Biologico, e in arrivo il nuovo marchio del made in Italy
federbiohomeMarchio del Biologico italianoMASAFPresentato ieri dal ministero dell’Agricoltura: sarà a scaffale da inizio del 2026. In Italia salgono i produttori, ma solo la metà dei terreni certificati bio sono coltivati
Intervista a Maria Grazia Mammuccini su Il Sole 24 Ore.
A più di tre anni dall’entrata in vigore della legge quadro sull’agricoltura biologica, l’Italia finalmente lancia il marchio Biologico italiano, che tutelerà le produzioni 100% nazionali. Per il suo battesimo il ministero dell’Agricoltura ha scelto la giornata europea del biologico, che si è celebrata ieri e che a Roma ha visto riunite le principali associazioni agricole e di settore. Dal ministero fanno sapere che servono ancora quattro o cinque mesi di lavoro per il nuovo marchio – un cuore tricolore con affianco la dicitura “biologico italiano” dovrebbe dunque essere sugli scaffali già all’inizio dell’anno prossimo.
Il marchio era una cosa che stavamo aspettando – dice la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – i dati ci dicono che sia per i consumatori italiani che per quelli esteri esiste un legame stretto tra l’origine della materia prima e l’idea della sostenibilità. Credo che questo nuovo marchio sia una grande opportunità per aumentare il nostro export, ma anche i consumi interni».
Sempre ieri sono stati presentati i dati aggiornati sul mondo del bio in Italia. Secondo l’Ismea, il numero complessivo degli operatori ha superato quota 97mila, il 2,9% in più rispetto al 2023 e ben il 62% in più nell’ultimo decennio. Di questi, le aziende agricole vere e proprie sono aumentate del 3,4% e sono ormai più di 87mila. Anche la domanda di prodotti bio e in crescita, per un mercato che oggi vale 396miliardi soltanto nel canale della grande distribuzione. […]
FONTE
TESTATA: Il Sole24Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 settembre 2025
23 settembre Giornata Europea del biologico - FederBio: il Marchio del Biologico italiano unisce identità e sostenibilità e spinge la crescita del settore
federbiohomeismeaMarchio del Biologico italianoMASAFBologna, 23 settembre 2025 – In occasione della Giornata europea del Biologico, oltre al tradizionale rapporto Ismea che conferma come anche nel 2024 il biologico abbia mantenuto una tendenza positiva, è stato presentato il Marchio del Biologico italiano, presidio di riconoscibilità per favorire la comunicazione verso i cittadini e rafforzare il posizionamento delle produzioni italiane sia sul mercato interno che su quello internazionale.
Istituito dalla Legge 23/2022 e selezionato attraverso un concorso pubblico di idee promosso dal MASAF, il nuovo logo punta a valorizzare l’origine italiana dei prodotti biologici.
“Il Marchio del Biologico italiano rappresenta un’opportunità per lo sviluppo del nostro settore, uno strumento concreto che permette di identificare immediatamente i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate esclusivamente in Italia – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Non è solo un elemento distintivo, ma un vero e proprio valore aggiunto per rafforzare il ruolo dei produttori agricoli puntando al giusto prezzo, tutelare la filiera nazionale e premiare chi investe nella qualità italiana. In un mercato globale dove la trasparenza diventa sempre più importante, questo marchio consente di distinguerci, costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale. Inoltre, valorizza l’identità e il legame con il territorio e unisce le nostre tradizioni agricole con la sostenibilità del metodo biologico, diventando un elemento cruciale per fare dell’agroecologia il paradigma di riferimento del sistema agroalimentare”.
Per quanto riguarda le anticipazioni dei dati “Bio in cifre 2025”, a cura di ISMEA per il MASAF, presentate al convegno che celebra la Giornata Europea del Biologico, si conferma un incremento leggero ma costante sia delle superfici coltivate a biologico sia del numero di operatori certificati.
Per FederBio si tratta di un andamento che, pur in uno scenario complesso, attesta come il biologico italiano si stia consolidando quale fattore determinante per il rilancio dell’intero sistema agroalimentare nazionale
Le superfici agricole coltivate con metodo biologico in Italia hanno superato i 2,5 milioni di ettari, con un incremento del 2,4% rispetto all’anno precedente, portando il bio a oltre il 20% della SAU nazionale: una quota tra le più elevate in Europa, che avvicina l’Italia all’obiettivo di raggiungere il 25% entro il 2027 previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC.
Segno positivo anche per gli operatori biologici, che raggiungono quota 97.170 (+2,9% rispetto al 2023), di cui oltre 87.000 rappresentato da aziende agricole bio (+ 3,4%).
