Bologna, lunedì 12 settembre 2016 - Convegno: Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale
federbioSANA, Salone internazionale del biologico e del naturale
Bologna, lunedì 12 settembre 2016
Qual è la relazione tra cambiamenti climatici e agricoltura? Quanto ha inciso l’agricoltura intensiva sull’ambiente e sul clima? Come l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione delle emissioni dei gas serra? A partire da queste domande il convegno vuole fare il punto sul ruolo che il settore agricolo riveste nell’ambito del dibattito sui cambiamenti climatici, una delle principali sfide ambientali del nostro tempo. L’incontro è stato anche l’occasione per analizzare il contributo dell’agricoltura biologica nel contrastare la crisi climatica in atto e nel raggiungimento degli obiettivi fissati nell’ultima conferenza sul clima di Parigi (COP21).
L’agricoltura biologica rappresenta un metodo sostenibile di coltivazione e di produzione grazie anche all’attenzione sempre più viva delle aziende alla sostenibilità energetica. La Tavola Rotonda “La sostenibilità energetica in agricoltura biologica: l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili” a chiusura del convegno ha evidenziato con dati e case history questa tendenza crescente.
PROGRAMMA
h. 10.00
Registrazione dei partecipanti
h. 10.30
Saluti e introduzione ai lavori
Paolo Carnemolla – Presidente FederBio
h. 10.45
Il ruolo del settore agricolo nella lotta al riscaldamento globale dopo la COP 21
Sergio Andreis – Direttore di Kyoto Club
h. 11.05
Agricoltura biologica, una risposta concreta ai cambiamenti climatici (e ad altre grandi sfide ambientali globali)
Lorenzo Ciccarese – Ricercatore ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
h. 11.25
Agricoltura (biologica) e cambiamenti climatici: dal problema alla soluzione? Lo scenario dei Paesi Bassi
Sjef Staps – Senior Researcher Sustainable Development – Louis Bolk Institute
h. 11.50
Invertire i cambiamenti climatici con l’agroecologia e l’agricoltura rigenerativa: quali sono gli ostacoli a questa trasformazione?
Hans Herren – Presidente & CEO del Millenium Institute, Presidente di Biovision, vincitore del World Food Prize 1995 (Contributo video registrato)
TAVOLA ROTONDA
LA SOSTENIBILITÀ ENERGETICA IN AGRICOLTURA BIOLOGICA: EFFICIENZA ENERGETICA E UTILIZZO DI FONTI RINNOVABILI
Carlo Alberto Campiotti – Referente scientifico Efficienza Energetica in Agricoltura e Industria Alimentare – ENEA-UTEE
Valentina Nicolucci – Relazioni Istituzionali per Europa, Africa, Medio Oriente, Asia e Pacifico – CNH Industrial
Mauro Conti – Direttore di BIT SpA
Paolo Foglia – Responsabile Ricerca&Sviluppo ICEA, Istituto di Certificazione Etica e Ambientale
Moderatore: Diego Gavagnin, Energia Media
SCARICA GLI ATTI
- Programma convegno
- Sergio Andreis – Il ruolo del settore agricolo nella lotta al riscaldamento globale dopo la COP 21
- Lorenzo Ciccarese – Agricoltura biologica, una risposta concreta ai cambiamenti climatici (e ad altre grandi sfide ambientali globali)
- Sjef Staps – Agricoltura (biologica) e cambiamenti climatici: dal problema alla soluzione? Lo scenario dei Paesi Bassi
- Paolo Foglia – Sostenibilità energetica in Agricoltura Biologica
- Comunicato Stampa
Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale
federbioAgricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale
Bologna, 12 settembre 2016 – “La crescita della temperatura deve essere bloccata "ben al di sotto dei 2 gradi" rispetto all'era preindustriale e si deve fare tutto lo sforzo possibile per non superare 1,5 gradi” questo l’obiettivo contenuto nel testo del dell’Accordo di Parigi, sottoscritto da 195 Paesi in occasione della Cop21, il primo accordo sul clima in cui sia in Paesi industrializzati, sia quelli emergenti sia quelli in via di sviluppo sia si sono impegnati in modo ridurre legalmente vincolante a contenere le emissioni serra.
A pochi giorni dalla ratifica dell’Accordo da parte della Cina e degli Stati Uniti e a meno di due mesi dal prossimo appuntamento a Marrakech con la Cop22, FederBio, la federazione interprofessionale che rappresenta l’intero settore del biologico, assieme a Kyoto Club, l'organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con le decisioni a livello UE e con l'Accordo di Parigi del dicembre 2015 hanno affrontato il tema della relazione tra agricoltura e cambiamenti climatici durante il convegno “Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale”, tenutosi oggi a SANA, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.
