FederBio: plauso alla Giunta Regionale della Toscana sull'impegno a favore del bio
federbioFederBio, la federazione interprofessionale del biologico italiano, plaude l'iniziativa della Giunta della Regione Toscana che, su proposta dell'assessore all'agricoltura Marco Remaschi, ha deliberato l'aumento dell'impegno finanziario del bando del 2015 sull'agricoltura biologica, la misura 11 del PSR. L'aumento, che è di 25milioni di euro per il quinquennio, è motivato dall'esigenza di "soddisfare tutte le domande ammesse".
"In questo momento il segnale che viene dall'assessore Remaschi e dalla giunta regionale della Toscana è di fondamentale importanza e può costituire un esempio anche per le altre Regioni - spiega Maria Grazia Mammuccini, consigliere di FederBio con delega ai rapporti con le associazioni del tavolo delle organizzazioni ambientaliste e bio, rete rurale nazionale e innovazione. - L'aumento esponenziale della domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori ha bisogno di un sostegno strategico verso la conversione di altre superfici, come ha fatto la Toscana, per promuovere la creazione di filiere Bio locali, regionali e nazionali. E' questa la giusta direzione per dare forza a un nuovo modello agricolo basato sull'approccio agroecologico come l'agricoltura biologica e biodinamica, in grado di rispondere alla domanda di cibo buono e sano a tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, alla necessità di mitigazione del cambiamento climatico e a offrire nuovi spazi economici e di lavoro per i giovani".
Paolo Carnemolla a Ballarò: I controlli che fa il Ministero ci dicono che il biologico è quello a minor rischio di truffa
federbioPer ascoltare l'intervento di Paolo Carnemolla a Ballarò, clicca qui.
FederBio: disarticolata una frode nel settore biologico
federbioLa federazione interprofessionale del settore biologico rende noto che lo scambio d’informazioni tra due organismi di controllo suoi associati ha consentito di scoprire una frode sul grano duro.
"Avevamo lanciato da tempo l'allerta per una situazione di mercato che presentava anomalie e ci siamo attivati per scongiurare il rischio che venisse tentato un tipo di frode già avvenuta anni fa. Le verifiche incrociate e lo scambio d’informazioni fra gli organismi di certificazione hanno consentito di scoprire in Puglia un rilevante quantitativo di grano duro convenzionale spacciato per biologico. Il coordinamento messo in atto immediatamente dall'unità di crisi della federazione sta lavorando da alcuni giorni per rintracciare e bloccare tutto il prodotto, in attesa che intervengano le autorità competenti a cui la scoperta è stata immediatamente segnalata”, dichiara il Presidente Paolo Carnemolla.
Come segnala, da tempo sarebbe possibile bloccare ogni tentativo di frode: FederBio e ACCREDIA (l’ente unico per l’accreditamento) hanno infatti già testato con successo una piattaforma informatica di tracciabilità dal campo allo scaffale delle produzioni biologiche, in particolare le granaglie e l’olio d'oliva, di cui hanno disposto l’utilizzo obbligatorio da parte di tutte le imprese del settore.
Lo strumento, però, purtroppo attende ancora l'approvazione da parte del ministero delle Politiche agricole.
“Contiamo che l’episodio che le organizzazioni nostre aderenti hanno fatto emergere convinca il ministero ad accelerare i tempi: è un dovere nei confronti dei consumatori, delle oltre 55mila aziende biologiche italiane oneste e dei loro 200mila addetti impegnati ogni giorno per la crescita del settore. Da parte nostra, naturalmente, continueremo a impegnarci nello stanare e scoraggiare qualsiasi operatore scorretto e a fornire la massima collaborazione alle autorità. Va da sé che al procedimento che seguirà la frode ci costituiremo parte civile”.
L’azienda pugliese responsabile della frode è stata sospesa dal sistema di controllo e segnalata all’Ispettorato Centrale Tutela Qualità e Repressione Frodi Prodotti Agroalimentari; dodici consegne effettuate ad altri operatori sono state declassate e gli acquirenti sono stati informati affinché possano bloccare il grano duro non utilizzato e ritirare dal mercato quanto già immesso.
Leggi la scheda sulla frode
#Stopglifosato - Le 38 associazioni: il Parlamento UE ignora principio di precauzione e gioca sulla salute dei cittadini
federbioDopo la risoluzione votata oggi dal Parlamento Europeo che propone il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato per altri 7 anni le associazioni chiedono al Governo, in vista dei prossimi appuntamenti europei di mantenere ferma la posizione dell’Italia contraria al rinnovo.
