La gestione biologica degli olivi contribuisce a rafforzare la resilienza del suolo nelle regioni soggette a desertificazione.

È ormai noto che la gestione del paesaggio agricolo influenza la salute del suolo e dell’ecosistema. Di particolare interesse, in quanto caratteristica agricola comune in gran parte del Mediterraneo, è il modo in cui vengono gestiti gli oliveti, che può persino avere un impatto sulla desertificazione. Uno studio  condotto nell’Italia meridionale ha esaminato gli effetti degli oliveti biologici e convenzionali sulla salute del suolo e sulle comunità vegetali del sottobosco, rilevando che la gestione biologica era associata a un miglioramento del carbonio nel suolo, a una riduzione dello stress delle piante e a modelli di vegetazione tipicamente associati a un minor rischio di desertificazione.

I ricercatori hanno confrontato appezzamenti di oliveti biologici, che avevano mantenuto la copertura vegetale per le dieci stagioni precedenti, con appezzamenti di oliveti gestiti in modo convenzionale, basati sull’uso di prodotti chimici e sull’aratura. Hanno misurato diverse caratteristiche del suolo, la composizione delle specie vegetali e i tratti funzionali delle piante, tra cui l’altezza, la qualità delle foglie e la variabilità intraspecifica dei tratti, che riflette la risposta delle piante agli stress ambientali.

Innanzitutto, sono emerse chiare differenze nella struttura della comunità vegetale. Le parcelle biologiche presentavano una copertura vegetale significativamente maggiore, con una media di circa il 78% rispetto al 43% circa delle parcelle convenzionali. Questa maggiore copertura nelle parcelle biologiche suggerisce una comunità vegetale del sottobosco più stabile, che svolge un ruolo importante nella protezione del suolo. L’analisi della variabilità dei tratti ha inoltre rivelato come le piante hanno risposto alle pratiche di gestione. Le specie nelle parcelle biologiche erano generalmente più alte e presentavano una maggiore superficie fogliare specifica, comunemente associata a migliori condizioni di crescita. Al contrario, le piante nei sistemi convenzionali mostravano tratti più coerenti con la siccità e lo stress. Le misurazioni del suolo hanno confermato questo dato, con le parcelle biologiche che mostravano livelli più elevati di carbonio organico e azoto totale nel suolo rispetto alle parcelle convenzionali, spesso collegati a una migliore ritenzione idrica e disponibilità di nutrienti.

Sebbene ulteriori ricerche possano chiarire il reale impatto della salute del suolo sulla qualità delle colture olivicole, questi risultati rafforzano la crescente letteratura sui benefici delle pratiche biologiche e dimostrano che la gestione biologica dell’olivo, in particolare se abbinata a una minima lavorazione del suolo, può mitigare il rischio di desertificazione preservando al contempo la salute dell’ecosistema. Favorendo l’accumulo di carbonio, migliorando la ritenzione idrica e riducendo le risposte complessive allo stress delle piante, i sistemi biologici possono offrire un approccio più sostenibile alla produzione di olive nelle regioni aride.

 

Fonte: The Organic Center


L’agricoltura intensiva ha fallito: è l’ora della transizione ecologica - Intervista a Maria Grazia Mammuccini

FederBio, Slow Food e Legambiente lanciano un patto e chiamano gli agricoltori al cambiamento

Bologna in occasione di Sana, la manifestazione fieristica dedicata al biologico, tre tra le più importanti organizzazioni che lavorano per la tutela dell’ambiente e del cibo – Federbio, Slow Food e Legambiente – hanno sottoscritto un patto che varrebbe un pezzo di programma elettorale o meglio di governo. FederBio è la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, associa produttori, trasformatori ma anche distributori di prodotti biologici: ne abbiamo parlato con la presidente, Maria Grazia Mammuccini.

Intervista Maria Grazia Mammuccini

Il patto sottoscritto da FederBio con Slow Food e Legambiente per l’importanza dei soggetti coinvolti e per le proposte avanzate ha il valore di un’alleanza tra questi soggetti. Come ci si è arrivati?

C’è un rapporto di collaborazione con Slow Food e Legambiente da molti anni perché loro lavorano sull’agroecologia e quella è la base del biologico. Com’è nata l’alleanza? Dalla constatazione che tutto ciò emerge sul piano ambientale, penso ai terreni della Pianura Padana ormai ridotti alla desertificazione, agli allevamenti intensivi che hanno trasformato una risorsa come il letame in un problema di smaltimento che contribuisce all’inquinamento dell’ambiente, agli effetti della crisi climatica, ecco tutto questo, che sapevano avere un impatto ambientale abbiamo visto che lo ha anche dal punto di vista sociale ed economico.

In che senso?

Basta guardare i dati del censimento dell’agricoltura, in un ventennio le aziende sono dimezzate, il reddito degli agricoltori è diminuito, il modello intensivo non funziona più né a livello ambientale ma nemmeno a livello economico e sociale.

In Europa ma anche in Italia non tira una buona aria quando si parla di ambiente, sembrano lontani i tempi del green deal.

Noi abbiamo guardato al Green Deal con grande speranza e abbiamo lavorato per esempio per sostenere le scelte per arrivare al 25% di superfici coltivate a biologico, per ridurre del 50% i pesticidi di sintesi chimica, per ridurre del 50% l’uso degli antibiotici. Ma poi ci sono state le proteste dei trattori.

Erano motivate?

Certo, a parte alcune strumentalizzazioni, i problemi che ponevano erano veri. C’era già stato un aumento enorme dei costi e per effetto dei cambiamenti climatici un crollo delle produzioni. I prezzi degli agricoltori? Invece di aumentare sono generalmente, penso a grano, latte e vino diminuiti scatenando una crisi dell’intero settore e da qui le proteste. Ma alle domande degli agricoltori è stata data la risposta sbagliata. Si doveva accelerare nel segno della transizione agroecologica, seguire la traccia del Green Deal indicata nel “farm to fork” la strategia alimentare disegnata nel 2020 dall’Europa, invece, si è scelto di bloccare il cambiamento accusando proprio il Green Deal di essere responsabile per politiche che non erano nemmeno state ancora applicate, mentre invece la responsabilità era proprio di quello che si era fatto nell’arco degli anni. Non era il cambiamento la causa, anzi sarebbe stata ed è la soluzione.

Su questo vi siete trovati d’accordo con Slow Food e Legambiente.

Sì, già dal 2024 a Terra Madre ci era chiaro che di fronte alle difficoltà non si torna indietro ma si va avanti nel segno del cambiamento con un avvertimento, non si può fare contro gli agricoltori.

C’era questo rischio?

In certi ambienti dell’ambientalismo c’è questa tendenza a mettersi contro gli agricoltori a cui invece bisogna essere vicini per governare il cambiamento. La novità della nostra alleanza è questa volontà di sostenere gli agricoltori nella transizione per superare un modello che li ha resi più poveri.

Ma le organizzazioni degli agricoltori non sono proprio degli artefici del cambiamento.

La difficoltà delle organizzazioni è comprensibile, e di fronte alle proteste del settore hanno reagito cercando soluzioni ma quello che non è ammissibile è voler guardare indietro soprattutto tenendo conto delle caratteristiche dei nostri territori. Per noi il modello è quello della piccola e media azienda, diffusa sul territorio che si integra naturalmente con il lavoro anche della grande azienda, ma perdere questa dimensione vorrebbe dire perdere il valore fondante della nostra agricoltura. Per questo ci vuole l’agroecologia e per questo dovrebbero essere proprio le organizzazioni degli agricoltori a essere in prima fila a sostenere il cambiamento.

Hai accennato spesso alla crisi climatica, quali sono gli strumenti per combatterla?

