Risparmio idrico, tutela dei suoli, migliore gestione delle risorse, ricerca e innovazione sono asset strategici del biologico. Continua il ciclo di appuntamenti del progetto Oltre.bio
homeOltreBioPugliaBioDue giornate di approfondimento e confronto per presentare i risultati e le strategie per la gestione biologica e innovativa della cerasicoltura e viticoltura
Roma, 23 settembre 2022 – Investire nel biologico è fondamentale se si vogliono avere risultati che siano attenti alla qualità dei prodotti e che aprano le porte a una realtà che rispetti l’ambiente e l’ecosistema. È questo che da circa due anni “Oltre.bio: gestione innovativa della cerasicoltura e viticoltura da tavola” sta portando avanti con i suoi 11 partner. Un progetto che vuole studiare, sperimentare e analizzare quale sia, ad oggi, la migliore gestione per il suolo e le risorse idriche, quali invece le nuove pratiche agronomiche e controllo dei parassiti per due delle colture protagoniste della regione Puglia: uva da tavola e ciliegio.
Finanziato dal PSR Puglia 2014-2020, Oltre.bio ha raggiunto risultati sorprendenti dal punto di vista strategico e di risorse. Per tale motivo, il gruppo operativo ha deciso di organizzare due appuntamenti per operatori, tecnici e appassionati del settore. L’obiettivo è rafforzare la rete che in questi anni si sta sempre più ampliando ma, soprattutto, far “toccare con mano” a che punto si è arrivati ed evidenziare la strada ancora da compiere.
Questa volta saranno due gli incontri: il primo, previsto per oggi 23 settembre, si concentrerà sull’uva da tavola. Il gruppo operativo, presso i vigneti in agro di Castellaneta (TA) dell’azienda F.lli Milano dell’OP Jonica, incontrerà tecnici e esperti del settore per discutere sulle nuove pratiche agronomiche e di controllo fitosanitario applicate nel corso di due anni di sperimentazione. Si andrà nei vigneti del progetto e i ricercatori mostreranno le innovazioni e gli approcci utilizzati per migliorare la gestione della coltura. Un focus verrà fatto sui sensori posizionati lungo il vigneto per monitorare lo stato idrico e microclimatico.
Il secondo appuntamento è previsto per il prossimo 3 ottobre con il terzo incontro di comunità di pratica che si terrà al CHIEAM Bari Valenzano. Focus della giornata la gestione agronomica e la protezione fitosanitaria di vite e ciliegio in agricoltura biologica. Un momento di confronto e approfondimento per capire come operare secondo approcci volti a risparmiare input, massimizzare le rese e tutelare l’agrosistema. Verranno infatti presentati i risultati dell’attività di monitoraggio svolta nei vigneti e nei ciliegeti biologici, oltre ai bollettini fitosanitari e alle schede per il controllo delle avversità delle due colture.
“Gli incontri tecnici realizzati nell’ambito del progetto Oltre.bio, sono un’opportunità offerta al sistema produttivo con approfondimenti scientifici e novità sulla gestione del vigneto ad uva da tavola e del ciliegeto in conduzione bio, verificate e applicabili in un’ottica di miglioramento e conservazione della biodiversità dell’agro-ecosistema”, sostiene Luigi Tarricone del CREA.
Per quel che riguarda la viticoltura da tavola, ad esempio, il progetto permette, tra le varie cose, di migliorare l’utilizzo di risorsa idrica attraverso la gestione monitorata da remoto con specifici sensori del suolo. O ancora, maggiore fertilità biologica del suolo grazie all’inerbimento di quota parte dll’interfilare. Non ultimo grazie a rilievi fitoiatrici periodici e all’utilizzo di centraline agro-metereologiche è possibile gestire, in maniera strategica e ragionata, il controllo fisosanitario. Entrambi gli appuntamenti hanno ottenuto il patrocinio dell’Associazione Regionale Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Bari.
Parteciperanno all’incontro del 23 settembre Giovanni Ranaldo, Presidente OP Jonica, Filippo Milano, agronomo titolare dell’azienda F.lli Milano, Mariantonietta Porcelli, Agriplan, Luigi Tarricone, CREA- Centro ricerca Viticoltura ed Enologia, Turi, Vito Lasorella e Antonio Guario di Agrolab, Vincenzo Verrastro, CIHEAM Bari, Antonio Ippolito e Annamaria Mincuzzi di UNIBA-DISSPA
Saranno invece presenti all’incontro del 3 ottobre Maurizio Raeli, Direttore CIHEAM Bari, Mariantonietta Porcelli, AGRIPLAN, Luigi Tarricone, CREA-Centro ricerca Viticoltura ed Enologia, Turi (BA), Vito Lasorella e Antonio Guario di Agrolab, Vincenzo Verrastro, CIHEAM Bari, Concetta Gentile, Agrimeca.
Oltre.bio è un progetto che prende forma dall’opportunità fornita dalla sottomisura 16.2 del PSR Puglia “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”. Partecipano attivamente al progetto: TENUTE D’ONGHIA S.A.S., FEDERBIO – FEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI BIOLOGICI E BIODINAMICI, ROMANAZZI VITANTONIO, OP ORTOFRUTTICOLA JONICA SOC. CONS. A R.L., AGRIMECA GRAPE and FRUIT CONSULTING SRL, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA BASILICATA, GRUPPO TARULLI SOC. CONS. A R.L., UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO, CIHEAM ‐ BARI, AGROLAB S.c.a.r.l., CREA– CENTRO DI RICERCA VITICOLTURA ED ENOLOGIA CREA- CENTRO DI RICERCA AGRICOLTURA AMBIENTE Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente.
Giornata Dimostrativa dedicata alla Viticoltura Bio
DOVE:
Castellaneta (Agro)
Contrada Scapati
QUANDO:
23 settembre 2022 - h. 16.00
Il progetto Oltre.bio si pone l’obiettivo di andare oltre la “normale” gestione in biologico del vigneto mediante innovazioni applicate alla gestione del suolo, alla gestione della risorsa idrica, alla gestione delle avversità e alla gestione del post raccolta. Dopo la giornata in ciliegeto svoltasi a giugno, venerdì 23 settembre alle ore 16:00 ci sarà un momento di confronto sulla viticoltura biologica, in particolare sulle pratiche agronomiche e di difesa applicate nel corso di due anni di sperimentazione e sui risultati conseguiti.
L’incontro vuole essere un momento di confronto su prassi innovative e prassi consolidate, con un approccio pratico, partendo da applicazioni realizzate presso i vigneti in agro di Castellaneta (TA) dell’azienda F.lli Milano dell’OP Jonica.
23 settembre 2022: prima “giornata europea del biologico”
AssoBioEUOrganicDayfederbiohomeMammucciniNomismaL’Italia celebra il successo del biologico: da agricoltura di nicchia a strumento al centro delle politiche agroalimentari Eu
Bologna, 23 settembre 2022 – Il biologico ha finalmente una giornata europea dedicata, che si festeggerà ogni anno il 23 settembre. Promossa da IFOAM OE, è stata istituita dalla Commissione europea per celebrare il settore, sensibilizzare sulle caratteristiche e sui benefici del bio e per valutare i progressi della transizione agroecologica verso l’obiettivo del raggiungimento del 25% di superficie coltivata a biologico entro il 2030.
La data non è casuale, come ha spiegato Janusz Wojciechowski, Commissario Eu per l’agricoltura, il 23 settembre è stato scelto perché coincide con l’equinozio d’autunno, il momento in cui giorno e notte hanno indicativamente la stessa lunghezza, ricordando in questo modo l’equilibrio indispensabile quando si lavora con la natura. L’Italia si è unita ai festeggiamenti europei per questa importante ricorrenza, con l’organizzazione di un evento promosso da FederBio e il Comune di Bologna in collaborazione con AssoBio, istituzioni nazionali e locali, Nomisma e BolognaFiere. Si tratta di un’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto Being Organic in Eu promosso da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. La Giornata del biologico, che rientra nelle iniziative previste dal Piano d’azione dell’Eu sul bio, è l’occasione per fare il punto sulla transizione agroecologica, sulle azioni da intraprendere per stimolare il settore e per sensibilizzare su scelte alimentari più attente e sostenibili.
Le associazioni del biologico presenti all’evento bolognese hanno poi voluto rispondere all’appello dei Fridays For Future che, con la mobilitazione globale per il clima indetta per oggi, venerdì 23 settembre, hanno chiesto che la crisi climatica sia centrale per le prossime scadenze politiche e prioritaria nel dibattito pubblico. Le associazioni del bio condividono questo appello e mettono nuovamente in evidenza come il metodo biologico, che si basa sul riciclo della sostanza organica, come protezione e incremento della fertilità dei suoli, sia in grado di trattenere grandi quantità di acqua e di accrescere il contenuto di carbonio. In questo modo può diventare un importante potenziale di contrasto e mitigazione del cambiamento climatico.
Durante il primo UE Organic Day sono state presentate diverse iniziative, tra cui il ritorno de “La Festa del bio”, organizzata da FederBio, che farà tappa a Bologna, Milano e Roma. Si tratta di una manifestazione aperta a tutti, che punta a comunicare i valori del vero biologico e a spiegare i vantaggi di uno stile di vita più etico, salutare e sostenibile attraverso talk divulgativi alternati a momenti di intrattenimento. In un contesto economico in continuo mutamento, fortemente condizionato dalle emergenze alimentari, energetiche e climatiche, la fotografia del biologico è comunque positiva. L’Italia si conferma tra i paesi leader in Eu come quota di SAU bio coltivata sul totale (17,4%), numero di operatori 86.144 in aumento del 5,4% rispetto al 2021, e come export (3,4 miliardi di euro nel 2022, +16% rispetto al 2021). Il punto di attenzione su cui le associazioni si sono confrontate riguarda la stagnazione dei consumi domestici che vanno rilanciati coerentemente ai rinnovati bisogni di aumento delle produzioni e per mantenere in equilibrio domanda e offerta di bio.
Il monitoraggio realizzato da Nomisma sui consumi biologici conferma una lieve frenata dei consumi domestici (3,9 miliardi di euro, -0,8% a valore rispetto al 2021), a fronte di un forte balzo di quelli fuori casa (+53%) che si affermano come driver di crescita per l’intero settore. La diffusa presenza del biologico è il vero punto di forza della categoria (il bio è presente sulle tavole di 23 milioni di italiani) ma la spesa pro capite in Italia resta ancora bassa (64 euro all’anno) soprattutto se paragonata a Germania (180 euro), Francia (188 euro) e Danimarca (383 euro).
“La Giornata europea del biologico è un momento importante per celebrare il settore che in 30 anni è passato da elemento di nicchia a motore di rilancio dell’intero comparto agroalimentare, al centro delle politiche green europee. Le ultime catastrofi che hanno colpito in questi giorni il nostro Paese ci ricordano che non abbiamo più tempo. Serve l’adozione di un nuovo paradigma di produzione agroalimentare basato sulla transizione agroecologica, che contribuisca a contrastare efficacemente la deriva climatica tutelando la biodiversità, l’ambiente e la fertilità del suolo. Ci uniamo quindi all’appello dei ragazzi di Fridays for Future e degli ecologisti, che chiedono agli agricoltori di aderire alla loro lotta per il clima. Il biologico rappresenta una risposta concreta per affrontare le sfide future perché assicura resilienza e sostenibilità, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici. Ma non è tutto, i terreni coltivati a biologico tendono a trattenere maggiori quantitativi d’acqua, diventando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
“In questa importante Giornata celebriamo l’Italia del biologico: paese di buoni produttori (con il 17% circa dei terreni, rispetto alla media Eu che è ferma al 9%), bravi esportatori (+16%), primi al mondo alla pari con gli Stati Uniti, ma possiamo migliorare dal punto di vista dei consumi cresciuti di un solo +5% con una buona spinta del comparto fuori casa. Formazione, comunicazione e ricerca saranno al centro delle nostre azioni per favorire lo sviluppo del settore. È proprio in questa occasione che abbiamo il piacere di lanciare «La settimana del Bio» che si svolgerà in primavera e che coinvolgerà tutte le catene della grande distribuzione e dello specializzato, insieme al mondo della ristorazione. In coerenza con questo, ci auguriamo che venga creata al più presto una piattaforma di tracciabilità validata dal Ministero delle Politiche agricole in modo da rendere trasparente, anche al consumatore, il percorso dei prodotti biologici dal campo alla tavola. Le emergenze e la guerra non possono essere un pretesto per fare clamorosi passi indietro e allontanarci dal percorso virtuoso che abbiamo costruito finora,” afferma il Presidente di AssoBio, Roberto Zanoni.
