Applicazione di metodi innovativi per la rintracciabilità dei prodotti dell’agricoltura biologica: il progetto INNOVABIO
federbioinnovabioSANADOVE:
Sala Workshop Being Europe - Padiglione 29 presso SANA
QUANDO:
Venerdì 9 Settembre 2022, h. 14.00—15.30
Si terrà il 9 settembre dalle 14.00 alle 16.00 il convegno sul progetto INNOVABIO
Il progetto ha l’obiettivo di mettere a punto un sistema di analisi basato su nuovi “traccianti” al fine di poter distinguere se le produzioni biologiche certificate sono state ottenute con l’impiego di concimi organici azotati (ammessi dal metodo biologico) oppure con l’impiego di concimi azotati di sintesi.
Le colture studiate sono rappresentative dell’orticoltura italiana: pomodoro in serra, finocchio e cavolfiore in pieno campo. Le informazioni ottenute, sommate a quelle sulla qualità intrinseca del prodotto, contribuiranno a definire un sistema di “rintracciabilità” dei prodotti orticoli biologici, importante per il trasferimento di dati tra i differenti attori della filiera e per la riduzione al minimo dei rischi connessi ai comportamenti scorretti di taluni operatori. Il progetto INNOVABIO è coordinato dal CREA—Centro di ricerca Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura di Acireale. Partecipano al progetto il CREA – Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo di Monsampolo del Tronto, il CREA- Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente di Roma e Bari, Fondazione Edmund Mach e FederBio.
Metodi di lotta biologica per la difesa diretta, rivolti a ridurre il potenziale biotico della cimice asiatica: il progetto BIOVITAMINA
biovitaminaFederBio ServiziSANADOVE:
Sala Workshop Being Europe - Padiglione 29 Stand F54 G53 presso SANA
QUANDO:
Venerdì 9 Settembre 2022, h. 16.00—17.30
Si terrà il 9 settembre dalle 16.00 alle 17.30 il convegno sul progetto BIOVITAMINA
L’obiettivo generale del progetto è mettere a punto diversi protocolli di difesa contro la cimice asiatica con una gamma di prodotti naturali e idonei all’agricoltura biologica. BIOVITAMINA prevede azioni, sia in laboratorio che in centro di saggio rivolte ad una difesa diretta contro Halyomorpha halys per limitarne il potenziale biotico in su pero e pomodoro, in strategie sia biologiche che integrate.
Tali azioni sono rivolte a valutare l’efficacia dell’attività insetticida di prodotti fitosanitari ammessi in biologico e vari corroboranti “potenziatori delle difese delle piante”. BIOVITAMINA prevede anche l’applicazione di microrganismi entomopatogeni (controllo biologico con antagonisti naturali), importanti regolatori naturali delle popolazioni di insetti.
Donne, agricoltura e alimentazione sostenibile. Ascolta il Podcast su Rai Radio1
federbiohomeMammucciniSlow FoodMaria Grazie Mammuccini, presidente FederBio e Barbara Nappini, presidente Slow Food, intervengono alla trasmissione Vittoria su RaiRadio1.
Focus della puntata è stato “Donne, Agricoltura e Alimentazione sostenibile” e le presidenti hanno raccontato i loro obiettivi, le criticità nell’attuale modello agricolo e le esperienze di vita che le hanno portate all’elezione nelle rispettive organizzazioni.
Il biologico coltiva l’obiettivo Go.China
BolognaFiereFederBio ServizihomeNomismaSanatechMercato strategico per l’Italia, export da 2,6 miliardi. A Sanatech il progetto dedicato al Paese asiatico
Un quinto dei consumatori cinesi, soprattutto residenti a Shanghai, ama i prodotti biologici. Lo rivela un’indagine Nomisma condotta sulle abitudini di consumo degli abitanti del gigante asiatico, realizzata in occasione del lancio del progetto Go.China coordinato da FederBio Servizi, in network con Nomisma, Bologna Fiere e Ice per supportare e accompagnare le aziende biologiche italiane nel loro processo di internazionalizzazione verso il mercato cinese.
