Mercato bio in crescita: «Solo nella gdo vale 4 miliardi»

L’intervista alla presidente di FederBio, Mammuccini: «Nuovo marchio in arrivo per tutelare e valorizzare i prodotti»

Le coltivazioni biologiche guadagnano terreno sia come spazi occupati che come operatori e potrebbero fare un salto di qualità con il nuovo marchio «Biologico italiano» che tutelerà le produzioni 100% nazionali. Per il sua battesimo il ministero dell’AgricoItura ha scelto la giornata europea del biologico, che si è celebrata a Roma il 16 settembre scorso e che ha visto riunite le principali associazioni agricole e di settore. E siccome servono ancora quattro o cinque mesi di lavoro burocratico, il nuovo marchio – un cuore tricolore con affianco la dicitura “Biologico italiano”  dovrebbe essere sugli scaffali a partire dall’inizio del prossimo anno. Delle prospettive del settore parliamo con la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini al vertice di un movimento che vede 97.170 (+2,99g rispetto al 2023) operatori biologici, di cui oltre 87.000 rappresentato da aziende agricole bio (+3,4%).

Presidente, una tappa importante quella del marchio. Per quali ragioni?

Il marchio era una cosa che stavamo aspettando e i dati ci dicono che sia per i consumatori italiani che per quelli esteri esiste un legame stretto tra l’origine della materia prima e l’idea della sostenibilità. Credo che questo nuovo marchio sia una grande opportunità per aumentare il nostro export, ma anche i consumi nazionali. Ed è anche un’importante possibilità di sviluppo, perché si tratta di uno strumento concreto che permette di identificare immediatamente i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate esclusivamente in Italia. Non è solo un elemento distintivo, ma un vero e proprio valore aggiunto per rafforzare il ruolo dei produttori agricoli puntando al giusto prezzo, tutelare la filiera nazionale e premiare chi investe nella qualità italiana. In un mercato globale dove la trasparenza diventa sempre più importante, questo marchio consente di distinguerci, costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale. Inoltre, valorizza l’identità e il legame con il territorio e unisce le nostre tradizioni agricole con la sostenibilità del metodo biologico, diventando un elemento cruciale per fare dell’agroecologia il paradigma di riferimento del sistema agroalimentare. […]

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TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Giorgio Costa
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 ottobre 2025



Dalla ricerca ai campi: parte la semina di “inizio”, il primo seme selezionato per l’agricoltura bio

Seminare il Futuro: con la manifestazione che apre le porte di 5 aziende agricole dell’ecosistema NaturaSì, partono i primi 700 ettari coltivati a grano duro. Nel week end del 18-19 ottobre ritorna il rito collettivo della semina del grano, assieme a laboratori per bambini, stand, visite guidate e degustazioni bio.

Roma, 16 ottobre 2025 – Un traguardo per l’agricoltura biologica italiana: parte con 700 ettari la semina della prima varietà di grano duro specificamente selezionato per la coltivazione biologica. Presto si potrà quindi cucinare la pasta prodotta con la varietà “Inizio”, frutto della ricerca scientifica della Fondazione Seminare il Futuro in collaborazione con il CREA di Foggia, resa possibile da NaturaSì e dalla cooperativa Gino Girolomoni. Per celebrare questo traguardo, nel week end del 18 e 19 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ritorna l’iniziativa Seminare il Futuro con la semina collettiva e partecipata in 5 aziende agricole dell’ecosistema agricolo NaturaSì, un’iniziativa che apre le porte a tutti.

La ricerca per il futuro dell’agricoltura bio

Come spiega Federica Bigongiali, direttrice della Fondazione Seminare il Futuro: “Quest’anno, per la prima volta, siamo riusciti a mettere in produzione il seme certificato della varietà INIZIO. Si tratta di una pianta capace di adattarsi bene a condizioni di coltivazione più naturali e meno dipendenti dagli input chimici. È una pianta più alta, che resiste all’allettamento e che riesce a competere meglio con le erbe infestanti. Grazie al suo apparato radicale ben sviluppato, riesce ad assorbire in modo efficiente i nutrienti presenti nel suolo, crescendo vigorosamente anche senza concimazioni azotate. Inoltre, mostra una buona tolleranza ai principali parassiti e alle malattie più comuni dei cereali.

