22 maggio 2025 – Giornata Mondiale della Biodiversità. FederBio: la biodiversità è in pericolo, il biologico è la chiave per invertire la rotta

Bologna, 21 maggio 2025 – Degli oltre otto milioni di specie viventi presenti sulla Terra, un milione è a rischio estinzione. Più dell’80% degli habitat in Europa versa in cattivo stato di conservazione con ripercussioni sui servizi ecosistemici. Questo il quadro allarmante contenuto nel primo Rapporto Annuale sulla Biodiversità in Italia tracciato dal National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca nazionale dedicato alla biodiversità. Il report evidenzia come l’Italia sia il cuore pulsante della diversità biologica mediterranea, ospitando circa il 50% delle specie vegetali e il 30% di quelle animali di interesse conservazionistico.

Secondo l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), la massima autorità scientifica su questi temi, la biodiversità e i benefici che essa offre alla popolazione umana sono le fondamenta su cui costruiamo il benessere e la prosperità delle comunità di tutto il mondo. La sua perdita rappresenta una delle crisi ambientali più gravi e urgenti da affrontare a livello globale.

In occasione della Giornata mondiale dedicata alla biodiversità, FederBio sottolinea l’urgenza di intraprendere azioni concrete per proteggere gli ecosistemi, fondamentali per costruire un futuro più sostenibile. L’agricoltura biologica, che non utilizza sostanze chimiche di sintesi ma si basa su pratiche ecologiche che preservano la fertilità del suolo e gli habitat naturali, contribuisce in modo significativo alla tutela della diversità biologica e costituisce un vero e proprio strumento di conservazione attiva dei servizi ecosistemici.

Numerosi studi e nuove ricerche confermano gli impatti positivi dell’agroecologia sul piano ambientale, in particolare la corposa meta-analisi condotta dall’istituto di ricerca FiBL, che ha esaminato 528 pubblicazioni scientifiche per analizzare gli effetti dell’agricoltura biologica. Il quadro che emerge evidenzia che le aziende agricole biologiche, rispetto a quelle convenzionali, registrano un incremento fino al 95% delle piante, in particolare di quelle erbacee spontanee, una crescita del 35% dell’avifauna, un aumento del 23% degli insetti impollinatori e del 61% di varietà di specie di semi dormienti nel suolo. Le pratiche biologiche contribuiscono, inoltre, alla protezione dei terreni, delle acque e alla riduzione delle emissioni di azoto, con una diminuzione media del 28%.

A sostenere gli effetti positivi dell’agricoltura biologica sulla protezione della biodiversità anche l’analisi “Study on the environmental impacts of achieving 25% organic land by 2030 published” di Nicolas Lampkin e Katrin Padel. Questo rapporto rileva i miglioramenti ambientali, economici e sociali legati al raggiungimento del 25% di suolo agricolo biologico entro il 2030, come previsto dalla Strategia Farm To Fork. Significativi i numeri dello studio, con il 25% di terreni coltivati a biologico si eliminerebbero 68 milioni di tonnellate di CO2 l’anno mentre la biodiversità aumenterebbe del 30%. Lo studio rileva, inoltre, che la conversione al biologico determinerebbe la drastica riduzione del 90-95% dell’uso dei pesticidi di sintesi di chimica.

“Cambiamento climatico, agricoltura intensiva, consumo di suolo e aumento delle specie esotiche invasive stanno mettendo a rischio gli habitat naturali e sono tra le cause principali del declino della biodiversità – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’agroecologia, di cui il biologico e biodinamico costituiscono le espressioni più avanzate, è  essenziale per salvaguardare la qualità e la salute dei nostri ecosistemi poiché, favorendo un incremento significativo delle specie animali e vegetali, è decisiva per preservare la ricchezza degli habitat naturali. Un’ulteriore conferma in questo senso arriva dalla sperimentazione comparativa Trial DOK dell’Istituto Fibl, una delle più estese e durature, che dal 1978, mette a confronto sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali. Le evidenze hanno ampiamente dimostrato come i terreni bio siano caratterizzati da una maggiore varietà vegetale, con un numero di specie e semi germinabili, da due a tre volte superiore rispetto ai sistemi convenzionali. Rinnoviamo dunque il nostro appello affinché istituzioni, decisori politici, operatori del settore e cittadini spingano sempre di più verso la transizione agroecologica, che coniuga sostenibilità, tutela degli habitat naturali, mitigazione climatica e valorizzazione dei servizi ecosistemici”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Economia circolare e Made in Italy: il Biologico come motore di competitività

“La circolarità può favorire la competitività del Made in Italy. E il Made in Italy bio può essere uno strumento straordinario per rafforzare questa competitività”.

