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RISO ALLA CANTONESE

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici

360 g di riso tipo Arborio o Roma


180 g di piselli già sgusciati


150 g di prosciutto cotto a cubetti


1 cipollotto


3 uova


Olio di riso oppure olio di semi di arachide


Olio di sesamo (facoltativo)


Sale


1 Cucchiaio di salsa di soia

Procedimento

  • Cuocete il riso: sciacquate ripetute volte i chicchi fino ad ottenere un’acqua limpida, trasferite il riso ancora crudo in una casseruola dosandolo con un bicchiere; poi aggiungete pari volume d’acqua fredda (es. 2 bicchieri di riso con 2 bicchieri di acqua) e portate a bollore. Mettete il coperchio, abbassate la fiamma al minimo, e proseguite la cottura per 13-15 minuti senza mai aprire e mai mescolare. Infine spegnete, lasciate ancora il coperchio per 5 minuti, poi scoprite e sgranate con un cucchiaio di legno. Fate raffreddare completamente.
  • Scaldate poco olio di riso nel wok – oppure in una padella antiaderente – e strapazzate le uova per pochi secondi, giusto il tempo di farle rapprendere. Trasferite tutto in una ciotola e tenete da parte.
  • Mondate il cipollotto e affettatelo sottilmente. Aggiungete un altro po’ di olio nel wok e fate dorare il cipollotto insieme ai piselli. Aggiungete 2 cucchiai di acqua e 1 cucchiaio di salsa di soia. Fate andare su fuoco vivace qualche minuto fin quando il fondo di cottura non sarà asciutto.
  • Versate un altro giro di olio nel wok e fatelo scaldare per bene. Aggiungete i cubetti di prosciutto e il riso. Fate dorare su fiamma alta mescolando con un cucchiaio di legno: il riso dovrà apparire lucido e in alcuni punti dorato. Spegnete il fuoco.
  • Unite le uova strapazzate alla preparazione, correggete eventualmente di sale e servite immediatamente.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


QUICHE DI ASPARAGI

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici

1 mazzo di asparagi


100 g di mortadella a cubetti


180 g di panna acida


200 ml di latte


50 g di parmigiano grattugiato


50 g di emmenthal


3 uova


1 rotolo di pasta sfoglia rotonda


Sale e pepe

Procedimento

  • Preparate gli asparagi: spezzateli esattamente nel punto in cui il gambo è cedevole in modo da eliminare le basi dure e fibrose. Con un pelapatate rimuovete i filamenti più esterni. Sciacquateli sotto l’acqua corrente e legateli a mazzetto avendo cura di pareggiare le basi tutte sullo stesso livello. Sistemateli in verticale nel cestello dell’asparagera e immergeteli per metà in acqua bollente e salata. Incoperchiate e cuocete per 10 minuti.
  • Raccogliete in una ciotola la panna acida, il latte, le uova e il parmigiano. Mescolate e aggiungete sale e pepe. Poi aggiungete l’emmenthal grattugiato e versate tutto nello stampo a cerniera da 26 cm in cui avrete sistemato la pasta sfoglia con la sua base di carta forno.
  • Distribuite i cubetti di mortadella e sistemate gli asparagi a raggiera. Spolverizzate tutto con un’ultima grattugiata di emmenthal e cuocete in forno a 200° per circa 10 minuti. Poi abbassate la temperatura a 190° per altri 30-30 minuti, o comunque fino a doratura. Sfornate, fate intiepidire e rimuovete la cerniera dello stampo. Fate raffreddare completamente.
  • Servite

