Giornata europea degli antibiotici, associazioni scrivono a ministro Lorenzin per chiedere confronto sugli impegni presi e da prendere contro la resistenza agli antibiotici

Le associazioni Legambiente, CIWF Italia, AIAB, Altroconsumo, ARCI, CGIL, Cittadinanzattiva, Comuni Virtuosi, FederBio, Federazione Italiana Media Ambientali, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Fondazione Univerde, Greenpeace Italia, Libera, Lipu, Marevivo, Movimento Difesa del Cittadino, Slow Food Italia, Unione degli Studenti, WWF Italia hanno scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, chiedendo un incontro per parlare insieme degli impegni del governo sul fronte degli antibiotici.
La lettera non a caso è stata inviata al ministro nella Giornata europea degli Antibiotici, dedicata proprio alla sensibilizzazione sulla minaccia rappresentata dalla resistenza agli antibiotici e promossa dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC) di Stoccolma. Giornata che ricade nella “Settimana mondiale sull’antibiotico resistenza” indetta dall'OMS.
Le associazioni ricordano che il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, durante l’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha definito l’antibiotico-resistenza un ‘lento tsunami’ che sta minando la salute a livello mondiale e che dal Regno Unito arriva la previsione che, entro il 2050, si passerà dalle attuali 700.000 persone che muoiono ogni anno a causa dell’antibiotico-resistenza a 10 milioni di persone.
L’Italia - prosegue la lettera - all’interno dei Paesi UE è il terzo più grande utilizzatore di antibiotici negli allevamenti, con la situazione più critica negli allevamenti intensivi: il 71% degli antibiotici venduti in Italia va agli animali d’allevamento e il 94% di questi trattamenti è di massa. Questa modalità di utilizzo degli antibiotici è la condizione a più alto rischio per la nascita di super batteri che dagli allevamenti possono raggiungere le persone e farle ammalare, contribuendo a far salire il numero di morti per antibiotico resistenza (tra 5.000 e 7.000 persone all’anno in Italia). La strada maestra per contrastare l’antibiotico resistenza è far ridurre significativamente il consumo di antibiotici.
Per questo, le associazioni Legambiente, CIWF Italia, AIAB, Altroconsumo, ARCI, CGIL, Cittadinanzattiva, Comuni Virtuosi, FederBio, Federazione Italiana Media Ambientali, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Fondazione Univerde, Greenpeace Italia, Libera, Lipu, Marevivo, Movimento Difesa del Cittadino, Slow Food Italia, Unione degli Studenti, WWF Italia insistono sulla necessità di un confronto con il ministro su alcuni impegni del governo in Italia e in Europa. Nello specifico, lo status della riduzione del consumo di antibiotici negli allevamenti italiani, per sapere con quali obiettivi misurabili ed entro quali scadenze temporali il governo intenda fermare l’attuale enorme utilizzo di antibiotici; a che punto sia il Piano nazionale sull’antibiotico resistenza e quali misure obbligatorie preveda per l'industria zootecnica; informazioni sul monitoraggio e sulla vigilanza del Servizio Sanitario Nazionale sui dati di consumo degli antibiotici negli allevamenti e su quali modalità siano previste per rendere fruibili i dati raccolti.
A livello europeo, le associazioni chiedono al governo italiano il sostegno all’introduzione del divieto dell’uso profilattico e metafilattico dei trattamenti di massa preventivi di gruppi animali e del divieto assoluto degli antibiotici di importanza critica per l’uomo in usi preventivi e nei trattamenti di gruppo. Esse chiedono inoltre di supportare il rapporto ENVI del Parlamento Europeo su "Regulation on Veterinary Medicinal Products" affinché non subisca modifiche in occasione del negoziato finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione previsto a gennaio prossimo.


FederBio: liberi da pesticidi solo con l’agricoltura bio

“Gli agricoltori bio che coltivano nel rispetto dell’ambiente, della fertilità della terra, del territorio e dunque della salute dell’uomo sono dei veri eroi in un’area come quella “vocata” al Prosecco, dove enormi quantità di pesticidi vengono costantemente impiegate causando elevati livelli di inquinamento del terreno, delle falde acquifere e dell’aria, come ben evidenziato dalla puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai3” sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio.
“FederBio, nel suo ruolo di realtà interprofessionale del settore, è al fianco delle aziende agricole vitivinicole che anche in quel contesto difficilissimo hanno scelto il bio e continuano con convinzione e nonostante le notevoli difficoltà, prima fra tutte la contaminazione accidentale che causa necessariamente il declassamento di parte della produzione senza che al momento sia previsto alcun risarcimento. La federazione anche in collaborazione con l'associazione veneta dei produttori biologici AVeProBi intende garantire il supporto anche legale per tutelare i diritti agli agricoltori bio che sono vittime di un sistema che si basa sull’impiego di sostanze chimiche pericolose per la salute dell’uomo, come numerosissimi studi sia italiani che esteri dimostrano”.
La puntata di Report ha confermato che il bio garantisce prodotti di qualità e reddito agli agricoltori, affermandosi così come l’unica alternativa percorribile per garantire futuro all’economia, e all’agricoltura in particolare, all’ambiente e all’uomo.