“In un momento di grande incertezza ambientale, climatica, sociale e politica, è decisamente significativo che il biologico, prosegua il proprio trend di crescita – continua la Presidente di FederBio –. Il nostro Paese si mantiene tra i leader europei, conservando il primato per incidenza delle superfici coltivate a biologico – pari a circa il doppio della media UE – e per numero di operatori lungo l’intera filiera. Appare sempre più chiaro come il biologico rappresenti una leva decisiva per il rilancio dell’agroalimentare italiano, grazie anche alla sua capacità di unire qualità e sostenibilità, rispondendo così alla crescente domanda globale di alimenti sani fondati su una filiera equa e rispettosa dell’ambiente. Tuttavia, non vanno sottovalutate le criticità della fase attuale, ma affrontate con decisione per garantire che il biologico resti un fattore strategico di valorizzazione per le aree interne e per le piccole e medie aziende agricole”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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A fine settembre l'Agrifestival di NaturaSì. Due giorni per celebrare la Terra, l'agricoltura e la crescita del biologico
homeOspite d’eccezione Teresa Mannino. 27 – 28 settembre Azienda Agricola San Michele Cortellazzo, Jesolo (VE)
16 settembre 2025 – Due giorni di festa e di condivisione dei valori legati alla Terra e all’agricoltura. Il 27 e 28 settembre 2025 l’Agrifestival di NaturaSì celebra i 40 anni del’azienda vissuti all’insegna dei suoi valori fondanti: il rispetto dell’ambiente e la centralità delle persone. Un impegno a cui l’azienda è sempre stata fedele e che ha permesso di costruire una comunità solida, che condivide la passione per un cibo sano, naturale e rispettoso del Pianeta. Scelte che i consumatori negli anni hanno sempre premiato e che hanno permesso all’azienda una crescita costante. Come confermato dalla Relazione d’impatto presentata a luglio il fatturato e la clientela sono cresciuti rispettivamente del 7,6% e del 6%, solo nella prima metà dell’anno. A essere premiato, in realtà, è anche un modello di azienda non convenzionale, basato sulla Steward Ownership, che affida la maggioranza della proprietà a una Fondazione non profit, con l’obiettivo di mantenere la mission aziendale nel tempo.
L’azienda, nata nel 1985 come una piccola bottega cooperativa a Conegliano Veneto, è oggi uno dei principali attori europei nel settore biologico, con un circa 300 aziende agricole collegate, 330 punti vendita, oltre 1200 collaboratori e una base di clienti fedeli e che ha visto quest’anno un’incidenza di
fidelizzazione pari al 69%.
Quelli dell’Agrifestival saranno due giorni animati da talk, degustazioni, mostre, spettacoli per adulti e bambini, teatro dei burattini, circo teatro, momenti musicali e le danze popolari per ballare tutti insieme. Saranno inoltre organizzati percorsi guidati alla scoperta dell’Azienda Agricola Biodinamica San Michele, show cooking a cura de L’Officina del Cuore e momenti conviviali come l’Agripranzo e l’Agricena con prodotti biologici locali.
Ci saranno naturalmente anche tanti laboratori creativi per bambini e adulti (pittura, argille botaniche, reti da pesca recuperate, legni sull’erba) organizzati dalla Libera Scuola Steiner Waldorf “Novalis” di San Vendemiano, il Gruppo Arte San Michele e la Bio design Foundation. Da non perdere “il rito del pane”, il laboratorio di panificazione collettiva. Tra i talk da segnalare, il confronto tra aziende che adottano il modello della Steward ownership dal titolo “Tra la proprietà privata e la proprietà collettiva, la proprietà di responsabilità per il bene comune. Un modello di governance per le aziende che guardano al futuro”.
Ospite speciale Teresa Mannino, autrice e attrice comica siciliana, che dialogherà con i protagonisti della comunità di NaturaSì. NaturaSì, con la sua comunità di agricoltori, negozianti e consumatori, continua a promuovere un modello di agricoltura che mette al centro la sostenibilità, l’equità e il rispetto per il Pianeta.
Fonte: Ufficio Stampa NaturaSì
Solo il biologico fa bene alla salute
federbiohomeIl Bio dentro di noiLa dieta mediterranea fa bene solo se è biologica
Negli ultimi anni il «benessere» fisico e psicologico e entrato prepotentemente tra gli obiettivi di vita di gran parte del mondo occidentale. Tutti lo cercano in modo quasi ossessivo vagando, complice la facilita offerta dalla Rete di raggiungere informazioni, tra l infinita di soluzioni proposte: diete integraliste, digiuni di vario tipo, esercizio fisico, pratiche di meditazione, trattamenti olistici, medicine alternative, integratori per ogni cosa. C’è però un metodo molto semplice ed economico per stare bene e che vede noi italiani, particolarmente privilegiati nell’adottarlo. Si tratta della dieta mediterranea tutta declinata al biologico.
Non si tratta dell’ennesima soluzione tra le tante, ma di uno studio scientifico condotto dall’Università di Roma Tor Vergata i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Microorganisms: in sole quattro settimane di dieta mediterranea biologica si modifica in modo misurabile la composizione del microbiota intestinale: i batteri considerati benefici aumentano considerevolmente, con miglioramenti antiinfiammatori, antiossidanti e immunomodulanti. Una trasformazione che incide sulla salute fisica, ma anche sull’energia, sull’umore e sullo stato di benessere generale. L intestino e infatti considerato il nostro secondo cervello perché ospita il sistema nervoso enterico che, oltre a regolare molte funzioni intestinali, interagisce direttamente con il cervello cranico tramite il nervo vago. Questa connessione, nota come asse intestino cervello, permette uno scambio bidirezionale di informazioni che influenza sia lo stato fisico che psicologico, legando il benessere intestinale all’umore, all’ansia e allo stress, e rendendo l intestino cruciale per la salute generale.