Lo afferma a Green Planet la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, intervenuta alla settima conferenza nazionale sull’Economia circolare, centrata sul tema “Circolarità per il rilancio del Made in Italy”, svoltasi presso la Biblioteca nazionale a Roma. Come emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Enea e illustrato in apertura della conferenza da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, l’Italia mantiene il suo primato per livelli di circolarità, in seconda posizione dopo i Paesi Bassi tra i 27 Paesi UE ma in prima posizione nel confronto con le altre principali economie europee (Germania, Francia e Spagna). E aumenta la produttività delle risorse, con un miglioramento del 20% rispetto al 2019. Allo stesso tempo, però, la dipendenza dalle importazioni di materiali rimane elevata. Nel 2023 è stata pari al 48% del fabbisogno complessivo, valore nettamente superiore a quello dell’UE, che nello stesso anno si è attestato al 22%. Il Rapporto evidenzia inoltre la necessità di accelerare. perché un aumento della circolarità – con una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e un incremento dell’uso di materie prime seconde – può contribuire a rilanciare il Made in Italy e migliorare la competitività delle imprese.

A rendere l’Italia leader nelle performance di circolarità ci sono alcune filiere in primo piano, come il settore biologico, definito dalla presidente di FederBio, un “campione di circolarità”.

“Come dimostrano i dati Fibl (Research Institute of Organic Agriculture), le ricadute del biologico in termini di circolarità sono notevolissime. – ha osservato Mammuccini – Due punti su tutti, innanzitutto la fertilità del suolo: i dati indicano il 26% in più di humusil 90% in più di presenza di lombrichil’83% in più di attività biologica del suolo e questo significa che la rigenerazione del suolo e quindi la circolarità dei nutrienti è il fondamento del biologico, Un concetto fondamentale di cui tenere conto, affinché nel futuro della politica agricola comunitaria vengano riconosciuti al bio i crediti di carbonio. L’evidenza scientifica ci dice che la fertilità del suolo bio aiuta contro il cambiamento climatico catturando carbonio e quindi è un elemento fondamentale che deve essere riconosciuto. Il secondo punto è che il bio presenta il 50% in meno di consumi energetici e questo è un altro elemento fondamentale che deve portare a sostenere il settore dal punto di vista delle politiche pubbliche, dando per esempio la priorità negli appalti pubblici alle mense bio, ma anche sul piano della fiscalità, portando al minimo l’Iva sui prodotti in modo da aiutare i consumi interni. Insomma, il biologico può dare un contributo fondamentale alla circolarità e alla rigenerazione del suolo, è un punto su cui dobbiamo lavorare anche per il rafforzamento delle politiche del futuro”. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Cristina Latessa
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 maggio 2025



20 maggio - Giornata mondiale delle api. FederBio lancia l’appello: scegliere biologico salva le api e il nostro futuro alimentare

Bologna, 16 maggio 2025 – Gli insetti impollinatori hanno un ruolo essenziale nell’equilibrio ecologico, nella tutela della produzione agricola e della biodiversità, garantendo la sopravvivenza di numerose specie vegetali e animali.

Studi dimostrano sempre più che la diversità degli impollinatori fornisce servizi ecosistemici unici ed essenziali, rilevanti per la sicurezza alimentare, e che diversi gruppi di impollinatori sono vitali nel promuovere la sicurezza ambientale attraverso il monitoraggio ecologico (Mutavi Katumo et al. Plant Diversity, 2023). Secondo la FAO, dalla preziosa attività delle api e degli altri insetti impollinatori dipende il 75% delle colture agricole fondamentali per la sicurezza alimentare e la diversità nutrizionale globale, oltre a quasi il 35% della produzione agricola mondiale in termini di volume.

In questo contesto, l’agricoltura biologica, che non utilizza chimica di sintesi ma si basa su pratiche rispettose dei cicli naturali che integrano il lavoro degli insetti, riconoscendoli come elemento chiave dell’approccio agronomico, crea un ambiente favorevole alla loro conservazione e a quella degli ecosistemi e della biodiversità.

I dati del Rapporto Ispra “Piante e insetti impollinatori: un’alleanza per la biodiversità” mettono però in guardia: oltre il 9% delle specie di api e altri insetti impollinatori è a rischio di estinzione. In termini economici il valore dell’impollinazione è stimato in circa 153 miliardi di euro all’anno a livello mondiale, 22 miliardi a livello europeo e 3 miliardi a livello nazionale, mentre la produzione agricola mondiale direttamente associata all’attività delle api rappresenta un valore che si attesta tra 199 e 589 miliardi di euro.

La sopravvivenza delle api è sempre più minacciata dai cambiamenti climatici, dall’uso intensivo di pesticidi chimici, dall’inquinamento e dalla perdita di habitat naturali. La crisi climatica rappresenta un doppio problema che non solo influisce sulla sopravvivenza degli impollinatori, ma altera anche le stagioni di crescita delle colture, il che significa che gli impollinatori potrebbero non essere disponibili al momento della fioritura della coltura e della sua conseguente necessità di impollinazione (FAO).

