Regolamento 848: si è chiusa la consultazione UE, il settore attende le modifiche

Si è chiusa il 18 novembre la consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea per aggiornare e semplificare il Regolamento (UE) 2018/848 sulla produzione biologica. Il processo è stato aperto dopo una sentenza della Corte di Giustizia che ha evidenziato una disparità tra operatori europei e produttori extra-UE, in particolare statunitensi, riguardo all’uso di vitamine e sali minerali nei prodotti biologici. Per adeguarsi alla decisione, Bruxelles dovrà modificare il quadro normativo, cogliendo però l’occasione per intervenire anche su altre criticità emerse in questi primi anni di applicazione del regolamento.

Tra i temi più rilevanti vi è la questione dell’elenco dei prodotti per la pulizia e la disinfezione degli impianti, oggi concepito come una “lista positiva” molto complessa da gestire a livello europeo. Gli operatori chiedono da tempo un approccio più semplice e più coerente con la realtà dei diversi Paesi, basato su una lista negativa limitata alle sostanze più problematiche.

Resta aperto anche il nodo del regime di equivalenza con i Paesi terzi. […]

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TESTATA: GreenPlanet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2025



Al via il Distretto Biologico del Territorio Fiorentino

Approvata in giunta una delibera. Galgani: “Aumentare le superfici destinate all’agricoltura per migliorare la qualità della vita e la resilienza”

Con una delibera della vicesindaca e assessora all’ambiente e all’agricoltura urbana Paola Galgani approvata in giunta è stato formalmente avviato il percorso per la costituzione del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino, un’iniziativa strategica che unisce Firenze, Scandicci, Signa e Lastra a Signa con l’obiettivo di promuovere un modello di sviluppo sostenibile incentrato sull’agricoltura biologica, la tutela ambientale e la valorizzazione delle risorse locali. Il progetto vede come soggetto referente l’associazione Rete Semi Rurali ETS.

L’iniziativa nasce per riconoscere e valorizzare il paesaggio agrario e bioculturale del comprensorio fiorentino, affermando una visione relazionale in cui città e campagna sono componenti interdipendenti.

Obiettivo primario del Distretto Biologico è l’incremento delle superfici agricole a conduzione biologica e il sostegno alle imprese nella transizione. Questo sarà perseguito attraverso un “Progetto economico territoriale integrato” che mira a rafforzare la produzione biologica e le filiere corte locali, tutelare e valorizzare la biodiversità e le risorse naturali, promuovere la ricerca partecipata e la condivisione di conoscenze, sviluppare modelli economici circolari e solidali, educare e coinvolgere le comunità sulla cultura del biologico e del consumo consapevole, favorire una governance partecipativa del territorio e promuovere processi di certificazione partecipata o di gruppo.[…]

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TESTATA: https://met.cittametropolitana.fi.it/
AUTORE: Comune di Firenze
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 novembre 2025



La ricerca: mangiare biologico contribuisce a una riduzione dei marcatori dell’infiammazione e delle malattie croniche associate

I risultati di uno studio trasversale su larga scala pubblicato sulla rivista Public Health Nutrition suggeriscono un’associazione tra la riduzione dell’infiammazione e il consumo di alimenti biologici. Sebbene questa relazione sia relativamente complessa, la ricerca a supporto dei benefici per la salute derivanti dalla scelta di alimenti biologici continua a crescere.

Gli scienziati si sono proposti di esplorare la relazione tra le scelte alimentari e due proteine ​​indicatori di infiammazione: la proteina C-reattiva (PCR) e la cistatina C (CysC). Erano interessati al possibile effetto delle diete biologiche e ai minori tassi di esposizione ai pesticidi ad esse associati su questi marcatori. Dopo aver controllato fattori come stile di vita, dati demografici e socioeconomici, gli autori hanno scoperto che i partecipanti che consumavano alimenti biologici mostravano livelli significativamente più bassi sia di PCR che di Cistatina C rispetto a coloro che non li consumavano. Frutta, verdura e cereali biologici erano fortemente associati a livelli ridotti di PCR, mentre carne, latticini e uova biologici erano associati a livelli ridotti di Cistatina C. Questi risultati supportano la letteratura scientifica che dimostra che il bestiame allevato biologicamente produce alimenti che contengono livelli più elevati di acidi grassi omega-3 e rapporti più favorevoli tra acidi grassi omega-3 e omega-6, noti per contribuire a ridurre l’infiammazione e le malattie croniche associate.

