Glifosato: domani riunione Ministri italiani in vista del voto europeo del 6 giugno che deciderà il destino dell’erbicida. Coalizione #StopGlifosato al governo: “no a nuove autorizzazioni, sì al principio di precauzione”.
federbioRoma, 30 maggio 2016 – “No all’autorizzazione del Glifosato, sì all’applicazione immediata del principio di precauzione”. È la posizione della Coalizione Italiana #StopGlifosato in vista della riunione di domani a Roma da parte di tre ministeri del Governo italiano, coordinati dal ministero della Sanità, che dovranno decidere la posizione nazionale al comitato europeo del Paff, in programma lunedì 6 giugno.
Le proposte in campo non sono ancora chiare e la Coalizione auspica che il Governo italiano confermi la propria posizione in Europa, che aveva visto l’Italia schierarsi contro, nelle scorse settimane, al rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida per nove anni. Posizione dalla quale, unitamente a quella contraria della Francia e all’astensione della Germania, era poi scaturita la decisione della Commissione europea di non procedere al voto formale e di modificare la sua proposta.
“Ci rivolgiamo ai ministeri coinvolti e al Governo italiano affinché la posizione contraria dell’Italia all’autorizzazione non subisca modifiche - afferma la portavoce della Coalizione italiana Maria Grazia Mammuccini – Da parte della coalizione è nostra intenzione ribadire con forza la nostra contrarietà a qualsiasi rinnovo per il Glifosato, applicando il principio di precauzione, un’esigenza dettata da quanto affermato dallo Iarc, sulla base di metodologie consolidate e indipendenti sul piano scientifico, che ha definito questo erbicida come ‘probabile cancerogeno’”.
Esce inoltre oggi un Documento dell’Isde che analizza ed evidenzia i limiti della recente posizione del gruppo di lavoro sui residui di pesticidi dell’Oms-Fao (JMPR), che, contraddicendo in parte le affermazioni dello Iarc, definisce come “improbabile” il rischio cancerogeno per l’uomo, ma limitatamente all’assunzione tramite alimenti. Una posizione, quella dell’Isde, condivisa dalla Coalizione italiana #StopGlifosato.
La coalizione, che nel frattempo si è ulteriormente rafforzata passando a 45 associazioni con l’ingresso di Avaaz, A Sud, Cdca, Consorzio della Quarantina, Green Biz e Greenme, oltre al rilancio della petizione sta sta coordinando con Avaaz l’invio di migliaia di email e centinaia di chiamate ai ministeri coinvolti per dare la possibilità a tutti quanti hanno firmato la petizione e a tutti i cittadini di far sentire la loro voce.
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Per firmare la petizione Avaaz e dire StopGlifosato:
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Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ- WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini - Cell. 3357594514
GLI UFFICI STAMPA
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FederBio: L’allevamento bio è senza antibiotici
federbioAnimali che mangiano foraggi freschi o secchi o con mangimi biologici, che vengono trattati senza farmaci e antibiotici a effetto preventivo: l’allevamento bio, per regolamento, si pone come obiettivo il benessere degli animali, che significa inevitabilmente benessere per l’uomo.
Nel 2014 l’allevamento bio in Italia ha fatto registrare 4.806.887 animali, tra pollame (3.490.702), ovini (757.746), bovini (222.924), 146.692 (arnie con api), caprini (92.647), suini (49.900) ed equini (12.970) – oltre altri animali (20.336) – con una crescita di circa il 15% sull’anno precedente.
“Sempre più consumatori scelgono latte, uova e carne biologica, sinonimo di benessere per gli animali e per l’uomo. – spiega Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Allevare con metodo biologico significa offrire agli animali spazi appropriati in stalla o all’aperto, alimentazione fresca o secca preparata con ingredienti bio. Nel rispetto della loro natura gli animali non vengono “spinti” alla produzione esagerata. Ma non solo: il bio non prevede l’impiego di antibiotici o di farmaci a effetto preventivo e questo ha un inevitabile beneficio per il consumatore. La scelta del bio comporta sì costi più elevati, ma con benefici estremamente palesi e importanti per il benessere dell’uomo. L’auspicio è che sempre più consumatori, consapevoli e sensibilizzati, scelgano il bio come garanzia di alimentazione sana”.
Lo Stop al Glifosato non è un salto all'indietro ma in avanti
federbioLe alternative al glifosato esistono: sono le buone pratiche agronomiche, ecologiche e sostenibili. L'opinione di Mariagrazia Mammuccini, Portavoce del tavolo associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica per la Campagna #StopGlifosato
La campagna Stop Glifosatoè partita da un’iniziativadell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica ed è subito diventata la campagna di tutto il tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che conta ad oggi 38 organizzazioni.
