La lezione di Papa Francesco sui problemi agroalimentari e l’impegno per la sostenibilità
homeIl pontefice e la crisi climatica come urgenza spirituale: il rispetto per le campagne parte dalla conversione interiore
La scomparsa di Jorge Mario Bergoglio nella mattina di Pasquetta lascia orfana una Chiesa che, sotto la sua guida, ha imparato a sporcarsi le mani nel fango del nostro tempo: tra plastica negli oceani, deserti che avanzano e campagne svuotate. Il primo Papa venuto “dalla fine del mondo” ha messo al centro della sua missione una verità scomoda: la crisi climatica non è un tema da esperti o da attivisti in maglietta verde, ma un’urgenza spirituale e politica che attraversa le tavole, i campi, le periferie. E che bussa, ogni giorno, alla porta dei più vulnerabili.
Quando nel 2015 pubblicò Laudato si’, sembrava quasi che il Vaticano avesse deciso di iscriversi d’ufficio tra le Ong ambientaliste. In realtà, quel testo ha segnato uno spartiacque: non una semplice enciclica, ma un manifesto globale per un’ecologia integrale che unisse la difesa del creato alla lotta per la giustizia sociale. Un trattato di economia morale, travestito da preghiera.
«La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore»: in questo passo dell’enciclica, Francesco ha condensato l’idea che, senza un cambiamento spirituale e culturale, nessun accordo climatico avrebbe retto l’urto del cinismo economico. E mentre gli altri si limitavano a invocare “transizioni ecologiche”, lui prendeva di petto la radice del problema: “un sistema economico malato alla radice”, che produce scarti – ambientali e umani – come se nulla fosse.
La sua voce, da allora, è rimasta costante – a volte tenera, più spesso ruvida. Come nel 2023, quando pubblica Laudate Deum, aggiornamento amaro e urgente della prima enciclica, quasi una seconda chiamata prima della catastrofe. Lì il Papa non si limita più a sperare: accusa, denuncia, implora. Scrive che «il mondo che ci accoglie si sta sgretolando, e forse si sta avvicinando a un punto di rottura» Parla di un «pianeta sofferente», smaschera l’ipocrisia di chi cavalca l’onda green per trarne profitto, e rilancia la responsabilità condivisa tra Stati, imprese e cittadini. La lotta alla crisi climatica, afferma, non è facoltativa. E tantomeno rimandabile.
L’agroalimentare non è un capitolo a parte: è il campo di battaglia più concreto. Francesco ha spesso ricordato che la fame nel mondo è uno scandalo, un crimine contro i diritti umani. Lo scrisse al segretario delle Nazioni Unite Gutierrez nel 2021, lo ribadì davanti ai potenti del G7 e ai piccoli contadini della Fao, con lo stesso tono netto. In un mondo che spreca cibo e produce diseguaglianza, non c’è giustificazione morale.
Ancora in un messaggio rivolto alla FAO, nel luglio di due anni fa, Francesco aveva rimarcato come «La povertà, le disuguaglianze, la mancanza di accesso a risorse elementari come il cibo, l’acqua potabile, la sanità, l’educazione, l’alloggio, sono un grave affronto alla dignità umana».
Non si può affrontare la questione ambientale separatamente dalla giustizia verso i poveri: ancora nella Laudato sì, Francesco aveva evidenziato una Terra-casa comune che «protesta per il male che provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla».C’è un filo rosso che unisce lo scioglimento dei ghiacciai alle migrazioni forzate, le tempeste tropicali alla speculazione sul grano, la desertificazione alla fame. E Francesco lo tiene teso tra le mani, chiamandolo con il suo nome: debito ecologico. […]
FONTE
TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Jacopo Fontaneto
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 aprile 2025
Earth Day - 22 aprile 2025
Earth DayfederbiohomeFederBio: la Terra è sempre più a rischio, il biologico è fondamentale per proteggerla e costruire un futuro sostenibile
Bologna, aprile 2025 – Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra, un’occasione per riflettere sulla necessità di salvaguardare il nostro Pianeta, minacciato da eventi climatici sempre più estremi, dalla perdita di biodiversità e dall’inquinamento, che stanno causando danni irreparabili agli habitat naturali e alle comunità.
In linea con il tema scelto per l’edizione 2025 “Il nostro potere, il nostro Pianeta”, FederBio evidenzia l’urgenza di fermare il degrado ambientale. Tra le misure decisive per invertire la tendenza, la transizione agroecologica, di cui il biologico e biodinamico costituiscono le espressioni più avanzate, riveste un ruolo di primo piano.
