Biologico VS convenzionale: i risultati di un esperimento da record di FiBL

Dal 1978, a Therwil, nel Cantone di Basilea Campagna, la Confederazione Svizzera, attraverso Agroscope, e l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica (FiBL) conducono un esperimento a lungo termine che confronta coltivazioni biologiche e convenzionali. Su un ettaro di terreno agricolo, vengono studiate le conseguenze dei due metodi di coltivazione in termini di resa, qualità del suolo e impatto climatico.

Il sito ospita 96 parcelle sperimentali, coltivate attualmente con patate, grano e prati misti a trifoglio destinati a foraggio. Jochen Meyer, ricercatore di Agroscope e co-responsabile del progetto noto come “DOK”, spiega che il terreno è molto omogeneo e di ottima qualità, caratteristica che permette confronti affidabili tra i sistemi. Le coltivazioni vengono effettuate fianco a fianco con tecniche diverse, permettendo osservazioni dirette sulle differenze tra biologico e convenzionale.

Secondo i risultati ottenuti, i sistemi biologici raggiungono in media circa l’85% della resa dei sistemi convenzionali. Questo avviene nonostante un utilizzo ridotto dei fertilizzanti azotati (circa un terzo in meno) e un impiego molto più contenuto di prodotti fitosanitari (circa dieci volte meno). Le differenze nelle rese variano a seconda del tipo di coltura. Nei cereali e soprattutto nelle patate, che richiedono maggiore attenzione alla protezione delle piante, il calo di resa nel sistema biologico può arrivare fino a un terzo. Inoltre, le rese biologiche risultano meno stabili nel tempo, con una variabilità stimata intorno al 40% in più rispetto al convenzionale.

Secondo Meyer, esistono altri studi che confrontano i due metodi di coltivazione, ma nessuno ha una durata così lunga. Anche Else Bünemann del FiBL evidenzia la particolarità del progetto svizzero, che consente un’analisi scientifica molto precisa degli effetti sulla resa e sul suolo. Un elemento distintivo dell’esperimento è la presenza simultanea di più colture ogni anno. Questa strategia consente di equilibrare gli effetti di variazioni climatiche annuali e condizioni sfavorevoli per una singola coltura, fornendo così dati più affidabili.

Una parte dell’attenzione è rivolta anche all’impatto climatico dei due sistemi. La quantità totale di azoto nei sistemi biologici è inferiore, e in particolare si riduce la frazione disponibile, con la conseguenza di minori emissioni di protossido di azoto, un gas serra molto potente.

Per migliorare ulteriormente l’efficienza dell’agricoltura biologica, Meyer ipotizza l’adozione di nuove strategie, come l’uso dell’azoto recuperato dalle acque reflue o direttamente dall’urina umana. Questo approccio avrebbe il potenziale di chiudere i cicli dei nutrienti, fornendo una quantità mirata di elementi nutritivi per ridurre il divario di resa.

L’esperimento, che ha prodotto finora più di 140 pubblicazioni scientifiche e numerose tesi di master e dottorato, è destinato a proseguire almeno per altri 50 anni, secondo le intenzioni di FiBL e Agroscope.

Fonte: Green Planet

Autore: Redazione


Proposta PAC, bocciatura unanime del mondo del biologico: “Un passo indietro per la sostenibilità”

La proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034 presentata dalla Commissione Europea sta suscitando forti critiche da parte del mondo del biologico europeo e italiano. Le principali associazioni del settore esprimono una netta opposizione a una visione che considerano inadeguata per affrontare le sfide ambientali, climatiche e di sicurezza alimentare.

Al centro della contestazione, la decisione della Commissione di vincolare il bilancio PAC esclusivamente al sostegno al reddito sotto forma di pagamenti a superficie, lasciando agli Stati membri la responsabilità di finanziare le misure agroambientali. Una scelta che rischia di creare una “corsa al ribasso” tra i Paesi, compromettendo l’ambizione ambientale comune e mettendo a rischio la sovranità alimentare europea.