Report Rai3: l’inchiesta sulla frode nel biologico. Grano e pasta convenzionali venduti come bio anche da Coop ed Esselunga. Federbio realizza un nuovo sistema di controllo contro le furberie

La frode del grano biologico raccontata da Report su Rai 3 nella puntata di lunedì 10 ottobre 2016 (vedi anteprima) narra una vicenda su cui riflettere, che però non deve gettare discredito su un settore che rappresenta un fiore all’occhiello dell’agricoltura italiana. La storia inizia con il Molino Grassi che chiede all’organismo di controllo una verifica sull’origine di una partita di 1900 tonnellate di grano duro proveniente da un’azienda agricola pugliese, la Liuzzi. Il grano non presenta residui di pesticidi (il mulino analizza i diversi lotti prima di metterli in lavorazione, e in caso di contaminazione l’avrebbe scoperto subito), ma c’è il sospetto che non possa qualificarsi come biologico, dato che l’azienda agricola venditrice non dispone delle superfici sufficienti a produrre quella resa. I controlli scattano solo dopo qualche mese e si scoprono così anomalie sull’origine della materia prima e si decide il blocco delle partite in lavorazione sia nel Molino Grassi sia nelle sedi di altri operatori (i mulini Santacroce, De Vita e il pastificio De Matteis) che avevano acquistato le granaglie. Immediatamente vengono coinvolti anche altri pastifici che hanno trasformato la semola in pasta vendendola in Italia (anche a supermercati come Coop ed Esselunga) e all’estero. Partono le lettere e i supermercati, il 21 aprile provvedono al ritiro della merce presente sugli scaffali. I supermercati non procedono con un avviso pubblico perché non esiste rischio per la salute dei consumatori (la pasta non può essere classificata come bio, ma non ha residui di pesticidi).

La storia si può raccontare dicendo che è bastato cambiare un numero su un certificato per far passare 11 mila tonnellate di grano duro convenzionale come biologico, e che gli organismi di controllo del biologico hanno scoperto e bloccare la frode ma forse potevano intervenire prima. È vero che una parte della pasta ricavata è stata venduta da dettaglianti grandi e piccoli in Italia e all’estero, ma è anche vero che il 90% della farina e della pasta finta-bio è stata intercettata e declassata senza arrivare sugli scaffali. È giusto dire che l’autocontrollo della filiera del biologico è scattato con qualche ritardo, ma in seguito a questo intervento sono state intercettate e bloccate buona parte dei lotti. C’è di più anche 4,2 milioni di pizze biologiche esportate in America (l’azienda pugliese aveva venduto anche una partita di finto pomodoro bio da industria) sono state intercettate e declassate, perché contenevano circa il 12% di passata di pomodoro, senza residui, ma senza i requisiti per poter essere classificata come bio.

Il mondo dell’agricoltura pulita è soggetto a questo tipo di scandali, perché il passaggio alla categoria dei prodotti senza pesticidi aumenta i margini ma è anche vero che a parte qualche incidente come quello della Liuzzi, la filiera è sana. L’anno scorso l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari ha controllato 1.800 imprese su un totale di 61 mila che operano nel settore, riscontrando solo 31 denunce penali.
L’anno scorso su 1.800 imprese controllate ci sono state solo 31 denunce penali
Per capire meglio va detto che il controllo obbligatorio, cui tutte le aziende del biologico devono aderire, prevede in genere una visita annuale effettuata da uno dei 14 organismi di certificazione (i sette soci di FederBio coprono il 90% degli operatori italiani). Per migliorare questo sistema previsto dalla normativa di legge, FederBio insieme ad Accredia da circa un anno ha messo a punto una piattaforma informatizzata dove tutti gli operatori devono inserire i dati relativi alla tracciabilità delle operazioni di acquisto e vendita, l’indicazione dei volumi di prodotto, la superficie dei terreni agricoli certificati e altri dati. In questo modo è possibile in qualsiasi momento incrociare i dati e focalizzare le anomalie. Il caso Liuzzi riportato da Report, per esempio, non potrebbe ripetersi perché il sistema informatico non validerebbe l’offerta di quantità di prodotto sproporzionate da parte di un piccolo produttore. Secondo FederBio nella prima settimana di attività la nuova piattaforma ha permesso la scoperta di tre anomalie che il sistema cartaceo previsto dalla legge avrebbe scoperto un anno dopo. Il nuovo metodo informatico è stato approvato anche da catene di supermercati come: Coop, Esselunga, Ecor NaturaSì e i maggiori mulini italiani (compreso il Gruppo Casillo, leader mondiale nella trasformazione e commercializzazione del grano duro), che pretendono dai fornitori l’adesione alla piattaforma. Secondo le previsioni nel 2017 la maggior parte del mondo biologico dovrebbe adottare questo nuovo sistema di controllo informatico.

