Il nemico non è il Green Deal: a Slow Wine Fair, Legambiente, FederBio e Slow Food Italia insieme per un futuro all’insegna dell’agroecologia
BolognaFierefederbiohomeRivoluzione BioSANAA Bologna, un confronto per smascherare la retorica che dipinge la sostenibilità come un nemico dell’agricoltura, mentre la vera minaccia è la crisi climatica. Al centro del dibattito, la necessità di politiche coraggiose che coniughino giusto reddito per gli agricoltori, giustizia ambientale, diritti dei lavoratori e sicurezza alimentare, senza cedere a pressioni regressive.
Il Green Deal europeo non è il nemico degli agricoltori. A metterlo in chiaro sono FederBio, Legambiente e Slow Food Italia, che hanno promosso l’incontro “Il nemico è davvero il Green Deal?” nell’ambito della Slow Wine Fair a BolognaFiere. Il vero pericolo, sottolineano gli organizzatori, è la crisi climatica, con le sue conseguenze sempre più drammatiche sui territori, sulle produzioni e sulla sicurezza alimentare. La risposta a questa emergenza non può essere un passo indietro rispetto alle politiche ambientali, ma un avanzamento deciso verso l’agroecologia.
A discutere del tema sono stati: Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, e Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente. Il focus dell’incontro è chiaro: sfatare la narrativa che vede il Green Deal come un ostacolo per il mondo agricolo e ribadire che la vera sfida è coniugare sostenibilità ambientale, sociale ed economica, garantendo agli agricoltori strumenti adeguati per affrontare la transizione ecologica.
L’evento si inserisce in un contesto di grande fermento per il futuro dell’agricoltura europea. La Commissione europea ha recentemente presentato una nuova tabella di marcia per il settore, puntando su semplificazione, digitalizzazione e rinnovamento generazionale. Tuttavia, il nodo centrale resta il bilancio della Politica Agricola Comune (PAC). Se, da un lato, la Commissione riconosce il ruolo strategico dell’agricoltura nel contesto geopolitico attuale, dall’altro, persistono incertezze sulle risorse economiche disponibili per supportare il settore in chiave concretamente green. Un esempio di questa contraddizione emerge del fatto che l’Europa, pur confermando il valore strategico dell’agricoltura biologica come strumento per favorire la transizione ecologica dei sistemi agricoli e alimentari, dopo aver ritirato la proposta per dimezzare l’utilizzo di fitofarmaci entro il 2030, sta avviando percorsi che legittimano l’utilizzo di pesticidi in assenza di alternative concrete. Questo approccio, purtroppo, sembra andare contro le stesse strategie europee From farm to fork e Biodiversity 2030, che invece dovrebbero puntare su pratiche agricole sostenibili, come l’agricoltura biologica e l’adozione di soluzioni innovative, che riducano l’impatto ambientale e promuovano la transizione ecologica.
Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio, ha commentato: “Vediamo segnali contrastanti che arrivano dalla Commissione europea. Da un lato la “Visione per l’agricoltura e l’alimentazione”, uscita in questi giorni, conferma che l’agricoltura biologica rappresenta una scelta strategica anche per il futuro, per la capacità di attrarre giovani agricoltori e favorire il ricambio generazionale, in grado di svolgere servizi ecosistemici nell’interesse della collettività e che vede una crescita del mercato dei prodotti bio. Su un altro fronte sembra invece frenare in termini di investimenti e di sostegno alle regole che dovrebbero supportare questo percorso: pur affermando l’obiettivo di accelerare verso i prodotti per il biocontrollo, non affronta in maniera adeguata la necessità di ridurre i pesticidi sintetici per prevenire le conseguenze ambientali e sociali derivanti dal loro utilizzo. Insieme a Legambiente e Slow Food siamo impegnati da tempo nel raccontare come il Green Deal e l’agricoltura biologica siano opportunità uniche per trasformare radicalmente il modello agroalimentare e renderlo sostenibile dal punto di vista ambientale, etico e produttivo per le filiere e resiliente nella capacità di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità. Ci auguriamo che il percorso virtuoso intrapreso riprenda senza indugi e che vengano disposti tutti gli strumenti finanziari, economici e culturali necessari. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Dobbiamo garantire un futuro dell’agricoltura fondato su principi sani ed equi sotto il profilo ambientale, sociale ed economico”.
«Dobbiamo agire ora per contrastare la crisi climatica, ricostruire una relazione armonica con la natura, ripristinare la fertilità dei suoli, produrre tutelando la biodiversità, allevare rispettando gli animali. Queste sono le urgenze. Il nostro sistema alimentare non protegge le sue fondamenta cioè la terra e chi la lavora, annienta proprio gli agricoltori di piccola scala rispettosi dell’ambiente e delle tradizioni e genera sprechi intollerabili: quasi un terzo del cibo prodotto globalmente. Chi produce il nostro cibo seguendo pratiche agroecologiche deve essere sostenuto, e tutti gli altri devono essere aiutati a intraprendere percorsi virtuosi. Si parla degli ingenti sussidi europei all’agricoltura, ma si dimentica che i soldi delle Pac continuano ad andare a poche grandi aziende: l’80% dei finanziamenti va al 20% degli imprenditori agricoli e premia l’agricoltura industriale intensiva. Purtroppo il programma presentato dalla Commissione europea “Visione per l’agricoltura e l’alimentazione” rimane ancorato a un modello obsoleto che privilegia l’aumento della produzione e non punta con decisione alla sostenibilità dei sistemi alimentari, al rispetto dell’ambiente e all’equità sociale. Serve una urgente transizione ecologica e sociale, che consegni la nostra agricoltura al futuro». ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, ha posto l’accento sulla necessità di non cadere nell’errore di individuare il bersaglio sbagliato: «Dipingere il Green Deal come un ostacolo per gli agricoltori è un’operazione pericolosa e fuorviante. La vera minaccia è la crisi climatica, che sta già mettendo a dura prova la produzione agricola, con eventi estremi sempre più frequenti e danni ingenti per le aziende. La risposta a questa crisi non può essere un ritorno alle pratiche intensive del passato, ma un deciso investimento nell’agroecologia. Dobbiamo supportare gli agricoltori nella transizione verso modelli produttivi sostenibili, offrendo incentivi economici adeguati e promuovendo pratiche che riducano l’impatto ambientale. L’agroecologia è la chiave per coniugare produttività e tutela del territorio. Non possiamo permetterci di fermare il cambiamento. Dobbiamo piuttosto fare in modo che sia equo, che garantisca il futuro dell’agricoltura e del nostro pianeta».
