Pesticidi nei suoli europei: un nuovo studio lancia l’allarme
agricoltura biologicahomeNoPesticidistop pesticidiSuoloPesticidi nei suoli europei: un nuovo studio lancia l’allarme
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature accende i riflettori su un problema poco visibile ma estremamente importante: la presenza diffusa di pesticidi nei suoli europei e il loro impatto sugli organismi che vivono sottoterra.
I ricercatori hanno analizzato suoli provenienti da diverse aree del continente e hanno scoperto che circa il 70% dei campioni contiene tracce di pesticidi. Non si tratta solo di una presenza “residua”: queste sostanze influenzano in modo significativo la biodiversità del suolo. Secondo lo studio, i pesticidi rappresentano il secondo fattore più importante nel determinare la varietà di vita nel suolo, subito dopo le sue caratteristiche naturali (come composizione, struttura e contenuto di nutrienti).
Non solo api e uccelli: il problema è anche sotto i nostri piedi
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno dimostrato gli effetti negativi dei pesticidi su api, insetti e alcune specie di uccelli. Questo nuovo studio amplia la prospettiva, spostando l’attenzione su ciò che accade sotto la superficie. Per la prima volta, le misurazioni sono state condotte su scala continentale in Europa, offrendo un quadro molto più ampio e dettagliato. I risultati mostrano che i pesticidi rappresentano un vero e proprio disturbo per l’ecosistema del suolo. Alterano la composizione delle comunità di organismi sotterranei e modificano gli equilibri biologici. Non tutti gli organismi reagiscono allo stesso modo. Alcuni batteri sembrano addirittura aumentare in numero, facendo crescere la ricchezza batterica complessiva. Tuttavia, altri organismi fondamentali per la salute del suolo risultano penalizzati.
Tra questi ci sono i funghi micorrizici arbuscolari, microrganismi benefici che vivono in simbiosi con le radici delle piante e aiutano ad assorbire nutrienti e acqua. Lo studio conferma che i pesticidi hanno un impatto negativo su questi funghi, in linea con ricerche precedenti. La loro riduzione può avere conseguenze importanti per la fertilità del suolo e la produttività agricola.
Un’analisi su larga scala
Per comprendere meglio queste dinamiche, i ricercatori hanno utilizzato strumenti statistici avanzati e un ampio set di dati, cercando di individuare le relazioni tra presenza di pesticidi e parametri di biodiversità del suolo. L’obiettivo era identificare i fattori che influenzano maggiormente l’equilibrio biologico sotterraneo. Il risultato è chiaro: i pesticidi incidono in modo significativo sulla biodiversità del suolo e non possono essere considerati un fattore marginale.
Ripensare le valutazioni del rischio
Lo studio conclude che le attuali normative e le valutazioni del rischio sui pesticidi dovrebbero essere aggiornate. Oggi, infatti, gli effetti vengono spesso valutati su poche specie modello selezionate. I ricercatori sottolineano invece la necessità di considerare l’ecosistema del suolo nel suo insieme, includendo organismi chiave come i funghi micorrizici arbuscolari.
Fonte:
Pesticide residues alter taxonomic and functional biodiversity in soils
Köninger, M. Labouyrie, C. Ballabio, O. Dulya, V. Mikryukov, F. Romero, A. Franco, M. Bahram, P. Panagos, A. Jones, L. Tedersoo, A. Orgiazzi, M. J. I. Briones & M. G. A. van der Heijden
Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09991-z
L’alimentazione biologica cresce, nell’Ue l’Italia a tavola in buona salute
agricoltura biologicahomeMammucciniSANA FoodSlow FoodBio: non è più un prodotto di nicchia, i commenti di FederBio e Slow food
Il biologico italiano non si ferma. Anzi, accelera. E lo fa con numeri che certificano un settore in piena salute, capace di coniugare qualità, sostenibilità e opportunità di business. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio SANA 2026, curato da Nomisma, che verranno presentati in anteprima il 23 febbraio durante Rivoluzione Bio – Gli Stati Generali del Biologico, l’evento clou di SANA Food 2026, in programma a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio.