Esselunga e Coop chiamate in causa da Report hanno così risposto
Esselunga conduce una politica di estrema tutela nei confronti del consumatore. Infatti seleziona e qualifica direttamente i fornitori eseguendo audit frequenti e sottopone i prodotti ad un piano di campionamento annuale; Infatti per i fornitori in causa (De Matteis e Molino Grassi) ha siglato capitolati tecnici dove ha richiesto la presenza di un sistema di qualità gestito che controlli e verifichi l’operato dei sub fornitori e che vengano eseguite analisi su materie prime (grano), semilavorati (semole) e prodotti finiti (pasta). Ogni fornitore esegue almeno 60 analisi/anno per la ricerca dei soli agro farmaci (pesticidi) ed in particolare i due fornitori specifici complessivamente hanno eseguito analisi su circa 300 campioni di grano, semola e pasta. Tutte le analisi sono risultate conformi. I fornitori sono Certificati da uno degli organismi preposti dal Ministero e subisce dagli stessi audit con relativi verbali di sorveglianza biologica che evidenza la conformità degli stessi. Questo è quanto abbiamo verificato in fase di audit. I fornitori devono approvvigionarsi da sub fornitori certificati a loro volta e in caso di dubbio chiedere conferma di verifica al proprio organismo di certificazione. Nel caso in esame non sono state evidenziate criticità. I relativi organismi di certificazione hanno visitato i fornitori, i sub fornitori ed eseguito analisi su diverse materie prime senza evidenziare anomalie. Al fine di rendere più sicure le proprie filiere Esselunga ha già definito ulteriori prerequisiti ancora più restrittivi, e chiesto ai fornitori di: – eseguire obbligatoriamente audit ai subfornitori circoscrivendo il numero; – eseguire analisi in tutte le fasi della filiera; – rendere la filiera visibile e trasparente con l’adesione alla piattaforma informatica ideata dalla Federazione del Biologico. Anche i rapporti commerciali con i fornitori sono molti stretti con ordini giornalieri continui e costanti e con telefonate di messa a punto frequenti; le promozioni sono programmate secondo un piano istituzionale definito e preciso, in modo da permettere ai fornitori degli approvvigionamenti programmati anche in occasione di grandi volumi.

Coop per il prodotto a marchio non ha rapporti diretti commerciali con gli operatori da voi citati. A fronte della notizia dataci da Federbio, con il quale è attivo un accordo di collaborazione per il contrasto alle frodi, del coinvolgimento dell’azienda Liuzzi con la possibile commercializzazione di grano non biologico, abbiamo attivato le procedure di verifica dei prodotti Viviverde Coop (la linea biologica a marchio Coop) che ha standard più restrittivi rispetto ai prodotti tradizionali. Il nostro sistema di verifica dei prodotti biologici prevede infatti la possibilità di risalire la filiera fino alle aziende agricole e grazie a questo sistema abbiamo chiesto ai nostri produttori di tracciare il grano bio in tutti i prodotti a marchio biologici per verificare se vi erano state forniture dalla suddetta azienda. Il 21 aprile abbiamo ritirato in via precauzionale e tempestivamente alcuni lotti di 4 referenze di pasta Viviverde che avevano lotti di semola che potevano contenere grano duro anche dall’azienda Liuzzi, fornito dal Molino Grassi. Siamo purtroppo stati vittima della frode come il nostro produttore, una prima stima del danno subito si attesta intorno ai 60.000 euro senza tenere conto delle mancate vendite e ancora di più dell’eventuale danno reputazionale. L’avvio pressoché immediato delle procedure di ritiro ha circostanziato l’episodio. Coop dunque nella vicenda trattata è parte lesa, ha comunque agito responsabilmente e sta lavorando per evitare in futuro il ripetersi di casi simili. Coop ha già richiesto da tempo ai fornitori il controllo della filiera e l’adesione alla banca dati dei cereali di Federbio, una misura adeguata a garantire un controllo più puntuale.

Fonte: Il fatto alimentare


#Biosicuro

 

