Vinitalybio 2017, Salone Internazionale dei vini biologici e biodinamici
Vinitalybio, Salone Internazionale dei vini biologici e biodinamici - Verona, 9-12 aprile 2017 - Padiglione 8
Coalizione #StopGlifosato: ancora 10 anni di Glifosato?
NoPesticidiStopGlifosatoLa Commissione Europea intende rinnovare l’autorizzazione per l’uso del diserbante per altri 10 anni, nonostante 1.300.000 cittadini europei abbiano richiesto con la petizione ECI un’agricoltura senza pesticidi. La Coalizione #StopGlifosato chiede al Governo italiano di assumere una posizione contraria sulla proposta della Commissione Europea.
18/07/2017 - La Commissione Europea sembra intenzionata ad accelerare i tempi sulla decisione in merito all’autorizzazione alla produzione, commercializzazione ed uso di tutti i prodotti fitosanitari a base di glifosato nei paesi europei.
Tra il 19 ed il 20 luglio, la Commissione Europea intende infatti presentare la sua proposta sull’autorizzazione del glifosato che prevede un rinnovo per altri 10 anni. La proposta della Commissione Europea sarà discussa nei prossimi giorni, ma non ancora votata, nell’ambito dello Standing Committee con i rappresentanti dei Governi nazionali.
La decisione finale in merito al glifosato dovrà essere assunta entro dicembre 2017 ma la Commissione Europea sembra voler dare una accelerazione all’iter previsto che sconcerta non poco le Associazioni che negli ultimi mesi hanno mobilitato i cittadini europei per chiedere un’agricoltura europea libera da pesticidi dannosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
“Siamo a dir poco indignati, quanto sconcertati, per questa proposta della Commissione Europea che intende rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato dopo la presentazione di oltre 1.300.000 firme da parte di cittadini europei, una decisione che rischia di screditare ulteriormente le Istituzioni europee” dichiara Mariagrazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato, che riunisce 45 Associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile.
“Chiediamo ai Ministri Martina, Galletti e Lorenzin, a nome del Governo italiano, di esprimersi contro la proposta della Commissione Europea pro glifosato, non solo per salvaguardare la salute dei cittadini europei e dell’ambiente ma la stessa credibilità dell’Unione Europea”, continua la portavoce della Coalizione italiana, “per questo abbiamo inviato oggi una lettera ai tre Ministri italiani chiedendo un impegno del nostro Governo contro il rinnovo dell’autorizzazione all’uso di questo pericoloso diserbante”
La petizione ufficiale dei cittadini europei (ICE), per chiedere alla Commissione Europa di vietare l’uso del diserbante glifosato, ha superato 1 milione 300mila firme in tutti i 28 Stati membri, ed il quorum di firme necessario è stato raggiunto in meno di cinque mesi in più dei sette stati richiesti. Si tratta della raccolta di adesioni più veloce mai registrata da quando la Commissione Europea ha introdotto questa forma di partecipazione attiva dei cittadini europei.
La Commissione europea, in base alle sue stesse regole, sarebbe legalmente tenuta a rispondere alle richieste dei cittadini europei, se non vuole perdere ulteriormente la sua credibilità. L’annuncio della proposta per un rinnovo di 10 anni dell’autorizzazione all’uso del glifosato desta per questo non solo preoccupazione ma sconcerto tra le 45 Associazioni italiane che hanno partecipato attivamente alla raccolta delle firme per la petizione ECI.
Fino ad oggi il Governo italiano ha sempre assunto una posizione prudente, contribuendo con il suo voto contrario e l’astensione al mancato raggiungimento di una maggioranza qualificata favorevole al rinnovo dell’uso del glifosato. La Coalizione italiana #StopGlifosato auspica per questo coerenza e lungimiranza da parte dei tre Ministri competenti (Agricoltura, Ambiente e Salute), anche in considerazione dell’annunciata definizione di un Piano nazionale “glifosato zero” entro il 2020 in Italia.
“Chiediamo al Ministro Martina di rendere noti i contenuti, i tempi e le modalità di approvazione del Piano “glifosato zero”, che ha lui stesso pubblicamente annunciato, e di assumere in sede europea una posizione coerente contraria al rinnovo dell’autorizzazione all’uso del diserbante”, conclude Mariagrazia Mammuccini.
