Parte oggi il Delta Green Weekend promosso dalle Associazioni. Presentate le 4 richieste del "Patto per il delta del Po"

Tre incontri con la stampa questa mattina a Ferrara, Ravenna e Rovigo

Le associazioni promotrici presentano oggi (primo giorno del Delta Green Weekend dell’1 e 2 luglio) ai Sindaci interessati il “Patto per il Delta del Po” per difendere efficacemente il Delta - il più vasto complesso di zone umide in Italia - dalla scarsa tutela della biodiversità, dai cambiamenti climatici e dallo squilibrio idrogeologico e per farlo diventare un’area pilota su scala nazionale e internazionale, dove sperimentare una gestione integrata e sostenibile delle risorse ambientali, sociali ed economiche.

Le associazioni promotrici del “Patto” ricordano che il Delta del Po, come stimato dall’analisi TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) è un patrimonio comune che produce un valore medio annuo di 16 miliardi di euro in servizi ecosistemici (MAB Nomination Form, 2013), a conferma della primaria importanza ecologica, economica e sociale su scala locale e globale di quest’area straordinaria. Il “Patto” è stato sottoscritto da 15 associazioni ed enti di tutela ambientale (AIAB - Associazione Italiana Agricoltura Biologica, AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, APAB - Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, CTS, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, FEDERBIO, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Slow Food, Touring Club Italiano, WWF).

Quattro sono le richieste salienti per una gestione integrata dell’area illustrate nel Patto per il Delta del Po:

1. favorire l’istituzione del Parco nazionale del Delta del Po, che per un’adeguata tutela della biodiversità, continua ad essere la scelta migliore, consentendo di gestire al meglio un’area naturalistica di importanza internazionale, che ricomprenda nell’area protetta i siti comunitari della Rete Natura 2000 presenti nel Delta;

2. procedere, in subordine, quantomeno a costuire un vero parco interregionale, che superi le ambiguità contenute nella proposta di riforma delle aree protette in discussione in Parlamento - che sul futuro del Delta del Po prevede una soluzione confusa in cui si privilegiano gli interessi localistici anziché puntare alla valorizzazione di un'area di interesse internazionale - e vada finalmente oltre i limiti ventennali emersi dalla gestione “separata” dei due parchi regionali, con habitat a rischio per le trasformazioni in atto e specie in pericolo per bracconaggio venatorio e ittico;

3.dare un segnale concreto di sviluppo sostenibile, partendo dalla messa in sicurezza, bonifica e riconversione del sito industriale di Porto Tolle, con la trasformazione del sito della ex centrale in un polo scientifico e tecnologico di eccellenza;

4. realizzare un Patto territoriale che coinvolga tutte le amministrazioni interessate per una gestione integrata delle maggiori problematiche e in particolare: a) sperimentare forme di valorizzazione dei servizi ecosistemici forniti dalle risorse naturali, tenendo conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici; b) attuare tutte le misure necessarie alla corretta e oculata gestione del bacino fluviale e della risorsa idrica; c) contenere e debellare i fenomeni di bracconaggio faunistico e ittico; d) adottare le scelte produttive o le tecnologie più innovative a minore impatto su suolo, acqua e aria; e) coinvolgere e motivare le comunità e gli operatori economici locali nella tutela, valorizzazione e fruizione delle ricchezze naturali, paesaggistiche e culturali dell’area.

Molto ricco il programma delle 16 iniziative del Delta Green Weekend previste sul territorio tra oggi e domani.

Sabato 1 luglio mattina (a partire dalle 9 e sino alla sera dopo le 19.30) le 15 associazioni promotrici del Patto hanno organizzato 8 appuntamenti in altrettante località in cui presenteranno il Patto del Delta ai Sindaci di Adria, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Rovigo (sulla sponda veneta) e Comacchio, Ferrara e Ravenna (sulla sponda emiliano-romagnola).

A Rovigo (alle ore 11.00 allo stand di piazza Vittorio Emanuele), a Ferrara (alle ore 11.00 davanti al Museo civico di storia naturale) e Ravenna (nell’ambito del convegno che si svolgerè in Comune dalle 9 alle 12.30) sabato 1 luglio si tengono principali incontri con la stampa.

Domenica 2 luglio invece le altre 8 iniziative per tutti i gusti (dalle 8.30 del mattino alle 21.00) saranno focalizzate a Porto Caleri, Oasi di Panarella e Isola Balutin, Porto Levante (Veneto), Cà Vecchia-Punte Alberete, Lido di Classe, Lido di Dante, Porto Garibaldi, Massenzatica (Emilia Romagna) sulla natura del Delta, dai punti di maggior pregio dei litorali, alle zone umide più spettacolari delle due regioni confinanti, con visite guidate a piedi o in battello e aperitivi in natura con prodotti tipici (in allegato il programma con gli appuntamenti più significativi delle due giornate).

Le associazioni scommettono, nella sostanza, su una migliore gestione e valorizzazione naturalistica e paesaggistica di una zona umida di importanza internazionale dove sperimentare concretamente una riconversione ecologica dell’economia, che sappia superare le lavorazioni inquinanti (dismissione della centrale termoelettrica di Porto Tolle) e sostenere le attività tradizionali sostenibili (legate alla pesca piccola e dilettantistica) e l’agricoltura biologica in un quadro di promozione ecoturistica internazionale nei mercati più ricchi del Nord e Centro Europa. In definitiva, il futuro del Delta del Po passa attraverso la capacità delle istituzioni di fare sistema, come dimostra lo stesso successo dell’istituzione nel 2015 del Delta del Po quale area MAB_UNESCO, e permettere, dopo anni di incertezze e indecisioni, quel salto di qualità che il Delta del Po non può più attendere.

 

Delta Green Weekend

Sabato 1 Luglio

Veneto

Rovigo - ore 10.00: Piazza V. Emanuele: gazebo informativo sul Delta. Ore 11.00: presentazione al sindaco del Patto del Delta e conferenza stampa. Ore 11.30: Visita guidata alla mostra fotografica ‘Terra senz’ombra’ a Palazzo Roverella (3€). Coordinamento a cura di WWF, Italia Nostra, Legambiente e con Slow Food e TCI
Adria – ore 9.00, mercato cittadino settimanale: Presentazione al sindaco del Patto Delta Po. Coordinamento a cura di Legambiente con Italia Nostra e WWF
Porto Tolle - ore 10 (P.zza Ciceruacchio, Loc. Cà Tiepolo): Consegna ai sindaci del Patto Delta Po e stand informativo. Coordinamento a cura di WWF, Legambiente e Italia Nostra.
Rosolina – ore 9.00, presentazione del Patto per il Delta e visita guidata dune fossili. Coordinamento a cura di Legambiente con Comitato del Delta
Porto Viro - ore 19.30: ‘Notte di Note’, alla scoperta della fauna notturna presso le dune fossili di Porto Viro, con degustazione prodotti tipici, visite guidate e presentazione del Patto. Coordinamento a di WWF con Le Dune Onlus