L’incontro alla Slow Wine Fair ha messo in luce l’importanza di accompagnare il mondo agricolo nella transizione verso pratiche più sostenibili. Questo percorso non può avvenire senza un supporto concreto e mirato, che deve tradursi in investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione delle aziende agricole. L’adozione di modelli produttivi più responsabili richiede una risposta collettiva, capace di integrare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Un concetto chiave emerso è il ruolo fondamentale dell’economia circolare e di soluzioni come il packaging sostenibile, che possono ridurre significativamente l’impatto del settore agricolo. Dalla manifestazione parte una call to action, sottoscritta dalla tre associazioni, ai produttori di ridurre il peso delle bottiglie di vino per renderlo davvero buono, pulito e giusto. E chiama a raccolta anche i professionisti del settore e gli appassionati, affinché l’impegno delle cantine trovi un riscontro immediato nel calice e a tavola.
La Slow Wine Fair ha ribadito, infatti, la necessità di una vera e propria transizione, dove sia la riduzione degli input chimici che la gestione degli impatti negativi derivanti dall’agricoltura e dalla zootecnia intensiva diventano priorità. È essenziale orientarsi verso pratiche agricole più sostenibili, promuovendo la tutela degli ecosistemi, degli impollinatori e della biodiversità, l’uso efficiente delle risorse e il benessere degli animali, per costruire un futuro agricolo davvero più responsabile e in equilibrio con l’ambiente.
L’alleanza tra FederBio, Slow Food Italia e Legambiente si fonda su principi condivisi che mirano a promuovere un modello agricolo più sostenibile, etico e rispettoso dell’ambiente. Al centro di questa sinergia c’è il rifiuto deciso dell’agricoltura intensiva, che ha danneggiato la biodiversità e compromesso la fertilità dei suoli, e l’urgenza di favorire la transizione verso un sistema agricolo che rispetti le risorse naturali. L’agroecologia, con il biologico come sua espressione più avanzata, emerge come la strada da seguire: una pratica che non solo limita l’uso di pesticidi, ma che è in grado di proteggere la biodiversità, contrastare i cambiamenti climatici e promuovere la resilienza dei territori.
Accanto a questo, è fondamentale la lotta contro l’uso di OGM, garantendo La tracciabilità della filiera per proteggere consumatori e ambiente, ponendo la salute e la sicurezza al centro della produzione alimentare. Cruciale è, altresì, ridurre drasticamente l’utilizzo di pesticidi e sostenere l’agricoltura biologica, che rappresenta un modello virtuoso sotto ogni aspetto: ambientale, economico e sociale. Perché è attraverso il biologico che è possibile ridurre l’impatto sull’ambiente, aumentare i servizi ecosistemici e garantire una produzione agricola sana e sostenibile. Ma il cambiamento deve investire anche l’allevamento, promuovendo un’agricoltura che rispetti il benessere degli animali e degli ecosistemi, contrastando la zootecnia industriale che danneggia l’ambiente e la salute e privilegiando metodi biologici, una riduzione della densità degli animali e la tutela di aria, acqua e suolo, con l’obiettivo di ridurre la produzione e il consumo di carne e incentivare modelli più sostenibili di allevamento.
Accanto a queste battaglie si inserisce il tema dell’educazione alimentare, un passo fondamentale per sensibilizzare le giovani generazioni al valore del cibo, alla sua provenienza e al rispetto per l’ambiente. L’introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole diventa quindi una priorità, per promuovere abitudini sane e consapevoli e ridurre gli sprechi. La cultura dell’usa e getta deve essere sostituita dalla promozione di una gestione circolare delle risorse, incentivando il recupero del cibo invenduto e la redistribuzione delle eccedenze alimentari.
Infine, il contrasto alle ingiustizie sociali, come il caporalato e le agromafie, si rivela una priorità in questa alleanza. Difendere i diritti dei lavoratori agricoli e promuovere politiche che tutelino la dignità di chi lavora la terra è essenziale per costruire un sistema agricolo equo, che garantisca giustizia sociale e condizioni di lavoro dignitose per tutti. Solo così si potrà realizzare un’agricoltura realmente sostenibile, che rispetti la terra, le persone e il nostro futuro.
Nell’ambito dell’iniziativa, Legambiente ha inoltre presentato la XXXIII edizione della Rassegna degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici, che si terrà a Rispescia (GR) nello storico spazio di Festambiente. Un evento che celebra le eccellenze del settore enologico e promuove un modello agricolo sostenibile, essenziale per la transizione ecologica. Tra le novità di quest’anno, il premio per la viticoltura al femminile e riconoscimenti per le aziende che si distinguono per sostenibilità ambientale e responsabilità sociale.
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Bio italiano in crescita. Nel 2024 le vendite in Italia superano i 6,5 miliardi di euro. Si consolida l’export (+7% rispetto al 2023)
BEINGORGANICINEUBolognaFierefederbiohomeRivoluzione BioSANALogo Bio Made in Italy, formazione a favore degli operatori del fuori casa e attività di sensibilizzazione su presenza, qualità e garanzie del bio nella ristorazione scolastica: queste le leve per accrescere il ruolo del biologico italiano
Bologna, 24 febbraio 2025 – Prosegue la crescita del biologico italiano. Lo confermano i dati che riguardano sia il mercato interno, grazie a una crescente espansione dei consumi, sia i mercati internazionali, trainati dal binomio Bio-Made in Italy. Nel 2024 le vendite alimentari di prodotti bio sul mercato nazionale superano i 6,5 miliardi di euro, mentre l’export agroalimentare biologico consolida il suo andamento positivo raggiungendo i 3,9 miliardi di euro (+7% rispetto al 2023).
Sono questi alcuni dei dati dell’Osservatorio SANA che Nomisma ha presentato oggi a Bologna Fiere per SANA FOOD 2025 in occasione della prima giornata di Rivoluzione Bio 2025, gli Stati generali del biologico, organizzati in collaborazione con FederBio e AssoBio, realizzati con Nomisma, nel quadro del programma BEING ORGANIC IN EU gestito da FederBio in partenariato con Naturland DE e cofinanziato dall’Ue nell’ambito del Reg. EU n.1144/2014.
LE DIMENSIONI DEL MERCATO BIO IN ITALIA
Nel 2024 le vendite alimentari di prodotti Bio sul mercato interno sono cresciute del +5,7% rispetto al 2023. A trainare la crescita del mercato sono prevalentemente i consumi domestici che sfiorano i 5,2 miliardi di euro. Si ridimensiona, invece, la crescita del fuori casa osservata nella precedente rilevazione, per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro.