La Coalizione italiana #StopGlifosato si prepara a dare battaglia, in tutte le sedi, nel caso sia confermata la proposta annunciata dalla Commissione Europea per un rinnovo di altri 10 anni dell’autorizzazione all’uso del glifosato. I cittadini europei chiedono di essere ascoltati in nome della democrazia e della tutela dell’interesse pubblico. Salute e ambiente non possono essere subordinati all’interesse delle multinazionali della chimica in agricoltura.
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook (hashtag #StopGlifosato)
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini - Cell. 3357594514
La competitività del bio non passa dall’autarchia di Paolo Carnemolla
federbioPaolo Carnemolla, presidente Federbio: «I rischi per l’integrità della filiera aumenteranno se non si colma rapidamente la distanza tra fabbisogno e disponibilità di materie prime biologiche di origine locale»
L’assillo principale in questo momento per chiunque operi correttamente nella filiera alimentare bio è trovare materie prime certificate, possibilmente prodotte in Italia o in Ue e comunque da fornitori verificati e affidabili.
Se non si colma rapidamente la distanza crescente fra fabbisogno e disponibilità di materie prime bio di origine locale, i rischi per l’integrità della filiera aumenteranno e calerà la fiducia dei consumatori nel logo europeo. Questa avrebbe dovuto essere anche la principale preoccupazione delle tre Istituzioni europee (Commissione, Consiglio e Parlamento) che dal 2014 stanno discutendo della riforma del Regolamento pubblicato nel 2007. Non solo perché è opportuno che sia la filiera agroalimentare europea a beneficiare interamente in termini di reddito di un mutamento degli stili di vita e di consumo dei cittadini europei che va inesorabilmente nella direzione del salutare e sostenibile, dunque del bio. Ma anche perché non c’è modo migliore per ridurre gli impatti su ambiente e salute dell’agricoltura nel territorio dell’Unione che convertirla al bio, potendo così aumentare pure l’imprenditorialità giovanile e l’occupazione.
A Bruxelles, invece, la battaglia finale è stata combattuta fra chi voleva mantenere regole “leggere” per l’importazione dai Paesi Terzi e chi voleva imporre a tutti i produttori biologici europei soglie di “decertificazione” automatiche dei prodotti anche in caso di contaminazione accidentale e tecnicamente inevitabile.
Se la politica si riduce, anche in Europa, a uno scontro fra interessi lobbistici e visioni ideologiche nulla di utile ne può derivare per chi deve operare e fare impresa. E infatti il compromesso raggiunto nel trilogo allo scadere del mandato della Presidenza di turno maltese è assai poco utile per le sfide che il settore biologico sta già affrontando.
Forse non è un caso che la notizia di questo faticoso quanto scialbo compromesso raggiunto a Bruxelles sia giunta il giorno stesso in cui a Roma, nel corso di un’audizione al Senato sul disegno di legge per l’agricoltura biologica (già votato a larga maggioranza dalla Camera), la maggiore organizzazione agricola italiana ha sparato a palle incatenate contro il testo in discussione ormai da inizio legislatura.
Proprio il deludente accordo a livello europeo è stato preso a pretesto per invocare una soluzione legislativa “autarchica” tanto drastica quanto improbabile, visto che l’Italia fa parte dell’Ue. Una proposta che avrebbe il solo effetto pratico di far abortire anche il processo legislativo a livello nazionale, se malauguratamente accolta.
Al contrario è proprio il contesto europeo che si sta delineando con la riforma del bio che rende ancora più urgente la necessità di rafforzare la competitività dei singoli Paesi, pur nel sistema comune di regole e mercato. Se è vero che siamo un Paese vocato sia all’agricoltura biologica che alla trasformazione artigianale e industriale di alta qualità, è indispensabile l’approvazione anche al Senato di una legge su cui innestare tutti quei processi virtuosi di natura organizzativa, di programmazione e di formazione e innovazione di cui abbiamo disperatamente bisogno soprattutto in Italia per un bio davvero competitivo e sostenibile, non solo da un punto di vista ambientale.