Anche qui bisogna sostenere gli agricoltori perché si imbocchi la strada giusta che ha bisogno di tecnologia, ma di una tecnologia connessa con l’ambiente. Ti faccio un esempio, in dieci anni le vendite dei pesticidi di sintesi chimica si sono ridotte del 18%, le vendite di prodotti del bio controllo sono amentate del 130%. Le imprese di agrofarmaci, fatti con i principi attivi di origine naturale, sono in grande crescita, ne parleremo a metà aprile con un’iniziativa congiunta FederBio e Agrofarma, perché è ormai chiaro che non c’è soluzione alternativa che un ritorno a prodotti naturali. Al contrario avremo resistenze sempre più forti a cui già oggi l’industria chimica non sa più far fronte.

Sei ottimista per il futuro di questa alleanza?

Assolutamente sì, siamo ovviamente preoccupati per una congiuntura che mette a dura prova la resistenza delle aziende ma davvero abbiamo davanti la prova che in agricoltura il modello intensivo ha esaurito il suo ciclo, oggi non funziona più è dannoso per l’ambiente, per la salute e non porta risultati di carattere economico e sociale. Ci vuole il coraggio di guardare oltre e noi vogliano essere a fianco degli agricoltori nel cambiamento.

[…]

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FONTE


TESTATA: Greenreport
AUTORE: Maurizio Izzo
Data:  30 marzo 2026



Gli agricoltori biologici e biodinamici sono custodi del Pianeta, un valore che va riconosciuto.

Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, la nuova campagna di NATURASÌ sul prezzo degli alimenti.

25 febbraio 2026 – Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: in altre parole servizi essenziali al Pianeta e ai cittadini. Per questo occorre riconoscere loro un contributo economico per questo lavoro di primaria importanza.

Si parla da anni nelle istituzioni nazionali e internazionali di servizi ecosistemici, di come misurarli e assegnare loro un valore economico. NaturaSì, l’insegna dei negozi biologici, ha iniziato a farlo in concreto, rendendo evidente il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone, affinché i cittadini capiscano qual è il valore dell’agricoltura che rispetta le risorse naturali. Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Un contributo che riconosce, appunto, i servizi ecosistemici, a beneficio della collettività: acqua e aria pulite, suolo fertile, biodiversità, contrasto alla crisi climatica e molto altro.

Per diffondere questo messaggio e portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica, NaturaSì presenta oggi la campagna 2026 “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra” alla presenza di Francesco Marangon, professore ordinario di Economia Agraria e Alimentare dell’Università di Udine; Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì; Luca Niro, titolare di Posta Faugno, l’azienda agricola biologica pugliese;  Gianluca De Nardi Responsabile Sostenibilità di EcorNaturaSì  e Helmy Abouleish, amministratore delegato del progetto-comunità Sekem, nel deserto egiziano, esempio unico al mondo di imprenditoria sociale e transizione agroecologica e vincitore del Premio UNEP, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, “Eroi della Terra” 2024. A seguito della campagna lanciata nel 2025 sul prezzo trasparente del cibo, quest’anno NaturaSì vuole andare oltre, esplicitando in maniera trasparente il differenziale pagato per sostenere gli agricoltori nel loro ruolo fondamentale di custodi del Pianeta e di garanti dei servizi ecosistemici.

“Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno – spiega Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute e tutela del paesaggio, solo per citarne alcuni”.


In uno studio del 1997, poi aggiornato nel 2014 e ancora considerato un pilastro dell’economia ambientale, Robert Costanza e colleghi hanno stimato che il valore dei servizi ecosistemici superi di circa il doppio il PIL mondiale. Le stime più recenti lo attestano approssimativamente a 150 mila miliardi di dollari. Per quello che riguarda l’Italia, secondo uno studio pubblicato su Ecological Indicators è stato stimato che ogni anno gli ecosistemi italiani erogano benefici per un valore di 71,3 miliardi di euro. Lo studio ha evidenziato che alcune province italiane hanno subito perdite significative nella capacità di fornire servizi ecosistemici: tra il 1990 e il 2000, alcune province hanno perso fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% di assimilazione degli inquinanti. 
Secondo quanto riportato da Ispra, la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici viene attualmente riconosciuta come un fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie per l’uomo, il bestiame, le colture e le specie selvatiche di animali e vegetali.
Tutti motivi che rendono urgente una maggiore consapevolezza da parte della società e un cambio delle modalità di acquisto, a partire dai beni alimentari.
Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna, che coinvolgerà 350 negozi NaturaSì in tutta Italia, si concentra su quello dei finocchi.  A fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo. 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici.

“Sono valori che è bene conoscere – dice Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente nel quale tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.


L’obiettivo principale della campagna è dunque quello di sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società.Attraverso l’approccio scientifico del True cost of food, sempre più riconosciuto a livello internazionale, la campagna spiega come questi servizi incidono concretamente sul costo finale degli alimenti.
Il tutto si inserisce in un contesto internazionale in cui i servizi ecosistemici stanno acquisendo sempre più riconoscimento, anche economico, come dimostrano i Sistemi di Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES), oggi utilizzati in molti paesi del mondo per contrastare la perdita e il degrado del capitale naturale, così come molti altri strumenti di remunerazione pubblici o privati come i mercati del carbonio e della biodiversità.

Qui il press kit


NaturaSì è la principale insegna italiana di negozi specializzati in prodotti biologici e naturali, con 350 punti vendita in tutta Italia. Da 40 anni si impegna a promuovere un’agricoltura biologica e biodinamica che rispetta l’ambiente e garantisce cibo sano e di qualità.

Fonte: Ufficio Stampa NaturaSì 


Slow Wine Fair e SANA Food: insieme per scrivere il futuro del vino buono, pulito e giusto, e del cibo biologico, sostenibile e di qualità

Arrivederci a BolognaFiere dal 21 al 23 febbraio 2027 per la sesta edizione di Slow Wine Fair e la terza di SANA Food

Bologna, 24 febbraio – Si chiude consolidando un percorso condiviso vincente la seconda edizione congiunta di Slow Wine Fair e SANA Food: al doppio appuntamento organizzato da BolognaFiere hanno partecipato 16.000 visitatori e 350 buyer internazionali, in arrivo da 30 Paesi, mentre sono stati più di 2.000 gli incontri B2B con le oltre 1.100 cantine presenti a Slow Wine Fair (per oltre il 60% biologiche o biodinamiche) e le 300 aziende di SANA Food.

A confermare il successo delle due manifestazioni non sono soltanto i numeri, ma anche la qualità e la profondità dei contenuti proposti. Il tema centrale della Slow Wine Fair 2026, la giustizia sociale, declinata attraverso incontri e confronti che hanno visto protagonisti giovani vignaioli, viticoltrici e ospiti impegnati in progetti di inclusione sociale e promozione della parità di genere, le cui esperienze sono sempre più determinanti nell’affermare l’idea di un vino giusto e di qualità. Un dibattito che ha ribadito con forza la necessità di un maggiore supporto istituzionale per tutelare le condizioni dei lavoratori, non solo in vigna ma più in generale in tutto il comparto agricolo, e per accompagnare la transizione verso un sistema alimentare capace di coniugare qualità, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale.

Mentre il tema centrale di SANA Food 2026 è stato il ruolo del biologico, perno di una cultura alimentare sana e sostenibile capace di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, preservare la biodiversità e contribuire a contrastare gli impatti climatici. Al centro del racconto, le piccole e medie aziende biologiche e biodinamiche: realtà produttive d’eccellenza che portano avanti una tradizione rispettosa della terra e delle tipicità dei territori, dimostrando come qualità e rispetto per gli ecosistemi siano valori inscindibili.

La manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto sul presente e sul futuro del biologico italiano durante la settima edizione di Rivoluzione Bio – Gli Stati Generali del Biologico, promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio, con la cura scientifica di Nomisma e il supporto di ICE-Agenzia. L’indagine di Nomisma ha messo in luce come il fuori casa (ristorazione commerciale e collettiva) rappresenti per il biologico un canale strategico non solo per il suo peso numerico e per l’ampia consumer base, ma anche perché per l’operatore è spesso espressione di una scelta etica e di sostenibilità, e di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore, e a quest’ultimo offre l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina.