“Il biologico è a pieno titolo all’interno delle politiche di food policy del Comune di Bologna a cominciare dalle mense scolastiche sulle quali lavoriamo da tempo, passando dai mercati contadini e dalla promozione di un’agricoltura di prossimità che deve essere sempre più volta alle produzioni bio. Inoltre intendiamo aderire al Distretto Biologico dell’Appennino bolognese”, ha sottolineato Daniele Ara, Assessore alla scuola, agricoltura e reti idriche del Comune di Bologna.
“Conoscere i benefici per la salute, comprendere il contributo di sostenibilità ambientale e sociale del biologico o capire in modo semplice e concreto le differenze rispetto al convenzionale; sono questi i tre ambiti su cui il consumatore chiede più informazioni e chiarimenti. La scuola è inoltre il luogo ideale per porre le basi di una corretta educazione alimentare: le indagini Nomisma segnalano che l’80% dei genitori ritiene decisivi i meccanismi di apprendimento scolastico in ambito di nutrizione”, Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence & Consumer Insight Nomisma.
UFFICIO STAMPA
Elezioni 2022: agenda per una vera transizione ecologica dell’agricoltura
CambiamoAgricolturahomeIn vista delle elezioni politiche nazionali del 25 settembre la Coalizione #CambiamoAgricoltura presenta a tutti i partiti e movimenti politici candidati un’agenda delle azioni istituzionali per la prossima Legislatura per una vera transizione ecologica della nostra agricoltura
Roma, 19 settembre 2022 – In questa anomala campagna elettorale di fine estate si parla molto poco di agricoltura e di cosa serve per renderla più sostenibile. Per questo, a una settimana dal voto, le Associazioni ambientaliste, dei consumatori e del biologico, riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura, presentano a tutti i partiti e movimenti politici che si candidano al Governo del Paese un decalogo per una vera transizione ecologica del settore primario.
“Quasi tutti i programmi elettorali dei partiti e movimenti politici affrontano il tema della sostenibilità ambientale, economica e sociale del settore primario con una sconcertante superficialità, ignorando le sfide della transizione ecologica che il Green Deal europeo impone oggi anche al nostro Paese”, sottolineano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
I temi della produzione e del consumo del cibo quotidiano dovrebbero essere una priorità per chi assume la responsabilità della gestione di un Paese, ancora di più in Italia dove le filiere agro-alimentari rappresentano una parte rilevante del PIL (Prodotto Interno Lordo) e una eccellenza dell’export “Made in Italy”. Nonostante una terribile stagione, con la drammatica siccità degli ultimi mesi, seguita da forti temporali, trombe d’aria e grandine, abbia reso evidente la vulnerabilità del settore primario agli effetti del cambiamento climatico e la sua dipendenza da sistemi naturali sani e resilienti, i temi della sostenibilità dell’agricoltura e della zootecnia non sono mai entrati nel dibattito elettorale con la necessaria attenzione.
“Chiunque risulterà vincitore in questa sfida elettorale avrà la responsabilità di assumere decisioni non rinviabili per una radicale trasformazione delle filiere agro-alimentari per una loro maggiore sostenibilità”, proseguono le Associazioni che ricordano gli obiettivi ambiziosi e vincolanti per il nostro Paese indicati dall’Unione Europea come la riduzione del 62% dell’uso dei pesticidi e del 20% dei fertilizzanti chimici in agricoltura, la riduzione del 50% degli antibiotici negli allevamenti; garantendo al contempo l’aumento al 25% entro il 2027 delle superfici agricole utilizzate certificate in biologico e l’obiettivo del 10% delle aree naturali all’interno delle aziende agricole come indicato dalle Strategie UE e nazionale per la biodiversità. “Chi andrà alla guida del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali dovrà perseguire questi obiettivi assumendo decisioni lungimiranti, garantendo un cambio di rotta nella gestione dei fondi pubblici comunitari e nazionali destinati all’agricoltura e alla zootecnia nel nostro Paese, premiando le aziende agricole che producono maggiori benefici per la società, cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio, mantenimento della fertilità del suolo e mitigazione dei cambiamenti climatici”, concludono le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
Di seguito la sintesi del decalogo, il documento completo della Coalizione #CambiamoAgricoltura per le elezioni 2022 è disponibile sul sito: www.cambiamoagricoltura.it
L’AGENDA PER UNA TRASIZIONE AGROECOLOGICA – SINTESI
La Coalizione #CambiamoAgricoltura pone all’attenzione di tutti i partiti e movimenti politici 10 obiettivi specifici, chiedendo di impegnarsi pubblicamente a perseguire nella prossima legislatura una vera transizione ecologica dell’agricoltura:
- Efficace ed efficiente attuazione e monitoraggio del Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027: La prossima Legislatura coinciderà con il nuovo periodo di programmazione della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea 2023-2027. Il nuovo Governo dovrà garantire una efficace ed efficiente gestione del Piano Nazionale della PAC post 2022 (PSP), al momento ancora in corso di definizione;
- Sviluppo dell’agricoltura biologica e misure fiscali per l’aumento dei consumi dei prodotti biologici certificati: È prioritario promuovere l’agricoltura biologica e le relative pratiche agricole sostenibili basate sui principi dell’agroecologia, con la piena e rapida attuazione alla Legge quadro nazionale approvata al termine dell’ultima Legislatura;
- Stop alle deroghe alle norme ambientali della nuova PAC e ripristino della natura nelle aziende agricole: È necessario contrastare ulteriori deroghe alle norme ambientali della condizionalità della PAC 2023-2027, dopo quelle già concesse dalla Commissione UE. Va sostenuta l’approvazione della proposta di Regolamento UE sul ripristino della natura;
- Revisione del modello zootecnico: È prioritario perseguire l’obiettivo generale della ristrutturazione delle filiere zootecniche a livello nazionale, ponendo l’obiettivo della riduzione del numero degli animali allevati. Vanno definite ed attuate misure volte al recupero e all’utilizzo dei pascoli in modo sostenibile e l’adozione a livello nazionale di misure che incentivino la transizione a sistemi di allevamento senza gabbie e una riforma dell’etichettatura sul benessere animale. Entro il 2030 il consumo di antibiotici negli allevamenti zootecnici va ridotto del 50% rispetto al 2020;
- Stop Pesticidi: sostegno al nuovo Regolamento UE Pesticidi per la riduzione del 62% dell’uso della chimica di sintesi entro il 2030: È necessario sostenere e rafforzare la Proposta di Regolamento UE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ed operare per la sua attuazione in Italia per ridurre l’uso dei pesticidi, con particolare riguardo ai rischi per l’uso delle sostanze chimiche di sintesi più pericolose per l’ambiente e le persone;
- Approvazione ed attuazione del nuovo Piano di Azione Nazionale uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN): È necessario procedere alla revisione ed attuazione del Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto dal febbraio 2019, con particolare riferimento alle misure finalizzate alla tutela della biodiversità e della salute delle persone residenti nei territori rurali;
- Ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo al tempo stesso l’assenza di deterioramento della fertilità del suolo. Ridurre l’uso di fertilizzanti di sintesi di almeno il 20% entro il 2030: La disfunzione dei cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo è uno degli aspetti più gravi della attuale crisi ambientale, incidendo su altri elementi di crisi come la perdita di biodiversità e l’emissione di gas climalteranti. È dunque indispensabile ridurre la quantità di concimi chimici;
- Garantire un uso sostenibile delle risorse idriche in agricoltura: È indispensabile attuare una grande opera di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua, l’adozione di pratiche colturali che aumentino la capacità di assorbire le piogge e trattenere umidità e nutrienti. È inoltre necessario favorire il riutilizzo irriguo delle acque reflue depurate e favorire la diffusione di buone pratiche d’irrigazione. Il ricorso a piccoli invasi collinari, anche con il recupero delle aree di cava dismesse, dovrebbe essere subordinato ad interventi realizzabili in tempi ragionevoli e con impatti ambientali accettabili.
- Tutela della biodiversità d’interesse agricolo: È fondamentale invertire la tendenza all’erosione della variabilità genetica in agricoltura e zootecnia. Vanno adottati incentivi per la produzione e commercializzazione di materiale vegetale locale ed eterogeneo, basato sulla selezione collettiva e partecipata. Va applicato alle nuove biotecnologie (NBT-TEA) il principio di precauzione mantenendo e rafforzando le attuali normative europee e nazionali sugli OGM;
- Riforma della PAC post 2027: La riforma della PAC post 2020 ha deluso le aspettative di molti cittadini che avevano chiesto una radicale riforma di questa politica di settore in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo. Il prossimo Governo nazionale dovrà gestire nel corso della prossima Legislatura il nuovo negoziato a livello europeo per la futura PAC post 2027 che dovrà innovare profondamente le proprie strategie verso un nuovo modello agricolo basato sui principi dell’agroecologia.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
European Organic Day - 23 settembre 2022
Being OrganicfederbioFesta del bioDOVE:
Comune di BolognaPalazzo D’Accursio
Sala “Anziani”
QUANDO:
23 settembre 2022h. 11.00
Istituita per celebrare il settore e valutare i progressi della transizione agroecologica, la Giornata europea del biologico rappresenta l’occasione per valutare l’andamento della produzione, l’evoluzione della domanda dei consumatori e per continuare a sensibilizzare su un modello agricolo che tutela la salute dell’uomo e dell’ambiente, oltre a contribuire a mitigare i cambiamenti climatici.
Il Comune di Bologna e le organizzazioni del bio festeggiano la prima Giornata europea dedicata al biologico, istituita dalla Commissione europea, presentando nuovi progetti e iniziative per favorire lo sviluppo del settore. Sarà anticipata la Festa del BIO, che farà tappa a Bologna in ottobre, e presentati nuovi dati di Nomisma sull’andamento dei consumi bio.
Scarica il programma per tutti i dettagli.
Made in Italy bio: nel 2022 l’export vola a 3,4 miliardi di euro, +16% rispetto al 2021. Il 19% dell’export bio è vino (+18%)
BolognaFiereexport biofederbiohomeMammucciniRivoluzione BioSANABologna, 8 settembre 2022 – Molto positiva la performance dell’export bio: nel 2022 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +16% (anno terminante giugno) rispetto all’anno precedente. Il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche della crescita di lungo periodo (+181% rispetto al 2012, un valore quasi triplicato) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy (peso del 6% sull’export agroalimentare italiano totale nel 2022 a fronte di un 4% di dieci anni fa).
Sono questi i dati che emergono dall’ultima analisi condotta nell’ambito di ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio. I risultati dell’analisi – che ha visto la realizzazione di un’indagine su 290 imprese alimentari e vitivinicole italiane – sono stati presentati oggi in anteprima a SANA, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale nella sessione “Osservatorio SANA. Filiera, mercato, export e consumatore” in occasione dell’iniziativa Rivoluzione Bio.