Fonte: http://www.terraevita.it/competitivita-bio-non-passa-autarchia/
Affari&Finanza: Italia - Ue, guerra sulle regole
federbioIl 'rating' di Bruxelles penalizza i nostri produttori
Consorzio Italiano Biogas e FederBio annunciano gruppo di lavoro integrato sull’uso del digestato
federbioIl Consorzio Italiano Biogas e FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, potrebbero presto collaborare alla creazione di un gruppo tecnico integrato per l’elaborazione di un vademecum che indirizzi al corretto utilizzo del digestato da biogas in agricoltura biologica. La proposta è emersa nel corso di Ecofuturo, festival delle eco tecnologie e dell’autocostruzione la cui quarta edizione si sta svolgendo a Padova al Fenice Green Energy Park.
Il digestato da biogas viene da tempo utilizzato come ammendante naturale nelle produzioni biologiche e biodinamiche ed è già stato dichiarato conforme da un regolamento della Commissione europea del 2008. L’annunciato accordo tra Cib e Federbio, potrebbe tuttavia rappresentare un ulteriore stimolo all’ impiego di questo biofertilizzante, che oltre alle già testate capacità nella restituzione di sostanza organica al terreno, ha anche una importante funzione nel contrasto ai cambiamenti climatici.
"Il biologico – commenta Maria Grazia Mammuccini, consigliere di Federbio – sta crescendo continuamente ed è una grande opportunità per il futuro delle aziende agricole e del territorio. È per noi strategico attivare nuove alleanze con chi adotta i principi dell’economia circolare".
La produzione di biogas secondo i principi di sostenibilità promossi dal Cib, "può favorire la restituzione di sostanza organica al terreno, che è uno dei principi fondamentali delle coltivazioni biologiche - continua Mammuccini - Per questo un gruppo tecnico integrato tra Federbio e Cib può offrire una preziosa occasione per lo studio, l’approfondimento e la diffusione di tecniche e pratiche sostenibili per la produzione di biogas e per il corretto utilizzo del digestato nelle coltivazioni biologiche".
La collaborazione tra Cib e Federbio "che potrebbe essere estesa anche ad altre associazioni - spiega Piero Gattoni, presidente del consorzio - rafforzerebbe gli sforzi legati a iniziative già avviate, alcune delle quali proprio nell’ambito del lavoro che sta sostenendo Ecofuturo. Il Cib sta già lavorando alla redazione di un manuale sul corretto utilizzo del digestato secondo i principi del Biogasfattobene e sta dialogando con il ministero dell’Agricoltura per ampliare e rafforzare l’attuale normativa in materia".
Il festival, che si è sviluppato attorno all’impegno ecologista di Jacopo Fo, è promosso da Libera Università di Alcatraz, Giga, Coordinamento Free e Italia che cambia con il supporto del Consorzio Italiano Biogas come main partner.
Il Consorzio Italiano Biogas e FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, potrebbero presto collaborare alla creazione di un gruppo tecnico integrato per l’elaborazione di un vademecum che indirizzi al corretto utilizzo del digestato da biogas in agricoltura biologica.
La proposta è emersa nel corso di Ecofuturo, festival delle eco tecnologie e dell’autocostruzione la cui quarta edizione si sta svolgendo a Padova al Fenice Green Energy Park. Il festival, sviluppatosi attorno all’impegno ecologista di Jacopo Fo, è promosso da Libera Università di Alcatraz, Giga, Coordinamento Free e Italia che cambia con il supporto del Consorzio Italiano Biogas come main partner.
Il digestato da biogas viene da tempo utilizzato come ammendante naturale nelle produzioni biologiche e biodinamiche ed è già stato dichiarato conforme da un regolamento della Commissione europea del 2008. L’annunciato accordo tra CIB e Federbio, che prevedrebbe la costituzione di un Gruppo tecnico integrato per l’individuazione di linee guida per la produzione di biogas coerenti con i principi dell’agricoltura biologica ed un corretto utilizzo del digestato, potrebbe tuttavia rappresentare un ulteriore stimolo all’ impiego di questo biofertilizzante, che oltre alle già testate capacità nella restituzione di sostanza organica al terreno, ha anche una importante funzione nel contrasto ai cambiamenti climatici.
