Vino biologico in forte crescita con una stima di 25 miliardi di dollari nel 2030

Il vino biologico si prepara a triplicare il proprio valore entro il 2030

Il settore del vino biologico sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo un’analisi di InsightAce Analytic, il mercato globale del segmento è destinato a triplicare entro il 2030, raggiungendo un valore di 25 miliardi di dollari, rispetto ai 9 miliardi registrati nel 2021.

Con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11,3%, il comparto biologico si distingue come una delle aree più dinamiche dell’industria vinicola globale. Tra i principali fattori che alimentano questa espansione emergono il crescente interesse delle nuove generazioni di consumatori, le innovazioni nella produzione e nel packaging e una sempre maggiore sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale.

I Millennials guidano la domanda globale di vino biologico

Uno dei motori principali dell’ascesa del vino biologico è rappresentato dai Millennials, una generazione che sta cambiando le dinamiche di consumo nel settore.

Negli Stati Uniti, Regno Unito e Australia, il 30% dei consumatori di vino biologico associa questa categoria a un livello qualitativo superiore rispetto ai vini convenzionali. La loro preferenza per prodotti che coniugano qualità, etica e sostenibilità sta influenzando significativamente il mercato, incentivando i produttori ad adottare pratiche agricole più rispettose dell’ambiente e a ottenere certificazioni biologiche riconosciute.

Questa sensibilità non è limitata ai soli mercati anglosassoni. In Europa, il vino biologico gode di un radicamento ancora più profondo, con Francia, Italia e Germania che si confermano ai vertici sia per la produzione che per il consumo.

L’Europa mantiene la leadership nella viticoltura biologica

Il vecchio continente si conferma il centro nevralgico della viticoltura biologica, grazie a condizioni climatiche favorevoli e a un impegno crescente verso la sostenibilità.


FONTE: I Grandi Vini

DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 febbraio 2025


Parola chiave “ONE HEALTH” per il progetto HI-WELFARE: nasce così il partenariato dedicato all’evoluzione delle pratiche di benessere animale impiegate nel settore dell’avicoltura biologica.

Il progetto, con capofila FederBio Servizi Srl – finanziato dal CoPSR 2023-2027della Regione Emilia-Romagna (operazione SRG01 – Sostegno ai Gruppi Operativi PEI AGRI) – coinvolge enti di ricerca, aziende agricole, una associazione di categoria, un ente di formazione ed una organizzazione specializzata sui temi dell’educazione alimentare.

24 gennaio 2025 – Il consumatore è alla ricerca di prodotti biologici ma richiede sempre più informazioni legate alla conoscenza del sistema agricolo. È in questo scenario che si colloca la necessità di produzioni attente anche al benessere animale e quindi alla visione olistica del concetto di “One Health”.

Recenti studi condotti sull’opinione pubblica evidenziano una preoccupazione e al tempo stesso interesse crescente in relazione alle tematiche e pratiche sostenibili applicabili negli allevamenti e la stessa predisposizione dei cittadini europei nell’essere disposti a pagare di più per prodotti provenienti da sistemi di allevamento rispettosi del benessere degli animali.

Sulla base di questa consapevolezza FederBio Servizi Srl in partnership con – Università degli Studi di Milano (coordinamento scientifico), AssoAvi, Società Agricola Biologica Fileni S.R.L., Società Agricola Bio Romagna di Lionello Silvia e C. s.s. (Gruppo Eurovo), G-LAB S.r.l. Impresa Sociale (struttura operativa di Fondazione Golinelli) e CENTOFORM srl – ha progettato e presentato il progetto Hi-Welfare con l’obiettivo di rispondere alle esigenze e ai bisogni per ambire ad allevamenti sostenibili, in particolare della filiera avicola. Quest’ultima è e sarà infatti il tema centrale del progetto Hi-Welfare trattandosi di uno dei comparti zootecnici maggiormente strategici per la regione Emilia-Romagna.

Il progetto ha l’obiettivo di promuovere pratiche di allevamento biologico che migliorino il benessere degli animali allevati nella filiera avicola (polli da carne e galline ovaiole). Hi-Welfare, nel corso di tutta la durata del progetto, metterà in pratica azioni per promuovere standard di elevato benessere negli allevamenti avicoli biologici anche grazie all’ausilio e all’impiego di tecniche innovative

Non solo, parallelamente, il progetto metterà in campo azioni mirate a divulgare nuovi modelli di comunicazione e si occuperà di implementare le campagne di educazione alimentare nelle scuole, al fine sostenere scelte alimentari consapevoli sin dalle giovani generazioni.

L’ultimo tassello progettuale, ma non meno importante, è costituito dalle attività di consulenza e formazione, che verranno erogate a favore di aziende agricole della filiera localizzate nel territorio emiliano -romagnolo.