“Inizio” rappresenta il coronamento di un percorso di ricerca iniziato nel 2016 dalla Fondazione Seminare il Futuro, in collaborazione con enti di ricerca presenti sul territorio nazionale. Recentemente iscritto al registro nazionale delle varietà, questo grano duro è stato selezionato per rispondere alle specifiche esigenze dell’agricoltura biologica, con caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto ad affrontare le sfide dei cambiamenti climatici. Come dice il nome stesso, Inizio è solo il punto di partenza di una selezione specifica che torni a guardare al rapporto tra pianta e ambiente e che rispetti la vocazione ambientale e la sicurezza alimentare.

La semina collettiva del 19 ottobre

Tra sabato 18 e domenica 19 ottobre, cinque aziende agricole biologiche italiane apriranno le loro porte a cittadini, famiglie e appassionati per partecipare alla semina collettiva di “Seminare il Futuro”, l’iniziativa annuale promossa da NaturaSì assieme alla Fondazione Seminare il futuro che permette di riscoprire il gesto antico della semina e di comprendere da dove arriva il cibo che consumiamo ogni giorno. Le aziende coinvolte nell’iniziativa del 18 e 19 sono: Agricoltura Nuova, nel Lazio; La Colombaia, in Campania; Il Cerreto, in Toscana; Bio Ferrarini in Emilia Romagna; Girolomoni, nelle Marche. In tutte, oltre alla semina, saranno organizzati laboratori per bambini, degustazioni bio, visite guidate e incontri.

L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema della provenienza del cibo e del futuro dell’agricoltura, a partire dall’importanza che i semi rivestono per l’ecosistema, ma anche per l’uomo e la sua sopravvivenza. Un gesto semplice e antico per ricordare l’importanza della biodiversità e ribadire il no ai brevetti delle multinazionali sulle sementi, che devono rimanere patrimonio comune.

“È un’opportunità per tutti di avvicinarsi a un’agricoltura che si prende cura del suolo e lo coltiva senza l’uso di sostanze chimiche, promuovendo la consapevolezza e il rispetto per l’ambiente”, commenta Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. “Portare i cittadini in campagna, per mettere i piedi sulla terra e far capire da dove arriva il cibo e il lavoro che c’è dietro, è fondamentale.”

La Fondazione Seminare il Futuro: una missione che parte dal seme

Attiva dal 2016 con il contributo di NaturaSì e della Cooperativa Gino Girolomoni, la Fondazione Seminare il Futuro si dedica alla ricerca e allo sviluppo di sementi adatte all’agricoltura biologica e biodinamica. Il campo catalogo della Fondazione ospita un’ampia collezione di materiali genetici, frutto di anni di ricerca e selezione, che rappresentano un patrimonio di biodiversità cerealicola. Questa ricchezza di linee e popolazioni costituisce la base su cui la Fondazione osserva, studia e seleziona le varietà più adatte ai sistemi agricoli biologici e alle condizioni del Mediterraneo. Con l’iscrizione della varietà INIZIO al registro nazionale, la Fondazione compie un passo decisivo per fornire agli agricoltori biologici strumenti concreti per una produzione di qualità. Il percorso prosegue con PROSSIMO, varietà oggi in fase di moltiplicazione e che sarà presto disponibile per la coltivazione, a conferma dell’impegno continuo della Fondazione nello sviluppo di sementi pensate per il futuro dell’agricoltura biologica.

Il lavoro di ricerca prosegue in collaborazione con il Centro di Ricerche Agro-ambientali ‘Enrico Avanzi’ dell’Università di Pisa, dove vengono testate e valutate le nuove varietà nell’ambito dei programmi di selezione in agricoltura biologica. “La selezione dei semi può fare la sua parte per un’agricoltura più sana e in equilibrio con l’ecosistema, ma da sola non basta: deve essere inserita in un approccio agroecologico,” sottolinea Bigongiali. “Non possiamo limitarci a un approccio che punti esclusivamente sulla selezione del seme, ma è fondamentale considerare la rotazione delle colture, la gestione della biodiversità e l’uso appropriato degli input agricoli”.

