Il Biologico nutrirà i Paesi del Sud del Mondo
federbioL’agricoltura biologica è la chiave di volta per garantire concretamente lo sviluppo della sicurezza alimentare, della crescita economica, della tutela ambientale e della salute dei Paesi in Via di Sviluppo, dove si trova l’85% dei produttori biologici.
Bologna, 01 febbraio 2017 - Asia, Africa e America Latina. Queste le tre aree che ospitano più di tre quarti dei produttori di biologico di tutto il mondo, una comunità che ora conta 2,4 milioni di operatori del settore, ben il 7,2% in più rispetto all’anno precedente. Guardando alla classifica, l’India conferma la sua posizione di testa (585.200), seguita da Etiopia (203.602) e Messico (200.039). Dati che non solo scardinano la vecchia concezione che lega il biologico all’idea di un tipo di coltivazione elitaria, ma che mettono in luce il valore del bio come strumento concreto volto al miglioramento della qualità di vita degli agricoltori.
Questo quanto emerso dal “The World of Organic Agriculture: Statistics and Emerging Trends” rapporto annuale presentato dall’istituto di ricerca FiBL e dalla Federazione internazionale dei movimenti per l'agricoltura biologica IFOAM (848 organizzazioni associate da 121 Paesi, 22 dall’Italia) in occasione di Biofach, Salone leader mondiale degli alimenti biologici, conclusosi domenica a Norimberga. Aggiornato al 2015, Il rapporto fotografa un settore in crescita su tutti i fronti: un mercato florido (75 miliardi di euro), l’ampliamento dell’estensione di terre coltivate (+14,7%) e l’aumento dei produttori (+7,2%) soprattutto nei Paesi in Via di Sviluppo.
Nel 2015, la coltivazione biologica di avocado, frutta tropicale e cacao ha registrato una forte crescita in Africa. Il continente ha fatto notevoli passi in avanti grazie agli incentivi e alla pianificazione strategica del biologico supportata dell’African Union. La maggiore attenzione e consapevolezza hanno portato a un aumento delle esportazioni e al rafforzamento del mercato domestico. Analogamente anche l’Asia, uno dei principali esportatori di prodotti biologici, ha registrato un’importante crescita del mercato interno. Nella regione la Cina detiene la leadership sia in termini di dimensioni del mercato (4,7 miliardi di euro) che per superficie agricola biologica (1,6 milioni di ettari). Infine, con il 13% delle terre globali destinate al biologico, l’America Latina è la terza area del mondo per entità di superficie dopo Oceania ed Europa. Qui nonostante la crisi economica abbia ridotto sostanzialmente i supporti governativi all’agricoltura biologica, molte amministrazioni locali si sono date da fare per agevolare i produttori.
“L’agricoltura biologica gioca un ruolo fondamentale nei Paesi in via di sviluppo – spiega Paolo Carnemolla, presidente di FederBio - soprattutto in aree caratterizzate da scarsità di risorse dove piccole unità familiari sono legate a una gestione tradizionale della terra. È stato dimostrato come in queste zone l’agricoltura biologica sia più efficiente - ha proseguito il presidente - non solo per i costi più bassi determinati dal reimpiego delle sementi e dalla rinuncia a fertilizzanti chimici e pesticidi - ma anche per rese uguali e superiori all’agricoltura convenzionale nel lungo periodo. Rese che sono conseguenza del ripristino della sostanza organica nel terreno, in grado anche di diminuire l’impatto della siccità e di contrastare la desertificazione”.
Da sempre in prima linea per garantire il rispetto degli standard di tracciabilità e di trasparenza nel comparto biologico, FederBio ha preso parte alla 28esima edizione di Biofach, dove ha organizzato la tavola rotonda UN ANNO DI PIATTAFORMA FEDERBIO CONTRO LE FRODI: NUMERI E RISULTATI. Obiettivo del workshop è stato la promozione di un confronto critico e costruttivo tra attori delle filiere e autorità competenti circa le potenzialità e gli ambiti di miglioramento della FederBio Integrity Platform (FIP), piattaforma informatica per gli operatori italiani a tutela dell’integrità del settore biologico.