«Il biologico – commenta Maria Grazia Mammuccini, consigliere di Federbio – sta crescendo continuamente ed è una grande opportunità per il futuro delle aziende agricole e del territorio. È per noi strategico attivare nuove alleanze con chi adotta i principi dell’economia circolare. La produzione di biogas secondo i principi di sostenibilità promossi dal CIB può favorire la restituzione di sostanza organica al terreno, che è uno dei principi fondamentali delle coltivazioni biologiche.
Per questo un gruppo tecnico integrato tra Federbio e CIB può offrire una preziosa occasione per lo studio, l’approfondimento e la diffusione di tecniche e pratiche sostenibili per la produzione di biogas e per il corretto utilizzo del digestato nelle coltivazioni biologiche». «La collaborazione tra CIB e Federbio, che potrebbe essere estesa anche ad altre associazioni, rafforzerebbe gli sforzi legati a iniziative già avviate, alcune delle quali proprio nell’ambito del lavoro che sta sostenendo Ecofuturo» spiega Piero Gattoni, presidente del CIB, Consorzio Italiano Biogas. «Il CIB sta già lavorando alla redazione di un manuale sul corretto utilizzo del digestato secondo i principi del Biogasfattobene® e sta dialogando con il ministero dell’Agricoltura per ampliare e rafforzare l’attuale normativa in materia».
Sostenibilità, protocollo d'intesa tra fondazione Mach e FederBio
federbio07/07/2017 - È stato siglato oggi a San Michele all’Adige, il protocollo di intesa tra Fondazione Edmund Mach e FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, per attivare congiuntamente una serie di attività di ricerca, sperimentazione e formazione nel settore dell’agricoltura biologica e biodinamica, quale uno fra i modelli agricoli per uno sviluppo rurale sostenibile.
A sottoscrivere il documento, di durata triennale, sono stati i presidenti Andrea Segrè e Paolo Carnemolla. Dopo la firma si è svolta la riunione operativa in cui sono state programmate le prime iniziative congiunte, a cui hanno preso parte anche il direttore generale, Sergio Menapace, e il direttore dell’Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia autonoma di Trento, Federico Bigaran. Il documento si inserisce all’interno di un contesto di azioni intraprese dalla Fondazione Edmund Mach a favore del settore biologico, che vanno dal potenziamento della consulenza tecnica e della sperimentazione al perfezionamento di percorsi formativi sull’agricoltura sostenibile.
“Da tempo conosco e stimo il lavoro di Federbio e del presidente Paolo Carnemolla, perciò è con grande soddisfazione che sottoscrivo a nome della Fondazione Mach questo protocollo di intesa – sottolinea il presidente FEM, Andrea Segrè-. Questo documento incentiva ulteriormente FEM a perseguire l’obiettivo di un’agricoltura sostenibile ad ampio spettro, dal punto di vista economico, ambientale e sociale. In questo percorso – che mette assieme ricerca, trasferimento tecnologico, mercati e consumatori – il settore del biologico ha ancora notevoli prospettive di miglioramento. E qui sta il nostro impegno. Mi auguro inoltre che, essendo il nostro Ente attivo nella formazione, oggi con il C3A pure a livello universitario, si possa andare in questa direzione anche in questo campo per preparare al meglio le future generazioni di agricoltori”.
Il presidente Federbio, Paolo Carnemolla, spiega che “l’agricoltura biologica è l’innovazione tecnica, organizzativa e di mercato che può dare un futuro sostenibile all’economia agricola e rurale del nostro Paese, dunque è necessario operare sul versante della ricerca, della formazione e del trasferimento delle conoscenze in stretta sinergia fra sistema delle imprese e Istituzioni autorevoli e radicate nel territorio come la FEM. L’obiettivo comune è costituire un polo di eccellenza per il supporto e lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica non solo in Provincia di Trento ma anche a dimensione nazionale e a rete con altre organizzazioni simili in Europa”.
In relazione agli eventi programmati dalla Fondazione Mach per l’estate in tema di sostenibilità, e in particolare di biologico, mercoledì 2 agosto, presso l’aula magna, si svolgerà, alle ore 9, la presentazione delle prove sperimentali in viticoltura biologica, evento che si inserisce all’interno del tradizionale incontro in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg. Di frutticoltura biologica si parlerà invece il giorno successivo, giovedì 3 agosto, alle 8.30, a Maso Part (Mezzolombardo), nell’ambito delle “Porte aperte”, dove si affronteranno anche i sistemi produttivi, le forme di allevamento, la distribuzione degli agrofarmaci e l’innovazione varietale.