Sebbene i risultati di questo studio non determinino una stretta relazione causale tra cibo biologico e riduzione dell’infiammazione, offrono spunti sui potenziali meccanismi attraverso i quali una dieta biologica può favorire la salute. Sono necessarie ulteriori ricerche per isolare gli effetti dei soli alimenti biologici e comprenderne la relazione, gli impatti e gli effetti a lungo termine (in particolare quelli correlati all’esposizione ai pesticidi) su popolazioni più diversificate. Sebbene sia chiaro che un modello alimentare generalmente sano tende ad essere associato a migliori risultati in termini di salute, il consumo di alimenti biologici sembra offrire un ulteriore effetto protettivo che va oltre la semplice qualità della dieta.

Fonte: Organic Center


SANA Food, il passe-partout per i mercati esteri del cibo sano fuori casa

SANA Food, che torna a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio, non è solo il format b2b dedicato alla sana alimentazione fuori casa, ma si conferma anche una porta di accesso privilegiata ai mercati esteri più attenti alle produzioni artigianali, sostenibili e di alta qualità.

Espositori e visitatori professionali potranno usufruire di un esclusivo e gratuito servizio di matchmaking che, attraverso la piattaforma b2match, consentirà loro di pianificare in modo semplice e intuitivo incontri mirati con 300 buyer accuratamente profilati, per rendere più proficua l’esperienza in fiera.

Grazie alle attività di incoming realizzate con il supporto di ICE-Agenzia, anche attraverso la piattaforma ITA.BIO, per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e, della rete di agenti di BolognaFiere, importatori e distributori Horeca giungeranno da oltre trenta Paesi. L’Europa sarà rappresentata da Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, UK, Svezia, Svizzera e Ungheria; i buyer dall’area extra europea arriveranno, invece, da Canada, Cina, Hong Kong, Giappone, Israele, Messico, USA e Vietnam.

Ma non solo: dall’Italia saranno selezionati ristoranti di alta gamma ed eco-boutique, servizi di catering e mense scolastiche, locali di cucina sostenibile, negozi bio, gastronomie gourmet, botteghe del commercio equo e solidale, e Gruppi di Acquisto Solidale. E – novità 2026 – le osterie storiche e le enoteche associate a Slow Food: la nuova partnership siglata con Slow Food Promozione porterà a SANA Food anche loro, oltre ad arricchire l’area espositiva con realtà che si distinguono per la biodiversità delle proprie produzioni e a integrare il programma della manifestazione con appuntamenti formativi, degustazioni e tavole rotonde sui principali temi al centro delle politiche agroalimentari.

Vuoi esporre a SANA Food? Richiedi la brochure e il modulo di partecipazione a questo link o a sanafood@bolognafiere.it.

Vuoi visitare SANA Food? Clicca qui per acquistare il tuo biglietto.

Fonte: redazione


Agricoltura, più terreni dell'UE diventano biologici, ma l'obiettivo del Green Deal è a rischio

L’allarme dell’Agenzia europea dell’ambiente: la quota di terreni biologici è salita dal 5,9% del 2012 al 10,8% del 2023, con l’Italia al quarto posto, ma per raggiungere l’obiettivo del 25% entro il 2030 fissato dalle politiche verdi di Bruxelles sarebbe necessario un tasso di crescita doppio.

La quota di terreni destinati all’agricoltura biologica è in aumento, ma il ritmo di crescita non è sufficiente per raggiungere l’obiettivo del 25% fissato dal Green Deal europeo entro il 2030. L’allarme arriva dall’Agenzia  europea dell’ambiente  ( AEA ), i cui dati mostrano che  la quota di terreni agricoli dell’UE destinati all’agricoltura biologica è aumentata dal 5,9% nel 2012 al 10,8% nel 2023 , coprendo circa 17,4 milioni di ettari della superficie agricola utilizzata dell’UE.