"A partire dalla Carta del Bio di EXPO Milano 2015, FederBio sta lavorando per promuovere l'agricoltura biologica come modello agricolo e alimentare per il futuro dell'agricoltura, anzitutto italiana. – ha spiegato Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio - In un momento in cui anche il mercato sta inequivocabilmente dimostrando che i cittadini vogliono un'agricoltura senza OGM e pesticidi, capace di tutelare acqua, suolo e biodiversità è necessario attuare un grande progetto di conversione al biologico che dia risposte anche al tema della lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia, proprio per la sua vocazione al biologico e la sua leadership in questo settore, deve guidare questo cambiamento epocale verso un modello agricolo capace di contribuire concretamente agli obiettivi fissati dalla conferenza di Parigi."
"Dopo la COP21 diventa sempre più urgente sensibilizzare l'opinione pubblica sull’impatto nella nostra vita quotidiana dei cambiamenti climatici - ha sottolineato Sergio Andreis, Direttore di Kyoto Club. "Il secondo degli Obiettivi Onu per lo Sviluppo Sostenibile al 2030 recita di 'porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile', proprio perché il settore agricolo ormai riveste un insostituibile ruolo nella lotta al riscaldamento globale, e in particolare, per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Al recente G20 Cina e USA hanno finalmente comunicato la ratifica dell’Accordo di Parigi: una notizia molto positiva. Auspichiamo una diffusione, oltre che di un sostegno da parte delle Istituzioni nazionali ed UE, delle buone pratiche che già contribuiscono a massimizzare l'efficacia dell’agricoltura biologica e biodinamica nell'ambito del contenimento delle emissioni climalteranti", ha concluso Andreis.
“Le relazioni tra agricoltura e cambiamenti climatici sono estremamente complesse. Da una parte l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas-serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), alla radice dei cambiamenti climatici in atto. – ha evidenziato Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - Secondo la FAO, le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari all’14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia. Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas-serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali. Tuttavia l’agricoltura, grazie all’attività fotosintetica delle piante presenti sulle colture, sui prati e sui pascoli, può avere un ruolo significativo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici se fossero implementate quelle pratiche agricole, come una migliore gestione dei suoli, delle risaie (fonti di metano), degli animali e delle loro deiezioni, dell’irrigazione, il recupero dei suoli organici) che portano a una riduzione delle emissioni di gas-serra, alla produzione di bioenergia in sostituzione delle fonti fossili e di sequestro di carbonio nel suolo e nella biomassa. Per completare il quadro delle relazioni agricoltura/cambiamenti climatici, dobbiamo evidenziare come l’agricoltura sia uno dei settori produttivi più colpiti dagli effetti negativi delle alterazioni climatiche, soprattutto attraverso l’innalzamento delle temperature medie e l’intensificarsi dei fenomeni estremi, come siccità e inondazioni. L’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change - stima che le anomalie climatiche potranno provocare una riduzione della produttività agricola, da qui al 2050, compresa tra il 9 e il 21%. In questo contesto l’agricoltura bio ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas-serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno. In questo senso l’agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione sia di adattamenti ai cambiamenti climatici”.
A conclusione Hans Herren, Presidente e CEO del Millennium Institute, Presidente di Biovision, vincitore del World Food Prize 1995: “I dati sulla relazione tra agricoltura biologica e riscaldamento globale ci forniscono una valida motivazione per incrementare il bio, l’agricoltura rigenerativa e l’agroecologia includendo in questa conversione sostenibile e più in generale nel dibattito sull’agricoltura biologica anche i decision makers. E’ necessario che l’agricoltura del futuro e le politiche alimentari siano coerenti con le evidenze scientifiche. In questo contesto la ricerca è sempre più necessaria per confermare i benefici dell’agricoltura sostenibile nel presente e nel futuro”.
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L'agricoltura biologica: un'opportunità strategica per il Paese.
federbioOrgani di controllo affidabili ed efficaci, regolamentazione certa, visione di sistema, investimenti in ricerca e formazione. Ecco i punti della mappa sul futuro del biologico emersi nel convegno inaugurale di Sana 2016, a BolognaFiere dal 9 al 12 settembre, “L’agricoltura biologica: un’opportunità strategica per il Paese”. Il Bio non è più solo il frutto della libera scelta di alcuni ma è ormai riconosciuto come una grande opportunità per l’agroalimentare del nostro Paese. Nell’incontro, assieme ad Andrea Olivero, Vice ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, sono intervenuti Antonio Bruzzone, Direttore Generale di BolognaFiere, Gabriele Canali dell’Università Cattolica S. Cuore di Piacenza, Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Paolo Carnemolla, Presidente FEDERBIO, Dino Scanavino, Presidente CIA, Confederazione italiana agricoltori, Paolo Parisini, Presidente della Federazione Agricoltura biologica di Confagricoltura.