I benefici dell’agricoltura biologica per l’ambiente sono peraltro dimostrati dall’autorevole studio comparativo Trial DOK dell’Istituto Fibl, una sperimentazione che dal 1978 mette a confronto sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali. Gli esiti di questa indagine, una delle più lunghe mai effettuate, evidenziano, nel più recente dossier reso pubblico, che i terreni biologici contengono un 16% in più di humus e presentano un’attività degli organismi del suolo superiore fino all’83%. Due fattori che incidono positivamente sulla struttura dei terreni, favorendo la capacità di trattenere l’acqua e riducendo la perdita di suolo dovuta all’erosione. In generale, i dati raccolti in modo accurato e costante in oltre 45 anni di sperimentazione attestano che l’agricoltura biologica favorisce la biodiversità e migliora la fertilità del suolo. Inoltre, contribuisce a ridurre il rischio di danni ambientali legati all’uso di pesticidi e all’eccesso di azoto.
Anche la recente metanalisi, condotta dell’istituto di ricerca Fibl in collaborazione con numerosi altri enti di ricerca e università, che ha analizzato 528 pubblicazioni scientifiche per valutare il potenziale dell’agricoltura biologica, ne conferma gli impatti positivi ambientali e sociali. Lo studio dimostra che il metodo biologico favorisce la biodiversità, con aumenti significativi delle specie di flora, uccelli da campo e insetti impollinatori, rispettivamente del 95%, 35% e 23%. Inoltre, contribuisce alla protezione dei terreni, delle acque e alla riduzione delle emissioni di azoto, con una diminuzione media del 28%.
“Tutelare la Terra è una necessità impellente – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -. Con l’aggravarsi della crisi climatica e l’esaurirsi delle risorse naturali, il nostro rapporto con l’ambiente deve evolvere. Stiamo per raggiungere l’Earth Overshoot Day, la data simbolica che segna il momento in cui l’umanità avrà esaurito tutte le risorse naturali che la Terra può rigenerare in un anno, previsto per l’inizio di maggio. È dunque fondamentale agire con urgenza. Dobbiamo rivedere i modelli di produzione e di consumo, puntando su sistemi sostenibili, come quelli biologici e biodinamici, che rispettano l’equilibrio naturale e garantisce i servizi ecosistemici. Ognuno di noi può contribuire a salvare la Terra, partendo da scelte alimentari sostenibili a basso impatto ambientale, che privilegino cibi biologici di stagione, a km zero, e riducano gli sprechi. La protezione dell’ambiente è strettamente legata alla nostra sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle future generazioni. Per questo, continuiamo nella nostra azione di sensibilizzazione affinché i cittadini siano sempre più consapevoli dell’importanza di scegliere prodotti sani, coltivati nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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Agricoltura biologica: un alleato per l’ambiente e la biodiversità
agricoltura biologicahomeL’agricoltura biologica non è solo una scelta alimentare, ma rappresenta anche un modello agricolo con impatti positivi sull’ambiente e sulla società. Una recente meta-analisi condotta dal FiBL ha esaminato oltre 500 studi scientifici, confrontando 33 parametri tra aziende agricole biologiche e convenzionali. I risultati evidenziano come l’agricoltura bio offra numerosi benefici sia in termini ambientali che sociali. Lo studio ha prestato particolare attenzione ai seguenti settori:
- protezione delle acque,
- fertilità del suolo,
- biodiversità,
- mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici,
- efficienza delle risorse
- benessere degli animali.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale: Organic Agriculture. L’articolo fornisce una valutazione completa dei benefici dell’agricoltura biologica, analizzando i risultati di tutti gli studi comparativi scientifici pertinenti tra agricoltura biologica e convenzionale che hanno affrontato questo argomento negli ultimi trent’anni. Finora, questo studio è il più ampio del suo genere e il primo ad aggiungere l’aspetto del benessere animale a una gamma completa di categorie di impatto. La revisione sistematica della letteratura scientifica basata su confronti a coppie ha rilevato che la gestione biologica ha mostrato chiari vantaggi rispetto alla gestione convenzionale negli ambiti della protezione ambientale e della conservazione delle risorse, il che può essere spiegato principalmente dall’approccio sistemico perseguito nell’agricoltura biologica.