Iniziata nel 2015, dopo che lo IARC, l'agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato il glifosato, in relazione alla salute umana, come “probabile cancerogeno” 2A. Oltre all’azione oncogena, da numerosi studi scientifici il glifosato sembra agire anche come “interferente endocrino”, perturbando molteplici e delicate funzioni cellulari.
Ai ministri competenti di Agricoltura, Salute e Ambiente, abbiamo richiesto di applicare subito il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato; alle Regioni abbiamo chiesto la sua rimozione da tutti i disciplinari di produzione che lo prevedano e l’esclusione dai premi dei PSR delle aziende che ne facciano uso evitando l’insensatezza di premiare con fondi pubblici uso e distribuzione di un prodotto cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo.
Il glifosato è il principio attivo a effetto erbicida più utilizzato al mondo (è presente in 750 formulati), ed è quello più collegato alle produzioni di mais, soia e cotone geneticamente modificate proprio per indurre la resistenza al prodotto che può quindi essere utilizzato senza danneggiarle.
Anche in Italia è una delle sostanze più vendute.Negli ultimi anni l’ISPRA ha raccolto dati sulla presenza di oltre 175 pesticidi nelle acque, superficiali e sotterranee e tra le sostanze più volte presenti in quantità superiori a quelle tollerate dagli Standard di qualità ambientale previsti dalle normative europee e ai limiti per l’acqua potabile ci sono il glifosato (presente nel 31,8% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, nel 31% dei casi oltre i limiti) e l’AMPA (un suo metabolita, cioè la molecola che risulta dalla sua degradazione), presente nel 56,6% dei punti di campionamento, in tutti i casi oltre il limite. L’aspetto inquietante è che, nonostante la diffusione sia a livello nazionale, il suo monitoraggio è effettuato solo in Lombardia.
È utilizzato anche dagli enti pubblici per la pulizia dei margini stradali e del verde pubblico, ma è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica. Tutti possono essere esposti a questa sostanza sia durante le applicazioni, in campagna che nelle aree pubbliche, ma anche in altri modi, attraverso i residui nelle acque, nei cibi e nelle bevande come è emerso da studi recenti.
La coalizione Stop Glifosato ha intensificato il suo lavoro dopo l’uscita della valutazione dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che in contrasto con il parere dello IARC, ritiene la sostanza probabile non cancerogena per l’uomo, basandosi su studi mai pubblicati e forniti dalle stesse imprese chimiche che producono il glifosato, in contrasto con le più elementari garanzie di indipendenza e in evidente conflitto d’interessi.
L’autorizzazione del glifosato a livello europeo scade il 30 giugno. La posizione del nostro governo (espressa dai ministri Martina, Lorenzin e Galletti) e quella delle autorità di altri Stati membri, tra cui Francia e Olanda a difesa della salute dei cittadini, dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità e contro al rinnovo dell’autorizzazione, ha costretto la Commissione a rinviare la decisione per la mancanza della maggioranza qualificata.
L’inaspettata risoluzione approvata dal Parlamento Europeo in questi ultimi giorniche prevede di rinnovare l’autorizzazione non più per 15, ma per 7 anni esprime una grandissima ipocrisia e ignora totalmente il principio di precauzione. Per decisioni come queste non ci sono mezze misure: o ci sono prove certe che il glifosato non ha conseguenze sulla salute o i dubbi ci sono e allora è indispensabile vietare del tutto l’erbicida, perlomeno fino a quando non sarà conclusa una valutazione scientifica indipendente.
Il Parlamento europeo, nella risoluzione approvata, propone di vietare l’uso degli erbicidi a base di glifosato solo in aree verdi, pubbliche e private, il che non basta a evitare la contaminazione su larga scala di cibo, acqua, suolo e aria, ma esprime anche un’evidente contraddizione: se la sostanza rappresenta un rischio nelle aree urbane è evidente che ne deve essere vietato l’uso fino a quando non ci saranno certezze sul piano scientifico.
La nostra battaglia quindi continua; chiederemo al Governo di mantenere ferme le posizioni già espresse, opponendosi in tutti i modi nei prossimi appuntamenti a livello europeo al rinnovo dell’autorizzazione.
Questa campagna ha più significati, tutti importanti. In primo luogo, pretende che, nel rispetto dei principi democratici, le istituzioni europee e nazionali rispondano della loro responsabilità di proteggere prioritariamente la salute dei cittadini e non l’interesse economico delle industrie chimiche, adottando il principio di precauzione senza cedere alle loro pressioni; in gioco c’è la credibilità dell’Unione europea. Sottolinea l’interesse collettivo nella tutela dell’ambiente, per la protezione delle acque e degli habitat naturali che vengono contaminati dall'erbicida.