«L’esito di questa seconda edizione congiunta di SANA Food e Slow Wine Fair è estremamente positivo – ha commentato Rossano Bozzi, Direttore Business Unit BolognaFiere –, soprattutto per la qualità del pubblico professionale coinvolto. Per tre giorni, BolognaFiere ha dato voce alle migliori espressioni dell’alimentazione biologica, rispettosa della biodiversità e consapevole, costruendo un percorso altamente selezionato – oggi unico in Italia – dedicato al food&wine sostenibile e di qualità. L’affluenza è aumentata in misura significativa, attestandosi a 16.000 visitatori (+6% rispetto all’edizione 2025), e ciò conferma l’interesse concreto di un pubblico altamente qualificato: ristorazione di qualità e collettiva, osti ed enotecari, risto-retail, distribuzione specializzata, importatori e distributori, con una presenza internazionale sempre più rilevante. Grazie al contributo dei partner organizzativi e delle istituzioni, abbiamo messo in connessione in modo strutturato cibo e vino, produzione e mercato, Italia ed estero, generando valore economico, cultura e tutela dei territori. Con SANA Food e Slow Wine Fair, BolognaFiere consolida una piattaforma integrata di confronto, formazione, networking e business pensata per un comparto che non sempre trova l’attenzione che merita. Bologna rafforza così il proprio ruolo di capitale dell’alimentazione sana e del vino buono, pulito e giusto, e di incubatore europeo di un modello di sviluppo che unisce crescita economica, cultura alimentare e responsabilità verso il futuro».

«Slow Wine Fair e SANA Food – ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – hanno visto come protagonista la rete di produttori e viticoltori di Slow Food. A loro va un grande ringraziamento perché sono un esempio dell’agricoltura che la nostra associazione vuole valorizzare e far conoscere: di qualità, virtuosa, rigenerativa del suolo e attenta al benessere delle persone. Le cantine presenti a Slow Wine Fair e i produttori dei Presìdi e delle reti Slow Food che hanno animato gli spazi di SANA Food sono portatori di valori sociali, ambientali, culturali e identitari. È a partire da queste donne e questi uomini che il settore può innescare una nuova rigenerazione, sociale e ambientale. La viticoltura, che ha sempre avuto una funzione di traino di tutto il comparto, deve continuare nella crescita umana, culturale, sociale ed economica di tutti coloro che concorrono alla coltivazione dell’uva, siano essi stranieri (il più delle volte), donne o giovani. In questo cambiamento anche noi cittadini possiamo fare la differenza, compiendo scelte d’acquisto consapevoli e divenendo co-produttori. Possiamo essere protagonisti di una rivoluzione che parte dal basso perché il cibo non è solo prezzo, ma soprattutto valore, e non può essere trattato come una qualsiasi altra merce. Ogni protagonista della filiera agroalimentare è chiamato a giocare il proprio ruolo con rispetto per il vivente tutto e contribuire a un futuro buono pulito e giusto per tutte e tutti».

Le fa eco Giancarlo Gariglio, coordinatore della Slow Wine Coalition: «La qualità organolettica non basterà più a dar valore a un vino. La partita oltre che sulla sostenibilità, considerato prerequisito dagli appassionati attenti, si giocherà su una visione virtuosa di partecipazione della cantina alla crescita della comunità in cui si trova a operare. Questo messaggio funzionerà se si stringerà una forte alleanza tra chi il vino lo fa in un certo modo – siamo grati a queste donne e uomini coraggiosi – chi lo consuma, ma soprattutto chi lo sa raccontare e vendere nel modo giusto. Che poi è il senso della Slow Wine Coalition».

«Questa edizione di SANA Food, in sinergia con Slow Wine Fair, ci consegna un messaggio chiaro: il cibo biologico, espressione delle diversità territoriali, insieme al vino buono, pulito e giusto rappresenta oggi un asse strategico per il futuro dell’agroalimentare italiano, un’ottima ragione per consolidare la collaborazione tra BolognaFiere, FederBio e Slow Food. Investire nella transizione agroecologica non è solo una scelta etica, ma una leva fondamentale per garantire sostenibilità economica, sociale e ambientale. La partecipazione particolarmente significativa registrata quest’anno ha confermato il successo del nuovo format, che pone al centro i sistemi locali e le piccole e medie aziende agricole biologiche e biodinamiche, sempre più presenti anche nel canale dei consumi fuori casa. Realtà che costituiscono un motore essenziale per la rigenerazione delle aree rurali e interne, dove contribuiscono a costruire economie solide e reti sociali vitali. I dati presentati confermano che il biologico è un settore in salute, pronto a compiere un ulteriore salto di qualità e ad affermarsi sempre più come modello di sviluppo dell’intero comparto agroalimentare. Adesso occorre affrontare le criticità con politiche lungimiranti, con investimenti strategici in ricerca, innovazione e formazione, cogliendo l’imminente introduzione del Marchio del biologico italiano per rafforzare ulteriormente il settore, grazie anche al supporto di campagne di comunicazione dedicate » dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

I numeri di Slow Wine Fair 2026 

Slow Wine Fair e SANA Food 2026 chiudono l’edizione con 16.000 ingressi confermando una partecipazione ampia e qualificata, in crescita in un momento di difficoltà del mondo del vino. Numerosa la presenza di appassionati – con ingresso dedicato nella giornata di domenica – accanto a operatori del settore che hanno potuto conoscere e degustare una selezione unica di vini espressione del Manifesto del vino buono, pulito e giusto, cogliendo appieno la sinergia tra le due manifestazioni e visitando entrambe. Sul fronte B2B, oltre 2.000 gli appuntamenti professionali tra cantine e operatori del settore bio e tanti contatti informali con 350 buyer internazionali, selezionati anche grazie alla collaborazione con Italian Trade Agency (ICE) e alla piattaforma di business matching messa a disposizione da BolognaFiere, che ha permesso ai professionisti di profilare in maniera dettagliata le aziende e le etichette corrispondenti ai loro interessi. Significativa anche la partecipazione di ristoratori ed enotecari, interlocutori fondamentali per la diffusione di una cultura del vino attenta alla qualità e alla sostenibilità. A loro è stato dedicato il Premio Carta Vini Terroir e Spirito Slow, che valorizza l’alleanza strategica tra il mondo della ristorazione – e non solo – e il lavoro delle vignaiole e dei vignaioli impegnati in una produzione responsabile. Le categorie premiate sono state 14, con l’aggiunta, in questa edizione, del riconoscimento alla migliore selezione di caffè.

Scopri tutti i premiati del Premio Carta Vini Terroir e Spirito Slow

Sono oltre 1.100 gli espositori di Slow Wine Fair – con oltre il 60% di cantine certificate biologiche e/o biodinamiche o in conversione – provenienti da tutte le regioni italiane e da 28 Paesi. Più di 100 gli eventi in programma, tra cui le 14 masterclass e le conferenze e presentazioni nell’Arena Reale Mutua, main partner dell’evento. Tra i momenti più significativi, il dialogo tra il Cardinale Matteo Maria Zuppi e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini con i giovani vignaioli presenti all’evento. In Casa Slow Food sono stati invece protagonisti i progetti dell’associazione,  a partire dai nuovi Presìdi e dai prossimi appuntamenti in calendario. Numerose e seguite anche le degustazioni realizzate negli spazi delle istituzioni regionali alla scoperta di prodotti e produttori, tra i quali Regione Sardegna – LAORE, Regione Calabria – Dipartimento Agricoltura, Regione Lazio – Arsial, Regione Lombardia e Regione Campania. Tra le novità più apprezzate di questa edizione, l’area dedicata alla Banca del Vino – Annate Storiche e i Temporary Tasting, che hanno offerto ai visitatori percorsi di degustazione mirati e tematici. Confermati e sempre più frequentati anche gli spazi dedicati ai torrefattori della Slow Food Coffee Coalition, la sesta edizione della Fiera dell’Amaro d’Italia, l’area Mixology Lab dedicata al mondo degli spirits e la presenza dei produttori di sidro, a testimonianza di una proposta capace di dialogare con l’intero universo delle bevande di qualità.