Go.China a Sanatech
Questa rete di partner ha messo insieme una serie di soluzioni, analisi di mercato e strumenti, per incrementare la presenza del made in Italy biologico in Cina che saranno presentati nel convegno di apertura di Sanatech dal titolo Go.China: export di bio in Cina, in programma l’8 settembre dalle 11 alle 12. Sanatech è la rassegna internazionale della filiera produttiva del biologico e del naturale che quest’anno giunge alla seconda edizione. È organizzata da Bologna Fiere e curata da Avenue Media e avrà luogo, nel quartiere fieristico bolognese dall’8 all’11 settembre, nel quadro del Sana, il Salone internazionale del biologico e naturale.
L’export italiano in Cina
L’export del biologico italiano in Cina rappresenta una partita importante che l’Italia, secondo esportatore al mondo di bio dopo gli Stati Uniti, con un giro d’affari estero di oltre 2,6 miliardi di euro, non può permettersi di perdere.
“Il convegno avrà un taglio tecnico – spiega Aldo Cervi, responsabile rapporti con l’estero di FederBio Servizi – e servirà a proporre uno strumento per portare le nostre aziende biologiche in Cina. Non è un mercato facile perché il nostro bio non è riconosciuto dalla Cina né in regime di equivalenza né in quello di conformità. Per facilitare questo percorso di internazionalizzazione, abbiamo siglato un accordo con il China organic food certification centre (COFCC), il principale organismo ufficiale di controllo e certificazione per il biologico in Cina, autorizzato dal ministero dell’agricoltura della Repubblica Popolare Cinese”. FederBio Servizi ha, inoltre, attivato un desk nazionale a ciò dedicato per agevolare i rapporti con l’ente di certificazione COFCC. […]
FONTE
TESTATA: MyFruit
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 luglio 2022
La tutela del suolo passa da un’agricoltura pulita
Cambia la TerrafederbiohomeMammucciniL’eliminazione dei pesticidi deve essere la priorità per l’agricoltura del futuro. La riflessione di Maria Grazia Mammuccini, di FederBio.
Senza un suolo fertile e sano non c’è agricoltura. Mentre la crisi internazionale mette al centro il tema dell’approvvigionamento del cibo, occorre riportare l’attenzione su questa risorsa necessaria e non rinnovabile. Il suolo impiega fino a mille anni per rigenerare la fertilità persa per inquinamento o desertificazione. Secondo la Global Soil Partnership della FAO, il 33% del suolo terrestre è già degradato, percentuale che potrebbe salire al 90% entro il 2050.
La campagna di sensibilizzazione sulla salute dei suoli di Cambia la Terra, il progetto di FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente, Slow Food e Wwf, ha analizzato 12 suoli agricoli convenzionali comparandoli con altrettanti terreni biologici contigui e adibiti alle stesse colture, in un monitoraggio dimostrativo, su un totale di 24 aziende agricole. I risultati, in breve: nei campi convenzionali sono state ritrovate ben 20 sostanze chimiche di sintesi tra insetticidi, erbicidi e fungicidi. La sostanza più rilevata è il glifosato, che compare in 6 campi convenzionali su 12, seguito dall’Ampa, un acido che deriva dalla degradazione del glifosato. Delle altre 18 sostanze chimiche di sintesi ritrovate, ben 5 risultano revocate da anni: due, il famigerato Ddt e il suo metabolita Dde, resistono in un campo presumibilmente da 44 anni, in quantità non trascurabili. Nei campi biologici, le sostanze di sintesi rilevate sono solo tre, tra cui un insetticida contro le zanzare, probabilmente proveniente dalle abitazioni vicine e, in uno stesso campo, Ddt e Dde. Si tratta con ogni evidenza di contaminazioni accidentali, da cui il bio cerca da sempre di difendersi.
