FederBio: massima solidarietà a Beppe Montana–Libera Terra. L’atto vile subito dalla cooperativa non fermerà chi costruisce un’Italia più giusta e bio
federbiohomeBologna, 11 luglio 2025 – FederBio esprime ferma condanna per il grave episodio che ha portato alla distruzione di venti ettari coltivati a grano duro biologico dalla cooperativa Beppe Montana – Libera Terra su terreni sottratti alla criminalità organizzata.
Probabilmente di origine dolosa, l’incendio, si inserisce in un quadro allarmante di recrudescenza delle intimidazioni contro le cooperative che gestiscono beni confiscati alle mafie. Per questo FederBio sostiene con forza la necessità di interventi concreti e tempestivi da parte di istituzioni e forze dell’ordine, per garantire la sicurezza dei lavoratori e delle aziende agricole biologiche impegnate in un percorso virtuoso di giustizia sociale e rigenerazione delle aree rurali.
“Si tratta di un episodio gravissimo non solo contro una singola realtà, cui va la nostra piena solidarietà, ma contro tutto ciò che rappresenta: il riscatto del lavoro onesto, la tutela ambientale e il presidio del territorio – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Siamo a fianco dell’azienda di Beppe Montana, di Libera Terra e di tutta la cooperazione biologica, presidi di legalità e sostenibilità, che attraverso l’agroecologia restituiscono continuità e speranza ai terreni sottratti alla criminalità organizzata per costruire un futuro diverso, basato sul lavoro dignitoso e sulla responsabilità collettiva. Un impegno concreto che ha un valore profondo per l’intera comunità”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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Nasce la Bio-Allianz: le grandi associazioni biologiche di Germania, Austria e Südtirol uniscono le forze
homeIl 18 giugno, nell’ambito delle giornate dedicate all’agricoltura biologica presso il Wassergut Canitz in Sassonia, è stata ufficialmente presentata la nuova “Bio-Allianz e.V.”, un’alleanza transfrontaliera che segna una svolta nel panorama del biologico europeo. L’iniziativa nasce dalla volontà di sette importanti realtà del settore di cooperare a livello sovranazionale: BIO AUSTRIA, Bioland, Biokreis, Bioland Südtirol, Biolandwirtschaft Ennstal, Gäa e Demeter Austria.
La fondazione formale dell’Alleanza è avvenuta il 10 giugno ad Augusta, con l’obiettivo di affrontare con maggiore efficacia le grandi sfide comuni del settore: dalla rappresentanza politica alla promozione del biologico, fino allo sviluppo degli standard qualitativi e alla garanzia della qualità.
“Le sfide del biologico non possono più essere affrontate da soli. Serve un’azione comune, su basi paritarie, per trovare soluzioni sostenibili e di lungo termine”, hanno dichiarato i rappresentanti delle associazioni fondatrici durante la conferenza stampa. Il nuovo organismo vuole fungere da piattaforma strategica per rafforzare la voce dell’agricoltura biologica, in particolare nell’area centroeuropea, superando il tradizionale approccio nazionale o regionale. Un passo che, secondo Reinhard Verdorfer, direttore di Bioland Südtirol, rappresenta un vero cambio di paradigma per il movimento bio. “Per i produttori biologici dell’Alto Adige, che esportano gran parte della loro frutta e dei prodotti lattiero-caseari fuori dalla regione, questa alleanza rappresenta un’opportunità per consolidare la propria presenza sui mercati e valorizzare meglio il proprio lavoro”, ha spiegato Verdorfer.
L’Organic Alliance risponde anche a una crescente domanda interna: i soci delle varie associazioni chiedono da tempo maggiore cooperazione non solo sul piano politico, ma anche nel marketing, nella formazione tecnica e nella promozione dei valori del biologico. Nei prossimi mesi l’Alleanza inizierà i suoi lavori operativi, puntando a coordinare progetti comuni e creare sinergie tra le strutture delle organizzazioni fondatrici. Un progetto ambizioso, che punta a rafforzare il settore biologico europeo e a renderlo più resiliente, coeso e visibile agli occhi dei consumatori.