Emilia-Romagna

Ferrara - ore 11.00: presentazione del Patto Delta Po e conferenza stampa negli spazi antistanti il Museo Civico di Storia Naturale, via De Pisis 24. A seguire (ore 11.30) visita guidata con gli esperti nel Museo alla biodiversità del Delta (4€, max 30 persone). Ore 10-12 e 15-18: Visita al Giardino delle Capinere, Oasi Urbana LIPU, Via Porta Catena, 118 (tel 0532772077). Coordinamento a cura di WWF e LIPU, con Italia Nostra e Legambiente
Ravenna - ore 9,30 -12.00. Residenza Comunale (p.zza del Popolo, 1): ore 9:30 Incontro con i Sindaci per presentazione Patto per il Delta del Po e ore 11:00 Conferenza stampa. A cura di Legambiente con WWF ed Italia Nostra Lido di Dante - ore 14.30 -17.30. Gazebo informativo e visita guidata alla Pineta Ramazzotti e alla Foce del Bevano. Vigilanza delle aree protette - Coordinamento a cura delle Guardie di Legambiente.
Comacchio – dalle ore 9.00 presidio e/gazebo in Piazza Follegati e consegna al sindaco del Patto Delta Po – Coordinamento a cura di Legambiente

Domenica 2 Luglio

Veneto

Porto Caleri spiaggia – ore 17.00: gazebo informativo presso l’area di tutela del Fratino, liberazione di animali recuperati dal CRAS e consegna del Patto all’amministrazione di Rosolina. A cura di WWF, operatori turistici e balneari locali, Coordinamento a cura di Legambiente e Italia Nostra.
Oasi di Panarella e Isola Balutin - ore 17.00: Oasi aperte al pubblico – Coordinamento a cura del WWF
Porto Levante - ore 8.30-11.30: Birdwalking – passeggiata per il Delta. Ritrovo presso il distributore e passeggiata lungo le valli. Coordinamento a cura di LIPU

Emilia-Romagna

Punte Alberete e Valle Mandriole - ore 9.00 -12.30: Gazebo informativo e visita guidata all’Oasi di Punte Alberete e Valle Mandriole. Coordinamento a cura di Legambiente.
Lido di Dante - ore 9.00 -17.30: Gazebo informativo. Vigilanza delle aree protette (Bevano Nord). Coordinamento a cura delle Guardie di Legambiente.
Lido di Classe - ore 14.30-17.30: Presso la Riserva Statale Naturale (Bevano Sud), gazebo informativo e osservazioni dell’avifauna. Vigilanza a cura delle Guardie di Legambiente.
Porto Garibaldi - ore 15.30 e 19.00 (speciale tramonto): ‘Ali sull’Acqua’, escursione a piedi ed in gommone nel Parco del Delta ferrarese. A cura di Associazione Vitruvio con WWF (Ritrovo in via Matteotti 84, lato banchina. 15€ adulti, 8€ bambini. Prenotazione tel. 329 3659446 -associazione.vitruvio@gmail.com).
Massenzatica - ore 18.30 -21.00: visita al tramonto e aperitivo all’Oasi WWF delle Dune Fossili, Strada Prov. 62, Italba (FE) – Coordinamento a cura del WWF

*In regalo ai partecipanti la Carta Turistica Touring Club del Fiume Po 1:200.000

UN PATTO PER IL DELTA DEL PO

In un delicatissimo equilibrio tra terra e mare, con oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili, che vivono in maniera stabile nei suoi diversi habitat o che vi sostano durante le migrazioni, il Delta del Po è una zona unica per biodiversità su scala europea, in particolare per l’avifauna, e rappresenta il più vasto complesso di zone umide d’Italia. Questa varietà è confermata dall’istituzione di dieci Siti Natura 2000 (SIC e ZPS, Fig. 1) e da più di dieci Zone umide di importanza internazionale instituite ai sensi della Convenzione di Ramsar.

Il Delta del Po, come stimato dall’analisi TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) è un patrimonio comune che produce un valore medio annuo di 16 miliardi di € in servizi eco sistemici (MAB Nomination Form, 2013), che ne conferma la primaria importanza ecologica, economica e sociale su scala locale e globale.

Le azioni di tutela di due diversi parchi regionali, che operano nel Delta da oltre 20 anni (Veneto, dal 1997 ed in Emilia Romagna, dal 1988), non hanno garantito un’efficace tutela della biodiversità né hanno portato, anche per la scarsa dotazione di risorse economiche allocate e di personale assegnato, scoraggiato il gravissimo e diffuso fenomeno del bracconaggio venatorio e ittico anche nelle aree di maggior pregio appartenenti a Rete Natura 2000 .

Il recente riconoscimento nel 2015 del Delta del Po quale area MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO, voluto fortemente dalle amministrazioni e dalle popolazioni locali conferma la volontà diffusa e l’aspirazione ad una gestione integrata delle risorse naturali di questo delicatissimo ambiente naturale in fragile equilibrio per l’apporto degli inquinanti (lo stato ambientale delle acque a monte e a valle dalla foce è valutato “non buono”), l’introgressione del cuneo salino, l’innalzamento del livello delle acque marine dovuto al riscaldamento globale.

Le scommesse per una migliore gestione e valorizzazione, concordate e convergenti, di una zona umida di importanza internazionale dove sperimentare concretamente una riconversione ecologica dell’economia che sappia superare le lavorazioni inquinanti (dismissione della centrale termoelettrica di Porto Tolle) e rinnovare le attività tradizionali sostenibili (legate alla piccola pesca e dilettantistica) in un quadro di promozione ecoturistica internazionale nei mercati più ricchi del Nord e Centro Europa, passa attraverso la capacità delle istituzioni di fare sistema, come dimostra lo stesso successo della proposta MAB_UNESCO.

Le sottoscritte associazioni ritengono che il Delta del Po, possa diventare un’area pilota su scala nazionale, ma di valenza internazionale, dove sperimentare forme di tutela e gestione integrata e dinamica della biodiversità e del territorio, che tengano conto delle necessarie misure di adattamento ai cambiamenti climatici, mirando ad abbattere l’inquinamento delle acque, del suolo e dell’aria, attraverso politiche attive sostenibili di ri-conversione e ottimizzazione degli impianti industriali e dell’apparto produttivo, della rete civica di depurazione delle acque, delle pratiche agricole anche attraverso la promozione dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Le sottoscritte associazioni propongono di:

- Favorire l’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po, quale soluzione più efficace per completare e perfezionare il processo avviato con l’istituzione del MAB Unesco, nel rispetto della missione e degli standard vigenti della legge quadro nazionale sulle aree naturali protette n. 394/1991, per superare i limiti dell’attuale modello di governance dei due parchi regionali, affidando a questo, anche attraverso un ampliamento dell’area sinora protetta dai due parchi regionali, la tutela e la gestione dei siti comunitari della rete Natura 2000 istituiti nell’Area del Delta del Po;