Fausto Jori consigliere delegato di NaturaSì, ribadisce l’importanza del progetto: “La qualità delle sementi è importante, una buona semente porta un buon cibo. Ma per la selezione occorrono tempi lunghi e continuità. Per questo serve una fondazione che ha obiettivi pluriennali, non è proprietaria del seme bensì custode, ne tutela la vitalità e fa in modo che continui a rispondere anche in futuro alle necessità degli agricoltori.”

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Redazione Natura Sì



16 Ottobre Giornata mondiale dell'alimentazione - FederBio: puntare sul biologico significa investire su un’alimentazione che tutela salute e ambiente

Bologna, 15 ottobre 2025 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno ha come tema “Mano nella mano per un’alimentazione e un futuro migliori”, FederBio rilancia l’appello della FAO a collaborare per trasformare i sistemi agroalimentari in chiave sostenibile, affinché tutti possano avere accesso a un’alimentazione sana e nutriente nel rispetto dell’ambiente.

La Federazione sottolinea che l’agricoltura biologica, escludendo l’uso di sostanze chimiche di sintesi, svolge un ruolo strategico nel consolidare la resilienza delle filiere del cibo: rigenerando la fertilità dei suoli, accrescendo la biodiversità e producendo benefici tangibili per il clima, l’economia rurale e il benessere dei cittadini. Al tempo stesso, il biologico rafforza la sicurezza alimentare, valorizzando pratiche locali e di comunità e riducendo la dipendenza da filiere globali e dai rischi legati al modello intensivo.

“Condividiamo pienamente il tema scelto dalla FAO, che sottolinea l’importanza della collaborazione globale per garantire pace, sostenibilità, prosperità e sicurezza alimentarecommenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Non basta però assicurare cibo sufficiente per tutti, occorre fornire una nutrizione sana e di qualità, perché salute e benessere dipendono da ciò che mettiamo nel piatto. Va quindi accelerata la transizione verso modelli sostenibili sotto il profilo alimentare, sociale, economico e ambientale. Occorre una nuova visione dell’agricoltura e proprio la FAO ha indicato l’approccio agroecologico come l’innovazione strategica che può contribuire al processo di trasformazione verso sistemi alimentari equi, responsabili e sostenibili, che migliorano la produzione e la sicurezza alimentare. Per le sue caratteristiche l’agroecologia rappresenta l’agricoltura del futuro, in grado di nutrire il mondo preservando il Pianeta e le comunità locali del cibo”.

I benefici di un’alimentazione biologica sono confermati da un recentissimo studio sperimentale dell’Università di Roma “Tor Vergata”, sostenuto dal Ministero della Salute, e presentato nell’ambito della campagna “Il Bio dentro di noi”, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico. La fase conclusiva dell’indagine che ha comparato gli effetti della dieta mediterranea convenzionale e bio, Effects of Italian Mediterranean Organic Diet on the Gut Microbiota: A Pilot Comparative Study with Conventional Products and Free Diet” pubblicata sulla rivista scientifica Microorganisms, ha dimostrato che bastano quattro settimane di versione bio per modificare in modo misurabile la composizione del microbiota intestinale e aumentare significativamente l’abbondanza di batteri benefici, con effetti antinfiammatori, antiossidanti e immunomodulanti.

Anche la fase precedente dello  studio basata sulla valutazione dei metaboliti urinari “Organic food quality promotes the MIIA effect (Microbiota–Immune–Inflammation Axis) in an Italian Mediterranean diet”, pubblicata su Metabolites, conferma che la dieta mediterranea bio incrementa le sostanze utili per il metabolismo energetico e le molecole essenziali per l’equilibrio immunitario, riducendo le sostanze nocive legate agli additivi sintetici.

