FederBio: soddisfazione per la decisione dei Ministri Fazio e Prestigiacomo: un gesto importante per la salvaguardia del primato del Bio italiano
federbio“Trasmetto a nome di tutte le realtà associate a FederBio l’apprezzamento e la soddisfazione per la decisione dei Ministri della Salute Ferruccio Fazio e dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che li ha portati a controfirmare il Decreto sottoscritto dal Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, volto a negare le colture di ibridi di mais geneticamente nel nostro Paese” commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio.
“Si tratta di un ulteriore gesto di attenzione all’agricoltura di qualità, alla tutela dell’eccellenza agroalimentare italiana e conseguentemente di giusta difesa e valorizzazione del patrimonio e della ricchezza delle produzioni biologiche – continua Carnemolla. FederBio da tempo ha messo in evidenza la necessità di compiere atti concreti a favore di “… tutto ciò che la legge consente per impedire le coltivazioni OGM”, soprattutto in riferimento alla recente, discussa scelta della Commissione Europea. Molte sono le iniziative che dallo scorso marzo si stanno sviluppando per un’agricoltura senza OGM, che noi condividiamo, come per esempio la nuova campagna di Greenpeace “Diventiamo un milione contro il cibo OGM”, a dimostrazione della sensibilità comune e dell’importanza sempre crescente per un’alimentazione sicura e di qualità”.
“La certificazione dei prodotti biologici italiani nel mercato globale: l’efficacia del sistema di controllo per garantire un corretto funzionamento dei mercati con i Paesi Terzi”
federbioIl seminario, che rientra nel progetto INTERBIO, è organizzato da IAMB in collaborazione con FederBio e si svolge il 25 e 26 marzo presso la Fiera di Bologna (Ingresso Michelino, Viale Europa)
Nell’ambito del progetto INTERBIO, coordinato dallo IAMB (Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari) e finanziato dal MiPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) sulla base del Piano d’Azione Nazionale per l’agricoltura biologica, si tiene il seminario “La certificazione dei prodotti biologici italiani nel mercato globale: l’efficacia del sistema di controllo per garantire un corretto funzionamento dei mercati con i Paesi Terzi”, organizzato in collaborazione con FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica.
Il seminario, si articola in tre momenti:
- Sezione 1: Il sistema di controllo e certificazione dei prodotti biologici nel mercato globale: problematiche di armonizzazione delle norme internazionali
- Sezione 2: Affidabilità ed efficacia del sistema di controllo e certificazione delle produzioni biologiche nazionali: analisi e valutazioni dal punto di vista dei produttori, degli operatori di mercato, dei consumatori, degli Organismi di Controllo, delle Regioni, dell’Ispettorato per il controllo della Qualità del MiPAAF
- Sezione 3: Le prospettive della certificazione nel mercato globale; Tavola Rotonda con stesura di un documento finale: Linee guida per un Piano d’Azione per il miglioramento e la riorganizzazione del sistema di controllo e certificazione delle produzioni biologiche.
“L’evoluzione delle normative, sia a livello europeo che internazionale, e la crescita consistente del mercato del Bio a dimensione globale – commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio - rendono opportuno un momento di confronto fra gli attori del sistema di certificazione italiano, i soggetti, e le Istituzioni, protagonisti dei principali sistemi di accreditamento attualmente presenti nel mondo. Un’opportunità offerta dal Progetto InterBio, che permette un confronto il cui obiettivo è sicuramente la migliore conoscenza dei sistemi e delle problematiche attuali, per individuare azioni utili a migliorare l’integrazione e la collaborazione fra i sistemi e gli attori coinvolti, e per favorire la circolazione dei prodotti biologici italiani nel mercato globale”.
Per raccogliere tutti i punti di vista e per individuare le sfide relative al tema in oggetto, la realizzazione del seminario è stata affiancata da un forum attivo sul sito, dal tema: "La certificazione dei prodotti biologici nel mercato globale: l'efficacia del sistema di controllo per garantire un corretto funzionamento dei mercati con i Paesi Terzi".
IAMB e FederBio invitano ad iscriversi al forum e a postare domande e commenti, per contribuire così alla piena riuscita dell'evento, al quale sono tutti invitati.