LE VENDITE ALIMENTARI BIO per consumi domestici hanno raggiunto nel 2025 quota 5,5 miliardi di euro, segnando un incremento del +6,2% rispetto all’anno precedente. Una crescita che conferma come il biologico non sia più una nicchia, ma una scelta sempre più diffusa tra i consumatori italiani.
LA DISTRIBUZIONE MODERNA SI CONFERMA il canale principale con 3,5 miliardi di euro di vendite (+6,1%), rappresentando il 64% del totale. Ma è l’intero comparto a mostrare vitalità: nei discount il bio è cresciuto del 6,8%, nell’e-commerce del 5,9%, mentre negli iper e supermercati del 4,3%.
PARTICOLARMENTE INTERESSANTE è il dato sul fuori casa: il canale away from home vale infatti 1,3 miliardi di euro e rappresenta il 20% dei consumi bio sul mercato interno. Un segmento in crescita che non ha solo rilevanza numerica, ma anche strategica per la capacità di attrarre nuovi consumatori e favorire la sperimentazione.
SUL FRONTE EXPORT, L’ITALIA CONSOLIDA la sua leadership europea con 3,9 miliardi di euro di vendite oltre confine (+7% rispetto al 2024). Un dato ancora più significativo se si considera la crescita del +174% rispetto al 2014, che testimonia come il «bio made in Italy» sia diventato un vero e proprio driver dell’internazionalizzazione del settore agroalimentare.
I NUMERI DELLA PRODUZIONE sono altrettanto eloquenti. L’Italia, con oltre 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico, pari al 20,2% della superficie agricola nazionale, è ormai vicinissima al target del 25% fissato dalle strategie europee Farm to Fork per il 2030, che il nostro Paese ha deciso di anticipare al 2027.
UNA RETE DI 97.160 OPERATORI BIOLOGICI, di cui l’89% costituito da aziende agricole, fa dell’Italia il leader europeo del settore. Non solo per dimensioni, ma anche per qualità e diversificazione territoriale.
«IL NOSTRO PAESE HA UN RUOLO GUIDA nella transizione agroecologica e il marchio del bio italiano può consolidare ulteriormente questo primato», dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio. «Ora dobbiamo accelerare, servono investimenti in innovazione, ricerca e formazione per rafforzare la distintività del biologico e trasferire soluzioni sostenibili all’intera agricoltura. Non basta agire solo sulla produzione, si deve lavorare contemporaneamente per stimolare consumi etici e responsabili. Occorrono iniziative lungo l’intera filiera per rendere i prodotti biologici sempre più accessibili anche nella ristorazione collettiva pubblica e privata e nel fuori casa».
LA NOVITÀ PIÙ SIGNIFICATIVA dell’edizione 2026, dove sono attesi oltre 300 buyer internazionali da più di 30 Paesi, specializzati nel canale Horeca (hotel, ristoranti e bar) è l’ingresso di Slow Food tra i partner dell’evento. L’area espositiva ospiterà quindi i produttori delle reti Slow Food e un ricco programma di tavole rotonde, sessioni formative e degustazioni affronterà i temi più attuali del dibattito agroalimentare. In contemporanea ci sarà inoltre la Slow Wine Fair: con un unico biglietto d’ingresso, i professionisti potranno accedere a entrambe le manifestazioni, seguendo un percorso integrato nel food&beverage di alta qualità.
«LA CONTEMPORANEITÀ DI «SLOW WINE FAIR» e Sana Food, non è un caso – evidenzia Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia – ma una naturale tappa della solida collaborazione tra Slow Food Italia e FederBio, impegnate a promuovere la transizione agroecologica e un modello agricolo biologico, sostenibile e privo di chimica di sintesi. Un’unione che nasce per dare risposte concrete alle sfide che il settore alimentare e vitivinicolo affronta ogni giorno: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, dall’ampliamento dei mercati all’educazione alimentare. Un percorso comune che ribadisce la necessità di un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutte e tutti, e di costruire relazioni commerciali fondate su criteri etici, ambientali e culturali».
LA FIERA PREVEDE TRE GIORNI INTENSI di incontri, masterclass, degustazioni e confronti. Nell’area OoH Lab!, l’Associazione Italiana Cuochi e World IAC proporranno nove masterclass dedicate alla valorizzazione della cucina italiana, da poco riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale Unesco; la Lab Academy ospiterà invece workshop su export e internazionalizzazione, seminari formativi e convegni sui temi strategici della sostenibilità e dell’innovazione. Particolare attenzione verrà dedicata anche alla cucina gluten free e alle certificazioni Dop, Igp e Stg.