IFOAM Organics Europe chiede che almeno un terzo del bilancio PAC venga destinato in modo vincolante alla tutela dei servizi ecosistemici, compresa l’agricoltura biologica, come indicato anche dal Dialogo Strategico sul futuro dell’agricoltura promosso dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Jan Plagge, presidente di IFOAM Organics Europe, sottolinea: “Senza una chiara direzione verso la sostenibilità, data dal bilancio UE, il rischio è quello di un progressivo disimpegno dalle politiche ambientali”.

FederBio, pienamente allineata alla posizione europea, sottolinea che anche il riconoscimento del valore strategico del biologico nella PAC post-2027 rischia di restare privo di effetti concreti in assenza di risorse dedicate. “Passare dall’obiettivo del 25% di superficie a biologico a un’impostazione che esclude vincoli di spesa per l’ambiente è una contraddizione incomprensibile”, dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. […]

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FONTE


TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 luglio 2025



Evento gratuito dedicato all’innovazione in viticoltura biologica: soluzioni di biocontrollo e biostimolazione nel vigneto

Bologna, 22 luglio 2025 – Il prossimo 24 luglio si terrà l’iniziativa “L’innovazione in vigna: biocontrollo e biostimolazione alla prova nel vigneto biologico” un evento dedicato a chi opera nel settore della viticoltura biologica e desidera approfondire tecniche innovative e sostenibili, organizzato da FederBio Servizi in collaborazione con Consorzi Agrari D’Italia e Syngenta Italia.

“Gli strumenti per il biocontrollo e la biostimolazione attualmente disponibili sul mercato fanno sì che una viticoltura biologica competitiva e di altissima qualità sia oggi una solida realtà nelle aree più vocate del nostro territorio nazionale. Grazie agli investimenti sull’innovazione e l’assistenza tecnica in ambito bio di alcuni importanti attori, esiste oggi una risposta sostenibile alle avversità biotiche e abiotiche, rese sempre più sfidanti dagli effetti del cambiamento climatico”, ha dichiarato Nicola Stanzani, Direttore di FederBio Servizi, a cui è affidata la moderazione del workshop.

L’iniziativa, rivolta ad agricoltori, produttori e tecnici, prevede due momenti distinti:

  • Visita guidata in campo a cura di Syngenta Italia: saranno illustrate soluzioni pratiche di biocontrollo per la difesa del vigneto e prodotti biostimolanti per la gestione sostenibile della coltura biologica;
  • Workshop tecnico: approfondimenti su sostenibilità, innovazione e mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica, con uno spazio dedicato alla normativa vigente.

Nel corso del workshop, Mauro Coatti, Head of Technical Support and Sustainability di Syngenta, illustrerà come l’azienda stia trasformando le proprie “Sustainability Priorities” in azioni.

“L’agricoltore − ha evidenziato Coatti − è in prima linea per produrre cibo mantenendo elevati standard qualitativi, preservando al contempo le risorse. Non tutti gli agricoltori però hanno accesso all’innovazione e a una corretta informazione. Attraverso le Sustainability Priorities, Syngenta ha definito 4 aree di intervento per promuovere l’innovazione e le tecnologie nel settore agricolo con l’obiettivo di aumentare la produzione alimentare in modo sostenibile, riducendo l’impatto ambientale e climatico».

Le Sustainability Priorities si inseriscono in un cammino consolidato che riflette l’approccio pluridecennale di Syngenta verso la sostenibilità agroalimentare e nascono da consolidati progetti e iniziative già operativi che guidano i suoi servizi. Le quattro priorità sono:

  1. Produrre di più, con un minor impatto ambientale;
  2. Rigenerare il suolo e la natura;
  3. Migliorare il benessere delle comunità locali;
  4. Rendere più sostenibili le nostre operazioni.

Tra i progetti citati già messi in campo da Syngenta Cropwise, InterraScan, Heliosec e le soluzioni Biologicals “. A seguire interverranno Massimo Murri, Coordinatore Rete Centro-Sud Ovest di Consorzi Agrari D’Italia e Daniele Fichera, Coordinatore Comitato Tecnico e Normativo di FederBio. I due relatori illustreranno una panoramica sull’approccio di CAI alla viticoltura biologica e nel rispetto del quadro normativo vigente a livello nazionale e dell’Unione Europea.