Ma qual è il ruolo ricoperto dalle diverse categorie merceologiche all’interno dell’export agroalimentare bio Made in Italy?
“La gran parte delle esportazioni (81% del totale) riguarda il food per un valore di 2,7 miliardi di euro nel 2022 (anno terminante giugno), +16% rispetto al 2021” – spiega Emanuele Di Faustino, Senior Project Manager Nomisma S.p.A. “Rilevante anche il ruolo del vino che pesa per il restante 19% dell’export bio, ossia una quota ben maggiore di quanto avviene con l’export agroalimentare in generale (in questo caso l’incidenza del wine è del 13%). In termini assoluti parliamo di 626 milioni di euro di vino bio Made in Italy venduto sui mercati internazionali, +18% rispetto al 2021 ed una quota sul totale dell’export vitivinicolo italiano dell’8% (il food “si ferma” al 6%) conclude Di Faustino.

Mercati di destinazione del Bio Italiano
Per quanto riguarda i mercati presidiati, dall’indagine condotta tra luglio e agosto 2022 da Nomisma per ICE Agenzia e FederBio su un campione di 290 imprese alimentari e vitivinicole italiane, è emerso come le principali destinazioni in Europa per food italiano BIO siano la Germania (indicata nel complesso dal 63% delle aziende) e a seguire Francia (46%) e Benelux (34%). Per il vino a guidare è ancora il mercato tedesco (67%), seguito a brevissima distanza dai Paesi Scandinavi (61%) – dove, da sempre, l’apprezzamento del vino bio è molto alto – e dal Benelux (59%). Al di fuori dei confini comunitari la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito sia per il food che per il wine (in quest’ultimo caso risultano strategici anche Canada e Giappone).
E in futuro? Secondo le imprese, i Paesi più promettenti per le esportazioni di prodotti bio nel prossimo triennio saranno Germania (56%), Nordics (32%) e Stati Uniti (25%) per il food, e Nordics (58%), Stati Uniti e Canada (entrambi segnalati da un terzo delle aziende) nel caso del vino.