“L’Ispra segnala una perdita del 30% delle colonie di api rispetto a dieci anni fa, un dato decisamente allarmante perché gli impollinatori sono indispensabili per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – La Giornata Mondiale delle Api, che quest’anno ha come tema “Api ispirate dalla natura per nutrirci tutti”,  per sottolineare la loro funzione cruciale nei sistemi agroalimentari e nella salute degli ecosistemi, diventa dunque un’occasione importante per lanciare un appello per la salvaguardia di questi insetti preziosi per una produzione agricola più sana e resiliente. Grazie al loro instancabile lavoro, permettono la riproduzione di molte colture, migliorando i raccolti e la biodiversità. Numerosi studi e ricerche attestano come l’agricoltura biologica contribuisca attivamente alla protezione delle api, evidenziando come nei campi bio la densità di insetti impollinatori sia decisamente superiore rispetto a quelli convenzionali. Le pratiche biologiche creano infatti ambienti sicuri per le api, favorendo la loro salute e aumentando l’efficienza dell’impollinazione. Proteggere le api è una responsabilità collettiva: tutti possiamo dare un contributo attraverso scelte consapevoli, a base di prodotti biologici e sostenibili, per garantire un futuro più sano per il sistema agricolo e per il nostro pianeta”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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La rivoluzione bio in Italia. Nel segno di salute e sostenibilità «Il settore può crescere ancora»

Valore delle vendite di oltre due miliardi di euro nella distribuzione moderna, boom di consumi fuori casa Maffini, presidente AssoBio: «Aumenterà sempre di più l attenzione verso i prodotti made in Italy»

La rivoluzione bio in Italia va avanti. Tanto che per molti il biologico è ormai irrinunciabile quando si parla di buona alimentazione, sostenibilità e futuro del pianeta. Nel 2024 la distribuzione moderna, il principale canale di acquisto per i prodotti biologici in Italia, ha raggiunto un valore di 2,2 miliardi di euro, con una crescita del +4,4% rispetto al 2023. Il 93% della popolazione tra i 18 e i 65 anni include consapevolmente almeno un prodotto biologico nella propria spesa, sempre più attenta alla scelta di alimenti sani, sicuri e sostenibili, mentre quasi 8 italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici fuori casa, in ristoranti, bar o mense. Infine, il 40% delle aziende italiane del settore food&wine considera il marchio biologico un alleato strategico per l ingresso nei mercati esteri, tra cui Germania, Francia, Scandinavia e Stati Uniti, come evidenziato dai dati della piattaforma ITA.BIO, curata da Nomisma e promossa da Ice AgenziaFederBioAssoBio è naturalmente promotore del biologico in Italia. Il settore sta vivendo una crescita costante, supportata da un crescente interesse da parte dei consumatori per alimenti sani, locali e sostenibili.

«C è un discreto ottimismo per una crescita ulteriore del settore – ma Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio – con la possibilità di vedere incrementare, in particolar modo, l attenzione verso i prodotti made in Italy, i quali potrebbero essere presto valorizzati dal marchio del biologico italiano. È importante che in questa ulteriore fase di sviluppo venga sempre tenuto in considerazione il giusto prezzo in tutte le fasi produttive, dal campo alla tavola, oltre a un riconoscimento anche per il consumatore finale che, scegliendo il bio, privilegia la sua salute e quella dell’ambiente». I benefici di una sana alimentazione biologica «riguardano – le parole di Maffini nel corso di un convegno nell’ultima edizione di Sana – ogni fase della vita, un dato supportato da numerose ricerche scientifiche. Attraverso il progetto di ricerca Imod e la campagna Il Bio dentro di noi stiamo evidenziando il ruolo centrale dell alimentazione biologica, sia nella ristorazione ospedaliera, dove la salute è la priorità, sia nella ristorazione collettiva scolastica, dove è fondamentale garantire ai bambini una dieta equilibrata e sana». […]

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TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Marco Principini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 maggio 2025



15° edizione del Premio per lo Sviluppo Sostenibile

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed Ecomondo – Italian Exhibition Group istituiscono per l’anno 2025, la 15^ Edizione del Premio destinata a Imprese, Startup e Amministrazioni Locali, che si sono particolarmente distinte per eco-innovazione ed efficacia dei risultati ambientali e climatici ed economici, nonché del loro potenziale di diffusione.

Per l’anno 2025 il Premio per lo sviluppo sostenibile sarà articolato in 3 Settori:

– in collaborazione con il CEN – Circular Economy Network, rivolto ad Imprese

– in collaborazione con il CONAI, rivolto a Startup

  • Settore Interventi di ripristino della natura , in collaborazione con il Green City Network, il Nature Positive Network e ADBPO Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, rivolto a Amministrazioni Locali e/o Aziende Multiutility e/o partecipate, Enti Parco, Consorzi di bonifica, Regioni

MODALITÀ DI ADESIONE

La partecipazione al Premio è libera e gratuita. Possono partecipare alla selezione per l’attribuzione del Premio per lo sviluppo sostenibile 2025 tutte le Imprese, Startup e Amministrazioni Locali che ritengono di avere i requisiti inseriti nel Regolamento. Scadenza 30 Giugno 2025.