L’iniziativa si terrà nelle vigne toscane dell’azienda vinicola Podere La Regola situata a Riparbella (PI). Per ulteriori informazioni e per iscriversi: https://federbioservizi.it/evento/linnovazione-in-vigna-biocontrollo-e-biostimolazione-alla-prova-nel-vigneto-biologico/

 

 

Fonte: FederBio Servizi

Autore: Cristina Di Mauro


Ecologisti in rivolta: “Con la nuova politica agricola europea cresce il rischio climatico”

Le associazioni ambientaliste e FederBio accusano la proposta di riforma della Pac: “Dà troppo potere agli Stati ed elimina le garanzie, così aumenta il pericolo di alluvioni e siccità”

Più Europa o meno Europa? Con l’alleanza atlantica in crisi, le turbolenze a Est e la necessità economica di fare numeri per reggere la concorrenza globale, la risposta sembra scontata: senza un rafforzamento del gioco di squadra il declassamento del continente è garantito. Eppure in campo agricolo la proposta di riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per il periodo 2028 – 2034, appena pubblicata dalla Commissione Europea, va in direzione opposta: riduce l’azione comune e dà più potere agli Stati. Al di là delle inevitabili polemiche sul taglio di budget del 21% (restano comunque 300 miliardi di euro) è questa la novità politica che emerge. E che in campo ambientale segna una contraddizione netta tra gli obiettivi (rafforzati) e gli strumenti (indeboliti). Di qui la protesta del mondo del biologico e delle associazioni ambientaliste.

“Questa proposta è un grave passo indietro”, commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Senza un chiaro orientamento alla sostenibilità si rischia che la Pac generi una pericolosa corsa al ribasso tra gli Stati, con conseguenze gravi per la sovranità alimentare e un progressivo disimpegno dalle politiche ambientali. Puntare sull’agricoltura biologica offre benefici d’interesse collettivo come la tutela della salute e della biodiversità, una migliore redditività, una maggiore occupazione femminile, il rilancio delle aree rurali. Per questo chiediamo che i fondi Pac siano vincolati in modo chiaro alla protezione ambientale, alla lotta al cambiamento climatico e al benessere animale, a sostegno di un’autentica transizione ecologica”.

Più Europa o meno Europa? Con l’alleanza atlantica in crisi, le turbolenze a Est e la necessità economica di fare numeri per reggere la concorrenza globale, la risposta sembra scontata: senza un rafforzamento del gioco di squadra il declassamento del continente è garantito. Eppure in campo agricolo la proposta di riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per il periodo 2028 – 2034, appena pubblicata dalla Commissione Europea, va in direzione opposta: riduce l’azione comune e dà più potere agli Stati. Al di là delle inevitabili polemiche sul taglio di budget del 21% (restano comunque 300 miliardi di euro) è questa la novità politica che emerge. E che in campo ambientale segna una contraddizione netta tra gli obiettivi (rafforzati) e gli strumenti (indeboliti). Di qui la protesta del mondo del biologico e delle associazioni ambientaliste.

“Questa proposta è un grave passo indietro”, commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Senza un chiaro orientamento alla sostenibilità si rischia che la Pac generi una pericolosa corsa al ribasso tra gli Stati, con conseguenze gravi per la sovranità alimentare e un progressivo disimpegno dalle politiche ambientali. Puntare sull’agricoltura biologica offre benefici d’interesse collettivo come la tutela della salute e della biodiversità, una migliore redditività, una maggiore occupazione femminile, il rilancio delle aree rurali. Per questo chiediamo che i fondi Pac siano vincolati in modo chiaro alla protezione ambientale, alla lotta al cambiamento climatico e al benessere animale, a sostegno di un’autentica transizione ecologica”.