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Viva la Calabria, prima regione glifosato zero di Poalo Carnemolla
federbioForse pochi lo sanno ma alcune Regioni del Sud, come la Calabria, hanno ormai quasi un terzo della loro superficie agricola convertita al biologico. È del resto nel Sud Italia che ci sono le condizioni agroecologiche migliori per un'agricoltura che non utilizza la chimica di sintesi e opera valorizzando la biodiversità e le condizioni dei terreni e del clima locali.
E proprio nel Sud Italia c'è molto bisogno di un'agricoltura che è fatta soprattutto di giovani e donne, di cooperative che lavorano terreni confiscati alla criminalità e a maggior intensità di lavoro, oltre che capace di valorizzare enogastronomia e turismo internazionale meglio di altre.
Proprio la Calabria è stata la prima Regione in Italia a accogliere l'appello della Coalizione Stop Glifosato, che raccoglie 45 organizzazioni del biologico, ambientaliste e della cittadinanza attiva, per smettere di pagare con i soldi delle tasse dei cittadini europei gli agricoltori che utilizzano questo diserbante sotto osservazione da parte dell'Ue perché ritenuto potenzialmente cancerogeno.
Nonostante gli annunci del ministro Martina dell'avvio di un piano nazionale "glifosato zero" per l'agricoltura italiana, solo la Giunta regionale della Calabria ha avuto il coraggio di una scelta che applica finalmente il principio di precauzione e va nella direzione della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini come beni primari, cessando lo scandalo di dare contributi pubblici agli agricoltori che utilizzano prodotti potenzialmente dannosi.
E del resto proprio quell'elevata percentuale di superficie agricola già coltivata a biologico testimonia come l'utilizzo del glifosato sia affatto indispensabile per l'agricoltura calabrese e del Sud Italia, ancora più che per quella di altre Regioni dove sistemi agricoli monocolturali e fortemente sostenuti dalla chimica di sintesi dipendono necessariamente da questo diserbante.
Tutto bene e tutto facile quindi? Ma nemmeno per scherzo, ovviamente. Nonostante l'appoggio dato almeno inizialmente da Coldiretti a questa delibera, le altre organizzazioni agricole e cooperative regionali hanno alzato le barricate, evidentemente incapaci di cogliere la straordinaria opportunità anche commerciale di questa iniziativa della politica, finalmente attenta agli interessi generali dei cittadini, ma anche al futuro dell'economia agricola regionale che non può dipendere solo dai contributi pubblici.
Sosteniamo dunque con forza la scelta della Giunta regionale calabrese prima ancora che per il valore etico e di responsabilità che essa ha, per il segnale da tanto atteso di una politica capace di scelte coraggiose che guardano al futuro della gente e dei territori senza essere ostaggio di interessi corporativi, oltretutto così miopi e autolesionisti.
Fonte: Blog di Paolo Carnemolla su Huffington Post
StopGlifosato. appello della coalizione alle regioni: smettete di pagare chi inquina, fate come la Calabria
federbioBasta con i premi a chi utilizza il glifosato, erbicida che lo IARC ha classificato come probabile cancerogeno. Basta con “l’assurdo principio di ‘chi inquina viene pagato’”. In attesa della decisione europea sull’eliminazione del composto chimico dai campi e quindi dalla tavola, che dovrebbe arrivare alla fine del 2017, le Regioni italiane possono utilizzare gli strumenti a loro disposizione, in primo luogo escludere il glifosato dai disciplinari di produzione integrata. Come ha fatto la Calabria, prima tra le giunte regionali italiane, ad avviarsi verso un regime di ‘glifosato zero’, interrompendo i finanziamenti a chi lo utilizza.