Punti di forza e ostacoli del Bio Italiano sui mercati esteri
Quali sono le caratteristiche che decretano il successo del bio italiano sul mercato estero? La qualità dei prodotti e il generale interesse del consumatore straniero per il Made in Italy (indicati rispettivamente dal 66% e dal 60% delle imprese) sono il biglietto da visita del nostro bio sui mercati internazionali. Sono considerati elementi di successo anche l’equivalenza del marchio bio europeo (34%), l’elevata spesa media pro-capite per i prodotti bio (33%) e le garanzie associate ai prodotti agroalimentari bio (24%). Secondo le aziende italiane, gli aspetti che rappresentano i maggiori ostacoli alla vendita dei propri prodotti bio all’estero sono invece i costi legati alle attività di promozione sui mercati internazionali (percepiti come ostacolo dal 42% delle imprese esportatrici bio), le normative/burocrazie locali e la concorrenza di prezzo da parte delle imprese locali (fattori indicati entrambi dal 37%).

Scenario attuale: criticità e strategie future
Le tensioni e le incertezze che caratterizzano lo scenario globale e che si sono inasprite con il conflitto in Ucraina – come, ad esempio, i crescenti prezzi delle materie prime – stanno impattando anche sulle imprese italiane bio del food&wine. Dall’indagine di Nomisma emerge come la gran parte delle aziende (8 su 10) stiano affrontando l’aumento del costo delle materie prime e dell’energia. 4 su 10 inoltre stanno riscontrando difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, mentre 1 su 3 ha problemi dal lato della logistica.
In questo nuovo e mutato contesto di mercato, quali saranno le strategie che adotteranno le imprese nei prossimi 6/12 mesi? Tre sono le parole chiave delle strategie future: internazionalizzazione, sostenibilità e diversificazione dei canali. Innanzitutto, a conferma della centralità ricoperta dall’export, le aziende intendono aumentare la loro esposizione sui mercati esteri, sia individuando nuovi mercati di destinazione (strategia indicata come “molto importante/importante” dall’80% delle aziende) sia aumentando la quota di fatturato da realizzare all’estero (76%). Fondamentale anche investire sulla sostenibilità dell’azienda (segnalata dal 76%) così come diversificare i canali di vendita dei propri prodotti in modo da intercettare una più ampia e diversificata platea di consumatori (75%).