I risultati del monitoraggio dimostrativo evidenziano che i dati relativi ai campi coltivati con il metodo biologico sono decisamente migliori rispetto a quelli coltivati in convenzionale a conferma che il bio è un metodo di produzione che favorisce la tutela del suolo e della biodiversità. Le quantità di residui chimici di sintesi nei campi convenzionali è un dato di fatto, soprattutto per le produzioni intensive, dove si conferma l’urgenza di ridurre l’uso di pesticidi di sintesi chimica in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo. Ma abbiamo rilevato che, in alcune coltivazioni «di punta», all’interno di aree vocate, anche nel convenzionale l’uso di sostanze chimiche è molto limitato. In due situazioni, un oliveto in Puglia e un campo di frumento in Basilicata, le sostanze di sintesi erano addirittura assenti. Questo risultato ci incoraggia a pensare che il biologico stia cominciando a rappresentare un modello di riferimento per l’agricoltura in generale.
Ma il monitoraggio dimostrativo vuole anche evidenziare che il sistema di controllo ambientale e sanitario monitora la presenza di pesticidi negli alimenti e nell’acqua. Nel suolo, primo organo recettore delle sostanze chimiche di sintesi utilizzate nell’agricoltura convenzionale, la presenza di molecole potenzialmente dannose per l’ambiente non viene invece rilevata. Così facendo, ignoriamo quali siano i loro effetti sulla miriade di organismi che popolano il suolo e sulle funzioni ecologiche che essi svolgono. È necessario che si dia inizio a un monitoraggio continuo dei residui della chimica di sintesi nel suolo, con il supporto delle istituzioni di ricerca. E che la nostra priorità sia l’eliminazione dei pesticidi, a partire da quelli con una persistenza ambientale molto lunga.
FONTE
TESTATA: TerraNuova
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 luglio 2022
Mammuccini (FederBio), puntiamo al biologico protagonista della transizione ecologica
federbiohomeMammuccini“Siamo in una fase di cambiamento che vede il passaggio del biologico da metodo agronomico a strumento di politica agricola e puntiamo a fare del biologico il protagonista della transizione ecologica dell’agricoltura italiana”, con queste parole Maria Grazia Mammuccini, di recente rieletta al vertice di Federbio, sintetizza il programma di lavoro della sua presidenza per il medio lungo periodo.
Toscana, imprenditrice agricola, dal 2015 membro dell’ufficio di presidenza di Federbio e presidente Federbio nell’ultimo triennio, Mammuccini non nasconde le sue preoccupazioni per il rallentamento, se non l’interruzione, della attuazione della legge sul biologico e del piano strategico nazionale che deve essere rinviato a Bruxelles in ottobre. A causa della caduta del governo Draghi, dello scioglimento delle camere e della campagna elettorale la messa a punto del piano di azione previsto dalla legge sul biologico subirà’ una frenata, nonostante si stesse lavorando bene con il sottosegretario alle politiche agricole Francesco Battistoni e le diverse associazioni del settore, osserva la presidente. Mammuccini ha anche annunciato che la sua continuerà’ ad essere una presidenza inclusiva e di dialogo. Il perché’ lo spiega in questa intervista nella quale parla anche delle altre priorità’ del suo programma.
Perche’ insiste sul dialogo?
Ritengo fondamentale proseguire il confronto costruttivo con tutte le componenti dell’agricoltura italiana e con il mondo scientifico e accademico, considerando che le innovazioni del biologico, come ad esempio il biocontrollo, possono essere utilizzate anche dall’agricoltura convenzionale per raggiungere gli obiettivi della Farm to Fork del Green Deal europeo.
Come e’ composta la sua squadra?
Saro’ affiancata dai vice presidenti Andrea Bertoldi, coordinatore della sezione soci trasformatori e distributori e Marco Paravicini, dell’azienda Cascina Orsine per la biodinamica; dai consiglieri Maria Letizia Gardoni presidente di Coldiretti Bio, Rossella Bartolozzi dell’azienda Probios, Aldo Cervi, coordinatore della sezione Soci Servizi e Michele Monetta coordinatore di Upbio, associazione di produttori agricoli bio. Nel ruolo di segretario generale e’ stato confermato Paolo Carnemolla.
Novita’ anche nel Consiglio direttivo?