Visita l’area media di Slow Wine Fair: news, comunicati, immagini

I numeri di SANA Food 2026

In uno scenario in cui la cucina italiana è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, SANA Food 2026 consolida il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per un’alimentazione fuori casa sana e sostenibile, che mette al centro territori, cultura e sviluppo.
La manifestazione archivia un’edizione intensa e partecipata, che ha favorito sinergie commerciali e lo sviluppo del comparto all’insegna di qualità, sostenibilità, biodiversità e innovazione.
Tra i protagonisti di SANA Food, il comparto biologico italiano, che sfiora i 7 miliardi di euro di vendite e rappresenta un asset economico e culturale in grado di orientare l’intero sistema produttivo, dal campo alla tavola, con un impatto diretto sulle comunità locali.

I 300 espositori che hanno preso parte a SANA Food hanno proposto prodotti di specialità, da filiere di qualità, referenze DOP, IGP, veg e biologiche, oltre al social food e all’offerta di imprese sostenibili. Il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste si è concretizzato attraverso uno stand e un programma di incontri istituzionali, a conferma del ruolo strategico della manifestazione nella promozione dell’agroalimentare italiano di qualità.
Fondamentali le storiche collaborazioni con FederBio e V-Label Italia, insieme alla nuova partnership con Slow Food, che ha portato in fiera i produttori delle reti Slow Food, protagonisti di degustazioni, tavole rotonde e momenti formativi.

Tra i principali attori del settore, CIA – Agricoltori Italiani e Coldiretti hanno contribuito a rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese. Con 18 aziende biologiche, CIA ha portato un esempio concreto di agricoltura sostenibile e diversità territoriale. Apt Emilia-Romagna, la Regione Sardegna con l’Agenzia Regionale Laore Sardegna e la Fondazione Distretto Sardegna BIO, la Regione Calabria e la Camera di Commercio di Bologna hanno animato collettive formate da oltre 40 aziende, valorizzando produzioni locali d’eccellenza e storie di tradizione e innovazione.

Formazione e cultura gastronomica hanno avuto a SANA Food ampio spazio anche grazie alla nuova collaborazione dell’Associazione Italiana Cuochi: nell’area OoH Lab!, nove masterclass hanno consentito agli operatori professionali di approfondire tecniche, ingredienti e tipicità italiane. Una particolare attenzione è stata dedicata alla cultura del gusto e della qualità attraverso tre masterclass su olio extravergine di oliva, aceto balsamico e miele rivolte ai buyer internazionali.

SANA Novità si è confermato, con oltre 100 prodotti e più di 50 aziende, il luogo dove l’innovazione prende forma, diventando opportunità concrete. Uno spazio che non solo anticipa le tendenze del food service, ma le orienta, mettendo in connessione aziende e professionisti alla ricerca di qualità, autenticità e nuove prospettive di mercato.

Appuntamento all’edizione 2027, dal 21 al 23 febbraio!

Slow Wine Fair gode del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna. Con il supporto di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE. In collaborazione con Amaroteca e ANADI – Associazione Nazionale Amaro d’Italia, Demeter e Drink Factory. Main partner: Guala Closures, Reale Mutua e WinterHalter. In kind partner: Acqua S. Bernardo, Bormioli Luigi, Gruppo Saida, IP Industrie del Freddo Professionale, Pefc Italia, Pulltex e Wolf System. Media partner: Affaritalian.it, Bar.it, Green Retail, Horecanews.it, I Grandi Vini, Il Gusto Gruppo Gedi, Italy Export, Luxury Food & Beverage Magazine, Premiata Salumeria Italiana, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, TecnAlimentaria Beverage Industry.

SANA Food è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Slow Food, in partnership con V Label Italia,  Associazione Italiana Cuochi e World IAC, e con il supporto di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. La manifestazione è patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune di Bologna e dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bologna. Sponsor tecnico: Ecostoviglie by Minimo Impatto.

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Sei Sì per cambiare rotta: da SANA Food e Slow Wine Fair si rafforza l’alleanza FederBio, Legambiente, Slow Food Italia per un’agricoltura sempre più sana, giusta e sostenibile

A BolognaFiere, le tre associazioni rilanciano la loro alleanza e aggiornano la piattaforma dei “sei Sì” per un’agricoltura agroecologica, giusta e libera dalla dipendenza dalla chimica di sintesi. Al centro biodiversità, diritti, educazione alimentare e riduzione degli sprechi. Critica netta al nono pacchetto Omnibus dell’Ue: la semplificazione normativa non può tradursi in un indebolimento del principio di precauzione e in un’estensione dell’utilizzo dei pesticidi.

Bologna, 24 febbraio 2026 – Nell’ambito di SANA Food e della Slow Wine Fair – rassegne di riferimento per il biologico e la cultura del cibo e del vino buono, pulito e giusto – FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno rilanciato la loro alleanza strategica.  con un messaggio politico chiaro: l’agroecologia come asse portante della transizione agricola italiana ed europea.

In un passaggio storico segnato da crisi climatica, perdita di biodiversità, impoverimento dei suoli e tensioni sociali, le tre organizzazioni hanno presentato la loro piattaforma comune, attraverso sei punti programmatici che delineano una rotta alternativa all’agricoltura intensiva. Una road map che oggi assume un significato ancora più urgente, anche alla luce delle recenti scelte europee contenute nel nono pacchetto Omnibus.

1. Sì all’agroecologia, no all’agricoltura intensiva

La transizione agroecologica non è più un orizzonte teorico ma una necessità concreta. L’agricoltura intensiva ha prodotto erosione dei suoli, inquinamento delle acque, riduzione drastica della biodiversità e dipendenza strutturale dalla chimica di sintesi. Secondo il Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente, il 75% della frutta e il 40% della verdura risulta contaminato da residui di fitofarmaci. L’agroecologia – di cui il biologico rappresenta l’espressione più avanzata – integra conoscenze scientifiche e pratiche tradizionali, riduce input esterni, rafforza la resilienza climatica e restituisce fertilità al suolo. Servono politiche pubbliche coerenti, incentivi mirati e una revisione dei sussidi, che continuano purtroppo a premiare modelli ad alto impatto ambientale.

2. Sì all’agricoltura biologica e al biocontrollo, no alla chimica di sintesi e agli OGM vecchi e nuovi

L’agricoltura biologica, che oggi in Italia ha superato il 20% della SAU (superficie agricola utilizzata), è una leva concreta per ridurre pesticidi e fertilizzanti chimici, garantire servizi ecosistemici e offrire redditività agli agricoltori, attraverso filiere trasparenti e giusto prezzo. Occorre accelerare l’accesso al mercato dei prodotti di biocontrollo, con un quadro normativo adeguato alla loro natura, ma senza trasformare la semplificazione in deregolamentazione. La tracciabilità e la tutela del consumatore devono restare centrali, così come la difesa della biodiversità agricola contro derive che riportano al centro OGM e soluzioni tecnologiche che non affrontano le cause strutturali della crisi. Per questo chiediamo che tutte le NGT (nuove tecniche genomiche) restino sotto la normativa OGM, nel rispetto del principio di precauzione, garantendo la separazione delle filiere per gli agricoltori bio e quelli OGM free che vogliono coltivare secondo un approccio agroecologico.

3. Sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, no alla zootecnia industriale

La zootecnia intensiva industriale è tra i principali fattori di pressione su clima, qualità dell’aria e risorse idriche. Il rilancio passa attraverso modelli estensivi e biologici, riduzione della densità dei capi e della dipendenza dai mangimi, integrazione tra allevamento e territorio, valorizzazione delle razze locali. Ridurre l’eccesso di produzione e consumo di carne, sostenere le aziende virtuose e orientare le risorse pubbliche verso sistemi a basso impatto è una scelta ambientale ma anche economica e sanitaria.

4. Sì all’educazione alimentare strutturale, no ai cibi ultra-processati

La trasformazione del sistema agroalimentare passa anche dalla cultura. Introdurre stabilmente l’educazione alimentare in tutte le scuole significa formare cittadini consapevoli, capaci di leggere le etichette, comprendere l’origine del cibo e riconoscere il valore della biodiversità e della stagionalità. Contrastare l’eccesso di cibi ultra-processati e promuovere diete sane e sostenibili è una strategia di prevenzione sanitaria e di riduzione dell’impatto ambientale.

5. Sì alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare, no al modello lineare

Ogni anno tonnellate di cibo vengono perse lungo la filiera, mentre cresce l’insicurezza alimentare. È necessario intervenire su produzione, distribuzione e consumo con strumenti fiscali, incentivi al recupero delle eccedenze e modelli circolari capaci di trasformare gli scarti in risorsa. La lotta allo spreco è parte integrante della giustizia ambientale e sociale.

6. Sì ai diritti, no a caporalato e agromafie

Non esiste sostenibilità ambientale senza giustizia sociale. Il contrasto al caporalato, alle agromafie e allo sfruttamento lavorativo deve essere rafforzato con controlli efficaci, filiere etiche e strumenti di tutela per chi lavora la terra. Garantire dignità, sicurezza e giusto reddito è condizione imprescindibile per un sistema agricolo equo.

Il nodo Omnibus: semplificazione o arretramento?

Il rafforzamento dell’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia arriva mentre nel Paese e in Europa si dibatte sul nono pacchetto Omnibus, che prevede – tra le altre misure – l’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni di diversi prodotti fitosanitari e l’allungamento dei periodi di tolleranza fino a tre anni per pesticidi vietati.

Secondo le tre organizzazioni, la necessità di rendere più rapide e adeguate le procedure per i prodotti di biocontrollo non può tradursi in una scorciatoia indiscriminata che finisca per favorire proprio la chimica di sintesi. L’estensione indefinita delle autorizzazioni per pesticidi di sintesi e il ridimensionamento del peso delle evidenze scientifiche più aggiornate rischiano di compromettere la tutela di salute, biodiversità e qualità delle produzioni agroalimentari europee. La competitività dell’agricoltura non si costruisce su deroghe permanenti, ma su innovazione ecologica, ricerca indipendente, riduzione reale della chimica di sintesi e coerenza con gli obiettivi del Green Deal e delle Strategie europee. In gioco non c’è soltanto un assetto normativo, ma il modello di sviluppo agricolo che l’Europa intende perseguire nei prossimi decenni.

L’appuntamento di Bologna segna dunque un passaggio politico preciso: l’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia intende rappresentare un presidio culturale e tecnico per orientare le scelte pubbliche verso un sistema agroalimentare rigenerativo, capace di affrontare insieme crisi climatica, giustizia sociale e diritto a un cibo sano. Non una sommatoria di istanze, ma una piattaforma comune che punta a incidere concretamente sulle politiche nazionali ed europee.

“Ancora oggi siamo qui per ribadire la centralità della questione ambientale e sociale nel percorso verso la transizione ecologica. In questi mesi si sta discutendo la nuova Pac ed è importante il punto di vista con il quale si approccia la politica europea che delinea il nostro cibo, e con esso i territori, l’ambiente, le condizioni sociali e di salute di tutti noi cittadini. Perché siamo convinti che parlare di competitività e sostenibilità economica senza parlare di tutela della biodiversità e di fertilità dei suoli, senza una riflessione sulla gestione delle aree interne, soprattutto in Italia, rappresenti una visione miope che mette al centro una competitività non in grado di garantire un futuro di pace e prosperità, e il cibo buono pulito e giusto che lo nutre, a tutte e tutti” – ha dichiarato Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia.

Questa alleanza punta ad accelerare la transizione agroecologica, sostenendo gli agricoltori con proposte concrete per consolidare la trasformazione ecologica dell’agroalimentare – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente  FederBio. – Il futuro del Pianeta richiede un’azione immediata e coordinata. L’agricoltura biologica offre una risposta concreta a crisi climatica, perdita di biodiversità e sicurezza alimentare, è un modello resiliente e sostenibile che tutela suoli, ecosistemi e reddito agricolo, rafforzando il legame tra produttori, cittadini e comunità locali. Sono ormai evidenti i rischi per la salute, l’ambiente e la qualità del cibo legati ai pesticidi. Per questo abbiamo accolto positivamente la risoluzione del Parlamento Europeo finalizzata a innovare la normativa per i prodotti del biocontrollo utile a offrire alternative alla chimica di sintesi per tutta l’agricoltura. Siamo estremamente preoccupati però fermamente la decisione della Commissione di introdurre contemporaneamente misure che indeboliscono il quadro normativo sui pesticidi di sintesi, segnando così un ulteriore passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal. Le modifiche che prevedono approvazioni illimitate ci preoccupano profondamente: proprio nei rinnovi periodici emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un via libera a prodotti ad alto impatto.

«L’alleanza rilanciata a Bologna tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia non è un atto simbolico, ma una scelta di campo precisa. L’agricoltura italiana ed europea si trova davanti a un bivio: continuare a inseguire un modello intensivo, energivoro e dipendente dalla chimica di sintesi, oppure investire con decisione su un sistema agroecologico capace di rigenerare suoli, tutelare la biodiversità e garantire reddito agli agricoltori. Per noi la direzione è chiara. Come Legambiente riteniamo che la competitività del settore primario non si costruisca sulle deroghe permanenti, ma su ricerca indipendente, sostegno al biologico, filiere trasparenti, riduzione strutturale degli input chimici e coerenza con gli obiettivi climatici europei. Serve una Politica agricola comune che premi chi rigenera il territorio, presidia le aree interne, riduce le emissioni e crea lavoro dignitoso, contrastando caporalato e agromafie. I sei “Sì” che abbiamo aggiornato insieme rappresentano una piattaforma concreta per orientare le scelte pubbliche: sì all’agroecologia, sì al biologico e al biocontrollo, sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, sì all’educazione alimentare strutturale, sì alla riduzione degli sprechi, sì ai diritti lungo tutta la filiera. È da qui che passa la transizione ecologica dell’agroalimentare. Non da scorciatoie normative, ma da un progetto politico capace di tenere insieme ambiente, giustizia sociale e diritto a un cibo sano per tutte e tutti» – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente Legambiente.

 

Contatti stampa 

Slow FoodElisa Virgillito, e.virgillito@slowfood.it

LegambienteMargherita Ambrogetti Damiani, m.ambrogettidamiani@legambiente.it

FederBioLeonardo Pugliese, l.pugliese@federbio.it

 


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FederBio: la candidatura di Maurizio Martina alla guida della FAO è una scelta di grande valore per l’Italia e a livello internazionale

Bologna, 24 febbraio 2026 – FederBio esprime soddisfazione per la candidatura di Maurizio Martina alla Direzione generale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, appena annunciata dal vicepremier Antonio Tajani e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Consiglio Agrifish a Bruxelles.

Già Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e dal 2021 Vicedirettore generale della Fao, Martina è una figura di comprovata esperienza internazionale con una visione strategica in linea con le sfide globali legate alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità e alla transizione ecologica dei sistemi agricoli, che rafforzerebbe il peso e la credibilità dell’Italia in uno degli organismi chiave per le politiche agricole e alimentari mondiali.