“Il biologico è la svolta della sostenibilità nell’agricoltura – ha aperto il Vice ministro Andrea Olivero – I dati sono in forte crescita: il 12% della superficie agricola occupata è biologico, l’obiettivo è raggiungere il 18%. La visione di nicchia è alle spalle, oggi è il biologico a fare da traino.” Gli obiettivi del piano strategico nazionale sono in linea con le istanze degli operatori: la semplificazione normativa, la revisione del sistema di controllo, l’allocazione di maggiori risorse al biologico coordinando gli incentivi dei piani di sviluppo regionali, azioni sulle politiche di filiera e sull’interprofessionalità, focus su formazione e ricerca e interventi per la promozione del Made in Italy all’estero. “Il Governo agirà con coerenza e determinazione per gestire al meglio la crescita, trasformando anche i rischi connessi ad una crescita tumultuosa in una grande opportunità”.
L’assessore Simona Caselli ha riportato gli ottimi dati del biologico in Emlia-Romagna. In due anni la crescita della superficie agricola biologica è passata da 85.000 a 114.000 ettari, con un incremento del 28% e un 11% del totale. Il sostegno al biologico è importante – ha ribadito - da parte della Regione ci sono agevolazioni su tutti i livelli, anche con un top up in investimenti nell’attuazione del PSR. Il controllo è considerato decisivo, tanto che si è data garanzia di una copertura totale delle spese di certificazione per le imprese dl settore. Importanza strategica la rivestono anche innovazione, ricerca e formazione“
A livello europeo l’onorevole Paolo De Castro ha sottolineato la necessità della massima attenzione sui sistemi e sugli organi di controllo, oltre che sensibilità diffusa nella società civile e tra gli imprenditori di settore. Un accenno anche ai lavori in Commissione: “Il nuovo regolamento – ha dichiarato -, ora al vaglio, sarà approvato solo se capace di portare miglioramenti effettivi al sistema in vigore”.
Paolo Carnemolla ha insistito sull’importanza di una visione organica, di sistema sottolineando che il percorso di conversione al biologico va guidato, per garantirsi la crescita che il settore può avere sia in Italia sia sul mercato estero, attraverso la creazione di un organismo interprofessionale di
settore. “È necessario gestire i Piani di Sviluppo Regionale e i sistemi di riforma e di controllo in modo oculato – ha sottolineato - Occorre migliorare l’organizzazione delle filiere produttive a livello istituzionale, implementare sistemi formativi specializzati e sviluppare un rapporto maturo di concertazione. Serve agire con la consapevolezza che il biologico si può considerare a tutti gli effetti uno dei due pilastri del sistema agricolo italiano, assieme alle produzioni tipiche”.
Gabriele Canali ha parlato di un cambiamento di scenario strutturale: dalle politiche di sostegno all’agricoltura biologica, al mercato come primo riferimento. Un mercato in cui la domanda continua a crescere con numeri a doppia cifra: “Il rischio è quello di assistere a una crescita tumultuosa. È importante che gli organi di controllo siano efficaci e che il sistema si dia una visione, che ci siano controlli efficaci, filiera integrata e investimenti in innovazione e ricerca. Con la consapevolezza che per crescere occorre puntare sul capitale umano”.
Conferme in tal senso sono arrivate da Dino Scanavino, che ha ricordato: “L’agricoltura biologica ha performance anticicliche rispetto al sistema economico e all’agricoltura tradizionale. Alla base del successo ci sono idee innovative, dinamicità ed elasticità delle forme imprenditoriali”.
A sostenere il ruolo chiave dell’innovazione, della ricerca e della professionalità degli operatori, è stato anche Paolo Parisini . Fil rouge del dibattito il tema del controllo: certificazioni e verifiche devono essere certe e affidabili, la regolamentazione adeguata.
Il programma completo dei convegni SANA è disponibile in versione completata su: http://www.sana.it/iniziative/sana-academy/4712.html
FONTE: SANA,Salone Internazionale del Biologico e del Naturale
Per informazioni
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7 Famiglie su 10 acquistano bio: +1,2 mln rispettoa al 2015 Boom Bio made in Italy +408% sul 2008
federbioÈ quanto emerge dalla ricerca ICE-SANA 2016 “Tutti i numeri del Bio” curata da Nomisma
La filiera biologica italiana continua a godere di ottima salute. Tutti gli indicatori più importanti sono in crescita: dalle superfici (+7,5% rispetto al 2014), agli operatori (+8,2% rispetto al 2014), alle vendite (+15% rispetto al 2014). Ma non è solo il mercato interno ad ottenere ottimi risultati: l’export cresce addirittura del +408% rispetto al 2008 e del +16% rispetto a un anno fa. A sottolinearlo sono i dati contenuti nell’Osservatorio SANA-ICE 2016 “Tutti i numeri del Bio” promosso e finanziato da ICE in collaborazione con BolognaFiere e realizzato da Nomisma con il patrocinio di FederBio e AssoBio.