ORARI:
Giovedì 25 marzo
Apertura lavori ore 10.00
Termine seminario ore 14.30
Tavola Rotonda dalle 15.00 alle 17.30
Venerdì 26 marzo
Apertura lavori ore 10.00
Termine seminario ore 13.00
Tavola Rotonda dalle 14.30 alle 17.30
Per motivi organizzativi si prega di iscriversi tramite telefono o mail alla segreteria di FederBio:
tel. 051/4210272
mail: info@federbio.it
“La certificazione dei prodotti biologici italiani nel mercato globale: l’efficacia del sistema di controllo per garantire un corretto funzionamento dei mercati con i Paesi Terzi”
FederBio: i candidati Governatori dicano che intenzioni hanno
federbioLa Sezione Soci Trasformatori e Distributori di FederBio esprime la sua viva preoccupazione per l’autorizzazione europea alla patata transgenica Amflora brevettata dall’impresa chimica Basf.
”Non dice il vero chi invita alla tranquillità sostenendo che la patata biotech avrà un uso industriale per la produzione di carta e colle. I sottoprodotti saranno infatti destinati all’alimentazione degli animali, introducendo così il nuovo OGM nella catena alimentare, col rischio di effetti avversi sulla salute umana e sull’ambiente, rischio che è stato sottolineato anche da due degli esperti scientifici dell’Efsa” dichiara Roberto Pinton, Segretario della Sezione Soci Trasformatori e Distributori.
“Sostenere che dall’utilizzo essenzialmente industriale della patata biotech discende l’assenza di rischi è una mistificazione anche per un altro motivo: la tecnologia degli OGM è ancora imperfetta, i pollini non si curano dei confini delle aziende, si diffondono nell’ambiente e sono in grado di trasferire le loro caratteristiche OGM alle altre coltivazioni convenzionali o biologiche a distanze anche rilevanti”.
Che la contaminazione non sia una remota eventualità è dimostrato con chiarezza dal fatto che gli stessi Regolamenti europei la definiscano “tecnicamente inevitabile” e da quello che nessuna compagnia assicuratrice al mondo è disponibile ad accettare polizze per quello che, evidentemente, considera non un semplice rischio di contaminazione, ma un’ineluttabile conseguenza della semina di OGM.
“Una sentenza della Corte suprema canadese ha già sancito che la presenza accidentale nei suoi campi di piante con un DNA OGM impone all’agricoltore il pagamento di royalty al titolare del brevetto: un polline OGM che violi i confini di un’azienda, penetri nei suoi campi e contamini le sue piante, non solo nega la libertà di produrre biologico e OGM-free, ma può rendere il raccolto proprietà dell’industria sementiera titolare della tecnologia, uno scenario che non possiamo accettare”, prosegue Pinton.
Visto il rilievo della questione per produttori e consumatori, FederBio chiede ai candidati in lizza per la Presidenza delle 13 Regioni di indicare subito e con la massima chiarezza agli elettori la loro posizione su questa delicatissima materia.
Sistemi antifrode nel bio, ecco come si protegge il settore da criminalità e furbetti. Intervista a Paolo Carnemolla, presidente di FederBio
federbioLo scudo antifrode nel bio è aperto. L’appetito della criminalità pare destinato a rimanere insoddisfatto. Almeno quando i loschi affari si concentrino sulle granaglie di agricoltura biologica. Su queste materie prime – principale obiettivo dei truffatori – è infatti attivo il database di Federbio. Uno strumento che ha già disinnescato nuovi tentativi di corrompere il settore dell’agricoltura pulita.
Ne parliamo con Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, l’organizzazione nazionale di rappresentanza del settore. Con il quale affrontiamo anche altri temi cruciali, dall’andamento dei prezzi nel bio alla resistenza delle organizzazioni agricole tradizionali.
Dal primo gennaio 2017 opera a pieno regime una banca dati antifrode sui prodotti di agricoltura biologica. Come funziona?
FIP, Federbio Integrity Platform, (www.Fip.bio) è attiva dal 2016 ma dal primo gennaio 2017 è obbligatoria per i certificatori associati a Federbio. 8 dei 14 autorizzati, ma che rappresentano il 90% dei controlli sul biologico Made in Italy. La banca dati registra ogni informazione su mangimi, cereali e granaglie. E a novembre sarà operativa anche per l’olio di oliva.