La distribuzione moderna (3,3 miliardi di euro,+5,3% rispetto al 2023)[1] si riconferma il primo canale per gli acquisti Bio degli italiani e pesa per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici.
Iper e supermercati sono i canali che, all’interno della Distribuzione Moderna, veicolano la maggior parte delle vendite Bio superando gli 1,6 miliardi di euro nel 2024[2]. Tra gli altri canali, in forte espansione spiccano i discount con vendite di prodotti biologici pari a quasi 350 milioni di euro, in crescita del + 6% rispetto all’anno precedente. Da segnalare, infine, la performance leggermente negativa dell’e-commerce che segna una flessione del -0,4% a fronte di vendite pari a 75 milioni di euro.
Il canale specializzato Bio supera il miliardo di euro nel 2024, segnando un significativo incremento (+9%) rispetto alla crescita più contenuta degli anni precedenti
IL BIO MADE IN ITALY ALL’ESTERO
Positiva anche la performance dell’export di prodotti agroalimentari italiani Bio, che nel 2024 raggiunge i 3,9 miliardi di euro, con un incremento del +7% rispetto all’anno precedente. La crescita segue l’andamento positivo dell’intero settore agroalimentare.
I MERCATI DI DESTINAZIONE
Considerando i mercati esteri, dall’indagine Nomisma su 336 imprese italiane emerge come le principali destinazioni per i prodotti Bio siano la Germania, la Francia, la Scandinavia, il Benelux e gli Stati Uniti. Le prospettive per il biologico italiano sui mercati esteri sono decisamente promettenti: circa un terzo delle aziende italiane del settore food & beverage che oggi non esporta Bio, prevede di farlo nei prossimi 2-3 anni.
IL BINOMIO BIO-MADE IN ITALY
Il binomio Bio-Made in Italy si conferma un fattore di successo, con un’ottima reputazione e percezione sui mercati esteri: per il 49% delle aziende del settore food e il 64% delle aziende del settore wine, l’origine italiana e la notorietà del territorio di produzione rappresentano uno dei principali fattori di successo dell’export Bio sui mercati internazionali.
Per altro, l’Italia è sul podio tra i Paesi produttori Bio di maggiore qualità secondo il consumatore dei principali mercati esteri di riferimento (negli USA il 45% cita proprio il nostro Paese quando pensa al Bio di qualità) ed è elevata la quota di user Bio stranieri interessati al Bio italiano: si va dal 23% del Benelux all’85% registrato nei Nordics.
LA SURVEY DI NOMISMA SUI CONSUMATORI ITALIANI
I risultati della survey Nomisma, che ha coinvolto un panel rappresentativo di responsabili degli acquisti alimentari italiani, ha dimostrato la crescente attenzione verso il benessere e stili di vita più salutari, con una particolare attenzione rispetto alla corretta alimentazione che emerge come il secondo fattore che influisce positivamente sul proprio benessere: più di 8 italiani su 10, infatti, prestano molta attenzione a ciò che mangiano, principalmente per sentirsi bene (49%), mantenersi in forma (45%) e prevenire malattia (43%).
Chi acquista Bio sceglie prevalentemente in base all’origine del prodotto: il 47% dei consumatori presta attenzione all’origine italiana o locale/km0 (32%) delle materie prime, mentre il 34% cerca la presenza di certificazioni DOP/IGP. Inoltre, aumenta l’interesse per prodotti Bio con confezioni sostenibili (20%) e 100% vegetali (20%). Se si considerano le categorie di prodotti healthy, il biologico si conferma un driver di scelta, guidando il 22% dei frequent user nell’acquisto di prodotti vegetali. Tra le motivazioni legate all’acquisto delle diverse categorie di prodotti healthy, il biologico conferma le maggiori garanzie in termini di salute (30%), rispetto per l’ambiente (24%) e qualità (12%).
IL CONSUMO DI PRODOTTI BIO FUORI CASA
La ricerca di attributi salutistici nelle occasioni di consumo fuori casa che emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio SANA, vede prodotti tipici del territorio e a km0 come il “must have” dell’away from home per circa 9 consumatori su 10. Sul podio anche i prodotti biologici, la cui presenza risulta fondamentale per il 68% degli italiani. Nel complesso il consumatore bio è più esigente e attento rispetto alla scelta del locale e alle caratteristiche di servizio offerte. Oltre a familiarità e consigli di amici e parenti, il consumatore bio valuta in maniera più approfondita la reputazione del luogo scelto per mangiare fuori (tramite recensioni, punteggi online, guide) e l’accoglienza/ambiente del locale.
Rispetto al menù, invece, il consumatore bio ha un forte orientamento verso la ricerca di prodotti freschi e di stagione (per il 48% degli user bio afh), di piatti semplici e poco elaborati (39%). Elevata l’aspettativa anche sulla presenza di prodotti veg e opzioni dedicate a specifiche esigenze alimentari e intolleranze. Le aspettative del consumatore bio però non trovano risposte positive in quella che è l’attuale offerta di prodotti bio presso la ristorazione, soprattutto quella collettiva. Analizzando infatti il livello di soddisfazione rispetto alla presenza di opzioni bio nei diversi canali del fuori casa, si evincono grandi margini di miglioramento.
Infine, l’indagine di Nomisma ha affrontato il tema della corretta alimentazione anche in relazione al rapporto con i figli: sebbene di dieta sana si parli in oltre 9 famiglie su 10 e il bio sia un elemento onnipresente nelle tavole dei nuclei con figli di tutte le età, i genitori ritengono essenziale il ruolo delle scuole nella sensibilizzazione di bambini e ragazzi. D’altro canto, però, oltre la metà dei genitori non conosce nel dettaglio il servizio mensa nella scuola dei propri figli e non è informata rispetto alla presenza di ingredienti e prodotti bio nei pasti. Per accrescere il posizionamento del bio nella ristorazione scolastica risulta fondamentale, dunque, la leva della sensibilizzazione e comunicazione rivolta ai genitori.
“I dati hanno rivelato quanto il marchio biologico rappresenti un boost per le imprese italiane nel presidio dei mercati internazionali: circa 4 su 10 sostengono che il bio abbia molto favorito il posizionamento dell’azienda oltreconfine” – dichiara Silvia Zucconi, Chief Operating Officer Nomisma SpA – “ma anche l’origine italiana o territoriale è un fattore di successo indispensabile per imprese e consumatori. In questa direzione, l’adozione di un logo biologico Made in Italy risulta cruciale per certificare in modo chiaro l’autenticità, la qualità e l’origine dei prodotti bio italiani, non solo oltre confine: anche il 75% degli italiani ritiene che la presenza di un logo bio italiano rappresenti una garanzia aggiuntiva all’origine del prodotto.”