Più lombrichi e biodiversità in crescita
Lo studio evidenzia chiaramente il grande potenziale dell’agricoltura biologica nella protezione delle falde acquifere e delle acque superficiali. L’assenza di pesticidi chimici di sintesi ha un impatto positivo in questo senso. Negli studi valutati, l’agricoltura biologica ha inoltre ridotto in media le emissioni di azoto del 28%. I vantaggi dell’agricoltura biologica sono evidenti anche in termini di fertilità del suolo. L’abbondanza e la biomassa delle popolazioni di lombrichi erano, in media, rispettivamente del 78 e del 94%. Nel 62% dei confronti, l’agricoltura biologica ha portato a una minore acidificazione dello strato superficiale del suolo. Uno dei risultati più significativi riguarda la biodiversità. Le aziende agricole biologiche mostrano un aumento:
- fino 95% delle piante soprattutto le specie erbacee spontanee;
- del 35% di avifauna;
- del 23% degli insetti impollinatori, rispetto alle aziende convenzionali.
Questi dati sottolineano il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica nella conservazione della biodiversità.
Suoli più fertili e riduzione dell’inquinamento idrico e dell’erosione
L’agricoltura biologica contribuisce anche a migliorare la fertilità del suolo. Le pratiche bio, come l’uso di compost e la rotazione delle colture, aumentano la sostanza organica nel suolo, migliorando la sua struttura e la capacità di trattenere l’acqua. Questo porta a una maggiore resilienza dei terreni agricoli e a una riduzione dell’erosione.
Le pratiche biologiche riducono significativamente l’inquinamento delle acque. L’uso limitato di fertilizzanti sintetici e pesticidi comporta una diminuzione del 50% del contenuto di nitrati nelle acque sotterranee, contribuendo alla protezione delle risorse idriche.
Efficienza energetica, clima e benessere animale
Le aziende agricole biologiche consumano circa il 50% in meno di energia rispetto a quelle convenzionali. Questo si traduce in una minore emissione di gas serra per unità di superficie, contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Inoltre, l’agricoltura biologica pone una maggiore attenzione al benessere degli animali che hanno accesso all’aperto, più spazio e una dieta naturale, riducendo lo stress e migliorando la loro salute complessiva.
Conclusioni
La meta-analisi di FiBL evidenzia come l’agricoltura biologica offra numerosi vantaggi ambientali e sociali. Pur presentando alcune sfide, come l’aumento delle rese e la necessità di maggiore manodopera, i benefici in termini di biodiversità, qualità del suolo, protezione delle acque e benessere animale sono assolutamente impareggiabili. Promuovere pratiche agricole sostenibili è fondamentale per affrontare le sfide ambientali e garantire un futuro più verde.
Oltre al FiBL, alla pubblicazione sulla rivista Organic Agriculture hanno partecipato anche le seguenti istituzioni: l’Istituto Thünen, l’Università di Kassel, il Centro Statale Bavarese di Ricerca per l’Agricoltura, la Justus Liebig University di Giessen, il Centro Leibniz per la Ricerca sul Paesaggio Agrario, l’Università Tecnica di Monaco di Baviera e il Centro per la Ricerca Applicata e la Tecnologia dell’Università di Scienze Applicate di Dresda. Il progetto è stato finanziato dal Ministero Federale Tedesco per l’Alimentazione e l’Agricoltura (BMEL).
FederBio: opportunità e sfide dei vini biologici e biodinamici italiani alla 57a edizione Vinitaly
federbiohomevinitalyBiovino biologicoBologna, 4 aprile 2025 – Vinitaly 2025 si apre in un contesto di grande incertezza, condizionato dai recenti dazi introdotti dal governo americano, da un rallentamento dei consumi, soprattutto nel settore della ristorazione, e dall’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni vitivinicole.
In questo scenario sfidante per l’intero comparto, il vino biologico emerge come una delle aree più dinamiche del settore, spinto dalla crescente attenzione per la sostenibilità ambientale e da una maggior resilienza all’emergenza climatica, grazie anche a innovazioni che rispettano l’ambiente e preservano la fertilità del suolo. Secondo una recente analisi di InsightAce Analytic, il settore vitivinicolo biologico è destinato a triplicare entro il 2030, raggiungendo un valore di 25 miliardi di dollari rispetto ai 9 miliardi registrati nel 2021.
L’Italia si conferma tra i leader mondiali nella produzione di vino biologico. Con una superficie vitata di 133mila ettari che rappresenta il 23% del vigneto nazionale, con punte che arrivano al 40% in Toscana e al 36% in Sicilia, e oltre 30.000 operatori dedicati, la viticoltura bio sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante nel comparto.