“Grazie al contributo messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna – afferma Paolo Carnemolla, Amministratore Delegato di FederBio Servizi Srl – avremo l’opportunità di realizzare questo importante progetto, con il quale intendiamo rendere fruibili innovazioni dedicate al miglioramento del benessere animale nelle aziende avicole biologiche. Abbiamo individuato un gruppo pilota di allevamenti localizzati nel territorio regionale che ci consentiranno di effettuare concretamente l’attività. I risultati saranno validati e successivamente messi a disposizione di tutte le aziende della filiera consentendogli di fare propria una metodologia testata e consolidata che possa supportarle nell’applicare il principio “One Health – allevamento sano, pollo sano, prodotto sano per un consumatore sano”.


FONTE: FederBio Servizi

DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 gennaio 2025


Tra gli scaffali cresce la vendita dei prodotti bio. Ma c’è confusione tra i consumatori: «Etichette non abbastanza chiare»

Anche l’occhio vuole la sua parte tra gli scaffali di un ipermercato. E a volte basta un simbolino, una scritta che chiarisca meglio la bontà di un prodotto che vorremmo acquistare, per essere più sereni e sicuri della scelta. Spesso, per esempio, il marchio Bio è sinonimo di sicurezza alimentare e affidabilità per l’acquisto. Ma addentrandosi tra le diverse etichettature di un prodotto, ci si può trovare anche in una sorta di “Selva oscura della sicurezza alimentare”. Un aspetto (ma non è il solo) affrontato qualche giorno fa a Bologna, nel corso di Marca 2025, il Salone internazionale della marca del distributore, in occasione della presentazione dello studio di Nomisma-AssoBio, fatto conoscere durante il convegno “Oltre il biologico. Innovazione, fiducia e sostenibilità per un nuovo rapporto con il consumatore”.

Nel 2024 almeno un prodotto alimentare di tipo bio è stato acquistato dal 93 per cento della popolazione, anche se spesso i consumatori non ne conoscono tutti gli aspetti. Cresce il prodotto a “Residuo zero”, ma mancano ancora informazioni sull’uso della chimica di sintesi, la sostenibilità e la qualità dei cibi. In pratica, se, da una parte, il marchio Bio resta sinonimo di salubrità e sostenibilità – quest’ultima viene garantita dalla presenza del marchio biologico – dall’altra, per definire l’impatto ambientale di un prodotto, sempre di più il consumatore si affida anche a “Claims on pack” relativi a caratteristiche ambientali e a quelle dei metodi di produzione. Morale della favola? Servirebbe, fanno sapere gli autori dello studio, un po’ più di chiarezza trovandosi al momento della scelta davanti allo scaffale. Tra i “Claims on pack”, troviamo, per esempio, i prodotti a Residuo zero:

«Cresce sempre più l’interesse per i prodotti Bio, ormai scelti, almeno una volta, dal 93 per cento dei consumatori, che hanno un’età dai 18 ai 65 anni (e stiamo parlando di 24 milioni di famiglie): un bel balzo in avanti, considerando che, fino a 12 anni, la percentuale di popolazione propensa all’acquisto di almeno un prodotto bio era del 50 per cento. Ma sui prodotti a ‘residuo zero’ c’è ancora scarsa conoscenza», riporta lo studio.

Chimica di sintesi

Sempre secondo l’indagine Nomisma, la metà dei consumatori intervistati non conoscerebbe la differenza tra prodotto bio ed etichettatura a residuo zero:

«Due consumatori su tre ritengono, erroneamente, che il metodo di produzione collegato a agli alimenti a residuo zero, non preveda affatto l’utilizzo di chimica di sintesi, una percezione particolarmente diffusa tra chi non consuma prodotti biologici». Ed ancora: «Nonostante la maggioranza degli italiani sia perfettamente consapevole delle maggiori garanzie offerte dal marchio biologico (54 per cento), si rileva comunque una quota del 23 per cento di consumatori che considera le referenze senza residui del tutto simili ai prodotti biologici, e un ulteriore 23 per cento ritiene addirittura superiori le garanzie offerte dal claim rispetto al sistema produttivo bio certificato». […]

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TESTATA: Pianeta 2030 (Corriere della Sera)
AUTORE: Peppe Aquaro
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 gennaio 2025



Aumentano le vendite del Biologico, nel 2024 aumento di 5,7 mld (+ 4,5%). Presentato il report di Nomisma e Nielsen IQ a Marca.

Il cibo biologico riprende la marcia dopo l’anno orribile 2023. La stima di Nomisma/Nielsen IQ per l’anno mobile ottobre 2023/settembre 2024 indica vendite in crescita nella GDO del 4,9% a volume e del 4,5% a valore. La scorsa settimana, nell’ambito della fiera bolognese Marca, Nielsen IQ ha confermato per l’intero 2024 una crescita a valore del 4,5%. Pertanto, il giro d’affari dovrebbe avvicinarsi a 5,7 mld di euro.