Lo studio, parte del progetto MOOD – Modello di progettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia, finanziato dal Ministero della Salute, dimostra che, a parità di calorie e nutrienti, e la qualità degli alimenti a fare la za: la scelta del biologico amplifica gli effetti positivi della dieta mediterranea. Entrambe le diete aumentano la presenza di acidi grassi a catena corta, molecole centrali per il benessere dell’organismo, con effetti sull’immunità, sul metabolismo e sulla salute della barriera intestinale. Ma in quella biologica gli incrementi di diversi batteri benefici sono più marcati rispetto a quella convenzionale. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Letizia Piotti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 settembre 2025
Dieta mediterranea: bio batte convenzionale - La dieta mediterranea biologica trasforma il microbiota intestinale, il nostro “secondo cervello”, in sole 4 settimane
federbiohomeIl Bio dentro di noiI risultati della seconda fase della ricerca di Tor Vergata presentati stamattina a Roma all’interno della campagna Il Bio dentro di noi
Roma, 16 settembre 2025 – La dieta mediterranea fa bene a tutti, e questo è noto. Oggi sappiamo che in bio è meglio. È quanto emerge dalla fase conclusiva dello studio guidato dall’Università di Roma “Tor Vergata” e pubblicato sulla rivista scientifica Microorganisms: quattro settimane di dieta mediterranea biologica sono sufficienti per modificare in modo misurabile la composizione del microbiota intestinale e aumentare l’abbondanza di batteri considerati benefici, con miglioramenti antiinfiammatori, antiossidanti e immunomodulanti.
Lo studio dimostra che a parità di calorie e nutrienti, è la qualità degli alimenti a fare la differenza: la scelta del biologico amplifica gli effetti positivi della dieta mediterranea. Entrambe le diete aumentano la presenza di acidi grassi a catena corta, molecole centrali per il benessere dell’organismo, con effetti sull’immunità, sul metabolismo e sulla salute della barriera intestinale. Tuttavia, nella dieta mediterranea biologica, gli incrementi di diversi batteri benefici sono più marcati rispetto a quella convenzionale.
Tra questi, Faecalibacterium prausnitzii ha evidenziato un incremento circa quattro volte superiore nel gruppo che ha seguito la dieta biologica. Anche Anaerostipes hadrus, noto per la sua capacità di produrre acidi grassi a catena corta, ha registrato un aumento più che doppio nel gruppo bio rispetto al convenzionale. Anche i Parabacteroides distasonis, che migliorano l’assorbimento dei grassi e la digestione, hanno mostrato un aumento del 125% nel bio, mentre nel gruppo convenzionale sono diminuiti. Inoltre, i risultati della ricerca hanno dimostrato che, a parità di dieta, sono le donne a beneficiare maggiormente del miglioramento del microbiota intestinale apportato dalla dieta mediterranea biologica.
I risultati sono stati divulgati martedì 16 settembre, a Roma, all’interno della campagna “Il Bio Dentro di Noi”, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio il Biologico. A presentarli stamattina assieme alla direttrice della Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica dell’Università degli studi di Roma di Tor Vergata Laura Di Renzo, il sottosegretario di Stato al MASAF Luigi D’Eramo, la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, la presidente di AssoBio Nicoletta Maffini, la direttrice del Consorzio Il Biologico Alessia Ferrucci Morandi e la Vicepresidente della Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati Luana Zanella.
“L’effetto potenziato della dieta mediterranea con prodotti biologici può essere attribuito alla maggiore qualità nutrizionale e all’assenza di residui di pesticidi e additivi sintetici tipica degli alimenti biologici, fattori che favoriscono una maggiore diversità microbica e una riduzione dello stato infiammatorio sistemico”, commenta Laura di Renzo. “Integrare alimenti biologici all’interno di una dieta mediterranea è inoltre associato anche a una più elevata capacità antiossidante plasmatica e a un maggior contenuto di composti fitochimici bioattivi”.
In un precedente studio (Di Renzo et al., Eur Rev Med Pharmacol Sci, 2007) era già stato osservato che, dopo sole due settimane di dieta mediterranea con alimenti biologici, la capacità antiossidante del plasma aumentava in media del 21% rispetto alla versione convenzionale. Inoltre, gli alimenti biologici mostravano un contenuto significativamente più elevato di antiossidanti e polifenoli, con differenze che raggiungevano fino al +312% rispetto agli equivalenti convenzionali. Dati che suggeriscono come la maggiore concentrazione di composti bioattivi negli alimenti biologici possa rappresentare un ulteriore fattore chiave nella modulazione del microbiota intestinale e nella riduzione dell’infiammazione sistemica.