Questo trend si riflette anche nell’andamento del mercato. Secondo i dati dell’osservatorio Wine Monitor di Nomisma, nel 2023 le vendite di vino biologico in Italia hanno raggiunto i 57,5 milioni di euro, con un incremento del 6,5%. Considerando la globalità dei canali distributivi, la crescita delle vendite di etichette bio è superiore rispetto a quelle convenzionali che nello stesso periodo si è attestata al + 2,8%. Anche a livello internazionale, nonostante un contesto di mercato complesso, negli ultimi anni si è registrato un aumento dei consumi di etichette bio, confermando l’attenzione crescente verso prodotti di alta qualità e con una filiera sostenibile.
A Vinitaly, oltre a portare l’attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni vitivinicole senza chimica di sintesi, FederBio curerà un ricco calendario di MasterClass e degustazioni guidate delle migliori etichette regionali biologiche e biodinamiche, nel padiglione Vinitaly Bio – Area C, valorizzando la storia, le tradizioni e la cultura dei territori di provenienza che danno identità e carattere alle produzioni.
“Siamo indubbiamente preoccupati per i dazi imposti dall’amministrazione statunitense che penalizzano l’Italia, uno dei principali esportatori di vino nel mercato americano e destinazione privilegiata anche per le etichette biologiche e biodinamiche – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Quella dei dazi è una politica sbagliata e controproducente per tutti, sulla quale è necessario agire rapidamente come Europa. Di fronte alle sfide attuali è importante continuare con la diffusione della viticoltura biologica, cruciale per la transizione agroecologica poiché in grado di tutelare la biodiversità e gli ecosistemi, che sta guadagnando sempre più consensi e può fornire un impulso significativo al settore anche in questa fase così complessa. L’unione tra la denominazione di origine e una produzione sostenibile certificata, come quella biologica, costituisce un punto di forza fondamentale, non solo per la qualità del prodotto, ma anche per l’identità del vino, espressione autentica di una vocazione territoriale. Le denominazioni di origine e la certificazione biologica sono, peraltro, le uniche certificazioni ufficiali regolate a livello europeo, con specifici regolamenti e un sistema di controlli rigoroso. Questo garantisce che il consumatore possa avere piena fiducia sul prodotto che acquista”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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Lollobrigida: «Agricoltura bio parte integrante del made in Italy»
agricoltura biologicafederbiohomeIl Forum InLife. Per il ministro i prodotti devono trovare «giusta collocazione e remunerazione». Iacovoni (Masaf): «Italia leader per superfici bio in Europa, in testa Toscana, Marche, Emilia Romagna e Calabria»
Non una nicchia né una semplice alternativa ma una necessità. L’agricoltura biologica in Italia deve compiere un salto di qualità e diventare davvero protagonista dei consumi degli italiani. Soprattutto in futuro sarà una delle leve sulle quali concentrare le strategie per la transizione ecologica e ridurre l’impatto ambientale delle produzioni. Ma in questa ottica dovrà aumentare produzione e offerta e garantire così al mercato prezzi più contenuti e alla portata di un vasto pubblico di consumatori. È quanto è emerso ieri ad Ascoli Piceno nel corso della terza giornata di InLife il Forum internazionale della qualità della vita organizzato dalla Regione Marche con la regìa del coordinatore scientifico del Forum e accademico dei Georgofili, David Mariani.