Ma la campagna vuole anche rendere evidente che le alternative al glifosato esistono: sono le buone pratiche agronomiche, ecologiche e sostenibili anche sul piano economico a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici. Pratiche come lo sfalcio e la trinciatura delle erbe non possono essere considerate un ritorno al passato: sono, piuttosto, una delle risposte a una serie di emergenze, come il drastico impoverimento della sostanza organica nel terreno, l’esigenza di limitare l’erosione dei suoli e quella di proteggere la biodiversità e gli habitat naturali. Vogliamo affermare che è giunto il momento di cambiare modello agricolo. Tutte le grandi questioni che abbiamo di fronte (cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, ambiente, energia…), dimostrano che il modello di agricoltura industriale basato sulla chimica di sintesi che si è affermato negli ultimi decenni è ormai fallito sul piano agronomico, su quello ambientale e su quello economico e sociale. È un modello superato che non rappresenta più l’innovazione necessaria per affrontare le sfide attuali e future. Oggi la vera innovazione è rappresentata da un insieme di tecniche agricole fondate sulla conoscenza delle dinamiche naturali, delle specificità territoriali e basate su principi ecologici.
La vera innovazione è adottare l’approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali.
Le tecniche di agricoltura biologica e biodinamica sono in grado di aumentare la sostanza organica dei suoli, la capacità di sequestro di carbonio, quella di trattenere acqua riducendo le necessità d’irrigazione, aumentando contemporaneamente la produttività nel medio e lungo periodo, e oggi chiedono più conoscenza , ricerca, formazione e supporto tecnico.
Sono queste le tecniche innovative in grado di rispondere in maniera più adeguata alla domanda di cibo buono e sano a tutela della salute dei cittadini, alla mitigazione del cambiamento climatico e a offrire nuovi spazi economici e di lavoro per i giovani.
di Mariagrazia Mammuccini
Fonte: Teatro Naturale
Oggi il No dell’Italia decisivo per fermare il glifosato. La Coalizione Italiana #StopGlifosato insieme ad Avaaz rilanciano l’appello al Governo per un no oggi determinante per la decisione in sede EU
federbioRoma, 19 maggio 2016 – Anche questa volta la posizione dell’Italia sarà determinante per le decisioni da assumere oggi a Bruxelles sul glifosato. Dopo l’annuncio della posizione contraria della Francia ad una nuova autorizzazione e quello dell’astensione della Germania la conferma del voto contrario dell’Italia farebbe slittare nuovamente la decisione per la mancanza della maggioranza qualificata.
Di fronte a questo scenario, proprio a ridosso del voto, la coalizione italiana StopGlifosato insieme ad Avaaz rilanciano l’appello al Governo per un no secco e deciso, determinante per le decisioni che saranno prese oggi a Bruxelles.
“Facciamo appello al Governo italiano a nome delle 38 Associazioni della coalizione italiana #StopGlifosato e di oltre 1,4 milioni di cittadini che hanno firmato la petizione di Avaaz - affermano in una dichiarazione congiunta la portavoce della Coalizione Italiana Maria Grazia Mammuccini e Luca Nicotra coordinatore di Avaaz per L’Italia - per una posizione coerente ferma e decisa contro il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato. In questo modo l’Italia continuerebbe ad avere un ruolo centrale in Europa per bloccare il glifosato mettendo in primo piano la salute dell’ambiente, degli agricoltori e di tutti i cittadini”
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Per firmare la petizione Avaaz e dire StopGlifosato, clicca qui
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, Isde – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF, AnaBio, Asso-Consum, Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, Greenpeace, Ibfanitalia, MdC, Nupa, REES Marche, il Test, Una.Api, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM, Green Italia, Cospe Onlus. Comitato Scientifico Equivita, LifeGate, Il Fatto Alimentare, Istituto Ramazzini, Apinsieme.
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Glifosato. Comitato Tecnico UE rimanda voto Coalizione #Stopglifosato: bene Italia, tutela la salute dei cittadini
federbioRoma, 19 maggio 2016 - Il Comitato tecnico che doveva approvare l’autorizzazione all’uso del glifosato nei paesi Ue per altri nove anni ha deciso di non votare. Alcuni paesi, tra cui l’Italia, la Francia, la Germania e la Svezia hanno ritenuto non soddisfacente la nuova proposta della Commissione europea che portava una riduzione del tempo di autorizzazione ovvero 9 anni di uso invece dei 15 della proposta iniziale.
Un buon risultato, per la Coalizione italiana #StopGligosato, raggiunto grazie alla mobilitazione dei cittadini : “L’Italia, assieme ad altri paesi europei, è stata determinante: il nostro Governo ha assolto al meglio il suo compito, che è quello di salvaguardare in primo luogo la salute dei cittadini e dell’ambiente”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato, composta da 38 associazioni ambientaliste, agricole e della società civile. “E’ grazie alla mobilitazione di centinaia di migliaia di cittadini e di numerose associazioni che si sono attivate per evitare un consistente rischio contro la salute e per dare valore a un nuovo modello agricolo sostenibile come quello dell’agricoltura biologica”.