Lo studio di Tor Vergata è il primo trial clinico a valutare l’impatto comparativo tra dieta mediterranea convenzionale e biologica. Dopo una prima fase della ricerca già resa pubblica, il progetto arriva ora al suo secondo step, con dati che aprono nuove riflessioni sul legame tra biologico, microbiota e salute.
“I risultati dello studio presentato oggi sono interessanti ed evidenziano che le produzioni biologiche hanno effetti positivi non solo in termini di rispetto dell’ambiente e tutela della biodiversità, ma anche per la salute, aumentando i benefici della dieta mediterranea, che rappresenta un modello alimentare equilibrato e sostenibile che, unito al bio, diventa ancora più sano”, aggiunge il sottosegretario al Masaf, Luigi D’Eramo. “Non basta garantire cibo sufficiente a tutti, è necessario anche assicurare buon cibo, perché il benessere e la qualità di vita inizia da ciò che scegliamo di portare sulle nostre tavole”.
“Si tratta di risultati importanti che confermano il valore della scelta biologica nell’alimentazione quotidiana”, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. “Se da tempo la scienza ha mostrato il ruolo dell’agricoltura biologica per la biodiversità, la fertilità del suolo e il contrasto alla crisi climatica, oggi la ricerca dell’Università di Tor Vergata, sostenuta dal Ministero della Salute, dimostra che il biologico fa bene anche alla salute delle persone. Con la campagna ‘Il Bio dentro di noi’ vogliamo rafforzare l’alleanza tra mondo scientifico e associazioni del biologico, divulgare gli esiti della ricerca e favorire una corretta informazione ai cittadini, e chiedere di investire maggiormente sulla prevenzione, a partire dalla diffusione della dieta mediterranea bio nelle mense scolastiche”.
“Siamo consapevoli che l’agricoltura biologica rappresenti il metodo di coltivazione e di allevamento più sostenibile, sia per la nostra salute che per quella del pianeta. I risultati della ricerca condotta dall’Università di Roma Tor Vergata, confermano che questo tipo di alimentazione migliora significativamente la salute del microbiota intestinale, con benefici particolarmente evidenti nella popolazione femminile. Siamo molto soddisfatti di questi risultati e orgogliosi di promuoverne la diffusione, nella consapevolezza che il percorso verso una salute migliore inizia proprio dal momento dell’acquisto: scegliendo cibi biologici, di stagione e in linea con la dieta mediterranea”, commenta Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio.
“Consorzio Il Biologico, dedito con impegno totale e appassionato da ormai 40 anni alla promozione ed al sostegno del biologico, è particolarmente lieto dei risultati del progetto di ricerca IMOD, uno dei più completi studi a livello internazionale per l’ampiezza dei dati raccolti, che conferma ulteriormente i benefici effetti di una sana alimentazione biologica per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Di particolare valore è, altresì, aver convogliato mondo della ricerca, istituzioni ed organizzazioni, ognuno nel proprio ambito e con il proprio contributo, a lavorare insieme verso un comune obiettivo: favorire l’adozione di uno stile di vita biologico con scelte consapevoli, che prediligano prodotti e pratiche rispettose della salute e dell’ambiente.”, aggiunge Alessia Ferrucci Morandi, Direttrice del Consorzio Il Biologico.
Bio è meglio: la conferma dai nostri metaboliti
Un altro studio condotto dallo stesso gruppo di ricerca, e pubblicato alla fine di agosto sulla rivista scientifica Metabolites, conferma ulteriormente il valore della dieta mediterranea biologica come strategia nutrizionale vincente. I ricercatori hanno valutato la presenza di metaboliti urinari in gruppi sottoposti a dieta mediterranea convenzionale e biologica. Entrambi gli interventi hanno migliorato alcuni parametri urinari alterati. Tuttavia, la dieta mediterranea a base di cibi biologici ha portato benefici più ampi e importanti: ha aumentato alcune sostanze utili per il metabolismo energetico, come gli intermedi del ciclo tricarbossilico (TCA), e di composti naturali delle piante come la trigonellina, riconosciuti per le loro proprietà antiossidanti e protettive. Parallelamente, aumentano molecole che derivano dalla collaborazione tra il nostro organismo e il microbiota intestinale, fondamentali per mantenere l’equilibrio del sistema immunitario e si riducono sostanze meno salutari, legate a fermentazioni sbilanciate o all’esposizione a sostanze chimiche esterne presenti negli alimenti.
Gli studi sono parte del progetto MOOD – Modello di progettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia, e finanziato dal Ministero della Salute attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). I pasti biologici per il gruppo IMOD sono stati forniti da NaturaSì.