Previsioni future delle vendite
Ma quali sono le previsioni di fatturato delle aziende bio italiane? A trainare le vendite del prossimo anno saranno ancora una volta i mercati esteri, un’ulteriore conferma sulla strategicità rivestita dall’export per il bio made in Italy. Nello specifico, il 50% delle aziende food bio intervistate prevede di aumentare nei prossimi 12 mesi il fatturato legato all’export, quota che sale al 75% con riferimento al vino. Più “contenute” le previsioni di crescita sul mercato interno (almeno per il food): nel caso delle aziende alimentari il 23% si aspetta un aumento delle vendite di prodotti alimentari bio nel canale della ristorazione (il 26% nel caso della GDO). Di contro ben 4 aziende vitivinicole su 10 prevedono una crescita del fatturato in Horeca – canale fondamentale per questo prodotto – mentre si attendono 3 su 10 un incremento delle vendite in GDO.

I commenti ai dati
“L’agroalimentare va sul podio fra i tre settori il cui export è cresciuto maggiormente dal 2019 al 2021, ossia un più 13.8% rispetto al pre-pandemia.” – ha dichiarato Carlo Ferro, Presidente di ICE Agenzia – “Il segmento bio, area di specializzazione del Made in Italy, ha significativamente contribuito con una crescita dell’11% nel 2021 e un’ulteriore accelerazione tendenziale del 16% nei primi sei mesi di quest’anno. Qualità dei prodotti, interesse dei consumatori, marchio, accoppiati al gusto e alla salubrità della dieta mediterranea sono sicuramente i fattori di successo. Sono lieto della collaborazione crescente di ICE Agenzia con Sana a supporto dell’intero settore.”
L’indagine curata da Nomisma – ha affermato il Presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari – conferma il valore delle produzioni di qualità e del biologico, in particolare, per competere nel mercato italiano e nei mercati esteri. L’Italia è da tempo all’avanguardia per superficie coltivata e per la ricchezza di un’offerta diversificata che riflette e rafforza il prestigio dell’agroalimentare italiano nel mondo. L’agenda 2030 e la politica comunitaria – prosegue – indicano la sostenibilità come la strada maestra per il prossimo futuro, per chi produce e per chi consuma: anche per questo il biologico made in Italy è l’avanguardia di un movimento economico e culturale. Siamo orgogliosi di ospitare queste riflessioni a SANA – conclude il Presidente di BolognaFiere – che si conferma l’appuntamento più importante per un confronto di alto profilo fra i diversi attori di una filiera che offre opportunità anche ad aziende di piccole dimensioni e spesso insediate in territori difficili”.
“La decisa crescita delle esportazioni conferma la scelta fondamentale di inserire il marchio Made in Italy bio nella legge recentemente approvata dal Parlamento. La qualità del cibo italiano, intesa anche come identità e legame con i territori attestata dalle denominazioni di origine, si sposa perfettamente con il biologico. Un prodotto che valorizza un territorio deve infatti partire da un metodo di produzione sostenibile che rispetta l’ambiente e la biodiversità. A ulteriore conferma il significativo incremento delle vendite all’estero di vino bio italiano che, con un balzo del 18%, fa registrare un tasso di crescita superiore rispetto alla media di tutti gli altri prodotti bio esportati e non a caso la collaborazione fra ICE e FederBio attraverso la piattaforma ITA.BIO a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese bio italiane si sta intensificando proprio in questo comparto. Il vino rappresenta un esempio eccellente di come si crei valore abbinando la denominazione di origine con il marchio biologico. Lo scenario presenta tuttavia anche delle criticità. Non possiamo puntare tutto il nostro impegno sull’export, dobbiamo stimolare un investimento strategico per rilanciare anche il mercato interno affinché le nostre produzioni buone e sane non vengano consumate solo all’estero. Inoltre, vanno sostenute le imprese biologiche, in particolare in questo momento di grande criticità che vede, oltre ad un aumento vertiginoso dei costi dell’energia e delle materie prime, anche una difficoltà nelle fasi di approvvigionamento e logistica”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.
Consumi bio: nel 2022 l’89% delle famiglie italiane ha acquistato bio almeno una volta
BolognaFierefederbiohomeMammucciniNomismaRivoluzione BioSANABio sempre più diffuso nel fuori casa: 6 italiani su 10 hanno consumato prodotti bio negli ultimi 6 mesi
Bologna, 8 settembre 2022 – L’Italia si conferma leader nel settore biologico per quota di superficie agricola, operatori ed export. Molte – invece – le trasformazioni che riguardano i consumi interni che complessivamente si dimostrano crescita grazie al traino dei consumi extra-domestici (ristorazione commerciale e collettiva segnano un +53%) a fronte di un segno meno della componente domestica (-0,8%) e un’incidenza dei consumi bio sul totale dei consumi alimentati ancora più bassa rispetto a quanto accade nei principali paesi europei. Sono queste alcune delle evidenze contenute nell’Osservatorio Sana 2022, presentato oggi all’interno dell’evento Rivoluzione Bio 2022 in programma fino al 9 settembre presso Bologna Fiere.
Il momento che il biologico sta vivendo è cruciale; da una parte vi sono gli impatti collegati prima alla pandemia, dall’altra il conflitto russo-ucraino e l’inflazione che contribuiscono a delineare uno scenario evolutivo che sta producendo effetti sul modello di consumo degli italiani. Mai come in questo momento è fondamentale fare il punto sul comparto biologico per implementare azioni di promozione e informazione verso i consumatori con l’obiettivo di rafforzare l’educazione alimentare, incrementare conoscenza sulla certificazione, creare strumenti per facilitare scelte di consumo consapevoli, sfruttando le opportunità legate alle iniziative del prossimo Piano di Azione Nazionale per l’agricoltura biologica. L’Osservatorio SANA, i cui dati sono funzionali a contestualizzare correttamente lo scenario, è al centro di un protocollo di intesa firmato oggi a Bologna in occasione dell’inaugurazione del Salone internazionale del biologico e del naturale da BolognaFiere, ISMEA, ICE, AssoBio e FederBio. L’accordo sancisce sinergie e convergenze nell’ambito dell’Osservatorio SANA, che si avvale della collaborazione di Nomisma, per favorire la diffusione di informazioni sul settore biologico, con particolare riferimento all’agroalimentare e alla cosmetica.
SUPERFICI E OPERATORI
L’Italia, con quasi 2,2 milioni di ettari, è leader del settore biologico: vanta la più alta percentuale di superfici bio sul totale (17%), a fronte di quota media UE ancora ferma al 9% e ben lontana dall’obiettivo del 25% inseriti nella strategia Farm to Fork per il 2030.

