Ammodernare il quadro regolatorio per sostenere innovazione ed eccellenza dell’agroalimentare italiano
Quando si dice che gli estremi si toccano. I primi ad affermarlo sono Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio e Paolo Tassani, Presidente di Agrofarma, nel corso di un evento istituzionale ospitato nella Sala Isma del Senato della Repubblica e promosso con il sostegno del Senatore Luca De Carlo, Presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato. Durante l’evento, è stato presentato un Manifesto comune sul biocontrollo, frutto di un precedente protocollo di intesa.
A rappresentare il valore di questo Manifesto comune è stato, quale testimone, Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento del ministero dell’Agricoltura, abitualmente paciere tra le parti. L’unione tra Agrifarma e FederBio è mirata ad avviare un confronto strutturato sul ruolo strategico del biocontrollo: una delle leve più promettenti per coniugare innovazione e sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e produttività agricola.
Il biocontrollo è una strategia di difesa delle piante che utilizza organismi viventi o sostanze naturali, invece di fitofarmaci chimici di sintesi, per prevenire e contrastare parassiti, malattie e avversità. È una pratica ecosostenibile a basso impatto ambientale, fondamentale per l’agricoltura biologica e integrata.
L’ambizione del Manifesto è quella di diventare un punto di riferimento per l’innovazione a disposizione degli agricoltori e per favorire un dialogo costruttivo con la Politica e le Istituzioni. Al centro, la necessità di ripensare il sistema di protezione delle colture integrandolo con i mezzi per il biocontrollo, in coerenza con gli obiettivi europei per un modello agroalimentare sempre più sostenibile.
Il problema principale, evidenziato nella presentazione del Manifesto, è la tempistica di approvazione dei protocolli per l’uso di queste soluzioni naturali atte ad avere una produzione che sappia mantenere il livello quantitativo, migliorandone l’aspetto qualitativo e soprattutto preservando l’ecosistema. Oggi come oggi per ottenere autorizzazione all’uso dei nuovi risultati derivanti dalla ricerca scientifica e tecnologica, servono almeno 5 anni. Inoltre, per i prodotti di biocontrollo, serve la conferma ogni due anni. Questo problema non riguarda solo l’Italia ma tutta Europa. Tant’è che il decreto Omnibus in discussione al Parlamento Europeo ha tra i temi proprio il biocontrollo, la necessità di trovare una quadra che permetta all’agricoltura europea di innovare, trovando soluzioni sostenibili contro i parassiti, riducendo gli oneri amministrativi per le imprese.
Tutto molto bello ed auspicabile, con un solo limite: una burocrazia bloccante che di fatto rallenta l’Europa e gli Stati che ne fanno parte, lasciando il campo ad altri paesi, come la Cina o i paesi del Sud America, ad esempio, che si muovono con maggiore speditezza.
Non si cerca, né la si vuole, una facile soluzione, al contrario: «Investire in ricerca e formazione sul biocontrollo – afferma Maria Grazia Mammuccini – è fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno degli agricoltori biologici e, più in generale, per l’intero sistema agricolo. Occorrono però regole chiare e procedure autorizzative più rapide per favorire l’immissione sul mercato dei prodotti di biocontrollo, così da offrire alternative concrete utili a garantire una protezione affidabile delle colture di fronte a sfide sempre più complesse, come la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la sicurezza alimentare».
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