Ciascun partecipante può concorrere in una sola sezione. Non sono ammessi progetti non ancora avviati o prototipi.

Trova il regolamento ed i modulo di adesione per ciascun settore, sul www.premiosvilupposostenibile.org

La premiazione avrà luogo a Ecomondo, presso la Fiera di Rimini, il 5 novembre 2025 alle ore 13,30.

Le Startup, in collaborazione CONAI , presenteranno il loro progetto e verranno premiate in occasione della Conferenza Nazionale sull’industria del Riciclo in programma il giorno 11 dicembre 2025 a Milano in media partnership con Pianeta 2030, Corriere della Sera .


I benefici dell’agricoltura biologica: una revisione completa

Negli ultimi anni, il dibattito riguardante l’agricoltura biologica e i suoi impatti ambientali si è intensificato significativamente. Mentre l’agroecologia ha guadagnato notevole popolarità tra i consumatori alla ricerca di opzioni alimentari sostenibili, il consenso scientifico riguardo ai suoi benefici rispetto ai metodi di agricoltura convenzionale è rimasto in qualche modo diviso. Un nuovo studio innovativo (Sanders et al., 2025) pubblicato sulla rivista ‘Organic Agriculture’ fornisce quella che potrebbe essere la valutazione più completa fino ad oggi dei benefici dell’agricoltura biologica sia per la protezione ambientale che per il benessere animale.

Lo studio comparativo più ampio nel suo genere

Il recente articolo di ricerca, ‘Benefits of organic agriculture for environment and animal welfare in temperate climates’ di Sanders et al. (2025), rappresenta la valutazione più estesa dei sistemi di agricoltura biologica rispetto a quelli convenzionali condotta finora. Ciò che rende questo studio particolarmente degno di nota è la sua portata senza precedenti:

Finora, questo studio è il più grande del suo genere e il primo che aggiunge l’aspetto del benessere animale a una gamma completa di categorie di impatto‘ (Sanders et al., 2025, p. 1).

Il gruppo di studio, composto da 19 ricercatori di prestigiose istituzioni di ricerca agricola in Europa, ha condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica che copre tre decenni (1990-2018). La loro analisi ha compreso 463 studi con 2.141 confronti a coppie tra sistemi di agricoltura biologica e convenzionale, tutti condotti in zone climatiche temperate.

Metodologia: un approccio sistematico

I ricercatori hanno implementato una metodologia rigorosa per garantire risultati completi e affidabili. Il loro approccio ha comportato:

  • ricerca bibliografica sistematica. Il team ha consultato molteplici database scientifici tra cui Web of Science, Scopus e Organic Eprints, integrati da ricerche sul web per identificare studi pertinenti;
  • criteri di selezione chiari. Sono stati inclusi solo studi provenienti da zone climatiche temperate che contenevano confronti a coppie tra sistemi di agricoltura biologica e convenzionale. I sistemi biologici dovevano essere stati implementati da almeno due anni prima della raccolta dei dati;
  • estrazione e standardizzazione dei dati. I dati rilevanti sono stati estratti dalle pubblicazioni e convertiti in unità standard ove necessario. Quando i dati erano presentati graficamente, i ricercatori hanno utilizzato WebPlotDigitizer per l’estrazione standardizzata;
  • categorizzazione dei risultati. Ogni confronto a coppie è stato categorizzato in base al fatto che l’agricoltura biologica abbia fornito evidenza di benefici maggiori, simili o inferiori rispetto all’agricoltura convenzionale. Laddove i livelli di significatività erano forniti nelle pubblicazioni originali, questi sono stati utilizzati per la categorizzazione; altrimenti, valori soglia (tipicamente ±20%, con soglie inferiori per indicatori con variazioni minori) hanno determinato se le differenze fossero classificate come ‘chiare’.

Risultati chiave: confermati i benefici ambientali

I risultati dello studio confermano sostanziali vantaggi ambientali dell’agricoltura biologica in molteplici ambiti:

Protezione dell’acqua: salvaguardare una risorsa vitale

La protezione della qualità dell’acqua è emersa come uno dei vantaggi più forti dei sistemi di agricoltura biologica. L’analisi completa ha esaminato molteplici aspetti della protezione dell’acqua, con particolare attenzione alla lisciviazione dei nitrati e alla contaminazione da pesticidi, due degli impatti agricoli più significativi sulle risorse idriche.

Lisciviazione dei nitrati

In 175 su 386 confronti (45%), l’agricoltura biologica ha portato a una lisciviazione di nitrati significativamente inferiore, mentre l’agricoltura convenzionale ha avuto risultati migliori solo in 73 casi (19%). In media, i metodi biologici hanno ridotto la lisciviazione dei nitrati del 26% rispetto alle pratiche convenzionali. I restanti 138 casi (36%) non hanno mostrato differenze chiare tra i sistemi.