Fonte: Redazione Green Planet
Novità dal Giappone: equivalenza estesa anche al vino biologico UE. Cosa significa e perché è strategica per l’export
homeCon l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2018/848 e il progressivo aggiornamento degli accordi bilaterali tra l’Unione Europea e i Paesi terzi, la Commissione Europea e il Ministero dell’Agricoltura Giapponese (MAFF) hanno concordato l’estensione dell’accordo di equivalenza in ambito biologico.
Questa modifica regolamentare, ufficializzata a maggio 2025, riconosce l’equivalenza reciproca dei sistemi di controllo estendendo l’ambito di applicazione agli animali vivi e ai prodotti di origine animale non trasformati, nonché a tutti i prodotti agricoli trasformati destinati ad essere utilizzati come alimenti, compresi il vino e le bevande alcoliche, finora esclusi dal precedente accordo del 2013.
Dal 16 maggio 2025, i produttori europei possono esportare vino biologico in Giappone con la sola certificazione UE, senza necessità di ottenere la certificazione secondo il Japanese Agricultural Standards (JAS), a condizione che l’importatore giapponese sia certificato.
L’estensione dell’accordo anche agli animali, al vino e alle bevande alcoliche in generale segna un passo fondamentale per facilitare il commercio internazionale di prodotti biologici tra i due mercati. Questo accordo rientra tra i più significativi a livello globale nel settore del biologico e ha implicazioni pratiche dirette per produttori, esportatori, importatori e consumatori.
Il termine “equivalenza” in questo contesto significa riconoscere reciprocamente che i rispettivi sistemi di produzione, controllo e certificazione biologica raggiungono lo stesso livello di garanzia anche in termini di tutela per l’ambiente, il benessere animale e la salute dei consumatori.
In pratica, pur avendo norme diverse (Reg. UE 2018/848 in Europa e Japanese Agricultural Standards, in Giappone), entrambe le parti ritengono che i reciproci standard siano sufficientemente rigorosi da assicurare che un prodotto possa essere considerato biologico anche nell’altro mercato.
Questo permette ai prodotti certificati in uno dei due Paesi di essere riconosciuti come biologici, senza bisogno di richiedere doppie certificazioni.
Perché è importante e quali sono i vantaggi?
Con consumatori giapponesi sempre più attenti alla sostenibilità e all’origine dei prodotti, l’estensione dell’equivalenza apre nuove opportunità per i produttori italiani di vino biologico.
L’origine italiana, o in generale europea dei prodotti biologici, è sinonimo di qualità e credibilità nella percezione giapponese. Tale valore aggiunto fa presupporre una crescita della domanda di vino biologico in Giappone e grandi opportunità per i produttori europei. La riduzione delle barriere al mercato porterà ad una semplificazione delle esportazioni con un accesso facilitato al mercato, in tempi più rapidi.
Il mercato del vino in Giappone rappresenta una delle realtà più affascinanti e dinamiche del panorama asiatico, caratterizzato da una forte tradizione locale e incursioni di influenze internazionali. La forte dipendenza dalle importazioni, che rappresentano la principale fonte di approvvigionamento per questo Paese, mostra il forte apprezzamento per i vini stranieri, prediligendo i prodotti europei, vini premium e di nicchia. In questo contesto, il Giappone si conferma un mercato strategico per i produttori italiani, che possono puntare su qualità, autenticità e storytelling per soddisfare le elevate aspettative dei consumatori locali. Nonostante il consumo limitato del vino (il Giappone si colloca tra i Paesi con consumi più bassi rispetto agli standard internazionali), il mercato è in crescita, sostenuto da una popolazione sofisticata che associa il vino a uno stile di vita raffinato e a esperienze culinarie di alta qualità. L’importanza attribuita alla qualità, al packaging e alla narrazione del prodotto crea delle vere opportunità per i produttori italiani, che possono puntare su vini biologici per conquistare i consumatori giapponesi.