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


INVOLTINI DI TACCHINO PRIMAVERILI

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici

800 g di fesa di tacchino a fette


250 g di salame a cubetti


2 cipollotti


2 patate


8 carciofi


1 spicchio di aglio


½ bicchiere di vino bianco


Finocchietto selvatico


Olio extravergine di oliva


Sale e pepe

Procedimento

  • Stendete le fette di festa di tacchino e, se sono troppo spesse, battetele con il batticarne. Tagliate ogni fetta a metà. Riempite ogni metà con una manciata di cubetti di salame e avvolgete la carne su se stessa, ben stretta, formando gli involtini. Bloccate ogni involtino con uno stuzzicadenti.
  • Sistemate gli involtini in padella, aggiungete un giro di olio, lo spicchio di aglio tagliato a metà e qualche ciuffo di finocchietto selvatico. Fate dorare con fornetto aperto su fuoco vivace avendo cura di far dorare gli involtini su tutti i lati. Aggiungete sale e pepe, sfumate con il vino bianco e incoperchiate per circa 5 minuti.
  • Levate gli involtini e tenete da parte. Mondate e affettate il cipollotto, sbucciate e tagliate a cubetti le patate, pulite i carciofi e tagliateli a spicchi. Aggiungete tutte le verdure nel fondo di cottura degli involtini insieme a 1 bicchiere d’acqua, portate su fuoco vivace per qualche minuto e incoperchiate. Lasciate andare per circa 12-15 minuti.
  • Controllate la cottura degli ortaggi (se necessario proseguite per altri 5 minuti) e lasciate asciugare leggermente, senza coperchio, il fondo. Aggiustate di sale e di pepe. Poi posizionate gli involtini sulle verdure, distribuite qualche eventuale cubetto di salame rimasto e fate cuocere nuovamente con coperchio per 3-4 minuti. Quindi aprite e servite ultimando con un filo di olio crudo e finocchietto selvatico fresco.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


TORTA DI CAROTE SENZA BURRO

Dosi per 1 stampo da 20-22 cm di diametro

Ingredienti Biologici

250 g di carote


220 g di farina tipo 00


150 g di zucchero semolato


3 uova


Buccia grattugiata di arancia e limone


100 g di farina di mandorle


125 g di yogurt intero al naturale


50 ml di olio di semi di arachide


½ bustina di lievito per dolci


Zucchero a velo per servire

Procedimento

  • Sbucciate le carote, sciacquatele sotto l’acqua fresca corrente e tamponatele con carta assorbente. Tagliatele a fette e raccoglietele nel boccale di un frullatore. Aggiungete l’olio e lo yogurt, poi frullate qualche secondo fino a ottenere una crema liscia e omogenea.
  • Aprite le uova in una ciotola pulita e aggiungete lo zucchero. Aggiungete anche la buccia degli agrumi grattugiata e montate con le fruste elettriche fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
  • Aggiungete al composto le carote frullate e montate ancora brevemente. Poi aggiungete le farine insieme al lievito e montate ancora con le fruste per amalgamare.
  • Versate l’impasto ottenuto in uno stampo da 20-22 cm di diametro precedentemente rivestito con carta forno. Cuocete in forno statico preriscaldato a 170°C per circa un’ora, monitorando il livello di doratura.
  • Quando infilando uno stecchino nella torta questo uscirà pulito il dolce sarà pronto. Sfornatelo, fate intiepidire, sformatelo delicatamente e fatelo raffreddare completamente su una gratella.
  • Cospargete di zucchero a velo prima di servire.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


SFORMATINI DI PORRI

Dosi per 8 mini sformati

Ingredienti Biologici

500 ml di besciamella


3 uova


40 g di parmigiano grattugiato


250 ml di latte


Pepe nero


Sale


Mandorle a lamelle


Panna da cucina


Olio extravergine di oliva


Pangrattato

Procedimento

  • Pulite i porri rimuovendo le foglie più esterne ed eliminando la base e le estremità più dure. Poi incideteli nel senso della lunghezza e sciacquateli sotto l’acqua corrente. Infine affettateli e fateli appassire in padella con un filo di olio.
  • Raccogliete la besciamella in una ciotola, aggiungete le uova e il parmigiano. Mescolate e tenete da parte.
  • Con un mixer ad immersione frullate i porri insieme al latte fino ad ottenere un miscuglio omogeneo.
    Aggiungete il miscuglio alla besciamella con le uova. Correggete di sale e di pepe.
  • Ungete e cospargete di pangrattato degli stampi per muffin; poi distribuite il composto di porri negli stampi e cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 200°C per circa 30 minuti, o comunque fino a quando, inserendo uno stecchino, non uscirà pulito.
  • Sfornate, fate raffreddare, poi sformate e sistema i flan nei piatti.Decorate con qualche cucchiaio di panna e le mandorle a lamelle.
  • Servite.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