 Scegliere biologico significa dunque proteggere dall’esposizione ai pesticidi di sintesi sia chi consuma sia chi lavora nei campi. Sono sempre più documentati i potenziali rischi legati ai fitofarmaci. L’Istituto Ramazzini di Bologna, impegnato da anni in studi approfonditi, con la recente ricerca Global Glyphosate Study consolida, in linea con le valutazioni dello IARC, la pericolosità associata al glifosato (e dei GBH), tra gli erbicidi più utilizzati a livello mondiale.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Silvia Voltan: + 39 3311860936 – silvia.voltan@pragmatika.it



Rapporto sull’Agricoltura Biologica 2025: il mercato globale del bio oltre 136 miliardi

Nel 2023 il mercato mondiale dell’agricoltura biologica ha raggiunto un fatturato record di 136,4 miliardi di euro, trainato da Stati Uniti, Unione Europea e Cina. È quanto emerge dal Rapporto sull’Agricoltura Biologica 2025, pubblicato dal Research Institute of Organic Agriculture (FiBL) e da IFOAM – Organics International, e ripreso da Il Sole 24 ORE Radiocor.

Le superfici coltivate a biologico nel mondo hanno raggiunto 99 milioni di ettari, oltre sei volte quelle censite a inizio millennio (15 milioni), con una crescita del 2,6% su base annua. Coinvolgono quasi 190 Paesi e 4,3 milioni di produttori, venti volte più numerosi rispetto alla fine degli anni ’90, anche se in lieve calo (-4%) rispetto al 2022. Le aree più estese si trovano in Australia, seguita da India e Argentina, mentre la quota del bio sulla superficie agricola globale si attesta al 2,1%, con punte del 27,3% in Austria e del 25,4% in Uruguay.

Italia: oltre 2,5 milioni di ettari bio e un mercato da 4 miliardi

In Italia, secondo i dati Sinab 2024, la superficie agricola utilizzata (SAU) destinata al biologico ha raggiunto 2,51 milioni di ettari (+2,4% sul 2023), segnando un +68% in dieci anni. Il bio rappresenta ormai oltre il 20% della SAU nazionale, vicino al target del 25% previsto dal Green Deal europeo al 2030.

I seminativi coprono il 40,3% della SAU bio, seguiti da prati e pascoli (31,4%), colture permanenti (22,7%) e ortaggi (2,3%). La distribuzione territoriale vede il Mezzogiorno al primo posto con il 58% delle superfici, seguito dal Centro Italia (23%) e dal Nord (19%), quest’ultimo in crescita dell’8,4%.
Le prime tre Regioni – Sicilia, Puglia e Toscana – concentrano il 38% delle estensioni complessive, seguite da Emilia-Romagna, Calabria, Sardegna, Lazio e Campania.

Gli operatori biologici sono 97.160 (+2,9%), di cui 87.000 aziende agricole, pari all’89% del totale; il 17% integra anche attività di trasformazione. Il mercato interno ha raggiunto un valore di 3,96 miliardi di euro, con le vendite nella GDO in aumento del 2,9% in valore e del 4,3% in volume. In testa alle preferenze dei consumatori figurano olio d’oliva, uova e miele, mentre ortofrutta e lattiero-caseari rappresentano oltre due terzi delle vendite retail. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 ottobre 2025



Dieta mediterranea e microbiota intestinale Il cibo biologico batte quello convenzionale

È quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Roma Tor Vergata e pubblicato sulla rivista scientifica Microorganisms. In un mese cambia il microbiota intestinale e aumentano i batteri benefici

La dieta mediterranea fa bene a tutti, e questo è noto. Oggi sappiamo che in bio è meglio. È quanto emerge dalla fase conclusiva dello studio guidato dall’Università di Roma Tor Vergata e pubblicato sulla rivista scientifica Microorganisms: quattro settimane di dieta mediterranea biologica sono sufficienti per modificare in modo misurabile la composizione del microbiota intestinale e aumentare l abbondanza di batteri considerati benefici, con miglioramenti antinfiammatori, antiossidanti e immunomodulanti.

Lo studio dimostra che a parità di calorie e nutrienti, è la qualità degli alimenti a fare la differenza: la scelta del biologico amplifica gli effetti positivi della dieta mediterranea. Inoltre, i risultati della ricerca hanno dimostrato che, a parità di dieta, sono le donne a beneficiare maggiormente del miglioramento del microbiota intestinale apportato dalla dieta mediterranea biologica. I risultati sono stati divulgati all’interno della campagna Il bio dentro di noi , promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio il Biologico.