Fonte: Chiara Clementini – Ufficio Attività di controllo e certificazione Prodotti Biologici di CCPB
Report dell’Unione europea sulle importazioni da Paesi terzi
homeL’Unione europea, come ogni anno, ha pubblicato un report che include i dati sulle importazioni di prodotti biologici provenienti da Paesi Terzi, facendo un confronto tra quelli del 2024 e quelli del 2023. I dati sono ben attendibili in quanto registrati sul TRACES (Trade Control and Expert System), il portale elettronico che registra ogni ingresso di prodotto biologico in Europa.
Dal documento si evince che le importazioni sono cresciute da 2,48 milioni di tonnellate del 2023 a 2,64 milioni di tonnellate del 2024 (+6,4%). Olio d’oliva, frutta e verdura rappresentano poco meno della metà delle importazioni di prodotti bio dell’Ue. I principali paesi esportatori verso l’Europa sono l’Ecuador, la Cina e l’Ucraina, quest’ultima nonostante la guerra in atto, mentre le principali mete di destinazione sono i Paesi Bassi, la Germania e il Belgio, seguiti dall’Italia e dalla Francia. In quest’ultimo paese le importazioni sono in calo da due anni.
Fonte: Unione europea
Le pratiche biologiche a lungo termine migliorano la salute e la stabilità del suolo: una ricerca dagli Stati Uniti
homeI sistemi di agricoltura biologica possono migliorare significativamente la salute del suolo nel tempo. In uno studio durato nove anni condotto sui ricchi terreni agricoli dell’Iowa, i ricercatori hanno scoperto che un sistema di pascolo biologico ha migliorato otto dei 14 indicatori chiave della salute del suolo, mentre una rotazione biologica quadriennale di mais, soia ed erba medica ne ha migliorati sei. In confronto, il sistema convenzionale di mais e soia ha perso costantemente carbonio organico nel suolo (SOC) ad un tasso di 0,35 g/kg all’anno. I sistemi biologici hanno mantenuto o migliorato il SOC e aumentato l’attività biologica del suolo, il ciclo dei nutrienti e la struttura.
Lo studio ha confrontato tre sistemi: una rotazione convenzionale di mais e soia, una rotazione biologica con letame compostato ed erba medica e un pascolo biologico perenne di erbe, trifoglio ed erba medica gestito senza lavorazione del terreno. Ogni anno, i ricercatori hanno misurato gli indicatori biologici, chimici e fisici del suolo, come il carbonio della biomassa microbica (MBC), l’azoto mineralizzabile (PMN), la materia organica particellare e gli aggregati stabili in acqua (WAS). I miglioramenti nella biologia e nella struttura del suolo hanno iniziato a manifestarsi dopo 3-7 anni, con il sistema di pascolo che ha risposto più rapidamente grazie alla sua copertura continua e all’assenza di lavorazione del terreno.
I cambiamenti nella fertilità del suolo (come fosforo, potassio e pH) sono stati modesti e incostanti, a seconda dell’apporto di letame o compost. Sebbene la rotazione biologica includesse la lavorazione del terreno e la rimozione della biomassa durante il raccolto, ha comunque portato a chiari miglioramenti, in particolare durante la fase dell’erba medica perenne e dopo l’applicazione del compost.
I risultati sottolineano che migliorare la salute del suolo attraverso pratiche biologiche richiede tempo, ma comporta chiari vantaggi. Gli agricoltori possono accelerare i miglioramenti utilizzando piante perenni, riducendo la lavorazione del terreno e applicando il compost in modo strategico. Indicatori del suolo come MBC e WAS possono mostrare i primi progressi, anche se i cambiamenti nella fertilità avvengono più lentamente. Per i sostenitori del biologico e i responsabili politici, sostenere sistemi diversificati con una gestione a lungo termine è fondamentale per ripristinare il suolo e garantire sistemi alimentari resilienti. Questi sistemi biologici offrono l’opportunità di costruire suoli sani, garantendo un futuro agricolo sostenibile.