La comunicazione geneticamente modificata, ovvero l’ultima bufala pro-OGM

Dal blog di Paolo Carnemolla su Huffington Post

Tutti i media nazionali stanno dando grande risalto a uno studio dell'Università di Pisa che non dice nulla che già non si sapesse: i ricercatori si sono limitati ad analizzare quanto già pubblicato negli anni scorsi. E, soprattutto, non dice assolutamente nulla rispetto all'impatto della coltivazione degli OGM sulla salute umana. Eppure i ricercatori autori di questo studio titolano sul sito della loro Università: "Mais transgenico? Nessun rischio per la salute umana, animale e ambientale". Da qui titoli di giornali e di servizi televisivi sparati in prima serata su una notizia che non c'è, tanto da tranne in inganno persino Carlin Petrini e altri autorevoli commentatori, colpiti dalle incrollabili e assolute certezze dei ricercatori pisani. I quali, nel loro comunicato, scrivono trionfalmente: "lo studio ha riguardato esclusivamente l'elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l'interpretazione 'politica' dei medesimi" , sottolineando come "questa analisi fornisca una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente", tanto da permettere di"trarre conclusioni univoche aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate".

Evidentemente i giornali che hanno titolato allo stesso mondo hanno trascurato di entrare nel merito. Non c'è alcun nesso logico, ancor prima che di merito scientifico, fra lo studio e il titolo del comunicato. Scrivono infatti gli autorevoli scienziati: "La meta-analisi si è basata su 11.699 osservazioni che riguardano le produzioni, la qualità della granella (incluso il contenuto in micotossine), l'effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di CO2 dal suolo". Confesso di essere solo un modesto Dottore Agronomo ma vorrei che qualcuno mi spiegasse come l'aumento della quantità di granella prodotta, l'effetto sugli insetti parassiti, il contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie di mais, la perdita di peso della massa vegetale della coltura e le emissioni di CO2 dal suolo possano eliminare magicamente il "rischio per la salute umana, animale e ambientale" come hanno affermato la Prof. Ercoli e i suoi collaboratori.

Si è vero, nella valutazione sulle migliori performance produttive dei mais OGM c'è anche la già nota vicenda della minor produzione di micotossine (-29% circa) cancerogene. Minore, appunto, non "nessuno" come invece si afferma, mentendo, nel titolo. Dimenticandosi anche che la riduzione effettiva del rischio di malattie fungine e di danni da insetti, da cui derivano le micotossine, la si ottiene anzitutto evitando di coltivare il mais in monocoltura e con tecniche agronomiche forzate (irrigazione e concimazione chimica), che un abbattimento effettivo (fino al 95%, altro che 29%!!) lo si può ottenere solo con un fungo antagonista selezionato dall'Università Cattolica di Piacenza (lotta biologica) e che tutto il mais che viene utilizzato per alimentare gli animali e gli umani nell'intera UE deve avere un contenuto di micotossine inferiore ai limiti di legge. In altre parole, tutto il mais che mangiamo non presenta alcun rischio per la salute umana anche senza coltivare mais OGM.

Se poi "minor rischio" significasse un minor ricorso a trattamenti insetticidi per i mais OGM resistenti all'insetto piralide, peggio mi sentirei, perché ci sono sistemi di coltivazione del mais che escludono gli OGM (il biologico in primis) che da questo punto di vista davvero fanno ben di meglio. E cosa dire della pretesa del team della Prof.ssa Ercoli di risolvere tutta la questione del rischio ambientale del mais OGM con l'impatto su qualche specie di insetti e un po' di anidride carbonica emessa in meno dal suolo, quando è a tutti noto che i mais OGM per produrre quella quantità in più attestata dallo studio devono essere coltivati con utilizzo di diserbanti (come il glifosato), concimi e pesticidi e con molto consumo di acqua e di combustibili fossili?

Che dire quindi, se non che alla luce di tutto questo suscita quanto meno perplessità l'affermazione dei ricercatori che il loro studio: "permette di trarre conclusioni univoche aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate". Così forse si è forse convinto qualche giornalista che va di fretta e qualche lettore o spettatore distratto, ma quando docenti universitari e ricercatori giocano con le parole e con la buona fede del pubblico si mette a rischio la credibilità stessa della scienza e di prestigiose istituzioni come l'Università di Pisa e la Scuola S. Anna. Che i rispettivi Comitati Etici si attivino, se le bufale cominciano a uscire anche dai siti delle Università siamo davvero perduti.

