dichiarato Paolo Tassani Presidente di Agrofarma  – “Le nostre Imprese sono da tempo impegnate su questo fronte, basti pensare che oggi i prodotti utilizzabili anche in agricoltura biologica rappresentano il 20% del totale degli agrofarmaci presenti sul mercato”.

“La nostra Associazione, quindi, accoglie questo accordo con spirito assai costruttivo, collaborando come sempre attraverso un costante confronto, coniugando le evidenze scientifiche con i reali bisogni dell’agricoltura. – ha concluso Paolo Tassani Il percorso è appena iniziato e confidiamo nell’apertura di ulteriori tavoli di confronto sul tema del biocontrollo per garantire all’Italia e all’Unione europea un sistema normativo capace di valorizzare innovazione, competitività e sostenibilità. Come Agrofarma faremo senz’altro la nostra parte”.

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A Vinitaly 2026 FederBio rilancia il ruolo strategico dei vini biologici e biodinamici come risposta alle nuove sfide del settore

Bologna, 14 aprile 2026 – In uno scenario complesso come quello attuale, il biologico e il biodinamico continuano a rappresentare una visione strategica per il futuro della vitivinicoltura italiana. Un modello in grado di tutelare i territori, favorire il turismo enologico e valorizzare le piccole e medie aziende che costituiscono un motore essenziale per la rigenerazione delle aree rurali e interne, dove contribuiscono a costruire economie locali e reti sociali vitali.

Nell’ambito della 58ª edizione di Vinitaly, in corso a Verona Fiera fino al 15 aprile, FederBio rilancia strategie e opportunità per lo sviluppo del vino biologico e biodinamico.

La vitivinicoltura biologica rappresenta una delle espressioni più avanzate della transizione agroecologica, grazie alla sua capacità di tutelare la biodiversità, la fertilità del suolo e gli ecosistemi, coniugando qualità, sostenibilità e valorizzazione dell’identità territoriale.

In uno scenario sfidante per il comparto, il vino biologico si distingue come area dinamica, sostenuta dall’attenzione crescente alla sostenibilità e da una maggiore resilienza alle sfide climatiche. Secondo i dati di Wine Monitor, l’osservatorio Nomisma su rilevazioni Nielsen che analizza l’andamento del settore, nel 2025 dopo una fase iniziale di flessione le vendite in Italia delle etichette biologiche sono tornate a crescere.

A Vinitaly 2026, FederBio rinnova quindi il proprio impegno a sostegno di un modello vitivinicolo capace di generare valore economico, ambientale e sociale, promuovendo etichette che sono espressione di un’agricoltura attenta al futuro dei territori e sempre più attrattiva anche per le nuove generazioni.

I vini bio e biodinamici sono protagonisti di Vinitaly Bio 2026, lo spazio dedicato al biologico certificato all’interno dell’Organic Hall – Padiglione C, valorizzati da appuntamenti che raccontano le storie dietro le etichette e l’evoluzione del vino sostenibile.

A Vinitaly, FederBio ha promosso un ricco calendario di Masterclass e degustazioni guidate delle migliori etichette regionali biologiche e biodinamiche, organizzato da FederBio Servizi, valorizzando la storia, le tradizioni e la cultura dei territori che conferiscono identità e carattere ai vini.

“Il biologico è una scelta strategica per il futuro del comparto vitivinicolo italiano sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’unione tra la denominazione di origine e una produzione sostenibile certificata, come quella biologica, costituisce un punto di forza fondamentale non solo per la qualità, ma anche per l’identità del vino, espressione autentica di una vocazione territoriale che produce ricadute utili per la collettività. In un contesto segnato da crisi climatiche, geopolitiche ed economiche, serve accelerare sulla transizione agroecologica, investendo in innovazione, ricerca, semplificazione e supporto ai produttori. La sinergia tra denominazioni e certificazione biologica è una leva strategica per rafforzare la competitività del vino italiano e rispondere a un consumatore sempre più attento all’impatto ambientale. In questa direzione si inserisce anche l’imminente introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione che aumenta tracciabilità, fiducia e riconoscibilità delle produzioni biologiche nazionali”.

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Comunicare la sostenibilità del vino: tempo di chiarezza Equalitas, Legambiente e FederBio a Vinitaly

Insieme per promuovere pratiche comunicative sempre più trasparenti, in regola con la normativa UE e contro il greenwashing.