Il nodo da sciogliere, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, è la mancanza di connessione tra i vari problemi e i vari budget. Se quando si parla di agricoltura non si tiene conto dell’impatto di questa attività sul clima, sulla contaminazione del suolo e sulla biodiversità, si rischia di dare finanziamenti che peggiorano l’inquinamento e contribuiscono a esasperare i problemi creati dalla crisi climatica. Così serviranno altri fondi per rimediare ai danni concessi con i finanziamenti agricoli sbagliati. Del resto è anche il parere della Corte dei Conti europea che l’anno scorso ha evidenziato un “notevole divario” tra gli incentivi agricoli della Pac e gli obiettivi climatici e ambientali fissati dal Green Deal, sottolineando che i fondi spesi per l’agricoltura non vanno nella direzione giusta. […]

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TESTATA: The Huffington Post
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 luglio 2025



FederBio boccia la PAC: le sfide ambientali e di sicurezza alimentare richiedono una chiara destinazione dei fondi per ambiente, clima e benessere animale

Bologna, 17 luglio 2025FederBio esprime una forte critica alla proposta di riforma della PAC per il periodo 2028-2034 presentata ieri dalla Commissione Europea, allineandosi pienamente alla posizione di IFOAM Organics Europe, la federazione europea del movimento del biologico. A suscitare grandi perplessità è la destinazione del bilancio esclusivamente al sostegno al reddito sotto forma di pagamenti a superficie, lasciando agli Stati membri il compito di finanziare le misure agroambientali.

Come IFOAM OE, FederBio ribadisce l’importanza di destinare in modo vincolante non meno del 30% dei fondi PAC ad ambiente, clima e benessere animale, per supportare un percorso chiaro e stabile verso la sostenibilità ambientale e la tutela dei servizi ecosistemici compresa l’agricoltura biologica.

Anche uno degli aspetti che valutiamo positivamente, come il riconoscimento del valore strategico dell’agricoltura biologica inserito nella PAC post-2027, rischia di non produrre alcun risultato concreto senza essere vincolato a un budget dedicato alle azioni ambientali che investano sull’agroecologia a partire dalle produzioni biologiche. Passare dall’obiettivo del raggiungimento del 25% di superfice coltivata a biologico dell’attuale programmazione dei fondi a scelte di questa natura rappresenta una contraddizione incomprensibile.

 “Riteniamo questa proposta sulla PAC un grave passo indietro sul fonte della sostenibilità e della transizione verso modelli agroecologici sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Oltre a un taglio dei fondi destinati alla PAC in una fase di grandi difficoltà per tutti gli agricoltori, la scelta di assegnare le risorse del bilancio esclusivamente ai pagamenti a superficie, non solo penalizza chi fa agricoltura biologica, ma è anche inadeguato per la valorizzazione del territorio rurale e delle aree interne e per rispondere alle sfide ambientali e sociali dei prossimi anni. Senza un chiaro orientamento alla sostenibilità si rischia che la PAC generi una pericolosa corsa al ribasso tra gli Stati Membri, con conseguenze gravi per la sovranità alimentare e un progressivo disimpegno dalle politiche ambientali. Le grandi difficoltà che stanno attraversando gli agricoltori vanno affrontate con approcci innovativi, come l’agroecologia, i sistemi locali di produzione e di consumo del cibo che mettano al centro agricoltori e cittadini. Puntare sull’agricoltura biologica offre benefici d’interesse collettivo come la tutela della salute e della biodiversità, una migliore redditività, favorisce l’occupazione femminile e il ricambio generazionale, rilanciando le aree rurali. Per questo chiediamo che i fondi PAC siano vincolati in modo chiaro alla protezione ambientale, alla lotta al cambiamento climatico e al benessere animale, a sostegno di un’autentica transizione ecologica. Senza un adeguato incentivo economico, la sostenibilità rischia di rimanere un’opzione marginale anziché diventare la scelta strategica per il futuro”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



No ai nuovi OGM, il position paper della società civile

Un position paper per chiedere alle istituzioni italiane ed europee di mantenere regole rigorose per tutelare il settore agroalimentare dalle mire delle grandi multinazionali del Biotech interessate a sdoganare la seconda generazione di Ogm. La proposta di deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche (Ngt/Tea), se approvata, eliminerebbe tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio per i nuovi Ogm. Sedici organizzazioni della società civile hanno dunque redatto un documento congiunto in cui si illustrano tutte le criticità della deregulation fra cui le minacce alla sovranità mentare, alla biodiversità e alla sopravvivenza delle piccole e medie aziende agricole e sementiere italiane.