“Nonostante l’arrivo due giorni fa di quelle che abbiamo già definito ‘affrettate’ pezze di sostegno da parte di un panel di esperti OMS e FAO che non confermava la cancerogenicità del glifosato nella dieta - senza poter escludere peraltro né altri danni per la salute umana né danni per tutte le persone che usano professionalmente il glifosato - un blocco importante di Paesi hanno tenuto conto del principio di precauzione. Si tratta di uno dei principi ispiratori delle leggi europee. Ed è senza dubbio una norma di buonsenso: se ci sono anche solo fondati dubbi che una sostanza possa danneggiare irrimediabilmente la salute delle persone e del Pianeta, occorre almeno sospenderne l’uso”, afferma Mammuccini.
La posizione italiana ha confermato l’impegno del Governo e del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. “Ora chiediamo all’esecutivo di ribadire questa sua posizione anche a livello nazionale, con il Piano glifosato zero annunciato dal Ministro Martina, avviando anche un serio controllo sulla contaminazione ambientale e degli alimenti. “Da parte nostra, continueremo a lavorare per riuscire a bloccare il glifosato in modo definitivo, perché le alternative praticabili esistono già ”, ha concluso a portavoce della Coalizione.
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Le 38 associazioni su assoluzione parziale glifosato da parte di OMS/FAO: “Un disastro istituzionale. Necessaria una ricerca indipendente. Non ripetiamo gli errori del passato."
federbioAll’indomani della presentazione dello studio condotto da OMS e FAO che assolve parzialmente il glifosato dall’accusa di essere un probabile cancerogeno per l’uomo –limitatamente alla sua assunzione attraverso residui negli alimenti ma senza considerare altri tipi di esposizione e di contaminazione - e che dunque smentisce in parte la ricerca dello IARC proprio in coincidenza con la riunione del PAFF (comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi), che si tiene oggi e domani a Bruxelles, la Coalizione italiana StopGlifosato torna sull’argomento.
Lo fa attraverso la Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttrice del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni- Istituto Ramazzini- che aderisce alla coalizione e che sta conducendo uno studio proprio sull’erbicida al centro delle polemiche.
“Io e il mio gruppo di ricerca siamo rimasti increduli alla notizia che la commissione congiunta su residui dei pesticidi FAO/OMS ritenga improbabile la cancerogenicità del glifosato. Non si tratta solo di negare la pericolosità di un composto chimico diffuso su tutto il globo e probabilmente cancerogeno, ma bensì di sconvolgere l’intero assetto istituzionale che garantisce ai cittadini una corretta valutazione del rischio chimico, eseguita con una metodica ormai consolidata da decenni di riscontri e conferme
“L’unica valutazione trasparente che è stata finora compiuta sul glifosato – dice la Belpoggi, è quella della IARC. A partire dagli anni ’70, i criteri sono sempre stati gli stessi per circa 1000 composti valutati. Ci sono stati troppi casi in cui dalla classificazione IARC “probabile cancerogeno” si è passati a quella di gruppo 1 “cancerogeno riconosciuto” per l’uomo solo perché, purtroppo, a distanza di tempo (anche di 10-30 anni) sono stati confermati gli effetti sull’uomo contando i morti per quella causa. Esempi di questo tipo sono fra gli altri la formaldeide e la trielina”.
“Non dobbiamo ripetere gli errori del passato”, è l’appello della Belpoggi “Non possiamo ignorare e addirittura smentire senza giustificazioni scientifiche un allarme preciso della IARC, come ha fatto la commissione congiunta sui residui dei pesticidi FAO/ OMS. Nel caso dell’OMS, addirittura smentendo sé stessa, visto che la IARC è proprio il settore dell’OMS che si occupa di valutare le sostanze cancerogene”.
A rimarcare il quadro di grande incertezza scientifica nel quale le istituzioni europee dovranno prendere una decisione in questi giorni ci sono anche i dubbi emersi in merito al conflitto d’interessi di alcuni membri del panel che, sono legati all’International Life Science Institute (ILSI), ente no profit finanziato da numerose aziende chimiche (tra cui Monsanto) e dell’agroalimentare.
L’unica via d’uscita da questo impasse? “Una ricerca indipendente”, secondo la Coalizione italiana #StopGlifosato che rivolge di nuovo un appello affinchè il comitato tecnico che si riunisce oggi e domani a Bruxelles, si pronunci in merito alle decisioni sul glifosato nel rispetto del principio di precauzione e a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, e non dia il via libera ad una nuova autorizzazione a livello europeo senza pareri univoci sul piano scientifico sulla sua cancerogenicità.