Il nuovo Consiglio direttivo e’ lo specchio di un’ampia rappresentanza della base sociale e la presenza delle organizzazioni Anabio Cia e Anaprobio Copagri confermano e rafforzano la vocazione interprofessionale e il ruolo unitario di Federbio.
A cosa puntate con questa struttura?
La nuova struttura permette a Federbio di confermarsi come la piattaforma piu’ ampia di riferimento per la rappresentanza del biologico in Italia, in grado di gestire lo sviluppo delle relazioni con le istituzioni e le organizzazioni generaliste, le campagne di promozione in Italia e all’estero, le politiche di settore per l’internazionalizzazione, le azioni di informazione rivolte ai cittadini e i programmi di formazione e innovazione.
Un progetto ambizioso che parte da lontano, giusto?
Si concretizza così il progetto organizzativo lanciato nel 2015 dall’assemblea dei soci di FederBio basato su tre pilastri: un’associazione di movimento rivolta alla società, un’organizzazione interprofessionale riconosciuta e una società di servizi avanzati a supporto del settore già costituita, che e’ FederBio servizi. Per la prima volta c’è anche l’impegno di Coldiretti Bio per mettere a valore l’esperienza di FederBio come casa comune del biologico e biodinamico.
Con quale fine?
In questo modo, sono certa, riusciremo a rispondere con competenza e determinazione alle sfide e agli appuntamenti fondamentali che ci aspettano, come la chiusura della programmazione della Pac e il Piano d’Azione per il Bio che condizioneranno le politiche del biologico di fatto fino al 2030.
Quali sono le altre priorità del suo programma?
Tra le priorità del mandato vi è – sul fronte organizzativo – un forte impegno per favorire un ricambio generazionale nella federazione, valorizzando il ruolo dei giovani e rafforzando ulteriormente la presenza femminile. Cogliendo le nuove opportunità per consolidare la solidità e l’ambito delle attività del sistema FederBio. Sarà poi strategico rendere ancora piu’ inclusivo il comitato tecnico, con una valorizzazione della componente tecnica e delle imprese, per adeguarlo a un contesto caratterizzato dalle emergenze climatica, energetica e dei mercati per fare del biologico il protagonista della transizione ecologica dell’agricoltura italiana.
E sul fronte delle politiche per il settore?
E’ mia intenzione sostenere una crescita significativa e stabile dei consumi di prodotti biologici Made in Italy; perseguire la politica del giusto prezzo, puntando a fare sistema nella filiera per un’adeguata remunerazione degli agricoltori e un giusto prezzo per i cittadini; riconoscere e sostenere la diffusione dei biodistretti che rappresentano una concreta opportunità’ di crescita del biologico; investire per una ricaduta economica e occupazionale durevole nel tempo; rafforzare la trasparenza del sistema attraverso piattaforme di tracciabilità; sviluppare adeguati servizi di supporto, consulenza tecnica e formazione per sostenere gli agricoltori nella conversione al biologico e garantire investimenti strategici in ricerca e innovazione per l’agroecologia; valorizzare la vocazione interprofessionale di FederBio, anche in relazione a quanto previsto dalla legge 23 del 2022 e dalla normativa UE di riferimento per le organizzazioni interprofessionali; consolidare FederBio come piattaforma unica di servizi qualificati per le organizzazioni e le imprese di settore. Il 2022 e’ l’anno di svolta per il biologico sia a livello europeo che nazionale. L’approvazione della legge sul bio, la scelta della politica italiana di arrivare al 25% di superficie convertita a biologico entro il 2027 insieme agli ingenti investimenti stanziati per il biologico nel PNRR, nel piano strategico nazionale della Pac e nel Fondo per il bio, rappresentano uno scenario particolarmente sfidante sia per FederBio che per tutto il settore.
FONTE
TESTATA: AgraPress
AUTORE: Letizia Martirano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 luglio 2022
Ricerca e innovazione per la sostenibilità. A colloquio con Mariagrazia Mammuccini, Presidente di FederBio
federbiohomeMammuccini“Importante diffondere le pratiche agroecologiche di cura del suolo supportando gli agricoltori nell’adozione di innovazioni. L’ agricoltura di precisione può essere uno strumento importante per incrementare le rese del bio, coniugando sostenibilità e innovazione”.