 

Fonte: Huffington Post/blog

Autore: Paolo Carnemolla


Biogas Italy 2018: “Back to Earth. The agricultural revolution to stop climate change” - Roma, 14-15 febbraio 2018

Il 14 e 15 febbraio 2018, presso il "Rome Life Hotel - Nazionale Spazio Eventi" di Roma, si svolgerà l’evento Biogas Italy 2018 “Back to Earth. The agricultural revolution to stop climate change”. L’evento è organizzato dal CIB – Consorzio Italiano Biogas, prima aggregazione volontaria nazionale che rappresenta il comparto italiano della produzione di biogas in agricoltura e che, riunendo più di 700 soci, intende essere il punto di riferimento del settore biogas e biometano. L'obbiettivo del convegno è quello di approfondire il ruolo dell’agricoltura e di illustrare il modello del “Biogasfattobene”, o “Biogasdoneright”, delineandone effetti e vantaggi per la decarbonizzazione di diversi settori dell’economia del Paese.

All'evento parteciperà anche Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio, che interverrà il 14 febbraio alle ore 17.20 all'interno della Tavola Rotonda "BIOGASDONERIGHT® - FOOD & FUEL: LE SINERGIE".

 

Scarica il programma


Agricoltura biologica: la preferita dagli italiani

FederBio fotografa una generazione di giovani produttori e consumatori che guardano al metodo bio come l’alternativa sostenibile per il rilancio del settore agroalimentare del Paese

Bologna, 10 gennaio 2018 – Giovani, laureati, attenti all’ambiente e all’alimentazione: questo il profilo dei giovani italiani che scelgono l’agricoltura biologica nel lavoro e nei loro acquisti quotidiani.

Complice la crisi economica e la crescita del settore Food Tech e Media, sono sempre di più gli italiani under 40 che sentono il “richiamo della terra” e scelgono di rientrare nell’azienda di famiglia o di avviare un’azienda ex novo. Grazie alle loro esperienze accademiche e personali, i nuovi imprenditori agricoli sono in grado di coniugare tradizione ed innovazione tecnologica, valorizzando il territorio e cogliendo le nuove sfide alimentari.

Prima fra tutte l’agricoltura biologica, che rappresenta la via per il rilancio produttivo, economico e ambientale della filiera agroalimentare italiana. Un’alternativa concreta che, da 10 anni, cresce costantemente con tassi di incremento di consumo a doppia cifra: nel 2016 il mercato del bio ha registrato un giro d’affari corrispondente a quasi 5 miliardi di euro (Nomisma).

Gli under 40 alla guida delle aziende biologiche

Caratteristica peculiare delle aziende biologiche è la giovane età di chi le gestisce. Infatti, secondo quanto riportato dagli ultimi dati ufficiali del Censimento dell'agricoltura (ISTAT 2010), nelle aziende biologiche il capo azienda è mediamente più giovane: il 22% delle aziende bio ha un capo d’azienda di età compresa tra i 20 e i 39 anni, contro il 9% delle aziende agricole italiane. Inoltre, solo il 19,1% delle aziende biologiche è condotta da over 65, che, invece, guidano il 37,2% delle aziende agricole tradizionali.

Non solo più giovani ma anche più istruiti. Il 16,8% degli agricoltori biologici vanta una laurea (tre volte tanto il 6,2% del totale delle aziende agricole) e il 32,3% ha un diploma di scuola superiore (quasi il doppio del 17,8% della media delle aziende agricole italiane).

Giovane età e scolarizzazione più elevata si traducono in una maggiore propensione all’innovazione e alla tecnologia: già nel 2010 il 15,6% delle aziende biologiche era informatizzato (contro il 3,8% del totale delle aziende), il 10,7% aveva un sito internet (sei volte tanto l'1,8% del totale delle aziende), e il 5,2% praticava e-commerce (più di 7 volte lo 0,7% del totale delle aziende agricole).