Fonte: The Organic Center
5 giugno – Giornata mondiale sull’ambiente. La plastica è il peggior nemico degli ecosistemi, serve un cambiamento sistemico e maggior consapevolezza ambientale
Giornata Mondiale dell’AmbientehomeL’inquinamento da plastica è una delle sfide ambientali più gravi e urgenti. Ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, con pericolose conseguenze ambientali. L’edizione 2025 della Giornata Mondiale dell’Ambiente è dedicata al contrasto di questa minaccia, che sta compromettendo la salute del nostro pianeta. La plastica, quando si degrada in minuscoli frammenti, rilascia microplastiche che vengono ingerite dagli animali, entrando così nella catena alimentare e causando gravi danni agli ecosistemi e alla nostra salute.
Secondo Ocean Conservancy, l’organizzazione ambientale statunitense impegnata nella protezione degli oceani, la produzione e il consumo di plastica raddoppieranno nei prossimi 10 anni, portando a circa 300 milioni di tonnellate la plastica negli oceani entro il 2035. Il rapporto “Global Plastics Outlook” dell’OCSE ha rimarcato, inoltre, che nel 2019 la plastica ha generato oltre 1,8 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra, corrispondenti al 3,4% di quelle emesse complessivamente a livello globale.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dalle Nazioni Unite per sottolineare l’importanza della protezione degli ecosistemi, FederBio evidenzia il contributo dell’agroecologia anche nella lotta all’inquinamento ambientale generato dalle plastiche. Infatti, oltre a un approccio sostenibile che rispetta i cicli naturali e non utilizza chimica di sintesi, le pratiche biologiche riducono significativamente l’uso di materiali plastici sostituendoli con bioteli e materiali biodegradabili.
Inoltre, le aziende agricole biologiche utilizzano imballaggi ecologici, compostabili o biodegradabili, come carta, cartone o materiali riciclati, al posto della plastica tradizionale. Anche questa scelta riduce drasticamente la quantità di plastica monouso che finisce nei rifiuti, contribuendo così a un ambiente più sano e a una gestione responsabile delle risorse.
L’inquinamento da plastica rappresenta una delle minacce più insidiose per la salute delle persone e degli ecosistemi. Secondo uno studio dell’Università di Newcastle gli esseri umani potrebbero ingerire fino a 5 grammi di plastica a settimana. Dati allarmanti che rendono prioritario implementare politiche efficaci per ridurre la produzione di plastica, incentivare il riciclo e aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’urgenza di un cambiamento radicale verso la sostenibilità. L’agricoltura biologica può contribuire a diminuire questa pericolosa presenza, puntando sull’impiego di materiali biodegradabili e compostabili, contribuendo così alla protezione dell’ambiente e alla promozione di pratiche agricole più sostenibili.
Fonte: Redazione FederBio
Allevamento secondo metodo biologico: quale impatto ambientale?
federbiohomeUn’analisi della contabilità dei servizi ecosistemici nella valutazione del ciclo di vita
A completamento degli argomenti trattati nei precedenti articoli “Allevamento secondo metodo biologico: quale impatto ambientale?” e “Allevamento secondo metodo biologico: quale impatto ambientale? – Parte II“, si propongono alcune riflessioni riguardo ai servizi ecosistemici.
Il Millennium Ecosystem Assessment (2005) ha definito i servizi ecosistemici come i “molteplici benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano” e li ha classificati in quattro categorie principali. L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha redatto una Classificazione Internazionale Comune dei Servizi Ecosistemici (CICES) composta da 90 tipi di classe di ecosistemi. Ad esempio, nel contesto degli agroecosistemi terrestri, quelli rilevanti sono l’impollinazione, il controllo di parassiti, le erbe infestanti e malattie, la fissazione dell’azoto e la prevenzione dell’erosione del suolo: tutti servizi ecosistemici che la corretta applicazione del metodo biologico promuove.
Secondo la classificazione CICES, un recente studio ha confrontato l’incidenza del sistema produttivo biologico e convenzionale, attribuendo un punteggio ai servizi ecosistemici (ES) in una scala che va da 0 a 5, ovvero da “nessuna capacità rilevante per alimentare il ES selezionato” a “capacità rilevante molto elevata”.