«Nel 2023 il biologico ha avuto un rallentamento delle vendite per l’inflazione a due cifre», dichiara a ItaliaOggi Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio. «O meglio, le vendite hanno continuato a crescere a valore mentre hanno subìto un leggero calo a volume. Performando, comunque, meglio del food convenzionale.Dal 2024, con il calo dell’inflazione, le vendite sono subito ripartite, addirittura con un ritmo maggiore a volume. Ricordo, peraltro, che talia è il secondo esportatore mondiale di biologico».

Nielsen IQ stima che dal canale GDO passi il 77% delle vendite di cibo biologico mentre il restante 23% è veicolato da ristoranti, bar, agriturismi e altri esercizi pubblici. L’export invece, nel 2023, ha raggiunto 3,64 mld, in crescita dell 8%. Nonostante i progressi, in Italia, l’incidenza del biologico sulla spesa alimentare è contenuta: il 3% contro il 13% della Danimarca, il 7% di Francia e Germania e il 6% degli Stati Uniti. Nel carrello della spesa degli italiani, i prodotti bio più frequenti sono, a valore: olio extravergine, creme spalmabili, frutta, pasta senza glutine, piatti pronti vegetali, banane, snack. Secondo Nomisma, almeno un prodotto alimentare di questa tipologia è stato acquistato dal 93% degli italiani compresi fra 18 e 65 anni. Solo 12 anni fa la percentuale era del 50%, con un salto da 13 a 24 milioni di consumatori.

Tuttavia, secondo Nomisma, fra i consumatori ci sarebbe scarsa consapevolezza sui prodotti alimentari freschi o trasformati che riportano in etichetta il claim “Residuo Zero” (le tracce dei fitosanitari sono inferiori o uguali a 0,01 mg/kg). Due consumatori su tre ritengono, erroneamente, che il metodo di produzione collegato a questi alimenti non preveda affatto l’utilizzo di chimica di sintesi, una percezione particolarmente diffusa tra chi non consuma prodotti biologici.

«Oggi più che mai è fondamentale fare chiarezza sui green claim e sulla differenza tra prodotti biologici e a Residuo zero», sottolinea Mammuccini. «Quella biologica, è l’unica forma di agricoltura certificata da normative europee a garanzia di pratiche sostenibili che non fanno uso di chimica di sintesi e puntano a incrementare la fertilità del suolo, la biodiversità e a contrastare la crisi climatica. Il Residuo Zero è invece un tipo di agricoltura che ricorre alla normale chimica di sintesi: può ridurre a zero il residuo del prodotto finale, ma nell’ambiente si accumula nel tempo».

Quali i disciplinari seguiti dai produttori di Residuo Zero? «Ci saranno anche dei disciplinari interni dei produttori che puntano a rispettare l’obiettivo», conclude Mammuccini, «ma non c’è un sistema di certificazione che garantisca il consumatore come nel biologico. È necessario fornire un’informazione completa senza ricorrere alla concorrenza sleale».

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TESTATA: ItaliaOggi
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 gennaio 2025



BIOFACH 2025: 6 Ragioni per visitare la fiera a Norimberga

Non avete ancora deciso se visitare la fiera? Ecco sei buoni motivi per partecipare

  1. IL VERO E UNICO BIOLOGICO CERTIFICATO LO TROVI A BIOFACH!
    BIOFACH è la fiera leader del biologico dal 1990 grazie al mantenimento di rigorosi standard di ammissione. La merce in esposizione è certificata ai sensi del regolamento biologico dell’UE e delle linee guida internazionali IFOAM.
  1. FULL IMMERSION NEL BIOLOGICO
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  1. FORMAZIONE SUL CAMPO
    partecipa a workshop, talk, forum e dibattiti per saperne di più sugli attuali andamenti del mercato BIO.
  1. UNA RETE DI SCAMBIO INTERNAZIONALE
    visita i padiglioni internazionali e scopri prodotti e novità provenienti da tutto il mondo.
  1. DIMENSIONE DIGITALE
    Sulla piattaforma “BIOFACH digital” è possibile seguire gli eventi della fiera in diretta streaming o on-demand. Scarica l’app BIOFACH, avrai la mappa della fiera e la lista degli espositori a portata di smartphone!

Il biglietto d’ingresso (riservato a operatori del settore) è acquistabile online al seguente link e comprende anche l’accesso ai mezzi pubblici da e per la Fiera, durante lo svolgimento della stessa.

Per ulteriori informazioni e avere supporto all’organizzazione della tua visita alla fiera, puoi metterti in contatto con la filiale di NürnbergMesse in Italia.


Laura Marchesi
✉️laura.marchesi@nm-italia.it
📞 +39 345 2651200


Biologico piace ma c’è confusione su etichette come "Residuo zero"

2 consumatori su 3 pensano siano prodotti senza uso di chimica

Il biologico piace agli italiani, che lo vedono come sinonimo di salubrità e sostenibilità, ma c’è confusione e scarsa conoscenza di cosa indichi la scritta “Residuo Zero”: nonostante questi prodotti generino forte interesse nel consumatore italiano, c’è una bassa consapevolezza rispetto agli elementi distintivi e alle caratteristiche che questo claim incorpora.