“Il focus sul fuori casa ha permesso di misurare il valore dei bio nei consumi alimentari extra-domestici ma anche di evidenziare, attraverso l’analisi dei comportamenti e le preferenze di consumatori e operatori, aree di miglioramento e margini di crescita per il biologico nei diversi canali della ristorazione commerciale e collettiva – “ dichiara Evita Gandini, Head of Market Insight Nomisma SpA – “Fondamentali in tal senso risultano attività di formazione per operatori Horeca su caratteristiche e utilizzi di ingredienti/prodotti bio in cucina e attività di sensibilizzazione rivolte ai genitori rispetto alla presenza, alla qualità e le garanzie del biologico presso la ristorazione scolastica dei propri figli”.
“L’andamento positivo del biologico riflette la crescente consapevolezza di fare scelte alimentari responsabili, sia per la propria salute che per l’ambiente – afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Il biologico unisce l’identità e l’eccellenza delle produzioni enogastronomiche italiane con l’attenzione alla sostenibilità garantita da pratiche agronomiche che aumentano la fertilità del suolo e non utilizzano chimica di sintesi. Negli anni, il biologico è uscito dalla dimensione di nicchia, ma c’è ancora ampio spazio di espansione considerato che molti paesi europei hanno consumi interni superiori rispetto ai nostri. Per questo è importante continuare a dare impulso al settore, con attività di informazione, promozione ed educazione alimentare, a partire dalle scuole. Un sostegno concreto arriverà dal Marchio biologico italiano, che, oltre a favorire la presenza dei prodotti bio nei mercati internazionali, assicura un’immediata riconoscibilità, rafforzando il ruolo degli agricoltori e favorendo la collaborazione tra produzione, trasformazione e distribuzione. È proprio la capacità di fare sistema che dobbiamo spingere per favorire lo sviluppo di filiere di Made in Italy Bio al giusto prezzo, consolidando il legame tra cittadini e produttori biologici”.
“I dati presentati oggi, con il biologico fuori casa che raggiunge 1,3 miliardi di euro, in aumento del 5% sul 2023, confermano la validità dell’intuizione di dedicare il nuovo format di SANA Food ai professionisti dell’horeca e del retail specializzato. L’evento si propone come hub di confronto e sviluppo per la business community, chiamata a ripensare il ruolo dell’alimentazione away from home in un’ottica sempre più orientata alla sana alimentazione e alla sostenibilità ambientale e sociale. SANA Food interpreta la crescente consapevolezza dei consumatori riguardo a salute e benessere, insieme alla loro preferenza per cibi e bevande salutari anche al bar, al ristorante, in mensa e in generale fuori casa” ha commentato Claudia Castello, Exhibition Manager di SANA.
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SANA Food e Slow Wine Fair, unite per un vino e un cibo felici
Agenzia ICEBolognaFierefederbiohomeSANASi è tenuto questa mattina il convegno di apertura delle due manifestazioni, in programma a
BolognaFiere fino a martedì 25 febbraio
Padiglioni aperti, da questa mattina, a BolognaFiere, per due appuntamenti di riferimento nel settore food&beverage: SANA Food e Slow Wine Fair. La sinergia delle manifestazioni nasce per rispondere all’evoluzione dei mercati e dei canali distributivi, e alle nuove esigenze del comparto agroalimentare, con l’obiettivo di valorizzare un mercato in cui l’origine degli alimenti, la qualità, il benessere di persone e animali e la tutela dell’ambiente siano elementi centrali per produttori e consumatori.
La sessione inaugurale ha visto gli interventi di rappresentanti istituzionali, della Presidenza di BolognaFiere, degli enti e delle associazioni di categoria e no profit. Al centro del dibattito, il futuro della filiera agroalimentare tra sostenibilità, etica e innovazione. Temi sempre più rilevanti, che coinvolgono una filiera composta da produttori, distributori e aziende di servizi.
Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere: «Ringrazio Slow Food, FederBio e i team delle due manifestazioni per aver saputo lavorare assieme nel segno dell’innovazione. Quando il mercato e i canali di distribuzione cambiano, anche le fiere devono saper cambiare. Abbiamo deciso questo nuovo format perché Slow Wine Fair e SANA Food sono pensate entrambe per il mondo della ristorazione fuori casa e hanno per protagonisti i vini e i cibi di qualità, sostenibili e sani, prevalentemente biologici. Abbiamo promosso questo progetto nell’intento di offrire un’opportunità a un mercato in cui l’origine degli alimenti, la qualità e il benessere delle persone e degli animali, come pure la tutela dell’ambiente, siano centrali per produttori e consumatori. Questo affiancamento ci consente di conservare le specificità e l’identità dei due eventi, offrendo l’opportunità di visitarli e di cogliere nuove occasioni di networking e approfondimento sui trend del settore. Sarà un hub di confronto e di crescita per l’intera business community, chiamata a ripensare il ruolo dell’alimentazione fuori casa in chiave più responsabile e sostenibile. Grazie al supporto di ICE, il respiro dell’intero progetto sarà ancora più internazionale: è confermata la presenza di almeno 300 buyer esteri, il 50% in più della passata edizione di Slow Wine Fair, con una partecipazione molto ampia dal Nord Europa e dal Nord America».
Il contributo di Brunella Saccone, Dirigente Ufficio Agroalimentare ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha sottolineato che il Made in Italy agroalimentare all’estero è molto ben rappresentato e ben posizionato, riconosciuto per tradizione, cultura e qualità. In Italia, tra SANA Food e Slow Wine esiste una forte sintonia: una lingua comune che tutela la terra e tutela il valore all’insegna della biodiversità, un patrimonio che va rispettato e valorizzato.