È con una lettera indirizzata a tutti i presidenti delle Regioni che la Coalizione Italiana #StopGlifosato rilancia l’obiettivo attorno al quale la scorsa primavera si è schierata l’opinione pubblica italiana ed europea. Cominciando proprio dalla difesa e dal rilancio delle scelte della Regione Calabria. “La decisione di fatto accoglie e mette in atto la proposta che la Coalizione aveva avanzato a tutte le Regioni Italiane, come passo necessario verso l’obiettivo ‘Glifosato Zero’ più volte annunciato dal Ministro Maurizio Martina”, si legge nella lettera firmata dalla portavoce Maria Grazia Mammuccini per conto dei presidenti del 45 associazioni.” Si tratta di un esempio concreto di come le Regioni, in attesa della decisione sul glifosato a livello europeo, abbiano la possibilità di scegliere subito con i Piani di Sviluppo Rurale almeno d’interrompere immediatamente il finanziamento delle pratiche agronomiche che prevedono l’utilizzo di un prodotto cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo, oltre che principale inquinante delle acque superficiali e sotterranee come evidenziato dai dati ISPRA”.
“Facciamo appello a tutte le Regioni italiane di seguire l’esempio della Calabria e prendere una decisione che escluda il glifosato dai disciplinari di produzione che lo contengono, nel rispetto del principio di precauzione a tutela della salute dei consumatori e per una produzione di cibo sano e di qualità, la strada che l’Italia ha scelto di perseguire ormai da anni”.
Nella lettera indirizzata espressamente al presidente della Calabria Mario Olivero, Mammuccini ribadisce invece il sostegno alla scelta innovativa e coraggiosa del governo regionale: “Le 45 Associazioni che aderiscono alla coalizione #StopGlifosato ringraziano la Giunta Regionale ed esprimono tutto il loro sostegno per la decisione assunta”.
In allegato le due lettere aperte.
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook (hashtag #StopGlifosato)
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ- WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini - Cell. 3357594514
GLI UFFICI STAMPA
Ufficio stampa AIAB: Michela Mazzali m.mazzali@aiab.it - Cell. 348 2652565
Ufficio stampa AVAAZ: Luca Nicotra luca@avaaz.org - Cell. 340 3289238
Ufficio stampa FederBio: Silvia Pessini silvia.pessini@ariescomunicazione.it - Cell. 348 3391007
Ufficio Stampa Lipu: Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it - Cell. 3403642091
Ufficio Stampa WWF: Cristina Maceroni c.maceroni@wwf.it - Cell. 329.8315725
Ufficio Stampa Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici m.dominici@legambiente.it - Cell. 349.0597187, Luisa Calderaro l.calderaro@legambiente.it - 06.86268353
Ufficio stampa Associazione Biodinamica: Silverback, Greening the Communication Francesca Biffi f.biffi@silverback.it - Cell: 333 2164430
FederBio: a rischio la riforma del bio
federbioL’ultimo Consiglio dei ministri agricoli UE del 2016, che si è chiuso oggi, non ha raggiunto alcun risultato in merito alla riforma dell’agricoltura biologica.
“La mancanza di un accordo tra i ministri all’agricoltura dei paesi UE sta facendo slittare la possibilità di arrivare a una proposta concreta per un nuovo regolamento del bio – spiega Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Si tratta di una situazione grave che penalizza l’unico settore in crescita dell’agroalimentare italiano. I punti di disaccordo tra i ministri paiono numerosi a dimostrazione che la base di partenza proposta dalla Commissione è troppo debole per permettere di raggiungere un accordo in tempi brevi. L’attenzione da parte del settore è molto alta: è paradossale che a fronte di una richiesta sempre più crescente da parte dei consumatori e di conversioni sempre più numerosi da parte degli agricoltori non vi sia un supporto aperto e concreto da parte delle Istituzioni. E’ necessario un intervento veloce e pratico per supportare il settore e garantire una sana crescita a tutti gli operatori che hanno scelto il bio anche a favore della tutela ambientale, della biodiversità e della salute”.
Calabria prima Regione glifosato zero Coalizione #StopGlifosato: ora le altre seguano l’esempio
federbioLa Calabria procede verso l’eliminazione del glifosato su tutto il suo territorio, escludendo le aziende agricole che utilizzano il diserbante a rischio cancro dai finanziamenti del PSR (piano di sviluppo rurale). È la prima regione italiana a eliminare dai disciplinari dell’agricoltura integrata il glifosato, un fitofarmaco il cui utilizzo è stato prorogato fino alla fine del 2017 dalla Commissione europea, dopo che l’opinione pubblica ne aveva richiesto la completa eliminazione.