- Garantire una tutela effettiva della biodiversità. Anche nel caso si proceda alla effettiva istituzione di un vero parco interregionale bisogna che questo abbia come priorità un’efficace conservazione e valorizzazione delle specie e degli habitat del Delta - come viene stabilito dalla legge quadro nazionale e sinora non è stato garantito dai parchi regionali - a partire dall’inclusione nel perimetro dell’area protetta di tutti i siti della rete Natura 2000 attualmente esclusi. Siti che godrebbero di minore protezione se relegati nelle aree contigue;

- Procedere alla messa in sicurezza, bonifica e riconversione del sito industriale di Porto Tolle trasformando il sito della ex centrale in un polo scientifico e tecnologico di eccellenza, che possa fornire opportunità di lavoro compatibili con un ambiente unico a livello europeo, attraverso lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e della chimica verde;

- Intraprendere con le amministrazioni pubbliche interessate e il coinvolgimento dei parchi regionali un percorso per la definizione di un Patto Territoriale per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile del Delta del Po che, trovando i suoi presupposti formali nella legge n. 662/1996, istituisca una cabina di regia per l’integrazione tra le politiche delle amministrazioni e degli altri enti ed organismi pubblici competenti, che coinvolga le associazioni ambientaliste, le comunità locali e le parti sociali, per fare del Delta un’area pilota su scala nazionale, nel rispetto delle normative e dei migliori standard comunitari, dove:

a) sperimentare la tutela e la gestione integrate delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici forniti dalle zona umida, dedicando particolare attenzione all’adattamento ai cambiamenti climatici;
b) attuare tutte le misure necessarie alla corretta e oculata gestione del bacino fluviale e della risorsa idrica, garantendo un alto grado di naturalità del fiume e la buona qualità delle acque;
c) contenere e debellare i fenomeni di bracconaggio faunistico e ittico;
d) adottare le scelte produttive o le tecnologie più innovative a minore impatto su suolo, acqua e aria;
e) coinvolgere e motivare le comunità e gli operatori economici locali nella tutela, valorizzazione e fruizione delle ricchezze naturali dell’area, sulla base di un approccio nuovo e territorialmente compatibile dell’economia locale.

Le sottoscritte associazioni ritengono nel contempo che:

  1. nel breve periodo, si dovrà limitare l’illegalità e la perdita di biodiversità nell’area protetta ai sensi delle norme nazionali e comunitarie;
  2. nel medio periodo, si potranno sperimentare modelli di riconversione produttiva ecologica e individuare forme di sostegno e di migliore integrazione nel territorio delle nuove attività produttive green, nonché identificare le pratiche più virtuose per la valorizzazione della cultura delle attività tradizionali e dei prodotti locali, con un’attenzione particolare alla promozione dell’agricoltura biologica e biodinamica, anche con la costituzione di un distretto biologico dell’area del Delta del Po;
  3. nel lungo periodo, si auspica la realizzazione di un piano di adattamento per l’intera area del Delta del Po che consenta di affrontare in modo integrato e innovativo la difesa del suolo, la riduzione del rischio idrogeologico e la tutela dei processi ecologici e della biodiversità.

FederBio porta l'eccellenza del biologico al Parlamento Europeo

Bruxelles: il commissario Hogan partecipa all’evento FederBio al Parlamento Europeo per la promozione dei prodotti agroalimentari biologici italiani

29 giugno 2017 – Sostenere lo sviluppo coerente e coordinato del settore biologico comunitario, questo l’obiettivo della tappa europea di FederBio in trasferta in Belgio.

Portando avanti il suo impegno per l’internazionalizzazione del biologico, la Federazione ha identificato nel Belgio, e in particolare nella zona intorno a Bruxelles, un mercato strategico che si distingue per un interessante mix di propensione al consumo, possibilità di spesa e ampia presenza di ristoratori interessati a proporre un menu mediterraneo, incentrato sul concetto biologico.

La capitale belga sta ospitando dal 26 giugno fino al 02 luglio la BIO WEEK: sette giorni di eventi informativi per promuovere i prodotti biologici italiani nel circuito della ristorazione e della distribuzione.

Ad aprire questa settimana 100% bio, lunedì 26 giugno presso il Parlamento Europeo di Bruxelles, si è tenuto un evento istituzionale con la partecipazione di Philip Hogan, Commissario UE per l’agricoltura e Martin Hausling, il relatore e capo negoziatore del Parlamento europeo della proposta di riforma del Regolamento sul biologico.

Paolo Frigati, dell’Ufficio di Presidenza di FederBio, è intervenuto evidenziando come la proposta di revisione del Regolamento sul biologico debba tenere conto delle evoluzioni nelle molto positive tendenze del consumo.

“Il mercato richiede sempre più prodotto bio non solo per una crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale ma anche per un nuovo approccio alle qualità nutrizionale degli alimenti” – ha dichiarato Paolo Frigati, aggiungendo che – “Il mercato dei prodotti bio rispetto alla data di approvazione del precedente Regolamento (2007) è cambiato radicalmente, dunque auspichiamo che l’accordo sulla proposta di revisione, che verrà chiuso nei prossimi giorni, terrà conto della sua forte crescita. Le rappresentanze del settore biologico e la politica devono condividere un approccio all’altezza della sfida che abbiamo davanti: far diventare il biologico il sistema agricolo e alimentare di riferimento per l’Europa, sapendo che l’Italia su questa frontiera può giocare un ruolo di leader.”

Alla serata ha preso parte un pubblico di alto livello, tra cui 150 professionisti tra decision maker dell’Unione Europea, VIP customer, opinion leader e buyer della GDO. Chef locali hanno proposto ricette realizzate esclusivamente con prodotti bio, di cui gli ospiti hanno potuto assaporare il gusto e conoscere proprietà e caratteristiche.

Entrambe le iniziative si inseriscono nell’ambito di “BiOrganic Lifestyle” (BIOLS), progetto di FederBio co-finanziato dall’Unione Europea e dallo Stato italiano che prevede azioni di informazione e promozione in Germania, Italia e Belgio per valorizzare le produzioni certificate bio, promuovere il marchio europeo di qualità che contrassegna i prodotti biologici e per divulgare informazioni sulla rigorosa regolamentazione comunitaria.

Per ulteriori informazioni:

Delia Ciccarelli
Delia.Ciccarelli@bm.com
Tel. +390272143590
Mobile +383483179924

Marta Andena
Marta.Andena@bm.com
Tel. +390272143511
Mobile +393485499956


L'1 e 2 luglio le Associazioni promuovono il Delta Green Weekend: 16 iniziative per presentare il "Patto per il delta del Po"

Tre incontri con la stampa a Ferrara, Ravenna e Rovigo

La società civile scende in campo nel week end dell’1 e 2 luglio per presentare il “Patto per il Delta del Po” a popolazioni e istituzioni locali per avere una gestione davvero unitaria e integrata che consenta finalmente di tutelare adeguatamente una zona unica per biodiversità su scala europea (in particolare per l’avifauna) che rappresenta il più vasto complesso di zone umide d’Italia, messo a rischio da una gestione non oculata delle risorse naturali e dalle trasformazioni indotte dai cambiamenti climatici.