«L’effetto potenziato della dieta mediterranea con prodotti biologici può essere attribuito alla maggiore qualità nutrizionale e all’assenza di residui di pesticidi e additivi sintetici tipica degli alimenti biologici, fattori che favoriscono una maggiore diversità microbica e una riduzione dello stato infiammatorio sistemico», commenta Laura di Renzo, direttrice della sezione di nutrizione clinica e nutrigenomica dell università degli studi di Roma di Tor Vergata. «Integrare alimenti biologici all interno di una dieta mediterranea è inoltre associato anche a una più elevata capacità antiossidante plasmatica e a un maggior contenuto di composti fitochimici bioattivi».

In un precedente studio era già stato osservato che, dopo sole due settimane di dieta mediterranea con alimenti biologici, la capacità antiossidante del plasma aumentava in media del 21% rispetto alla versione convenzionale. Inoltre, gli alimenti biologici mostravano un contenuto significativamente più elevato di antiossidanti e polifenoli, con differenze che raggiungevano fino al +312% rispetto agli equivalenti convenzionali. Lo studio portato avanti dall’università degli studi di Tor Vergata è il primo trial clinico a valutare l impatto comparativo tra dieta mediterranea convenzionale e biologica. Dopo una prima fase della ricerca già resa pubblica, il progetto arriva ora al suo secondo step, con dati che aprono nuove riflessioni sul legame tra biologico, microbiota e salute.

«Non basta garantire cibo sufficiente a tutti, è necessario anche assicurare buon cibo, perché il benessere e la qualità di vita inizia da ciò che scegliamo di portare sulle nostre tavole». […]

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TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Laura Bertarelli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 ottobre 2025



Enoforum bio: una conferenza tecnica dedicata alla viticoltura e vinificazione biologica

L’evento online che per la prima volta ha come unico focus il biologico

Enoforum Bio è un format innovativo e sostenibile che mira a diffondere le conoscenze più aggiornate sulle pratiche di produzione di uva e vino secondo i principi dell’agricoltura biologica. Il 24 ottobre l’evento sarà ibrido: ci si potrà collegare online, oppure partecipare di persona presso Piacenza Expo, all’interno della fiera sulla viticoltura sostenibile Tecnovitis. Nel contesto europeo, il vino biologico ha ormai superato la soglia delle nicchie di mercato, con aree di vigneto biologico che raggiungono il 22% in Italia, il 14% in Francia e percentuali analoghe in Spagna e Germania. Nonostante le difficoltà legate ai cambiamenti climatici e le sfide del mercato, il settore biologico dimostra resilienza e offre soluzioni tecniche anche ai produttori non biologici. Quattro i Keynote Speakers internazionali che porteranno le loro conoscenze e la loro esperienza:

  • Stéphane Becquet – Vignerons Bio Nouvelle Aquitaine & Institut Technique de l’Agriculture Biologique

Che c’è di nuovo nella difesa del vigneto biologico in Francia?

  • Benedetta Del Rosso – Stazione sperimentale per la viticoltura SPEVIS

Dal biologico aziendale al biologico territoriale, il biodistretto come strumento di innovazione e miglioramento tecnico

  • Pierluigi Donna – Agronomi SATA

L’agroforestazione per la biodiversità e la mitigazione climatica: un’integrazione colturale e culturale al biologico

  • Johanna Döring – HochSchule Geisenheim University

La produttività della viticoltura biologica e biodinamica in un clima che cambia

Nel programma, che è in via di definizione e che sarà presto online sul sito https://enoforum.eu/enoforumbio-2025/ , si alterneranno alcuni moduli gestiti dalle aziende partner, che presenteranno le ultime innovazioni tecniche in vigna e in cantina. Una parte gestita da tecnici e professori con dati e sperimentazioni, l’altra dedicata invece alle applicazioni pratiche. Enoforum Bio è supportata dalle principali associazioni nazionali europee di produttori di vino biologico: le italiane AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, e FederBio, insieme a France Vin Bio, Vignerons Bio Nouvelle-Aquitaine ed Ecovin. Enoforum Bio si configura come un’occasione unica per formare, aggiornare e connettere professionisti da tutta Europa. La sostenibilità ambientale è al centro dell’organizzazione, con un formato che riduce l’impatto ambientale e allarga al massimo la partecipazione. L’accesso all’evento è gratuito grazie al supporto di Lallemand e Resonant. Per partecipare online al congresso registrarsi attraverso questo link.