Fonte: Corriereortofrutticolo
I cittadini europei chiedono alla UE di fermare il glifosato
federbioNoPesticidiStopGlifosatoCoalizione StopGlifosato: abbiamo superato di oltre 300 mila firme il quorum dell’ICE. Il governo italiano dichiari le sue intenzioni
Roma, 4 luglio 2017 - Un milione trecentoventimila firme. Sono quelle raccolte per chiedere alla Ue di bandire il glifosato dai nostri campi e quindi dalle nostre tavole. È il risultato dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) lanciata pochi mesi fa da un gruppo di associazioni ambientaliste e non solo che le ha consegnate ai Paesi membri per la verifica delle firme raccolte. Un milione e ottantamila sono state quelle ottenute online, cui si sono aggiunte le 237 mila raccolte materialmente a banchetti sparsi in tutta Europa.
“L’Italia ha dato un suo importante contributo con oltre 73 mila firme, superando di molto il quorum di 54 mila necessarie in appena quattro mesi di campagna: è merito dei cittadini che si sono mobilitati e delle organizzazioni che hanno aderito alla campagna”, dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione StopGlifostato, che raccoglie 45 sigle associative.
Ora – sottolinea la Coalizione – la Commissione dovrà adottare una risposta formale per illustrare le azioni che intende proporre a seguito dell'iniziativa dei cittadini. L’erbicida più diffuso al mondo è stato giudicato come ‘probabile cancerogeno’ dalla Iarc, l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, per poi finire in un processo di revisione di organismi europei (EFSA, ECHA) che ha colpito l’opinione pubblica per mancanza di chiarezza sui conflitti di interesse dei board scientifici, oltre che per l’inclusione nella valutazione delle ricerche non pubblicate pagate dalla multinazionale che produce il glifosato.
La Commissione europea, per bocca di alcuni dei Commissari, ha lasciato capire che la sua intenzione è quella di prorogare per un decennio l’utilizzo dell’erbicida. In 10 anni si possono fare molti danni alla salute umana e ambientale: nonostante i distinguo sulla sua cancerogenicità – distinguo viziati da troppi sospetti - nessuno degli organismi di valutazione europei ha messo in dubbio la sua dannosità per la salute umana e per l’ambiente.
“Il risultato raggiunto è un segnale che rimandiamo forte e chiaro al Governo e al Ministro delle Politiche agricole: l’Italia, un paese che è all’avanguardia sull’agricoltura di qualità e sul biologico, deve fare la sua parte per vietare il glifosato e fermare metodi pericolosi e inadatti alla sua vocazione. Il ministro Martina e il suo dicastero inoltre non hanno ancora dettagliato in cosa consiste il cosiddetto Piano Nazionale Glifosato Zero, annunciato lo scorso anno. Sulla scorta dei risultati raggiunti dall’Ice, chiediamo che venga fatta chiarezza sul piano annunciato”, aggiunge Mammuccini.
Il Piano potrebbe essere un importante strumento per l’implementazione della rete di monitoraggio dei residui di glifosato su tutto il territorio nazionale, l’introduzione immediata di limitazioni al suo impiego e la definitiva eliminazione dell’erbicida dai disciplinari di produzione dei PSR delle Regioni per interrompere subito i contributi pubblici che finanziano l’uso di questo pericoloso erbicida. “Chiediamo al più presto un incontro con il ministro Martina – conclude la portavoce della Coalizione - e che il Governo ufficializzi il prima possibile la posizione che intende adottare in sede europea per quanto riguarda il negoziato sul glifosato”.