“Il settore agroalimentare è chiamato ad affrontare emergenze e trasformazioni profonde che richiedono leadership solide, competenze tecniche e capacità di dialogo internazionale – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBioLa candidatura di Maurizio Martina incarna questi elementi e rappresenta un segnale importante per l’Italia. È una figura di grande spessore, competenza e capacità di visione in grado di affrontare in modo integrato le sfide complesse del sistema alimentare globale, a partire dal paradosso tra spreco e lotta alla fame e alla malnutrizione, ancora oggi drammaticamente diffuse nel mondo.

Martina ha dimostrato una particolare attenzione per l’agroecologia, la valorizzazione del biologico e i sistemi locali di produzione e consumo di cibo. Siamo convinti che la sua visione possa contribuire a rafforzare l’impegno della FAO verso sistemi agroalimentari più equi, resilienti e sostenibili”.

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SANA Food- Rivoluzione Bio 2026 | FederBio: servono semplificazione e politiche più incisive per sostenere le piccole e medie aziende agricole bio

Bologna, 23 febbraio 2026 – Il biologico come motore di competitività dell’agroalimentare italiano: è la sfida lanciata da Rivoluzione Bio, gli stati generali del settore, che ha riunito istituzioni, organizzazioni, produttori ed esperti in un confronto aperto sullo stato del settore chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse e connesse. Il quadro è positivo, ma il messaggio è unanime: sono necessarie politiche mirate per affrontare le criticità che emergono in una fase di profondo cambiamento strutturale del settore e dell’intero comparto agricolo.

FederBio rimarca come l’Italia sia sempre più bio, con 2,5 milioni di ettari coltivati e una quota di SAU biologica che supera il 20%, circa il doppio della media europea. I dati dell’Osservatorio SANA, elaborati da Nomisma, confermano la fotografia di un settore in piena espansione: nel 2025 le vendite in Italia di prodotti bio hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, trainate da consumi interni che si attestano a 5,5 miliardi e segnano un incremento del 6,2%, un ritmo che supera quello dell’intero comparto alimentare. Sul fronte internazionale, l’export si avvicina alla soglia dei 3,9 miliardi, confermando la forza del Made in Italy biologico anche oltre confine. In aumento anche il consumo di biologico nel “fuori casa” che, secondo i dati dell’Osservatorio SANA, ha raggiunto quota 1,35 miliardi di euro, con un’incidenza del 20% sul mercato bio. Un canale strategico perché capace di intercettare nuovi consumatori e avvicinarli a un’alimentazione etica e responsabile.

FederBio sottolinea come una svolta importante per il biologico nazionale arriverà dall’introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che unisce la sostenibilità del biologico alla valorizzazione della biodiversità dei prodotti tradizionali del territorio. Un binomio strategico che rafforza fiducia, tracciabilità e riconoscibilità del bio Made in Italy, sostenendo i produttori italiani e la competitività dell’intera filiera all’insegna di qualità, trasparenza e responsabilità.

“Le superfici in espansione e i consumi in crescita mostrano un comparto in salute – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Tuttavia c’è un dato che impone una riflessione: per la prima volta i consumi corrono più veloci della produzione. Un segnale da monitorare perché lo sviluppo del mercato possa generare valore per i nostri produttori e non tradursi in un incremento delle importazioni. La frenata sul Green Deal non deve assolutamente rallentare le politiche a sostegno del bio, considerando che imprese e i cittadini dimostrano già un significativo orientamento verso questo modello agroecologico. Tra gli obiettivi prioritari è fondamentale la semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole che non dispongono di figure dedicate per gestire adempimenti così complessi. Eppure, sono proprio queste realtà, motori di sostenibilità e biodiversità, a dare valore all’intero sistema agroalimentare italiano. Inoltre, occorrono investimenti concreti in ricerca, innovazione e formazione per supportare la conversione al biologico. Bisogna poi fare sistema a livello territoriale attraverso i distretti bio e consolidare le filiere etiche per favorire un’equa distribuzione del valore e garantire il giusto compenso per gli agricoltori. In questa direzione, fiscalità ambientale e credito d’imposta per i costi di certificazione possono essere strumenti utili.  Infine, molto importante la promozione del Marchio del biologico italiano  attraverso campagne di comunicazione che trasferiscano in modo chiaro ai cittadini i valori etici del biologico, sensibilizzandoli a un modello di consumo sostenibile”.

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Il biologico in Italia: nel 2025 le vendite hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro (+6,2%).

Tutti i numeri del mercato Bio presentati da Nomisma a Rivoluzione Bio 2026, la manifestazione promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Assobio, con il supporto di ICE Agenzia e a cura di Nomisma

SANAFOOD – RIVOLUZIONE BIO 2026

Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. Tali dimensioni di mercato afferiscono prevalentemente ai consumi domestici (con una dimensione pari a 5,5 miliardi) mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa.

La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024 – fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel).

Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.

Questi alcuni dei dati dell’Osservatorio SANA che Nomisma ha presentato oggi a Bologna Fiere in occasione di Rivoluzione Bio.

IL BIOLOGICO nell’away from home

Il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico – non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) e per l’ampia consumer base (negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale away from home – il 35% è frequent user) – ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina. Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio.

Mappatura e trend del canale fuori casa sono stati realizzati grazie all’indagine curata da Nomisma su ristoranti, bar e altre tipologie di pubblici esercizi, a cui è stata affiancata un’ampia fase di ascolto che ha visto il coinvolgimento di stakeholder di settore e principali player della ristorazione collettiva.

L’indagine evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici.

Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).

Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali.

PROSPETTIVE DEL BIO NEL FUORI CASA

Una conoscenza approfondita del biologico – dai valori della certificazione alle sue distintività rispetto al convenzionale – rappresenta un fattore decisivo per rafforzarne la presenza nel canale fuori casa. Oggi, però, il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale: un gap che limita il pieno potenziale del bio e che evidenzia la necessità di maggiore formazione e comunicazione.

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati.

In questo scenario, il biologico rappresenta una risposta naturale e coerente: il 26% degli operatori prevede infatti un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni, segno di una crescente fiducia nel suo potenziale. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.

Proprio qui il biologico trova la sua piena coerenza” – dichiara Silvia Zucconi New Market Intelligence Director di Nomisma– “Le sue caratteristiche si allineano perfettamente alle nuove aspettative dei consumatori, che nel fuori casa cercano esperienze autentiche e di valore, basate su piatti semplici e poco elaborati ma capaci di soddisfare la crescente domanda di alternative adatte a diete specifiche o a stili di vita più healthy e leggere”.

“La collaborazione tra ICE, Rivoluzione BIO e SANA è rivolta a promuovere una componente qualificata del nostro agroalimentare: il biologico, infatti, rappresenta una scelta di valore che i mercati internazionali stanno riconoscendo – dichiara Matteo Zoppas, Presidente Agenzia ICE Italian Trade & Investment Agency. L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente e un incremento straordinario del 174% rispetto al 2014. Il binomio “Bio – Made in Italy” offre la possibilità di farsi percepire nei mercati chiave — per citarne alcuni, Germania, Francia, Stati Uniti — come sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità. È un capitale reputazionale costruito in anni di lavoro e che dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare. Numeri che si rispecchiano nella crescita dell’intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente. Un risultato frutto di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e filiere che vede il biologico come una componente dinamica della nostra offerta agroalimentare all’estero. In questo contesto, l’ICE, insieme al sistema paese ed in raccordo con il governo, produttori, costituisce l’infrastruttura per lo sviluppo e la promozione del Made in Italy nel mondo per imprese ed imprenditori. Per questa edizione di SANA Food abbiamo portato a Bologna una delegazione di circa 150 operatori internazionali provenienti da 31 Paesi, dall’Europa del Nord agli Stati Uniti, dalla Cina al Medio Oriente. Il lavoro di ICE, insieme a quello di tutto il Sistema Paese, s’inquadra nelle politiche del governo espresse con la Diplomazia della crescita promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e la cabina di regia cui fa parte anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida competente per questo settore. Un’attenzione particolare è rivolta al vino italiano come dimostra il tavolo sulla crisi attivato dal primo ministro Giorgia Meloni”.