Il principio di precauzione richiede che una sostanza sia commercializzata solo se viene accertata la sua non pericolosità per la salute dell’uomo e non il contrario. In caso di incertezza e pareri discordanti, come nel caso del glifosato, non possiamo accettare l’idea che i cittadini siano utilizzati come cavie in attesa di prove schiaccianti sulla pericolosità del diserbante. Per questo serve subito uno stop immediato all’uso del glifosato e l’avvio di una ricerca indipendente per acquisire finalmente dati attendibili sulla sua pericolosità per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
“Chiediamo al nostro governo di mantenere ferma la posizione contraria ad una nuova autorizzazione per il glifosato che con lungimiranza ha assunto alla vigilia del precedente incontro e chiediamo a tutti i decisori politici – dice Maria Grazia Mammuccini portavoce della coalizione - il rispetto dei principi democratici senza cedere alle pressioni delle multinazionali, mettendo sempre in primo piano la salute dei cittadini e dell’ambiente”
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Glifosato. OMS e FAO lo assolvono? L’agenzia dell'OMS per la ricerca sul cancro lo ha messo nella lista dei colpevoli. Portavoce Coalizione Stop Glifosato: sospetto il tempismo
federbio“Dallo studio reso noto oggi, stando alla lettera di quanto viene pubblicato dagli organi di informazione, si evince che un essere umano del peso di 70 chili potrebbe bere 140 grammi di glifosato senza riportarne alcun danno” E’ il commento a caldo della portavoce della Coalizione Stop Glifosato Maria Grazia Mammuccini alle notizie su una assoluzione da parte dell’Oms e della FAO del glifosato come sostanza cancerogena. “Al di là delle ironie su qualche possibile fretta dell’OMS e della Fao nel rilasciare lo studio, stupisce che l’organizzazione mondiale della Sanità sia così pronta a smentire la ricerca durata alcuni anni dello IARC di Lione, agenzia specializzata sulla ricerca sul cancro che appartiene proprio al circuito OMS. Ed è almeno sospetta la tempestività con cui vengono pubblicate oggi notizie uscite da un revisione di vari studi sull’effetto cancerogenico del glifosato. La decisione in sede tecnica dell’Unione Europea sulla concessione della continuazione dell’uso del pesticida è infatti prevista fra due giorni”.
“La Coalizione Stop al Glifosato chiede che si evitino facili assoluzioni dell’ultim’ora e che si bandisca l’utilizzo del pesticida in Europa”, conclude Mammuccini. Gli studi dello IARC ne hanno dimostrato al di là di ragionevoli dubbi la tossicità sugli esseri umani. Lasciamo che la scienza continui la sua giusta attività di verifica, mettendo nel frattempo la popolazione al sicuro rispetto agli effetti dell’abuso della chimica di sintesi. Chiediamo quindi al Governo italiano di farsi portavoce di un’esigenza ampia e di buon senso: il ministro Martina continui sulla strada della difesa della salute dei campi, delle persone che ci lavorano e dei consumatori”.
*Il comunicato congiunto OMS/FAO riporta che: "La grande maggioranza delle prove scientifiche - è spiegato nel comunicato - indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l'esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi".
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#StopGlifosato: allarmanti i dati Ispra sulla presenza del diserbante nocivo nelle acque superficiali.
federbioSecondo i dati del rapporto Ispra 2016 aumentano i pesticidi nelle acque e il glifosato ed il suo metabolita “AMPA” sono le sostanze inquinanti più diffuse (rispettivamente nel 39,7% e nel 70,9 % dei punti di monitoraggio delle acque superficiali).
La coalizione italiana #StopGlifosato e Avaaz in vista della prossima scadenza a livello europeo del 18-19 maggio scrivono al ministro martina e rilanciano una petizione che ha gia’ raccolto 1.400.000 firme per dire subito ‘no’ all’erbicida pericoloso per l’uomo e l’ambiente.
Roma, 10 maggio 2016 – Una miscela di 224 pesticidi nelle acque italiane superficiali e sotterranee secondo i dati del Rapporto Ispra 2016 - l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – pubblicato ieri. Una contaminazione diffusa e crescente che coinvolge il 63,9% delle acque superficiali e il 31,7% di quelle sotterranee. Gli erbicidi sono le sostanze maggiormente presenti e tra questi, al primo posto il Glifosato e il suo metabolita AMPA presenti rispettivamente nel 39,7% e nel 70,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nella maggior parte dei casi con percentuali superiori ai limiti di qualità ambientale delle acque previsti dalle norme, anche se i dati per queste due sostanze sono rilevati fino ad oggi solo in Lombardia e Toscana.
“Sono dati superiori a qualsiasi aspettativa che mostrano come la salute dei cittadini e dell’ambiente sia a forte rischio - dichiara la portavoce della coalizione Maria Grazia Mammuccini. E’ inammissibile un livello di contaminazione di questa portata per una sostanza dichiarata probabile cancerogeno per l’uomo. Tutto ciò rafforza ulteriormente la nostra battaglia contro il rinnovo dell’autorizzazione a livello europeo” .