- Riferimenti degli studi
Titolo: Effects of Italian Mediterranean Organic Diet on the Gut Microbiota: A Pilot Comparative Study with Conventional Products and Free Diet
Rivista: Microorganisms, 13(7):1694, pubblicato il 18 luglio 2025
DOI: https://doi.org/10.3390/microorganisms13071694 - Title: Organic food quality promotes the MIIA effect (Microbiota–Immune–Inflammation Axis) in an Italian Mediterranean diet
Authors: Laura Di Renzo, Simona Cesaroni, Giulia Frank, Barbara Pala, Daniel
Oscar Cicero, Paola Gualtieri *, Greta Petrella
Rivista: Metabolites 2025, 15, 571, pubblicato il 26 agosto 2025
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Grazia Battiato
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Vaticano, ecco il centro voluto da Papa Francesco che produrrà vino, olio e formaggi biologici
homeBorgo Laudato Si’ offrirà i primi corsi professionali del Vaticano, con formazione in giardinaggio sostenibile, vinificazione biologica e raccolta delle olive. Leone XIV inaugurerà venerdì il centro, che raccoglie l’eredità ecologica di Papa Francesco
Il Vaticano sta inaugurando un ambizioso centro educativo ispirato all’eredità ecologica di Papa Francesco. Si tratta di un esperimento di agricoltura sostenibile distribuito su 55 ettari, con formazione professionale e scuola ambientale per bambini e adulti nei terreni della tenuta papale di Castel Gandolfo, sul lago di Albano. Papa Leone XIV, che ha ribadito con forza l’attenzione di Francesco per la necessità di prendersi cura della creazione di Dio, inaugurerà formalmente il centro venerdì, tornando nei terreni dove trascorse la sua prima estate papale. Visiterà i rigogliosi giardini, i vigneti e la fattoria di Castel Gandolfo e celebrerà una liturgia per il personale che dal 2022 lavora per tradurre in pratica la predicazione ecologica di Francesco.
Un progetto che raccoglie l’eredità di Papa Francesco
Martedì i funzionari vaticani hanno mostrato in anteprima il cuore del progetto: un’enorme serra dalla forma curva e avvolgente come il colonnato di Piazza San Pietro, che si affaccia su una struttura con dieci stanze e una sala da pranzo. Una volta in funzione, i gruppi in visita potranno partecipare a una gita scolastica pomeridiana per imparare l’agricoltura biologica o a un corso di una settimana sull’agricoltura rigenerativa. Il progetto è stato ispirato dall’enciclica di Francesco del 2015 “Laudato si'”, che ha definito la cura del pianeta come una preoccupazione morale urgente ed esistenziale, intrinsecamente legata alle questioni della dignità umana e della giustizia, soprattutto per i poveri.
Nei dieci anni successivi, un movimento di base si è radicato nella Chiesa per implementare il suo messaggio olistico attraverso laboratori, conferenze e ora, più tangibilmente, il centro educativo che prende il nome dall’enciclica, Borgo Laudato Si’. Il centro mira a realizzare molti degli obiettivi della causa ambientale. I pannelli solari forniranno tutta l’energia di cui la struttura ha bisogno, la plastica sarà vietata e si utilizzeranno sistemi di riciclaggio e compostaggio per arrivare a zero rifiuti. I funzionari affermano che l’acqua sarà conservata e utilizzata attraverso sistemi di “irrigazione intelligente” che sfruttano l’intelligenza artificiale per determinare le esigenze delle piante, insieme alla raccolta dell’acqua piovana e all’installazione di sistemi di trattamento e riutilizzo delle acque reflue.
Borgo Laudato Si’ è la prima scuola professionale in Vaticano
La prima scuola professionale del Vaticano sul territorio avrà lo scopo di fornire una formazione in loco in giardinaggio sostenibile, viticoltura biologica e raccolta delle olive. Offrirà inoltre nuove opportunità di lavoro a gruppi particolarmente vulnerabili, come vittime di violenza domestica, rifugiati, tossicodipendenti e detenuti riabilitati. I prodotti realizzati saranno venduti in loco e i profitti saranno reinvestiti nel centro educativo: Il vino Laudato Si’, l’olio d’oliva biologico, le tisane del giardino aromatico della fattoria e il formaggio prodotto dalle 60 mucche da latte. […]
FONTE
TESTATA: Euro News
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 settembre 2025
FederBio sulla truffa del miele: le frodi nel biologico danneggiano tutti, fermarle è una priorità
federbiohomemiele biologicoBologna, 04 settembre 2025 – FederBio esprime una ferma condanna per la recente frode che ha portato al sequestro di 2,8 tonnellate di miele proveniente dalla Romania, commercializzato come biologico, mentre in realtà si trattava di produzione convenzionale.
Le indagini hanno accertato che l’azienda veronese coinvolta, tra il 2024 e il 2025, ha venduto oltre 7 quintali di miele falsamente etichettato come biologico. Da sempre al fianco delle forze dell’ordine nella lotta contro le frodi nel biologico, FederBio ringrazia i Carabinieri dei Nuclei per la Tutela Agroalimentare di Verona e Firenze che hanno smascherato la truffa del falso miele bio.
La Federazione ribadisce l’urgenza di adottare il marchio biologico italiano, strumento essenziale per valorizzare e rendere immediatamente riconoscibile l’autenticità delle produzioni biologiche nazionali, ottenute da materie prime coltivate o allevate in Italia. Inoltre, propone di innovare i sistemi di controllo, integrando tecnologie digitali avanzate, in grado di assicurare un monitoraggio continuo e preciso delle produzioni e una tracciabilità chiara e trasparente, anche nelle filiere più complesse.