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook, (hashtag #StopGlifosato)
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini, 3357594514
Gli uffici stampa:
AIAB Michela Mazzali - m.mazzali@aiab.it - Cell. 348 2652565
Lipu Andrea Mazza - andrea.mazza@lipu.it - Cell.3403642091
WWF Cristina Maceroni - c.maceroni@wwf.it - Cell. 329.8315725
Legambiente Milena Dominici - m.dominici@legambiente.it - Cell. 349.0597187
Luisa Calderaro - l.calderaro@legambiente.it - 06.86268353
Associazione Biodinamica Francesca Biffi - f.biffi@silverback.it - cell: 333 2164430
FederBio nella grande mela per promuovere il biologico "Made in Italy"
federbioDopo la partecipazione al Sial China, la Federazione è volata negli Stati Uniti per supportare l’internazionalizzazione del settore biologico nazionale e per la promozione del prodotto bio comunitario
03 luglio 2017 – Da anni partner strategico di autorità italiane e europee, la Federazione ha rafforzato la sua missione di ambasciatrice del biologico portando oltre oceano un calendario ricco di appuntamenti e iniziative promozionali per tutelare e favorire l’internazionalizzazione del comparto biologico.
Pima tappa di questa trasferta americana è stata il Summer Fancy Food, il più grande evento commerciale dedicato al mondo dell'industria alimentare in Nord America, che si è svolto presso il Javits Center di New York dal 25 al 27 giugno 2017. La manifestazione rappresenta una vetrina d’eccellenza per l’innovazione di settore e un momento di incontro e di analisi sui nuovi trend di consumo e sulle nuove istanze del mercato agroalimentare.
La presenza di FederBio all’evento rientra tra le iniziative del programma triennale, Organic food Organic mood (OFOM). Nato nel 2009 dalla sinergia tra la Federazione con l’Unione Europea e l’Italia, il programma ha come obiettivo il rafforzamento dei consumi dei prodotti bio comunitari nei mercati Paesi extraeuropei, in particolare: Cina, Giappone e USA.
Per consolidare ulteriormente l’impegno negli Stati Uniti, FederBio in accordo con l’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) ha organizzato una serie di attività di promozione presso i punti vendita Store Eataly USA pensate per far conoscere e gustare ai consumatori americani l’eccellenza dei prodotti biologici italiani.
Commenta il presidente di FederBio, Paolo Carnemolla “Le attività in USA rientrano nell’ambito di un complesso piano strategico finalizzato a favorire l’internazionalizzazione del biologico nazionale e comunitario che la Federazione porta avanti attraverso una serie di partenariati istituzionali di alto livello. In particolare con un mercato del bio del valore di 43,3 miliardi di dollari nel 2015, gli Stati Uniti rappresentano un Paese estremamente recettivo per quanto riguarda i prodotti biologici, capaci di accogliere una nuova filosofia dei consumi. La missione di FederBio non si ferma solamente alla promozione dei prodotti, ma intende promuovere la corretta informazione sui requisiti qualitativi, salutistici e nutrizionali dei prodotti da agricoltura biologica e del sistema di certificazione comunitaria.”
Per ulteriori informazioni:
Delia Ciccarelli
Delia.Ciccarelli@bm.com
Tel. +390272143590
Mobile +383483179924
Marta Andena
Marta.Andena@bm.com
Tel. +390272143511
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Intervista di Paolo Carnemolla ad Agrapress
CarnemollafederbioI recenti dati sulle vendite al dettaglio indicano una significativa contrazione dei consumi che tocca anche i generi alimentari. Qual è la situazione per i prodotti biologici?
Il calo delle vendite al dettaglio non interessa il nostro settore, praticamente assente nel canale del dettaglio tradizionale. I dati in nostro possesso relativamente al primo semestre del 2008 confermano invece una crescita non inferiore al 12% nel dettaglio specializzato, mentre alcuni fra i principali operatori presenti negli altri canali dichiarano aumenti di fatturato anche del 18% rispetto allo stesso periodo del 2007. Siamo in attesa di conoscere i dati dell’osservatorio ISMEA e ovviamente ci preoccupa il permanere di un forte divario nel trend dei consumi fra il nord del Paese e il resto d’Italia ma non abbiamo segnali di un impatto negativo della difficile congiuntura sulle vendite di prodotti biologici, che rimangono nella fascia alta di prezzo. I problemi per noi sul mercato interno rimangono dunque quelli di sempre, a cominciare dalla scarsa presenza di assortimenti adeguati nell’intera rete distributiva e relativamente all’assenza di strategie e investimenti adeguati in comunicazione e promozione, sia a livello istituzionale che nella grande distribuzione organizzata.