Secondo l’AEA, la crescita può essere attribuita all’aumento della domanda di prodotti biologici e al sostegno politico , ma , allo stesso tempo, questo non è sufficiente e rischia addirittura di indebolirsi : “Nel 2023, dieci Stati membri hanno registrato un calo annuale rispetto al 2022, il dato più alto dal 2012″. Per l’AEA, poiché le strategie del Green Deal europeo fissano l’obiettivo di destinare almeno il 25 per cento della superficie agricola dell’UE al biologico entro la fine del decennio, ” il ritmo dovrà più che raddoppiare negli anni rimanenti fino al 2030 per raggiungere l’obiettivo ” e “la mera volontà delle attuali politiche di “aumentare la quota” non sarà sufficiente”. Tanto che ” è altamente probabile che l’obiettivo del Green Deal non sarà raggiunto entro il 2030 ” perché “l’evoluzione della domanda di prodotti biologici è diventata più instabile dal 2022 e l’attuale sostegno politico da solo non è sufficiente” per raggiungerlo. . […]

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TESTATA: Eunews
AUTORE: Giulia Torbidoni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 novembre 2025



Le diete bio riducono il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity ha fornito prove convincenti che un maggiore consumo di alimenti biologici può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 (T2D). Le donne e coloro che consumavano principalmente diete a base vegetale hanno dimostrato l’associazione più forte, aggiungendosi alla crescente letteratura che suggerisce che il consumo di alimenti biologici può svolgere un ruolo significativo nel sostenere la salute.

Utilizzando i dati di oltre 33.000 adulti nell’ambito di NutriNet-Santé (un progetto che studia la dieta e i relativi risultati sulla salute), i ricercatori hanno raccolto questionari dettagliati sulla frequenza alimentare che hanno valutato sia la quantità che la frequenza del consumo di alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali per i partecipanti nell’arco di quattro anni. Durante questo periodo, i casi di T2D sono stati identificati tramite auto-segnalazione e cartelle cliniche. Per controllare i fattori confondenti, le analisi hanno tenuto conto di età, sesso, reddito, istruzione, indice di massa corporea (BMI), fumo, consumo di alcol, attività fisica e qualità della dieta.

È stata stabilita una relazione lineare tra l’assunzione di alimenti biologici e la riduzione del rischio di diabete: con ogni aumento del 5% della percentuale di alimenti biologici nella dieta, i partecipanti nell’ambito di NutriNet-Santé hanno dimostrato una riduzione del 3% del rischio di diabete. Confrontando coloro che consumavano più alimenti biologici con coloro che ne consumavano meno, è stato osservato un rischio inferiore del 35%. Le ragioni alla base di queste differenze sono varie, ma potrebbero includere gli effetti protettivi della ridotta esposizione a pesticidi tossici, livelli più elevati di antiossidanti e profili di acidi grassi omega migliorati nella carne e nei latticini biologici.

Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per confermare definitivamente la causalità e comprendere meglio i meccanismi coinvolti, questi risultati evidenziano il potenziale delle diete biologiche, e in particolare dei prodotti biologici, nel supportare la salute umana.

 

Fonte: Organic Center


Crollo delle vendite di pesticidi in Italia: la campagna è sempre più bio

Crollo delle vendite di pesticidi in Italia: la campagna è sempre più bio

In Italia le vendite di prodotti fitosanitari si sono ridotte del 18% tra il triennio 2021-2023 e quello 2012-2014. Il dato arriva dall’ultimo report semestrale che l’Osservatorio Agrofarma ha presentato martedì 11 novembre a Bari. Al primo posto, spiegano gli esperti, c’è il calo dei fungicidi, seguito da quello degli erbicidi. Le riduzioni osservate sono maggiori quando si guarda ai volumi di principi attivi contenuti nei prodotti, che risultano calati del 24%. Allo stesso tempo, l’uso di principi attivi di origine biologica ha visto un incremento significativo del +133%.

L’Italia registra dunque una riduzione decisamente significativa rispetto alla media Ue e, a livello di sicurezza alimentare, mantiene la leadership: i dati mostrano che siamo tra i Paesi con la più bassa presenza di residui di agrofarmaci negli alimenti, con appena l’1% di alimenti con residui di prodotti fitosanitari sopra i limiti consentiti. «C’è un cambiamento in corso – ha detto il presidente di Agrofarma-Federchimica, Paolo Tassani – che passa non solo dal fornire nuove soluzioni, ma anche dalla corretta applicazione delle buone pratiche di difesa colturale. Gli agricoltori sono consapevoli di ciò, tant’è che da anni agiscono in campo per garantire una sempre maggiore sostenibilità». […]

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2025



Italia: -18% fitosanitari e boom dei principi attivi bio (+133%). Le associazioni: “Ora servono norme e investimenti”