“Ogni comportamento fraudolento compromette la credibilità dell’intero settore biologico – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Per questo ringraziamo le forze dell’ordine che, con le loro indagini, hanno fatto emergere questa truffa. Si tratta di un episodio grave, perché rappresenta una forma di concorrenza sleale a danno di tutti i produttori seri che investono nel vero biologico. Inoltre, mina la fiducia dei cittadini che scelgono il bio per la propria salute e per la tutela del pianeta. La frode scoperta a Verona conferma, ancora una volta, quanto sia prioritario e urgente innovare il sistema dei controlli per renderli sempre più capillari e rigorosi lungo l’intera filiera, rafforzando al tempo stesso le azioni di contrasto verso chi tenta di sfruttare indebitamente il marchio bio, per garantire la massima trasparenza e rafforzare un settore che vede l’Italia tra i Paesi leader a livello europeo”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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Si allarga la collaborazione di BolognaFiere con Slow Food per il futuro dell’alimentazione fuori casa
BolognaFierefederbiohomeSANASlow FoodSlow Wine FairSiglato l’accordo che porterà per la prima volta Slow Food Promozione a SANA Food, dal 22 al 24 febbraio 2026 a BolognaFiere. Il format sarà nuovamente in contemporanea, e con una collaborazione sempre più ricca, con Slow Wine Fair.
Bologna, 28 agosto 2025 – Una partnership rinnovata nel segno dell’alimentazione consapevole, etica e sostenibile. È quella che, dal 22 al 24 febbraio, porterà per la prima volta Slow Food Promozione Srl SB a SANA Food, il format di BolognaFiere dedicato al canale Horeca e al retail specializzato. Un percorso che si inserisce nella storica collaborazione tra BolognaFiere e FederBio, tesa a consolidare SANA Food come rassegna di riferimento per il biologico e la cultura del cibo buono, pulito e giusto, e sempre più orientata alla ristorazione fuori casa. A caratterizzare la partnership tra SANA Food e Slow Food è, innanzitutto, la filosofia di fondo, che punta a promuovere una nuova cultura alimentare basata su etica, salvaguardia della biodiversità, salute e sostenibilità.
Su questi presupposti ha poggiato, già lo scorso febbraio, la scelta di programmare SANA Food in contemporanea – e in un padiglione contiguo – con la Slow Wine Fair, la fiera internazionale del vino buono, pulito e giusto ideata da Slow Food e organizzata da BolognaFiere. Nel 2026 questa sinergia s’intensificherà, perché sarà direttamente il padiglione di SANA Food ad aprirsi a Slow Food, di cui ospiterà produttori dei Presìdi e delle reti Slow Food, appuntamenti formativi, degustazioni e tavole rotonde sui principali temi al centro del dibattito riguardante le politiche agroalimentari, insieme a una serie di progetti speciali che valorizzeranno ulteriormente la collaborazione.
L’offerta fieristica, rivolta prevalentemente al target b2b, sarà ancora più ricca e qualificata, con la partecipazione di aziende costruite saldamente su valori quali il rispetto per la terra, per il cibo e le persone. In questo contesto, i visitatori professionali che vogliono diversificare la propria proposta nell’Horeca, nel canale specializzato tradizionale e nel risto-retail, e che cercano autenticità, coerenza e innovazione, troveranno realtà produttive rigorosamente selezionate, con opzioni food biologiche, sane e sostenibili. Ampio il ventaglio di opportunità legate al matchmaking, attraverso incontri b2b con buyer nazionali e internazionali accuratamente profilati: importatori Horeca, ristoranti di alta gamma ed eco-boutique, hotel e osterie storiche, servizi di catering e mense scolastiche, locali votati alla cucina sostenibile e biologica, negozi bio ed erboristerie, gastronomie gourmet e delikatessen, botteghe del commercio equo e solidale, e Gruppi di Acquisto Solidale.
Come conferma lo scenario del mercato italiano, il segmento Out of Home (OoH) – target primario di SANA Food – riveste una posizione di primo piano: l’Osservatorio SANA 2025 curato da Nomisma mostra, per esempio, che nel settore biologico l’OoH vale 1,3 miliardi di euro, pari a circa il 20% dei 6,5 miliardi di consumi biologici rilevati. È, inoltre, in crescita l’attenzione verso scelte alimentari salutari nel fuori casa. Per 9 italiani su 10, i prodotti tipici e a km0 sono essenziali, mentre il biologico è un criterio di scelta per il 68% dei consumatori.
«SANA Food si rivolge in modo mirato al food service e all’Horeca, offrendo loro un contesto professionale in cui intercettare le nuove dinamiche del consumo consapevole – osserva Rossano Bozzi, Direttore della Business Unit Heritage di BolognaFiere –. Il sodalizio con Slow Food consolida il ruolo di SANA Food come luogo in cui la PMI del settore agroalimentare, chiamata a rispondere a una crescente domanda di responsabilità, trasparenza e qualità, può confrontarsi, promuovere un modello di produzione e consumo alternativo al mainstream, e percorrere nuove vie di sviluppo a salvaguardia di territori e biodiversità. Anche quest’anno stiamo lavorando con le istituzioni e con ICE – Agenzia per dare continuità al supporto, per noi cruciale, alle attività di incoming e di promozione internazionale della manifestazione e delle imprese italiane sui principali mercati di sbocco. Con Slow Food, puntiamo a fornire strumenti concreti per interpretare un mercato in profonda trasformazione, dove la valorizzazione della nicchia, l’origine dei prodotti, la sostenibilità e il benessere diventano fattori altamente competitivi e rilevanti per il fuori casa».