Come definito dai Reg. CE 834/07 e 889/08 e loro successive modifiche e integrazioni gli operatori che scelgono di adottare il metodo di produzione biologica devono sottostare a una rigida regolamentazione per poter utilizzare nelle etichette dei loro prodotti il marchio biologico europeo. Per assicurare che le imprese rispettino tutti gli obblighi, i due regolamenti istituiscono un apposito sistema di controllo e certificazione.
Chiunque operi nel settore biologico è soggetto ad almeno un’ispezione completa all'anno, per assicurare che sia conforme alla regolamentazione; il numero delle ispezioni aumenta con l’aumentare delle dimensioni dell’azienda e in relazione ad aspetti più tecnici stabiliti dalle norme europee e nazionali. Parte delle ispezioni dev’essere a sorpresa, ad almeno il 10% delle aziende vanno prelevati campioni da sottoporre ad analisi.
Questa attività di controllo e certificazione è supervisionata e coordinata da ogni Stato Membro, che deve individuare un’autorità competente (in Italia è il ministero delle Politiche agricole) responsabile del sistema di controllo e della sua vigilanza per assicurare la conformità agli standard stabiliti dalla regolamentazione europea.
Organismi di controllo e certificazione - ITALIA
L’Italia, come la maggior parte dei paesi europei, ha scelto di affidare i controlli e la certificazione degli operatori biologici non ad autorità di controllo pubbliche, ma a organismi privati autorizzati dopo un’istruttoria che ne abbia accertato competenza, indipendenza e terzietà. Gli organismi devono essere accreditati in base alla norma internazionale ISO65 che, in tutto il mondo, disciplina i sistemi di certificazione.
Nel 1995 con il DL 220/95 lo stato italiano ha definito ruoli ben precisi a carico dell’amministrazione centrale (ministero delle Politiche agricole) e periferica (Regioni, Province Autonome), cui regolare, sovrintendere e vigilare sul sistema.
Tutti gli organismi privati e le autorità di controllo operano sotto la supervisione e in stretta collaborazione con le autorità europee competenti.
A oggi in Italia sono autorizzati 14 organismi di controllo e certificazione, che operano su tutto il territorio nazionale; altri 3 sono autorizzati solo per la provincia di Bolzano. Sette dei 14 aderiscono a FederBio e controllano oltre il 94% degli operatori biologici italiani; sono Bioagricert srl, Bios srl, CCBP srl, ICEA, QCertificazioni srl, Sidel CAB srl e Suolo e Salute srl.
Attività degli Organismi di controllo e certificazione
Gli OdC devono effettuare almeno una volta all’anno un controllo fisico completo di ciascun operatore, oltre a ulteriori visite supplementari. Le ispezioni sono effettuate a tutti i livelli della filiera di produzione biologica (produzione vegetale, allevamento, trasformazione, distribuzione e importazione), garantendo al consumatore la certezza che il cibo biologico acquistato è stato prodotto secondo le rigide regole europee.
Per escludere il ricorso a tecniche non conformi o contaminazioni di prodotti non autorizzati, gli OdC sono tenuti a prelevare campioni da sottoporre ad analisi presso laboratori accreditati espressamente autorizzati dal MiPAAF

Dal 2001 le modalità con cui esercitare l’attività di verifica si basa in tutta Europa sul concetto di “Analisi del Rischio”, considerando:

  • la valutazione generale del rischio di inosservanza dei regolamenti europeo
  • i risultati dei precedenti controlli;
  • la quantità dei prodotti interessati;
  • il rischio di scambio di prodotti.

Un po’ di numeri - FederBio
Dei quasi 60.000 operatori biologici Italiani 51.802 (dati al 31/12/2015) sono controllati dai soci FederBio, così suddivisi:
38.535 agricoltori biologici
6.441 trasformatori di prodotti biologici
6.482 agricoltori che trasformano i propri prodotti biologici (vino, formaggi, marmellate, olio…)
307 operatori che oltre all’attività di produttore e/o trasformatore si occupano anche di importazione di prodotti biologici da paesi terzi
37 operatori che si occupano di acquacoltura biologica
Su questi operatori gli OdC FederBio hanno effettuato 68.669 verifiche ispettive pari a 1,32 visite/operatore/anno. Tali verifiche sono suddivise tra gli operatori sulla base dell’analisi del rischio e mediamente sono state così realizzate:
agricoltori biologici: 1,23 visite/anno
agricoltori trasformatori: 1,56 visite/anno
trasformatori: 1,6 visite/anno
importatori: 2,82 visite/anno
acquacoltura: 1,57 visite/anno
Le visite comportano sopralluoghi in campo, presso le strutture e magazzini degli operatori, verifiche del bilancio di massa e dei documenti contabili, eventuali prelievi di campioni.
Nel 2015 gli OdC aderenti alla Federazione hanno effettuato 7.254 analisi, che hanno riguardato il 14% degli operatori controllati.
Le analisi che hanno presentato positività, anche dovute a contaminazioni accidentali, hanno portato a una soppressione delle indicazioni “biologiche” dai prodotti.
Tutta questa attività di controllo ha permesso di identificare e allontanare produttori e prodotti non conformi ai regolamenti
Per valutare complessivamente l’affidabilità degli operatori biologici italiani si riportano i dati dell’attività di controllo di ICQRF che confronta le non conformità sui settori dei prodotti biologici, dei prodotti a denominazione protetta e dei vini a denominazione di origine evidenziando come il settore biologico sia il meno difettoso.


Biologico, nasce lo sportello “bioconosco”, iniziativa di ADOC e FederBio per una maggiore informazione ai consumatori