«Qui a Bologna, come ICE – ha aggiunto Saccone –, portiamo 130 buyer esteri provenienti da 14 Paesi, insieme a trade analyst esperti del settore, offrendo alle aziende un’opportunità concreta di approfondire tematiche strategiche. Sono già più di 1.000 gli incontri B2B programmati, cui si aggiunge una serie di tour sul territorio per consentire agli operatori di conoscere i modi della
produzione sana, biologica e sostenibile.Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, ha dichiarato: «La massiccia presenza di un 70% di aziende biologiche e biodinamiche a Slow Wine Fair, abbinata a SANA Food, conferma l’appuntamento bolognese come contesto ideale per la promozione di cibo e vino buono, pulito e giusto, evoluzione del protocollo siglato nel 2020 tra FederBio, Slow Food e BolognaFiere. Con una superficie vitata biologica che ha superato il 23% del vigneto nazionale e consumi che stanno premiando le etichette bio, raggiungendo in Italia nel 2023 vendite per un valore di 57,5 milioni di euro (+6,5% rispetto l’anno precedente), il vino biologico sta diventando la punta trainante della sostenibilità economica, ambientale e sociale, indicando una strada fatta di innovazione e futuro
anche per il resto dell’agricoltura»
“Being Organic in Eu” porta la valorizzazione del biologico europeo al centro di SANA Food e Rivoluzione BIO
BEINGORGANICINEUBolognaFierefederbiohomeRivoluzione BioSANAUno spazio espositivo istituzionale, l’organizzazione di eventi, workshop tematici e occasioni di incontro e networking. Il progetto triennale, nato dalla collaborazione tra FederBio e Naturland e cofinanziato dall’Unione Europea, continua il percorso di promozione del biologico a SANA Food e Rivoluzione Bio.
Milano, 21 febbraio 2025 – Being organic in Eu, la campagna che ha l’obiettivo di favorire un sistema agroalimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico valorizzando le caratteristiche dell’agricoltura biologica, dà appuntamento a SANA Food 2025 e a Rivoluzione BIO per fare un punto sull’andamento e le evoluzioni del settore.
Con 2,5 milioni di ettari coltivati con il metodo biologico e una percentuale di SAU bio che sfiora il 20%, circa il doppio della media europea, l’Italia si conferma tra i Paesi che trainano la transizione agroecologica. L’Italia detiene, inoltre, il primato come numero di produttori bio, oltre 84.191, e come trasformatori, quasi 25.000, su una quota totale in Europa di 94.627.
Nell’area istituzionale di Being Organic in Eu a Sana Food (Pad. 18 Stand D49-D54), sarà possibile approfondire tutte le iniziative messe in campo per diffondere i valori e i benefici di una produzione agricola che non usa chimica di sintesi per tutelare la fertilità del suolo, salvaguardare la biodiversità e contrastare i cambiamenti climatici.
Tra agli eventi clou promossi da Being Organic in Eu, la sesta edizione di Rivoluzione Bio, gli stati generali del biologico, che riuniscono istituzioni, esperti, operatori e professionisti per analizzare l’evoluzione del settore, esplorare le tematiche più rilevanti e discutere del ruolo cruciale che il biologico sta assumendo nell’agricoltura italiana. A partire dalle ore 10, nella Sala Opera del Pad. 18, si susseguiranno sessioni di approfondimento, analisi e dibattiti sul futuro del biologico.
Ulteriore appuntamento da non perdere il seminario tecnico “Biocontrollo: l’impegno del comparto per un quadro normativo armonizzato e un’agricoltura biologica più competitiva”. In questo contesto si esplorerà l’importanza strategica della bioprotezione nell’affrontare le sfide legate alla crisi climatica e alle nuove patologie delle piante. L’incontro, patrocinato dal progetto europeo, si terrà lunedì 24 febbraio alle ore 14 presso la Lab Academy di SANA Food.
Being Organic in Eu organizzerà, inoltre, momenti di incontro e networking presso lo stand istituzionale e nella Buyers Lounge dedicata agli operatori del settore, per favorire la creazione di sinergie tra gli attori del biologico. Si tratta di attività realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.
“Il biologico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel settore agroalimentare italiano – ha sottolineato Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio – Questo traguardo è anche il risultato dell’impegno delle iniziative promosse da Being Organic in Eu volte a promuovere i valori del biologico europeo e a supportare la crescita del settore. In un contesto in cui la sostenibilità e la tutela dell’ambiente sono diventati temi fondamentali, le attività sostenute della campagna europea hanno contribuito a consolidare le sinergie tra gli operatori del settore e a sensibilizzare i cittadini sui benefici del biologico non solo in termini di salute, ma anche di impatto ecologico”.
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Prodotti bio, Italia al top «Ma all'estero il consumo è maggiore»
agricoltura biologicahomeMammucciniFederBio: “Siamo primi in UE per esportazioni”. La frutta è al 25% delle vendite nazionali.
L’Italia è il paese del biologico. Per la produzione, ma non per i consumi. Lo dicono i dati, lo testimonia l’export in ascesa e lo conferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, organizzazione di riferimento a livello nazionale. Una federazione di sistema, con sede a Bologna, che al suo interno coinvolge tutta la filiera, a 360 gradi, dalla produzione ai servizi, passando per il processo di trasformazione e di distribuzione.
«Vogliamo promuovere sempre di più il settore. Negli anni il biologico è uscito dalla dimensione di nicchia, ma può e deve crescere ancora di più», spiega Mammuccini, imprenditrice toscana. Ma sempre tutelando il settore, «con linee guida e standard di produzione che garantiscano una corretta applicazione delle norme», prosegue Mammuccini.
Guardando sempre alla sostenibilità. Presidente, rispetto al passato quanto è cambiata l attenzione del consumatore al prodotto? Si sceglie sempre di più quello biologico?
«Il settore del biologico è in crescita costante, dal 2012 in poi, sia per la produzione che per i consumi. La frenata si è vista con l aumento dell inflazione dal 2022. Ma rispetto al resto della spesa alimentare il biologico ha tenuto di più. Nel 2024 infatti i dati del Bio tornano consistenti. In volume è cresciuto del 5%, in valore del 4,5%. C è sempre più sensibilità da parte dei cittadini: il motivo fondamentale è la propria salute. C è maggiore consapevolezza sull ambiente, sulla biodiversità e sull impatto sul clima. Quindi il cambiamento è ancora in corso e il biologico offre un alternativa concreta ai consumi. Infine, con le politiche europee, le superfici agricole biologiche aumenteranno sempre di più».
Ecco, l Italia è leader del settore biologico: vanta la più alta percentuale di superfici bio superando Germania, Spagna e Francia. E detiene anche il primato nell Unione europea per numero di produttori biologici. Ma cosa si può fare di più?
«Dal punto di vista della produzione siamo leader europei, con un 20% della superficie agricola coltivata biologica, il doppio della media Ue. Ma non siamo assolutamente leader nei consumi, con solo il 3% di consumi bio a livello europeo sull alimentare. Siamo dietro a molti paesi europei come Danimarca (13%), Svezia (9%), ma anche Francia e Germania (sul 7%), oltre agli Stati Uniti e al Giappone. Perciò dobbiamo fare un grosso lavoro sui consumi. Servono maggiori campagne di comunicazione e informazione istituzionale sul Bio. I cittadini devono saper distinguere ed essere informati sui prodotti, con garanzie del marchio biologico. Perciò la priorità è migliorare i consumi, ma senza dimenticarci della produzione. Infatti, per evitare che si riducano le aziende agricole, bisogna investire maggiormente nella semplificazione: c è troppa burocrazia che mette in difficoltà le piccolemedie imprese. E poi dobbiamo rinforzarci in ricerca e innovazione».