«Il punto di partenza – ha spiegato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – è che non esiste una sostenibilità ambientale e una economica. Ma esiste un’unica sostenibilità perché le due dimensioni non possono che andare di pari passo. L’agricoltura bio italiana deve crescere e garantire un giusto prezzo al mercato e un giusto reddito agli agricoltori. La produzione biologica è parte integrante della qualità del made in Italy agroalimentare e lavoreremo sempre più perché anche nella grande distribuzione tutti i prodotti di qualità made in Italy possano trovare la giusta collocazione e remunerazione». Un discorso a parte va poi fatto sul fronte dei mercati internazionali. «Il biologico soffre ancora più dell’agricoltura convenzionale – ha aggiunto Lollobrigida – la concorrenza sleale di prodotti bio realizzati altrove con standard ambientali e di rispetto delle regole sule condizioni di lavoro, molto meno stringenti di quelli Europei. Dobbiamo lavorare per ridurre questo divario». […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Giorgio dell’Orefice
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 marzo 2025
Festa del BIO e MontagnaMadre: “Salviamo le aree interne, patrimonio di biodiversità, salute e opportunità di futuro per le nuove generazioni”
federbioFesta del biohomeSlow FoodUn grande afflusso di pubblico ha caratterizzato l’evento che, per due giorni, ha trasformato l’Orto Botanico di Roma nel centro della sostenibilità e dell’agroecologia. Talk, laboratori, Show-cooking, contest e degustazioni hanno animato la manifestazione nel corso della quale i visitatori hanno avuto anche l’opportunità di acquistare direttamente dai 30 produttori presenti al Mercato della Terra e nel Villaggio del Bio
Roma, 1 aprile 2025 – Roma sceglie un futuro più sostenibile: migliaia di persone hanno partecipato alla “Festa del BIO e MontagnaMadre” l’evento, organizzato il 29 e 30 marzo da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della divisione Mountain Partnership della FAO e dell’Orto Botanico-La Sapienza, con l’obiettivo di promuovere l’adozione di stili di vita più sani e responsabili, a partire dalle scelte alimentari. Un’attitudine sempre più riscontrata nelle persone che si traduce nel riservare maggiore attenzione alla provenienza del cibo, valorizzando il ruolo dell’agricoltore, custode di sapere e tradizioni, privilegiando filiere corte e biodistretti che hanno la capacità di unire territori e persone, mettendo in contatto diretto produttori e cittadini.
Il messaggio lanciato dall’evento romano si è concentrato sull’importanza di salvaguardare le aree interne e montane, territori fragili e a rischio di spopolamento, ma al contempo preziosi scrigni che custodiscono un ricco patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e turistico. Le montagne svolgono un ruolo cruciale nella protezione delle risorse idriche, dell’assetto idrogeologico, della biodiversità e delle foreste, elementi essenziali per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema del nostro Paese.
È emerso, inoltre, con chiarezza l’importanza di promuovere politiche alimentari, come quelle contenute nella food policy del Comune di Roma, che puntino a sostenere la produzione agroecologica, il ritorno dei produttori nei mercati rionali e l’aumento di cibo biologico nella ristorazione collettiva e nelle mense scolastiche, riducendo al contempo gli sprechi. In generale, le politiche del cibo, che un numero crescente di città sta implementando a livello mondiale, rappresentano strumenti chiave per connettere le zone interne e montane con le aree urbane, mettendo l’agricoltore al centro del rapporto con i cittadini. Le food policy contribuiscono a costruire la sovranità e la sicurezza alimentare, favorendo la transizione verso un sistema più equo e sostenibile.
“Abbiamo fortemente voluto che al Masaf fosse istituita per la prima volta una specifica delega dedicata all’agricoltura delle aree interne e di montagna perché siamo convinti che sia strategica per il futuro di tutto il nostro settore Primario”, ha affermato il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo. “È prioritario affrontare le criticità esistenti e salvaguardare questi territori, sia per frenare lo spopolamento e l’abbandono, sia per valorizzare le loro molteplici potenzialità e realizzare un nuovo sviluppo sostenibile”. “Protagoniste di questo sviluppo – continua il sottosegretario – saranno sempre di più l’agricoltura e la zootecnia biologica e biodinamica, insieme ai distretti biologici che stiamo sostenendo in modo convinto. Rappresentano infatti un valore aggiunto che caratterizza luoghi dal grande patrimonio ambientale e paesaggistico, ricchi di cultura, tradizioni e biodiversità, che possono crescere molto anche dal punto di vista turistico”
“La montagna è un territorio nevralgico per l’agricoltura. Se nei territori montani e collinari si evidenziano delle criticità è chiaro che si determina un impatto negativo su tutto il comparto agricolo nazionale – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Secondo recenti elaborazioni di Nomisma su dati ISTAT, tra il 2000 e il 2020 le aziende agricole italiane sono diminuite del 52%, passando da 2,4 milioni a 1,15 milioni, una perdita che per il 75% si è concentrata proprio nelle aree collinari e montane. Questi numeri sottolineano chiaramente che aver ritenuto il modello agricolo intensivo adatto a tutte le zone è stato un errore strategico che ha contribuito all’impoverimento di sistemi territoriali montani e collinari. Frenare lo spopolamento delle montagne e delle aree interne è un obiettivo che viene perseguito da anni, credo che, grazie alla prima delega al Governo che unisce biologico e aree interne, ci possa essere finalmente l’opportunità di mettere in campo idee e progetti concreti per rilanciare questi luoghi. Per la crescita delle aree montane è fondamentale puntare sull’innovazione rappresentata dal modello agroecologico, fondato su un approccio sistemico alla sostenibilità e all’equità sociale. Il recupero dei prodotti locali, la vendita diretta, il rafforzamento del turismo, l’integrazione della produzione agricola con la diffusione della zootecnia biologica e biodinamica, unita alla promozione dei distretti biologici, possono consentire di ricreare sistemi economici locali e reti sociali in grado di rilanciare questi territori, rendendoli attraenti in particolare per le nuove generazioni e le donne”.