La quota di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha acquistato almeno una volta un prodotto alimentare biologico sale dal 69% del 2015 al 74% del 2016. Questo significa che in Italia più di 7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato una volta nell’ultimo anno almeno un prodotto biologico. Assieme al numero di famiglie acquirenti, cresce la spesa destinata al bio che rappresenta il 3,1% del totale della spesa alimentare (contro l’1,9 % di tre anni fa).
Chi prova bio si affeziona facilmente: il 90% dei consumatori ha iniziato ad acquistare questi prodotti almeno 2/3 anni fa; il 25% ne consuma con grande regolarità (ogni giorno o quasi) o almeno una volta alla settimana (43%).
L’identikit del consumatore bio
Diversi sono i fattori che incidono sulla propensione all’acquisto di prodotti a marchio biologico: in primis un elevato titolo di studio da parte di chi fa la spesa (81%), poi il reddito (il tasso di penetrazione è più alto nelle famiglie con reddito mensile familiare medio-alto 78% vs il 64% nelle famiglie con redditi medio-bassi), a seguire la presenza di figli minori di 12 anni (77%). Anche le abitudini alimentari influenzano la propensione al bio: nelle famiglie in cui ci sono vegetariani o vegani il tasso di penetrazione sale all’87% e anche nei casi in cui uno o più componenti della famiglia presentano disturbi o malattie che impongono grande attenzione alla dieta la percentuale supera la media nazionale (85%).
Il carrello della spesa bio
Nella top ten degli alimenti acquistati dalle famiglie l’ortofrutta fresca occupa la prima posizione (74% delle famiglie l’ha acquistata almeno una volta) a seguire l’olio extra vergine d’oliva (62%), uova (53%), miele (45%), confetture e marmellate (45%), formaggi freschi (44%), yogurt/burro (41%), riso e pasta (41%).
La motivazione che spinge la maggioranza dei consumatori ad acquistare cibo biologico è la sicurezza: il 27% ritiene che questi alimenti siano più sicuri per la salute. Anche il rispetto dell’ambiente e tutela della biodiversità (20%), e un maggior controllo (14%) sono tra le motivazioni che spingono i consumatori a rivolgersi a questo tipo di mercato.
Cosa si sceglie quando si compra bio?
Il primo criterio di scelta dei prodotti alimentari a marchio biologico è l’origine: il 32% sceglie in base alla provenienza italiana del prodotto e il 14% in base all’ulteriore presenza di un marchio DOP-IGP. La marca è il secondo driver di scelta (il 15% acquista in base alla marca del supermercato e il 9% secondo la notorietà del marchio del produttore). Il fattore convenienza incide in maniera secondaria rispetto ai primi due: solo il 14% sceglie i prodotti bio in base alle promozioni e il 9% in base al prezzo basso.
Tra i canali di acquisto per la spesa di prodotti biologici prevalgono grande distribuzione (dove ha acquistato in almeno un’occasione il 60% degli user bio) e negozi specializzati in prodotti biologici (28%). La GDO viene privilegiata principalmente per la “comodità” (il 34% opta per iper e supermercati per poter fare tutta la spesa – bio e non bio – in un unico punto vendita), mentre il 16% pensa che negli ipermercati i prezzi dei prodotti biologici siano più bassi. Gli specializzati vengono scelti soprattutto per l’ampiezza della gamma di prodotti bio (26%).
Il bio Made in Italy all’estero
Ma l’interesse per il bio è forte anche fuori dai confini nazionali, lo dimostrano i dati delle survey di Nomisma per Sana-Ice 2016 sul consumatore di due mercati esteri: USA e Canada. Negli USA la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato in almeno un’occasione un prodotto alimentare biologico è dell’81%, superiore a quella del Canada, dove il tasso è del 76%. Anche il bio Made in Italy riscuote successo nei due mercati (il 10% dei consumatori in USA e il 5% in Canada ha provato almeno una volta i nostri prodotti bio), il bio italiano ha un’ottima reputazione ma il potenziale è ancora inespresso. In particolare, per il consumatore americano, l’Italia è il primo nella classifica dei Paesi che producono i prodotti alimentari biologici di migliore qualità (lo pensa un terzo degli americani).