Il position paper mette in luce come la deregolamentazione rischi di aggravare il problema della brevettabilità delle varietà vegetali ottenute con Ngt/Tea. Finora, la normativa europea ha infatti permesso di identificare e tracciare gli Ogm, garantendo responsabilità in caso di contaminazione e proteggendo le filiere biologiche e non Ogm. L eliminazione di queste tutele, rilevano le organizzazioni, favorirebbe la circolazione incontrollata di risorse genetiche brevettate, con conseguenze gravi per la biodiversità e la resilienza dei sistemi agricoli.

Per i breeders indipendenti, la diffusione dei brevetti su geni e tratti genetici significa, d altra parte, dover affrontare barriere legali e finanziarie sempre più alte. Un singolo brevetto potrebbe interessare centinaia di varietà, mentre una sola varietà potrebbe essere coperta da più brevetti, costringendo i costitutori a negoziare licenze multiple e rallentando l’innovazione. Questo meccanismo rischierebbe di limitare l’accesso alle risorse genetiche e penalizza la ricerca pubblica, riducendo la possibilità di sviluppare varietà adattate ai tori e ai cambiamenti climatici.

Anche gli agricoltori rischiano di perdere il diritto di conservare e riutilizzare le proprie sementi, diventando dipendenti da varietà brevettate e input esterni. La contaminazione accidentale con tratti brevettati può portare a costosi contenziosi legali, mentre l abolizione dell’obbligo di pubblicare i metodi di identificazione dei nuovi Ogm faciliterebbe la biopirateria e l appropriazione indebita di risorse genetiche tradizionali.

Il mercato sementiero, già oggi dominato da poche multinazionali, rischia infine di diventare ancora più concentrato, con effetti negativi sulla diversità coltivata e sulla sostenibilità economica delle aziende agricole. I produttori biologici e non Ogm sarebbero esposti a rischi di contaminazione, perdita di fiducia dei tori e costi aggiuntivi per test e contenziosi.

Le richieste delle organizzazioni sono elencate in maniera chiara: mantenere regole rigorose su tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio per tutte le piante ottenute tramite Ngt/Tea, rafforzare le tutele contro la brevettabilità delle risorse genetiche, sostenere modelli di agricoltura basati sulla biodiversità, la conoscenza contadina e la sovranità alimentare. Solo così, conclude il documento, sarà possibile difendere il diritto degli agricoltori a custodire e tramandare le sementi, garantire la diversità dei sistemi agricoli e promuovere una vera transizione agroecologica.

Queste le associazioni firmataria del documento: Fondazione Seminare il Futuro, Centro Internazionale Crocevia, Arci, Terra!, Navdanya International, Pro Natura, vimento Consumatori, Fairwatch, Associazione Italiana per l Agricoltura Biodinamica, FederBio, Rete Semi Rurali, Wwf, Slow Food Italia, Asci, Altragricoltura Bio, Acu.[…]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Manlio Masucci
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 luglio 2025



L’assemblea Anabio-Cia accende i riflettori sulla bioprotezione agricola. Firmato l’appello alle Regioni

15.07.2025 – L’assemblea nazionale Anabio-Cia è stata l’occasione per intavolare il dibattito “Nuove Frontiere della Bioprotezione in Agricoltura: stato dell’arte e prospettive per un futuro sostenibile” che ha acceso il faro su questo approccio sostenibile alla gestione delle colture che si sta via via diffondendo, anche sulla scia della transizione ecologica indicata dalla UE e della maggiore consapevolezza ambientale e domanda di alimenti privi di residui chimici da parte dei consumatori. La bioprotezione è fondata principalmente sull’impiego di organismi viventi, sostanze naturali e processi biologici per controllare parassiti, malattie e stress abiotici.