Tutte le informazioni sono disponibili su https://enoforum.eu/enoforumbio-2025/

Informazioni su Tecnovitis : https://piacenzaexpo.my.canva.site/tecnovitis

Accesso alla fiera: https://bit.ly/Forestalia

Fonte: Enoforum


Biologico italiano, il mercato vale 10 miliardi di euro: crescono area coltivata e operatori

La Penisola ha il primato della maggiore percentuale di superficie agricola utilizzata nell’Ue. I dati di FederBio sul comparto illustrati in occasione dei vent’anni di attività

Una crescita che non si ferma quella del biologico italiano che è riuscito a mantenere una spinta anche nei momenti più difficili e a regalare alla Penisola il primato della maggiore percentuale di superficie agricola utilizzata (Sau) nell’Ue. Con le superfici coltivate senza chimica che sono passate da poche centinaia di migliaia di ettari a oltre 2,5 milioni nel 2024 (+ 163,5% negli ultimi 10 anni), pari a oltre il 20% della Sau nazionale. E con il numero degli operatori biologici che ha raggiunto quota 97.160 (+137,18% dal 2004), di cui oltre 87.000 aziende agricole. Il tutto per un valore di oltre 10 miliardi di euro tra mercato interno ed export. Questi sono alcuni dei dati più importanti di come si è sviluppato il settore nel punto che fa FederBio in occasione dei vent’anni di attività, anche se il percorso è iniziato più di dieci anni prima, esattamente nel 1992 con la Fiao (Federazione italiana agricoltura organica).

Tra i tanti risultati ottenuti in queste due decadi spicca l’approvazione della legge nazionale sul biologico (legge n. 23/2022), attesa per oltre quindici anni e tre legislature. Tra gli elementi più importanti che ha introdotto la norma ci sono il marchio del biologico italiano, da poco presentato, l’istituzione dei distretti biologici che favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia dei territori rurali e l’adozione del Piano d’azione nazionale per promuovere il biologico quale metodo avanzato dell’approccio agroecologico, supportando produzioni e consumi di alimenti bio.

“L’approvazione della legge ha segnato una svolta decisiva per l’affermazione del settore – illustra Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – il Piano d’azione è già attivo in molte sue parti, sono stati scritti i bandi per i progetti di filiera, i distretti biologici e promosso il piano sementiero. Il marchio biologico italiano rappresenta una grande opportunità per dare identità e riconoscibilità alla filiera nazionale, rafforzando sia il nostro export sia i consumi interni”. L’impegno di FederBio però non si ferma. Ci sono tanti altri passi da compiere per far superare le maggiori difficoltà che incontrano le aziende bio a cominciare, continua Mammuccini, “dal peso della burocrazia che continua costantemente ad aumentare diventando insostenibile soprattutto per le piccole e medie imprese, e all’esigenza di investimenti strategici per ricerca, innovazione e formazione, oggi ancor più necessari per fronteggiare l’impatto del cambiamento climatico sulle produzioni agricole”.

Con l’agricoltura biologica che svolge un ruolo determinante sul piano ambientale per la tutela della fertilità del suolo, della biodiversità, per la capacità di trattenere carbonio e, al tempo stesso, come il cibo biologico produca benefici per la salute delle persone, “la nuova Pac (politica agricola comune, ndr) dovrà quindi assegnare maggiori risorse a chi opera rispettando la sostenibilità, creando opportunità di impiego e generando valore per la collettività”, aggiunge la presidente di FederBio.

Molte sfide attendono il settore. Con tutta l’agricoltura che sta vivendo una fase critica, l’instabilità geopolitica, gli eventi meteo estremi e il degrado ambientale stanno facendo lievitare i costi di produzione comprimendo i redditi degli agricoltori.