Fonte: Nomisma
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FederBio a SANA 2016: l’agricoltura biologica, la risposta globale al riscaldamento globale
federbioQual è la relazione tra cambiamenti climatici e agricoltura? Quanto ha inciso l’agricoltura intensiva sull’ambiente e sul clima? L’agricoltura bio e sostenibile quali vantaggi offre? Parte da queste domande il convegno “L’agricoltura biologica, la risposta globale al riscaldamento globale” organizzato da FederBio (nell’ambito del progetto BiorganicLifeStyle) in collaborazione con Kyoto Club durante il SANA di Bologna.
Lunedì 12 settembre dalle ore 10.30 (Sala Notturno, Blocco D - Centro Servizi – BolognaFiere) il convegno della federazione interprofessionale del settore biologico italiano analizza la relazione tra i cambiamenti climatici e l’agricoltura dopo quanto emerso dalla conferenza sul clima di Parigi (COP21), grazie all’intervento di Sergio Andreis, Direttore di Kyoto Club. La risposta al riscaldamento globale che arriva dall’agricoltura biologica viene spiegata da Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Spiega Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio: "A partire dalla Carta del Bio di EXPO Milano 2015, FederBio sta lavorando per promuovere l'agricoltura biologica come modello agricolo e alimentare per il futuro dell'agricoltura, anzitutto italiana. In un momento in cui anche il mercato sta inequivocabilmente dimostrando che i cittadini vogliono un'agricoltura senza OGM e pesticidi, capace di tutelare acqua, suolo e biodiversità è necessario attuare un grande progetto di conversione al biologico che dia risposte anche al tema della lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia, proprio per la sua vocazione al biologico e la sua leadership in questo settore, deve guidare questo cambiamento epocale verso un modello agricolo capace di contribuire concretamente agli obiettivi fissati dalla conferenza di Parigi."
In occasione del convegno di FederBio Sjef Staps, Senior Research Sustainable Development, Luis Bolck Insitute, affronta il tema della stretta relazione tra agricoltura e cambiamenti climatici, dal problema alla soluzione, spiegando la case history dei Paesi Bassi.
Direttamente dalla conferenza sul clima di Parigi Hans Herren, Presidente e CEO del Millennium Institute, Presidente di Biovision e vincitore del World Food Prize 1995 fornisce un concreto contributo attraverso l’intervento “Invertire i cambiamenti climatici con l’agroecologia e l’agricoltura rigenerativa: quali sono gli ostacoli a questa trasformazione”.
L’agricoltura biologica rappresenta un metodo sostenibile di coltivazione e di produzione anche grazie all’attenzione sempre più viva delle aziende alla sostenibilità energetica: la Tavola Rotonda “La sostenibilità energetica in agricoltura biologica: efficienza e utilizzo di fonti rinnovabili” a chiusura del convegno evidenzia con dati e case history questa tendenza crescente.
FederBio è presente a SANA presso il pad. 26, area C55
FederBio al SANA 2016

Anche quest’anno FederBio collabora con Bologna Fiere a supporto di SANA, la storica manifestazione del biologico italiano, confermando l’impegno comune a favore dello sviluppo, della promozione e della conoscenza del settore.
Saremo presenti presso il padiglione 26, stand C55.
SANA 2016 sarà anche occasione di divulgazione del progetto BiOrganic LifeStyle. Il progetto, promosso da FederBio, intende aumentare e rafforzare la considerazione del comparto agroalimentare comunitario, e in particolare quello dell’agricoltura biologica, in Germania, Italia e Belgio attraverso azioni di informazione e promozione mirate a rafforzare e completare le iniziative condotte dalla Commissione Europea e dagli Stati membri e a comunicare le caratteristiche intrinseche, le proprietà organolettiche e i vantaggi nutrizionali delle produzioni provenienti dell’agricoltura biologica di origine comunitaria in conformità a quanto previsto dall’Art. 2 del Reg. CE n.3/2008.
FEDERBIO AL SANA 2016: GLI APPUNTAMENTI
Venerdì 9 settembre 2016TUTTI I NUMERI DEL BIO ITALIANO
H. 11.00
Convegno inaugurale Sana 2016: L’agricoltura biologica: un’opportunità strategica per il paese – Bologna, 9 settembre 2016
H. 16.00
Cooking show: BiOrganic LifeStyle presenta Bio Live Show – degustazione di prodotti biologici – Pad. 26 / Area 55
H. 16.00
Tutti i numeri del Bio Italiano Presentazione dei dati dell’Osservatorio SANA a cura di Nomisma e presentazione dei dati di SINAB – MiPAAF e di ISMEA – Sala Notturno – Centro Servizi, 1° piano, Blocco D
Sabato 10 settembre 2016
H. 15.00
Convegno: Tutto quello che avreste voluto sapere sul bio (e non avete mai osato chiedere) Il biologico incontra i media – Sala Melodia Centro Servizi – Blocco B – Organizzato da AssoBio
Domenica 11 settembre 2016
H. 16.00
Cooking show: BiOrganic LifeStyle presenta Bio Live Show – degustazione di prodotti biologici – Pad. 26 / Area 55
Lunedì 12 settembre 2016
H. 10.00
Convegno – Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale – Sala Notturno, Blocco D – Centro Servizi. Evento organizzato in collaborazione con Kyoto Club
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Il dominio .bio per un sito di successo.