“Il voto che ha espresso oggi il Parlamento europeo che ha dato il via libera all’autorizzazione per i prossimi 7 anni all’utilizzo del pericoloso pesticida esprime una grandissima ipocrisia e soprattutto ignora totalmente il principio di precauzione. Delle due l’una: o ci sono prove certe che il glifosato non ha conseguenze sulla salute o, invece, i dubbi ci sono e allora è indispensabile rispettare il principio di precauzione e vietare del tutto l’erbicida, perlomeno fino a quando non sarà conclusa una valutazione scientifica indipendente sulla sostanza.Il rinnovo per 7 anni esprime solo una grande ipocrisia cercando di mettere d’accordo tutti e fregandosene delle possibili conseguenze sulla salute dei cittadini consumatori”.
E’ molto duro il giudizio delle 38 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che stanno portando avanti da mesi la campagna nazionale StopGlifosato, sul voto espresso oggi in Europa dall’Assemblea parlamentare.
“Anche se il Parlamento europeo nella risoluzione approvata ha chiesto il divieto d’ uso dell’erbicida a base di glifosato in aree verdi, pubbliche e private – dice Maria Grazia Mammuccini portavoce del tavolo - ha perso però una grande occasione per una svolta chiara verso un’agricoltura più pulita a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Non basta infatti un divieto nei parchi e nei giardini per evitare la contaminazione su larga scala di cibo, acqua, suolo e aria".
“Ci auguriamo –continua Mammuccini – che l’Italia mantenga ferme le posizioni espresse precedentemente dai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente, Martina, Lorenzin e Galletti e che ostacoli in tutti i modi il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato nei prossimi appuntamenti a livello europeo.
Le Associazioni non hanno intenzione di dare per vinta una battaglia che si gioca sulla pelle dei cittadini e promettono di farsi sentire in tutte le forme possibili.
“Continueremo a monitorare e a farci sentire in tutte le sedi, per ottenere il divieto d’uso di un probabile cancerogeno. La nostra voce rappresenta migliaia di cittadini che non hanno nessuna intenzione di essere, per l’ennesima volta, raggirati e manipolati in nome del profitto”, conclude Mammuccini.
L’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), formalmente responsabile per la classificazione UE delle sostanze cancerogene, ha avviato nel frattempo una revisione della possibile cancerogenicità, mutagenicità delle cellule germinali e tossicità riproduttiva del Glifosato, ma tale revisione non sarà completata prima della fine del 2017 mentre la decisione sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosato nei 28 paesi UE dovrà essere presa dalla Commissione entro la fine del prossimo mese di giugno.
Il Glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo essendo presente in 750 formulati ed è il diserbante maggiormente collegato alle sementi Geneticamente Modificate (OGM) di mais, soia e cotone il cui DNA è stato modificato da Monsanto per resistere a questo diserbante. In Italia negli ultimi anni l’ISPRA ha raccolto dati sulla presenza di oltre 175 pesticidi nelle acque, superficiali e sotterranee. Tra le sostanze che maggiormente hanno superato i limiti di legge ci sono il Glifosato e l’AMPA (un metabolita del Glifosato stesso).
Persone, piante e animali sono oggi esposte in tanti modi al glifosato e ai prodotti commerciali che lo contengono. Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato dagli Enti Pubblici per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica. Agricoltori, semplici passanti e altri operatori possono essere esposti a queste sostanze durante le applicazioni, anche in aree pubbliche (scuole e giardini) frequentate da bambini.
Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Greenpeace, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF.
Aderiscono alla Campagna Stop Glifosato : AnaBio, Asso-Consum, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Ibfanitalia, MdC, NUPA, REES Marche, il Test, UNA.API, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM, Green Italia, Cospe Onlus, Comitato Scientifico Equivita, LifeGate, Il Fatto Alimentare, Istituto Ramazzini, Apinsieme.
Vinitalybio: in due anni sono raddoppiati in Italia i consumatori di vini bio – oggi sono 10,6 milioni
federbioVola anche l’export: 137 milioni le vendite sui mercati internazionali (+38% rispetto al 2014). È quanto emerge dall’analisi Wine Monitor Nomisma presentata in occasione del convegno di FederBio
+259% Europa, +261% mondo: sono questi i dati relativi allo sviluppo – nel periodo 2004/2014 - registrato dalla viticoltura biologica. E’ quanto emerge dall’analisi Wine Monitor Nomisma su dati FIBL - predisposta in occasione di Vinitaly 2016 e presentata durante la Tavola Rotonda organizzata da FederBio “Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l'internazionalizzazione, tenutosi oggi durante Vinitalybio (il salone dedicato ai vini biologici certificati). La viticoltura biologica dell’Unione Europea rappresenta l'84% della superficie bio del mondo.
Nel mondo il 4,5% della superficie vitata è bio; nella UE l’incidenza sale al 7,8%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (con uno share del 15,6%), seguito dall’Austria (10,7%). L’Italia è al terzo posto (con il 10,3%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,7%), Germania (7,6%), Nuova Zelanda (6,7%), Bulgaria (5,8%) e Grecia (4,3%).