Dottoressa Mammuccini, il recente rapporto Onu “Global Land Outlook 2” sull’uso del suolo, lancia un chiaro allarme e sottolinea il ruolo, tutt’altro che positivo, del sistema della produzione alimentare sul degrado delle terre. Ad oggi, l’uomo avrebbe alterato il 70% del suolo su cui ha messo piede e ne avrebbe degradato fino al 40%, in tanti modi: la deforestazione, l’agricoltura intensiva, gli incendi, il consumo di suolo, l’inquinamento chimico, le guerre, la costruzione di infrastrutture. Ma senza un suolo sano non si può produrre alimenti. Siamo veramente a un punto di non ritorno?
Senza un suolo sano non c’è agricoltura. Nel momento in cui la crisi internazionale mette al centro il tema dell’approvvigionamento del cibo, occorre riportare l’attenzione su questa risorsa necessaria e non rinnovabile da cui dipende oltre il 95% della produzione agroalimentare. Il suolo è fonte di vita. Rappresenta una risorsa preziosa dove si concentra il 90% della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi. Senza un suolo sano non è possibile avere cibi sani e acqua pulita. Il suolo impiega fino a mille anni per rigenerare la fertilità persa per inquinamento o desertificazione e la FAO avverte che la vitalità del suolo, che si traduce soprattutto nella presenza di miliardi di microrganismi per centimetro quadrato, è messa a rischio anche dalle sostanze chimiche di sintesi utilizzate in agricoltura. A questo proposito nell’ultimo anno FederBio ha avviato una campagna di sensibilizzazione patrocinata dall’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha attraversato l’Italia per verificare il contenuto di sostanze chimiche di sintesi nei campi coltivati, mettendo a confronto suoli convenzionali con suoli biologici. Da nord a sud sono stati analizzati 12 terreni agricoli convenzionali comparandoli con altrettanti suoli biologici contigui e adibiti alle stesse colture, in un monitoraggio a carattere dimostrativo. I risultati della campagna dimostrano che i campi coltivati con il metodo biologico in termini di residui di sostanze chimiche sono decisamente migliori rispetto a quelli coltivati in convenzionale a conferma che il bio è un metodo di produzione che contribuisce alla tutela del suolo e della biodiversità. Per questo è importante non solo far crescere i terreni coltivati con il metodo bio ma anche diffondere le pratiche agroecologiche di cura del suolo al resto dell’agricoltura supportando gli agricoltori nell’adozione di tali innovazioni.
I recenti eventi bellici hanno messo a nudo l’inadeguatezza del nostro sistema agroalimentare nel produrre a sufficienza e renderci più autonomi dalle importazioni. È realizzabile, secondo Lei, la cosiddetta “intensificazione sostenibile”, ovvero incrementare le produzioni per soddisfare la crescente domanda di cibo, ma riducendo gli impatti ambientali dei processi e aiutare anche la sostenibilità economica e sociale delle imprese? Che ruolo possono avere in questo percorso la ricerca e l’innovazione?
Il modello di agricoltura intensiva è andato in crisi ben prima della guerra in Ucraina creando un elenco lunghissimo di criticità: il consumo di suolo, il crollo della biodiversità, l’aumento delle emissioni serra, l’inquinamento delle falde idriche, la chiusura progressiva delle aziende provocata da un sistema di prezzi iniquo, l’abbandono delle terre. La crisi attuale non investe solo la quantità della produzione ma anche l’impennarsi del costo di pesticidi, concimi chimici ed energia che rischia di strangolare le imprese agricole. Per questo occorre accelerare sulla transizione ecologica per innovare il modello agricolo puntando sull’agroecologia e sullo sviluppo del biologico come indicato dalla strategia europea “Farm to Fork”. E per parlare con concretezza di autosufficienza alimentare occorre puntare su filiere alimentari nazionali al giusto prezzo e su sistemi locali di produzione e consumo di cibo a partire dall’esempio dei distretti biologici. In questa fase, anche per superare l’eventuale differenziale di resa, è assolutamente necessario puntare su investimenti strategici in ricerca e innovazione. Per esempio la stessa agricoltura di precisione può essere uno strumento importante anche per incrementare le rese del bio, coniugando sostenibilità e innovazione. È fondamentale riportare gli agricoltori al centro della produzione del cibo e guardare alla sostenibilità per produrre non solo per l’immediato ma puntando a garantire la produzione di cibo anche per le generazioni future.