Il Delta Green Weekend dell’1 e 2 luglio, che dà vita a sedici iniziative sulle due sponde veneta ed emiliano-romagnola, è promosso da AIAB - Associazione Italiana Agricoltura Biologica, AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, APAB - Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, CTS, Federazione Pro Natura, FEDERBIO, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Slow Food, Touring Club Italiano, WWF

Sabato 1 luglio mattina (a partire dalle 9 e sino alla sera dopo le 19.30) le associazioni promotrici  del Patto hanno organizzato 8 appuntamenti in altrettante località in cui presenteranno il Patto del Delta ai Sindaci di Adria, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Rovigo (sulla sponda veneta) e Comacchio, Ferrara e Ravenna (sulla sponda emiliano-romagnola). Patto che è stato sottoscritto da 15 associazioni.

A Rovigo (alle ore 11.00 allo stand di piazza Vittorio Emanuele), a Ferrara (alle ore 11.00 davanti al Museo civico di storia naturale) e Ravenna (nell’ambito del convegno che si svolgerè in Comune dalle 9 alle 12.30) sabato 1 luglio si terranno i principali incontri con la stampa.

Domenica 2 luglio invece le altre 8 iniziative per tutti i gusti (dalle 8.30 del mattino alle 21.00) saranno focalizzate a Porto Caleri, Oasi di Panarella e Isola Balutin, Porto Levante (Veneto), Cà Vecchia-Punte Alberete, Lido di Classe, Lido di Dante, Porto Garibaldi, Massenzatica (Emilia Romagna) sulla natura del Delta, dai punti di maggior pregio dei litorali, alle zone umide più spettacolari delle due regioni confinanti, con visite guidate a piedi o in battello e aperitivi in natura con prodotti tipici (in allegato il programma con gli appuntamenti più significativi delle due giornate).

Con il Patto le associazioni chiedono che siano superati gli attuali limiti dell’inefficace ventennale gestione, separata in due parchi regionali del Veneto e dell’Emilia Romagna, di un patrimonio naturale e culturale locale, che ha una rilevanza nazionale e internazionale. L’area del Delta del Po, in un fragile equilibrio ecologico tra terra e mare, ospita oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili, che vivono in maniera stabile nei suoi diversi habitat o che vi sostano durante le migrazioni.

Il recente riconoscimento nel 2015 del Delta del Po quale area MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO conferma la volontà diffusa e l’aspirazione ad una gestione integrata delle risorse di questo delicatissimo ambiente naturale, un unicum paesaggististico, in fragile equilibrio per scelte industriali obsolete, l’apporto degli inquinanti (lo stato ambientale delle acque a monte e a valle dalla foce è valutato “non buono”), l’introgressione del cuneo salino, l’innalzamento del livello delle acque marine dovuto al riscaldamento globale.

 

Delta Green Weekend

Sabato 1 Luglio

Veneto
Rovigo - ore 10.00: Piazza V. Emanuele: gazebo informativo sul Delta. Ore 11.00: presentazione al sindaco del Patto del Delta e conferenza stampa. Ore 11.30: Visita guidata alla mostra fotografica ‘Terra senz’ombra’ a Palazzo Roverella (3€). Coordinamento a cura di WWF, Italia Nostra, Legambiente e con Slow Food e TCI
Adria – ore 9.00, mercato cittadino settimanale: Presentazione al sindaco del Patto Delta Po. Coordinamento a cura di Legambiente con Italia Nostra e WWF
Porto Tolle - ore 10 (P.zza Ciceruacchio, Loc. Cà Tiepolo): Consegna ai sindaci del Patto Delta Po e stand informativo. Coordinamento a cura di WWF, Legambiente e Italia Nostra.
Rosolina – ore 9.00, presentazione del Patto per il Delta e visita guidata dune fossili. Coordinamento a cura di Legambiente con Comitato del Delta
Porto Viro - ore 19.30: ‘Notte di Note’, alla scoperta della fauna notturna presso le dune fossili di Porto Viro, con degustazione prodotti tipici, visite guidate e presentazione del Patto. Coordinamento a di WWF con Le Dune Onlus

Emilia-Romagna

Ferrara - ore 11.00: presentazione del Patto Delta Po e conferenza stampa negli spazi antistanti il Museo Civico di Storia Naturale, via De Pisis 24. A seguire (ore 11.30) visita guidata con gli esperti nel Museo alla biodiversità del Delta (4€, max 30 persone). Ore 10-12 e 15-18: Visita al Giardino delle Capinere, Oasi Urbana LIPU, Via Porta Catena, 118 (tel 0532772077). Coordinamento a cura di WWF e LIPU, con Italia Nostra e Legambiente
Ravenna - ore 9,30 -12.00. Residenza Comunale (p.zza del Popolo, 1): ore 9:30 Incontro con i Sindaci per presentazione Patto per il Delta del Po e ore 11:00 Conferenza stampa. A cura di Legambiente con WWF ed Italia Nostra Lido di Dante - ore 14.30 -17.30. Gazebo informativo e visita guidata alla Pineta Ramazzotti e alla Foce del Bevano. Vigilanza delle aree protette - Coordinamento a cura delle Guardie di Legambiente.
Comacchio – dalle ore 9.00 presidio e/gazebo in Piazza Follegati e consegna al sindaco del Patto Delta Po – Coordinamento a cura di Legambiente

Domenica 2 Luglio

Veneto

Porto Caleri spiaggia – ore 17.00: gazebo informativo presso l’area di tutela del Fratino, liberazione di animali recuperati dal CRAS e consegna del Patto all’amministrazione di Rosolina. A cura di WWF, operatori turistici e balneari locali, Coordinamento a cura di Legambiente e Italia Nostra.
Oasi di Panarella e Isola Balutin - ore 17.00: Oasi aperte al pubblico – Coordinamento a cura del WWF
Porto Levante - ore 8.30-11.30: Birdwalking – passeggiata per il Delta. Ritrovo presso il distributore e passeggiata lungo le valli. Coordinamento a cura di LIPU

Emilia-Romagna

Punte Alberete e Valle Mandriole - ore 9.00 -12.30: Gazebo informativo e visita guidata all’Oasi di Punte Alberete e Valle Mandriole. Coordinamento a cura di Legambiente.
Lido di Dante - ore 9.00 -17.30: Gazebo informativo. Vigilanza delle aree protette (Bevano Nord). Coordinamento a cura delle Guardie di Legambiente.
Lido di Classe - ore 14.30-17.30: Presso la Riserva Statale Naturale (Bevano Sud), gazebo informativo e osservazioni dell’avifauna. Vigilanza a cura delle Guardie di Legambiente.
Porto Garibaldi - ore 15.30 e 19.00 (speciale tramonto): ‘Ali sull’Acqua’, escursione a piedi ed in gommone nel Parco del Delta ferrarese. A cura di Associazione Vitruvio con WWF (Ritrovo in via Matteotti 84, lato banchina. 15€ adulti, 8€ bambini. Prenotazione tel. 329 3659446 -associazione.vitruvio@gmail.com).
Massenzatica - ore 18.30 -21.00: visita al tramonto e aperitivo all’Oasi WWF delle Dune Fossili, Strada Prov. 62, Italba (FE) - Coordinamento a cura del WWF