È quanto emerge dallo studio di Nomisma-AssoBio presentato durante il Convegno “Oltre il biologico. Innovazione, Fiducia e Sostenibilità per un Nuovo Rapporto con il Consumatore”, presentato oggi in occasione di Marca 2025, il salone internazionale della Marca del Distributore di BolognaFiere. Si tratta di un evento realizzato nell’ambito della campagna “Being Organic in EU”, promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. Nel corso del 2024 Nomisma ha rilevato un interesse crescente rispetto ai prodotti bio, tanto che almeno un prodotto alimentare di questa tipologia è stato acquistato dal 93% della popolazione italiana con età compresa tra i 18 e i 65 anni (pari a 24 milioni di famiglie). Un grande balzo in avanti se si considera come soltanto 12 anni fa (2012) la percentuale di popolazione propensa all’acquisto di almeno un prodotto bio era del 50%.

L’indagine mette però in luce come i consumatori italiani abbiano scarsa consapevolezza riguardo alle garanzie offerte dai prodotti alimentari freschi o trasformati che riportano in etichetta il claim “Residuo Zero”: ad esempio 2 consumatori su 3 ritengono, erroneamente, che il metodo di produzione collegato a questi alimenti non preveda affatto l’utilizzo di chimica di sintesi, una percezione particolarmente diffusa tra chi non consuma prodotti biologici e, più in generale, tra chi non conosce le differenze tra la certificazione biologica e il claim “Residuo Zero”. Nonostante le asimmetrie informative che aleggiano attorno alle due diverse proposte a scaffale, in media i consumatori attribuiscono ai prodotti biologici un valore più elevato rispetto a quelli etichettati come Residuo Zero sotto diversi punti di vista. Vedendo a scaffale un prodotto bio, l’82% dei consumatori pensa ad un prodotto sostenibile dal punto di vista ambientale (contro il 77% riferito a referenze senza residui), il 71% a processi produttivi che escludono l’uso di chimica di sintesi per combattere le principali avversità delle piante (contro un 66%).

“Oggi più che mai, é fondamentale fare chiarezza sui green claims e sulla differenza tra prodotti biologici e a Residuo zero, due categorie che presentano approcci e principi completamente diversi – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Quella biologica, è l’unica forma di agricoltura certificata da normative europee a garanzia di pratiche sostenibili che non fanno uso di chimica di sintesi e puntano a incrementare la fertilità del suolo, la biodiversità e a contrastare la crisi climatica.

“I dati presentati oggi sono molto interessanti e ci inducono a guardare avanti con ottimismo. Il biologico cresce a valore e a volume così come l’interesse dei cittadini a prendersi cura di sè con la consapevolezza che il cibo è salute. Riteniamo fondamentale – ha dichiarato Nicoletta Maffini, presidente AssoBio – continuare a diffondere il valore e i prodotti dell’agricoltura biologica”. […]

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TESTATA: AskaNews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 gennaio 2025



Cresce il bio ma anche il rischio di confusione per il consumatore con gli altri green claims a scaffale

La scritta “Residuo Zero” colpisce il consumatore ma c’è scarsa consapevolezza rispetto ai valori e le garanzie che offre. È quanto emerge dallo studio di Nomisma-AssoBio presentato durante il Convegno “Oltre il biologico. Innovazione, Fiducia e Sostenibilità per un Nuovo Rapporto con il Consumatore” in occasione di Marca 2025

Bologna, 15 gennaio 2025 – Il marchio Bio resta sinonimo di salubrità e sostenibilità, quest’ultima viene garantita dalla presenza del marchio biologico ma, per definire l’impatto ambientale di un prodotto alimentare, sempre di più il consumatore si affida anche a claims on pack relativi ad attributi ambientali e alle caratteristiche dei metodi di produzione. Cresce dunque la necessità di fornire al consumatore una maggiore consapevolezza rispetto alle garanzie e i valori che il sistema biologico offre al consumatore e alle profonde differenze che esistono tra la certificazione bio ed altri green claims che stanno caratterizzando l’offerta a scaffale. Tra questi i prodotti “Residuo Zero” generano forte interesse nel consumatore italiano, nonostante la bassa consapevolezza rispetto agli elementi distintivi e alle caratteristiche che questo claim incorpora.

Sono questi alcuni dei temi presentati oggi da Nomisma in occasione del convegno organizzato in collaborazione con AssoBio dal titolo “Oltre il biologico- Innovazione, Fiducia e Sostenibilità per un Nuovo Rapporto con il Consumatore” tenutosi oggi a Bologna in occasione di Marca 2025 – salone internazionale della Marca del Distributore di BolognaFiere. Si tratta di un evento realizzato nell’ambito della campagna “Being Organic in EU”, promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.