Roma, 18 ottobre 2016 – Dalla collaborazione tra Adoc e FederBio nasce lo sportello “BIOConosco”, il primo sportello online interamente dedicato ai consumatori che vogliono avere maggiori informazioni sulla produzione, sull’etichettatura e sui controlli dei prodotti biologici.
Lo sportello, oltre a informare correttamente i consumatori sui principi e le caratteristiche dell’agricoltura biologica, offre la possibilità di segnalare eventuali prodotti che espongono un’etichettatura non conforme alla normativa o che vengono venduti come biologici pur non essendo tali, in un’ottica di contrasto alle frodi nel settore.
Presso lo sportello virtuale, operativo sul sito dell’Adoc, i consumatori potranno quindi ricevere le più dettagliate informazioni sul mondo dell’agricoltura e dell’allevamento biologici, sia in merito al metodo di produzione sia ai principi che governano il settore, sulle modalità di etichettatura dei prodotti biologici e sui rigorosi controlli effettuati presso gli operatori.
Dall’origine delle materie prime al logo comunitario, dai controlli sulla produzione alla corretta terminologia, i consumatori avranno non solo la possibilità di arricchire la loro conoscenza sui prodotti bio, ma potranno anche contribuire in prima persona alla lotta contro le frodi e le contraffazioni.
Il biologico in Italia è in costante crescita. I dati dell'Osservatorio Ismea-Nielsen evidenziano che anche nel primo semestre del 2016 i consumi dei prodotti bio nella GDO aumentano a doppia cifra (+20,6% rispetto al primo semestre del 2015), confermando la performance positiva del 2015 (+20%) e quella degli ultimi 5 anni (+11%). Secondo i dati dell’Osservatorio SANA-ICE 2016 “Tutti i numeri del Bio", ben 7 famiglie su 10 mettono nel carrello alimenti biologici, con il 25% dei consumatori che ogni giorno o quasi scelgono di mangiare biologico. Il 74% (il 5% in più del 2015) delle famiglie italiane ha acquistato almeno una volta un prodotto alimentare biologico. Aumenta anche l'ammontare della spesa destinata al bio, con il 3,1% del totale della spesa alimentare.

Roberto Tascini – Presidente Adoc
“I consumatori sono sempre più orientati ad acquistare prodotti, come quelli biologici, che garantiscono qualità, sostenibilità e benessere. Ma senza una corretta informazione ed educazione alimentare si corre il rischio di acquistare prodotti che rispondono solo apparentemente a tali requisiti. Lo sportello “BIOConosco” nasce proprio con la volontà di ampliare la conoscenza dei consumatori del settore del biologico, sia di coloro che si avvicinano per la prima volta a questo mondo, sia di coloro che regolarmente acquistano prodotti biologici. Puntiamo l’attenzione in particolare sulla corretta etichettatura degli alimenti biologici, il primo e più utile strumento per conoscere l’origine delle materie prime utilizzate e per verificare i controlli effettuati sul prodotto. Grazie allo sportello, inoltre, avviamo un percorso congiunto con FederBio nel contrasto alle frodi alimentari del settore, dando la possibilità ai consumatori stessi di segnalarci eventuali prodotti che non rispettano le norme in vigore.”

Paolo Carnemolla - Presidente FederBio
"Lo sportello BIOconosco è lo strumento che tutti i consumatori possono utilizzare per avere le corrette informazioni e per sciogliere dubbi sul mondo del bio. Si tratta di un servizio per avere un maggiore contatto diretto con il consumatore finale, che vogliamo potenziare per far crescere il settore in modo sano e trasparente"


FederBio come sempre pronta per la riforma del sistema di certificazione che sia da modello in Europa. Necessario ripartire dalla tracciabilità e dal coordinamento efficace fra gli attori del sistema

Bologna, 11 ottobre 2016 – Il bio è il settore più controllato di tutto l’agroalimentare italiano:gli Organismi di Controllo e di Certificazione soci FederBio, che controllano 51.830 dei quasi 60.000 operatori biologici italiani, hanno effettuato nel 2015 un totale di 68.669 verifiche ispettive pari a 1,32 visite/operatore/anno, con una frequenza più che tripla rispetto al settore dei prodotti a denominazione di origine.
Le visite ispettive prevedono sopralluoghi in campo e presso le strutture e magazzini degli operatori, la verifica della congruità dei prodotti in entrata e in uscita e prelievi di campioni da sottoporre ad analisi presso laboratori accreditati indicati dal ministero delle Politiche agricole. Queste ispezioni sono aggiuntive a quelle dei normali organi di vigilanza (Nas, Ispettorato per la repressione delle frodi, Asl, etc).

Per supplire agli incomprensibili ritardi del ministero delle Politiche agricole, FederBio, quale organizzazione interprofessionale di riferimento per le imprese del settore biologico italiano, e ACCREDIA, l’ente nazionale di accreditamento per laboratori e organismi di certificazione, si sono dotati di strumenti informatici che consentono la verifica in tempo reale della regolarità degli acquisti e delle vendite con la tracciabilità fino al campo di produzione. Il progetto è al momento unico in Europa, a conferma del primato italiano in materia di controlli nell’agroalimentare.

“Nella puntata di Report sono emerse le situazioni critiche che FederBio segnala da anni. – dichiara Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – In particolare l’assenza di coordinamento del sistema di certificazione da parte del ministero, come contestato anche dalla UE, come di una vigilanza efficace non meramente burocratica. Gli organismi di certificazione devono essere sgravati da inutili adempimenti formali per concentrare sempre più la loro attività sui controlli in azienda. Quanto emerso dalla trasmissione televisiva indica la necessità di prevedere nel Piano strategico nazionale il riconoscimento di un organismo interprofessionale chiamato a elaborare regole per mantenere l’integrità del settore e per delineare strategie per il suo sviluppo.
Tutto questo considerato e per ridare efficacia e autorevolezza alla delega sul biologico chiediamo un incontro al Ministro Martina. FederBio, come sempre, è pronta per la riforma del sistema di certificazione che sia da modello in Europa. E’ necessario ripartire dalla tracciabilità e dal coordinamento efficace fra gli attori del sistema”.