I ricercatori hanno notato importanti variazioni contestuali in questi risultati. Le riduzioni più sostanziali della lisciviazione dei nitrati con la gestione biologica si sono verificate nei sistemi di coltivazione arabili, in particolare quelli con rotazioni colturali diversificate che incorporano leguminose in proporzioni appropriate. Come spiegano gli autori:

Perdite di N comparativamente elevate nell’agricoltura biologica erano solitamente il risultato di un tasso di aratura molto elevato di leguminose o di un’alta percentuale di colture intercalari nei sistemi convenzionali – entrambi non rappresentativi per i sistemi biologici e convenzionali‘ (Sanders et al., 2025, p. 5).

Questo evidenzia l’importanza dei tempi e della gestione nell’utilizzo dell’azoto nei sistemi biologici. Quando sovesci o colture di copertura venivano incorporati in tempi appropriati rispetto alle esigenze delle colture successive, la lisciviazione dei nitrati era minimizzata. Al contrario, quando grandi quantità di materiale vegetale ricco di azoto venivano incorporate senza sincronizzare con le richieste delle colture, le perdite per lisciviazione aumentavano. Lo studio ha anche rivelato che i sistemi biologici hanno avuto risultati particolarmente buoni in aree vulnerabili come le zone di protezione dell’acqua e le regioni con terreni sabbiosi inclini alla lisciviazione. Questo suggerisce che l’agricoltura biologica potrebbe servire come soluzione mirata in aree vulnerabili, ove la protezione della qualità dell’acqua è una priorità. […]

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TESTATA: Food Times
AUTORE: Dario Dongo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 aprile 2025



FederBio: il biologico tra i protagonisti di “Campioni del Made Italy”, la campagna che lega il calcio e le eccellenze del nostro Paese

Bologna, 7 maggio 2025 – Simbolo di qualità e sostenibilità, il biologico è stato scelto come filiera di riferimento della tappa di Verona del progetto “Campioni del Made in Italy”, la campagna che punta a raccontare, attraverso il calcio, le bellezze del territorio, il patrimonio culturale e produttivo italiano.

Realizzata dalla Lega Serie A, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’ICE (Agenzia per la Promozione all’Estero e l’Internazionalizzazione delle Imprese Italiane) l’iniziativa ha una divulgazione mondiale e prevede che a ogni Club di Serie A sia associata una filiera che lo caratterizzi. L’inserimento del settore biologico, punta di diamante dell’intero comparto agroalimentare italiano, che coniuga qualità, sostenibilità, tradizione e innovazione, apprezzata a livello globale, consolida la storica collaborazione tra FederBio e ICE.

Il viaggio alla scoperta di Verona, tra storia, tradizioni e le sue eccellenze, è condotto da Darko Lazović, capitano e leader dell’Hellas Verona. Parallelamente Roberto Zanoni, vicepresidente di FederBio, racconta dai campi biologici il valore dei prodotti coltivati senza chimica di sintesi, simbolo di eccellenza italiana nel panorama globale.

L’Italia è un vero campione di biologico. Con 2,5 milioni di ettari di superfici coltivate senza chimica di sintesi e una percentuale di SAU bio che sfiora il 20%, circa il doppio della media Ue, il nostro è tra i Paesi più biologici in Europa. Inoltre, l’Italia ha anche il primato per quanto riguarda il numero di produttori bio, con oltre 84.191 operatori sui 495.000 attivi nell’intera Europa, ed è in vetta nella classifica anche per quanto concerne il numero di trasformatori, quasi 25.000, su una quota totale di 94.627.

Grazie alla straordinaria varietà di climi, paesaggi e specie agricole, il nostro Paese presenta un’agrobiodiversità unica e di alta qualità. La sintesi virtuosa di tradizione e innovazione, passione e recupero di varietà antiche degli agricoltori biologici, ha permesso all’Italia di raggiungere i vertici mondiali nella produzione di cereali, agrumi, legumi, ortofrutta, vino e olio.

“Includere il biologico tra i ‘Campioni del Made in Italy’ rappresenta un riconoscimento fondamentale per un settore che incarna i valori di sostenibilità, qualità e rispetto per l’ambiente – ha sottolineato Roberto Zanoni, Vicepresidente FederBio – La passione e l’impegno di tantissimi agricoltori che hanno scelto di coltivare tutelando gli ecosistemi, ha reso l’Italia un leader internazionale in questo campo. Il biologico incarna una tradizione agricola secolare che cura la fertilità della terra, tutela la biodiversità e contribuisce a mitigare gli impatti climatici, supportando l’economia locale e creando opportunità occupazionali, in particolare, per i giovani e le donne. Risponde alle crescenti richieste di cibo buono e salutare da parte dei cittadini, contribuendo a costruire un futuro più sostenibile per l’intero comparto agroalimentare. I dati di vendita confermano il successo del bio: nel 2024, il mercato nazionale ha registrato oltre 6,5 miliardi di euro, mentre l’export ha toccato i 3,9 miliardi di euro. Siamo praticamente il primo Paese esportatore di biologico, dunque davvero campioni del Made in Italy”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Tea, favorevoli e contrari

Le tecniche di evoluzione assistita sono una valida soluzione alle problematiche dell’agricoltura? Oppure sono da considerare alla stregua degli Ogm? Il mondo agricolo è spezzato. Le posizioni a confronto di Confagricoltura e FederBio.