“Un paradigma cruciale per l’agricoltura moderna – ha osservato il presidente di Anabio-Cia, Giuseppe De Noia aprendo il dibattito – perché mira a preservare le rese agricole minimizzando al contempo l’impatto ambientale e salvaguardando la biosostenibilità e biodiversità dei nostri territori e produzioni”. “Una strategia innovativa e integrativa, utilizzabile in tutte le fasi di sviluppo della pianta – ha aggiunto De Noia – e compatibile con l’agricoltura biologica, integrata e convenzionale, senza lasciare residui sul prodotto finito. Purtroppo, il contesto legislativo che regola la bioprotezione è complesso e l’introduzione sul mercato degli agenti di biocontrollo è ostacolata da problematiche normative significative”.

Questi ostacoli regolatori sono stati ben illustrati dai rappresentanti di IBMA-International Biocontrol Manufacturers’ Association, l’associazione mondiale dell’industria del biocontrollo, presenti al convegno: il presidente di IBMA Italia Giacomo De Maio, il responsabile tecnico di IBMA Global Jeremy Belzunces e la Regulatory Specialist di IBMA Italia Giovanna Attardi.

I problemi normativi che lamenta la bioprotezione derivano sostanzialmente dal fatto che il Regolamento UE 1107/2009 in cui rientrano i mezzi tecnici della bioprotezione non è centrato sul biocontrollo, quindi, secondo i rappresentanti IBMA, ha funzionato bene per i prodotti chimici standard ma non altrettanto per microrganismi & Co. Questa carenza – ha sottolineato Attardi – è stata in parte suffragata solo nel 2022, con quattro Regolamenti dedicati ai microrganismi. Ma, come hanno sottolineato i relatori, non sono solo i limiti regolatori a frenare l’utilizzo del biocontrollo in agricoltura. Ci sono infatti costi più alti da sostenere per il loro utilizzo che scoraggiano i piccoli agricoltori, un know how ancora in divenire presso gli imprenditori agricoli, nonché informazione e sensibilizzazione parziali.

Secondo IBMA Italia, che collabora con CIA da anni, impegnandosi assieme anche sul fronte regolatorio per sensibilizzare le istituzioni europee a definire “fast track” di autorizzazione per gli agenti di biocontrollo, è importante definire il biocontrollo e tracciare insieme i contorni di una nuova normativa dedicata.

Proposte che trovano d’accordo la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini: “Siamo disponibili a fare squadra – ha detto – e sostenere le proposte che ci sono state presentate, perché sono proposte in cui crediamo totalmente”.

Al convegno è intervenuto in videoconferenza anche il presidente della CIA-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che si trova a Bruxelles in vista della mobilitazione per dire no a una PAC depotenziata e inclusa in un fondo unico assieme ai fondi di coesione e altri.

“In un momento difficile per l’agricoltura – ha osservato Fini – posso però darvi la buona notizia di aver appreso che c’è l’interesse del Commissario all’agricoltura Hansen e di tutta la Commissione rispetto alle tematiche del biocontrollo. Questo premia la pressione per accelerare sulle autorizzazioni e dare più gambe al tema del biocontrollo che abbiamo messo sul campo in questi anni, assieme a tutto il settore biologico, per raggiungere un obiettivo che dovrebbe concretizzarsi entro fine anno”.

Al termine del convegno il presidente di Anabio-CIA, Giuseppe De Noia, il presidente Ibma Italia Giacomo De Maio, il presidente di Aipp- Associazione italiana per la protezione delle piante Gianfranco Romanazzi e la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini hanno firmato un documento da presentare alle Regioni per sensibilizzarle sulla bioprotezione, e invitandole a un maggiore sostegno economico e formativo verso questo sistema sostenibile di gestione delle colture.

Fonte: Green Planet

Autore: Cristina Latessa


Biologico, Mammuccini (FederBio): bio protezione strategico, puntare su innovazione e formazione.

“La bio protezione è un punto strategico per il biologico, perché c’è bisogno di strumenti per la difesa delle piante, di approcci che consentano una innovazione per il biologico che favorisca la crescita del settore.”

Così la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, a margine dell’Assemblea annuale Anabio dedicata a “Le frontiere della bioprotezione”, tenutasi stamane a Roma nella sede Cia.