Sul funzionamento, in sintesi, gli organismi di certificazione inseriscono nel database i documenti relativi a certificazioni, superfici, colture e produzioni. La piattaforma incrocia queste informazioni con i documenti delle transazioni. Verificando le notizie contenute nei documenti di trasporto: acquirente, quantità, tipologia.
A ogni transazione inserita nel database, il sistema accerta la congruità dei dati. Emerge così all’istante se l’agricoltore ha venduto merci che non poteva vendere perché non le produce, o non dispone di quella quantità o ha i documenti di certificazione scaduti. In quel caso, scatta l’allerta. Vengono informati sia gli operatori che vendono e acquistano, sia i certificatori. I quali si attivano e vanno a vedere cosa è successo.
Una procedura efficace, che solo un intervento tardivo può vanificare. Chi controlla i controllori?
Nel database sono registrati anche i tempi di intervento. Ciò permette ad Accredia e al ministero delle Politiche agricole di controllare il buon operato dell’organismo di vigilanza.
Dall’attivazione di questa piattaforma avete scoperto frodi?
C’è un lavoro quotidiano. L’allerta scatta anche se il documento non è aggiornato. All’inizio abbiamo registrato numeri importanti, con un 30-40% di allerta. Ma si trattava per lo più di casi di disallineamento dei dati o carenze documentali. Alcuni certificatori ancora resistono, non si adeguano alle procedure e fanno scattare l’allerta. Non quelli associati a Federbio.
Oltre a questi “falsi positivi” causati dai certificatori, avete registrato vere e proprie frodi?
Vi sono stati alcuni casi. Per incongruità delle quantità vendute e anche in situazioni di colture non registrate. C’è stato chi, a causa di pioggia o gelate, ha cambiato tipo di coltura senza aggiornare quella registrata in banca dati.
In altri casi invece abbiamo sorpreso chi non sapeva dell’esistenza della piattaforma e ha tentato di vendere prodotti non conformi. L’operatore in pochi giorni è stato sospeso. Prima che il prodotto fosse immesso sul mercato, perché con questo sistema si interviene nella fase di acquisto presso l’agricoltore. Il database serve per prevenire non per gestire le frodi, come abbiamo fatto finora.
Il rapporto sulle agromafie di Eurispes stima il fatturato derivante dalla contraffazione nell’agroalimentare in quasi 29 milioni euro, con un aumento del 30% nel 2015. Il nuovo database sul bio però incrocia solo i dati sulle granaglie. Non è troppo poco per sventare nuove frodi?
L’agroalimentare è un settore molto appetibile per la criminalità. Le sanzioni penali sono lievi, poiché il reato di frode viene spesso punito con la sola sanzione pecuniaria. Per questo, se si vuole riciclare denaro è più facile agire in questo settore che in altri. Ma la fase più a rischio è quella delle materie prime. Si movimentano grandi quantità di prodotto, specie nelle importazioni. E i margini rasentano il doppio del valore della materia prima acquistata all’estero. Si tratta di navi da 3mila tonnellate. Su un prodotto che vale 500 euro a tonnellata significa fare milioni di euro.
La frode sulle materie prime è più redditizia rispetto a quella sul prodotto finito, e quest’ultimo a sua volta è soggetto a maggiori controlli, anche da parte delle aziende a valle della filiera. Infatti, le frodi che abbiamo scoperto e dovuto gestire negli ultimi anni erano tutte sulle materie prime.
Il vino bio continua a conquistare quota. Esiste un sistema rafforzato di controlli?
Il vino non è tra i prodotti a rischio. Fino a poco tempo fa si negava che potesse esistere il vino bio. Ora cresce, grazie a cantine serie che vi si impegnano con un approccio serio. È un settore virtuoso di conversione al bio. Poi c’è da distinguere il vino di qualità da quello della cantina sociale, o lo sfuso. E qui qualche problema c’è stato. Con casi di annacquamento, soprattutto. Capita con aziende straniere che comprano le cisterne di vino italiano e poi imbottigliano all’estero. L’origine è italiana. Ma non si sa chi abbia aggiunto l’acqua.