SANA FOOD INOLTRE NON SI LIMITA a promuovere la sostenibilità nei contenuti, ma la pratica concretamente nell’organizzazione dell’evento. Zero plastica nei servizi di ristorazione, zero moquette nelle aree comuni, spazi espositivi modulari e riutilizzabili, gestione dei rifiuti con il 99,5% di materiali recuperati e reinseriti nel ciclo produttivo. E per chi arriva in treno, c’è una convenzione con Trenitalia che offre sconti fino al 75% sul biglietto.
L’APPUNTAMENTO DI FEBBRAIO a Bologna si configura così come momento imprescindibile per comprendere le dinamiche di un settore che, con i suoi 11 miliardi di euro di valore complessivo tra mercato interno ed export, rappresenta una leva strategica per l’economia del Paese e per la transizione verso modelli più sostenibili ed etici
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FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Letizia Piotti
Data: 11 febbraio 2026
Camilla Laureti nominata relatrice dell'Eurocamera sull'agricoltura bio
homeReg. UE 848/2018‘Il biologico può e deve essere uno dei pilastri dell’agroalimentare europeo‘
L’eurodeputata del Partito democratico Camilla Laureti, vicepresidente del gruppo S&D, è stata indicata come relatrice del Parlamento europeo per le modifiche al regolamento sull’agricoltura biologica.
“L’agricoltura biologica può e deve essere uno dei pilastri su cui costruire il futuro dell’ agroalimentare europeo: un settore che può coniugare sostenibilità ambientale e sociale, qualità del cibo, reddito di chi produce e nuove opportunità per i giovani”, ha dichiarato in una nota, sottolineando che oggi in Europa il bio “coinvolge oltre 17 milioni di ettari coltivati, pari all’11% della superficie agricola utilizzabile” e che “l’obiettivo fissato dall’Ue è ambizioso ma necessario: arrivare al 25% entro il 2030. Un traguardo che va sostenuto con politiche coerenti, investimenti adeguati e norme chiare”.
“Come relatrice al Parlamento europeo lavorerò affinché le modifiche al regolamento sul biologico rafforzino questo settore, garantendo certezze agli agricoltori, valorizzando il lavoro dei giovani e creando le condizioni perché possano scegliere sempre di più l’agricoltura come occupazione”, ha concluso. […]
FONTE
TESTATA: Ansa
AUTORE: redazione
Data: 10 febbraio 2026
Biofach 2026: l’agricoltura biologica rimarrà un pilastro portante della Politica Agricola Comune europea
agricoltura biologicaBiofachhomeIFOAM Organics EuropeIntervenendo al Biofach, la più grande fiera biologica in Europa, la Commissione europea ha sottolineato il ruolo centrale dell’agricoltura biologica nel rendere l’agricoltura europea competitiva, sostenibile e resiliente. Parola della Direttrice Generale per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale della DG AGRI, Elisabeth Werner, che è quest’anno presente a Norimberga, a sottolineare l’impegno della Commissione europea a sostenere lo sviluppo del settore biologico.
Alla cerimonia di apertura di alto livello della fiera, Elisabeth Werner, ha infatti dichiarato: “L’agricoltura biologica è e rimarrà un pilastro portante della Politica Agricola Comune europea. Contribuisce alla competitività, alla sostenibilità e alla resilienza della nostra agricoltura. Il nostro obiettivo è raggiungere il 25% di terreni agricoli biologici entro il 2030”.
La Werner ha poi partecipato all’evento annuale “Policy Day” di IFOAM Organics Europe, focalizzato sulle implicazioni della revisione del Regolamento Ue sul biologico, nonché sul biologico nel nuovo bilancio Ue (QFP) e nella Politica Agricola Comune (PAC), nonché sul ruolo di un Piano d’Azione per il Biologico aggiornato.