Dopo 15 anni di attesa, di battaglie e di discussioni, il 2 marzo scorso è stato approvato definitivamente, anche da parte del Senato, il Disegno di legge sulla “tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione biologica italiana”. La legge ha lo scopo di disciplinare e organizzare il settore e stabilisce la formazione di un Tavolo tecnico per la produzione bio e l’istituzione di un marchio biologico italiano. Vengono inoltre previsti degli strumenti di programmazione, ricerca e finanziamento e la norma contiene anche indicazioni riguardo alle sementi, l’istituzione di un fondo per lo sviluppo della produzione e di un sostegno da parte dello Stato per la ricerca e per la formazione professionale degli operatori. Qual è il suo giudizio in merito? Soddisfatta o si sarebbe potuto fare di più?
Si tratta di un traguardo storico per il settore e di un passo importantissimo per l’intero Paese. l’Italia è tra i Paesi leader per la produzione biologica. E’ un primato conquistato grazie all’impegno di tanti agricoltori, spesso giovani, e di operatori della filiera che hanno creduto nella scommessa di conciliare il legittimo interesse d’impresa con il bene pubblico della difesa del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Oggi questo impegno viene finalmente riconosciuto con l’approvazione della legge sul bio. Inoltre la legge arriva in un momento strategico e consente anche all’Italia di allinearsi alle politiche Ue che, con il Green Deal, la strategia Farm to Fork e il Piano d’azione Europeo per il biologico, puntano a una crescita consistente del settore. La normativa prevede strumenti importanti per lo sviluppo del settore come il marchio del “Made in Italy Bio” che può favorire la realizzazione di filiere di bio 100% nazionale e al giusto prezzo; il riconoscimento dei distretti biologici per territori dove il biologico è il modello di produzione di riferimento e che costituiscono un’opportunità strategica per le aree interne e le aree naturali protette. Inoltre la legge ha aperto la strada a innovazione, ricerca, formazione degli agricoltori per favorire la conversione al biologico, e a comunicazione e informazione dei cittadini per sostenere l’aumento dei consumi dei prodotti bio. Ora occorre dare gambe agli obiettivi stabiliti dalla legge, attraverso la definizione del Piano d’azione nazionale del biologico previsto sia dalla legge che dal Piano Strategico Nazionale della PAC, in un momento decisivo, visto che, a partire dalla fase attuale e fino al 2027, saranno messe in campo una notevole quantità di risorse per favorire lo sviluppo del biologico. Si tratta di investimenti importanti che complessivamente ammontano a quasi 3 miliardi di euro, considerando i finanziamenti contenuti nel Fondo per il biologico, nel PNRR e nel Piano Strategico Nazionale della PAC. È essenziale che queste risorse vengano spese bene, in maniera programmata e integrata, per garantire la crescita del settore.
FONTE
TESTATA: Accademia dei Georgofoli
AUTORE: Giulia Bartalozzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 luglio 2022
Vini biologici, a Sanatech presentazione dei dati del progetto Biofosf Wine
BiofosfSANASanatechUIVviticoltura biologicaDOVE:
Arena SanatechLab - Sanatech
QUANDO:
8 settembre 2022 ore 14.00
Nel corso della rassegna internazionale della filiera produttiva del biologico e del naturale organizzata da Bologna Fiere e curata da Avenue Media, saranno presentati per la prima volta i risultati dello studio Biofosf Wine condotto dal CREA
Entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio 2023, il decreto ministeriale 7264/2020 che ha introdotto nuovi limiti alle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da fosfiti in frutticoltura e viticoltura biologica. Il Decreto prevede, tra le altre disposizioni, la realizzazione di uno spaccato della situazione attuale; un compito che ha affidato al CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi di economia agraria con il progetto Biofosf Wine.