Il database FIP però non può rilevare eventuali casi di falso bio. Il rapporto appena pubblicato dall’Ispettorato frodi del ministero delle Politiche agricole ha mostrato un settore idilliaco. Neanche un campione bio con residui di pesticidi. Ma si tratta di un controllo su circa 150 campioni. Nella realtà chi controlla?
I residui di pesticidi sono tutt’altro tema. I controlli dell’Ispettorato frodi sono random. Gli organismi di certificazione operano invece sulla base di appositi protocolli. Hanno l’obbligo di verificare almeno il 10% delle aziende ogni anno, ma ne fanno il 20%. I nostri controlli sono mirati, si va certamente dove si sa che c’è un sospetto o anche solo un rischio di contaminazione accidentale, come nelle aziende miste, con coltivazioni convenzionali e bio. Si sceglie il periodo dell’anno più appropriato.
In particolare sull’ortofrutta opera un tavolo che prevede piani di controllo, interventi mirati in caso di crisi territoriali e un sistema di allerta fitopatologico. Informando gli organismi e le aziende agricole sulle condizioni meteo e le conseguenze sulle colture si consente una facile analisi del rischio. Non c’è tracciabilità, ma azioni comuni mirate.
Oltre ai grandi truffatori dobbiamo fare i conti con le piccole frodi quotidiane. Il rischio si annida anche nei mercatini bio. Come tutelarsi?
Lì basterebbe l’occhio attento del consumatore. È altamente improbabile che un banchetto possa avere tutta la frutta e la verdura immaginabile. Non può avere quella varietà se non è una grossa azienda agricola, che certo non va ai mercatini. Non può avere mele e arance, un prodotto tipico del Nord e un altro del Sud. Se vende pochi prodotti è già indice di serietà, vuol dire che vende quello che produce. Ma deve anche esporre la certificazione. Se non lo fa, il consumatore deve chiedere di vedere il certificato di conformità e il documento identificativo (verificandone la data di validità) che attesta anche quali tipologie di prodotto coltiva. Si vede così se l’operatore è certificato e se può avere mele o agrumi.
La risposta deve essere data al banchetto. Poi, a casa si può anche eseguire un controllo nel sito di Accredia (databio.it). E se la data di aggiornamento dei dati è vecchia bisogna chiamare il certificatore, cercandolo nella lista riportata a sinistra nella home page.
Al supermercato invece troviamo solo frutta e verdura bio confezionata. Perché?
Veniamo criticati perché l’ortofrutta bio nella Gdo o nei negozi viene sempre confezionata, con retina o contenitori, sprecando imballaggio. Ma se ciò accade c’è un motivo. Al di fuori della vendita diretta dall’agricoltore al consumatore, non si può vendere il prodotto sfuso se il punto vendita non è certificato. O i negozi si adeguano, come fanno le catene specializzate nel biologico, oppure devono confezionare.
E perché non si certificano?
Alcune lo sono già, ma per altre il vero ostacolo è di tipo organizzativo. Una curiosa circolare del ministero prevede l’obbligo di certificazione se una catena distributiva utilizza il termine “bio” o “biologico” associato alla marca. Col paradosso che “Esselunga bio” si è trovata obbligata a certificarsi e Coop – che peraltro era già certificata – avrebbe potuto farne a meno, perché nella sua linea “Vivi verde” manca la parola “bio”. Le regole sono complicate, così molti distributori preferiscono continuare a usare un po’ di imballaggio senza complicare gli oneri burocratici.
Il costo del servizio anti frode è a carico degli operatori. Finirà per tradursi in un aumento dei prezzi del biologico, già alti?
Il costo del database è di qualche centesimo di euro per tonnellata di prodotto. Non può giustificare alcun rincaro. Sui prezzi del bio invece la questione è varia. In generale sono più alti del convenzionale, con variazioni notevoli che in alcuni casi sono giustificate.
Nella zootecnia è normale e giusto che il biologico possa costare anche il doppio, rispetto a un convenzionale che magari viene dal Sudamerica (vedi lo scandalo della carne scoperto in Brasile, ndr)
È un sistema di allevamento estremamente diverso dal convenzionale. Un pollo bio richiede 4 metri quadri di spazio all’esterno. È nutrito con mangime bio, rigorosamente non OGM, e ha un ciclo di vita triplo rispetto al convenzionale. Si va dal minimo dettato dalla normativa di 80-90 giorni, fino a un massimo di 120-180 giorni, a seconda delle specie. Mentre un convenzionale in 30-35 giorni è pronto.