Il nuovo governo sta aprendo agli OGM e anche il Senato sta per avviare una indagine conoscitiva. Che ne pensa FederBio e quali conseguenze potranno esserci per il settore biologico?
FederBio è sempre stata contraria ad un approccio ideologico al tema delle biotecnologie, tant’è che siamo stati tenuti ai margini da un certo schieramento che, ora che il vento è cambiato, pare tuttavia scomparso. Noi ci siamo battuti e sempre lo faremo perché in agricoltura biologica non sia consentito l’uso di OGM e siamo convinti che la coesistenza sia impossibile nelle condizioni particolari del nostro territorio, dunque che l’interesse primario del Paese debba essere quello di tutelare la distintività delle proprie produzioni che, se omologate, perderebbero il loro principale vantaggio competitivo. Per questo abbiamo molto apprezzato la prudenza e la presa di posizione del Ministro Zaia e ci auguriamo che anche il fronte delle Regioni rimanga il più possibile compatto nell’approccio al tema della coesistenza. Qualunque cosa accada è comunque importante che i consumatori siano consapevoli che i prodotti biologici sono gli unici in grado di garantire l’assenza di OGM attraverso il rigido sistema di norme e la certificazione dell’intera filiera che anche con la riforma del regolamento europeo che entrerà in vigore nel 2009 rimangono assolutamente validi.
Qual è la posizione di FederBio sull’Healt Check della PAC?
L’assemblea di FederBio ha ribadito il supporto convinto alla modulazione, come necessario spostamento di risorse verso il sostegno a misure in grado di supportare l’organizzazione della produzione, le produzioni di qualità e la multifunzionalità. Riteniamo piuttosto che il ruolo dell’agricoltura biologica sia stato ampiamente sottovalutato nei documenti della Commissione, in particolare rispetto al raggiungimento di obiettivi quali la lotta al cambiamento climatico e la tutela delle acque. Non ha senso riproporre un elenco sterminato di pratiche agricole sostenibili quando è chiaro a tutti che il metodo biologico è l’approccio più efficiente e completo a queste tematiche, oltretutto l’unico con un sistema di certificazione in grado di far risparmiare risorse pubbliche per i controlli.
Perché FederBio da tempo insiste sulla necessità di rivedere l’impostazione dei PSR riguardo al sostegno al settore biologico?
Dal nostro osservatorio ci appare evidente come il combinato disposto delle tensioni sui prezzi agricoli e dell’inadeguatezza dei premi a superficie, oltre alla concorrenza di altre misure agroambientali assai meno impegnative e controllate, sta determinando in molte regioni una significativa uscita delle aziende dal sistema di certificazione. Inoltre le condizioni di accesso alla misura in molti casi sono vessatorie, oltre al permanere di un carico burocratico inaccettabile. E’ evidente che l’unico approccio realmente efficace al raggiungimento degli obiettivi dell’asse agroambientale dei PSR è la significativa conversione al metodo biologico dell’agricoltura nelle zone più intensive e invece si persevera in politiche che relegano il biologico nelle zone marginali, fallendo palesemente gli obiettivi enunciati e sprecando risorse pubbliche. Ribadiamo quindi la richiesta al Ministero e alle Regioni di avviare da subito la revisione dei premi, puntando in prospettiva all’utilizzo delle risorse provenienti dalla modulazione.
Quali sono le priorità dell’azione di FederBio decise dalla recente assemblea?
La prima è quella di rafforzare organizzativamente la componente dei produttori, soprattutto a livello territoriale. I buoni risultati del lavoro di rappresentanza degli interessi del settore ottenuti da FederBio ai tavoli nazionali rischiano di essere inefficaci se non accompagnati da una presenza capillare e visibile a livello regionale delle imprese biologiche, com’è avvenuto nel caso dei PSR. Intendiamo poi porre all’attenzione anche delle organizzazioni a vocazione generale la necessità di una politica nazionale definita per il nostro settore, a cominciare dalle prospettive di riforma della PAC e relativamente alla ripresa del percorso per una nuova normativa nazionale, ormai attesa da due legislature. Vogliamo inoltre rimettere al centro della discussione il valore del sistema di certificazione per tutto il settore e per il consumatore, pronti a sostenere i necessari cambiamenti per migliorarne l’efficacia e rafforzarne l’immagine.