federbioIl nome del sito web è il biglietto da visita della propria attività online e ora, con i nuovi domini, è possibile far emergere subito la natura del proprio business.
Aziende, professionisti e appassionati di settore hanno la possibilità di scegli l’estensione che meglio descrive la propria attività: l’indirizzo web sarà finalmente affine ai contenuti proposti e facile da ricordare.
Il dominio .bio - internazionale, breve e semplice da ricordare - è il dominio ideale per rafforzare il concetto di biologico diventando una garanzia per gli utenti che cercano in Rete informazioni su alimentazione sana e agricoltura biologica.
Perché scegliere il dominio .bio? Lo racconta in un’intervista Silvia Bonci, sales manager di “Azienda Agricola.bio”, società del settore biologico, che ha deciso di affidarsi a Register.it per registrare il dominio perfetto per il suo sito: “www.aziendaagricola.bio”.
Un pò di voi!
Agricola.bio è un progetto nato a Gennaio 2015 e lanciato sul web in via ufficiale a Marzo 2015. É una piattaforma E-commerce per la vendita e la distribuzione a domicilio nella provincia di Pesaro e Urbino di prodotti certificati bio provenienti da piccole aziende agricole locali. Tra i nostri prodotti ci sono frutta e verdura di stagione, ma anche prodotti trasformati quali passate di pomodoro, confetture, miele, pasta e olio evo.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Azienda Agricola.bio è un progetto in continua evoluzione, il nostro obiettivo futuro è quello di estendere la rete di aziende fornitrici e la zona geografica di distribuzione a domicilio.
La presenza online e la costruzione di un sito web hanno contribuito a migliorare il vostro business?
Certo! Il nostro core business è proprio il mondo online. É infatti attraverso il nostro sito che il cliente può vedere che prodotti abbiamo a disposizione, procedere con l'acquisto e richiedere l'eventuale consegna a domicilio.
Perché avete scelto un dominio .bio per il vostro sito?
Abbiamo avuto la fortuna di scoprire l'esistenza del dominio .bio, nel periodo in cui stavamo finalizzando il progetto. Nel nostro caso l'estensione .bio è diventata parte integrante del marchio. I prodotti presenti all'interno del nostro sito sono tutti certificati bio, quindi quando abbiamo scoperto che il dominio era disponibile ci è sembrato perfetto per noi.
Perché avete scelto Register.it per il vostro sito?
Per noi Register.it è una sicurezza: affidabile e professionale. Noi lo usiamo ormai da tanti anni.
Quale consiglio vorreste dare alle società che si occupano di “biologico” che vogliono scegliere il giusto indirizzo web e creare la propria presenza online?
Di scegliere un dominio ad hoc e lavorare molto con strategie SEO e SEM. Registrare un dominio .bio può avere molti vantaggi. Per tutti coloro che vogliono dare al proprio sito web un nome univoco, originale e in linea con il business, ricordiamo che è possibile registrare il dominio .bio su Register.it completo di tutti i servizi utili per creare la propria presenza online
Frumento, i prezzi crollano, ma non per il biologico, che garantisce il giusto reddito agli agricoltori. E FederBio continua a lavorare per rafforzare le garanzie per mercato e consumatori
federbioNelle scorse settimane è apparsa in tutta la sua evidenza la crisi della cerealicoltura convenzionale, con una produzione non organizzata e logisticamente impreparata che lamenta speculazioni sui prezzi e l'impossibilità di continuare a coltivare frumento. In tale contesto le produzioni biologiche si differenziano ancora una volta, con prezzi alla produzione più soddisfacenti e un mercato che sta investendo sempre più sulla tracciabilità e sulla distintività delle filiere. C'è però il rischio che il crollo dei prezzi del prodotto convenzionale trascini al ribasso anche le quotazioni del grano biologico, e che operatori convenzionali disperati e spregiudicati tentino frodi, già scoperte e disarticolate in passato. Per questo motivo FederBio, la federazione del settore biologico e biodinamico nazionale, già dallo scorso maggio ha attivato un Piano d'azione per il rafforzamento del sistema di certificazione che prevede precise azioni specifiche anche per la filiera cereali bio e in collaborazione con AssoBio, l'associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione bio socia della federazione, intende presidiare anche il versante prezzi.