LE DIMENSIONI DEL MERCATO BIO IN ITALIA
Nel 2022 le vendite alimentari bio nel mercato interno (consumi domestici e consumi fuori casa) hanno raggiunto 5 miliardi di euro e rappresentano il 3,5% delle vendite al dettaglio biologiche mondiali. A trainare la crescita del mercato sono i consumi fuori casa che hanno superato il miliardo di euro, segnando una crescita del +53% rispetto al 2021 grazie alla dinamica sia della componente legata alla ristorazione collettiva (+20%) che a quella della ristorazione commerciale (+79%). In controtendenza i consumi domestici che segnano dopo anni una leggera flessione (-0,8% a valore rispetto allo stesso periodo 2021).
Questo l’esito di trend molto differenti legati ai canali: a soffrire è soprattutto la rete di negozi specializzati che segna una battuta di arresto (-8% rispetto allo stesso periodo del 2021); la Distribuzione Moderna di fatto mantiene a valore le dimensioni del 2021 (+0,8% a valore) mentre crescono del 5% gli altri canali (vendita diretta realizzata in mercatini e aziende, gruppi di acquisto solidale, farmacie, parafarmacie ed erboristerie). Continua la crescita dell’export bio Made in Italy che continua la sua corsa: +16% rispetto allo scorso anno, raggiungendo i 3,4 miliardi di euro di vendite sui mercati internazionali. Dal 2012 ad oggi il mercato interno legato al biologico è cresciuto del 131%, ancor più brillante la crescita dell’export e (+181% rispetto al 2008).

La Distribuzione Moderna rimane il primo canale per gli acquisti di biologico degli italiani, pesando per il 57% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2022 le vendite di biologico nel canale si attestano a 2,3 miliardi di euro (+0,4% rispetto al 2021).

Iper e supermercati sono il canale che, all’interno della Distribuzione Moderna, veicola la maggior parte delle vendite bio: 1,4 miliardi di euro a luglio 2022 (perimetro: prodotto confezionato a peso imposto – periodo: Anno Terminante Luglio 2022; Fonte: NielsenIQ), segnando un leggero calo rispetto allo scorso anno (-2,0%).
Al secondo posto per dimensioni i Discount, con vendite di biologico pari a 272 milioni di euro, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente (AT Luglio). Al terzo posto, invece, i Liberi Servizi con vendite per 159 milioni di euro che, come nel caso degli iper e supermercati mostrano un segno negativo (-4,6% Anno Terminante luglio).
Come nel 2021 anche nel 2022 gli Specialisti Drug mostrano segno positivo (+5,7% Anno Terminante luglio), pur rimanendo una piccola porzione delle vendite della Distribuzione Moderna. L’eCommerce che continua a crescere, ma con ritmi minori rispetto allo scorso anno (+5% Anno terminate luglio – stima Nomisma), fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro.

Esaminando le categorie di prodotti bio a peso imposto maggiormente vendute all’interno della Distribuzione Moderna troviamo al primo posto la Drogheria Alimentare (pasta, prodotti da forno, conserve, sughi) con un peso del 57% sul totale delle vendite a valore, seguono il Fresco (20%) – formaggi, salumi, yogurt, uova, – e l’Ortofrutta (13%). Guardando ai singoli prodotti, come per il 2021, anche nel 2022 i prodotti maggiormente venduti rimangono le uova, le confetture e spalmabili base di frutta, e i sostitutivi del latte.
Analizzando le vendite a valore per comparti emerge come siano i prodotti Pet Care e le Carni BIO a mostrare l’andamento più brillante, rispettivamente +19% e +15% rispetto all’anno precedente (Anno Terminante Luglio 2022 – Fonte NielsenIQ). Le Carni Bio fanno registrare una crescita maggiore rispetto al comparto nel totale agroalimentare (+10%). In leggera crescita anche l’Ortofrutta BIO (+3% Anno Terminante Luglio 2022 – Fonte Nielsen), anche se con tassi minori rispetto al comparto nel totale agroalimentare (+6%). Stabili le vendite nel Fresco Bio, dove invece risultano in leggera crescita nel totale agroalimentare (+3%). Di segno negativo invece le vendite del Freddo Bio, che registrano un calo del -6% (Anno Terminante Luglio 2022 – Fonte Nielsen), e delle Bevande Bio (-3%), comparti che invece mostrano segno positivo nel totale agroalimentare.
La stabilità delle vendite dei prodotti biologici si riflette sulla percentuale di users bio: nel 2022, come nel 2021, l’89% delle famiglie italiane ha acquistato BIO almeno una volta nell’ultimo anno. Gli users bio confermano l’andamento delle vendite nei singoli canali, per gli acquisti di prodotti biologici i due canali più frequentati sono proprio Iper & supermercati (il 68% degli users vi acquista prodotti bio) e Discount.

I consumatori sembrano avere idee chiare su aspettative e valori che il bio interpreta. Questa consapevolezza ricade anche sui consumi fuori casa: negli ultimi 6 mesi oltre 6 italiani su 10 hanno consumato prodotti biologici fuori casa in almeno una occasione, scegliendo bio soprattutto nei momenti della colazione, dei pranzi di lavoro e all’aperitivo.

“I dati che emergono dall’Osservatorio Sana presentano uno scenario, che pur confermandosi positivo, contiene alcuni elementi di riflessione. Mentre il nostro Paese continua ad essere leader a livello europeo per superficie agricola coltivata a biologico con il 17,4% e per numero di operatori che continuano a crescere, per la prima volta si registra una leggera decrescita dei consumi domestici, in controtendenza rispetto a quelli della ristorazione, commerciale e collettiva, e all’export che si confermano veri e provi driver di crescita per l’intero settore. E’ evidente a tutti che il quadro dei consumi negli ultimi due anni è stato stravolto dalle emergenze che si sono susseguite, dalla crisi pandemica prima e poi da quella che si è determinata con il conflitto in Europa, ma questo non toglie nulla al fatto che, oltre ad investire per continuare a far crescere l’export, occorre far ripartire anche i consumi domestici utilizzando tutti gli strumenti a disposizione offerti dal nuovo quadro normativo che abbiamo a disposizione con la legge nazionale sul biologico e con il Piano d’Azione Nazionale. È fondamentale infatti far crescere sia la produzione che i consumi utilizzando al meglio gli investimenti stanziati per il comparto, quasi 3 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, sostenendo gli agricoltori nella transizione agroecologica, per tutelare l’ambiente, contrastare i cambiamenti climatici e favorire un’occupazione agricola, in particolare di donne e giovani, sempre più interessati al metodo biologico. Al tempo stesso occorre avviare un’efficace attività di promozione e comunicazione ai cittadini sui valori del bio e di educazione alimentare, per invertire anche il dato dei consumi domestici e proseguire nel percorso che vede il nostro Paese leader in Europa nel settore”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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SANA 2022, ristorazione e biologico: 8 ristoranti su 10 utilizzano ingredienti bio, cresce nei titolari e nei clienti l’interesse per la sostenibilità
BolognaFierefederbiohomeMammucciniNomismaRivoluzione BioSANAIndagine Nomisma per l’Osservatorio SANA presentata oggi a Rivoluzione Bio. Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio: “Bene la crescita dei consumi bio fuori casa, ora più formazione e comunicazione”.
Bologna, 9 settembre 2022 – Nelle dispense di ristoranti e bar sono sempre più numerosi i prodotti biologici e cresce nei titolari e nei clienti l’interesse per la provenienza dei cibi e per la sostenibilità. È quanto emerge dall’indagine di Nomisma per l’Osservatorio SANA, promosso nell’ambito del programma Being Organic in EU, realizzato da FederBio e Naturland e cofinanziato dall’UE. L’Osservatorio SANA è organizzato da BolognaFiere ed è a cura di Nomisma, in collaborazione con ICE Agenzia, AssoBio e Ismea. I dati dell’indagine, condotta nell’estate scorsa su un campione di 250 ristoranti e bar, sono stati presentati oggi a SANA 2022, in corso a BolognaFiere, nell’ambito del focus di Rivoluzione Bio sulla ristorazione collettiva.
“Il nostro Paese continua a essere leader a livello europeo per superficie agricola coltivata a biologico (17,4%) e per numero di operatori che continuano a crescere. Per la prima volta si registra una leggera decrescita dei consumi domestici, in controtendenza rispetto a quelli della ristorazione commerciale e collettiva e all’export, che si confermano veri e propri driver di crescita per l’intero settore”, commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio. “Occorre avviare un’efficace attività di promozione e comunicazione ai cittadini e ai titolari di esercizi commerciali sui valori del bio e dell’educazione alimentare per proseguire nel percorso che vede il nostro Paese leader in Europa nel settore”.
I dati della ricerca
Le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 5 miliardi di euro (luglio 2021-luglio 2022), di cui quasi 4 miliardi dai consumi domestici e oltre un miliardo dai consumi fuori casa. Sono stati proprio i consumi fuori casa a sostenere il mercato riportando una crescita del 53% rispetto all’anno precedente.