Questo approccio, sottolinea il ruolo multifunzionale dell’agricoltura, riconoscendo gli sforzi compiuti dagli agricoltori non solo nella fornitura di cibo ma anche nella promozione di servizi ecosistemici a beneficio dell’intera comunità. […]
FONTE
TESTATA: Ruminantia
AUTORE: Sujen Santini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 giugno 2025
I cereali biologici hanno meno tossine da muffa rispetto ai cereali convenzionali: i risultati di uno studio
Cerealicoltura biohomeUn metastudio internazionale rivela che il grano coltivato con metodi biologici potrebbe contenere meno tossine da muffa rispetto a quello coltivato con metodi convenzionali. Questo e altri risultati della ricerca sui prodotti agricoli possono avere conseguenze importanti.
Finora, l’assunto generale era che il grano coltivato con metodi biologici fosse più contaminato dalle tossine delle muffe rispetto a quello coltivato in modo convenzionale, e che il grano contaminato potesse rappresentare un rischio per la salute dei consumatori. Un’ampia metanalisi pubblicata sulla rivista Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety dimostra il contrario, afferma il professor Per Ole Iversen.
È uno dei due scienziati del Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Oslo che hanno partecipato allo studio. Anche Carlo Leifert, professore di agricoltura biologica e attualmente professore ospite presso l’Istituto di Scienze Mediche di Base, ha partecipato allo studio.
Diversi vantaggi dell’agricoltura biologica
Iversen ritiene che lo studio sia notevolmente rafforzato dal fatto di essere interdisciplinare. “Il metastudio che abbiamo appena pubblicato chiarisce che i metodi di coltivazione biologica non comportano una maggiore incidenza di muffe nelle colture rispetto ai cereali coltivati in modo convenzionale e, in una certa misura, è vero il contrario: per due tipi di muffe non c’è stata alcuna differenza”, ha affermato Iversen.
Egli ritiene che lo studio avrà conseguenze importanti. “Il mito secondo cui le coltivazioni biologiche hanno un rischio maggiore di essere colpite da muffe è stato ampiamente smentito. In ogni caso, questo non dovrebbe indebolire il messaggio che la produzione di alimenti biologici è da raccomandare”, afferma Iversen, aggiungendo che questi risultati sono molto sorprendenti e hanno un peso, poiché si basano su un gran numero di riscontri ben documentati provenienti da diverse parti del mondo.
Inoltre, lo studio ha rivelato anche una serie di vantaggi legati alla coltivazione biologica. “Le ricerche sugli alimenti coltivati con metodo biologico sono state condotte per molti anni e molti ritengono che questo tipo di coltivazione sia positiva sia per il bestiame che per gli agricoltori e per la salute umana, ma non eravamo del tutto sicuri di quest’ultimo aspetto. Ora sembra che la frutta e la verdura coltivate con metodo biologico abbiano un contenuto di antiossidanti e micronutrienti più favorevole rispetto ai prodotti agricoli ottenuti in modo convenzionale, un fatto sicuramente positivo”, afferma Iversen.
L’articolo “Study: Organic grains have fewer mold toxins than conventional grains” è apparso in “The Organic & Non-GMO Report“.
Fonte: Bio Eco Actual
L’Ue deve accelerare l’accesso al biocontrollo: IFOAM Organics Europe pubblica raccomandazioni per migliorare la disponibilità di sostanze naturali
agricoltura biologicabiocontrollobioprotezionehomeIFOAM Organics EuropeIFOAM Organics Europe prende posizione, con un documento, sui prodotti di biocontrollo, chiedendo azioni concrete per migliorare la disponibilità e l’adozione di questi strumenti.
“La futura legislazione sul biocontrollo deve rispondere alle esigenze degli agricoltori biologici e facilitare la registrazione delle sostanze naturali che sono consentite nella produzione biologica per integrare le misure agronomiche preventive quando necessario”, ha dichiarato Eduardo Cuoco, direttore di IFOAM Organics Europe. “Nonostante la loro importanza, le attuali procedure normative per l’autorizzazione dei prodotti di biocontrollo rimangono lunghe e inadeguate, ostacolando così la loro disponibilità. Possono essere necessari fino a 10 anni per l’approvazione di una nuova sostanza, il che è incompatibile con le esigenze degli agricoltori che operano sul campo”.