Verona, 14 aprile 2026In una fase cruciale per il futuro del settore vitivinicolo, la sostenibilità si sposta inevitabilmente dal piano della narrazione sempre più verso quello della responsabilità verificabile.

Questo il messaggio al centro del dibattito “Comunicare la sostenibilità del vino: tempo di chiarezza” promosso da Equalitas insieme a Legambiente e FederBio, in programma a Vinitaly, il nella giornata di ieri 13 aprile presso la Hall C – Vinitaly Bio di Veronafiere. L’incontro nasce dall’esigenza di fornire alle imprese vitivinicole strumenti concreti per comunicare al meglio i green claim in etichetta, alla luce delle nuove norme europee.

Un momento di riflessione sinergico che ha proposto le esperienze delle tre organizzazioni promotrici ed è stato arricchito dalle testimonianze di importanti attori della comunicazione assieme ad alcune cantine italiane certificate biologiche e sostenibili.

Guardando al panorama globale, oggi si contano oltre 80 standard di sostenibilità del vino (dal California Sustainable Winegrowing al Napa Green, da Terra Vitis all’Integrated Production of Wine sudafricano fino alle decine di marchi nazionali e regionali) tuttavia la maggior parte di questi copre solo parzialmente gli impatti ambientali, sociali ed economici; solo alcuni dispongono di un marchio di qualità registrato e raramente prevedono sistemi strutturati e puntuali di verifica. In questo contesto, dove il rischio di comunicazioni fuorvianti, se non apertamente ingannevoli, è sempre più elevato e per questo Equalitas, FederBio e Legambiente hanno posto al centro dei loro protocolli di intesa di promuovere le migliori politiche di comunicazione volte a contrastare attivamente diverse criticità, non ultima il fenomeno del greenwashing.

A rafforzare questo scenario interviene inoltre la Direttiva UE 2024/85, già in vigore, che vieta l’utilizzo di claim ambientali generici da parte delle cantine se non supportati da evidenze verificabili, comprendendo sia i più gettonati “naturale”, “green” o “eco-friendly” fino a tutti i testi, le immagini e i simboli che rimandano alla sostenibilità. Un cambio di paradigma netto che nasce da un’indagine della Commissione Europea che ha rivelato come oltre il 53% dei claim ambientali esaminati sul mercato fossero vaghi e il 40% privi di riscontro verificabile, posizionando il settore dell’agroalimentare al secondo posto per numero di episodi di greenwashing a livello globale.

Da un lato c’è quindi la pressione del mercato che spinge le aziende a dichiarare la propria attività ambientale ed etica, dall’altro il quadro normativo europeo sempre più stringente mentre, parallelamente, cresce la richiesta di garanzie e affidabilità da parte dei consumatori.

Il biologico rappresenta il primo sistema di sostenibilità certificato in campo agricolo e alimentare, normato a livello europeo ormai da 35 anni. Al fine di arricchire le buone pratiche del sistema metodo biologico,  alimentando una cultura agroecologica, il modello di gestione della sostenibilità d’impresa proposto da Equalitas  e condiviso da FederBio e Legambiente, si propone quindi come riferimento per il settore vitivinicolo, garantendo un marchio riconosciuto a livello europeo, un sistema integrato su tutti e tre i pilastri della sostenibilità, un’affidabile qualifica degli ispettori, nonché schemi di certificazione periodici e puntuali con obiettivi misurabili da terze parti indipendenti. Si tratta di un approccio fondato su coerenza tra azione, controllo e comunicazione che risulta essere la strategia più funzionale per la crescita sostenibile delle singole realtà e, di conseguenza, dell’intero comparto.

Nel corso dell’incontro esperti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore si sono confrontati su rischi e opportunità legate al nuovo contesto europeo con l’obiettivo di fornire strumenti concreti alle imprese. Tra i relatori, il presidente Riccardo Ricci Curbastro, Maria Grazia Mammuccini – presidente FederBio, Angelo Gentili – responsabile nazionale Agricoltura Legambiente, Loredana Sottile – giornalista Gambero Rosso, Maddalena Schiavone – coordinatrice Slow Wine Coalition, in un dialogo corale moderato da Michele Manelli – vicepresidente Equalitas. Spazio anche alle testimonianze aziendali di Casa Vinicola Aldo Rainoldi, Cantina Valdaso e Citra, esempi di sostenibilità applicata e comunicazione responsabile in diverse zone del nostro Paese.