Per superfici vitate bio, l'Italia, con 72.361 ettari, è al secondo posto in Europa, dopo la Spagna (84.381 ettari). Considerando l’orizzonte temporale 2003-2014 il Paese iberico presenta una crescita del +413% mentre l’Italia del +128% e la Francia del +307% (terzo posto in graduatoria, con 66.211 ettari). Spostando l’obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, in Italia guida la Sicilia (27.105 ettari nel 2014, 38% sul totale italiano e +43% rispetto al 2011); seguono Puglia (10.269 ettari, +22%) e Toscana (9.243 ettari, +46%).
Ma la novità presentata a VinitalyBio è la mappatura delle dimensioni del mercato finale: nel 2015 le vendite di vino bio hanno raggiunto complessivamente 205 milioni di euro. Tale giro d’affari è realizzato per 1/3 sul mercato interno (68 milioni di euro, considerando tutti i canali - gdo, catene specializzate in prodotti bio, enoteche, ristorazione/wine, vendite diretta …) e per la restante parte (137 milioni di euro) sui mercati internazionali (+38% rispetto all’export di vino bio realizzato nel 2014). E a crescere è anche la consumer base: negli ultimi 12 mesi il 21% della popolazione italiana over 18, ovvero 10,6 milioni di persone, ha bevuto in almeno un’occasione - a casa o fuori casa - vino biologico certificato. Percentuale in continua crescita negli ultimi anni (nel 2013 era pari al 2%, nel 2014 era pari al 12%), sintomo di un forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio naturalità (44% degli user riconosce tale fattore distintivo) ma anche qualità (17%). Per tutte queste caratteristiche distintive, il 75% dei wine user bio è disposto a spendere di più per acquistare un vino con il marchio bio.
“Il marchio biologico è indubbiamente un valore distintivo di grande successo, non solo per l’alimentare, ma anche per il vino; in soli due anni la quota di consumatori italiani che beve vino bio è raddoppiata” – dichiara Silvia Zucconi Survey Coordinator Wine Monitor- Nomisma. “Ma il successo non si ferma ai confini nazionali: l’export di vino bio nell’ultimo anno cresce del 38% – a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%. Questo significa che la qualità dei vini biologici italiani ha un ottimo posizionamento anche all’estero, soprattutto in Germania (38% dell’export), primo mercato di destinazione per l’Italia”.
"Oltre che nel canale specializzato il vino bio sta acquistando peso nella GDO, che lo ha individuato come prodotto con grandi opportunità e dove la crescita in valore va dal 20 al 70 % a seconda delle categorie” - precisa Roberto Pinton, consigliere delegato di FederBio. “Il gradimento è giustificato dal fatto che il vino bio è di qualità superiore; i produttori devono prestare la massima attenzione alla qualità delle uve non essendoci trattamenti chimici in vigneto".
EXPORT
Il valore del mercato dell'export di vino bio è pari a 137 milioni di euro, con il 75% delle imprese che producono bio che portano fuori dai confini italiani la qualità e l'eccellenza del vino Made in Italy. La Germania è il primo Paese di destinazione del vino bio italiano (dove il mercato italiano del vino bio) produce il 38% del fatturato complessivo), seguita da USA e Svizzera.
La qualità organolettica, l'affidabilità dell'azienda, la tracciabilità del prodotto, la presenza di altre certificazioni bio e la provenienza italiana sono ritenute dalle imprese italiane le principali caratteristiche vincenti del vino bio italiano sui mercati esteri.
Molte imprese italiane credono nell'export e ritengono che nel prossimi tre anni il loro fatturato estero possa continuare a cresce ogni anno a doppia cifra, individuando, in USA, Unione europea, Giappone e Canada i mercati più promettenti. Crescita che potrebbe essere ulteriormente rafforzato se fosse possibile poter contare su un maggior coordinamento istituzionale per la promozione dei vini bio (il 26% delle imprese che oggi non esporta individua in tale fatto re il principale ostacolo).
UFFICIO STAMPA FEDERBIO - FEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTURA BIOLOGICA E BIODINAMICA
Silvia Pessini silvia.pessini@ariescomunicazione.it - Cell. 348 3391007
Aries Comunicazione
UFFICIO STAMPA NOMISMA
ufficiostampa@nomisma.it
Edoardo Caprino – Cell 3395933457
Giulia Fabbri – Cell 3456156164
Tavola rotonda - Vinitaly
Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l’internazionalizzazione
Verona, 50° Vinitaly
Lunedì 11 aprile 2016
H. 15.00 Sala Puccini – Centrocongressi Arena
Wine Monitor prevede che nei prossimi anni assisteremo a un processo di premiumization, con il rafforzamento del trend di preferenza di vini di fascia più alta (e con un aumento del prezzo medio).
Negli ultimi anni i mercati internazionali stanno vedendo cambiamenti importanti: il consumo non solo di food, ma anche di beverage sta cambiando e vira verso stili più responsabili e salutari.
Nuovi consumatori sono alla ricerca di vini biologici o biodinamici, di vini vegani piuttosto che senza solfiti, dimostrando la disponibilità a riconoscere un premium price per prodotti di qualità e con garanzie più elevate per la salute umana e ambientale.