È arrivato il momento di fare chiarezza. Cosa sono le tecniche di evoluzione assistita, note come Tea? Quali sono i vantaggi del loro utilizzo? Perché preoccupano? Il mondo agricolo è spaccato in due: c’è chi sostiene la ricerca genomica e chi è contrario. Vediamo come e perché.

Cosa sono le Tea?

Tea è l’acronimo di Tecniche di evoluzione assistita – nel resto del mondo sono note come Ngt, New genomic techniques. Si tratta di biotecnologie agrarie che si sono sviluppate a partire dagli anni Duemila e comprendono la cisgenesi (manipolazione genetica basata sul trasferimento di uno o più geni di un individuo di una determinata specie nel genoma di un individuo della stessa specie) e l’editing del genoma(un intervento sul Dna, operando piccole modifiche puntuali e molto mirate). Con le Tea è possibile introdurre velocemente delle modifiche identiche a quelle che si possono generare spontaneamente in natura(ma che, nel caso per esempio degli incroci fra piante da frutto, richiederebbero decenni). Differiscono dagli Ogm perché questi ultimi prevedono l’inserimento di Dna estraneo (proveniente cioè da piante di specie diverse).

L’origine del problema

Il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova le coltivazioni. Lunghi periodi di siccità si alternano a piogge torrenziali, rovinando i campi
coltivati. La limitazione dei principi autorizzati (come gli agrofarmaci) impedisce ai produttori di contrastare le diverse fitopatie che colpiscono le
piante. Contemporaneamente, specie aliene si stanno abbattendo sulle coltivazioni, andando ad aggiungersi alle malattie già conosciute. Alcuni dati
sono esplicativi: negli ultimi 10 anni la produzione di kiwi si è dimezzata, quella delle pere è passata da 800 mila tonnellate del 2015 al minimo storico di 184 mila tonnellate del 2023. L’ultima stagione delle arance in Sicilia ha visto una perdita di circa il 30% del prodotto, quella delle nocciole nel Veneto del – 60%. Per non parlare delle basse rese delle olive per la produzione di olio e dei pomodori da industria, o della peronospora che ha colpito  significativamente le viti. Il tema degli agrofarmaci, poi, è centrale. Secondo un rapporto di Aretè per Agrofarma, oggi in Italia ci sono circa 300 sostanze attive approvate, che rappresentano il 75% in meno rispetto alle oltre mille disponibili 30 anni fa. Dal 2014 a oggi il numero delle sostanze
attive revocate ammonta a 82, di cui più del 70% era utilizzato proprio per la difesa di frutticole e orticole. Altre 30 sostanze attive sono a rischio revoca nel prossimo triennio: se saranno soppresse, l’impatto ricadrà su diverse colture strategiche del nostro Paese, come mele e pere, pomodori, kiwi e uva da tavola.

Quali sono le soluzioni?

Per adattarsi ai cambiamenti climatici e provare ad avere produzioni stabili e soddisfacenti le aziende puntano su due strumenti: soluzioni di origine biologica, sia a livello di biostimolanti che di agrofarmaci, e miglioramento genetico tramite le Tea.

La posizione dell’Italia…

Il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) ha accolto positivamente la possibilità di utilizzo delle Tea e ha aperto
alla sperimentazione. A dicembre 2024, ha disposto un finanziamento di nove milioni di euro in tre anni finalizzato ad attività di ricerca e sperimentazione sulle Tea.

…e la spaccatura nel mondo agricolo

Nel mondo agricolo, però, si sono formati sostanzialmente due fronti. Una consistente parte di questo mondo – tra cui Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Lega Coop, Copagri e Assosementi – ha firmato un manifesto a favore delle Tea. Ma un fronte opposto di oltre 200 organizzazioni europee – tra cui FederBio, Greenpeace, Crocevia, Ifoam, Isde, Aiab – ha sottoscritto una dichiarazione congiunta contro la loro deregolamentazione. Ora ci chiediamo: quali sono i temi della controversia? Ne parliamo con Deborah Piovan presidente della Federazione nazionale Proteoleaginose di Confagricoltura,
e con Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

La posizione di FederBio

Qual è la vostra posizione in merito alle Tea?