“Per invertire la rotta – conclude Mammuccini – servono scelte chiare riconoscendo un giusto prezzo lungo l’intera filiera e premiando i modelli virtuosi che proteggono suolo, biodiversità e servizi ecosistemici, come il biologico e il biodinamico. In questo contesto, la giusta intuizione di coloro che 20 anni fa hanno costituito FederBio continua ancora oggi a rappresentare un riferimento strategico come l’unica organizzazione nazionale in grado di unire l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione, diventando un modello di interprofessione fondamentale per il futuro del settore bio”. […]

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TESTATA: Repubblica
AUTORE: Antonio Calitri
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 settembre 2025



Per il nostro compleanno lanciamo una newsletter rinnovata

Un nuovo spazio editoriale per il biologico italiano

Nel ventesimo anniversario, FederBio inaugura una newsletter rinnovata, si conferma quindi l’appuntamento mensile per i lettori che operano nella filiera. Ogni numero si apre con un contenuto editoriale esclusivo dedicato a un tema chiave, seguito da un quadro ragionato dell’attualità nazionale e da un approfondimento europeo con notizie di IFOAM Organics Europe. L’obiettivo è coniugare visione strategica, informazioni operative e divulgazione, favorendo un dialogo costante tra community, imprese, tecnici, istituzioni e mondo della ricerca.

L’anteprima del numero di settembre

In apertura, la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, offre una lettura netta della fase: i dati ISMEA confermano la crescita e segnano un traguardo importante, ma la redditività resta sotto pressione tra costi in aumento, prezzi non allineati al valore del cibo e burocrazia che grava soprattutto sulle PMI. Da qui l’urgenza di un rilancio su tre assi capaci di rafforzare il biologico in Italia.

Il ventennale diventa l’occasione per guardare avanti: dalla Giornata europea del biologico arrivano numeri e segnali da non ignorare. Cosa rivelano le anticipazioni di “Bio in Cifre 2025” e come potrebbero orientare l’agenda dei prossimi mesi per la filiera? Intanto nascono progetti che fanno scuola e si consolidano alleanze che ridisegnano l’alimentazione fuori casa: quale filo le unisce e con quali effetti su mercato e territori?

Ricerca e salute danno ulteriori conferme: nell’intervista e nel video di questo numero mettiamo a fuoco che cosa significa, concretamente, per il microbiota e per le scelte quotidiane. Lo sguardo europeo, con IFOAM Organics Europe, racconta premi, priorità e traiettorie della prossima stagione di politiche UE: quali opportunità si aprono e dove conviene concentrare l’attenzione?

Tutto questo e i riferimenti per approfondire nella newsletter completa. Buona lettura.

Fonte: Redazione FederBio


FederBio: 20 anni che hanno cambiato il biologico italiano

Bologna 29 settembre 2025 – Non è solo un compleanno, ma l’occasione per capire quanta strada ha fatto il biologico in Italia e riaffermare gli obiettivi futuri. FederBio festeggia vent’anni di attività: nata ufficialmente nel 2005, affonda le radici nel percorso iniziato nel 1992 con FIAO (Federazione Italiana Agricoltura Organica).

L’impegno della Federazione in queste due decadi ha generato risultati di grande rilevanza. Da settore di nicchia, il biologico si è affermato su larga scala diventando il motore di rilancio dell’agroalimentare italiano, nonché uno dei principali elementi di innovazione, sostenibilità e competitività del made in Italy.

Un passaggio chiave è stato l’approvazione della legge nazionale sul biologico (legge n. 23/2022), attesa per oltre quindici anni e tre legislature. La norma ha introdotto elementi particolarmente significativi, come il marchio del biologico italiano, da poco presentato, l’istituzione dei distretti biologici — che favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia dei territori rurali — oltre all’adozione del Piano d’Azione nazionale per promuovere il biologico quale metodo avanzato dell’approccio agroecologico supportando produzioni e consumi di alimenti bio.

“L’approvazione della legge ha segnato una svolta decisiva per l’affermazione del settore – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Il Piano d’Azione è già attivo in molte sue parti, sono stati scritti i bandi per i progetti di filiera, i distretti biologici e promosso il piano sementiero. Il marchio biologico italiano rappresenta una grande opportunità per dare identità e riconoscibilità alla filiera nazionale, rafforzando sia il nostro export sia i consumi interni. Ma l’impegno di FederBio non può certo fermarsi, occorre guardare ai prossimi passi partendo dalle maggiori difficoltà che hanno di fronte le aziende bio, a cominciare dal peso della burocrazia che continua costantemente ad aumentare diventando insostenibile soprattutto per le piccole e medie imprese, e all’esigenza di investimenti strategici per ricerca, innovazione e formazione, oggi ancor più necessari per fronteggiare l’impatto del cambiamento climatico sulle produzioni agricole. Inoltre è sempre più evidente come l’agricoltura biologica svolga un ruolo determinante sul piano ambientale per la tutela della fertilità del suolo, della biodiversità, per la capacità di trattenere carbonio e, al tempo stesso, come il cibo biologico produca benefici per la salute delle persone. La nuova PAC dovrà quindi assegnare maggiori risorse a chi opera rispettando la sostenibilità, creando opportunità di impiego e generando valore per la collettività”.