«Diffondere la cultura del cibo buono, pulito e giusto è quanto fa Slow Food da quasi 40 anni. In questo nostro cammino, una fiera che pone l’attenzione sulla sana e buona alimentazione, con l’esperienza di SANA e l’autorevole presenza di FederBio, rappresenta un importante alleato – sottolinea Daniele Buttignol, amministratore delegato di Slow Food Promozione Srl SB –. La concomitanza con la quinta edizione della Slow Wine Fair, con la partecipazione di centinaia di aziende vitivinicole che si riconoscono nel Manifesto del vino buono, pulito e giusto, testimonia la condivisione di valori e obiettivi che nutrono la partnership tra BolognaFiere e Slow Food. L’appuntamento di febbraio 2026 rappresenta, quindi, un importante momento di sensibilizzazione su un settore vitale per il nostro benessere, il nostro rapporto con la natura e una crescita sostenibile per i territori e le comunità. Una tendenza confermata dai mercati internazionali, che si concentrano sempre di più sul cibo buono e sano, come dimostrano anche le presenze di operatori del settore e buyer internazionali a SANA Food e Slow Wine Fair».
«Unire le forze per la valorizzazione del cibo biologico e i principi del ‘buono, pulito e giusto’ rappresenta, oggi più che mai, una priorità strategica per il rilancio dell’intero settore – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Un impegno concreto a favore delle piccole e medie aziende agricole biologiche diffuse sull’intero territorio nazionale, che costituiscono un presidio fondamentale per lo sviluppo dei territori rurali e delle aree interne, creando sistemi economici e reti sociali in grado di rilanciare queste zone. Grazie alla sinergia tra FederBio, BolognaFiere e Slow Food, SANA Food si afferma sempre più come la manifestazione di riferimento per promuovere un modello agroalimentare etico e sostenibile che tutela la biodiversità e la fertilità del suolo, i territori e le identità delle produzioni locali, elementi centrali anche per il canale Horeca».
SANA Food si distingue per il format unico, costruito sullo strettissimo legame con Slow Wine Fair: stessa matrice valoriale, stesse date, un solo biglietto di ingresso, padiglioni adiacenti e l’imprescindibile legame tra cibo e vino. Nell’edizione 2025, l’intreccio SANA Food-Slow Wine Fair ha attratto oltre 15.000 visitatori professionali e 300 buyer internazionali da 15 Paesi (su tutti, la Germania), qualificando il nuovo concept come porta di accesso privilegiata ai mercati esteri. Con una formula rinnovata che pone al centro il produttore e la ristorazione, il concept viene riproposto dal 22 al 24 febbraio 2026, mettendo in connessione i comparti food&wine e offrendo alla variegata platea di professionisti della ristorazione commerciale e collettiva, del risto-retail e della vendita al dettaglio una piattaforma integrata di business, networking e formazione.
SANA Food è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio. Sono partner di SANA Food: Demeter, Slow Food Promozione Srl SB, V Label Italia e ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
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Daniela Modonesi
Prodotti bio, origine in QR code. In Gazzetta il decreto Masaf che istituisce l’infrastruttura digitale BioTrac. Entro sei mesi
BioTrachomeSullo smartphone com’è stato coltivato e trasformato il cibo
In Gazzetta il decreto Masaf che istituisce l’infrastruttura digitale BioTrac. Entro sei mesi basterà inquadrare un QR code con lo smartphone per sapere da dove arriva, come è stato coltivato o trasformato un prodotto biologico. In sei mesi sarà operativa BioTrac, la nuova piattaforma pubblica che seguirà ogni passaggio delle produzioni bio, dalla tavola al produttore. Istituita con il decreto del 24 luglio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 agosto 2025 dal ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), l’infrastruttura digitale traccerà provenienza e qualità dei prodotti e offrirà ai consumatori informazioni chiare e verificabili: una vera e propria carta d’identità digitale. Una novità che arriva mentre l’Eurostat fotografa la crescita della produzione ortofrutticola europea: nel 2024 l’Ue ha raccolto 62,2 milioni di tonnellate di verdure fresche (+6% sul 2023) e 24,3 milioni di tonnellate di frutta, con l’Italia protagonista in più filiere.
Soggetti coinvolti
BioTrac è gestito dal Masaf attraverso il Sistema Informativo Biologico (Sib) e il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian). Nella prima fase, l’obbligo riguarderà gli operatori aderenti al Registro nazionale dei distretti biologici, che dovranno alimentare la piattaforma con i dati delle sezioni. Sono previsti anche soggetti delegati – come centri di assistenza agricola, professionisti, studi tecnici – per supportare gli operatori nell’inserimento delle informazioni.