La posizione tenuta da sempre da FederBio sulle Tea (o Ngt) è pienamente coerente con quella assunta dal movimento europeo del biologico che aderisce a Ifoam Oe, una delle sei organizzazioni europee promotrici della dichiarazione congiunta contro la deregolamentazione dei nuovi Ogm. Con un via libera senza regole a livello europeo sulle Ngt la prima vittima sarebbe proprio l’agricoltura biologica per la quale la stessa Commissione punta invece a raggiungere il 25% di superficie coltivata a bio al 2030. Senza norme adeguate sarebbe infatti impossibile mantenere e rafforzare la specificità del bio che esclude le Ngt dal processo produttivo. Anche se la proposta della Commissione sembra voler affermare questo principio, di fatto non prevede regole coerenti per poterlo garantire. Anche l ultima bozza di compromesso presentata agli Stati membri il 19 febbraio scorso, contiene limiti consistenti a partire dalla questione dei brevetti, che può esporre gli agricoltori e i selezionatori europei di semi e piante al rischio di azioni legali nei loro confronti da parte delle aziende titolari del brevetto nel caso di contaminazioni accidentali. Inoltre, non prevede il diritto degli Stati Membri per le misure nazionali di coesistenza e le necessarie misure di tracciabilità per garantire la libertà di scelta nel settore agricolo e alimentare.

Circa 200 organizzazioni hanno firmato una dichiarazione congiunta contro la deregolamentazione delle Tea…

Esatto, si tratta di associazioni che operano sia a livello europeo che nazionale. Solo per citare alcuni esempi, a livello europeo insieme a Ifoam Oe ci sono organizzazioni come Greenpeace, Via Campesina, Demeter International, Oxfam, Slow Food, EuroCoop, Navdanya International e altre ancora. A livello nazionale ci sono praticamente tutte le associazioni del biologico. Aderiscono, inoltre, organizzazioni attive nel comparto della selezione delle sementi e del recupero e conservazione delle varietà. E poi molte organizzazioni della società civile e ambientaliste. Un alleanza larga che parte dal basso e vuol fare sentire la propria voce.

Quali sono i principali rischi della deregolamentazione?

I rischi sono molti e di diversa natura. Quello fondamentale è che la proposta attualmente in discussione a livello europeo non prevede la tracciabilità delle Tea. Inoltre, non contiene una base giuridica per gli Stati membri relativa all’adozione di misure di coesistenza e per limitarne la coltivazione nel loro territorio, principio sostanzialmente in contrasto con il vero concetto di sovranità alimentare . Con una normativa di questo tipo sarebbe di fatto impossibile per gli agricoltori biologici garantire l’esclusione dei nuovi Ogm dal processo produttivo, rischiando così di perdere uno dei tratti distintivi fondamentali dei prodotti bio. La stessa cosa vale per il settore Ogm free che si è diffuso notevolmente in questi anni a partire dal nostro Paese. Quello che serve assolutamente è un quadro giuridico che preveda norme rigorose di coesistenza e garantisca la protezione da contaminazioni accidentali. E serve anche che sia condotta un attenta valutazione del rischio e sviluppati metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle Ngt affinché si possano attivare i necessari controlli. Tutto ciò è fondamentale per assicurare tracciabilità e trasparenza in modo da consentire ai cittadini la possibilità di scegliere cosa portare in tavola e agli agricoltori quella di scegliere il metodo di produzione.

Cosa fate e farete per far sentire la vostra voce?

Sarà fondamentale attivarsi nei confronti sia del Governo, in merito alle posizioni da assumere a livello europeo, siadirettamente con i Parlamentari europei. Importante sarà continuare anche l azione dal basso, informando sempre di più i cittadini delle decisioni che vengono assunte nel contesto europeo. A tale proposito è necessario agire anche rispetto ai consumatori stimolando le imprese della distribuzione a sostenere la posizione assunta da EuroCoop che punta a garantire scelte trasparenti attraverso la tracciabilità e l etichettatura delle Tea.

Quali sono le soluzioni alternative da adottare in agricoltura per rispondere ai cambiamenti?

Per noi la vera alternativa è l agroecologia che è il fondamento delle produzioni biologiche e biodinamiche e che si basa su un’approccio sistemico alla sostenibilità. Secondo i principi dell’agroecologia, un prodotto o un sistema produttivo agricolo non può essere dichiarato sostenibile solo sulla base di una determinata varietà vegetale e tanto meno su una sola sua caratteristica. In una visione agroecologica la resilienza non deriva da una singola pianta, ma dalla tenuta del sistema agronomico nel suo complesso. Per questo una caratteristica di una varietà non può essere definita sostenibile, come suggerisce la proposta legislativa della Commissione europea sulle Ngt. È il metodo di coltivazione delle colture che può essere condotto in modo sostenibile. Le singole varietà non sono di per sé soluzioni miracolose e la vasta esperienza della selezione dimostra che non esistono scorciatoie per aggirare la complessità degli agroecosistemi. Per sostenere la diffusione sempre più ampia del biologico e dell’agroecologia sono fondamentali investimenti strategici in ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza. Tutto ciò per offrire soluzioni innovative agli agricoltori per la difesa delle produzioni attraverso il biocontrollo, con sementi adatte alle produzioni bio e con sistemi avanzati per incrementare la fertilità del suolo. Si tratta di una risorsa fondamentale per il futuro perché, oltre a garantire qualità e stabilità delle produzioni agricole, produce benefici per l intera collettività in termini di contrasto e adattamento al cambiamento climatico. […]

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FONTE


TESTATA: Alimentari e Consumi
AUTORE: Margherita Luisetto
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 aprile 2025



Conferenza nazionale sull’economia circolare 2025, 15 maggio a Roma

La settima edizione della Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, organizzata dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del Ministero delle imprese e del Made in Italy, si terrà il prossimo 15 maggio a Roma, presso la Biblioteca Nazionale Centrale in viale Castro Pretorio 105.