AUMENTA L’INTERESSE DEGLI ITALIANI RISPETTO AI PRODOTTI BIO

Nel corso del 2024 Nomisma ha rilevato un interesse crescente rispetto ai prodotti bio tanto che almeno un prodotto alimentare di questa tipologia è stato acquistato dal 93% della popolazione italiana con età compresa tra i 18 e i 65 anni (pari a 24 milioni di famiglie). Un grande balzo in avanti se si considera come soltanto 12 anni fa (2012) la percentuale di popolazione propensa all’acquisto di almeno un prodotto bio era del 50%.

SCARSA CONOSCENZA DELL’ETICHETTA “RESIDUO ZERO”

L’indagine Nomisma su un campione rappresentativo della popolazione italiana, mette in luce come i consumatori italiani abbiano scarsa consapevolezza riguardo alle garanzie offerte dai prodotti alimentari freschi o trasformati che riportano in etichetta il claim “Residuo Zero”: ad esempio 2 consumatori su 3 ritengono, erroneamente, che il metodo di produzione collegato a questi alimenti non preveda affatto l’utilizzo di chimica di sintesi, una percezione particolarmente diffusa tra chi non consuma prodotti biologici e, più in generale, tra chi non conosce le differenze tra la certificazione biologica e il claim “Residuo Zero” (il 50% dei consumatori risulta disinformato rispetto a tale ambito).

In questo contesto, nonostante la maggioranza degli italiani sia perfettamente consapevole delle maggiori garanzie offerte dal marchio biologico (54%), si rileva comunque una quota del 23% di consumatori che considera le referenze senza residui del tutto simili ai prodotti biologici e un ulteriore 23% che ritiene addirittura superiori le garanzie offerte dal claim rispetto al sistema produttivo bio certificato.

LA PERCEZIONE DEL PRODOTTO BIO SULLO SCAFFALE

Nonostante le asimmetrie informative che aleggiano attorno alle due diverse proposte a scaffale, in media i consumatori attribuiscono ai prodotti biologici un valore più elevato rispetto a quelli etichettati come Residuo Zero sotto diversi punti di vista. Vedendo a scaffale un prodotto bio, l’82% dei consumatori pensa ad un prodotto sostenibile dal punto di vista ambientale (contro il 77% riferito a referenze senza residui), il 71% a processi produttivi che escludono l’uso di chimica di sintesi per combattere le principali avversità delle piante (contro un 66%).

Le maggiori garanzie riconosciute al sistema bio si traducono in maggior valore aggiunto in termini di sicurezza per la salute, trasparenza nei processi di controllo lungo la filiera (19%) e migliori proprietà nutrizionali degli alimenti (14%).

Sul bio vi è dunque una maggiore consapevolezza di valori e garanzie tra la popolazione rispetto al meno conosciuto “Residuo zero” (su cui il 50% ritiene di non avere informazioni chiare).

Tra le informazioni che più di altre esaltano e caratterizzano il modello bio nella percezione dei consumatori italiani: il metodo di produzione sostenibile e l’impegno per la tutela e la salvaguardia del suolo (indicati dal 79% dei consumatori tra i principali aspetti che i consumatori riconoscono al bio in termini di valore aggiunto), la qualità e la tracciabilità dei prodotti, garantite dalla presenza di una certificazione europea (76%) e l’assenza di prodotti di sintesi, come fitofarmaci e concimi chimici, segnalata dal 73% dei consumatori.

“In un contesto che vede un incremento esponenziale di green claims tra le referenze a scaffale e un crescente interesse per le caratteristiche di sostenibilità dei prodotti alimentari, il biologico dimostra forte resilienza: la maggior parte degli italiani riconosce alla presenza del marchio bio un valore aggiunto e garanzie superiori rispetto ad altre diciture/loghi presenti in etichetta. Tuttavia si evidenzia una scarsa consapevolezza rispetto agli elementi distintivi e alle caratteristiche di alcuni dei principali claims a scaffale che rischiano in alcuni casi di ridimensionare il ruolo del biologico nel percepito del consumatore” – ha dichiarato Silvia Zucconi, Chief Operating Officer Nomisma.

“Oggi più che mai, é fondamentale fare chiarezza sui green claims e sulla differenza tra prodotti biologici e a Residuo zero, due categorie che presentano approcci e principi completamente diversi – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini,Presidente FederBio– Quella biologica, è l’unica forma di agricoltura certificata da normative europee a garanzia di pratiche sostenibili che non fanno  uso di chimica di sintesi e puntano a incrementare la fertilità del suolo, la biodiversità e a contrastare la crisi climatica. La significativa crescita delle famiglie che hanno acquistato almeno un prodotto biologico nell’anno, passate da 13 milioni nel 2012 a 24 milioni nel 2024, testimonia la grande attenzione dei cittadini verso scelte alimentari rispettose degli ecosistemi ambientali, che individuano nella certificazione bio la massima espressione di sostenibilità, nonostante green claims a volte fuorvianti. È necessario quindi investire in comunicazione e informazione per sensibilizzare e trasferire i valori del biologico. Un valido supporto è senz’altro costituito dal progetto Being Organic in EU, frutto della collaborazione tra FederBio e Naturland, presente a Marca per diffondere e consolidare la conoscenza del biologico e i benefici che apporta per la salute delle persone e per l’ambiente”.