La forte crescita dei consumi di biologico fuori casa viene confermata dalla presenza dei prodotti a marchio nelle dispense dei ristoranti e delle altre tipologie di pubblici esercizi. L’indagine di Nomisma evidenzia che quasi 8 ristoranti su 10 e 6 bar su 10 utilizzano ingredienti biologici, soprattutto latte, ortofrutta, farine e uova. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio nella carta dei vini dei locali: l’85% dei ristoratori e più di 7 baristi su 10 hanno affermato di proporre almeno un vino bio. A spingere ristoratori e baristi a possedere prodotti biologici è principalmente una scelta etica (lo dice il 62% dei ristoratori e il 38% dei baristi). Più della metà dei ristoratori e il 35% dei baristi, dichiara poi di usare prodotti bio perché conferiscono una caratteristica innovativa e distintiva al locale grazie al posizionamento premium dei prodotti e le relative caratteristiche organolettiche.
Accanto a questi driver, tra le motivazioni c’è anche il crescente interesse della clientela: il 25% dei ristoratori e il 34% dei baristi sceglie di inserire prodotti bio nel menù perché i clienti sono attenti a questo valore specifico. Questo ultimo aspetto è certamente legato alla crescita di consumatori bio registrata in ambito domestico: negli ultimi 10 anni gli users bio sono aumentati di 10 milioni, passando dal 53% della popolazione nel 2012 all’89% nel 2022.

La prossima sfida dei ristoratori e dei baristi è la formazione: anche se scelgono di inserire il biologico nei propri menù, un ristoratore su 4 e il 41% dei baristi ritengono di non possedere abbastanza informazioni sul metodo di produzione e sulle caratteristiche dei prodotti a marchio bio. Le modalità di controllo sui prodotti biologici, i benefici del bio sul benessere degli animali e le caratteristiche di sostenibilità sono i temi su cui ristoratori e baristi ritengono di doverne sapere di più. Per esempio, i baristi vorrebbero visitare i luoghi di produzione (23%) o partecipare a degustazioni proposte dai fornitori (22%), mentre i ristoratori per prima cosa preferirebbero una formazione diretta da parte dei produttori (24%).

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi si vedono concordi: crescerà l’interesse dei clienti nel comprendere le caratteristiche degli ingredienti (lo afferma il 23% dei ristoratori e il 20% dei baristi), e aumenterà sempre di più l’attenzione nei confronti della sostenibilità perché i consumatori saranno sempre più attenti all’impatto ambientale dei prodotti che consumano. La principale barriera che ristoratori e baristi vedono per il successo del bio riguarda il costo del prodotto: 4 ristoratori su 10 ritengono che sia troppo elevato. La maggior parte pensa poi che per avvicinare i consumatori al biologico serve più informazione perché i clienti conoscono poco le caratteristiche del prodotto a marchio e il metodo di produzione.