E gli standard saranno ben difficili da eguagliare…
Paradossalmente, nelle mense scolastiche le grammature sono tarate su misura del pollo da batteria. Lo vogliono bianco, con coscette piccole e uguali. E viene spesso rifiutato il pollo bio, il quale ha una coscia più grande e una carne più scura, e ‘sa di pollo’.
Sulle uova c’è il problema opposto: a volte ci chiamano lamentando che il tuorlo del bio è più chiaro. Ovvio, non ci sono i coloranti aggiunti ai mangimi convenzionali.
Anche lo standard della Gdo per l’ortofrutta è un problema. Si traduce in un aumento dei costi. La vogliono come quella convenzionale. E siamo spesso costretti a cedere i raccolti “non conformi” a quello standard all’industria alimentare di trasformazione. Che paga meno.
Zootecnia a parte, che ne è dei prezzi negli altri settori?
Su altri beni – come la pasta e la passata di pomodoro – il prezzo del bio può essere anche inferiore a quello della marca premium, la quale affronta i costi della pubblicità di cui il bio ha poco bisogno. Su tali prodotti un prezzo più alto dal 10 al 20% rispetto alla media di scaffale è compatibile con le rese inferiori, la filiera di dimensioni minori, la ridotta economia di scala. Il bio non ha il 20% del mercato. È al 2, al 5 e deve spalmare i costi su quei volumi.
Poi c’è la fascia di prezzi intermedia dell’ortofrutta, del fresco, dove un 20-30% di differenza è plausibile. Certo, molto dipende dall’andamento stagionale. Ci sono annate in cui è molto faticoso avere buon prodotto, le rese sono inferiori, i frutti sono meno vicini allo standard atteso e si ha più scarto. Ma ci sono anni in cui i prezzi dell’ortofrutta bio non sono distanti dal convenzionale. Con le differenze proprie della resa delle varie colture: un conto è l’uva da tavola, altro la mela. Quest’anno al Nord è andata bene, mentre al Sud ci sono stati problemi con la neve. Ora invece al Nord si fanno i conti con la siccità, che sta creando forti difficoltà, mentre al Sud va meglio.
Quindi i prezzi del bio sono nella norma. Nessuno specula?
Speculare sarebbe di corto respiro. Uno dei motivi dell’aumento del consumi del bio è che i prezzi sono in calo progressivo. E la tendenza sarà quella, con la crescente diffusione nella GDO e nei discount. Il problema è che abbiamo ancora costi fissi (logistica, personale, certificazione, scarti, rese) che incidono troppo. I consumi crescono molto – +20% nel 2016 – ma ancora rappresentano poco più del 3% dei consumi alimentari in Italia. Fatte 100 le vendite di alimenti nella distribuzione moderna, il 3% è bio. E i costi incidono su quello. Non a caso il bio costa meno nella Gdo che fa economia di scala, mentre i negozi specializzati sono meno efficienti. In prospettiva, è certo che all’aumentare del volume del bio, caleranno i prezzi.
Con una domanda in continua crescita il bio italiano non assume ancora dimensioni importanti. Perché?
Se pure raddoppiassimo i terreni coltivati a bio il prodotto non basterebbe. Il problema sono le organizzazioni agricole tradizionali, che hanno paura di perdere potere. Vuol dire acquisire tutto quello che non hanno: certificazione, competenze specifiche. Quindi sconsigliano i loro associati, o comunque non sono proattive nella spinta sul bio.
Coldiretti promuove solo la logica del km zero. Senza distinguere tra chi è più buono o bravo. Il bio deve essere solo quello a km zero.
Confagricoltura ha una federazione di produttori bio, ma resta in mezzo al guado, poiché fa più lobby a favore degli OGM che del bio. CIA invece è socio di Federbio da sempre. E negli ultimi 2-3 anni ha creato Anabio, la sua associazione dei produttori biologici. Continuando così saremo sempre costretti a importare dall’estero per rispondere alla domanda.