“I dati presentati oggi sono molto interessanti e ci inducono a guardare avanti con ottimismo. Il biologico cresce a valore e a volume così come l’interesse dei cittadini a prendersi cura di sè con la consapevolezza che il cibo è salute. Riteniamo fondamentale – ha dichiarato Nicoletta Maffini, Presidente AssoBio – continuare a diffondere il valore e i prodotti dell’agricoltura biologica, unica soluzione per la salute del nostro pianeta, degli allevamenti e dell’uomo, e l’importante differenza con i prodotti “a residuo zero”.  Nonostante i dati delle vendite siano positivi, siamo ancora molto lontani dalla dimensione che questo mercato ha assunto nei Paesi del Nord Europa; industria e distribuzione hanno oggi convenuto che bisogna agire insieme per raggiungere questo obiettivo. Anche come associazione ci adopereremo per incentivare la collaborazione tra tutti i settori coinvolti e non da ultimo per sensibilizzare ulteriormente le Istituzioni a sostenere il settore con azioni concrete.”

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La scienza “premia” l’agricoltura biodinamica

Un dossier pubblicato recentemente dall’istituto di ricerca FiBL evidenzia l’efficacia di questo metodo sotto il profilo della fertilità del suolo e della biodiversità

È recentemente stato pubblicato da FiBL, uno dei principali istituti di ricerca in agricoltura biologica al mondo, un dossier che fornisce una panoramica dei risultati del famoso DOK Trial, un esperimento che da oltre 40 anni mette a confronto le performance di sistemi di coltivazione convenzionali, biologici e biodinamici. E i risultati su fertilità del suolo, clima e biodiversità premiano l’agricoltura biodinamica.

Il dossier riassume i risultati di una delle più importanti ricerche di lungo termine al mondo e abbiamo chiesto un commento sui risultati della sperimentazione ad alcuni degli autori del libro L’insopportabile efficacia dell’agricoltura biodinamica, Nadia El-Hage Scialabba, Alessandro Piccolo e Carlo Triarico. Un testo ricco di fonti che mette in risalto il supporto scientifico alle pratiche biodinamiche antesignane dell’agroecologia e illustra la capacità della biodinamica di preservare la funzionalità e la salute dell’ecosistema agroalimentare.

Nadia El-Hage Scialabba, ecologa, ex-dirigente della FAO (Nazioni Unite) e collaboratrice del Swette Center dell’Università statale dell’Arizona (USA) ci spiega l’importanza di alcuni risultati della sperimentazione DOK di FiBL. «La sperimentazione svizzera DOK è la più longeva e la più rigorosa che esista al mondo. È da 47 anni che ricercatori confrontano sistemi biodinamici, biologici e convenzionali in termini di rese, qualità del suolo, qualità del raccolto e dal 2006, anche dell’impatto dei sistemi sul clima, il tutto documentato con oltre 130 pubblicazioni scientifiche».

La sperimentazione DOK è iniziata nel 1978 ed è tuttora in corso. Lo studio analizza le differenze tra i seminativi coltivati utilizzando i tre metodi agricoli, convenzionale, biologico e biodinamico. I risultati della ricerca si riferiscono a cinque piante utili che attualmente vengono coltivate alternativamente in periodi di rotazione delle colture di sette annimais insilato, soia, grano invernale, patata e trifoglio.

Fertilità e biodinamica

«Rispetto ai sistemi fertilizzati convenzionalmente con input chimici, le rese biologiche e biodinamiche di patate, grano, mais, soia e trifoglio sono in media del 15% inferiori», continua El-Hage Scialabba. «Ma la quantità di azoto nel suolo, di carbonio organico del suolo (SOC), il pH del suolo, e la qualità biologica del suolo del sistema biodinamico risultano costantemente e nettamente superiori ai sistemi biologico e convenzionali». […]


TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Carlotta Iarrapino
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 gennaio 2025


BIOFACH 2025: Protagonisti dell'innovazione per la comunità biologica

• Trend, innovazione, ricerca di target-groups specifici

• BIOFACH Congress: come apportare cambiamenti all’interno del settore dell’alimentazione biologica

• BIOFACH 2025 sarà a Norimberga e online

Dall’11 al 14 febbraio 2025 BIOFACH, la fiera leader mondiale per gli alimenti biologici ritorna affrontando numerosi dibattiti e argomenti rilevanti per il settore biologico. Gli stakeholder dell’intera filiera bio si riuniranno a Norimberga e online, attraverso BIOFACH Digital. L’obiettivo, è quello di imbastire la via per un futuro sostenibile, condividendo idee, esposizioni e conscenza, ad esempio al BIOFACH Congress. Il tema centrale per il 2025: Yes, We Do! – How to effect change in the organic food segment.