“Per questo - continua Mammuccini - in vista del prossimo appuntamento europeo previsto per il 18 e 19 maggio, la coalizione italiana #StopGlifosato ha stretto una collaborazione con Avaaz e rilancia la petizione contro il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosato in vista della decisione finale in Europa che riguarderà il futuro della salute di tutti” .
La collaborazione tra Avaaz e la coalizione italiana #StopGlifosato è stata formalizzata con l’ invio di una lettera al ministro Martina per chiedere un incontro in rappresentanza delle 38 organizzazioni del settore dell’agricoltura biologica, dell’ambiente, della tutela del territorio, dei consumatori e degli oltre 110mila Italiani che hanno già firmato la petizione di Avaaz per chiedere la messa al bando del Glifosato. Secondo recenti sondaggi oltre il 75% degli italiani, la percentuale di cittadini più alta in Europa, chiede il bando di questo pericoloso pesticida.
Complessivamente sono già oltre 1.400.000 le firme della petizione di Avaaz, cittadini di tutto il mondo uniti per chiedere con determinazione #StopGlifosato in Europa.
Nella lettera congiunta indirizzata al Ministro Martina viene chiesto un incontro per consegnare le firme raccolte e per chiedere al governo italiano, con gli altri Paesi Europei che si sono dichiarati contrari, di continuare a opporsi al rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosato in Europa in seguito alla sua recente classificazione come “probabilmente cancerogeno” da parte dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
“Sosteniamo con forza il piano annunciato dal Ministro Martina per la riduzione dell’uso del Glifosato in Italia, con l’obiettivo della sua completa eliminazione entro il 2020. e la cancellazione dei sussidi nell’ambito dei Piani di sviluppo rurale 2014 – 2020 per le aziende che utilizzano ancora questo diserbante, sotto accusa per la sua potenziale pericolosità per la salute dell’uomo e dell’ambiente”. Questa la sintesi del contenuto della lettera che la Coalizione italiana e Avaaz hanno inviato a Martina. Proprio grazie a questa visione, l’Italia può avere un ruolo fondamentale nel dibattito europeo sul futuro dell’agricoltura. Ma è necessario che, assieme alla Francia e gli altri paesi contrari, anche l’Italia si opponga a un rinnovo dell’autorizzazione del Glifosato, anche se per “soli” 9 anni, come dall’ ultima proposta della Commissione Europea”.
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Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, Isde – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF, AnaBio, Asso-Consum, Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, Greenpeace, Ibfanitalia, MdC, Nupa, REES Marche, il Test, Una.Api, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM, Green Italia, Cospe Onlus. Comitato Scientifico Equivita, LifeGate, Il Fatto Alimentare, Istituto Ramazzini, Apinsieme.
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini - Cell. 3357594514
GLI UFFICI STAMPA
Ufficio stampa AIAB: Michela Mazzali m.mazzali@aiab.it - Cell. 348 2652565
Ufficio stampa FederBio: Silvia Pessini silvia.pessini@ariescomunicazione.it - Cell. 348 3391007
Ufficio Stampa Lipu: Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it - Cell. 3403642091
Ufficio Stampa WWF: Cristina Maceroni c.maceroni@wwf.it - Cell. 329.8315725
Ufficio Stampa Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici m.dominici@legambiente.it - Cell. 349.0597187, Luisa Calderaro l.calderaro@legambiente.it - 06.86268353
Ufficio stampa Associazione Biodinamica: Silverback, Greening the Communication Francesca Biffi f.biffi@silverback.it - Cell: 333 2164430
Psr Calabria, tre associazioni del settore agricolo scrivono al governatore Oliverio: “Scarsa la sostenibilità ambientale dei sistemi di produzione agricola integrata. Ancora ammesse sostanze nocive”
federbioLe associazioni Agricoltura biologica Calabria, medici per l’ambiente Isde-Italia e Apicoltori professionali della Calabria (Aprocal) hanno inviato al presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, una lettera per denunciare la scarsa sostenibilità ambientale dei sistemi della produzione agricola cosiddetta “integrata”. La Regione ha infatti disciplinato di recente la produzione agricola “integrata”, qualificata come sistema di coltivazione finalizzato a rendere “minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi” in agricoltura. Ma – per Maurizio Agostino e Salvatore Cugliari (Abc), Ferdinando Laghi (Isde) e Gaetano Mercatante (Aprocal) – i “disciplinari di produzione integrata 2016 della Regione Calabria, prevedono in verità un elenco interminabile di principi attivi, senza sostanziale limitazione, rispetto alle prassi di uso corrente”.