Fonte: http://www.greatitalianfoodtrade.it/antifrode-nel-bio-intervista-carnemolla/
Adesso parlo B’Io. Biologico, la parola ai Produttori - Marzo
federbioAd ottobre in programma l’Assemblea Nazionale dei Produttori Biologici
Unire i produttori e dar voce al Biologico italiano: questo l’obiettivo principale dell’Assemblea Nazionale dei Produttori Biologici, prevista per il mese di ottobre. L’idea parte dalla Sezione Soci Produttori di FederBio, che rivolge l’invito a tutte le realtà produttive, per unire l’intero settore, stimolare un sano dibattito e pianificare azioni comuni volte a promuovere la crescita sana del comparto.
“Fino ad oggi abbiamo assistito a divisioni nel mondo del Biologico, più nei suoi vertici che tra le aziende; ora è giunto il momento che parlino i produttori sui temi più importanti, dalle questioni dei prezzi e del mercato ai PSR, dalla lotta agli OGM fino alle questioni tecniche e più in generale sulle politiche per il Biologico - afferma Ignazio Cirronis, produttore, Presidente UNAPROBIO e Coordinatore della Sezione Soci Produttori FederBio. I produttori non si accontentano di essere un anello della filiera biologica, ma chiedono di governarla e per fare questo intendono varare una nuova stagione del Biologico e dell’associazionismo che lo rappresenta; anche per questo, l’Assemblea Nazionale sarà preceduta da decine di assemblee territoriali aperte a tutti i produttori biologici”.
“Due giorni per comprendere le opportunità e le minacce che il settore del Biologico italiano vive – spiega Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio. L’incontro e il confronto tra tutte le realtà che nel nostro Paese producono prodotti biologici diventano fondamentali, necessari. L’Assemblea intende essere un momento dedicato al Biologico italiano, per instaurare una collaborazione duratura nel tempo che abbia come unico e condiviso obiettivo una crescita del comparto su basi ancor più solide”.
Il progetto dell’Assemblea è stato proposto a tutte le Associazioni che si occupano del biologico; hanno già raccolto l’invito della Sezione Soci Produttori di FederBio: AGRIBIO, ANABIO, ANAPROBIO, Associazione Agricoltura Biodinamica, Federazione Agricoltori Bio della Confagricoltura, Terra Sana, UNAPROBIO.
FederBio e FIDAF: al via il Comitato Tecnico-Scientifico
federbioIl Protocollo d’Intesa tra le due Federazioni porta alla costituzione e all’avvio di un Comitato Tecnico-Scientifico per sviluppare attività legate alla sostenibilità agricola, con focus sull’agricoltura biologica
FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e FIDAF, Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali, hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa, che prevede una collaborazione per favorire lo sviluppo di programmi nell’ambito della ricerca e dell’innovazione tecnologica, della sperimentazione e della formazione in materia di agricoltura biologica e sostenibile, in particolare nelle aree di:
• Agricoltura, Sostenibilità e Clima
• Agricoltura e Biodiversità
• Agricoltura e Ruralità
Il Protocollo d’Intesa realizza un progetto al quale FederBio ha da sempre dato molta importanza: la ricerca è infatti considerata dalla Federazione un aspetto fondamentale dello sviluppo agricolo sostenibile, del Biologico in primis, per sfruttarne i benefici e svilupparne appieno le potenzialità.
FederBio, già lo scorso dicembre, a ridosso della Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen, pose l'accento sui benefici che l'agricoltura biologica può dare alla lotta contro il global warming. Ed oggi, anche in Italia, in coerenza e in raccordo con il tavolo europeo sull'agricoltura biologica e la lotta al cambiamento climatico, con FIDAF si fa promotore della costituzione e dell’avvio di un Comitato Tecnico-Scientifico, chiamato a sviluppare proposte per attività comuni sui temi della sostenibilità agricola, con focus sull’agricoltura biologica, per rilanciare nel nostro Paese quanto di recente affermato anche da Katherine Di Matteo, Presidente di IFOAM World, che, durante la Opening Cerimony di Biofach, ha sottolineato che: “l'agricoltura biologica risponde a problemi molto avvertiti del nostro tempo; dà risposte autentiche, trasparenti, innovative, etiche; esprime valori che costituiscono soluzioni essenziali a un'economia sostenibile, alla sicurezza alimentare, in definitiva a una migliore qualità della vita”.