Tuttofood 2017 lancia la nuova food week: a maggio Milano si anima di sapori, esperienze e idee. FederBio e il biologico tra i protagonisti.

Grazie allo stimolo di TUTTOFOOD, con il supporto di Regione Lombardia, Comune di Milano e Confcommercio, anche l’enogastronomia avrà finalmente la sua settimana dedicata. Per 8 giorni decine di eventi, dalle strade alle location più prestigiose, spazieranno dagli show-cooking al lifestyle ai laboratori, fino ad approfondimenti culturali e iniziative di solidarietà.
Le famose “Tre F”, Fashion, Furniture & Food, sono notoriamente le punte di diamante del Made in Italy nel mondo. Che per tutte e tre identifica in Milano il loro avamposto più votato all’innovazione e la sperimentazione. Ma se la città celebra già le prime due con le settimane della moda e quella del design, per la terza eccellenza, quella enogastronomica, mancava ancora un momento clou della stagione capace di condensare nello spazio di pochi giorni un calendario di appuntamenti senza confronti.
A colmare questa lacuna ha pensato TUTTOFOOD, la manifestazione food & beverage leader in Italia e fra le prime tre in Europa: in concomitanza con l’edizione 2017, in fieramilano a Rho da lunedì 8 a giovedì 11 maggio, la Milano World Food Exhibition porterà il suo know-how fuori dai cancelli della fiera per farsi promotrice di una grande festa del mangiare sano che dal 4 all’11 maggio coinvolgerà tutta la città, con cui ha un interscambio sempre più stretto quale erede dello spirito di EXPO per i temi della nutrizione.
“In un momento in cui le tematiche food appaiono quasi inflazionate e sono abbinate in maniera a volte poco coerente a eventi d’ogni genere, con risultati non sempre all’altezza – commenta Corrado Peraboni, Amministratore Delegato di Fiera Milano –, TUTTOFOOD ha scelto di condividere il suo patrimonio di conoscenze unico in Italia e farsi scintilla di un movimento che coinvolga tutti gli attori per offrire a Milano quella ‘Food Week’ all’altezza della sua reputazione che ancora le mancava. Coniugando la nostra expertise con quella delle associazioni di categoria e con il supporto delle istituzioni, stiamo preparando un’esperienza indimenticabile che per una settimana avvolgerà cittadini e visitatori in un vortice di sapori e aromi, ma anche di idee e contenuti”.
I dettagli sono ancora in progress, ma le prime indiscrezioni suggeriscono già, anche grazie alla collaborazione con Regione Lombardia, Comune di Milano e Confcommercio, un palinsesto da far venire l’acquolina in bocca agli appassionati di tutte le molteplici declinazioni del tema, messe a fattor comune dalla regia di TUTTOFOOD.

Di questa nuovissima Food Week saranno testimoni anche gli eventi serali delle TUTTOFOOD Nights nelle piazze più suggestive di Milano. E se il milanesissimo aperitivo è celebre – in italiano – in tutto il mondo, saranno super trendy quelli organizzati nei più affascinanti hotel 5 stelle lusso dai giovani chef di talento di Jeunes Restaurateurs d’Europe Italia, che hanno in serbo anche altre sorprese altrettanto di tendenza. E, per non mancare l’incontro con la Food Week, anticiperà il consueto appuntamento di metà maggio anche una bandiera dei gourmand più raffinati come Taste of Milano, l’evento dedicato all’alta ristorazione dove chef stellati e nuovi talenti saranno protagonisti con le loro realizzazioni più innovative, caratterizzati da coinvolgenti show-cooking di cucina italiana e internazionale completati da approfondimenti culturali. E ancora, in collaborazione con numerose associazioni aderenti a Confcommercio e FederBio, non mancheranno momenti dedicati al Bio, approfondimenti sul turismo
enogastronomico, e tante tante iniziative puntuali che animeranno vie e locali della città spaziando dallo street food ai laboratori del pane, dal connubio del cibo con le più raffinate mise en place fino alle iniziative di solidarietà e di educazione alimentare.
Con il suo coordinamento, TUTTOFOOD 2017 si farà garante insieme a istituzioni e associazioni della professionalità e del livello qualitativo degli eventi, che saranno via via definiti nel dettaglio nei prossimi mesi. Per la prima volta, TUTTOFOOD porterà “per strada”, al grande pubblico, l’expertise normalmente riservata agli addetti in manifestazione, per un appuntamento che si profila già come un futuro must tanto per gli esperti quanto per i semplici golosi.