Nei giorni scorsi è stato pubblicato il bando delle misure Psr cosiddette “a superficie”, le quali prevedono anche il sostegno economico delle aziende che adottano i disciplinari di produzione integrata. “Né bando, né disciplinari – sostengono le associazioni – prevedono una reale strategia di diminuzione dell’uso dei presidi chimici di sintesi, con parametri misurabili in grado di dare dimostrazione di una graduale riduzione a vantaggio dell’ambiente e della salute pubblica. Fra i principi attivi ammessi destano particolare preoccupazione il glifosate ed il clorpirifos (etile e metile). Il glifosate – spiegano – è ormai ritenuto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro 'probabile cancerogeno per l’uomo'. L’Unione europea ha avviato una discussione ed il ministro dell’Agricoltura italiano ha preso posizione a favore della sua esclusione dall’elenco delle sostanze ad uso agricolo. A fronte di tutto ciò – lamentano – in Calabria risultano finanziate pratiche colturali che fanno uso di glifosate, con dosi anche di 9 litri per ettaro di superficie coltivata. Il clorpirifos – continuano – è un pesticida molto pericoloso, tanto che l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti di America lo ha bandito per l’uso domestico. La sua alta pericolosità è dovuta anche al fatto che è disponibile in formulati altamente volatili, che determinano contaminazioni accidentali anche a notevoli distanze. È un pericolo per gli inermi abitanti dei territori agricoli ed anche di notevoli danni per le aziende agricole biologiche. I disciplinari inoltre contengono un lungo elenco di principi attivi che sono stati esclusi dalle principali catene della grande distribuzione europea. È il caso ad esempio del diserbante linuron, dell’anticrittogamico meptyldinocap, dell’insetticida fosmet. Per non parlare poi del neonicotinoide imidacloprid, la cui tossicità sulle api e gli insetti pronubi è stata già ampiamente dimostrata e denunciata”.
Le associazioni firmatarie chiedono, quindi, al presidente della Regione una attenta riflessione sulle reali compatibilità ambientali e sociali del sistema di produzione agricola “integrata”, prima che siano messe in atto misure di aiuto economico. A questo proposito sono state recapitate precise e semplici proposte. “La produzione integrata – sostengono – deve davvero costituire un primo passo per la conversione bio-ecologica dell’agricoltura calabrese e per questo deve essere ripensata nella sua impostazione, prevedendo significative pratiche colturali davvero alternative all’uso delle principali sostanze chimiche di sintesi; il finanziamento alle aziende agricole deve essere vincolato all’attuazione di reali obiettivi di riduzione dell’uso della chimica di sintesi, che devono essere quantificati e garantiti alla Regione Calabria ed ai consumatori; i sistemi e le tecniche della produzione integrata devono escludere le pratiche del diserbo con prodotti chimici di sintesi. Il controllo delle erbe spontanee può e deve essere attuato con sistemi agronomici preventivi; le molecole chimiche di sintesi consentite devono essere sottoposte a verifica, per una sostanziale limitazione dei principi particolarmente dannosi, principi che sono, tra l’altro, già esclusi dalle principali catene della grande distribuzione alimentare, italiani ed europei; si proceda comunque all’immediata esclusione dell’utilizzo del glifosate e del cloripirifos; si estenda la proibizione dell’uso di diserbanti e di insetticidi chimici di sintesi nella pulizia e nella disinfestazione delle strade e delle aree pubbliche su tutto il territorio regionale; i monitoraggi ambientali sulle molecole chimiche di sintesi utilizzate in agricoltura, devono essere intensificati, con criteri e modalità chiare e trasparenti, in grado di attivare la conoscenza e la partecipazione di produttori, tecnici e consumatori, nonché delle rispettive organizzazioni di rappresentanza. Si apra – chiudono – un confronto aperto su tali argomenti, che coinvolga anche le organizzazioni mediche e le associazioni agrobiologiche ed ambientaliste”.
Ufficio Stampa ABC
Sant’Onofrio (VV)
0963267215
Manifesto “Stopglifosato”
federbioIl glifosato è l'erbicida più diffuso al mondo. È utilizzato per uccidere le piante infestanti e indesiderate e agisce in modo non selettivo: elimina tutta la vegetazione sulla quale viene impiegato.
È stato brevettato dalla Monsanto Company nel 1974 (USPTO,1974), multinazionale nordamericana specializzata in biotecnologie agrarie e sementi, nonché leader mondiale nella produzione di alimenti OGM, ed è presente in 750 formulati.
Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato da Comuni e Provincie per la pulizia delle strade, dalle ferrovie per quella dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica.
Persone, piante e animali possono essere esposte in molti modi al glifosato e ai prodotti commerciali che lo contengono, sia per esposizione diretta durante le applicazioni in agricoltura e nel giardino, che attraverso l'acqua, le bevande e gli alimenti di origine vegetale (pane, pasta, cereali, legumi, nei quali viene spesso usato come disseccante prima del raccolto), la carne e i derivati, in particolare laddove gli animali vengano nutriti con derivati da piante OGM.