*In regalo ai partecipanti la Carta Turistica Touring Club del Fiume Po 1:200.000


FederBio: il decreto sui controlli nel biologico è una "rivoluzione a metà"

La riconferma dei poteri all’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero è l’anticamera dell’inefficacia del provvedimento:
Federbio propone il nuovo Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei Carabinieri come autorità più qualificata per migliorare sensibilmente l’efficacia dei controlli sul biologico italiano e rendere questo settore un faro per lo sviluppo dell’agroalimentare a livello europeo

Bologna, 20 giugno 2017 - Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il testo del nuovo decreto che sostituirà il decreto legislativo n.220/95 in materia di controlli e certificazione del biologico. Il testo dovrà ora ottenere i pareri delle due Camere e delle Regioni; il Governo ha previsto di concluderne l’iter entro febbraio 2018.

Le nuove disposizioni prendono spunto anche dalle criticità evidenziate dalla trasmissione Report andata in onda a ottobre del 2016, ma intervengono esclusivamente sugli organismi di certificazione e sugli operatori, introducendo per i primi norme per prevenire il conflitto d’interessi e un sistema sanzionatorio che, per la parte amministrativa, viene esteso anche agli operatori.

Vengono invece confermati e rafforzati ruolo e potere dell’Ispettorato centrale repressione frodi del ministero, al cui operato negli anni più recenti va attribuita la responsabilità principale delle inefficienze e della burocrazia macchinosa del sistema di certificazione del biologico italiano.

La vigilanza dell'Ispettorato centrale si è rivelata infatti costosa e a tratti inefficace. Non ha effettuato interventi adeguati sugli organismi di certificazione anche a fronte di denunce, e non ha sviluppato attività di coordinamento del sistema di certificazione (problema stigmatizzato anche dalla Commissione europea a conclusione dei suoi audit).
Anche per questi motivi ci si sarebbe attesi, finalmente, un passaggio di consegne al nuovo Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, che mette assieme le competenze del Corpo Forestale dello Stato e del Nucleo Carabinieri Politiche Agricole. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri per di più ignora il Reg. UE 625/17, che è entrato in vigore a fine aprile scorso e riforma tutto il sistema dei controlli ufficiali di alimenti e mangimi.

“Chiediamo da anni una riforma radicale del sistema di certificazione di settore, a cui abbiamo lavorato concretamente in tutte le precedenti legislature- dichiara il presidente di FederBio Paolo Carnemolla. “Abbiamo denunciato, come Federazione che rappresenta tutte le componenti del biologico italiano, le inefficienze e i comportamenti scorretti di tutti i protagonisti del sistema di certificazione, anche quando si è trattato di organismi di certificazione soci di FederBio, come ci ha dato atto Milena Gabanelli nel corso della trasmissione Report del 10 ottobre scorso. Abbiamo dato piena disponibilità al ministro Martina a sostenere un provvedimento che intervenisse in maniera drastica su alcune degenerazioni del sistema di certificazione e quindi accogliamo di buon grado alcune novità introdotte dal testo approvato dal Consiglio dei Ministri”.

“Non possiamo però accettare – continua Carnemolla - che si intervenga in maniera drastica solo sulla parte privata del sistema, ovvero su organismi di certificazione e operatori, con evidenti impatti e oneri, lasciando all’Ispettorato centrale repressione frodi le medesime funzioni e responsabilità per le quali si è dimostrato negli anni recenti quanto meno inadeguato, attribuendogli un potere ancora maggiore attraverso un sistema di sanzioni amministrative pericolosamente discrezionale e autoreferenziale”.

“Ci chiediamo – conclude Carnemolla - che senso abbiano avuto la riforma del Corpo Forestale e la costituzione di un nuovo Comando presso l’arma dei Carabinieri, che comprende anche le competenze del Nucleo antifrodi operante presso il MiPAAF, se questa che è la più grande e qualificata forza di polizia ambientale e agroalimentare in Europa non viene utilizzata a tutela di un settore strategico per ambiente e agroalimentare come il biologico. Una scelta che agevolerebbe anche un maggiore coinvolgimento delle Regioni, altrimenti di fatto escluse dall’attività di vigilanza nel loro territorio.”

Fonte: Agrapress


1.000.000 di firme contro il glifosato

La raccolta di firme continua fino al 30 giugno per chiedere alla Commissione Europea un’agricoltura senza pesticidi

16/06/2017 - L’iniziativa dei cittadini europei (ICE), la petizione ufficiale per chiedere alla Commissione Europa di vietare l’uso del diserbante glifosato, ha raggiunto ieri 1 milione di firme.
I cittadini hanno firmato la petizione in tutti i 28 Stati membri ed il quorum di firme necessario è stato raggiunto in meno di cinque mesi in più dei sette stati richiesti. E’ la raccolta di adesioni più veloce mai registrata da quando la Commissione Europea ha introdotto questa forma di partecipazione attiva dei cittadini europei.
La Commissione europea è dunque adesso legalmente tenuta a rispondere alle richieste delle Associazioni che hanno promosso L’ICE e se non vuole perdere ulteriormente credibilità dovrà prenderle in considerazione nelle sue prossime decisioni sul rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato l’ inequivocabile segnale arrivato da un milione di cittadini europei.

Anche l’Italia il quorum è stato raggiunto, superando il numero di firme minimo attribuito al nostro paese, grazie alla mobilitazione di 45 Associazioni, Enti e comitati di cittadini riuniti nella Coalizione #StopGlifosato. Una mobilitazione collettiva che andrà avanti fino al 30 giugno.

“Il raggiungimento della soglia di 1 milione di firme in tutta Europa è un primo importante risultato che ci spinge a continuare la raccolta delle adesioni alla petizione ECI, con lo stesso ritmo che abbiamo tenuto fino ad oggi, per dare un segnale ancora più chiaro e forte alle istituzioni Italiane ed europe per un’agricoltura senza glifosato e senza pesticidi” commenta Maria Grazia Mammuccini portavoce della Coalizione italiana #StopGlifosato

La raccolta delle firme per l’ICE continua fino al 30 giugno per mettere in sicurezza l’obiettivo raggiunto e far sentire ancora più forte la voce dei cittadini europei contro il glifosato.