Quali sono i prodotti bio più consumati in Italia?
«Siamo partner con AssoBio, Nomisma e BolognaFiere dell Osservatorio SANA che monitora il mercato del Bio. La frutta è al 25% delle vendite nazionali biologiche, seguita da latte e derivati al 23%, dagli ortaggi al 20%. Poi tutti i derivati dei cereali che raggiungono l 11,5% dei consumi. Si tratta di prodotti in cui il nostro paese ha un ottima qualità di produzione».
A livello di export invece come va il prodotto bio italiano?
«L’export va meglio dei consumi interni. Dal 2012 al 2023 registriamo una crescita del 203%. L incidenza dell export Bio italiano sul totale dell agroalimentare è del 6%. Siamo infatti primi in Europa per l export di biologico e secondi nel mondo, dietro solo agli Stati Uniti. Un segnale chiaro di cosa significhi unire qualità e identità del prodotto Made in Italy, insieme a un metodo sostenibile: si ottiene il massimo del risultato. Il prodotto più venduto all estero è il vino, con l 8,5% sul totale dell export del vino italiano. Poi seguono ortofrutta, formaggi, salumi e pasta. Germania, Francia, Belgio, Svezia, Norvegia e Finlandia sono i nostri mercati principali in Europa, mentre fuori dall Ue Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Canada e Giappone».
Il marchio del biologico italiano, di proprietà del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, è in dirittura d arrivo. Di cosa si tratta e che plus darà ai brand?
«Questa mossa può rafforzare ulteriormente il biologico perché oggi il prodotto Bio italiano non è facilmente riconoscibile. Per essere tale infatti il 95% della materia prima deve essere di origine italiana, come previsto dal regolamento europeo. Ma leggere l’etichetta, attualmente, è difficile. Così il marchio sarà totalmente coerente con il regolamento europeo e verrà dato solo a chi rispetta i parametri. E attraverso il marchio il prodotto diventerà riconoscibile. Un punto di forza quindi sia nel mercato interno che in quello estero. Speriamo diventi uno strumento che permetta di rafforzare la crescita del settore». […]
FONTE
TESTATA: Il resto del Carlino
AUTORE: Nicholas Masetti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 febbraio 2025
Hi-Welfare, un progetto per il benessere animale nell’avicoltura biologica
avicolturaBenessere AnimaleFederBio ServizihomeCon Hi-Welfare si attiva un progetto per il benessere della filiera avicola biologica in Emilia-Romagna. Il progetto, che riguarda sia i polli da carne che la filiera avicola, coinvolge enti di ricerca, aziende agricole, un’associazione di categoria, un ente di formazione e un’organizzazione specializzata sui temi dell’educazione alimentare
Il benessere animale è uno degli elementi che fanno la differenza per il consumatore attento. Infatti non si ferma più alla sola scelta di prodotti da agricoltura biologica ma accorda la sua preferenza di acquisto sulla base di una visione olistica.
La visione olistica dell’approccio One Health
Questo tipo di consumatore segue la visione legata all’approccio One Health, che considera la salute globale del Pianeta altrettanto importante quanto quella degli animali e dei singoli individui, uniti in un legame indissolubile. Per questo motivo, One Health affronta le varie problematiche in ottica interdisciplinare. I consumatori dimostrano un interesse crescente per le problematiche ambientali e per le pratiche sostenibili applicate negli allevamenti.
Inoltre, i cittadini europei si dichiarano disposti a pagare di più per acquistare prodotti che provengono da allevamenti rispettosi del benessere animale.
Il progetto Hi-Welfare
Il progetto Hi-Welfare è nato proprio con l’obiettivo di rispondere a questa esigenza dei consumatori e di mettere in atto buone pratiche per il benessere animale e per avere allevamenti sostenibili. È finanziato dal CoPSR 2023-2027 della Regione Emilia-Romagna (operazione SRG01 – Sostegno ai Gruppi Operativi PEI AGRI) e coinvolge enti di ricerca, aziende agricole, un’associazione di categoria, un ente di formazione e un’organizzazione specializzata sui temi dell’educazione alimentare.
Hi-Welfare è nato da una partnership tra FederBio Servizi Srl, Università degli Studi di Milano (a cui è affidato il coordinamento scientifico), AssoAvi, Società Agricola Biologica Fileni Srl, Società Agricola Bio Romagna di Lionello Silvia e C. (Gruppo Eurovo), G-LAB Srl Impresa Sociale (struttura operativa della Fondazione Golinelli) e CENTOFORM Srl.
Filiera avicola in Emilia-Romagna
Al centro di Hi-Welfare è la filiera avicola, uno dei comparti zootecnici strategici dell’Emilia -Romagna.
«Abbiamo individuato un gruppo pilota di allevamenti localizzati nel territorio regionale che ci consentiranno di effettuare concretamente l’attività. I risultati saranno validati e successivamente messi a disposizione di tutte le aziende della filiera consentendo loro di fare propria una metodologia testata e consolidata che possa supportarle nell’applicare il principio “One Health – allevamento sano, pollo sano, prodotto sano per un consumatore sano», ha dichiarato Paolo Carnemolla, amministratore delegato di FederBio Servizi Srl.
BIOFACH 2025 - “The World of Organic Agriculture"
BiofachfederbiohomeFederBio: continua la crescita del bio in Europa, che sfiora i 20 milioni di ettari, l’Italia in testa per SAU e operatori
Bologna, 12 febbraio 2025 – La conversione agroecologica in Europa prosegue a ritmo sostenuto, con la percentuale di superfici agricole coltivate con metodo biologico che ha raggiunto l’11%. Questi i dati evidenziati all’interno del documento “The World of Organic Agriculture 2024″, riferiti al 2023, e presentati a Biofach dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale.
L’indagine rileva che i terreni biologici nell’Unione Europea hanno raggiunto 17,7 milioni di ettari, pari al 10,9% della superficie agricola totale e con un incremento del 3,6% rispetto al 2022. Estendendo il perimetro all’intero territorio europeo, i campi coltivati a biologico comprendono 19,5 milioni di ettari (+4,1% rispetto all’anno precedente) con una percentuale dell’11%. Per quanto riguarda i singoli Paesi, la Spagna, con 3 milioni di ettari, supera la Francia che segue con 2,8 milioni di ettari, mentre l’Italia occupa il terzo posto con 2,5 milioni di ettari, ma è prima come percentuale di SAU bio, che sfiora il 20%, circa il doppio della media europea.