Le prospettive di mercato per i vini prodotti in modo sostenibile e politiche agricole comunitarie stanno stimolando sempre più aziende vitivinicole ad avviare la conversione bologica dell’intera produzione o di parte di essa.
Il mercato biologico esprime però caratteristiche del tutto particolari, diverse da quello a cui sinora erano abituate le imprese.
In questo quadro FEDERBIO promuove una tavola rotonda per discutere quali siano le attività per favorire l’internazionalizzazione, quali siano le attese di consumatori, produttori e trade, e le prospettive di ulteriore sviluppo, mettendo a confronto le esperienze di player internazionali di assoluto livello.
PROGRAMMA:
H. 14.45
Registrazione dei partecipanti
H. 15.00
– Saluti: Verona Fiere
– Introduzione: Paolo Carnemolla Presidente FederBio
H. 15.15
Numeri e tendenze del vino biologico (Silvia Zucconi – Nomisma)
H. 15.30
Il mercato del vino biologico in Germania
Alessandro Marino – Segretario Generale – Camera di Commercio Italo-Tedesca di Monaco
Hermann Pilz – redattore capo WEINWIRTSCHAFT
H. 16.00
Il mercato del vino biologico in Scandinavia
Luca Cavinato – Project Leader – Camera di Commercio Italiana in Danimarca
TAVOLA ROTONDA:
Il mercato europeo del vino biologico, strategie per lo sviluppo e l’internazionalizzazione
- Luca Bianchi – Capo Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca – MiPAAF
- Maria Ines Aronadio – Dirigente Agroalimentare e Vini – ICE
- Roberto Pinton – Segretario Sezione Soci Trasformatori e Distributori – FederBio
- Nicola Venditti – Titolare Antica Masseria Venditti
- Federico Ceretto – Titolare Ceretto Aziende Vitivinicole S.r.l.
- Marcello Lunelli – Vicepresidente Ferrari F.lli Lunelli SPA
CONCLUSIONI:
Andrea Olivero* – Viceministro – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Moderatore: Lorenzo Tosi – Terra e vita / Edagricole
FederBio: l’agricoltura biologica è alla base del sistema alimentare mondiale produttivo, sostenibile e resiliente
federbioAlla vigilia del vertice OCSE che vede impegnati i ministri dell'Agricoltura dei Paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico FederBio evidenzia le potenzialità dell’agricoltura biologica come modello di sviluppo equilibrato per il futuro.
Giovedì 7 e venerdì 8 aprile si tiene a Parigi il vertice dei ministri dell'Agricoltura dei Paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). L’incontro, che sarà co-presieduto dal ministro francese Le Foll e dallo statunitense Vilsack, si basa sul tema "politiche migliori per arrivare ad un sistema alimentare mondiale produttivo, sostenibile e resiliente”.
“L’agricoltura biologica, sostenibile e innovativa, rappresenta la via per raggiungere un equilibrio produttivo, economico e ambientale per il futuro – spiega Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Come evidenziato nella Carta del Bio che attraverso il Forum Internazionale del Biologico abbiamo presentato in EXPO, quando si parla di innovazione per la sostenibilità è evidente il ruolo che gioca il biologico: innovazione agricola e alimentare per la sostenibilità che è anche innovazione organizzativa sul versante della rappresentanza del nuovo ruolo economico e sociale dell’agricoltura”.
“Nel corso del 2015 si è parlato molto del settore agro-alimentare e alcuni eventi internazionali, come EXPO 2015 di Milano o COP21 di Parigi, hanno sottolineato l’importanza delle sue molteplici ricadute sulla qualità della vita del pianeta – sottolinea Stefano Bocchi - Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali. Università degli Studi di Milano - La sfida che dobbiamo affrontare è duplice: da un lato assicurare cibo adeguato e accessibile per una popolazione crescente e dall’altro salvaguardare le risorse naturali in un’ottica di reale sostenibilità. Nei decenni passati, il paradigma della rivoluzione verde ha portato a considerare solo il primo obiettivo. Si sono in molti casi ottenuti risultati interessanti di aumento della produzioni, ma sono cresciuti fortemente gli impatti sulle risorse. L’agricoltura biologica, proposta come innovazione di sistema aziendale e agricolo, è stata generata nell’ambito delle scienze sistemiche. Con essa ci si propone di sperimentare soluzioni che assicurino non solo la produzione di beni e/o l’offerta di servizi eco-sistemici, ma anche il mantenimento della qualità delle risorse locali (acqua, aria, terreno, biodiversità, paesaggio, lavoro). Un recente articolo di rassegna bibliografica pubblicato sull’importante rivista scientifica Nature Plants, descrive efficacemente i risultati di ricerche e sperimentazioni sviluppate applicando i principi e le tecniche dell’agricoltura biologica negli ultimi 30 anni e ci costringe a superare alcuni luoghi comuni, molto diffusi, che descrivono l’agricoltura biologica come un ritorno al passato, quindi affetta da forti svantaggi produttivi, che comporta scarsi livelli di competitività della coltura nei confronti dei parassiti e generali svantaggi organizzativi a livello aziendale. A fronte di una crescita costante della domanda, di un aumento del numero di aziende biologiche non esiste un riscontro in proporzionali incrementi di impegno da parte dei settori della ricerca, della comunicazione/formazione/educazione, dell’organizzazione dei mercati, del mondo dei controlli e certificazioni. E’ quindi auspicabile una nuova food policy che, ispirata dai principi dell’agro-ecologia, affronti questi molteplici aspetti in modo integrato. Una food policy che quindi inizi a coniugare i concetti di dieta sostenibile con quelli di sicurezza alimentare e ambientale”.