Per ora, solo un numero limitato di soluzioni di biocontrollo è autorizzato. Per rispondere a queste sfide, IFOAM Organics Europe ha stilato un elenco di raccomandazioni:
- adottare una definizione armonizzata di biocontrollo e riconoscere l’interesse della società a sostenerlo,
- adattare i processi di approvazione e autorizzazione dell’Ue e nazionali per i prodotti di biocontrollo e facilitare l’uso di macrobatteri in Europa,
- sostenere le istituzioni per una migliore attuazione dei regolamenti esistenti,
- riconoscere le debolezze dei meccanismi di mercato e sostenere l’adozione dei prodotti di biocontrollo,
- colmare le lacune individuate dal settore del biologico con la ricerca e i finanziamenti pubblici per gli strumenti di biocontrollo.
“È necessaria un’azione politica decisa per eliminare gradualmente i pesticidi di sintesi, al fine di proteggere la salute degli agricoltori, la biodiversità e le nostre risorse idriche. Un accesso più rapido alle conoscenze agroecologiche e alle sostanze naturali è essenziale per sostenere gli agricoltori nell’adattamento delle loro pratiche agronomiche e nell’uso di soluzioni di biocontrollo”, ha dichiarato Eric Gall, vicedirettore.
Nell’ambito dei loro mandati, sia il Commissario per la salute e il benessere degli animali che il Commissario per l’agricoltura e l’alimentazione hanno espresso la volontà di accelerare l’approvazione e l’autorizzazione delle soluzioni di biocontrollo. Per biocontrollo si intendono organismi e sostanze di origine naturale – come oli essenziali, (micro)organismi o sostanze semiochimiche – utilizzati per gestire la salute delle piante. Nei sistemi biologici, il biocontrollo costituisce uno strumento tra gli altri per affrontare parassiti, malattie ed erbe infestanti. Nella maggior parte dei casi sono sufficienti misure preventive e agronomiche come la rotazione delle colture, la scelta della varietà o l’uso di nemici naturali. Infatti, solo il 10% dei terreni agricoli biologici richiede l’uso di sostanze naturali in aggiunta alle misure preventive, con alcune colture che ne richiedono più di altre, come frutta e uva.
Il documento pubblicato da IFOAM OE si può scaricare QUI
Fonte: IFOAM Organics Europe
The Good Farmer Award 2025 – Il primo premio in Italia dedicato ai principi dell'agricoltura biologica rigenerativa e dell'agroecologia.
agricoltura biologicahomeIl Premio Good Farmer nasce su iniziativa del Gruppo Davines in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, autorevole centro studi sulla green economy in Italia.
Il premio è dedicato ai giovani agricoltori under 35 che lavorano in ambito di agricoltura biologica rigenerativa e denominato “ THE GOOD FARMER AWARD ” 2025, al fine di contribuire alla diffusione di una nuova cultura di produzione del cibo, che sostiene la transizione ecologica delle filiere agroalimentari.
Per questa ragione si intende selezionare e premiare iniziative virtuose rappresentative di forme di agricoltura più solide dal punto di vista ecologico, capaci di supportare la biodiversità, che siano resilienti, sostenibili e socialmente giuste. In sintesi, iniziative che mettono a punto i principi dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica rigenerativa , intesa come insieme di pratiche ecocompatibili di gestione agricola, fortemente alternative all’agricoltura industriale.
PERIODO DI SVOLGIMENTO
Invio candidatura: dal 3 aprile al 16 giugno 2025
Fase 1 – verifica requisiti: da luglio a settembre 2025
Fase 2 – riunione giuria: ottobre 2025
Fase 3 – premiazione: dicembre 2025
Per maggio info: https://davinesgroup.com/il-nostro-impatto/percorsi/the-good-farmer-award
Leggi il regolamento integrale del premio The Good Farmer Award: https://a.storyblok.com/f/114531/x/9660773116/2025_the-good-farmer-award_regolamento-integrale.pdf