Il biologico nelle mense scolastiche: l’esperienza del Comune di Bologna
Il Focus sulla ristorazione bio all’interno di Rivoluzione Bio ha analizzato le prospettive del biologico nella ristorazione collettiva ospitando anche un approfondimento proposto dal Comune di Bologna sul ruolo delle mense scolastiche per gli stili alimentari delle nuove generazioni.
“Il Comune di Bologna prosegue nell’impegno per la ristorazione scolastica di qualità – afferma Daniele Ara, assessore comunale a scuola, educazione ambientale, agricoltura e agroalimentare – sia nei propri servizi a gestione diretta con cucine interne e nidi d’infanzia, che per le scuole dell’infanzia e le scuole primarie con il servizio gestito da Ribò. Il biologico oltre il 90% è ben oltre i parametri richiesti dai recenti Criteri Ambientali Minimi per la ristorazione e il lavoro di coinvolgimento della comunità scolastica rimane un elemento centrale. La ristorazione scolastica di Bologna – conclude – è un tassello fondamentale per la politica del cibo in città”.
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Allevamenti. Sostenibile non basta: il modello è quello del bio
Cambia la TerrafederbioMammucciniSANA10 settembre 2022 – In Italia, secondo gli ultimi dati, si contano otre 450 mila aziende zootecniche. I bovini allevati sono quasi 6 milioni, i suini 8,5, gli ovini 7,1, i caprini quasi 1,1 milioni. Un numero impressionante di capi di allevamento che non solo – a causa delle condizioni di molti allevamenti intensivi – incide sul benessere degli animali, ma contribuisce a rendere l’agricoltura il terzo settore più inquinante, dopo energia e processi industriali. Infatti, l’80% del totale delle emissioni di gas serra provenienti da produzione agricola, pari a quasi 30 milioni di tonnellate all’ anno, arriva dagli allevamenti. Queste emissioni derivano dall’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici destinati alla produzione di cibo per animali, ma anche dall’emissione di metano e ammoniaca prodotte dagli animali, sostanze che si depositano nel suolo, confluiscono nelle acque ed evaporano nell’aria. Inoltre, secondo uno studio dell’Ispra, in Italia gli allevamenti sono responsabili del 15,1% del particolato PM 2,5, uno degli inquinanti urbani più pericolosi. Significa che le stalle e la loro gestione dei reflui inquinano più di automobili e moto (9%) e più dell’industria (11,1%) in termini di polveri sottili.
Cambia la Terra, il progetto promosso da FederBio insieme con Isde, Legambiente, Lipu, Slow Food e WWF, ha da tempo avviato una riflessione sulla necessità di aumentare il numero di allevamenti biologici per garantire un processo di crescita e benessere degli animali che rispetti la salute delle terre coltivate, delle acque e dell’aria che respiriamo. Un metodo di allevamento che produce chiari benefici in termini ambientali. È infatti uno dei principali alleati per la lotta contro i cambiamenti climatici, senza dimenticare i benefici in termini di salute anche per l’uomo, ed economici. E questo è il tema dell’evento organizzato durante la 34esima edizione del Salone Internazionale del Biologico e del Naturale dal titolo “Allevamenti. Sostenibile non basta: il modello è quello del Bio”, durante il quale le associazioni hanno fatto il punto sullo stato attuale della normativa e dei fondi destinati agli allevamenti bio. Tra i relatori, sono inoltre intervenute l’eurodeputata Eleonora Evi di Europa Verde e l’eurodeputata Camilla Laureti del PD.
Le Strategie dell’Unione europea “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” rappresentano una svolta della politica agricola: fissano al 2030 la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e degli antibiotici e del 20% dei fertilizzanti chimici, e per i campi biologici indicano il target del 25% del totale della superficie agricola utilizzata. In Italia 80.000 aziende agricole, per un totale di 2,2 milioni di ettari, il 17,4% della superficie agricola, hanno già fatto questa scelta.
“Un processo che deve esser supportato attraverso i fondi del Psn, Piano strategico nazionale”, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. “È fondamentale che le Regioni confermino gli stessi stanziamenti del periodo 2014-2022, oltre all’incremento necessario per il rispetto dell’accordo raggiunto in Conferenza Stato Regioni relativo ai 90 milioni di euro all’anno destinati al settore del bio. Un settore che, come dimostra la diffusione sempre più capillare dei distretti biologici, ha un ruolo strategico nello sviluppo dell’agricoltura italiana e della transizione ecologica. Gli allevamenti bio sono un’opportunità ulteriore per la tutela dell’ambiente, ma anche per un modello economico sostenibile e fruttuoso. Occorre investire per ridurre gli allevamenti intensivi e far crescere l’allevamento biologico basato sul ciclo chiuso a livello aziendale per consentire che il letame torni a essere una risorsa fondamentale per la fertilità della terra invece che un inquinante”. Un appello alle istituzioni condiviso da tutte le associazioni ambientaliste coinvolte durante il convegno. Mammuccini ha inoltre fatto riferimento al difficile contesto internazionale e alla sempre più insostenibile crisi energetica: “in questo momento è ancora più urgente sostenere gli agricoltori bio che si trovano ad affrontare delle sfide epocali che segneranno il futuro di tutta l’agricoltura, da qui alle prossime generazioni”.
Al centro dell’incontro, anche un modello concreto di allevamento virtuoso. È quello messo in pratica da L’Agricologica di Aboca, che si dedica ad allevamenti biologici nel rispetto dello standard High Animal Welfare di FederBio: bovini e suini, a breve anche gli avicoli, sono allevati al pascolo allo stato semi brado, in ampi spazi dove possono muoversi liberamente. Gli animali si nutrono nei pascoli con fieno biologico autoprodotto e un’integrazione a base di cereali, ghiande, castagne. Crescono senza stress e inutili sofferenze. Secondo uno studio dell’Università di Perugia anche la qualità della carne è più salutare per l’uomo: il grasso ha infatti un rapporto omega 3/ omega 6 inferiore a 2,5, ben al di sotto del limite indicato dalle linee guida delle Istituzioni sanitarie mondiali.
L’incontro getta le basi per la realizzazione del quaderno di Cambia la Terra sul benessere animale che sarà presentato nei prossimi mesi. Uno strumento di approfondimento sullo stato dell’allevamento in Italia, che riporterà le proposte del bio per avviare nuovi percorsi, Il quaderno avrà inoltre l’obiettivo di mettere in luce tutti i vantaggi di un allevamento bio e sarà arricchito dall’esperienza di chi ha messo in atto le buone pratiche. Un altro modo di allevare è possibile. Più rispettoso degli animali, dell’ambiente e dell’uomo. Per un allevamento che sia naturale e sostenibile, anche dal punto di vista economico, la strada è quella del biologico. Fare la differenza e trarne beneficio, per tutti, è possibile.
Cambia la Terra – No ai pesticidi, Sì al biologico – è una campagna di informazione e di sensibilizzazione che viene promossa – apertamente – da chi non fa uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi sui campi, da chi produce e vende prodotti puliti e vede un altro futuro per il Paese.
Visita il sito ufficiale: www.cambialaterra.it
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FederBio: il biologico come strumento di crescita di consumi alimentari più consapevoli, attenti agli sprechi e alla stagionalità
BolognaFierefederbiohomeMammucciniRivoluzione BioSANABologna, 9 settembre 2022 – L’Italia si conferma leader del biologico in Ue. I numeri presentati a Rivoluzione Bio Osservatorio SANA, durante la 34esima edizione di SANA, evidenziano che le superfici coltivate a biologico hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari, crescendo del 4,4%, con un’incidenza sulla SAU nazionale del 17,4%, la più alta in Ue. Il nostro Paese mantiene anche il primato del numero di operatori 86.144, in aumento del 5,4% rispetto al 2021.
Punto critico, la battuta d’arresto dei consumi domestici che, secondo i dati dell’Osservatori SANA, sono diminuiti dell’0,8% mentre, dopo il periodo pandemico, si registra una decisa crescita (+53%) dei consumi fuori casa. In grande espansione l’export del biologico italiano, che vola al +16%.
Dai dati presentati a Rivoluzione Bio, FederBio sostiene l’urgenza di tornare a far crescere i consumi domestici utilizzando al meglio gli investimenti stanziati per il biologico. Occorre, inoltre, un cambio di paradigma che spinga verso un modo di consumare cibo più consapevole e sostenibile, con meno sprechi, basato sulla stagionalità e sul giusto prezzo per agricoltori e consumatori.
“C’è uno stretto legame tra il cambiamento di modello agricolo e il consumo alimentare: la svolta della transizione ecologica non riguarda solo la produzione, ma anche il consumo e il mercato. Il biologico rappresenta lo strumento per modificare le abitudini alimentari. Occorre fare maggiore attenzione agli sprechi, ancora troppo elevati, e alla stagionalità degli alimenti, in particolare in questa fase di difficoltà delle famiglie legata alle emergenze energetica, alimentare e climatica. L’equilibrio tra produzione e consumi è fondamentale per bilanciare domanda e offerta e per centrare l’obiettivo del 25% di SAU coltivata a biologico entro il 2030. Produzione e mercato sono legati, se non valorizziamo la produzione biologica nazionale rischiamo di favorire l’importazione. Abbiamo diversi strumenti, inseriti nella legge sul bio, per tutelare il buon cibo biologico italiano. Tra questi la diffusione dei distretti biologici che favoriscono la filiera corta e i rapporti tra cittadini, agricoltori e istituzioni locali. Inoltre, la valorizzazione del marchio Made in Italy bio è fondamentale per la tutela dell’identità e del legame con il territorio delle produzioni biologiche italiane. Occorre, infine, avviare un’efficace attività di promozione, comunicazione ed educazione alimentare sui valori del bio per invertire il dato dei consumi domestici e proseguire nel percorso che vede il nostro Paese leader in Europa nel settore”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio
FederBio (www.feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.