“La Calabria ha fatto un importantissimo passo in avanti nella battaglia contro il glifosato, prendendo per prima la decisione che avevamo chiesto a tutte le Regioni italiane”, afferma la portavoce della campagna #STOPGLIFOSATO Maria Grazia Mammuccini. “Le Regioni hanno il potere di accelerare i tempi della decisione europea, utilizzando gli strumenti a loro disposizione. L’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso l’Istituto di ricerca sul cancro di Lione, ha messo in guardia già un anno fa i cittadini e gli agricoltori sulla probabile cancerogenicità del diserbante più usato al mondo. Chiediamo a tutte le regioni italiane di seguire l’esempio della Calabria e di prendere una decisione che tutela la salute dei consumatori e anche la produzione di cibo di qualità, la strada che l’Italia ha scelto di perseguire ormai da anni”.
La campagna #StopGlifosato ha preso avvio nel 2015, dopo che la IARC ha classificato il diserbante tra i probabili cancerogeni per l’uomo. Oggi la Coalizione riunisce 45 sigle di associazioni agricole, ambientali e di tutela della salute. L’iniziativa della Regione Calabria è stata richiesta da una serie di realtà associative che fanno parte della Coalizione ed è stata accolta nella deliberazione 461/2016 di aggiornamento dei Disciplinari di produzione integrata delle infestanti e pratiche agronomiche.
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Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ- WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
Per informazioni
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Quanto accanimento contro il Biodinamico. E se invece si facesse più ricerca? di Paolo Carnemolla su Huffington Post
federbioOgni anno vengono utilizzati in Italia 1 milione e 475mila quintali di pesticidi nei campi italiani. Ogni quintale, ricordiamocelo, è fatto di 100 chili. È un bel peso di prodotti chimici quello che si distribuisce nei piatti di tutti noi. E se è vero che sono pochi i singoli prodotti alimentari convenzionali che risultano fuori norma alle analisi puntuali, nessuno ha mai indagato su cosa fa lo zero-virgola-qualcosa di residuo di pesticidi aggiunto allo zero-virgola-qualcosa aggiunto alla zero-virgola-qualcosa e così via.
Gli effetti nefasti per la salute umana delle sostanze chimiche usate sui campi sono conosciuti - anche se non sempre hanno portato alla loro immediata eliminazione, vedi il caso del glifosato. E mancano ancora le cifre di quanto fa male l'interazione di diversi composti chimici, di quanto impatta sulla nostra salute.
A occhio e croce, tanta commistione di chimica di sintesi nei nostri stomaci e nei nostri corpi, bene non fa. Lo dico da cittadino, oltre che da presidente dell'associazione che raccoglie le 33 sigle di agricoltori che fanno il bio, di distributori che lo portano ai negozi, di persone che lo vendono. Eppure, in questo quadro non certo brillante per l'agricoltura e la tavola di cosa si preoccupa una parte dell'accademia italiana, coadiuvata da qualche media?
Del fatto che il biodinamico sia o non sia una pseudoscienza. Negli ultimi tempi, prima una lettera infuocata di una società scientifica importante diretta contro un'Università - quella di Napoli - colpevole di aver collaborato a un convegno e di aver avviato delle ricerche scientifiche per cominciare a valutare l'efficacia di alcune scelte colturali. Poi articoli, alcuni firmati da nomi importanti della ricerca italiana che ribadiscono: la biodinamica è un'accozzaglia (per usare una parola di moda) di stregoni dediti a oscuri rituali. Che se ne stiano nel loro medioevo.
Per chi non lo sapesse, il biodinamico è il primo in ordine di tempo dei metodi agricoli biologici. Non solo, come per tutto il biologico, non utilizza pesticidi e diserbanti, ma cura particolarmente la fertilità della terra, assicurandone non solo la qualità dei prodotti ma anche la tenuta. Utilizzando preparati particolari, anche il cosiddetto cornoletame, nome che tanto fa scandalo ma che è solo un affinamenti dei concimi animali.