Le firme si raccolgono su http://www.stopglifosato.it/petizione-ice-stopglyphosate/

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Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETÀ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA

La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini, 3357594514

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Ufficio Stampa Lipu: Andrea Mazza - andrea.mazza@lipu.it - Cell. 3403642091
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Le aree ecologiche dei campi europei sono salve ma occorre accelerare l'iniziativa contro il glifosato

L’Europarlamento dà segnali di disinteresse sui pesticidi, i cittadini possono dire la loro firmando l’Ice

14 giugno 2017 - La Natura ha vinto contro i pesticidi grazie al voto di oggi al Parlamento Europeo, dove non si è raggiunto il quorum necessario per cancellare il divieto di uso di pesticidi nella EFA (le Ecological focus area, ossia le “aree di interesse ecologico”). Gli agricoltori che dunque coltivano una superficie ampia non potranno avvelenare le EFA se vorranno accedere ai “pagamenti ecologici’" (il cosidetto greening), che rappresentano il 30% del bilancio del primo pilastro della Politica agricola comune (PAC).

“Un risultato in chiaroscuro - lo definisce Maria Grazia Mammuccini, Portavoce della Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni ambientaliste e della società civile nella battaglia contro l’erbicida più diffuso al mondo - In chiaroscuro perché abbiamo portato a casa il risultato di sottrarre una parte della superficie agricola alla diffusione incontrollata di veleni nei campi. Ma il voto di oggi ha anche rappresentato un segnale di disinteresse per la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente da parte del Parlamento Europeo, che, pur non raggiungendo il quorum necessario per cancellare una norma della Commissione, ha votato a maggioranza per l’eliminazione del divieto ai pesticidi”, spiega.

“Dall’Europa continuiamo ad aspettarci di più: ora infatti si deciderà del rinnovo o meno dell’autorizzazione del glifosato. Gli organismi scientifici sono divisi sulla cancerogenicità, ma non sulla sua dannosità per la salute umana e quella ambientale. Gli interessi della Monsanto – continua Mammuccini - sono molto forti, come abbiamo visto anche nelle istruttorie degli studi sul glifosato. È quindi oggi più che mai importante che si raccolgano le firme per l’iniziativa dei cittadini europei (ICE), una forma di partecipazione diretta alle politiche europee che può bypassare le posizioni retrive di una parte dell’Europarlamento e della Commissione Ue”. Oggi l’Ice sta per raggiungere il traguardo del milione di firme necessarie in tutto il Continente e in Italia si è prossimi al quorum necessario. “Serve un ultimo sforzo: i cittadini hanno la possibilità di dire la loro e possono utilizzarla”, conclude la portavoce della Coalizione.

Le firme si raccolgono su http://www.stopglifosato.it/petizione-ice-stopglyphosate/

SCHEDA - Background sulle aree di interesse ecologico (EFA)
L'obiettivo prioritario delle EFA è "salvaguardare e migliorare la biodiversità naturale nelle aziende agricole", e questo requisito riguarda solo il 5% dei terreni a seminativo in aziende agricole con superficie agricola superiore a 15 ettari. Ricordiamo che in Italia la dimensione media delle aziende è di appena 8 ettari e quindi solo il 5% delle aziende dovrà dotarsi delle EFA (pari a circa il 26% delle superfici a seminativo). Le EFA sono finalizzate essenzialmente a salvaguardare e migliorare la biodiversità naturale nelle aziende agricole, un obiettivo necessario anche al mantenimento di un agricoltura di qualità quale quella italiana

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FederBio risponde a Il Foglio in relazione all'articolo “Perché la lobby del biologico a Bruxelles combatte per difendere i pesticidi”

Scriviamo in relazione all’articolo “Perché la lobby del biologico a Bruxelles combatte per difendere i pesticidi” pubblicato il 7 giugno, articolo in cui abbiamo riscontrato pesanti imprecisioni e scarsa chiarezza che può generare confusione nei lettori.
Luca Gambardella scrive che nel regolamento europeo che disciplina il settore non si fa alcun riferimento esplicito al divieto di usare i pesticidi.
Si tratta di un’affermazione quantomeno capziosa: se nel regolamento manca il didascalico “sono vietati i pesticidi chimici di sintesi” è però imposto con assoluta chiarezza un elenco ristretto delle uniche sostanze utilizzabili, nessuna delle quali è un pesticida chimico di sintesi, come può appurare chiunque. Com’è frequente nelle disposizioni di legge, il criterio non è quello della lista negativa (“non puoi usare queste sostanze”), ma quello altrettanto cristallino della lista positiva (“puoi usare solo queste sostanze”). Questo modo di raccontare all’opinione pubblica il regolamento è dunque del tutto fuorviante.
Venendo ai residui: nella proposta di regolamento della Commissione non è affatto indicato un “limite alle sostanze chimiche che si possono usare nel processo produttivo”: questo limite c’è già dal 1991, anno di pubblicazione del primo regolamento europeo sul biologico, ed è da allora pari a zero.
Quello che la Commissione intende introdurre (con la contrarietà della maggioranza delle autorità competenti degli Stati membri, più che di presunte “lobby del biologico”) è una soglia di residui di pesticidi tollerabile nei prodotti biologici. Sotto la soglia proposta (0,01 mg/kg) il prodotto sarebbe da considerare conforme, sopra a tale soglia no.
Giova segnalare che tale limite è già legge in Italia dal 2011: tra le amate sponde, se l’analisi rileva un pesticida sopra il limite (giova una traduzione: 0,01 mg/kg significano 1 grammo di pesticida su 100 tonnellate di prodotto), quel prodotto non può essere etichettato come biologico.
E questo nemmeno se si accerta la non intenzionalità e l’assoluta accidentalità della presenza, per la quale nessuna responsabilità sia addebitabile al produttore. Un esempio: se su del grano emerge traccia di un pesticida che sul grano non ha alcun effetto, ma lo ha sulla vite di un’azienda agricola confinante, appare evidente ai più che si tratta di un effetto di deriva di cui il produttore biologico è innocente.
Le autorità competenti della maggioranza dei Paesi europei, semplicemente, ritengono che non si possa penalizzare chi non si sia reso responsabile della violazione di alcuna norma. Per non banali considerazioni di certezza del diritto, la posizione prevalente, ovviamente quando si tratti di tracce che non comportano il minimo rischio per i consumatori, è di non danneggiare il produttore che le verifiche accertino estraneo a ogni responsabilità rispetto all’impiego di un prodotto vietato nella coltivazione biologica.
Dal 1992 l’uso dell’atrazina (il diserbante in precedenza più utilizzato dagli agricoltori convenzionali, mai entrato in un’azienda biologica) è vietato, ma la sostanza è tuttora rilevata in quasi il 10% delle acque sotterranee italiane. Nel 2003, nel corso del dibattito sulla direttiva Reach (Registration, Evaluation and Authorisation oh Chemicals) l’allora commissaria europea all’ambiente, Margot Wallstrom esibì le sue analisi del sangue, da cui emergeva la presenza di DDT (vietato in Italia dal 1969), lo stesso DDT di cui, nel “2015 European Union report on pesticide residues in food”, l’Efsa ammette sono state trovate tracce nel 10.7% dei campioni di burro (non biologico) analizzati a livello europeo. Si tratta di contaminanti ambientali, la cui presenza è, purtroppo, tecnicamente inevitabile.
Ne conseguono due considerazioni. La prima è che non si possono considerare i nipoti responsabili delle colpe dei nonni (o, volendo esser più corretti, non si possono considerare gli agricoltori biologici responsabili delle colpe dei nonni degli agricoltori convenzionali).
La seconda è che la persistenza nell’ambiente di contaminanti il cui uso è abbandonato da decenni deve far riflettere sull’urgenza non più rinviabile di cambiar rotta, indirizzando la produzione verso un approccio sostenibile, per evitare di aggravare in modo irrimediabile le risorse ambientali.
L'agricoltura biologica non è una pratica luddista nè una proposta pensata per consumatori immaginifici, ma una soluzione concreta e praticabile alle gravi condizioni a cui un modo sconsiderato di produrre ha ridotto l'ecosistema in cui ci muoviamo. L’agricoltura, soprattutto quella biologica, si fa all’aria aperta e in campagna e per ora le superfici coltivate al biologico sono meno del 15% dell’intera superficie agricola coltivata in Italia. Per quale motivo gli agricoltori biologici dovrebbero essere puniti se chi usa in maniera sconsiderata i pesticidi di sintesi sono gli agricoltori convenzionali?
Chiediamo dunque alla redazione di fare chiarezza sul tema, attraverso la pubblicazione di questa lettera e restando comunque a disposizione per eventuali ulteriori contributi informativi da FederBio.