"Il sistema di certificazione del settore bio per iniziativa di ACCREDIA e FederBio a partire dai raccolti 2016 sta utilizzando una piattaforma di tracciabilità informatica delle produzioni e transazioni a sistema, unica nell'UE, che da mesi attende di essere approvata anche dal MiPAAF affinché venga estesa a tutti gli operatori del comparto - dichiara il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla - Seguiamo inoltre con particolare attenzione l'adeguamento delle procedure degli organismi di certificazione a un contesto di rischio più elevato e abbiamo supportato l'intervento recente dell'Ente unico nazionale di accreditamento ACCREDIA per uniformare e migliore le procedure di controllo affinché gli operatori che acquistano prodotti biologici per trasformarli siano intransigenti nel verificare i propri fornitori, continuando a offrire la garanzia per i consumatori, la tracciabilità e la trasparenza che devono essere impegni di tutti i protagonisti del mercato".
"Dobbiamo evitare che i prezzi troppo bassi e ingiusti del grano convenzionale vengano utilizzati come pretesto per abbassare anche quelli del prodotto biologico, senza tenere conto dei costi di produzione e di un mercato che chiede sempre più prodotto bio - afferma il Presidente di AssoBio Roberto Zanoni - Purtroppo l'organizzazione attuale delle borse merci e l'assenza di un organismo interprofessionale di settore rendono troppo variabile e non regolato l'andamento dei prezzi di acquisto delle materie prime. Per questo motivo AssoBio, che associa i principali operatori nazionali della trasformazione e distribuzione ha deciso di aprire la propria base sociale anche alla GDO e di attivare un monitoraggio sui contratti di acquisto dei propri associati affinché vi sia un comportamento uniforme nel riconoscere il giusto prezzo ai produttori".
Federbio: ore cruciali per il biologico. Il presidente Carnemolla interviene nel dibattito sulla riforma del regolamento europeo
federbioIl 18 luglio, cioè domani, la Presidenza di turno slovacca dell’Unione europea presenterà il suo programma e fra le priorità non compare la riforma del Regolamento su agricoltura e prodotti biologici. Forse non per caso, visto che anche la Presidenza di turno uscente, affidata all’Olanda, non ha concluso nulla e la Germania, certamente più in sintonia con la Slovacchia, da sempre è ostile a una riforma sul cui destino ormai è lecito avere più di qualche perplessità. È dal 2012 che la normativa europea sul biologico non viene significativamente aggiornata e nel 2014 la Commissione uscente propose un testo palesemente raffazzonato e inadeguato pur di attestare la chiusura del dossier.
La nuova Commissione, consapevole della prevalente opposizione a quella proposta di riforma, valutò persino di cassarla dal programma di legislatura, ma pressioni dal versante parlamentare modificarono le intenzioni iniziali di Juncker e quindi il testo di Ciolos ha proseguito il suo iter in un contesto del tutto singolare. Consiglio e Parlamento europei fra giugno e ottobre 2015 hanno infatti definito posizioni di fatto coincidenti sugli aspetti fondamentali della riforma, di fatto accogliendo le posizioni delle organizzazioni di settore e di COPA COGECA, mentre la Commissione ha improvvisamente virato sulle posizioni più oltranziste contenute nel testo iniziale. Dunque il trilogo ha preso avvio nelle peggiori condizioni e dopo il semestre di Presidenza di turno olandese, dove sono stati fatti passi avanti sostanziali solo forzando da parte della Commissione lo scorporo del sistema di certificazione dal Regolamento del biologico a quello sui controlli ufficiali di alimenti e mangimi anch’esso in revisione, la situazione di stallo è evidente. E gli slovacchi pragmaticamente paiono non volersi far addebitare un fallimento su un dossier che chi li ha preceduti, Italia compresa, aveva definito prioritario e fondamentale ma sul quale nessuno pare in grado di ottenere risultati significativi.
Per questo motivo sia COPA COGECA che le organizzazioni del biologico europee e anche FederBio nelle scorse settimane hanno rivolto un appello ai Governi affinchè si valuti con attenzione e obiettività le possibilità concrete di una conclusione rapida e soddisfacente del trilogo, dovendo altrimenti tutti prendere atto che la riforma Ciolos deve essere abbandonata per riprendere una più pragmatica e utile “manutenzione” del Regolamento attuale. Questo perché il settore in questi anni è cresciuto enormemente e sta di fatto cambiando pelle, con evidenti necessità di adeguamento delle norme tecniche e del sistema di certificazione, per consentire all’agricoltura europea, nei diversi contesti territoriali e comparti produttivi, di convertirsi agevolmente al biologico per rispondere a una richiesta di mercato in crescita costante a due cifre, senza però far venir meno la coerenza ai principi già stabiliti nel Reg. CE 834/07 e migliorando in maniera significativa le garanzie del sistema di certificazione e l’integrità del mercato.