Ora - a parte il fatto che il biodinamico non è né una scienza né una pseudo scienza, ma un metodo agricolo valido, che fa fatturati importanti e in crescita nel mercato interno e nell'export - quello che una ricerca orientata alla salute umana e ambientale potrebbe fare è chiedersi se e perché funziona. Non ci sono i soldi per farlo? Questo può essere un buon motivo.
Ma mettersi di mezzo quando alcuni ricercatori cominciano a interrogarsi su come funziona l'agricoltura biodinamica suona o come una preclusione intellettuale o come la volontà di parlare sempre e soltanto per conto del mainstream economico. Di certo, l'industria chimica ha i fondi per la ricerca, per inventare prodotti sempre più pesanti e pervasivi perché il suolo agricolo impoverito e avvelenato necessita di sempre maggiori dosi di chimica, come un tossicodipendente.
Il biologico non ha alle spalle le multinazionali, ha bisogno di ricerca pubblica e libera. Ci serve per capire come fare meglio, come aumentare la produttività di suoli che non si vogliono drogare ma curare, e ci serve anche per capire quali macchinari possono risparmiare i lavori più faticosi. Noi, tutto mondo del biologico finalmente unito, chiediamo questo: che la scienza aiuti chi cura la terra e non chi la impoverisce, chi produce rispettando la natura e non chi la distrugge, chi produce cibo buono e sano. Questo è un invito e anche una sfida. Chi ci sta?
Fonte: Huffington Post Italia
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FederBio: basta scomuniche, la scienza si occupi del futuro, ponendo al centro biologico e biodinamico, unici settori trainanti dell’agroalimentare italiano
federbio“L’agricoltura biodinamica è una risorsa economica e ambientale, pienamente inserita nel mondo più vasto del biologico, e chiede impegno nella ricerca e nella formazione. L’intero settore cresce al ritmo del 20% l’anno; i mercati del Nord Europa hanno manifestato la loro disponibilità ad accogliere un aumento del 25% di export bio dal nostro Paese”. E’ quanto chiarisce Paolo Carnemolla, il presidente di FederBio, l’associazione che riunisce le sigle di quella parte crescente dell’agricoltura italiana che non utilizza chimica di sintesi sui campi, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera in risposta alle polemiche provenienti da una parte del mondo scientifico, che ha lanciato un’azione di ‘scomunica’ di alcuni docenti universitari che si sono resi disponibili a iniziare un percorso di ricerca nel campo del biodinamico. “Una scomunica – chiarisce il presidente di FederBio - decisa sulla base di pregiudizi e luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con la scienza, che invece deve indagare senza preconcetti”.
“Le richieste del mercato europeo consentirebbero di aumentare di almeno 300 milioni di euro il fatturato annuo dei prodotti biodinamici italiani esportati. Un’opportunità concreta per l’agricoltura e l’occupazione del Sud. Vogliamo buttarla via per una questione di principio, come propongono di fare alcune società scientifiche? Il mercato biodinamico può crescere rapidamente con importanti benefici ambientali — miglioramento della tenuta idrogeologica, maggiore capacità di assorbimento dei gas serra, rallentamento dei processi di desertificazione, difesa del paesaggio — perché alle spalle esiste un quadro molto solido di regole e controlli. L’agricoltura biodinamica dal 1991 è normata e certificata nell’Unione Europea al pari di quella biologica, di cui condivide quindi tutte le basi scientifiche e tecniche e l’impianto normativo, oltre che il sistema di certificazione. È dunque con un ritardo quasi trentennale che anche l’Università italiana ha cominciato ad approfondire questo metodo di agricoltura. Il boicottaggio attuato da tre Società scientifiche, con una lettera di ‘scomunica’ verso alcuni docenti che hanno organizzato il convegno promosso dall’Associazione biodinamica italiana a Napoli dal 10 al 12 novembre scorso è inaccettabile”.