PAC: una “fitness check” per rifondare la politica europea su cibo e agricoltura
federbio107 Associazioni europee in una lettera inviata al Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker , chiedono una valutazione dell’efficacia della PAC.
“L’attuale Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, che rappresenta quasi il 40% dell’intero budget comunitario, non è in grado di affrontare in modo efficace gli importanti cambiamenti che l’Europa sta fronteggiando nel settore dell’agricoltura, vincere le sfide ambientali connesse e contribuire al raggiungimento dei nuovi obiettivi dello sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite a livello globale. La Commissione Europea deve per questo valutare con urgenza se la PAC soddisfa gli obiettivi che si era prefissata realizzando una “Fitness Check” sulla politica agricola”.
E’ quanto hanno chiesto, in una lettera inviata al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, 107 Associazioni europee, tra cui le 18 italiane facenti parte del Tavolo nazionale sull’agricoltura sostenibile.
L’attuale Politica Agricola Comune – scrivono le Associazioni – ha continuato a favorire produzioni intensive ad alto impatto ambientale invece di scegliere pratiche innovative e sostenibili basate su un approccio agro-ecologico e ha aperto la strada a un sistema iniquo che è all’origine della crisi dei mercati agricoli, di un continuo declino dello stato delle risorse naturali, di gravi carenze nel benessere animale e di effetti negativi sulla salute delle persone.
“Abbiamo la necessità di avviare un onesto dibattito sulla PAC, aperto a tutti gli stakeholders basato su cinque punti, tipici della “Fitness Check” – dichiara Maria Grazia Mammuccini, portavoce delle Associazioni italiane - ossia la sua efficacia, l’efficienza, la coerenza con le altre politiche europee, la rilevanza e il valore aggiunto dato da una politica europea rispetto alla “rinazionalizzazione” della PAC. Fondamentalmente, l’Unione europea dovrebbe chiedersi (e rispondersi): la PAC è adeguata agli scopi che si è data?”
“I fondi elargiti dalla Pac devono sostenere pratiche agricole e sistemi agricoli innovativi e sostenibili che si basano su un approccio agro-ecologico e che producono vantaggi per tutti i cittadini Ue, gli agricoltori, l’ambiente, gli animali, la nostra salute e il clima – conclude Mammuccini - Per assicurarci tutto questo, abbiamo necessità di una “Fitness check” della Pac e abbiamo la necessità di farlo ora”.
Le Associazioni italiane: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, Federbio, Firab, Greenpeace, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, SIEP, UpBio, UNA-API, WWF.
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini - Cell. 3357594514
GLI UFFICI STAMPA
Ufficio stampa AIAB: Michela Mazzali m.mazzali@aiab.it - Cell. 348 2652565
Ufficio stampa FederBio: Silvia Pessini silvia.pessini@ariescomunicazione.it - Cell. 348 3391007
Ufficio Stampa Lipu: Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it - Cell. 3403642091
Ufficio Stampa WWF: Cristina Maceroni c.maceroni@wwf.it - Cell. 329.8315725
Ufficio Stampa Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici m.dominici@legambiente.it - Cell. 349.0597187, Luisa Calderaro l.calderaro@legambiente.it - 06.86268353
Ufficio stampa Associazione Biodinamica: Silverback, Greening the Communication Francesca Biffi f.biffi@silverback.it - Cell: 333 2164430
Scheda: LO STATO DELL’AGRICOLTURA IN EUROPA
- Un sistema ingiusto per gli agricoltori: le aziende agricole dell'UE stanno scomparendo a un ritmo allarmante; tra il 2003 e il 2013 poco più di 4 milioni di aziende agricole (una su quattro) sono scomparse nei 28 paesi dell’Unione europea, mentre la superficie totale agricola utilizzata è rimasta pressoché stabile. Questo significa aumentare la concentrazione della proprietà della SAU (superficie agricola utilizzata), con un aumento del 38% nella dimensione media delle aziende agricole dell'UE, da 11,7 ettari nel 2003 a 16,1 ettari a 2013. L’occupazione a livello aziendale è però diminuita del 30%, mentre circa il 70% dei pagamenti diretti della PAC finanziano solo il 20% delle aziende.