“L’intesa con FIDAF e il Comitato Tecnico-Scientifico – commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – rappresentano un passo significativo per il Comparto. Come ben ricorda la Fao, è infatti necessario, ovunque nel mondo e dunque anche in Italia, un nuovo approccio alla ricerca in campo agricolo, per promuoverne la sostenibilità e supportare la sicurezza alimentare anche nei Paesi in via di sviluppo e per affrontare in modo concreto le incertezze del cambiamento climatico”.
Luigi Rossi, Presidente di FIDAF, già Direttore del Dipartimento BIOTEC dell’ENEA ed illustre ricercatore ed esperto di bio-tecnologie applicate all’agricoltura sostenibile, aggiunge: “l'agricoltura, e in particolare il mondo agricolo italiano, hanno bisogno del sostegno della scienza e della genetica. Pensiamo alle tipicità italiane: l'ingegneria genetica è particolarmente utile per salvaguardare gli stessi prodotti tipici e per renderli ancora più coerenti con i principi della sostenibilità, basti ricordare che molti prodotti tipici non sono solo un dono della natura, ma anche il risultato del lavoro dei genetisti agrari”.
In questa prima fase di organizzazione del Comitato, FederBio ha raccolto l’adesione del Dott. Gian Felice Clemente, Presidente di Igeam, società leader nel settore della sostenibilità, con cui FederBio ha già un accordo di collaborazione, ed esperto sui temi dell’agricoltura e dell’energia, il quale commenta: “Questa esperienza amplia ulteriormente i miei interessi nell’assistere ed accompagnare le aziende anche del settore agricolo ed agroalimentare verso nuove soluzioni e nuove opportunità per una produzione ambientalmente compatibile con le caratteristiche e le vocazioni del Territorio, di qualità e tecnologicamente avanzata. Il comparto del Biologico ha innumerevoli potenzialità che se, gestite tecnicamente e scientificamente nella maniera più idonea, possono dare vita a progetti particolarmente innovativi in termini anche di tutela ambientale”.
Hanno già espresso la loro adesione al Comitato anche il Dott. Andreotto Gaetani D’Aragona, esperto di sviluppo rurale e di agricoltura biologica, che ha collaborato nella segreteria del Ministro dell’Agricoltura, ha partecipato alla Commissione di valutazione dei programmi di ricerca in agricoltura biologica e ha collaborato, come esperto, con il Ministero dell’Ambiente per l’attuazione della convenzione internazionale di Kyoto; e il Prof. Davide Marino, Docente di Economia ed Estimo Rurale presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università del Molise e Presidente del CURSA, il Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente.
FederBio esprime grande soddisfazione per l’avvio di questo ambizioso progetto, possibile solo grazie all’impegno di realtà composite del mondo agricolo, accademico e scientifico, insieme per unire le forze e per ricercare quindi, in totale collaborazione, soluzioni concrete che coniughino l'innovazione e la sperimentazione, nella salvaguardia della biodiversità, delle peculiarità e della vocazione agricola italiana. Obiettivo strategico quello di fare del Biologico made in Italy il settore "d'eccellenza", a partire dal quale attuare progressivamente un vero e proprio programma di sviluppo sostenibile dell’intero sistema agro-economico nazionale.
Il Biologico fa il Verde più Green
federbioIn occasione di Miflor, un convegno sulla gestione del verde pubblico in tempo di green economy. Venerdì 19 febbraio dalle ore 10.30 a Padova Fiere
“Nelle aree di proprietà pubblica destinate a verde, di cui è prevista la fruizione a scopo ricreativo da parte del pubblico, specialmente se in età scolare, devono essere adottate tecniche di gestione e manutenzione compatibili con il metodo biologico, così come definito dal Regolamento e dalla presente Legge.” Così recita l’articolo 18 (Aree verdi pubbliche) del Testo Unico sul Biologico dal titolo “Nuove disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola ed agroalimentare con metodo biologico” in corso di discussione al Parlamento.
Questo lo spunto del convegno “Il Biologico fa il Verde più Green - La gestione del verde pubblico in tempo di green economy” che si tiene venerdì 19 febbraio dalle ore 10.30 (sala 7B Padiglione 7) durante Miflor a PadovaFiere, organizzato da ANVE, Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, in collaborazione con FederBio e che vede l’intervento di Maurizio Lapponi, Presidente di ANVE, Daniele Fichera, Segretario Sezione Soci Organismi di Controllo di FederBio, Roberto Diolaiti, Direttore del Dipartimento Qualità della Città – Settore Ambiente del Comune di Bologna, Daniele Ara, tecnico di Pro.B.E.R. e Daniele Pederzoli, Responsabile Tecnico Serbios.