Jan Plagge, Presidente di IFOAM Organics Europe e relatore del panel, ha dichiarato: “La tabella di marcia normativa della Commissione europea e la sua revisione mirata del Regolamento Ue sul biologico, pubblicata lo scorso dicembre, insieme all’impegno della Commissione a lavorare per un Piano d’Azione Ue sul biologico aggiornato, confermano l’importanza strategica della produzione biologica per il futuro agroalimentare europeo. Queste iniziative forniscono la necessaria continuità e direzione al settore biologico in un contesto politico in evoluzione”.
Per tutta la settimana, IFOAM Organics Europe contribuirà al programma del Congresso Biofach con un’ampia gamma di sessioni e continuerà a interagire con decisori politici, stakeholder e partner. IFOAM OE attende inoltre di dare il benvenuto a Christophe Hansen, Commissario europeo per l’agricoltura e l’alimentazione, venerdì 13 febbraio per ulteriori scambi sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura biologica in Europa.
Biofach, la più grande fiera del biologico in Europa, ha quest’anno come slogan il tema “Crescere domani: voci giovani, visioni audaci”, sottolineando l’importanza del ricambio generazionale e del pensiero innovativo per lo sviluppo del settore biologico.
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Fonte: IFOAM OE; Commissione Europea
BIOFACH - “The World of Organic Agriculture 2026" | FederBio: picco dei consumi bio europei che sfiorano 59 miliardi di euro, l’Italia si conferma prima per SAU e operatori bio
agricoltura biologicaBiofachFiBLhomeIFOAM Organics Internationalmercato bioBologna, 11 febbraio 2026 – Superfici sostanzialmente invariate mentre crescono i consumi di alimenti biologici in Europa e a livello globale, raggiungendo il massimo storico. Questo il quadro che emerge dal rapporto “The World of Organic Agriculture 2026“, relativo al 2024, appena presentato a Biofach dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale.
Secondo l’analisi, i terreni coltivati a biologico in Europa restano stabili a 19,6 milioni di ettari. Di questi, 18,1 milioni si concentrano nell’Ue, dove il biologico rappresenta l’11,1% della superficie agricola totale, contro il 3,9% dell’intero continente.
Per quanto riguarda i Paesi con la maggior estensione di terreni bio, spicca la Spagna con quasi 2,9 milioni di ettari, seguita dalla Francia con 2,7 milioni di ettari e dall’Italia, che occupa il terzo posto con 2,5 milioni di ettari, ma è prima come percentuale di SAU bio, che supera il 20%, quasi il doppio della media europea. Il nostro Paese mantiene anche il primato per quanto riguarda il numero di produttori bio, con oltre 87.042 operatori sui 490.637 attivi nell’intera Europa.
Significativo il dato sulle vendite al dettaglio di prodotti biologici in Europa, che nel 2024 hanno toccato la cifra record di 58,7 miliardi di euro (con un aumento del 4,1%), un andamento che consolida la crescente attenzione dei consumatori verso scelte di consumo più salutari e sostenibili.
Nel 2024, la Germania si è confermata il più grande mercato biologico in Europa (17,0 miliardi di euro), seguita da Francia (12,2 miliardi di euro) e Italia (5,2 miliardi di euro). Mentre la Svizzera ha registrato il consumo pro capite più elevato al mondo, pari a 481 euro a persona.
A livello mondiale, secondo le analisi del “The World of Organic Agriculture 2026”, la superficie agricola coltivata a biologico nel 2024 è rimasta sostanzialmente stabile a 99 milioni di ettari, mentre le vendite globali al dettaglio di alimenti e bevande biologiche hanno toccato quota 145 miliardi di euro. Gli Stati Uniti si confermano il mercato più rilevante con 60,4 miliardi di euro, seguiti da Germania con 17 miliardi di euro e Cina con 15,5 miliardi di euro.
“Le analisi europee ci consegnano una fotografia nitida, i cittadini stanno orientando le proprie scelte alimentari sempre più verso il biologico – afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Il dato rilevante è che, per la prima volta nel 2024, la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio. L’incremento delle vendite di biologico deve però andare di pari passo con un aumento delle produzioni. Per questo non bisogna rallentare gli obiettivi del Green Deal: le strategie comunitarie a sostegno dello sviluppo agroecologico, unite a investimenti rilevanti in ricerca e innovazione, sono la chiave per far crescere il settore. Il paradosso è evidente: mentre i cittadini scelgono la sostenibilità, Bruxelles frena. È invece necessario proseguire con determinazione verso un’agricoltura e un sistema alimentare resiliente e rispettoso degli ecosistemi. Non si tratta solo di ambiente, clima e salute, ma di economia reale: è in gioco il futuro delle nostre imprese agricole e delle generazioni che verranno”.