“Ogni anno, la comunità del biologico si riunisce al BIOFACH per promuovere la trasformazione ecologica. A Norimberga, e anche in formato digitale, BIOFACH accoglie pionieri, esperti, visionari e start-up, creando un’importante occasione di incontro. Per il 2025, avremo diverse novità. Ad esempio, daremo ancora più spazio alle tendenze e alle innovazioni fondamentali per un futuro sostenibile. Abbiamo anche ampliato l’offerta per target specifici, come il commercio al dettaglio e i professionisti della ristorazione fuori casa”, afferma Dominik Dietz, l’attuale Exhibition Director di BIOFACH.

Il cibo biologico nella ristorazione fuori casa

La ristorazione fuori casa gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione ecologica, la quale sta portando sempre più cibo biologico sulle tavole di tutto il mondo. L’Ho.Re.Ca ha un potenziale enorme per promuovere una trasformazione sostenibile nel sistema alimentare. In molti paesi, la politica sta già gettando le basi per incentivarla, anche se i professionisti della ristorazione continuano ad affrontare sfide come l’aumento dei prezzi e la carenza di lavoratori qualificati. BIOFACH connette gli esperti della ristorazione fuori casa con i soggetti interessati, offrendo loro soluzioni creative, idee e un concentrato di conoscenze.

Nel 2025, l’area che nel 2024 era stata chiamata HoReCa – GV & Gastro avrà un nuovo nome e offrirà ancora più spazio al dialogo, trasformandosi nell’area speciale “Organic Out-of-home”. Oltre alle presentazioni degli espositori e ai consueti format di comunicazione e approfondimento, il programma di supporto sarà ampliato. Al BIOFACH 2025, le offerte per la ristorazione fuori casa includeranno show cooking, esempi di best practices e numerose presentazioni. Il congresso offrirà anche uno spazio per lo scambio di conoscenze, grazie ai numerosi panel su temi specifici e al SustainableFutureLab interattivo.

Il cibo biologico nel commercio al dettaglio

La trasformazione del settore alimentare presenta grandi sfide per il commercio al dettaglio. Oltre al tema del prezzo, stanno acquisendo sempre più importanza aspetti come la salute, il gusto e il consumo sostenibile, in un contesto in cui i clienti sono sempre più informati. L’interazione tra il commercio specializzato, i rivenditori di alimenti e i discount crea un ambiente competitivo dinamico. Nei diversi programmi di supporto per i distributori, BIOFACH 2025 introdurrà programmi orientati soprattutto al futuro. I temi legati alle sfide e alle esigenze del commercio al dettaglio saranno presentati in format interattivi come il SustainableFutureLab. L’expertise sarà disponibile al Fachhandel Forum e al Meeting Point BIOimSEH, uno spazio curato da bioPress Verlag, dove i visitatori potranno incontrare esperti nell’approvvigionamento di prodotti biologici a tutto tondo. La Retail Trend Tour offrirà una panoramica degli espositori e dei punti salienti per i rivenditori.

Tendenze e innovazioni nel biologico

Una trasformazione ecologica del sistema alimentare può avere successo solo se si considera l’intera filiera, dal campo alla tavola e dalla tavola al riciclo. Questo richiede idee lungimiranti, ed è per questo che BIOFACH 2025 vuole dare più spazio alle idee. Su due palchi, l’INNOVATION STAGE e il PRESENTATION STAGE, espositori ed esperti presenteranno soluzioni sostenibili e innovazioni di prodotto. Al Novelty Stand, i visitatori troveranno una panoramica compatta delle innovazioni di mercato. Le start-up tedesche si presenteranno al padiglione “Young Innovators”, finanziato dal Ministero Federale dell’Economia e della Protezione del Clima (BMWK). Il padiglione “International Newcomers” mostrerà tutto ciò che la scena internazionale delle start-up biologiche ha da offrire.

Per promuovere idee creative, BIOFACH 2025 offrirà anche alle nuove aziende l’opportunità di presentare le loro idee e i loro prodotti al pubblico, attraverso i BIOFACH Start-up Pitches. La comunità del biologico verrà già coinvolta nelle settimane precedenti BIOFACH 2025, con un sondaggio in cui saranno chiamati a scegliere quali start-up avranno l’opportunità di presentare il loro prodotto alla fiera, davanti a una giuria di esperti di alto livello composta da rivenditori di alimenti, commercio specializzato biologico e negozi di prodotti naturali, per competere nella fase finale per l’assegnazione del BIOFACH Start-up Award.