- Una crisi costante sui mercati agricoli: a livello globale, gli agricoltori hanno subìto una drastica riduzione dei prezzi di mercato delle materie prime. La maggior parte del denaro speso dai consumatori va agli intermediari, commercianti e rivenditori invece che agli agricoltori. Gli agricoltori protestano in tutta Europa, ormai con una cadenza mensile, per le difficoltà a garantire la sostenibilità economica delle loro aziende. Di fronte a questa terribile situazione le uniche risposte politiche sembrano essere le misure di gestione delle crisi temporanee (come nel caso del latte) che impegnano una notevole quantità di denaro a carico dei contribuenti e non sembrano fornire soluzioni strutturali per il futuro.
- Continuo peggioramento dello stato delle risorse naturali: il settore agricolo è la principale fonte di inquinamento diffuso che colpisce in maniera significativa il 90% dei distretti idrografici, il 50% dei corpi idrici superficiali e il 33% delle falde acquifere sotterranee in tutta la EU. In molti paesi, gli agricoltori legati a una stretta dipendenza dall'ambiente, come ad esempio gli apicoltori, subiscono perdite di produzione per oltre il 30%. Nel 2050 le emissioni di gas a effetto serra provenienti dall'agricoltura rappresenteranno oltre il 30% del totale delle emissioni nell’UE. La biodiversità nelle aree agricole continua a diminuire e anche gli Stati membri hanno riconosciuto che l'agricoltura rimane il principale settore che impedisce all’UE di raggiungere gli obiettivi delle Direttive per la biodiversità (Direttiva Uccelli e Direttiva Habitat). Tra il 1980 e il 2013,gli uccelli nelle aree agricole sono diminuiti del 53%, mentre resta preoccupante il trend negativo degli impollinatori selvatici e gli apicoltori denunciano perdite invernali di api. Inoltre, l'agrobiodiversità (sia per quanto riguarda la diversità genetica delle cultivar e degli animali da allevamento) è in diminuzione, sollevando dubbi riguardo alla resilienza dei sistemi di produzione agricola e di allevamento di fronte alle attuali sfide ecologiche ma anche socio-economiche future.
- Fallimenti per il benessere degli animali: la zootecnia è responsabile della maggior parte degli impatti ambientali delle attività agricole, per le tecniche di allevamento e la produzione dei mangimi. La PAC non è in grado di rispondere alle aspettative dei cittadini che chiedono maggiore attenzione al benessere degli animali,. Durante il precedente periodo di programmazione della PAC solo lo 0,1% del bilancio è stato speso per il benessere degli animali. Nel corso degli anni, la PAC ha in realtà facilitato la transizione verso un modello industrializzato di allevamento, influenzando negativamente il benessere degli animali a vantaggio della sovrapproduzione determinando la crisi dei prezzi a svantaggio dei produttori più virtuosi.
- Risultati negativi per la salute pubblica: una dieta squilibrata è un rischio per la salute dei cittadini e determina gravi problemi di obesità. Insieme con il fumo e il consumo eccessivo di alcol, l’alimentazione non corretta è la principale causa di malattie croniche (responsabile dell’86% della mortalità in Europa). Inoltre, il degrado ambientale, la resistenza agli antibiotici e il cambiamento climatico mettono in pericolo i rilevanti traguardi nella salute umana raggiunti durante l'ultimo secolo. Un recente progetto LIFE+ (Life Livewell) ha dimostrato che con pochi semplici modifiche delle nostre scelte alimentari quotidiane è possibile migliorare la nostra salute e ridurre l'impatto delle nostre abitudini alimentari sul clima con una riduzione del 25% delle emissioni dei gas effetto serra. Inoltre, l'inquinamento atmosferico causato in misura significativa dalle pratiche di allevamento intensive è da solo responsabile di oltre 400.000 morti nella UE ogni anno.
- Impatti negativi gravi oltre i confini europei: l'UE è il più grande importatore ed esportatore di cibo e produttore agricolo a livello mondiale. I prodotti dei settori carne e latticini in Europa sono in larga misura dipendenti dall’importazione dei mangimi proteici che causano gravi problemi nelle zone di produzione, portando a sgomberi forzati dei piccoli agricoltori e delle popolazioni indigene, causando la perdita di posti di lavoro, la perdita di biodiversità, l’aumento dell’insicurezza alimentare. Dal 2009, il valore delle esportazioni UE nel settore agro-alimentare è aumentato rapidamente, ostacolando però lo sviluppo strutturale del settore agro-alimentare dell’Africa sub-sahariana, le cui esportazioni sono diminuite in modo rilevante. L’impatto della PAC sui paesi extracomunitari trascura le responsabilità internazionali dell'UE sugli impegni assunti per i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile del millennio approvati dalle Nazioni Unite e contribuisce alle cause che originano i drammatici flussi migratori verso l’Europa.