Il nostro Paese si conferma tra più biologici in Europa, mantenendo infatti anche il primato per quanto riguarda il numero di produttori bio, con oltre con 84.191 operatori sui 495.000 attivi nell’intera Europa. Inoltre, l’Italia si posiziona al vertice della classifica anche per quanto concerne il numero di trasformatori, quasi 25.000, su una quota totale in Europa di 94.627.
Dopo un lieve calo nel 2022, è tornato positivo anche l’andamento del mercato, che ha raggiunto i 54,7 miliardi di euro in Europa (+3%), di cui 46,5 miliardi nell’Unione Europea (+ 2,9%). La Germania rimane il mercato principale, con vendite che si attestano a 16,1 miliardi di euro. L’UE si posiziona come il secondo mercato per i prodotti biologici, dopo gli Stati Uniti con 59 miliardi di euro. A livello mondiale, secondo le statistiche evidenziate da “The World of Organic Agriculture 2024″, l’area agricola coltivata a biologico è aumentata del 2,6% nel 2023, raggiungendo un totale di 98,9 milioni di ettari, gestiti da 4,3 milioni di produttori biologici. Sono incrementate anche le vendite al dettaglio di prodotti biologici che hanno superato i 136 miliardi di euro.
“I dati presentati a Biofach sono senza dubbio positivi – afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – La transizione agroecologica continua il suo slancio, sostenuta dal Green Deal e dal Piano d’Azione per l’agricoltura biologica nell’UE, strumenti fondamentali per promuovere un modello agricolo in grado di coniugare sostenibilità e valorizzazione dei territori. L’incremento delle superfici agricole conferma il biologico come il metodo agricolo resiliente, in grado di tutelare le fertilità del suolo, salvaguardare la biodiversità, rispondere alla crisi climatica, garantendo sicurezza alimentare per le generazioni future e il giusto reddito per gli agricoltori. Anche se le vendite hanno ripreso a crescere, occorre però continuare a spingere sui consumi, sensibilizzando ulteriormente i cittadini sui benefici che il buon cibo biologico apporta per la salute delle persone e dell’ambiente. Inoltre, per incentivare una transizione duratura verso un modello di consumo sostenibile e responsabile, è fondamentale supportare gli investimenti in ricerca e innovazione per fare del biologico il modello di riferimento per l’intero sistema agroalimentare e per orientare le strategie future della PAC post 2027”.
FederBio (feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
UFFICIO STAMPA
Rivoluzione Bio 2025 - Il Biologico tra presente e futuro
BEINGORGANICINEUBolognaFierefederbiohomeRivoluzione BioSANALuogo di confronto tra istituzioni, business leaders ed esperti del settore, per facilitare la riflessione sul futuro del settore biologico
Bologna, 11 febbraio 2025 – I dati dell’Osservatorio SANA 2024-2025 confermano una crescita del settore biologico sia in Italia che all’estero. Il biologico torna protagonista con la sesta edizione di RIVOLUZIONE BIO, in programma il 24 febbraio 2025, nell’ambito di SANA Food, presso la Sala Opera del Padiglione 18 (Quartiere Fieristico di Bologna).
Nel 2024 la Distribuzione Moderna, con un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro, si conferma il canale di riferimento per gli acquisti bio degli italiani, con una crescita a valore del +4,4% rispetto al 2023. La consumer base di prodotti bio rimane l’indicatore di maggiore interesse per l’analisi dei comportamenti delle famiglie italiane: oggi il 93% della popolazione 18-65 anni include consapevolmente almeno un prodotto a marchio biologico nel carrello della spesa, segno di una crescente consapevolezza verso scelte alimentari sane, sicure e sostenibili ma anche di una importante ricerca di garanzie in termini qualitativi (12% dei consumatori acquista bio perché li ritiene di maggiore qualità e ulteriore 11% con proprietà nutrizionali migliori rispetto ai prodotti senza marchio).
Ma il biologico orienta i comportamenti di consumo degli italiani anche al di fuori delle mura domestiche: quasi 8 su 10 hanno consumato prodotti alimentari biologici nelle occasioni fuori casa presso ristoranti, bar o mense nel corso del 2024. Il biologico si rivela inoltre una leva importante per l’export agroalimentare italiano, lo confermano le aziende del food&wine nazionale, intervistate nell’ambito del progetto ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy, curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio. Il 40% di esse considera il marchio biologico un alleato strategico per entrare nei mercati esteri; Germania, Francia, Scandinavia e Stati Uniti i principali mercati di destinazione per l’export dei prodotti biologici italiani per il 2024.
Queste alcune delle anticipazioni che verranno approfondite nel corso della VI edizione di Rivoluzione Bio, l’evento promosso da BolognaFiere, organizzato in collaborazione con FederBio e AssoBio e con il supporto di Nomisma, nel quadro del progetto BEING ORGANIC IN EU, gestito da FederBio in partenariato con Naturland DE e cofinanziato dall’Ue nell’ambito del Reg. EU n.1144/2014. RIVOLUZIONE BIO è la piattaforma di riflessione sulle tematiche del settore biologico che intende promuovere un tavolo di discussione, incontro e interscambio di esperienze tra business leader, esperti ed istituzioni. Come spazio di confronto tra i principali attori del settore, RIVOLUZIONE BIO mira a valorizzare l’agroalimentare biologico come leva strategica per lo sviluppo del Paese.
Dopo i saluti istituzionali, la giornata si aprirà con la presentazione dei dati dell’Osservatorio SANA 2025, che fornirà un quadro aggiornato del mercato biologico italiano con dati chiave e tendenze di settore. Successivamente, una tavola rotonda vedrà il confronto tra esperti e istituzioni per discutere delle strategie più efficaci a supporto del comparto e delle politiche necessarie a sostenerne lo sviluppo.
Nel pomeriggio, il focus si sposterà sulla ristorazione collettiva e sul ruolo del bio fuori casa, analizzando il suo impiego nelle mense scolastiche, ospedaliere e nella ristorazione commerciale.
RIVOLUZIONE BIO 2025: AGENDA
Ore 10.00 | Saluti istituzionali e apertura lavori
Ore 11.00 | Mercato italiano del bio e politiche per il settore
- Osservatorio SANA I numeri chiave del bio
- Tavola rotonda
Ore 14.00 | Fuori casa e ristorazione collettiva. Il ruolo del bio e della sana alimentazione
Per seguire tutti gli aggiornamenti sulle iniziative di Rivoluzione Bio: www.rivoluzionebio.it e su www.sana.it.