La Federazione, composta da 33 associati tra cui l'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, non comprende il perché di tanta ostilità, soprattutto considerando che l'agricoltura biodinamica rappresenta un'agricoltura ecologica, con un'esperienza quasi secolare, che offre risultati positivi per la salute dei terreni e per quella dei consumatori. L’agricoltura biodinamica non si oppone all’indagine scientifica, ma la sollecita onde affinare le sue tecniche e scoprirne di nuove. Alcuni studi sono già stati condotti all’estero con risultati incoraggianti. “Siamo convinti che la gran parte dei ricercatori italiani non sia disposta a costruire un nuovo indice delle pratiche proibite e, al contrario, voglia confrontarsi sui numeri e sui fatti”, conclude Carnemolla.
Ufficio Stampa FederBio
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Ufficio stampa Associazione per l’Agricoltura Biodinamica
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«L’agricoltura biodinamica è una risorsa, non boicottiamola» lettera di Paolo Carnemolla al Corriere della Sera
federbioCaro direttore, qualcuno dice che l’agricoltura biodinamica è una pseudo scienza. Ma non si limita a dirlo, sta passando al boicottaggio delle iniziative dell’agricoltura biodinamica nel campo della ricerca e nel mondo accademico. Perché tanta ostilità? Sarebbe comprensibile se venisse da quella parte del mondo industriale responsabile di squilibri degli ecosistemi così gravi da rappresentare una minaccia per la sicurezza alimentare, che tanto vuole difendere i profitti ricavati dall’uso di pesticidi, teme il diffondersi dell’agroecologia, incurante degli squilibri causati agli ecosistemi che rappresentano una minaccia per la sicurezza alimentare. Non è comprensibile che il pensiero scientifico voglia escludere pregiudizialmente un allargamento a un campo diverso, quello della biodinamica, che offre risultati interessanti: un’esperienza quasi secolare, positiva per la salute dei terreni e per quella dei consumatori. L’agricoltura biodinamica non si oppone all’indagine scientifica, ma la sollecita onde affinare le sue tecniche e scoprirne di nuove. Alcuni studi sono già stati condotti all’estero con risultati incoraggianti. L’agricoltura biologica e biodinamica crescono più del 20 per cento l’anno. Grazie all’Associazione Biodinamica italiana i principali gruppi della distribuzione tedeschi e olandesi, che nel complesso fatturano oltre due miliardi di euro, sono stati ospitati per la prima volta a Napoli e a Capua e hanno manifestato un interesse concreto per le potenzialità produttive dell’Italia meridionale riguardo ai prodotti biodinamici. Le richieste del mercato europeo consentirebbero di aumentare di almeno 300 milioni di euro il fatturato annuo dei prodotti biodinamici italiani esportati. Un’opportunità concreta per l’agricoltura e l’occupazione del Sud. Vogliamo buttarla via per una questione di principio, come propongono di fare alcune società scientifiche? Il mercato biodinamico può crescere rapidamente con importanti benefici ambientali — miglioramento della tenuta idrogeologica, maggiore capacità di assorbimento dei gas serra, rallentamento dei processi di desertificazione, difesa del paesaggio — perché alle spalle esiste un quadro molto solido di regole e controlli. L’agricoltura biodinamica dal 1991 è normata e certificata nell’Unione Europea al pari di quella biologica, di cui condivide quindi tutte le basi scientifiche e tecniche e l’impianto normativo, oltre che il sistema di certificazione. È dunque con un ritardo quasi trentennale che anche l’Università italiana ha cominciato ad approfondire questo metodo di agricoltura. Il boicottaggio attuato da tre Società scientifiche, con una lettera di «scomunica» verso alcuni docenti che hanno organizzato il convegno promosso dall’Associazione biodinamica italiana a Napoli dal 10 al 12 novembre scorso è inaccettabile. Una scomunica decisa sulla base di pregiudizi e luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con la scienza, che invece deve indagare senza preconcetti.