In Italia si osserva un cambio di rotta verso pratiche agricole più sostenibili: l’Osservatorio Agrofarma ha registrato un calo dei prodotti fitosanitari del 18% tra i trienni 2012-2014 e 2021-2023 e un parallelo balzo (+133%) dei principi attivi di origine biologica. “C’è un cambiamento in corso – ha detto il presidente di Agrofarma-Federchimica, Paolo Tassani – che passa non solo dal fornire nuove soluzioni, ma anche dalla corretta applicazione delle buone pratiche di difesa colturale. Gli agricoltori sono consapevoli di ciò, tant’è che da anni agiscono in campo per garantire una sempre maggiore sostenibilità”. In questo senso, il ruolo del comparto biologico è senz’altro fondamentale e perciò GreenPlanet ha chiesto di commentare questi dati a Giuseppe De Noia, presidente Anabio-Cia, Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio, Nicoletta Maffini, presidente Assobio e Giuseppe Romano, presidente AIAB.

Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio:“La riduzione del 18% nelle vendite di fitosanitari di sintesi chimica e la crescente attenzione verso i principi attivi bio rappresentano un segnale decisamente positivo, una conferma che la transizione verso l’agroecologia può dare vantaggi in termini di salute degli operatori agricoli e dei cittadini, di tutela dell’ambiente e della biodiversità. In una fase cruciale come quella attuale, lo sviluppo dell’agricoltura biologica rimane lo strumento concreto più efficace che abbiamo a disposizione per ridurre l’uso della chimica di sintesi e offrire soluzioni innovative, fondate sull’agroecologia, a tutto il settore agricolo. Adesso occorrono investimenti strategici in ricerca e innovazione a sostegno delle strategie di difesa delle colture con prodotti a base di sostanze di origine naturale e serve definire una normativa specifica che consenta un quadro regolatorio con procedure specifiche per la registrazione dei prodotti per il “biocontrollo”, evitando così di ritardare l’accesso ad alternative naturali che già potrebbero essere disponibili per gli agricoltori. Per continuare a sostenere la diffusione del biologico dobbiamo offrire soluzioni concrete e innovative, fondate sui principi dell’agroecologia, che possano favorire la riduzione della chimica di sintesi per tutto il settore agricolo”.

Nicoletta Maffini, presidente Assobio – “I dati di Agrofarma confermano un ulteriore calo dell’utilizzo di pesticidi e di questo il settore biologico, che è in crescita sia come superfici coltivate che come consumi, è soddisfatto. Una riduzione degli agrofarmaci è fondamentale per la salute del nostro pianeta, dei terreni, della salute dell’uomo e degli insetti impollinatori indispensabili per la vita sul Pianeta. Bisogna in ogni caso non fermarsi all’apparenza e approfondire la concentrazione dei principi attivi negli agrofarmaci utilizzati. Mi spiego meglio, se c’è un calo a volume ma quelli utilizzati hanno maggiori concentrazioni, il problema rimane”.[…]

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TESTATA: GreenPlanet
AUTORE: Cristina Latessa
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 novembre 2025



Al via il Festival del Biologico e della Sostenibilità: ricerca, innovazione e territorio al centro della giornata inaugurale

Con AssoBio, FederBio e le principali associazioni del settore, il Festival apre il dialogo sul futuro del biologico in Italia

 

Bologna, 21 novembre 2025 – Si è aperto due giorni fa a Bologna il Festival del Biologico e della Sostenibilità, evento organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Scienze Giuridiche (DSG), il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL), AssoBio e FederBio, che riunisce università, istituzioni, imprese, associazioni del settore e cittadini per discutere di ricerca, innovazione e sostenibilità nel comparto agroalimentare.

La prima giornata, dedicata al dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico, ha visto la partecipazione di Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, e di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. Entrambe hanno portato la voce delle rispettive associazioni, sottolineando come il biologico rappresenti un modello produttivo strategico e uno strumento per promuovere sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La presenza congiunta di tutte le principali associazioni del biologico ha arricchito il dibattito, rafforzando l’obiettivo comune di promuovere un settore innovativo, trasparente e sostenibile.

La giornata inaugurale ha affrontato temi centrali: il contributo delle nuove tecnologie e della ricerca applicata alle filiere biologiche, l’impatto dei modelli agroecologici sui territori e le comunità, e il rapporto tra alimentazione, salute e benessere sociale. Esperti, accademici e operatori del settore hanno offerto una prima panoramica delle prospettive che verranno approfondite nei giorni successivi.