32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica italiane: appello ai Parlamentari Europei con la richiesta di una attenta verifica sulle metodologie adottate dall’EFSA per valutare la pericolosità del Glifosato
federbio
Egregio Onorevole,
il prossimo 30 giugno è in scadenza a livello europeo l’autorizzazione del glifosato, già prorogata dal 31 dicembre 2015, in attesa della revisione paritetica e della consultazione
finale con gli Stati Membri.
Il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica, nato sui temi della Politica Agricola Comunitaria e del Piano di Azione Nazionale per la riduzione dell’uso dei pesticidi, ha iniziato ad occuparsi del tema glifosato a seguito dell’uscita del documento dello IARC, l'autorevole agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha classificato il glifosato, in relazione alla salute umana, come “cancerogeno probabile” 2A. Oltre all’azione oncogena il glifosato, come risulta da numerosi studi scientifici, sembra agire anche come “interferente endocrino”, perturbando molteplici e delicate funzioni cellulari. Il Glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo essendo presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup® ed è il diserbante maggiormente collegato alle sementi geneticamente modificate (OGM) di mais, soia e cotone, il cui DNA è stato manipolato da Monsanto per resistere a questo diserbante. Mesnage et al (2014) hanno riportato in una loro importante pubblicazione scientifica che le formulazioni commerciali contenenti “glifosato” sono 1.000 volte più tossiche del solo principio attivo, rivelando esserci effetti sinergici tra i coadiuvanti dell'erbicida. In Italia negli ultimi anni l’ISPRA ha raccolto dati sulla presenza di oltre 175 pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. Tra le sostanze che maggiormente hanno superato i limiti di legge ci sono il glifosato e l’AMPA (un metabolita del glifosato stesso), nonostante il glifosato nella gran parte delle Regioni non rientri neppure fra le sostanze monitorate (come ricorda la stessa Ispra: “È utile ribadire la necessità di inserire nei protocolli regionali alcune sostanze che, ove ricercate, sono responsabili del maggior numero di casi di non conformità, quali il glifosato e l’AMPA.”).
Persone, piante e animali sono oggi esposte in tanti modi al “glifosato” e ai prodotti commerciali che lo contengono. Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato dagli Enti Pubblici per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica. Agricoltori, semplici passanti e altri operatori possono essere esposti a queste sostanze durante le applicazioni anche in aree pubbliche (scuole e giardini) frequentate da bambini.
Alla luce di tutto questo abbiamo chiesto al Governo italiano e alle Regioni di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato e la rimozione del prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono, prevedendo l’esclusione da qualsiasi premio nei Piani di Sviluppo Rurale 2014 – 2020 per le aziende che ne fanno uso.
Alla Campagna STOP Glifosato, che abbiamo avviato con questa richiesta al Governo italiano e alle Regioni, hanno già aderito 32 associazioni nazionali.
Ci rivolgiamo a Lei, in qualità di Parlamentare europeo, per esprimere le nostre gravi preoccupazioni in vista della scadenza del 30 giugno, soprattutto a seguito della valutazione dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che, in contrasto con il parere dello IARC, ha decretato la probabile non cancerogenicità per l’uomo del glifosato. Sulla base di questo contrastante parere, la Commissione europea potrebbe valutare se mantenere o meno il pesticida nell’elenco UE delle sostanze approvate e gli Stati valutare ex novo la sicurezza dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato.
La decisione dell’EFSA, supportata dalla relazione dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), non tiene in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti, che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo IARC; minimizza senza adeguata giustificazione i risultati positivi di cancerogenicità sugli animali; infine, si basa in buona parte su studi mai pubblicati e forniti dalle stesse multinazionali che producono il glifosato, in contrasto con le più elementari garanzie di indipendenza e in evidente conflitto d’interessi. Un elemento quest’ultimo molto preoccupante e che dovrebbe di per sé spingere i governi e le Istituzioni Europee a prendere le distanze dalla posizione dell’Agenzia: viene qui messa in gioco la credibilità stessa dell’Unione Europea.
Crediamo infatti che, in assenza di consenso scientifico sulla cancerogenicità del glifosato, il Parlamento Europeo, la Commissione e gli Stati Membri abbiano la responsabilità di proteggere prima di tutto la salute dei cittadini, adottando il principio di precauzione. Invece sembra che la Commissione e gli Stati membri si stiano muovendo
nella direzione opposta, apprestandosi ad una nuova autorizzazione per altri 15 anni sulla base di una decisione già redatta dalla DG SANTE, che andrà in votazione nella prossima commissione permanente di PAFF (piante, animali, alimenti e mangimi) prevista per il 7-8 marzo.