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FederBio: il via libera della Conferenza Stato-Regioni al decreto 'Marchio del biologico italiano’ è un passo importante per la crescita del settore
agricoltura biologicahomeBologna, 6 febbraio 2026 – Una svolta fondamentale per tutelare l’origine della materia prima biologica e rafforzare le garanzie di qualità e sicurezza per i cittadini. FederBio esprime la propria soddisfazione per l’intesa appena raggiunta dalla Conferenza Stato-Regioni sul “Marchio del biologico italiano”.
Istituita dalla Legge 23/2022, è una certificazione volontaria che si affianca al logo europeo con l’obiettivo di consolidare il posizionamento del biologico sia in Italia sia all’estero, rafforzando riconoscibilità e competitività dei prodotti bio italiani, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento europeo.
“L’intesa che dà il via libera al decreto sul Marchio del biologico italiano è un altro tassello per l’avvio di una misura che può contribuire allo sviluppo del settore, costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale.– dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – Non è solo un elemento distintivo, ma uno strumento concreto di rilancio che permette alla filiera biologica nazionale di distinguersi e competere a livello internazionale, valorizzando qualità, sostenibilità e trasparenza.
Il marchio contribuisce a rafforzare il ruolo degli agricoltori che coltivano senza chimica di sintesi, tutelando ecosistemi e biodiversità, l’identità e il legame con i territori, unendo tradizioni agricole e sostenibilità, e può accelerare la crescita del comparto, facendo dell’agroecologia un riferimento per l’intero sistema agroalimentare. Le anticipazioni dei dati dell’Osservatorio SANA lo confermano: nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo 5,5 miliardi di euro, mentre l’export sfiora i 3,9 miliardi. Si tratta di un segnale chiaro: i cittadini sono sempre più attenti alla sostenibilità e questo marchio aggiunge un’ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente”.
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Roma rinnova il Consiglio del Cibo: più di 200 organizzazioni coinvolte, c’è anche FederBio
Consiglio del CibohomeRomaROMA – A due anni dalla sua istituzione, come previsto dal Regolamento approvato nel 2023 dall’Assemblea capitolina, è stato rinnovato il Consiglio del Cibo di Roma.
Le realtà iscritte sono oltre 200, in aumento rispetto alle 151 del precedente biennio. Tra i componenti figurano realtà agricole, università ed enti di ricerca, associazioni e sindacati, operatori dei mercati rionali e contadini, reti dei gruppi di acquisto solidale, reti di impresa e poli civici.
Tra le prime priorità del rinnovato Consiglio del Cibo l’avvio e la sperimentazione di almeno tre o cinque Case del cibo di Roma, nuovi spazi che ospiteranno mercatini contadini e gruppi di acquisto solidale, attività di formazione ed educazione alimentare e depositi per il recupero e la redistribuzione delle eccedenze alimentari, per contrastare lo spreco. Alla guida del Consiglio è stato riconfermato come presidente Fabio Ciconte.
A dare il via libera al nuovo mandato, è stata l’Assemblea capitolina, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessora all’Ambiente, Sabrina Alfonsi. e. Il Consiglio del Cibo della Capitale riparte con l’obiettivo di rendere sempre più sostenibili e accessibili i sistemi alimentari della città.
“Il Consiglio del cibo è un’esperienza innovativa che stiamo portando avanti con convinzione – ha commentato Gualtieri al momento della rielezione del presidente – darà impulso e sarà un luogo di elaborazione e coinvolgimento della città per quanto riguarda le politiche del cibo, un tema che si intreccia con quelli del sostengo delle filiere produttive, della cura dell’ambiente e della coesione sociale”.