La Conferenza, Circolarità per il rilancio del Made in Italy, sarà un’importante occasione per sviluppare un confronto su come una maggiore circolarità può contribuire al rilancio del Made in Italy e ad una migliore competitività delle principali filiere produttive, in un contesto di calo, da oltre due anni, della produzione industriale nazionale, ora aggravato dai rischi di recessione derivanti dai disordini globali e dai dazi. In occasione dell’evento si farà, inoltre, un punto sull’attuazione del Green Deal e sulle più recenti misure adottate a livello sia europeo che nazionale.

Durante la conferenza verrà presentato il Rapporto 2025 sull’Economia Circolare, frutto della collaborazione con ENEA. Il documento offrirà un quadro aggiornato sui principali indicatori di circolarità dell’economia italiana e un confronto con gli altri Paesi europei, nonché gli approfondimenti sul ruolo delle biotecnologie nell’economia circolare e sulle materie prime critiche.

La giornata si articolerà in due sessioni.

La prima, di mattina, sarà dedicata alla presentazione del Rapporto e all’approfondimento del ruolo della circolarità nel rilancio del Made in Italy a cui parteciperà la Presidente FederBio Maria Grazia Mammmuccini. Saranno inoltre analizzati il contributo delle biotecnologie nell’economia circolare e le tendenze di consumo sostenibile in Italia. Nella sessione pomeridiana, si darà spazio alle testimonianze di imprese, organizzazioni e consorzi che illustreranno come l’economia circolare possa rafforzare la competitività e promuovere l’innovazione nelle filiere produttive.

Il programma completo dell’evento è disponibile a questo link: Programma Conferenza | link

Per partecipare è necessario registrarsi al seguente form: Form di registrazione | Link


FederBio: con la scomparsa di Papa Francesco perdiamo una guida nella lotta per la giustizia sociale, l'ambiente e la sostenibilità

Bologna, 22 aprile 2025 – FederBio si unisce al cordoglio per la morte di Papa Francesco e rende omaggio al suo costante impegno, con il quale ha saputo coniugare la fede con una forte dedizione per la giustizia sociale e ambientale e la difesa dei più deboli.

Tra gli aspetti più significativi del suo pontificato, si ricorda la sua instancabile azione per la salvaguardia dell’ambiente, per un’agricoltura sostenibile e per la tutela della biodiversità, temi che ha posto al centro del dibattito morale globale.

Questa dedizione profonda per la cura del Creato ha trovato la sua espressione più alta e concreta nell’enciclica “Laudato Si’ “, del 2015, che ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra fede e ecologia. In essa, Papa Francesco ha richiamato l’umanità a una conversione ecologica profonda, invitando tutti a custodire la “casa comune”, denunciando con forza gli effetti devastanti del cambiamento climatico, il depauperamento indiscriminato delle risorse naturali e l’ingiustizia ambientale.

Il Santo Padre ha più volte ribadito come il degrado ambientale colpisca in modo particolare i più poveri, collegando la crisi ecologica a quella sociale e spirituale ed evidenziando che il “grido della Terra e il grido dei poveri” sono intimamente interconnessi.

Nel corso del suo magistero ha promosso con vigore un modello di agricoltura sostenibile, critico nei confronti dei sistemi intensivi, basati su profitto e monoculture, che impoveriscono la fertilità del suolo, inquinano le acque e sfruttano i lavoratori. Papa Francesco ha sostenuto un modello agroecologico che nutre la terra invece di sfruttarla, tutela la biodiversità, intesa come ricchezza inestimabile della vita sulla Terra, rispetta le culture locali, i diritti dei piccoli agricoltori e garantisce cibo sano e dignitoso per tutti. Un mondo che spreca cibo e produce diseguaglianza è moralmente riprovevole.

“Con Papa Francesco scompare una figura che ha segnato il nostro tempo con il suo impegno incessante per la giustizia sociale, la tutela dell’ambiente e della biodiversità. La sua critica al sistema economico che sfrutta e distrugge l’ambiente, al profitto che prevale sulla dignità delle persone e alla cultura dello spreco, ha offerto una visione profonda e necessaria per il nostro tempo – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Nella Giornata Mondiale della Terra un messaggio che rimane più attuale che mai, continuando a ispirare le generazioni future. La sua eredità ci sprona a proseguire con determinazione sulla via della conversione ecologica, prendendoci cura della Terra e dei più vulnerabili”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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