Tuteliamo l’ambiente, facciamo crescere il biologico. Nella giornata mondiale dell’Ambiente FederBio punta il dito contro l’abuso di pesticidi e chimici di sintesi

Bologna, 5 giugno, 2017 – Tutela del suolo, della biodiversità e del benessere dell’uomo sono le caratteristiche che fanno del biologico l’agricoltura del futuro. Questo è il messaggio che FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, vuole lanciare in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

La minaccia dell’agricoltura industriale

224 sono i pesticidi ritrovati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in oltre il 60% delle acque superficiali e in oltre il 30% di quelle profonde. Dati che evidenziano la precarietà delle condizioni del nostro ambiente; l’uso indiscriminato di sostanze chimiche tossiche da parte dell’agricoltura industriale ha infatti portato alla progressiva scomparsa della sostanza organica, alla contaminazione dei prodotti che arrivano sulla tavola degli italiani, per non dire dell’incremento della antibiotico-resistenza indotta dall’abuso di farmaci negli allevamenti intensivi.
Dalle rilevazioni condotte nel 2015 da ARPA, ASL e Istituti Zooprofilattici, è emersa la presenza di pesticidi nel 66.1% della frutta e nel 30,9% degli ortaggi. L’inquinamento degli alimenti è un problema sempre più concreto, e proprio in questi giorni, è al centro del dibattito europeo per la contaminazione del gilfosato, potente erbicida, sulla cui cancerogenicità le autorità competenti hanno espresso pareri discordi, che è stato riscontrato nelle urine del 100% delle 14 donne incinte sottoposte dalle analisi condotte dal mensile dei consumatori Il Salvagente.
Responsabile dell’impoverimento del suolo e della qualità dei suoi frutti, l’agricoltura industriale è anche la prima causa di inquinamento dell’aria. Lo studio “Significant atmospheric aerosol pollution caused by world food cultivation” (Earth Institute - Columbia University 2016) ha messo in luce come i fertilizzanti azotati utilizzati dall’agricoltura industriale, e l’allevamento intensivo degli animali siano tra i maggiori responsabili dell’aumento del particolato fine, che provoca malattie e morti premature.

Il biologico alleato dell’ambiente

Da sempre schierata per la tutela dell’ambiente, FederBio mette in luce la necessità di un’agricoltura attenta alla preservazione dell’ambiente e propone l’agricoltura biologica come valido alleato per la tutela dell’ambiente e della sicurezza alimentare degli italiani.
All’agricoltura biologica sono associati benefici legati alla qualità dell’ambiente, all’incremento della produttività a medio e a lungo termine, alla riduzione sostanziale della necessità di irrigazione e alla diminuzione dei livelli di inquinamento delle acque.

Inoltre, i vantaggi cumulativi legati al metodo biologico – come l’assenza di fertilizzanti sintetici, l’apporto di sostanza organica compostata nel terreno, il sequestro di carbonio da parte del suolo, la riduzione delle emissioni agricole di anidride carbonica e dell’utilizzo di energie fossili - determinano un potenziale di riduzione dei gas serra pari a 5.1-6.1 GT (miliardi di tonnellate) di CO2 equivalenti. Questo significa che una conversione globale ai metodi di gestione biologica trasformerebbe l’agricoltura da principale fattore di cambiamento climatico ad attività a impatto climatico zero.

Il cibo biologico è buono e fa bene

I benefici legati al metodo biologico interessano anche la salute degli italiani. Il rapporto scientifico commissionato l'anno scorso dal Parlamento europeo ha evidenziato che il consumo di cibo biologico è correlato alla riduzione del rischio di malattie allergiche e di obesità e alla diminuzione degli effetti negativi sullo sviluppo cognitivo e neurologico dei bambini causati dagli attuali livelli di esposizione a insetticidi, durante la gravidanza e l'infanzia.
Le colture biologiche hanno un tenore di cadmio inferiore a quelle convenzionali, il latte e la carne biologici presentano una maggior quantità di acidi grassi omega3, il rifiuto degli antibiotici nella produzione animale riduce al minimo il grave problema dell'antibiotico resistenza, con benefici per la salute pubblica potenzialmente considerevoli.
“Vogliamo cogliere l’occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente – dichiara Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – per evidenziare come l’agricoltura biologica rappresenti la vera alternativa all’agricoltura industriale e per sottolineare come il nostro Paese sia sempre più cosciente delle potenzialità e dei benefici associati al metodo bio. L’Italia è il sesto Paese al mondo per superficie sottratta all'uso dissennato della chimica in agricoltura, il nono per incidenza dell'agricoltura biologica rispetto a quella complessiva e per tasso d'incremento delle superfici biologiche. Una consapevolezza e un’attenzione che passa anche attraverso le scelte dei consumatori, nell’ultimo anno l’83% delle famiglie italiane ha acquistato almeno un prodotto bio (AssoBio/Nielsen)”.

Per ulteriori informazioni:

Delia Ciccarelli
Delia.Ciccarelli@bm.com
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Marta Andena
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Biologico nelle mense scolastiche: il governo vara un fondo per le amministrazioni locali

AssoBio e FederBio: la direzione è quella giusta, la produzione di biologico è interesse nazionale per la promozione della salute e della sostenibilità del paese

Bologna, 25 maggio 2017 - L’obbligo di utilizzare ogni giorno qualche prodotto biologico nelle mense scolastiche era già stato introdotto dalla legge finanziaria del 2000, che intendeva così garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità.