“I numeri che definiscono il nuovo Consiglio del Cibo significano un suo decisivo rafforzamento e sono una evidente conseguenza del riconoscimento della bontà di questo percorso di partecipazione unico in Italia e non solo che vede amministrazione e società civile lavorare in stretta collaborazione per arrivare a un piano del cibo condiviso per la città. Desidero ringraziare il presidente uscente Fabio Ciconte e i coordinatori dei tavoli tematici per il lavoro svolto in particolare sulle mense scolastiche e sul contrasto alla povertà alimentare. La politica del cibo di Roma proseguirà il suo lavoro rafforzando la collaborazione tra il Consiglio e il tavolo della Città metropolitana che sta svolgendo un grande lavoro di valorizzazione delle filiere agroalimentari del territorio. Un lavoro fondamentale per arrivare all’obiettivo di presentare un piano del cibo di Roma che assicuri cibo di qualità e di prossimità per tutte e tutti, entro la fine della consiliatura”, dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti.
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Fonte: redazione
È l'ora del vino biologico. Un mare di foglie… da incentivare
guidabiohomevino biodinamicovino biologicoIl percorso biologico in agricoltura non è solo salubre per l’uomo, ma per l’ambiente e per l’economia. E ha bisogno di scelte economiche che lo sostengano.
In Italia il 20% della produzione agricola è certificata biologica (il doppio della media europea), cioè senza l’uso di fertilizzanti, antiparassitari o altro di origine chimica. La quota della viticoltura è pressoché identica, 21%. Un dato questo sicuramente in crescita, ma che ancora non arriva al consumatore al momento della scelta, mettendo in sofferenza le produzioni ecosostenibili.
Fare biologico ha dei costi maggiori in termine di produzione, anche perché maggiori sono i rischi naturali che possono incidere sulla resa, qualitativa e quantitativa, del prodotto finale. Questo comporta una produzione rispettosa dell’ambiente e di qualità che inevitabilmente ha impatto sul prezzo al consumatore e appare quindi meno interessante per il mercato della grande distribuzione.
Il tema è stato affrontato lo scorso 24 gennaio a Roma in un convegno organizzato in occasione della presentazione di Un Mare di foglie, Guida Bio – Selezione Vini 2026, il progetto editoriale diretto da Antonio Stanzione e pubblicato da Rubbettino Editore, e al quale hanno preso parte Alessandro D’Elia, Direttore Generale di Suolo e Salute, Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, l’enologo Vincenzo Mercurio, Sabrina Alfonsi, Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti del Comune di Roma, e Diana Lenzi, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti.
Il mondo dell’agricoltura, ma non solo, si trova di fronte ad una forte contraddizione. Quello che il consumatore risparmia nell’acquisto, ha fatto notare la Presidente di FederBio Maria Grazia Mannuccini citando uno studio Deloitte sull’agricoltura olandese, diventa una spesa collettiva per i danni che la produzione agricola standard produce come effetti secondari. A fronte, infatti, di un valore economico pari a 13,3 miliardi di euro, si causano anche costi sociali pari a 18,6 miliardi di euro. In sostanza, tra emissioni di gas serra (7,9 miliardi), inquinamento da azoto (7,2 miliardi) e perdita di biodiversità (2,58 miliardi), il sistema lascia un buco a carico della società, un deficit annuale di 5,3 miliardi di euro.
Al contrario il biologico, combinato con le innovazioni già disponibili e una migliore efficienza delle risorse, porterebbe il bilancio in positivo per 2,7 miliardi di euro.
Sono, quindi, due gli aspetti che dovrebbero essere affrontati per risolvere questa contraddizione. Da una parte l’aspetto culturale: una maggiore consapevolezza del consumatore nella scelta di quello che vuole consumare; la necessità di sostenere economicamente la scelta di una agricoltura e una viticoltura che fa bene al territorio e alla sua economia, non solo perché direttamente produttiva, ma perché tutela il territorio stesso, l’ambiente in cui queste aziende producono.
Il tema della consapevolezza del consumatore non è irrilevante, come ha fatto notare Alessandro D’Elia, citando il caso del bollino Zero Residui che si può apporre su un prodotto che ha subito decine di trattamenti chimici, purché si attenda un periodo abbastanza lungo perché ne abbia smaltito abbastanza da risultare nei limiti di tolleranza. Come a dire che l’aria di Roma e Milano è pulita perché non supera i limiti di legge che ne imporrebbero, in quel caso, il blocco del traffico.