Alimenti alternativi e integrali

Nel 2025, Experience the World of VEGAN diventerà Experience the World of PLANETARY HEALTH. Il nuovo nome è stato sviluppato e implementato in collaborazione con AöL (Associazione dei Processatori di Alimenti Biologici) e GFC (Good Food Collective). Oltre agli alimenti vegani, l’attenzione si sposterà su fonti alternative di proteine e su prodotti alimentari integrali. Insieme, i partner stanno progettando un programma interattivo che copre in modo completo il tema della salute, con presentazioni di esperti, show cooking e quiz show.

BIOFACH Congress

Con il tema centrale “Yes, we do! – How to effect change in the organic food segment. “, il BIOFACH Congress 2025 si concentrerà su tre tematiche fondamentali per garantire la sicurezza nell’approvvigionamento alimentare. BIOFACH ha scelto il tema principale in collaborazione con il patrocinio internazionale IFOAM – Organics International e con la Federazione Tedesca dei Produttori di Alimenti Biologici (BÖLW), sponsor onorario nazionale. I tre pilastri della trasformazione sono: la sostenibilità come criterio di misura e controllo nei mercati finanziari, il settore pubblico come motore per incrementare la produzione ed il consumo di alimenti biologici, il marketing efficace per il mercato bio.

BIOFACH digital

Nel 2025, BIOFACH si terrà sia in presenza a Norimberga che in formato digitale. Sulla piattaforma digitale dell’evento BIOFACH, i partecipanti troveranno informazioni sugli espositori internazionali e sulle loro gamme di prodotti, oltre che sul programma di supporto. Alcune sessioni del congresso saranno trasmesse in diretta e saranno disponibili come video on-demand per diversi mesi successivi. Oltre a informazioni dettagliate, saranno offerte numerose opportunità di networking. I partecipanti potranno comunicare in anticipo e pianificare incontri sia in formato digitale che direttamente alla fiera. Tutte le funzionalità saranno disponibili anche tramite un’app, che consentirà ai partecipanti di prepararsi al meglio e di seguire in modo ottimale la loro visita.


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Guida Bio 2025 svela il suo parterre, ospiti di rilievo a Salerno per la presentazione della sesta edizione

18 e 19 gennaio 2025, un weekend all’insegna del vino green tra degustazioni e incontri esclusivi

La Stazione Marittima di Salerno, capolavoro architettonico firmato da Zaha Hadid, sarà il palcoscenico di un evento di rilievo nazionale dedicato al mondo del vino biologico. Il 18 e 19 gennaio 2025, la città ha scelto proprio questo luogo per la presentazione della sesta edizione di Guida Bio, la prima e unica guida italiana interamente dedicata ai vini provenienti da agricoltura biologica certificata e in conversione. La due giorni promette di celebrare eccellenza, sostenibilità e scoperta, con un ricco programma che include degustazioni, incontri con i produttori e momenti di approfondimento sul meglio dell’enologia green italiana.

Il sabato pomeriggio, dalle 16 alle 23, i visitatori avranno l’opportunità di degustare i vini premiati da Guida Bio 2025, dialogando con i produttori per scoprire le storie, le passioni e l’impegno che si nascondono dietro ogni etichetta. La domenica mattina sarà invece dedicata alla presentazione ufficiale della guida e alla cerimonia di premiazione delle prestigiose Foglie d’Oro, riconoscimento riservato ai vini che si distinguono per qualità, tipicità ed eleganza. Nel pomeriggio, a partire dalle 16, i banchi d’assaggio torneranno protagonisti, offrendo ancora spazio al brindisi e alla scoperta di nuove referenze.

A rendere più speciale l’evento sarà la presenza di un parterre d’eccezione. Tra gli ospiti attesi, Florindo Rubbettino, CEO di Rubbettino Editore; Alessandro D’Elia, Direttore Generale di Suolo e Salute; Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio; Vincenzo Mercurio, acclamato enologo; Paola De Micheli, membro della Camera dei deputati; Nicola Caputo, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, ed Ettore Belelli, Presidente di Coldiretti Campania.

Curata da Antonio Stanzione ed edita da RubbettinoGuida Bio 2025 è un vero e proprio itinerario alla scoperta delle eccellenze vitivinicole italiane che hanno scelto di sposare la filosofia green. Un viaggio che, attraverso le oltre 2500 etichette recensite, svela territori eterogenei e storie appassionanti, raccontando le sfide e le soddisfazioni di un’agricoltura sempre più attenta alla tutela dell’ambiente e alla qualità del prodotto finale.

“L’evento a Salerno” afferma il direttore Antonio Stanzione “si preannuncia come un momento importante per riconoscere e promuovere il lavoro straordinario dei produttori di vino biologico in Italia, una testimonianza del loro impegno per la sostenibilità, la qualità e la promozione del territorio a tutela del patrimonio per le generazioni future“.

Info e biglietti: https://www.guidabio.it/un-mare-di-foglie-2025/

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