Cosa devono fare gli operatori
Gli operatori biologici certificati avranno 15 giorni di tempo per inserire in BioTrac i dati di ogni operazione di acquisto o cessione: codice fiscale o codice univoco di azienda agricola (Cuaa); descrizione e lotto del prodotto; tipologia (biologico o in conversione); quantità ceduta/acquistata; data della ne; dati della controparte; documenti di trasporto o fatture. Il compito di inserire i dati spetta al cedente, mentre la controparte dovrà confermare o rifiutare l’operazione nello stesso termine. Senza conferma, la tracciabilità si interrompe e il prodotto può perdere lo status biologico.
Etichettatura e trasparenza
Una volta registrato il prodotto, BioTrac genera un codice identificativo o QR de da riportare su etichette, confezioni o documenti commerciali. Inquadrandolo con lo smartphone, sarà possibile per i consumatori verificare origine, qualità e percorso del prodotto, nonché informazioni sulla sostenibilità ambientale, salubrità del terreno, lontananza da impianti inquinanti, utilizzo di prodotti fitosanitari ecocompatibili e sulle tecniche di lavorazione e di imballaggio dei prodotti utilizzati. Una garanzia che diventa utile ad orientare i cittadini verso scelte di consumo consapevoli in un mercato agricolo europeo sempre più vasto: l’Italia, ad esempio, ha raccolto, nel 2024, 13,9 milioni di tonnellate di verdure fresche, seconda solo alla Spagna, ed è stata primo produttore Ue di pomodori (36% del totale). Risulta tra i principali produttori anche di frutta, bacche e noci (5,4 milioni di tonnellate) di cui mele (21%) e pere (24%) e pesche (33%).
Tempistiche e prospettive
Il decreto prevede che la piattaforma sia operativa entro 180 giorni: senza questa condizione, il provvedimento non produrrà effetti. Nessun costo aggiuntivo per la finanza pubblica: si utilizzeranno risorse e strutture già disponibili. Dopo la fase di avvio nei distretti, l’obiettivo è estendere BioTrac a tutta la filiera biologica nazionale, rafforzando i controlli e riducendo il rischio di frodi alimentari.
FONTE
TESTATA: Italia Oggi
AUTORE: Pina Ricciardo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 agosto 2025
Una scuola nel territorio, per il territorio
homeGestione del pascolo, conservazione della biodiversità, mitigazione delle predazioni, trasformazione del latte, della carne e della lana legati all’allevamento ovino/caprino e marketing territoriale: questi i principali ambiti su cui si concentreranno le lezioni, con un approccio teorico e pratico che valorizza il sapere e le pratiche tradizionali e li integra con le competenze più attuali.
Le attività si svolgeranno in loco a Calascio, in collaborazione con le realtà zootecniche locali e coinvolgendo gli studenti in workshop pratici, eventi pubblici e momenti di confronto con la comunità. La pastorizia estensiva viene così riconosciuta come modello di sviluppo sostenibile, capace di affrontare la crisi climatica, contrastare l’abbandono delle terre alte e generare nuove economie.
La nascita della Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva rappresenta per Calascio una tappa fondamentale nel percorso di rigenerazione dei territori rurali. Non si tratta solo di avviare un corso di formazione, ma di costruire un presidio stabile di conoscenza, innovazione e crescita economica, rivolto sia a chi vuole avvicinarsi alla pastorizia, sia a chi già la pratica quotidianamente e intende migliorare, aggiornarsi, affrontare nuove sfide.
Il territorio abruzzese ha un patrimonio straordinario di saperi, di biodiversità, di esperienze legate all’allevamento estensivo. Tuttavia, per trasformare queste risorse in opportunità concrete serve un salto di qualità. Con questa scuola vogliamo offrire strumenti tecnici, imprenditoriali e gestionali a chi ha già un’azienda e spesso opera in condizioni difficili, con margini ridotti e poca assistenza. Dalla gestione sanitaria degli animali alla valorizzazione dei prodotti, dalla prevenzione dei predatori all’organizzazione di esperienze di turismo rurale: ogni modulo è pensato per rafforzare la competitività e la sostenibilità delle imprese pastorali, mantenendo però saldi i valori della tradizione e del rispetto ambientale.
Calascio vuole diventare un punto di riferimento per la formazione continua degli operatori delle aree rurali, un luogo in cui si sperimenta un nuovo modo di fare impresa agricola: cooperativa, comunitaria, connessa al territorio e orientata al futuro. La Scuola di perfezionamento è un tassello fondamentale del progetto ‘Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo’, che ha come obiettivo proprio quello di creare occupazione qualificata, attrarre giovani e restituire centralità ai piccoli comuni e ai loro territori. È un progetto ambizioso, ma necessario, se vogliamo che i borghi tornino a essere spazi vivi, produttivi, abitati e condivisi.
Per iscrizioni e maggiori informazioni scrivere a info.scuolapastoriziacalascio@gmail.com
Fonte: Slow Food Italia