Abbiamo apprezzato molto la posizione del Parlamento Europeo, che nel corso della sessione plenaria del 2 febbraio scorso ha adottato tre obiezioni distinte relative a tre tipi di soia geneticamente modificati resistenti agli erbicidi, sottolineando che l’erbicida glifosato, tollerato dai tre tipi di soia GM, è stato classificato come “probabilmente cancerogeno” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a marzo 2015 e chiedendo per questa ragione alla Commissione europea di ritirare i suoi progetti di decisione di autorizzazioni per l'utilizzo di questi tipi di soia geneticamente modificata in alimenti e mangimi.
Per questo Le rivolgiamo un appello per un Suo personale impegno affinché il Parlamento Europeo
- promuova un’iniziativa finalizzata ad una verifica nei confronti dell’EFSA sulle metodologie adottate per la valutazione del glifosato, sulla base delle quali ne ha decretato la non cancerogenicità;
- si pronunci sulle decisioni da assumere sul glifosato, nel rispetto del principio di precauzione e a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, opponendosi alla possibilità che si possa procedere ad una nuova autorizzazione a livello europeo per altri 15 anni del diserbante, senza pareri univoci sul piano scientifico sulla sua cancerogenicità.
Certi della Sua attenzione Le inviamo i nostri auguri di buon lavoro e Le porgiamo cordiali saluti.
Per informazioni e contatti:
- Mariagrazia Mammuccini, Portavoce del Tavolo delle Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica: mariagrazia.mammuccini@gmail.com
- Claudia Bastia, Segretario Generale FederBio: c.bastia@federbio.it
I Presidenti delle Associazioni
L’incontro naturale tra due leader: al via la partnership TUTTOFOOD-FederBio
federbioNaturale è più buono. E anche più profittevole. Un consumatore sempre più consapevole sta decretando il successo dei cibi biologici: un mercato che vale oltre 80 miliardi di dollari a livello mondiale, secondo i dati di FiBL/Organic Monitor, di cui 35 miliardi nella UE. Nel nostro Paese il valore del mercato interno del bio è pari a 2.7 miliardi di euro (AssoBio da dati Ismea, Nielsen), a cui aggiungere 1,4 miliardi di export (Nomisma).
Fin dalla sua nascita, TUTTOFOOD ha nel suo DNA la capacità di cogliere e interpretare le tendenze più promettenti per i professionisti del Food & Beverage, non solo promuovendo il business, ma anche facendo cultura di settore. Non poteva quindi mancare all’appuntamento con uno dei comparti che può contribuire al tema della sostenibilità in campo alimentare.
Da queste premesse nasce l’accordo che Fiera Milano ha siglato con FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, che da oggi promuoverà tra gli associati la partecipazione alla prossima edizione di TUTTOFOOD, con l’intento di offrire ad essi contatti privilegiati con il mercato del food: una collaborazione unica nell'ambito del b2b con cui FederBio ha l’opportunità di offrire ai propri associati un incontro diretto con il mondo degli addetti ai lavori, buyer nazionali e soprattutto internazionali, che rappresentano il visitatore naturale di TUTTOFOOD.
La collaborazione, che prevede anche l’apertura della sede lombarda della Federazione nelle palazzine di Fiera Milano a Rho, porterà alla realizzazione di progetti comunitari di promozione e sviluppo del comparto biologico in Italia e all’Estero.
“Il cibo è un ‘prodotto’ del tutto particolare dove, come in pochi altri, al business si intrecciano natura, scienza, cultura e tradizioni – commenta Corrado Peraboni, Amministratore Delegato di Fiera Milano–. È per noi quindi motivo di grande orgoglio che la Federazione che esprime ai massimi livelli questi valori ci abbia scelto come partner. TUTTOFOOD consolida così il suo ruolo di manifestazione all’avanguardia, unico indiscutibile riferimento per quel Food & Beverage italiano che vuole avere il futuro come prospettiva e il mondo come mercato. Ospitare la rappresentanza lombarda a Rho ci permetterà ottime sinergie, per risultati ancora più efficaci”.
“Il settore del biologico è in continua crescita e rappresenta una vera e propria opportunità per l’agroalimentare italiano. – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Grazie alla collaborazione tra TUTTOFOOD e FederBio gli operatori hanno l'opportunità di trovare risposte, case history, informazioni per avvicinarsi al bio e far crescere ulteriormente il settore, rispondendo alla crescente domanda da parte dei consumatori di prodotti di qualità e sicuri”.
FederBio è l'unico operatore inteprofessionale nazionale per il settore del bio e rappresenta la quasi totalità del settore biologico, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione. La Federazione è riconosciuta come interlocutore di riferimento per il Biologico italiano presso i Ministeri italiani e presso le principali sedi istituzionali estere. Ha firmato inoltre un’intesa operativa con ITA/ICE Agenzia – partner anche di TUTTOFOOD – a sostegno dell’internazionalizzazione del Bio made in Italy.
Per informazioni aggiornate su TUTTOFOOD: www.tuttofood.it e su tutti i principali social (#TUTTOFOOD, @TuttoFoodExpo).