I giovani preferiscono il bio

Il livello di istruzione risulta essere un criterio discriminante anche in relazione alle scelte d’acquisto dei consumatori. Lo testimonia un’indagine realizzata da Nomisma in collaborazione con FederBio e AssoBio: nel 2016, l’81% di chi ha una laurea, il 72% di chi ha un diploma superiore e il 66% di chi ha un titolo della scuola dell’obbligo o inferiore ha consumato prodotti biologici.

In particolare sono i proprio i giovani ad aver abbracciato il biologico come filosofia di consumo, nel 2016 ben il 79% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha scelto prodotti biologici.

Un dato in linea con lo straordinario successo della vendita dei prodotti biologici che, sul mercato interno, ha totalizzato 3 miliardi di euro (+14% rispetto al 2015 e +121% rispetto al 2008), a cui si aggiunge l’export bio Made In Italy che ha raggiunto quota 1,9 miliardi di euro, con un peso del 5% sull’export agroalimentare italiano.

Commenta Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio: “I giovani italiani si dimostrano estremamente ricettivi a cogliere i benefici e le opportunità del biologico di cui riconoscono il valore in termini di benefici a livello economico, ambientale e di salute. Per sostenere e valorizzare gli sforzi di questa generazione decisa ad abbracciare la sfida del biologico, FederBio mette a disposizione il suo know how in materia, basti pensare ad esempio a FederBio Servizi, società di consulenza in grado di rispondere alle esigenze degli operatori del settore pubblico e privato e di guidarli nella realizzazione di percorsi di crescita, qualificazione e sviluppo.”

FederBio (feder.bio) è una federazione di rilevanza nazionale nata nel 1992, per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, avente l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. È socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione. Attraverso le organizzazioni attualmente associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, in cui si riconoscono le principali realtà attive in Italia nei settori della produzione, trasformazione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio. La Federazione è strutturata in sezioni soci tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni Culturali. FederBio è dunque un’entità multiprofessionale, tesa a migliorare e ad estendere la qualità e la quantità del prodotto alimentare ottenuto con tecniche di agricoltura biologica e biodinamica, attraverso regole deontologiche e professionali, in linea con le norme cogenti e con le direttive IFOAM. In particolare, FederBio intende garantire la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati, vincolati in questo senso da un Codice Etico e si preoccupa di verificare l’applicazione degli standard comuni.

Per ulteriori informazioni:

Delia Ciccarelli
Delia.Ciccarelli@bm.com
Tel. +390272143590
Mobile +383483179924

Marta Andena
Marta.Andena@bm.com
Tel. +390272143511
Mobile +393485499956


Convegno - BIOFACH 2015

Il metodo italiano per garantire l’integrità del settore biologico

BIOFACH 2015 – Norimberga, venerdì 13 febbraio
H. 16.00-18.00 – Sala  Lissabon, NCC Mitte

Dalle frodi nel settore granaglie bio le azioni e le proposte al fine di elevare le garanzie del sistema di controllo e certificazione del settore biologico. FederBio in collaborazione con ACCREDIA ha avviato un progetto informatico in grado di gestire le superfici e la tracciabilità delle produzioni e delle transazioni per le materie prime biologiche per mangimi, cereali e granaglie. Il sistema prevede di registrare i volumi di prodotto e i flussi commerciali partendo dalle superfici agricole certificate in Italia e nei Paesi da cui acquistano gli operatori italiani, seguendoli lungo la filiera per verificarne la congruenza rispetto a rese produttive “certificate” e la tracciabilità delle transazioni.

PROGRAMMA:

H. 15.30

Registrazione dei partecipanti


H. 16.00

L’organizzazione di FederBio per la prevenzione e gestione delle frodi – Paolo Carnemolla Presidente FederBio


H. 16.15

Gli strumenti del sistema di accreditamento in Italia per la prevenzione e gestione delle frodi – Francesco Santini Dipartimento organismi ispezione e certificazione ACCREDIA


H. 16.30

Il portale DataBio – Paolo Zucca Anthesi


H. 16.45

La FederBio Integrity Platform – Franz Rauch / Frank Gerriets INTACT


H. 17.00

L’integrazione fra FederBio Integrity Platform e Check Organic – Gerard Hermann , Organic Services


H. 17.15

Interventi dei partecipanti e discussione

*È prevista la traduzione simultanea italiano/inglese