Ma come per le auto elettriche probabilmente dovrebbe esistere un incentivo all’acquisto anche per il consumatore, che ovviamente non può essere diretto, ma veicolato tramite il settore della grande distribuzione: «Questo è giustissimo, dice la Presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini. Credo sia la quarta finanziaria in cui abbiamo proposto delle misure, ad esempio l’abbassamento dell’IVA sui prodotti biologici, proprio per utilizzare la fiscalità per favorire la vendita di prodotti a basso impatto ambientale. Se abbassi l’IVA non crei problemi né alle imprese e favorisci un prezzo più basso per i cittadini. Ma abbiamo proposto anche dei bonus per quanto riguarda l’infanzia, per quanto riguarda le donne in gravidanza, proprio perché ormai il bio è chiaro che abbia un impatto positivo sulla salute e oltre che sull’ambiente. Il problema è che purtroppo per queste proposte non sono state mai trovate le necessarie coperture finanziarie. Le scelte di tipo ambientale, oltre che sostenendo gli agricoltori, sì sostengono anche facendo cambiare i consumi e i consumi si cambiano creando dei vantaggi per i cittadini e creando una comunicazione, un’informazione che gli faccia capire bene che quando sceglie un cibo, sceglie anche un modo di fare agricoltura che rispetta il territorio, che rispetta l’ambiente e che rispetta anche la salute del cittadino».
«Si sta lavorando – continua la Presidente di FederBio – anche per equilibrare il rapporto della grande distribuzione. L’ obiettivo è quello del giusto prezzo sia per il consumatore finale, sia per l’agricoltore, al fine di garantire un giusto reddito all’interno della filiera. Purtroppo fino ad oggi il massimo valore è dato alla trasformazione e alla distribuzione. Questo per certi aspetti è un elemento che sta schiacciando il bio verso il prezzo più basso e questo sarebbe un rischio enorme. Per cui da questo punto di vista, come dire, il ruolo della grande distribuzione è importante. Deve cambiare, dando un maggiore valore al cibo e un maggiore valore anche alle pratiche di sostenibilità, non solo come marketing ma anche come scelte concrete».[…]
FONTE
TESTATA: Huffington Post
AUTORE: Francesco Rea
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 gennaio 2026
Il bio italiano vola: +6,2% nel 2025. I dati a SANA Food 2026.
alimentazione biohomeSANA FoodL’Italia del biologico continua a crescere e si conferma leader europeo. Il settore conta oltre 2,5 milioni di ettari coltivati (più di quinto della superficie agricola), un dato che supera nettamente la media europea ferma all’11,2%. Il mercato interno nel 2025 ha raggiunto i 5,5 miliardi di euro, con una crescita del 6,2% rispetto all’anno precedente. Sono questi alcuni dei dati che saranno approfonditi durante SANA Food, evento dedicato alla valorizzazione di una cultura alimentare sana e sostenibile, in calendario a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio.
I numeri dell’Osservatorio SANA, curato da Nomisma, raccontano un comparto che supera la crescita del mercato alimentare generale, ferma al 3,2%. La Distribuzione Moderna, tra grandi catene, ipermercati e franchising online, rimane il canale principale con 3,5 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 6,1%. Il canale fuori casa rappresenta una delle opportunità più interessanti: vale 1,3 miliardi di euro, pari al 20% dei consumi interni, e dimostra particolare capacità di attrarre nuovi consumatori attraverso la sperimentazione. Infine, l’export del bio made in Italy raggiunge i 3,9 miliardi di euro, segnando una crescita del 174% rispetto al 2014.
“I cittadini sono sempre più attenti alle storie dietro al cibo, anche quando consumano fuori casa”, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Oggi il biologico non è solo una scelta di consumo, ma un patto di fiducia tra agricoltori, imprese, ristorazione e cittadini. Unisce tradizione e innovazione per costruire un domani più equo e sostenibile, proponendosi come modello di sviluppo per l’intero comparto agroalimentare italiano”.