L’obbligo è stato poi rafforzato dalla legge n. 221/2015 che nel dettare le disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e contenere l’uso eccessivo di risorse naturali, stabiliva che almeno il 15% della carne e almeno il 40% degli altri prodotti usati nella ristorazione collettiva pubblica dovessero essere biologici.

L'emendamento di ieri alla manovra economica promosso dal ministro delle politiche agricole Martina in accordo con i colleghi di Istruzione e Salute Fedeli e Lorenzin e con il sottosegretario Boschi, chiude il cerchio istituendo un fondo per sostenere le amministrazioni locali che certifichino la provenienza biologica degli ingredienti utilizzati nelle mense e avviino iniziative di promozione e d’informazione degli utenti.

Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, l’associazione che nell’ambito della federazione interprofessionale unitaria del settore biologico rappresenta le imprese di trasformazione e distribuzione esprime il suo apprezzamento: “Il regolamento europeo riconosce che la produzione biologica adotta le migliori pratiche ambientali, tutela la biodiversità e salvaguarda le risorse naturali, esplicando la funzione sociale di fornire beni pubblici che tutelano l’ambiente, il benessere degli animali e promuovono lo sviluppo rurale. Lo stesso testo unico sull’agricoltura biologica attualmente in discussione nel nostro parlamento riconosce la produzione biologica come attività di interesse nazionale con funzione sociale e sancisce che lo Stato debba favorire e promuovere ogni iniziativa volta al suo sviluppo. È l’unico settore produttivo che può vantare tali riconoscimenti, cui ora, finalmente, si affiancano misure di promozione che ne rafforzeranno lo sviluppo”.

Un giudizio positivo condiviso anche dal presidente di FederBio, Paolo Carnemolla, che dichiara: “La manovra in perfetto allineamento con le politiche europee e con quelle che le Camere stanno delineando in questi giorni. L’emendamento incentiva i comuni a incrementare la presenza di prodotti biologici nelle mense, che dovranno essere certificate proprio come sono certificate e sottoposte al sistema di controllo europeo le 53mila aziende agricole biologiche italiane che coltivano nel rispetto dell’ambiente senza utilizzare nemmeno un grammo di concimi, erbicidi, insetticidi e anticrittogamici chimici di sintesi e le 7mila imprese che trasformano i loro prodotti di qualità senza coloranti, conservanti e altri inutili additivi, dimostrando ogni giorno come sia del tutto possibile l’alternativa di una produzione di vera qualità”.

Un emendamento necessario per far fronte alle precarie condizioni del nostro ambiente gravemente compromesse dall’abuso di sostanze chimiche di sintesi. I dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sono impietosi: in oltre il 60% delle acque superficiali e in oltre il 30% di quelle profonde si trovano 224 pesticidi diversi, in prevalenza diserbanti. La sostanza organica nel suolo sta scomparendo, gli allevamenti intensivi pongono sempre più interrogativi etici e sanitari, basti pensare alle preoccupazioni sull’antibiotico-resistenza indotta dall’abuso di tali farmaci. Le analisi ufficiali mettono in luce che oltre il 37% degli alimenti consumati in Italia contiene residui di pesticidi.

Entrambe le associazioni mettono in chiaro l’assoluta necessità di una rotta, se si vuole garantire la salute e consegnare un ambiente ancora vivibile alle generazioni future, le stesse generazioni che ora, in mensa, potranno gustare una maggior quota di alimenti più sicuri, sostenibili e sani.

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Glifosato. Siamo tutti contaminati e non ci sono ricerche sui rischi da esposizione

Coalizione #StopGlifosato, formata da 45 associazioni, sul test del Salvagente: 100% delle donne incinte ha tracce dell’erbicida. Se i decisori non hanno il coraggio di intervenire, i cittadini fermino il glifosato firmando l’Iniziativa europea per una legge che lo vieta.

Roma, 24 maggio 2017 - “Il test del Salvagente è allarmante, conferma pienamente i nostri sospetti: la contaminazione da glifosato è pervasiva e incontrollabile, e nessuno sa con precisione quali danni possa apportare. Un’unica cosa è certa: i danni ci sono, e la posizione negazionista di alcuni organismi che dovrebbero vegliare sulla salute pubblica fa sì che non si sappia con precisione quali sono”.
È quanto afferma Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni della società civile, che da due anni denuncia i rischi del glifosato e oggi appoggia l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) per una proposta di legge contro l’uso dell’erbicida nei campi e quindi la presenza di glifosato sulle nostre tavole.

Il 100 per cento delle 14 donne incinte sottoposte dal Salvagente ad analisi sulla presenza di glifosato nelle urine sono risultate ‘positive’: da 0,43 nanogrammi per millilitro fino a 3,48 nanogrammi. L’Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale per la sanità, lo IARC, più di un anno fa aveva inserito il glifosato nella lista delle sostanze probabilmente cancerogene, mentre prima l’EFSA (l’agenzia europei per la sicurezza dei cibi) e poi l’ECHA (l’organismo europeo per il controllo delle sostanze chimiche) avevano emesso parere di non cancerogenicità.

“Peccato che il parere dello IARC sia basato su studi indipendenti e pubblici, mentre gli altri due abbiano preso in considerazione anche gli studi presentati dalle aziende, come loro stessi riconoscono”, commenta Mammuccini. “Tutti e due gli organismi, nel loro tentativo di essere tranquillizzanti sulla cancerogenicità (che peraltro lo IARC conferma), hanno però ammesso che i danni ci sono: genotossicità, danni alla vista, effetti duraturi sugli organismi acquatici. Ma soprattutto l’ECHA ha fatto una grave ammissione: il suo parere ‘non tiene conto della possibilità di esposizione alla sostanza e quindi non tratta dei rischi di esposizione’. In altre parole, non si sa quali potrebbe essere gli effetti a un’esposizione prolungata, come quella degli agricoltori che ne fanno uso o dei consumatori che ne assumono dosi regolari, anche sotto i limiti di legge, nel cibo. Oggi non sappiamo cosa dire alle 14 donne che si sono sottoposte alla analisi: quali sono realmente i rischi che corrono?”.

In altre parole, gli studi finora esaminati non conoscono l’effetto continuativo e di accumulo della sostanza nei nostri corpi. E oggi appare evidente che il glifosato è accumulato nei nostri corpi. “Se gli organismi di controllo – molti dei quali purtroppo annoverano nei loro board scientifici consulenti di grandi aziende multinazionali – non sono in grado di gestire i problemi posti dalla pervasività dei pesticidi, i cittadini europei devono prendersi in prima persona la responsabilità della loro salute. Oggi questa possibilità ci viene data firmando l’ICE: servono un milione di firme da qui a poche settimane, oggi siamo a quota 800 mila. Chi ha a cuore la sua salute e quella dell’ambiente può e deve firmare sul www.stopglifosato.it

Firma la petizione ICE
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