Il congresso scientifico mondiale del biologico a Modena che risultati ha portato per il settore biologico italiano?
Purtroppo assai pochi rispetto alle enormi potenzialità dell’evento. Per una settimana a Modena si sono confrontati centinaia di scienziati e esperti delle più prestigiose università mondiali, testimoniando con contenuti di rilievo che la validità del metodo biologico è solidamente supportata dalla scienza e che l’agricoltura biologica è una risposta efficace anche a scala globale alle grandi questioni del nostro tempo, cambiamento climatico e sicurezza alimentare in primis. Peccato che di tutto questo nulla sia stato comunicato e che l’evento sia stato praticamente ignorato dalle istituzioni, principalmente per responsabilità di un’organizzazione scioccamente localistica e anche inadeguata. Mi auguro che questa esperienza insegni per il futuro e che la grande quantità di materiale e di esperienze prodotti possano comunque essere utilizzati al meglio per sostenere le difficili battaglie che come settore dobbiamo quotidianamente combattere contro il pregiudizio e l’ignoranza di buona parte del mondo dell’informazione e accademico italiani.
Perché il sistema di certificazione del biologico è spesso criticato e c’è ancora poca fiducia da parte dei consumatori sulle garanzie dei prodotti biologici?
Nonostante fin dal 1991 esista in Europa per il biologico un sistema normativo unico e esemplare, che ha istituito il primo sistema di certificazione veramente di filiera nell’agroalimentare, ancora oggi la comunicazione è pressoché assente, soprattutto dal fronte istituzionale. Il sistema di certificazione del biologico italiano è sotto la responsabilità del MiPAAF e delle Regioni eppure nessuno di questi soggetti fino ad ora ha svolto azioni di comunicazione efficaci e mirate sulle garanzie del proprio sistema di controllo e certificazione, non intervenendo solitamente nemmeno quando sulla stampa si fanno affermazioni palesemente false e denigratorie. Inoltre gli stessi organismi di certificazione autorizzati, pur se presenti nella grande maggioranza all’interno di FederBio, stentano a capire l’importanza di azioni e investimenti comuni per migliorare la comunicazione della propria attività e il coinvolgimento dei consumatori nel processo di certificazione. Ciò è ancora più singolare considerata la straordinaria quantità di accreditamenti che i principali organismi di certificazione italiani del biologico hanno ottenuto sia a livello nazionale che internazionale, oltretutto con un notevole investimento di risorse e senza alcun sostegno pubblico.
Quali sono le richieste di FederBio al nuovo Governo e al Ministro Zaia?
Al Ministro Zaia, che spero di incontrare presto, FederBio chiede anzitutto di stabilizzare e completare quanto prima l’assetto organizzativo del Ministero, sia per confermare le scelte fatte per la Direzione generale che si occupa anche del nostro settore che per un Capo dipartimento che rappresenti davvero una novità utile a ridare efficienza all’operato della struttura. I ritardi ormai cronici nell’attuazione del Piano d’azione nazionale di settore sono solo una delle evidenze di una situazione bloccata, che deve trovare rapida e definitiva soluzione. Al Ministro e al Governo chiediamo quindi di aprire rapidamente il confronto sul nuovo Piano d’azione per l’agricoltura biologica, considerando la dotazione della legge finanziaria 2007 ma iniziando a discutere anche della finanziaria triennale che si sta predispondendo. Il nuovo Piano, che deve rimanere incardinato sul MiPAAF, deve tuttavia coinvolgere anche altre politiche governative, come l’ambiente e la salute, non solo in termini di risorse ma soprattutto per un’azione coordinata e efficace dell’azione di governo che coinvolga adeguatamente anche le Regioni. Riguardo alla nuova normativa nazionale di settore, di cui si discute ormai da cinque anni, ci auguriamo che sia il Parlamento stesso a riprendere l’iniziativa legislativa e in tal senso FederBio si è già attivata con le Commissioni di Camera e Senato.
Fonte: Agrapress
Autore: Paolo Carnemolla - Letizia Martitano