Il Festival proseguirà con tavole rotonde, workshop interattivi, visite guidate a aziende sperimentali e sfide dedicate agli studenti, volte a stimolare progetti innovativi per università e comunità più sostenibili. L’iniziativa offre un’occasione concreta di confronto e networking tra imprese, associazioni, istituzioni e mondo accademico, consolidando il ruolo del biologico come leva per la sostenibilità del sistema agroalimentare nazionale.

“Nonostante il contesto internazionale complesso – tra tensioni geopolitiche e instabilità – il biologico oggi mostra una tenuta migliore rispetto all’agroalimentare nel suo insieme. Tuttavia, questo non significa che la situazione sia rosea – afferma Nicoletta Maffini, presidente AssoBio –. È necessario ribadire la nostra visione: il biologico rappresenta la risposta più concreta alla sostenibilità. In Europa si parla sempre più di agricoltura rigenerativa, spesso senza citare il biologico, ma per noi l’agricoltura rigenerativa è solo quella biologica: un modello di agricoltura che prevede regole precise, fondato su evidenze scientifiche e capace di riportare vitalità ai terreni in pochi anni. Un suolo gestito con pratiche intensive non è un suolo sano, e nemmeno lo sono i prodotti che ne derivano. Quella attuale è una fase di forte difficoltà economica: lo scontrino medio nei supermercati italiani è di 21–22 euro per circa 13 prodotti, quindi meno di 2 euro ad articolo, segno di risorse familiari molto limitate. La povertà è ormai diffusa e, dal Covid in poi, la situazione non è migliorata. Nonostante i recenti rinnovi dei contratti collettivi di lavoro, i consumatori hanno perso potere d’acquisto. Le difficoltà degli agricoltori, ai quali spesso non viene riconosciuto un prezzo adeguato rispetto al proprio lavoro, sono le medesime delle imprese della distribuzione italiana e delle aziende di trasformazione che rappresenta AssoBio. La marginalità nel settore è così ridotta che, senza una vera sinergia, rischiamo di perdere tutti. Distribuzione e trasformazione devono costruire un equilibrio win-win, in cui ciascuno rinuncia a qualcosa per permettere al sistema di reggere in un contesto economico difficile. Pertanto, incontri come questo sono cruciali: rafforzano le relazioni tra le associazioni che portano istanze comuni al Ministero e all’Europa. In un settore come il nostro, solo un approccio sistemico può supportare davvero la transizione ecologica”.

“L’andamento del biologico è positivo, dal 2012 superfici e consumi sono in continuo aumento e, per la prima volta, nel 2024 la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. Numerose evidenze scientifiche attestano i benefici del biologico: favorirne la diffusione significa tutelare la salute del pianeta e delle persone. Lo sviluppo del bio rafforza esperienze virtuose come i distretti biologici, che innovano i modelli di produzione e consumo, consolidando una comunità del cibo che ne tutela il valore economico, sociale e culturale. Non mancano però criticità, in particolare per le piccole e medie imprese. Servono maggiore semplificazione burocratica, soluzioni per affrontare la crisi climatica e, soprattutto, un prezzo equo, sia per gli agricoltori sia per i cittadini. Oggi, a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 24%, quelli riconosciuti ai produttori in molti casi sono crollati: molti agricoltori non reggono più. Non si può continuare ad andare sotto i costi di produzione. Inoltre, occorrono investimenti significativi in ricerca e innovazione, affiancati da politiche di sviluppo coerenti, perché il futuro dell’agricoltura si gioca sull’agroecologia. I dati dell’Osservatorio Agrofarma, che attestano un calo del 18% dei fitosanitari di sintesi e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale, dimostrano che molte innovazioni agroecologiche sono già diffuse anche nell’agricoltura convenzionale, perché più efficaci e meno soggette a resistenze. Ecco il paradosso: mentre le imprese avanzano verso gli obiettivi del Green Deal, la politica rallenta. Tornare indietro ora sarebbe una scelta disastrosa, è necessario proseguire nella transizione ecologica di agricoltura e cibo, a tutela anche delle future generazioni”.

Il Festival del Biologico e della Sostenibilità è finanziato dall’Unione Europea tramite NextGenerationEU, attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ambito del PNRR

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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COP30, l’appello di FederBio: " Il pianeta non può più aspettare, la transizione agroecologica deve essere una priorità nelle politiche climatiche"

Bologna, novembre 2025 – Cibo e clima sono indissolubilmente legati. Per fronteggiare l’emergenza climatica e garantire equità e sicurezza alimentare occorre trasformare radicalmente i modelli di produzione e consumo di cibo.