Una partnership strategica con Slow Food
La novità più rilevante dell’edizione 2026 della Fiera è l’ingresso di Slow Food tra i partner, consolidando un’alleanza strategica con la Slow Wine Fair, che si svolge in contemporanea negli spazi adiacenti. “Il cibo buono, pulito, giusto e sano è una filiera viva fatta di produttori, territori, saperi e scelte quotidiane”, afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. “La contemporaneità di Slow Wine Fair e SANA Food, sotto l’egida di BolognaFiere, non è un caso, ma una naturale tappa della solida collaborazione tra Slow Food Italia e FederBio, impegnate a promuovere la transizione agroecologica e un modello agricolo biologico, sostenibile e privo di chimica di sintesi. Un’unione che nasce per dare risposte concrete alle sfide che il settore alimentare e vitivinicolo affronta ogni giorno: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, dall’ampliamento dei mercati all’educazione alimentare”.
Un settore che guarda al futuro
L’Italia, con il 20,2% di superficie agricola biologica, si avvicina ulteriormente al target del 25% fissato dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità per il 2030, obiettivo che il nostro Paese ha deciso di anticipare al 2027 secondo quanto previsto dal Piano Strategico della PAC.
SANA Food 2026 ospiterà referenze biologiche, biodinamiche, veg e certificate DOP, IGP e STG, oltre a produzioni agricole solidali e sostenibili, nate da percorsi di reinserimento sociale o da terreni confiscati alla criminalità. Con il supporto di ICE-Agenzia, sono attesi oltre 300 buyer da più di 30 Paesi.
L’edizione 2026 ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, a conferma del ruolo strategico di SANA Food nella promozione del settore agroalimentare italiano di qualità. […]
FONTE
TESTATA: Huffington Post
AUTORE: Giulio Nespoli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 gennaio 2026
Osservatorio SANA 2026: continua la crescita del biologico italiano
BolognaFierecibo bioexport biohomemercato bioSANA FoodContinua la crescita del biologico italiano. Lo confermano i dati su superfici agricole, operatori ed export. Positive anche le performance del mercato interno, grazie al protrarsi della ripresa a valore dei consumi domestici (+6,2% nel 2025 rispetto all’anno precedente), con una crescita a valore superiore a quanto si registra sul totale alimentare (+3,2% nello stesso periodo).
Cruciale, dunque, fare il punto per valutarne posizionamento e prospettive, con l’obiettivo di individuare le azioni più efficaci a sostenere il pieno sviluppo dei consumi bio, definire gli strumenti più idonei a supportare le piccole e medie imprese agricole bio e rafforzare le attività di promozione e informazione verso i consumatori.
RIVOLUZIONE BIO – Gli Stati Generali del Bio (23 febbraio 2026) sarà l’occasione per presentare i dati aggiornati dell’Osservatorio SANA, lo strumento – promosso da BolognaFiere con il patrocinio di FederBio e AssoBio e curato da Nomisma – che propone il monitoraggio dei numeri chiave della filiera biologica, dalla produzione fino alle dimensioni del mercato.
Rivoluzione Bio – parte integrante del più ampio quadro delle iniziative di SANA Food, l’evento fieristico B2B di riferimento per il prodotto biologico, naturale, sano ed etico, organizzato da BolognaFiere in sinergia con Slow Wine Fair – affronterà e approfondirà il valore del Bio nella ristorazione e nei consumi fuori casa.
SUPERFICI E OPERATORI
L’Italia, con oltre 2,5 milioni di ettari e una percentuale di superfici bio sul totale pari al 20,2% (contro una media europea ferma al 11,2%), si avvicina ulteriormente al target del 25% di superficie agricola biologica fissato dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità per il 2030 e che l’Italia, in accordo con quanto previsto dal Piano Strategico della PAC, ha deciso di anticipare al 2027.
LE DIMENSIONI DEL MERCATO BIO IN ITALIA
Nel 2025, le vendite alimentari bio per consumi domestici hanno raggiunto quota 5,5 miliardi di euro con un
incremento annuo del +6,2%.
La Distribuzione Moderna rimane il primo canale per gli acquisti di biologico degli italiani, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025, le vendite di biologico nel canale si
attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024). (fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel)1. Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio che nel 2025 rispetto al 2026 hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.
1 Tale valore comprende le vendite a peso imposto realizzate da Iper, Supermercati, Discount, Specialisti Drug, Libero Servizio, eCommerce, a cui si aggiungono le vendite di prodotti freschissimi a peso variabile.
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