“I dati dell’Osservatorio SANA fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo, con una componente ‘fuori casa’ ormai strategica, capace di avvicinare nuovi consumatori e valorizzare la filiera ” – dichiara Maria Grazia Mammuccini,  Presidente di FederBio –  “Il fatto che 7 italiani su 10 abbiano consumato bio nell’away from home e che ristorazione e bar lo inseriscano sempre più spesso in menu e proposte è un segnale forte che, tuttavia, deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione. Dall’indagine, infatti, emerge come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Per cogliere questo obiettivo crediamo fermamente che si debbano costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali”.

SANA Food e Slow Wine Fair nascono per aggregare e dare voce alle molteplici anime dell’alimentazione sana e consapevole – sottolinea Rossano Bozzi, Direttore Business Unit BolognaFiere, mettendo in relazione cibo e vino in un connubio che genera cultura, valore economico e tutela dei territori. È dentro questa visione che si inserisce l’evoluzione del biologico italiano, oggi non più una nicchia, ma un’infrastruttura economica e culturale capace di orientare l’intero sistema agroalimentare. Nel 2025, il mercato bio italiano ha sfiorato i 7 miliardi di euro di vendite, ma il vero cambio di paradigma è rappresentato dal fuori casa: uno spazio strategico dove il valore del bio prende forma nell’esperienza, nel racconto, nella relazione diretta con il consumatore. Qualità, sostenibilità, rispetto della biodiversità e innovazione diventano così leve concrete di competitività. BolognaFiere, con SANA Food e Slow Wine Fair, investe nella costruzione piattaforme di confronto, formazione e networking tra imprese, distribuzione specializzata e ristorazione, accompagnando una trasformazione strutturale della filiera. Bologna si conferma così non solo capitale dell’alimentazione sana e del vino buono, pulito e giusto, ma laboratorio europeo di un modello di sviluppo capace di unire crescita economica, cultura del cibo e responsabilità verso il futuro”.

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Al via, a BolognaFiere, Slow Wine Fair e SANA Food!

Da oggi a martedì 24 oltre 1.400 espositori per le due manifestazioni b2b su vino buono, pulito e giusto, e alimentazione biologica, etica e consapevole

Una piattaforma b2b per valorizzare le cantine italiane ed estere che producono vino buono pulito e giusto e i protagonisti della produzione alimentare bio, etica e consapevole. Sono state inaugurate questa mattina Slow Wine Fair e SANA Food, le due manifestazioni organizzate da BolognaFiere che fino a martedì 24 febbraio 2026 animeranno i padiglioni del complesso fieristico con 1.400 espositori, decine di occasioni di incontro, approfondimento e degustazione nelle conferenze e nelle masterclass in programma.

Scarica qui le foto dell’inaugurazione

Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere: «Con Slow Wine Fair e SANA Food stiamo consolidando un modello fieristico capace di integrare vino, cibo e sostenibilità in un’unica piattaforma dedicata al canale Horeca. Non si tratta solo di organizzare due manifestazioni di successo, ma di costruire un ecosistema che genera valore per produttori, buyer e territori. Le fiere sono un tassello fondamentale della politica economica del Paese e, quando possono, devono contribuire al suo sviluppo. I risultati di questa edizione di SANA Food e di Slow Wine Fair sono particolarmente positivi, con numeri in crescita, e siamo soddisfatti per come BolognaFiere si sta accreditando come un attore strategico del comparto. La nostra, inoltre, è la realtà fieristica con la maggiore propensione verso l’internalizzazione e all’estero stiamo promuovendo diverse iniziative legate ai settori food&wine. Le due fiere che iniziano oggi, con tanti espositori qualificati e rappresentanti delle istituzioni, costituiscono non solo un’occasione espositiva, ma anche un momento di riflessione e confronto sulla produzione di cibo e vino più rispettosa delle esigenze dell’ambiente».

Daniele Ara, Assessore Scuola, educazione ambientale, agricoltura e agroalimentare Comune di Bologna: «SANA Food e Slow Wine Fair sono due eccellenze che la città ha il privilegio di ospitare; due fiere legate al cibo e al vino all’insegna della qualità. Pur in anni difficili per il potere d’acquisto e di gravi turbolenze dal punto di vista economico, continuare a ragionare sulla via della qualità è un grande valore: sul vino perché il vino è un elemento distintivo di governo del territorio, fondamentale, oltre che un elemento identitario del nostro Paese; sul biologico perché la riconversione ecologica non può più attendere».

«Per il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, rinnovare il patrocinio a manifestazioni di eccellenza come SANA Food e Slow Wine Fair non è un semplice atto formale, ma una scelta strategica di campo – dichiara Eleonora Iacovoni, Direttore generale PQA Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste –. Queste fiere rappresentano i pilastri della nostra visione agricola: da un lato l’innovazione e la sostenibilità del biologico, dall’altro la valorizzazione della biodiversità e della cultura vitivinicola. Il Masaf è anche protagonista attivo delle manifestazioni, con uno spazio dedicato, realizzato in stretta collaborazione con Ismea, concepito come un vero e proprio luogo di approfondimento delle tematiche nazionali ed europee».

Giancarlo Tonelli, Direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna: «Eventi come Slow Wine Fair e SANA Food rappresentano per Bologna molto più di un semplice appuntamento fieristico: sono un motore concreto di sviluppo economico per il territorio. Ogni manifestazione porta in città imprese, buyer e professionisti da tutto il mondo, generando valore per il commercio, la ristorazione e l’intera filiera dei servizi. Come Confcommercio Ascom Bologna, riteniamo fondamentale sostenere iniziative che coniugano qualità, sostenibilità e capacità di attrarre nuovi flussi economici, attraverso il coinvolgimento dei nostri pubblici esercizi, delle strutture ricettive e, più in generale, di tutte le attività commerciali della città. È in questo modo che Bologna vuole confermare la propria vocazione internazionale e il ruolo strategico nel panorama agroalimentare e vitivinicolo».

«Slow Food, da sempre, tutela la biodiversità e mira a costruire un sistema alimentare buono, pulito e giusto – dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –. C’è un mondo di produttori per cui la sostenibilità ambientale e quella sociale sono interconnesse: produttori che sono già su un percorso che vede nel vino un motore di inclusione, dignità del lavoro, sviluppo delle comunità e crescita socioculturale. In questo percorso, l’equità è espressa anche nella relazione con gli ecosistemi: queste aziende hanno a cuore anche l’integrazione delle loro attività con l’ambiente perché sanno che grazie a esso lavorano. Sanno che serve tutelare la fertilità del suolo, salvaguardare la risorsa idrica, ripristinare la biodiversità tanto quanto “fare comunità”: perché è grazie a queste preziosissime risorse che si fa agricoltura, che si produce vino e cibo, in definitiva che si vive. Ci si aspetta che i vignaioli conducano il settore agricolo in questo percorso che dovrà avere come obiettivi prioritari e non disgiunti la rigenerazione del tessuto sociale e degli ecosistemi. Ci si aspetta che sempre più l’approccio agroecologico permei il settore. Ci si aspetta poi che i vignaioli siano in grado di raccontarle queste evoluzioni: che si rintracciano nel disegno dei paesaggi agrari, nelle storie resilienti delle comunità che ci abitano, in un rispettoso, innovativo giusto lavoro in campo, in cantina, alla vendita. Perché la Slow Wine Fair sarà in grado di porre le basi per una discussione profonda, onesta e capace di produrre un’altra idea di vino, di cibo e di mondo!».