UFFICIO STAMPA
Contatti:
Press Office SANA
Absolut eventi & comunicazione Sara Telaro, Sveva Scazzina SANApress@absolutgroup.it Tel. 051 272523
Press Office Nomisma
Maurizio Liuti – HEAD OF COMMUNICATION – maurizio.liuti@nomisma.it
Press Office BolognaFiere
Daniela Modonesi – daniela.modonesi@bolognafiere.it Tel. 051 282233
“Being Organic in EU” porta al centro di BIOFACH 2025 i valori del biologico europeo
BEINGORGANICINEUBiofachfederbiohomeUno spazio espositivo, l’organizzazione di convegni, workshop e iniziative di networking caratterizzano la presenza a Biofach del progetto internazionale nato con l’obiettivo di trasferire i valori e i benefici che il biologico comporta per la salute delle persone e l’ambiente.
Bologna, febbraio 2025 – L’impegno di “Being organic in Eu” per la promozione e lo sviluppo del biologico passa da Biofach 2025, il Salone internazionale che riunisce produttori, distributori, esperti e operatori bio, a Norimberga nel periodo 11 – 14 febbraio.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra FederBio e Naturland, e cofinanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del settore e sensibilizzare a un’alimentazione più salutare e sostenibile, dà appuntamento alla manifestazione di Norimberga con un ampio spazio istituzionale e l’organizzazione di momenti di networking e confronto.
Nell’ampia area espositiva (Hall 7A- Stand 173) si potranno approfondire tutte le iniziative organizzate a Biofach per promuovere la cultura, la conoscenza e i benefici dell’agricoltura biologica, che non utilizza chimica di sintesi per tutelare gli ecosistemi e la fertilità del suolo.
Si tratta di attività realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. In particolare, martedì 11 febbraio, alle ore 15, nella sala Riga, si tratterà di un tema di grande attualità come l’emergenza idrica, nell’incontro dal titolo “Fixing Broken Water Cycles: organic farming’s role in the EU Water Resilience Strategy”, organizzato in collaborazione con IFOAM OE e FederBio.
L’evento punta ad analizzare il ruolo strategico dell’agricoltura biologica nella lotta contro il crescente problema di scarsità d’acqua. Esperti illustreranno le iniziative europee e nazionali, inclusa la strategia per la resilienza idrica dell’UE, e le opportunità offerte dall’agricoltura biologica per preservare le risorse idriche.
Alle 18.00, nella sala San Pietroburgo, “Being Organic in Eu” invita gli operatori biologici e i rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali all’iniziativa di networking con degustazioni di prodotti bio. Un incontro dedicato alla condivisione di conoscenze ed esperienze, durante il quale i coordinatori del progetto, FederBio e Naturland, presenteranno obiettivi e finalità, anticipando le prossime attività della campagna e facendo un bilancio delle iniziative realizzate.
Le attività di “Being Organic in EU” a Biofach proseguiranno giovedì 14 febbraio, alle 11.30 nella sala Seoul, con la tavola rotonda che analizzerà l’aggiornamento del regolamento biologico dell’UE e il tema del commercio internazionale. L’incontro, che prevede, tra gli altri, la partecipazione di Henri Delanghe, Deputy Head of Unit Organics, DG AGRI della Commissione europea, ha l’obiettivo di fare il punto sui risultati ottenuti e sulle prossime sfide del settore, con particolare attenzione all’internazionalizzazione dei prodotti biologici dell’UE.
Seguirà alle 12.00 la conferenza stampa “Scenari e trend per il biologico sul mercato tedesco e italiano”, durante la quale verranno presentati gli andamenti e l’evoluzione dei mercati, le preferenze e tendenze di consumo, le prospettive e i risultati del progetto Being Organic in Eu. Interverranno: Domenico Lunghi di BolognaFiere, Aldo Cervi di FederBio, Markus Pfeuffer di Naturland, Joanna Wierzbicka di IFOAM Organic Europe, Simone Taddei di FederBio, e Ann-Kathrin Trappenberg di Naturland.
“Anche quest’anno, Being Organic si conferma protagonista a Biofach, con un ricco programma di convegni e iniziative tese a promuovere l’agricoltura biologica come modello di innovazione, qualità e responsabilità ambientale – ha sottolineato Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio – In un contesto sempre più attento alla sostenibilità, è essenziale valorizzare i benefici del biologico, nella salvaguardia della biodiversità, della fertilità del suolo e nella mitigazione dei cambiamenti climatici. La partecipazione di Being Organic in EU a eventi di rilievo internazionale come Biofach sottolinea l’impegno concreto del progetto per lo sviluppo del biologico europeo, creando forti sinergie tra gli operatori del settore e sensibilizzando sulla necessità di un cambio di paradigma nel modo di produrre e consumare cibo, sostenendo uno stile alimentare più etico, salutare e resiliente”.
UFFICIO STAMPA
Contatti:
Ufficio stampa Pragmatika s.r.l.|
Silvia Voltan |silvia.voltan@pragmatika.it | Mob. 331 1860936
Agricoltura biologica: fino ad aprile ancora obbligatorio comunicare i PAP
homeGli operatori biologici ricorderanno che, con il Decreto Ministeriale n. 323651 del 18 luglio 2024, è stato adottato un catalogo comune di misure che gli Organismi di Controllo devono applicare agli operatori biologici in caso di sospetta o accertata non conformità. Una delle principali novità previste dal decreto era la cessazione dell’obbligo di comunicazione dei Piani Annuali di Produzione (PAP) da parte degli operatori, a partire dalla data di entrata in vigore del provvedimento.
Inizialmente, il decreto avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2025 e applicarsi a tutte le non conformità accertate dopo tale data. Tuttavia, con il Decreto Ministeriale n. 679237 del 31 dicembre 2024, è stata disposta una proroga dell’entrata in vigore al 1° aprile 2025.
Di conseguenza, fino a tale data rimarranno in vigore i decreti ministeriali del 20 dicembre 2013 n. 15962 e del 26 settembre 2014 n. 18096. Questo implica che, fino al 31 marzo 2025, per gli operatori biologici continua a sussistere l’obbligo di presentare il PAP, con la consueta scadenza del 31 gennaio 2025, scadenza che, come da prassi, resta soggetta a eventuali proroghe.
Gli operatori biologici sono dunque invitati a tenere in considerazione questa proroga e ad adempiere agli obblighi previsti fino al 31 marzo 2025, in attesa dell’entrata in vigore del nuovo sistema di controllo e gestione delle non conformità.