In Italia esistono già dei Comuni certificati sulla base di standard privati sulla gestione del verde Pubblico con metodologia Bio-sostenibile e in virtù di questi casi significativi è emersa l’esigenza di creare dei punti minimi condivisi che sintetizzino e descrivano le linee guida alle quali ogni standard privato comunque si ispira. Tale attività rientra proprio tra gli obiettivi previsti dal Progetto per il rafforzamento delle attività a carattere interprofessionale, cofinanziato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
“La Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica vuole mettere in evidenza durante questo convegno – spiega Daniele Fichera, Segretario Sezione Soci Organismi di Controllo di FederBio – le linee guida per la gestione del Verde Pubblico con metodologia Bio-sostenibile, affinché anche nel comparto del floro-vivaismo legato alla gestione del verde pubblico si possano perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale sempre più importanti anche nel nostro Paese. FederBio, infatti, ha già attivato un gruppo di lavoro volto a definire standard normativi, linee guida e regolamenti tecnici e di certificazione per la Gestione del Verde Pubblico con metodologia Bio-sostenibile ed auspica che il Progetto cofinanziato dal Ministero venga progressivamente applicato ed adottato da tutti gli operatori e le istituzioni sensibili al tema di un sano ed equilibrato sviluppo, nel rispetto della biodiversità e del territorio”.
FederBio e Buonitalia: insieme a BioFach per il Biologico italiano
federbioDurante il Salone mondiale per i prodotti biologici che si tiene a Norimberga dal 17 al 20 febbraio, il Bio Made in Italy sarà protagonista, grazie alla collaborazione tra FederBio e Buonitalia
Oli, vini, formaggi, pasta, salumi, pizze, tutto biologico e tutto made in Italy.
Questi gli ingredienti protagonisti delle degustazioni che faranno da contorno agli incontri e alle presentazioni presso lo stand di Buonitalia (padiglione 4 nr 228), durante il Biofach di Norimberga.
I quattro giorni totalmente dedicati al comparto del Biologico concretizzano l’accordo sottoscritto lo scorso gennaio tra FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e Buonitalia, per la promozione del Bio made in Italy, sia nel mercato interno che in quello comunitario e dei Paesi terzi, come naturale percorso per raggiungere gli obiettivi contenuti nel Piano d’Azione Nazionale per l’Agricoltura e i prodotti Biologici del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e come complemento dell’Accordo di Settore tra il Ministero dello Sviluppo Economico, ICE e FederBio per l’internazionalizzazione del Biologico nazionale.
Gli appuntamenti col Bio made in Italy che animeranno lo stand Buonitalia partono dalla Premiazione dei vincitori del Concorso BioCaseus, dedicato ai formaggi biologici, per continuare con la presentazione del dossier IFOAM, con l’incontro tra le aziende dell’acquacoltura italiana e i buyer, con gli incontri B2B organizzati da ICE, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, con la presentazione dei progetti innovativi a cura della GDO, con la presentazione dei nuovi prodotti delle aziende espositrici italiane e con l’attenzione alla tutela ambientale con il progetto “Eco Energy: tutela dell’ambiente e risparmio energetico”.
“Ci ha fatto molto piacere iniziare concretamente a collaborare con Buonitalia e quindi permettere al Bio italiano di essere protagonista durante il Salone più importante dedicato a questo comparto – commenta Roberto Pagliuca, Segretario Generale di FederBio; l’incontro e il confronto tra così tanti attori del Biologico offrirà sicuramente ulteriori spunti per una continua e sana crescita del settore in Italia e per lo sviluppo di ulteriori iniziative di collaborazione con Buonitalia”.
Numerosi saranno inoltre i momenti dedicati alle degustazioni, organizzati da FederBio presso lo stand in collaborazione con le migliori Aziende nazionali, perché gli ospiti del Salone possano assaporare e quindi conoscere da vicino le qualità dei prodotti Biologici del nostro Paese.