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“Grazie anche a questa normativa non si tratterà più di scegliere se comunicare la sostenibilità ma piuttosto come farlo correttamente – sottolinea Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Equalitas ridefinendo i linguaggi da utilizzare, i contenuti da evidenziare e le verifiche necessarie per supportare l’impegno green delle aziende. Dichiararsi sostenibili senza né gestire né dimostrare l’intera catena degli impatti da oggi non è più possibile: si tratterebbe, come spesso è stato finora, di ecologismo di facciata e come tale perseguibile, con i produttori che ne risponderanno sia con sanzioni economiche che con conseguenze dal punto di vista reputazionale. Il modello di Equalitas, insieme all’attività di FederBio e Legambiente, risponde proprio a queste esigenze, anticipando le richieste normative, accompagnando le imprese verso un percorso di certificazione conforme alla legislazione europea, per sancire concretamente la differenza tra certificazione che tutela realmente il consumatore e le autodichiarazioni prive di riscontro.”

“Chiarezza e trasparenza nella comunicazione della sostenibilità sono oggi condizioni essenziali per valorizzare e tutelare la viticoltura agroecologica – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – È in questa direzione che si sviluppa la sinergia con Equalitas e Legambiente. L’integrazione tra la certificazione biologica, che garantisce pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente, della biodiversità e della fertilità dei suoli, e lo standard Equalitas, che attesta la sostenibilità dell’intera filiera, valutando la carbon footprint e le buone pratiche sociali, che costituiscono sempre di più un valore irrinunciabile per le filiere bio, rappresenta uno strumento completo e credibile. In una fase delicata per l’intero settore, i vini biologici e biodinamici italiani si distinguono perché uniscono l’identità territoriale delle denominazioni d’origine e il valore della sostenibilità valorizzando il ruolo delle aziende vitivinicole biologiche come modelli di resilienza e adattamento alla crisi climatica, fondamentali per la tutela dei servizi ecosistemici. Oggi la sostenibilità non può più essere ridotta ad una “narrazione” ma deve essere sostenuta da norme di riferimento e da un sistema di certificazione in grado di offrire garanzie e trasparenza ai cittadini. Per questo la normativa UE sul greenwashing rappresenta secondo noi un’innovazione fondamentale a cui fare riferimento per una corretta comunicazione della sostenibilità.

«Nel settore vitivinicolo la sostenibilità non può più essere soltanto una promessa o uno slogan: – conclude Angelo Gentili, responsabile Agricoltura nazionale di Legambiente – deve diventare un impegno misurabile, verificabile e trasparente. Il rischio di greenwashing è reale e rischia di compromettere il lavoro serio di tante aziende che stanno investendo davvero nella transizione ecologica. Per questo è fondamentale costruire strumenti di certificazione credibili e una comunicazione chiara, capace di restituire valore a chi opera nel rispetto dell’ambiente, del territorio e delle comunità. Il percorso avviato insieme a Equalitas e FederBio va proprio in questa direzione: rafforzare una cultura agroecologica nel mondo del vino, dove la qualità del prodotto sia inseparabile dalla tutela della biodiversità, dalla riduzione degli impatti e dalla responsabilità sociale delle imprese».

“Dal punto di vista della comunicazione e del giornalismo, – sottolinea Loredana Sottile, giornalista Gambero Rosso – ci siamo sempre chiesti come affrontare il tema della sostenibilità, un termine spesso scivoloso. Per anni abbiamo cercato di distinguere dove ci sia reale sostanza e dove, invece, no. Questa nuova direttiva, a mio avviso, è rivoluzionaria. Se ne è parlato ancora poco, ma già dal nome mette al centro il consumatore e la sua tutela. Per le aziende diventa quindi fondamentale prestare molta attenzione: sono previste sanzioni fino al 4% del fatturato per informazioni non corrette, non solo in etichetta ma anche nei materiali informativi aziendali. Per chi fa giornalismo e comunicazione, questa direttiva rappresenta un aiuto concreto per capire dove esista un vero percorso e dove, invece, ci siano solo messaggi costruiti per impressionare. Alle aziende chiediamo quindi grande attenzione, anche perché il tempo per adeguarsi alla nuova direttiva è poco-”

“La nostra realtà è variegata anche dal punto di vista geografico, riferendosi a produttori di diverse aree. Al tempo stesso anche il concetto di sostenibilità risulta essere variegato e richiede un approccio culturale. – conclude Maddalena Schiavone coordinatrice Slow Wine Coalition – Sicuramente è necessario continuare il percorso sulla parte agronomica ma ora più che mai bisogna non dimenticare anche gli altri pilastri che sono essenzialmente quello economico e quello sociale. È evidente che da parte dei diversi player del settore si debba pensare a un cambio di passo che consenta un’adeguata messa in atto della nuova normativa.”