“L’obiettivo nel nostro Paese di arrivare al 25% al 2027 di superficie coltivata a bio. Ecco, investire nella bio protezione è fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Ma non solo, è fondamentale anche per offrire soluzioni innovative anche al resto dell’agricoltura, perché molti trattamenti con prodotti di sintesi chimica si possono cambiare utilizzando prodotti di origine naturale. Quindi è un punto chiave per il futuro. 

Ma cosa serve però per favorire l’innovazione del bio controllo e soprattutto per farla arrivare alle aziende agricole?

Intanto serve ricerca e innovazione. Si è fatto ricerca in molti altri ambiti, ma la ricerca per l’agroecologia ha sempre visto investimenti ridotti. Oggi vediamo anche da quello che ci è stato presentato stamani, che le imprese produttrici di mezzi tecnici stanno investendo sempre di più per il bio controllo e questo è un indicatore che ci deve far investire anche dal punto di vista della ricerca da parte del pubblico. Ricerca e innovazione ma non solo. Serve formazione dei tecnici, serve consulenza alle aziende per convertirsi al bio e per fare una difesa adeguata che non è la sostituzione solo del principio attivo, ma è un approccio diverso quello della prevenzione, quello del monitoraggio, quello dell’intervento integrato proprio per la difesa delle piante. […]

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FONTE


TESTATA: AgricolaE
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 luglio 2025



16 organizzazioni denunciano l’impatto economico di una deregolamentazione dei nuovi OGM su agricoltori e PMI sementiere

Se i nuovi organismi modificati attraverso le nuove tecniche genomiche (NGT o TEA in Italia) saranno privati della tracciabilità e dei metodi di identificazione e rilevamento, le piccole aziende agricole e sementiere in Italia rischiano di chiudere

Roma, 9 luglio 2025 – Con un position paper uscito oggi, 16 organizzazioni agricole, della società civile, di difesa dei consumatori e dell’ambiente denunciano i rischi economici, per l’agricoltura e le piccole aziende sementiere, che si concretizzerebbero con l’abolizione della tracciabilità dei nuovi OGM/TEA. La proposta Regolamento UE sulle nuove tecniche genomiche (NGT, ribattezzate TEA in Italia) intende cancellare gli obblighi di tracciabilità e pubblicazione dei metodi di identificazione e rilevamento contenuti nella direttiva 2001/18 sugli OGM.

L’effetto sarebbe disastroso, spiegano le associazioni. Finora i prodotti delle invenzioni biotecnologiche, ovvero gli organismi geneticamente modificati, sono stati regolati in modo da poter essere rilevabili e identificabili in modo indipendente, così da consentire misure di attribuzione corretta delle responsabilità in caso di contaminazione dei campi e delle filiere OGM-free. L’impatto di una deregulation, come quella che si sta discutendo nel Trilogo fra Commissione UE, Europarlamento e Ministri dell’Agricoltura, sarebbe irreversibile e potenzialmente rovinoso per il settore agricolo italiano, biologico in primis, e per quello della selezione e costituzione varietale (breeding). Entrambi i comparti sono dominati, nel nostro paese, da piccole e medie imprese, che saranno esposte alla concorrenza sleale di aziende agrochimiche e sementiere multinazionali già in possesso di brevetti su processi e prodotti delle NGT/TEA.

La libera circolazione di OGM non tracciati, produrrebbe la sicura contaminazione dei campi biologici e coltivati senza organismi modificati. Negli Stati Uniti ciò ha prodotto centinaia di querele temerarie intentate dalla Monsanto agli agricoltori contaminati per appropriazione indebita di varietà brevettate. Per gli agricoltori che praticano la selezione delle sementi in azienda sarebbe la fine. E in Italia non sono pochi, considerando che ad oggi l’impiego di seme non certificato per specie come il frumento duro è vicino al 50%. Il costo di una semente modificata è di circa 4-5 volte superiore a quello di una semente convenzionale, cifra che dà la misura di quanto costerebbe agli agricoltori rifornirsi di queste varietà per evitare denunce.