«SANA Food in contemporanea con Slow Wine Fair, all’interno della collaborazione ormai consolidata con BolognaFiere, rappresenta un’innovazione frutto anche dell’alleanza strategica tra FederBio e Slow Food Italia. L’obiettivo è spingere in maniera decisa verso la transizione agroecologica mettendo al centro il valore del cibo locale e il ruolo fondamentale delle piccole e medie aziende agricole, custodi di biodiversità e identità territoriali, considerate l’espressione più autentica del biologico italiano – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Per questo occorrono idee e proposte concrete a partire da nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali. Mentre a Rivoluzione BIO, gli Stati Generali del settore, il confronto si concentra su come il biologico possa rispondere alle grandi sfide del nostro tempo — clima, salute e ambiente — affermandosi come modello per l’intero comparto agroalimentare italiano».

Tra gli appuntamenti in programma, nella giornata di lunedì 23 segnaliamo a SANA Food Rivoluzione BIO – Gli Stati Generali del Biologico per fare il punto sul presente e sul futuro del biologico con numeri, dati di mercato, trend, politiche, filiere, consumi e prospettive di sviluppo. L’iniziativa – promossa da BolognaFiere e realizzata in collaborazione con AssoBio e FederBio, con la cura scientifica di Nomisma e il supporto di ICE Agenzia – riunisce istituzioni, decisori pubblici, imprese, esperti e stakeholder per un confronto strutturato e qualificato sullo stato dell’arte del comparto. Ecco l’agenda dei lavori:

  • dalle ore 10.30 alle ore 13: sessione 1 | MERCATO ITALIANO DEL BIO E POLITICHE DEL SETTORE
  • dalle ore 14.30 alle 16.30: sessione 2 | QUANDO BIOLOGICO E CIBO LOCALE DIVENTANO VALORE PER LA RISTORAZIONE

 

Mentre dal programma di Slow Wine Fair alle 14 in Arena Reale Mutua la conferenza Giovani vignaioli. Un dialogo tra il Presidente della CEI Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini. In un appuntamento informale, i due protagonisti dialogheranno con i giovani presenti alla Slow Wine Fair per costruire un presente in cui il “giusto” sia il punto centrale dell’azione di ogni individuo che crede nel valore della comunità.

Con la partecipazione di:

Michela Adriano, Adriano Marco e Vittorio

Edoardo Dottori, Azienda Agricola Edoardo Dottori

Con un intervento grafico di: Boban Pesov, illustratore e viticoltore

Conducono:

Giancarlo Gariglio, curatore Slow Wine

Mario Marazziti, portavoce Comunità Sant’Egidio

Scopri qui l’Agenda del giornalista della Slow Wine Fair di domenica 22 febbraio

Qui gli appuntamenti di lunedì 23 e martedì 24 febbraio

 

Scopri qui tutti gli appuntamenti di SANA Food

 

SANA Food è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Slow Food Promozione, in partnership con V Label Italia, Associazione Italiana Cuochi e World IAC, e con il supporto di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. La manifestazione è patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune di Bologna e dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bologna. Sponsor tecnico: Ecostoviglie by Minimo Impatto.

Slow Wine Fair è organizzata da BolognaFiere, con la direzione artistica di Slow Food. La fiera gode del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna. Con il supporto di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE. In collaborazione con Amaroteca e ANADI – Associazione Nazionale Amaro d’Italia, Demeter e Drink Factory. Main partner: Guala Closures, Reale Mutua e WinterHalter. In kind partner: Acqua S. Bernardo, Bormioli Luigi, Gruppo Saida, IP Industrie del Freddo Professionale, Pefc Italia, Pulltex e Wolf System. Media partner: Affaritalian.it, Bar.it, Green Retail, Horecanews.it, I Grandi Vini, Il Gusto Gruppo Gedi, Italy Export, Luxury Food & Beverage Magazine, Premiata Salumeria Italiana, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, TecnAlimentaria Beverage Industry.

Ufficio Stampa BolognaFiere

Daniela Modonesi | 366 6659090 | daniela.modonesi@bolognafiere.it

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Mercosur: gli accordi commerciali devono garantire la reciprocità e una visione coerente con il Green Deal

Editoriale Di Maria Grazia Mammuccini

È passato ormai oltre un mese dalla firma dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur. Nel frattempo con 334 voti favorevoli e 324 contrari il Parlamento Europeo ha approvato una mozione presentata dal gruppo della Sinistra che rinvia l’accordo commerciale alla Corte di Giustizia Europea per verificarne la compatibilità legale con i trattati, di fatto bloccando la ratifica degli accordi.

Sul Mercosur il confronto è aperto da anni e si accompagna a valutazioni e giudizi contrastanti. Le criticità fondamentali che sono sempre emerse riguardano proprio l’impatto sui sistemi agricoli e alimentari europei.

Dal punto di vista del mondo agricolo la questione è chiara: non si possono fare passi indietro sui diritti, né sul fronte degli agricoltori né su quello dei consumatori.

Le proteste del mondo agricolo hanno un fondamento oggettivo perché si profila una concorrenza sleale. Non si può chiamare diversamente la licenza di vendere nel territorio europeo prodotti agricoli realizzati con regole e disciplinari che offrono garanzie ridotte rispetto a quelle europee sia sotto il profilo ambientale che sanitario. Non è accettabile abbassare la guardia permettendo l’ingresso in Europa di prodotti ottenuti con pratiche come l’uso di ormoni per l’accrescimento negli allevamenti e di pesticidi di chimica di sintesi da lungo tempo vietati in Europa perché pericolosi e per i quali, per coerenza, dovrebbe essere vietata anche la loro produzione e commercializzazione. E non lo è a maggior ragione se pensiamo che questi prodotti, quando entrano come componenti di alimenti trasformati in Europa, non sono più tracciabili in etichetta. Di fatto, il consumatore non ha nemmeno la possibilità di scegliere di non comprarli.

Il biologico da questo punto di vista ha sicuramente maggiori tutele visto che in base al regolamento europeo sul bio i prodotti certificati importati devono rispettare le stesse normative europee dei nostri produttori. Ma questo non toglie la preoccupazione fondamentale che risiede nella concorrenza sleale con la produzione convenzionale del Mercosur che non segue gli stessi standard e che può favorire l’afflusso di prodotti a basso costo con un impatto disastroso rispetto ai metodi di produzione locali e su piccola scala in Europa, minando la resilienza dei modelli di consumo sostenibili.

Il principio della reciprocità deve essere applicato anche nel caso del Mercosur.         Questo permetterebbe di ampliare l’area in cui vigono regole rigorose a tutela dell’ambiente, della salute e anche dei lavoratori, perché ad esempio le deroghe all’uso di pesticidi di sintesi chimica pericolosi producono rischi che riguardano prima di tutto le persone che li utilizzano professionalmente

Invece così com’è l’accordo è in conflitto con gli obiettivi del Green Deal puntando sostanzialmente a incentivare modelli agricoli intensivi nei Paesi Mercosur legati alla deforestazione, all’uso intensivo di pesticidi e alle monocolture, esternalizzando i costi ambientali e mettendo a rischio l’agricoltura di piccola scala.

La creazione di un grande mercato da oltre 700 milioni di persone basato su accordi liberamente negoziati è un passo che va nella giusta direzione, che si contrappone all’approccio muscolare di chi usa i dazi come una clava.

Ma gli accordi commerciali devono garantire il principio della reciprocità, con clausole vincolanti e verificabili che garantiscano la parità delle condizioni con gli agricoltori europei. E devono essere coerenti con il Green Deal e la transizione agroecologica per diffondere sempre di più a livello globale le produzioni biologiche e biodinamiche e i sistemi agricoli e alimentari sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.

Fonte: FederBio

Autore: Maria Grazia Mammuccini