In linea con la posizione della FAO, FederBio lancia un appello ai leader internazionali riuniti alla COP30 che si sta svolgendo a Belém, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, affinché i sistemi agroalimentari sostenibili e resilienti vengano riconosciuti come soluzioni essenziali per ridurre l’impronta climatica e nutrire le persone rigenerando il pianeta.

Attraverso l’approccio agroecologico, di cui biologico e biodinamico costituiscono le espressioni più avanzate, l’agricoltura può trasformarsi da fonte di emissioni ad alleato decisivo nel contrastare il riscaldamento globale e mitigare gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e devastanti. Al vertice sul clima, la trasformazione dell’agricoltura e dei sistemi alimentari rappresenta quest’anno il terzo dei sei pilastri strategici dell’Agenda d’Azione e sarà al centro dei lavori delle sessioni del 19 e 20 novembre.

“É particolarmente significativo che, per la prima volta nella storia delle COP, due giornate verranno dedicate ad agricoltura e cibo – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. L’emergenza climatica e i sistemi alimentari sono due facce della stessa medaglia. L’impatto negativo delle pratiche intensive su ambiente, clima ed economia è ormai evidente a tutti. È dunque urgente trasformare il modo in cui coltiviamo, distribuiamo e consumiamo cibo. Il tempo per agire si sta esaurendo per cui sollecitiamo COP30 ad assumere impegni vincolanti e azioni concrete per convertire i sistemi agricoli intensivi, responsabili di oltre un terzo delle emissioni di CO2 e del degrado degli ecosistemi, in modelli sostenibili. Serve un cambio di paradigma radicale per rispondere con efficacia alle sfide di oggi: puntare su un’agricoltura sostenibile e resiliente, fondata su pratiche che tutelano i servizi ecosistemici in grado di assicurare giustizia e sicurezza alimentare per le generazioni future”.

 Studi scientifici attestano che l’adozione di pratiche agroecologiche produce molteplici benefici sul piano climatico, ambientale e sociale, rigenerando la fertilità del suolo e incrementando la biodiversità. I suoli a gestione biologica hanno più biomassa e una maggiore stabilità e biodiversità rispetto a quelli convenzionali e tendono ad avere una migliore capacità di trattenere l’acqua, rappresentando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni.

Secondo il Rapporto “Study on the environmental impacts of achieving 25% organic land by 2030” di Nicolas Lampkin and Katrin Padel, al raggiungimento del 25% di terreni agricoli biologici nell’Ue, si eliminerebbero 68 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, che equivale a una diminuzione di circa il 15% delle emissioni totali di gas serra dell’agricoltura dell’Ue.

Lo studio evidenzia, inoltre, che il passaggio al biologico porterebbe a un incremento del 30% della biodiversità e a un abbattimento del 90-95% nell’utilizzo di pesticidi chimici di sintesi. Un’ulteriore conferma della resilienza climatica e dei benefici ambientali dell’agroecologia arriva dalla sperimentazione comparativa Trial DOK dell’Istituto Fibl, una delle più estese e durature, che dal 1978, mette a confronto sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali. Le evidenze hanno ampiamente dimostrato come i terreni biologici siano in grado di ridurre del 44% le emissioni di gas serra, migliorando la salute e la fertilità del suolo. I risultati provano che l’agricoltura biologica utilizzando l’acqua in modo più efficiente resiste meglio ai periodi di siccità.

Infine, il “Farming Systems Trial”, la sperimentazione del Rodale Institute, una delle più estese ed autorevoli, che dura da oltre  40 anni, rileva come l’agricoltura biologica abbia il potenziale per garantire rese fino al 40% superiori in periodi di siccità rispetto ai sistemi agricoli convenzionali usando il 45% di energia in meno.

“Centrare gli obiettivi climatici e garantire cibo sano per tutti è possibile: occorre mettere al centro dei negoziati gli investimenti in agroecologia e politiche per la sicurezza e la sovranità alimentare, valorizzando le filiere locali del cibo e le comunità rurali – conclude Mammuccini -. Se non si avvia rapidamente una drastica inversione di rotta per contrastare gli effetti sempre più devastanti del clima le conseguenze saranno davvero irreversibili. Le soluzioni sono pronte, chiediamo ai governi la lungimiranza di metterle al centro dell’agenda climatica internazionale. Ripensare la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità e del suolo non è più un’opzione, ma la condizione necessaria per costruire un futuro sostenibile, sicuro e giusto per tutti”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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