Un problema simile lo avrà chi per lavoro seleziona nuove varietà in modo convenzionale, compreso il mondo della ricerca. Questi soggetti, infatti, non potranno più utilizzare liberamente le varietà vegetali esistenti per svilupparne di nuove se contengono DNA che è stato brevettato in un OGM/TEA. Dovranno chiedere il permesso al proprietario del brevetto e svolere costose ricerche nei database di brevetti ogni volta che prendono in mano un campione, per evitare di maneggiare inavvertitamente sementi coperte da questi titoli di proprietà intellettuale.

Per evitare simili rischi esistenziali per la biodiversità agricola, la sicurezza e la sovranità alimentare, l’Italia ha scelto nel 2015 di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio. Se la deregolamentazione dibattuta in Europa verrà conclusa, questa barriera a tutela delle eccellenze nazionali e della piccola e media agricoltura verrà a mancare. Le associazioni temono che per decine di migliaia di attori della filiera, di ogni dimensione, l’impatto economico sarà serio. Per questo raccomandano al governo e ai parlamentari europei di non approvare il nuovo regolamento e mantenere tutte le disposizioni attualmente in vigore per gli organismi geneticamente modificati anche per i nuovi OGM/TEA.

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Per contatti:

Francesco Panié – Centro Internazionale Crocevia

Email: f.panie@croceviaterra.it – Mob: +39 3664212245

Federica Bigongiali – Fondazione Seminare il Futuro

Email: f.bigongiali@seminareilfuturo.it – Mob: +39 348004694



IFOAM Organics Europe accoglie con favore il riconoscimento dell'agricoltura biologica come tecnica innovativa chiave per l'agricoltura dell'UE

Bruxelles, 8 luglio 2025 – IFOAM Organics Europe accoglie con favore il riconoscimento positivo dell’agricoltura biologica durante il voto sulla relazione d’iniziativa del Parlamento europeo sul futuro dell’agricoltura e sulla politica agricola comune post-2027. Infatti, la relazione votata nella Commissione Agricoltura sottolinea come l’agricoltura biologica rappresenta una tecnica agricola innovativa che dovrebbe essere sostenuta nel futuro PAC, in quanto i sistemi biologici riducono significativamente l’uso di input e le dipendenze esterne in agricoltura, rafforzando al contempo l’autonomia e la sicurezza alimentare.

Secondo Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe:

” Questo riconoscimento del contributo positivo dell’agricoltura biologica è un messaggio incoraggiante che gli eurodeputati inviano agli agricoltori biologici di tutta Europa. Grazie ai suoi molteplici benefici per l’ambiente, ma anche numerosi ai vantaggi socio-economici che offre, l’agricoltura biologica è uno strumento politico importante all’interno della PAC e dovrebbe avere un ruolo ancora più strategico in un quadro basato sugli incentivi.”

Infatti, la relazione della Commissione AGRI del Parlamento chiede anche che la prossima PAC preveda incentivi per gli agricoltori e per i nuovi entranti affinché adottino l’agricoltura biologica. Questo è un aspetto importante, poiché molti giovani agricoltori e nuovi operatori del settore agricolo sono interessati ad avviare aziende biologiche, dimostrando il potenziale del settore biologico nel favorire il ricambio generazionale.

Gall ha aggiunto:

“Il riconoscimento dell’agricoltura biologica come contribuisce alla resilienza e alla capacità innovativa del settore agricolo è un segnale importante per gli agricoltori biologici. È inoltre positivo che la relazione colleghi la produzione biologica alla necessità di sviluppare anche il consumo di prodotti biologici, in particolare attraverso gli appalti pubblici.”

IFOAM Organics Europe invita il Parlamento europeo a mantenere il chiaro riconoscimento dell’agricoltura biologica come metodo di produzione innovativo che deve essere sostenuto nel prossimo PAC. La relazione del Parlamento europeo dovrebbe mantenere una direzione chiara verso la transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili nell’UE, garantire parità di condizioni e sostenere come priorità la performance ambientale della Politica Agricola Comune, da raggiungere incentivando e sostenendo meglio gli agricoltori ad intraprendere una riprogettazione ambientale ambiziosa delle loro aziende, che le renderanno resilienti alle future crisi sociali e ambientali.

Comunicato stampa: IFOAM Organics Europe