Del resto proprio su questi obiettivi la riforma Ciolos e quello che fin qui ha prodotto il trilogo e l’azione della Commissione appaiono del tutto inadeguati. Ridurre l’intensità dei controlli, puntare su un approccio analitico con l’introduzione di soglie per i principi attivi non ammessi e non sul controllo di processo e sulla tracciabilità, rendere le norme di produzione ancora più lontane dalla realtà di un’agricoltura e zootecnia moderne sono errori gravissimi che possono esporre ancora di più il settore biologico al rischio delle frodi e alla dipendenza da importazioni di materie prime realizzate in Paesi Terzi dove la Commissione non è palesemente in grado di garantire equivalenza di condizioni normative e di controllo.
Bene quindi la Presidenza di turno slovacca, se tuttavia avrà anche il coraggio di mettere fine a questa follia che già ha portato via troppo tempo e troppe risorse, legando le mani dietro la schiena a un settore produttivo e economico che ha invece necessità di correre e bene, per dare all’agricoltura convenzionale in crisi di prezzi e di prospettiva un’alternativa valida che produca anche beni comune per i cittadini europei che con le loro tasse sovvenzionano una Pac che fino a ora non ha risolto né i problemi degli agricoltori e nemmeno quelli dei cittadini.
Autore: Paolo Carnemolla, presidente di Federbio. Articolo esclusivo per Risoitaliano.eu
Fonte: www.risoitaliano.eu
IFOAM EU Group press release: CAP not delivering the public goods promised
federbioBrussels, 15 July 2016 – The reformed CAP for 2014-2020 lacks clear tools to guide and direct investments towards sustainable agriculture, the majority of tools available are limited to supporting individual farm practices and they do not promote a comprehensive transition towards sustainable agriculture. Although the so-called “greening” measures are a step in the right direction, they have limited prospects of delivering due to questionable exemptions and poor implementation by EU countries. The direct support for the development of sustainable farming systems – using organic – accounts for only 1.5% of the total EU agricultural budget. These are the findings of a new IFOAM EU / FiBL study (1) released ahead of a meeting of EU agriculture ministers to discuss further CAP simplification on 18 July 2016.
Lead author of the study, Matthias Stolze, Head of Socio-economic Sciences at the Research Institute of Organic Agriculture (FiBL), said: “Despite some improvements in the last reform such as the greening component, most of the CAP budget is still devoted to policy goals not linked to sustainability and so fails to provide opportunities for the EU to transition towards more sustainable agri-food systems and to support farmers who would like to make those moves. Our findings conclude that greater efforts are needed to make public goods an integral and integrated part of the CAP strategy and not simply an add-on that competes with other parts of the policy.”
“Current market volatility clearly shows that basing the CAP largely on the sale of high volume, low-cost output is not working for farmers and creates additional cost for people,” said Jan Plagge, IFOAM EU Vice-President for Policy. “The CAP represents 40% of taxpayers’ contribution to the EU budget and should be used to help farmers enhance their long-term sustainability, reach EU environmental and climate goals, and meet the expectations of consumers who are increasingly seeking out quality food as demonstrated by the continuous growth in the sales of organic food” (2).
Laurent Moinet, Chair of the IFOAM EU Farmers Group said: "As the European Commission and agriculture ministers discuss how to simplify the CAP, they must seriously think about how the policy can better encourage farmers who want to develop more sustainably and fully recognise those who are already delivering public goods such as clean water, healthy soils and on-farm biodiversity. Public good delivery must be a high priority for the CAP as it provides a sound basis for increasing high-quality food production, farm resilience and green job creation.”
Research for the new study, Organic farming and the prospects for stimulating public goods under the CAP 2014-2020, was led by the Institute of Organic Agriculture (FiBL). It examined existing assessments of the new greening component under Pillar 1 direct payments, as well as the latest data on organic farming payments offered under Measure 11 of Pillar 2 Rural Development Programmes (RDPs). The study shows that the majority of the CAP still disproportionally favours production, regardless of the overall sustainability of the farm. For example, while organic is recognised as meeting consumer demand and benefiting the environment, the means to increase organic production in Europe are rather weak. Projected figures for future conversions suggest that in the majority of countries there are limited opportunities to significantly increase organic land area by 2020.
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