Il tema dei limiti dei fosfiti in agricoltura biologica è tanto più importante perché impatta, fra le altre cose, sull’export del vino italiano biologico verso cui sono maggiormente orientate le cantine certificate del Belpaese.
Vini biologici, a Sanatech presentazione dei dati del progetto Biofosf Wine
BiofosfFosfitihomeSANASanatechUIVvino biologicoNel corso della rassegna internazionale della filiera produttiva del biologico e del naturale organizzata da Bologna Fiere e curata da Avenue Media, saranno presentati per la prima volta i risultati dello studio Biofosf Wine condotto dal CREA
Bologna, lì 13 luglio 2022
Entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio 2023, il decreto ministeriale 7264/2020 che ha introdotto nuovi limiti alle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da fosfiti in frutticoltura e viticoltura biologica. Il Decreto prevede, tra le altre disposizioni, la realizzazione di uno spaccato della situazione attuale; un compito che ha affidato al CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi di economia agraria con il progetto Biofosf Wine. I risultati di questo studio saranno presentati per la prima volta l’8 settembre 2022 (ore 14-15.30) presso l’Arena SanatechLab a Sanatech, rassegna organizzata da BolognaFiere e curata da Avenue Media, nel corso della Tavola Rotonda ‘LMR fosfiti in viticoltura biologica’, a cura di Elisabetta Romeo-Vareille, Policy Officer di Unione Italiana Vini (UIV) in programma. L’evento sarà moderato da Giulio Somma, Direttore del Corriere Vinicolo.
Il tema dei limiti dei fosfiti in agricoltura biologica è tanto più importante perché impatta, fra le altre cose, sull’export del vino italiano biologico verso cui sono maggiormente orientate le cantine certificate del Belpaese. Uno dei principali mercati europei di sbocco, è quello tedesco. Mancando dei limiti europei sulla disciplina dei fosfiti, la Germania, nel 2020, ha varato delle linee guida, dettate dal Bundesverband Naturkost Naturwaren, l’associazione federale tedesca dei trasformatori, grossisti e rivenditori al dettaglio di prodotti biologici.
Il vademecum fissa dei limiti di fosfiti ammessi per il vino biologico venduto in territorio tedesco. Limiti ai quali, il Decreto Ministeriale italiano 7264/2020 si è adeguato anche per incontrare al meglio le esigenze dei consumatori tedeschi e favorire l’export verso questa importante piazza europea per il prodotto certificato. Tra gli aspetti critici che questo tema solleva, il fatto che, per quanto riguarda le colture arboree quali sono, appunto, quelle vitivinicole, queste sostanze si possono accumulare nel tempo ed è quindi possibile rilevare residui di acido fosfonico nelle uve e, di conseguenza nei vini, anche diversi anni dopo l’interruzione del loro utilizzo, come ad esempio, in vigneti ancora in conversione biologica o appena convertiti in bio.
“Per le arboree – ha affermato Alessandra Trinchera, ricercatrice del Crea, al Corriere Vinicolo – esiste un rischio di contaminazione a lungo termine che deve essere preso in considerazione ed è necessario verificare se il tempo di conversione sia sufficiente alla decontaminazione completa dei diversi organi della pianta, dal tronco, ai rami, alle foglie, ai frutti”.
Anche di questo, la normativa che sta per entrare in vigore, dovrà tenere conto per non rivelarsi un boomerang contro le nostre produzioni vinicole di eccellenza. La conoscenza da parte delle cantine bio dei contenuti di fosfiti nei loro prodotti biologici, attraverso la tracciabilità dei mezzi tecnici e dei materiali ausiliari utilizzati nel processo di vinificazione nonché un monitoraggio analitico periodico dei residui, è pertanto uno strumento fondamentale per potere attuare scelte aziendali oculate.