Per maggiori informazioni su TUTTOFOOD:
www.tuttofood.it 
@TuttoFoodMilano,
#TUTTOFOOD2017.
Ufficio Stampa Fiera Milano
Rosy Mazzanti - Simone Zavettieri
T: +39 024997.7457
E: press.tuttofood@fieramilano.it


Boom del pomodoro biologico: avviata collaborazione tra OI Pomodoro da industria Nord Italia e FederBio per un’attenta applicazione delle regole del settore

Quest’anno c’è stato un vero e proprio boom della produzione di pomodoro biologico in Italia. E così l’OI Pomodoro da Industria del Nord Italia – l’organizzazione interprofessionale che raggruppa i soggetti della filiera del Nord Italia – e FederBio, si sono incontrate per avviare una collaborazione che permetta a tutti i soggetti della filiera - imprese agricole e di trasformazione - di poter applicare correttamente le tecnologie ammesse per il bio e puntare su prodotti a maggiore valore aggiunto, ma più difficili da ottenere.
All’incontro hanno partecipato il vicepresidente vicario dell’OI Rossella Martelli, il presidente di FederBio Paolo Carnemolla oltre al professor Gabriele Canali, consulente scientifico dell’OI, e tecnici dell’OI.
“Considerato l’aumento crescente dell’interesse degli operatori della filiera per i prodotti bio – commenta l’OI – e l’importanza che questo segmento produttivo sta assumendo sempre più sui mercati e considerata anche la necessità di assicurare redditività alla filiera grazie alla definizione di rapporti chiari e positivi con i consumatori, si è avviato un percorso di collaborazione con FederBio per affiancare sul piano tecnico le nostre imprese, agricole ed industriali, al fine di assicurare correttezza commerciale ed efficacia economica. Tutto questo con l’intento di una capillare verifica delle regole da parte di tutti gli operatori a tutela dei consumatori e dei produttori correttamente impegnati in questa filiera”.
“La crescente richiesta di materia prima e prodotti bio di origine italiana e l’avvio della programmazione dei PSR sta favorendo anche nel comparto del pomodoro da industria la conversione al biologico di sistemi produttivi professionali e specializzati, da qui la necessità che le organizzazioni che rappresentano la filiera del pomodoro da industria e il settore del biologico cooperino fattivamente per integrare competenze e strumenti nel rispetto dei rispettivi ruoli. Quello che accomuna l’OI e FederBio – sottolinea FederBio – è la comune visione sulla necessità di un mercato organizzato a dimensione di filiera e territorio e che possa garantire con rigore e trasparenza il rispetto della normativa sulla produzione biologica”.
Gli ultimi dati elaborati dall’OI parlano di un vero e proprio boom del biologico con un incremento di 548 ettari, dai 1.316 del 2015 ai 1.864 di quest’anno (+42%), delle superfici destinate alla produzione biologica.


Festeggia con noi il 2° anniversario del dominio .BIO

Il dominio .bio ha compiuto 2 anni!

Da quando è stato lanciato, il .bio continua a riscuotere grande successo tra i New Generic Top Level Domains.

Estensione scelta principalmente da tutti coloro che sono appassionati o hanno interesse nel mondo dell’agricoltura biologica come: produttori di frutta e verdura, distributori, enti e organizzazioni preposti alla certificazione e controllo, etc.

Oggi sono davvero tanti i brand che hanno registrato il dominio .bio per affermare la loro presenza online, circa 15.000 in tutto il mondo. In Italia invece, le registrazioni sono circa 3.000 ed i numeri sono in costante aumento. (Fonte namestat.org)

Registrando un .bio c’è la possibilità di:

• essere raggiunti online molto più facilmente

• far crescere la propria visibilità online (riconoscimento immediato dato dall’estensione)

• proporre indirizzi web più brevi e facili da memorizzare

• differenziarsi facendo chiaramente conoscere e certificando la propria appartenenza al mondo del biologico


Il biologico ha vinto? Non ancora di Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio

Dal 2008 il mercato del biologico cresce a doppia cifra, in evidente e significativa contro tendenza rispetto al mercato alimentare in generale e in maniera significativamente maggiore che altri settori dell’agroalimentare di qualità. E questo vale sia per il mercato interno che per l’export, per il quale non ci sono dati ufficiali ma l’evidenza quotidiana di “ampie praterie” per le imprese dell’agroalimentare italiano, come dimostra la straordinaria esperienza del vino biologico quasi solo vocata all’esportazione.
Ma fino a ora la conversione al biologico di aziende agricole e allevamenti non ha seguito - se non con assai meno intensità - questa tendenza, aumentando il divario fra richiesta di materie prime e disponibilità di provenienza nazionale e dunque richiedendo un ricorso crescente alle importazioni che, seppur anch’esse sottoposte alla normativa e sistema di certificazione UE, hanno evidenziato rischi anche gravi di frode.
Dall’inizio del 2016, finalmente, lo scenario appare in veloce mutamento anche sul versante del sistema agricolo e zootecnico nazionale. La coincidenza della crisi devastante e probabilmente definitiva dell’agricoltura convenzionale in comparti strategici quali i cereali, il latte, la carne, il riso e il pomodoro da industria, solo per citare i principali con l’avvio, in ritardo, dei nuovi PSR, sta determinando una massiccia tendenza alla conversione verso l’agricoltura biologica tanto da fare pensare che l’obiettivo di + 50% di SAU bio nazionale entro il 2020 fissato nel nuovo Piano strategico nazionale di settore possa essere facilmente raggiunto e anche superato. Del resto, se anche la SAU e il numero di allevamenti attualmente certificati bio raddoppiassero nel giro di breve, ancora non basterebbero per soddisfare la richiesta del mercato, che è cresciuta del 21% già nel primo semestre 2016.
Tutto bene, dunque, abbiamo finalmente vinto la sfida della sostenibilità anche economica con l’agricoltura convenzionale e i tanti e inutili tentativi di inventare sistemi di qualità e agricoltura sostenibile utili solo a spendere denari pubblici e mantenere con questi apparti pubblici e sindacali (vedi i sistemi qualità nazionali) ostinatamente avversi al biologico? No, per nulla. Perché la sfida sarà vinta solo se questo percorso, che finalmente avvicina il futuro dell’agricoltura e della zootecnia italiane alla crescita stabile e per ora inarrestabile di un mercato a dimensione mondiale, verrà gestito e supportato adeguatamente affinché non sia un ennesimo fallimento, forse l’ultimo, sia per le imprese che ci stanno credendo e investendo che per i cittadini che da soli stanno determinando questa svolta, con la loro domanda di ambiente, salute, etica e benessere.
Il sistema nazionale si presenta a questo appuntamento epocale decisamente in ritardo e impreparato. Gli strumenti della nuova programmazione dei fondi comunitari, sia a livello locale che nazionale, hanno fino a ora totalmente ignorato le necessità di gestione di questa fase per cui non ci sono quasi mai formazione o sistema di consulenza “accoppiati” per chi sceglie l’opzione del biologico nei PSR. E del resto nell’ambito del Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, così come nel nuovo sistema nazionale della consulenza, il biologico non c’è ancora, mentre si punta tutto sull’agricoltura integrata e sui sistemi di qualità nazionali sconosciuti al mercato. Nulla sulla ricerca a livello nazionale, mentre a livello regionale si procede in ordine sparso così come sulla formazione, dove l’unico obbligo vigente per i produttori biologici è quello di fare un corso per un patentino per l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fungicidi di sintesi, per loro quasi del tutto inutile. E poi burocrazia cresciuta e stratificata a dismisura in questi anni, che rischia di disincentivare chiunque dopo pochi minuti di litigio con un sistema informatico pubblico che non funziona, e un sistema di certificazione da riformare urgentemente perché rischia non essere in grado di gestire questa nuova situazione, anche per l’assenza ormai evidente del coordinamento e della vigilanza da parte pubblica. Non sono solo i numeri che cambiano, ma anche la tipologia di imprese, molto più professionali e impegnative e, soprattutto, in fuga da un sistema economico che le ha portate sull’orlo della chiusura.
Il Piano strategico di settore approvato dalla Conferenza Stato Regioni nella prima metà dell'anno ancora non si è trasformato in un Decreto ministeriale con scadenze precise e risorse adeguate e l’autorevolezza della delega per il settore biologico al Viceministro Olivero è messa in discussione anzitutto da questo fatto, prima ancora che dalle zone grigie che riguardano il suo staff. Anche per questo è urgente il riconoscimento di una rappresentanza interprofessionale di settore, che sostituisca un sistema di concertazione frammentato e antico e definisca regole condivise e applicate erga omnes, così come la creazione di un sistema integrato di servizi che affianchi le imprese in tutti gli ambiti della loro attività.
Ma non solo: è sempre più importante intervenire nell'ambito del sistema di certificazione nel quale manca un coordinamento da parte del ministero, come contestato anche dalla UE; gli organismi di certificazione devono essere sgravati da inutili adempimenti formali per concentrare sempre più la loro attività sui controlli in azienda.
Tutto questo considerato e per ridare efficacia e autorevolezza alla delega sul biologico chiediamo un incontro al Ministro Martina. FederBio, come sempre, è pronta per la riforma del sistema di certificazione che sia da modello in Europa. È necessario ripartire dalla tracciabilità e dal coordinamento efficace fra gli attori del sistema.
Questi progetti sono nel programma di mandato del gruppo dirigente di FederBio e anche nella forma stessa e nel lavoro che già da anni la federazione svolge su tutti i fronti dell’organizzazione del settore e della tutela dell’integrità del settore. A questo intendiamo aggiungere anche un lavoro ormai urgente di qualificazione e standardizzazione dell’applicazione della normativa vigente, in tutti gli ambiti produttivi e di filiera e compresi i mezzi tecnici, e lo sviluppo di innovazioni e strumenti adeguati per il presidio efficace dell’integrità del settore. A differenza di quello che pensano molti in Italia e a Bruxelles, infatti, la garanzia della qualificazione biologica dei prodotti non è nelle soglie di residui di principi attivi non ammessi ma nella tracciabilità delle produzioni. E su questo FederBio è come sempre attiva con tutti gli attori della filiera, a cominciare dall’olio di oliva e dai cereali e granaglie riso compreso.

Fonte: www.teatronaturale.it