LA SITUAZIONE
Attualmente il glifosato, in varie formulazioni, rappresenta il 25% del mercato mondiale degli erbicidi ed è il prodotto più venduto in Italia: nel 2012 ne sono state acquistate 1795,1 tonnellate (fonte SIAN 2012), pari al 14,8 %, la percentuale più alta di tutte le sostanze chimiche per l’agricoltura vendute in Italia.
I residui vengono frequentemente ritrovati negli alimenti e nell’ambiente. Il rapporto ISPRA sui pesticidi nelle acque italiane segnala che le sostanze più ritrovate sono proprio glifosato, presente nel 39,7 dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, e il suo metabolita AMPA, presente nel 70,9% dei punti di campionamento e tra le sostanze che superano più spesso i limiti, a chiara dimostrazione che l’erbicida non “sparisce” affatto come invece ampiamente reclamizzato. In Italia il glifosato rientra nel Piano di azione nazionale per i prodotti fitosanitari: di conseguenza, tutti i Piani regionali per lo Sviluppo Rurale, finanziando l’agricoltura “integrata” e “conservativa”, ne premiano l'uso. Serve un tempestivo intervento per far cessare il paradosso che il Piano di azione nazionale che doveva promuovere l’uso sostenibile dei fitofarmaci promuove, invece, l’uso insostenibile di un prodotto pericoloso.
GLIFOSATO E AMBIENTE
Al di là delle rassicurazioni fornite dai produttori, il glifosato è una sostanza a elevata tossicità ambientale in grado di alterare gli ecosistemi con cui entra in contatto.
Nelle aree agricole il suo impiego compromette la stabilità dei terreni, che vengono completamente denudati e privati di interi habitat costituiti dalla vegetazione erbacea degli ambienti marginali. Questo riduce drasticamente la biodiversità e aggrava il fenomeno del dissesto idrogeologico.
Numerosi sono poi gli studi che segnalano danni alla fauna, in particolare su anfibi, lombrichi e sulle api, necessarie per l’impollinazione.
GLIFOSATO E SALUTE UMANA
Numerosi sono gli studi che da decenni segnalano un’importante tossicità del glifosato non solo sulle cellule dei vegetali, ma anche per le cellule dei mammiferi.
Una ricerca di Mesnage et al (2015) pubblicata nella rivista scientifica Food and Chemical Toxicology ha rivelato che le formulazioni commerciali contenenti glifosato possono essere anche 1.000 volte più tossiche del solo principio attivo, evidenziando effetti sinergici tra i componenti.
Il 20 marzo 2015 lo IARC (International Agency for Research on Cancer) agenzia dell’OMS e massima autorità per la ricerca sul cancro, ha reso pubblico un documento in cui dichiara il glifosato “cancerogeno” e “potenziale cancerogeno per l’uomo”. Il documento dà per certo che il pesticida è cancerogeno per gli animali e quindi lo classifica fortemente rischioso anche per l’uomo. Una ricerca durata tre anni, coordinata da 17 esperti in 11 Paesi, le cui conclusioni sono state pubblicate nel marzo 2015 su 'The Lancet Oncology' rivela una forte correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgkin. Ciò si aggiunge ai già noti aumenti della frequenza di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, morbo di Parkinson in testa.
Sin dagli '80 il glifosato è classificato anche come interferente endocrino; negli ultimi anni è via via emersa una serie di gravi pericoli, non ultima una 'forte correlazione con l'insorgenza della celiachia' (studi del MIT, 2013-2014)
GLIFOSATO E OGM
Il glifosato è strategico perché è coinvolto a livello mondiale anche nella produzione di organismi geneticamente modificati (OGM). Fra i più diffusi OGM oggi coltivati vi sono cotone, mais, soia e colza, il cui DNA è stato alterato per renderli resistenti all’erbicida, che quindi può essere usato in dosi sempre più massicce, inevitabilmente accumulandosi nel prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente utilizzati come mangimi per animali (in Italia: oltre l’85% degli animali da carne è alimentato con prodotti OGM); è anche così che le sostanze come il glifosato entrano nella catena alimentare e si ritrovato in concentrazioni elevate non solo nei liquidi biologici degli animali, ma anche in quelli delle persone che si alimentano con la loro carne o i prodotti derivati.
CAMPAGNA STOPGLIFOSATO
Le associazioni ambientaliste, dell'agricoltura biologica e dei consumatori che hanno dato il via alla campagna #Stopglifosato, chiedono innanzitutto che venga rispettato il principio di precauzione e che vengano del tutto vietati a livello europeo produzione, commercializzazione e impiego di tutti i prodotti a base di glifosato.
Chiedono alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso, evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno”.