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EU Organic Awards 2026”: ultimi giorni per candidarsi!

La quinta edizione  degli EU Organic Awards è ora aperta alle candidature dal 10 febbraio al 26 aprile 2026. Questi premi valorizzano i leader della filiera del biologico che sviluppano progetti stimolanti che migliorano la produzione e il consumo di alimenti biologici. I vincitori di quest’anno saranno celebrati durante la cerimonia di premiazione il 23 settembre, Giornata Europea del Biologico, a Bruxelles.

Gli EU Organic Awards sono organizzati congiuntamente dalla Commissione europea, dal  Comitato economico e sociale europeo , dal   Comitato europeo delle regioni ,  dal COPA-COGECA  e  da IFOAM Organics Europe , con la partecipazione del Parlamento europeo e del Consiglio alla valutazione. 

Saranno assegnati sette premi suddivisi in sei categorie: 

  • Miglior agricoltore biologico (donna e uomo) 
  • Miglior regione biologica/biodistretto 
  • La migliore città biologica 
  • Migliore PMI nella lavorazione di alimenti biologici 
  • Il miglior rivenditore di alimenti biologici 
  • Miglior ristorante/servizio di ristorazione biologico 

Chi può presentare domanda?

Può candidarsi qualsiasi attore o istituzione dell’UE con un progetto degno di nota che contribuisca a una maggiore convenienza e accessibilità dei prodotti biologici nell’UE. Tra questi rientrano non solo agricoltori biologici, regioni o biodistretti, attività commerciali uniche come negozi o ristoranti biologici, ma anche città che offrono, ad esempio, pasti biologici agli studenti delle scuole locali o che promuovono attivamente la produzione biologica. 

Come candidarsi 

Le candidature sono ammesse in tutte le lingue ufficiali dell’UE tramite un modulo online disponibile fino al 26 aprile 2026. Le candidature idonee saranno valutate dalla giuria degli EU Organic Awards in base a criteri di eccellenza, innovazione, sostenibilità e potenziale di replicabilità del progetto altrove nell’UE. I progetti vincitori svolgeranno un ruolo chiave nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulla produzione biologica nell’UE. 

Informazioni di base

La “Vision for Agriculture and Food” sottolinea che sostenibilità e agricoltura possono andare di pari passo, e l’agricoltura biologica ne è un esempio lampante.  Le sue credenziali ambientali sono chiare: l’agricoltura biologica incoraggia l’uso responsabile dell’energia e delle risorse naturali, la salvaguardia degli equilibri ecologici regionali, il miglioramento della fertilità del suolo, il mantenimento della qualità dell’acqua, una ricca biodiversità e standard elevati di benessere animale. 

Altrettanto importante è l’  aspetto economico e commerciale  dell’agricoltura biologica. La quota di terreni coltivati ​​biologicamente nell’UE è cresciuta costantemente, raggiungendo attualmente circa 17 milioni di ettari (l’11% della superficie agricola totale). 
L’agricoltura biologica è diventata anche un motore per  il ricambio generazionale  , come sottolineato nella  strategia della Commissione per il ricambio generazionale in agricoltura  , e la quota di agricoltura biologica tra i giovani agricoltori è di gran lunga superiore (20,7%) a quella di tutte le aziende agricole messe insieme (11,9%). Le iniziative dell’UE a favore dell’agricoltura biologica non solo creano le condizioni per la competitività sostenibile e a lungo termine delle aree rurali, ma aprono anche nuove opportunità per il ricambio generazionale in agricoltura. 
A sostegno dell’ulteriore crescita della produzione biologica nell’UE, la Commissione europea ha adottato un  piano d’azione  per aumentare la domanda e l’offerta di prodotti biologici e per migliorare la sostenibilità della produzione biologica. Gli Stati membri sono stati incoraggiati a stabilire obiettivi ambiziosi per l’agricoltura biologica nell’ambito dei loro  piani strategici della PAC  e dei piani d’azione nazionali per il biologico. Negli ultimi anni, e più in particolare dal 2023, la Politica Agricola Comune ha aumentato il sostegno finanziario per la conversione all’agricoltura biologica e per il suo mantenimento. 

Per saperne di più clicca qui

Fonte: IFOAM OE; Commissione Europea