FONTE
Ufficio Stampa: AVENUE MEDIA
Mara Latella – Mob. +39 331 4947814
E-mail: maralate@gmail.com
Compagnie Léa Nature ha acquisito la maggioranza dell'azienda Bio Organica Italia
Questa acquisizione riflette la volontà di Léa Nature e di Bio Organica di consolidare la loro storica partnership in ambito industriale e commerciale. L’azienda sarà aggregata alla divisione Ekibio del gruppo Léa Nature per sviluppare l’assortimento a livello internazionale e nei canali dello specializzato BIO in Francia. Léa Nature prevede inoltre il lancio di una gamma di prodotti italiani di alta fascia sul canale del mass market francese. Bio Organica Italia stima una crescita del 20% anche nel 2022, nonostante un contesto economico difficile per il mercato biologico. Un importante piano di investimenti ha raddoppiato i volumi di produzione negli ultimi due anni, in particolare con le nuove linee di salse pronte e pesti certificati Demeter e Naturland, offrendo così un ampio margine di sviluppo per il prossimo triennio.
Bio Organica Italia, azienda familiare di terza generazione, agricoltori a Cerignola (Fg) dal 1960, ha sviluppato nel corso degli anni le più avanzate competenze nella coltivazione di ortaggi e nella loro trasformazione. Oggi è tra le poche aziende in Europa a poter vantare una produzione 100% biologica (e ora biodinamica) dal campo al prodotto finito: con oltre 200 ettari ettari in Puglia, certificati biologici dal 1985, Demeter, Naturland e Bio Suisse dal 2018. Una produzione “in house” che permette all’azienda di offrire un assortimento completo di antipasti, olive, salse e pesti con ricette tipicamente pugliesi, realizzati con le proprie materie prime. Bio Organica Italia offre una linea completa di oltre 60 referenze in cui la sostenibilità è l’asse principale dello sviluppo: pack innovativi 100% plastic free, utilizzo massivo di energie rinnovabili e recuperi di scarto organico durante i processi produttivi sono tra gli elementi caratterizzanti della produzione di Bio Organica Italia. Compagnie Léa Nature è un noto produttore francese indipendente di prodotti biologici ed eco-sostenibili da 29 anni. Con più di 2.000 dipendenti e un fatturato di 500 M€ nel 2021, oggi Lea Nature possiede e distribuisce 37 marchi biologici e naturali in 4 attività strategiche principali: Food/Dietetics; Salute; Igiene/Bellezza; Cura della casa.
“Bio Organica Italia oggi si trova ad affrontare un nuovo percorso evolutivo: quello di strutturarsi sul mercato come impresa internazionale, come del resto il nostro paese, che oggi è parte di una comunità più grande, più estesa, quella Europea. Credo sia un passaggio obbligato per tutte quelle imprese che ambiscono a raggiungere obiettivi di crescita importanti. Il mercato di oggi ci pone infatti davanti a nuove sfide emotive, economiche e di governance articolate e il processo di trasmissione dei valori familiari deve saper includere costantemente nuove risorse esterne alla famiglia, che consentano di affrontare le sfide di un’arena commerciale e industriale sempre più complessa. Léa Nature è stato uno dei primi clienti internazionali a credere nel nostro progetto imprenditoriale e continuerà il suo piano di investimenti sul nostro territorio, creando nuovi posti di lavoro “green” e permettendo a Bio Organica Italia di sviluppare l’accesso a nuovi mercati strategici. Rimarremo a capo dell’attività dell’azienda, ma all’interno di gruppo di dimensioni europee e con una visione prospettica di impresa più moderna, all’avanguardia e incentrata sulla tutela delle biodiversità regionali. È quindi con piacere e orgoglio che abbiamo deciso di unirci al progetto dei nostri storici partner e amici del gruppo Léa Nature.” Carlo Gaudiano, amministratore delegato di Bio Organica Italia
“Compagnie Léa Nature è orgogliosa di dare il benvenuto al gruppo Bio Organica, azienda a conduzione familiare esemplare in termini di integrazione delle filiere agricole e con una grande padronanza nella gestione della qualità e dei processi di produzione agronomica, come l’agricoltura biodinamica”. Charles Kloboukoff, CEO di Compagnie Léa Nature