In questi 20 anni il biologico è riuscito a mantenere una spinta di crescita anche nei momenti più difficili. Le superfici coltivate senza chimica di sintesi sono passate da poche centinaia di migliaia di ettari a oltre 2,5 milioni nel 2024 (+ 163,5% negli ultimi 10 anni), pari a oltre il 20% della SAU nazionale, la percentuale più elevata nell’UE. Parallelamente, anche il numero degli operatori biologici è aumentato in modo significativo, raggiungendo quota 97.160 (+137,18% dal 2004), di cui oltre 87.000 aziende agricole. Il comparto vale più di 10 miliardi considerando sia il mercato interno che l’export, trainato da consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e la tutela degli ecosistemi

“Partiamo da questi importanti risultati per rinnovare il nostro impegno di fronte alle numerose sfide che ci attendono – aggiunge Maria Grazia Mammuccini – L’agricoltura sta vivendo una fase critica, instabilità geopolitica, eventi meteo estremi e degrado ambientale stanno facendo lievitare i costi di produzione comprimendo i redditi degli agricoltori. Per invertire la rotta servono scelte chiare riconoscendo un “giusto prezzo” lungo l’intera filiera e premiando i modelli virtuosi che proteggono suolo, biodiversità e servizi ecosistemici, come il biologico e il biodinamico. In questo contesto, la giusta intuizione di coloro che 20 anni fa hanno costituito FederBio, continua ancora oggi a rappresentare un riferimento strategico: è l’unica organizzazione nazionale in grado di unire l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione, diventando un modello di interprofessione fondamentale per il futuro del settore bio”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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La variante della dieta mediterranea che migliora il microbiota, l’esperta: “Ora abbiamo la prova scientifica”

Uno studio dell’Università di Roma Tor Vergata suggerisce che la dieta mediterranea a base soltanto di alimenti biologici migliora il microbiota intestinale rispetto a quella convenzionale. A Fanpage.it la professoressa Laura Di Renzo, tra gli autori dello studio, ha spiegato cosa significa dieta mediterranea biologica e quali effetti produce sulla nostra salute.

La dieta mediterranea è da tempo studiata e apprezzata per i suoi numerosi benefici sulla salute, tanto che nel 2010 è stata inclusa nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’UNESCO. Gli studi condotti finora hanno infatti dimostrato come seguire sul lungo periodo questo stile alimentare contrasta l’infiammazione sistemica e ridurre il rischio di numerose patologie, tra cui malattie cardiovascolari, neurodegenerative e perfino di oltre dieci forme di cancro:

“La dieta mediterranea – spiega la Fondazione AIRC – è la migliore strategia che possiamo adottare a tavola anche per ridurre il rischio di ammalarci di cancro”.

Ma a fronte dei suoi numerosi benefici c’è ancora parecchia confusione su cosa significhi davvero “dieta mediterranea” e quali siano gli alimenti che la compongono. Proprio perché, come all’interno di ogni alimentazione sana, la qualità del cibo con cui nutriamo il nostro corpo è fondamentale, un team di ricercatori italiani, guidato dall’Università di Roma Tor Vergata, ha voluto studiare per la prima volta cosa succede nel nostro corpo, soprattutto nel nostro microbiota intestinale, se seguiamo una dieta mediterranea composta solo da cibi biologici. Lo studio fa parte della campagna “Il Bio dentro Di Noi”, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio il Biologico, e i risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista scientifica Microorganisms. […]

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FONTE


TESTATA: Fanpage
AUTORE: Maria Teresa Gasbarrone
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 settembre 2025