Siamo convinti che la gran parte dei ricercatori italiani non sia disposta a costruire un nuovo indice delle pratiche proibite e, al contrario, voglia confrontarsi sui numeri e sui fatti. Assieme a migliaia di giovani agricoltori e a milioni di cittadini che auspicano un Pianeta diverso e migliore, chiediamo alla scienza di occuparsi di futuro, dunque anche di metodo biologico e biodinamico, visto che si tratta di un settore dell’agroalimentare italiano in crescita e ci vede leader nell’export, garantendo agli agricoltori un giusto prezzo e un mercato che a livello mondiale è previsto in crescita a due cifre per almeno il prossimo decennio. Il biologico e il biodinamico generano nuova economia, benessere, occupazione e salute. Su questi obiettivi lavoriamo già con la scienza e con i docenti universitari cui interessa il bene del Paese e che non si piegano alle intimidazioni di alcune Società scientifiche. Continueremo a farlo.
Federdistribuzione e FederBio firmano un protocollo d’intesa per rafforzare le garanzie e l’integrità del mercato del bio in Italia
federbioFederdistribuzione e FederBio hanno firmato un protocollo d’intesa che stabilisce gli ambiti e le modalità organizzative di una stretta e fattiva collaborazione fra le due organizzazioni relativamente al mercato dei prodotti biologici in Italia, che vede la Grande Distribuzione Organizzata sempre più protagonista in un settore il cui valore è riconosciuto dal consumatore e che ha registrato una crescita del 20,6% in valore nel primo semestre del 2016 (Fonte: Ismea-Nielsen).
Le due organizzazioni con questo accordo attiveranno un coordinamento operativo permanente allo scopo di condividere informazioni e iniziative nei rispettivi ambiti di competenza. Ciò si concretizzerà con un’attività di prevenzione delle situazioni di rischio per garantire l’integrità del mercato, un miglioramento dei sistemi di gestione della conformità dei prodotti biologici di competenza delle imprese, l’adozione di sistemi di tracciabilità di filiera e sistemi di qualifica dei fornitori sulla base di standard condivisi.
“Si tratta di un accordo importante che mira a prevenire le frodi in cui possono incorrere inconsapevolmente anche gli operatori commerciali. Attraverso la collaborazione con FederBio e quindi un costante flusso informativo sul mercato dei prodotti biologici, siamo convinti che si possa fare molto per tutelare i consumatori e salvaguardare la garanzia di prodotti che costituiscono un valore aggiunto negli assortimenti della GDO” dichiara il Presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli.
“La firma del protocollo d’intesa è un passaggio importante di un percorso di collaborazione già avviato da tempo e testimonia la volontà comune di lavorare per contribuire a rendere sempre più reali e stringenti le garanzie per i consumatori che acquistano prodotti biologici certificati anche sugli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata. Dobbiamo lavorare sempre più e meglio per la prevenzione delle frodi con tutti gli attori della filiera e del mercato” dichiara il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla.
FEDERDISTRIBUZIONE
Federdistribuzione è espressione della Distribuzione Moderna Organizzata e riunisce e rappresenta, nelle sedi istituzionali, locali, nazionali e comunitarie le imprese distributive operanti nei settori alimentare e non alimentare che svolgono la propria attività attraverso le più innovative formule del commercio moderno. Federdistribuzione si compone di cinque associazioni nazionali che rappresentano un universo articolato di imprese e di multicanalità che si differenziano per dimensioni, forme distributive e merceologie trattate. Le imprese associate a Federdistribuzione nel 2016, hanno realizzato, in base ai dati 2015, un giro d’affari di 63,3 miliardi di euro (di cui 8,4 miliardi di euro in franchising), con una quota pari al 48,9% del totale fatturato della Distribuzione Moderna Organizzata; hanno una rete distributiva di 15.150 punti vendita (di cui 7.450 in franchising) e danno occupazione a 222.500 addetti.
Rappresentano, infine, il 29,3% del valore dei consumi commercializzabili.
FEDERBIO
FederBio è l'unico operatore inteprofessionale nazionale per il settore del bio e rappresenta la quasi totalità del settore biologico, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione. La Federazione è riconosciuta come interlocutore di riferimento per il Biologico italiano presso i Ministeri italiani e presso le principali sedi istituzionali estere.
Federdistribuzione
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