“Il grande afflusso di adulti, bambini e giovani romani alla manifestazione dimostra come ci siano sempre più persone che si interessano di ciò che ci nutre – ha dichiarato Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia – Slow Food ritiene che tutti abbiano diritto ad un cibo di qualità: buono ma anche virtuoso ed equo. Il vigente modello di produzione estrattivista che depaupera le risorse senza restituire nulla deve essere ripensato a partire dal cibo. Le aree interne ed un approccio agroecologico all’agricoltura, il biologico, la biodinamica, sono stati al centro di questi due giorni di riflessione condivisa con i cittadini che, evidentemente, hanno voglia di sapere, capire e partecipare”
“Siamo particolarmente soddisfatti di aver ospitato un evento di grande rilevanza come la Festa del BIO e MontagnaMadre – ha sottolineato Fabio Attorre, Direttore dell’Orto Botanico, Sapienza Università di Roma -. L’auspicio è che questa iniziativa, che stimola una riflessione concreta sul futuro dell’ambiente e delle comunità, partendo dalla valorizzazione delle zone montane e delle produzioni locali, possa diventare un appuntamento annuale che contribuisca a sostenere i progetti educativi della Summer school GROW, il programma di formazione della Mountain Partnership della FAO. L’Orto Botanico, con la sua posizione strategica nel cuore di Roma, rappresenta il luogo ideale per sensibilizzare i cittadini sulla sostenibilità, la tutela dell’ambiente e della biodiversità”.
Festa del BIO e MontagnaMadre è stata supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo.
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Dieta mediterranea bio: la salute ringrazia
agricoltura biologicaDieta bio mediterraneafederbiohomeLa dieta mediterranea bio, basata sugli alimenti biologici, fa ancora meglio alla salute: crescono infatti i livelli di antiossidanti, diminuisce l’infiammazione generale dell’organismo e si abbassa il rischio cardiocircolatorio, se questo fattore va ad arricchire il modello nutrizionale più apprezzato e diffuso nei Paesi del bacino mediterraneo. È la conclusione, importante, della prima tappa dello studio su volontari sani condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e guidato dalla professoressa Laura Di Renzo, ricerca che si contraddistingue per una dettagliata raccolta di dati sulla salute, sui valori nutrizionali dei cibi biologici e sulla loro impronta ambientale. La ricerca si è particolarmente concentrata sulla composizione del microbiota intestinale, spesso definito il “secondo cervello” del nostro corpo, con risultati inediti sul miglioramento di questo sistema fondamentale per la nostra salute.
Dieta mediterranea, tutti i pro
Grazie alla dieta biomediterranea, secondo quanto rilevato dalla ricerca, negli organismi dei volontari le famiglie di batteri antiossidanti – i batteri buoni per la nostra salute – sono aumentate anche del 25% dopo la dieta rispetto allo stato iniziale delle persone. Allo stesso tempo, le associazioni di batteri pro-ossidanti si sono ridotte fino al 50% sul campione. Quindi, è lecito affermare che chi segue una dieta mediterranea biologica corre minori rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante.
Dall’enorme raccolta dati sono emersi risultati altamente positivi relativi alla qualità dei grassi assunti in una dieta biologica mediterranea. Il risultato più rilevante a beneficio della nostra salute è il calo consistente dei grassi saturi correlati al rischio cardiocircolatorio. A esprimere tali valori sono il cosiddetto indice di aterogenicità, che si è quasi dimezzato (da 0,29 a 0,16), e quello di trombogenicità, che si è invece più che dimezzato (da 0,42 a 0,20), riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari. Anche la capacità antiossidante del pasto legata a quella del corpo, fondamentale per contrastare l’invecchiamento cellulare, è quasi quadruplicata, passando da 5.870 a 20.573 unità Orac, l’unità di misura della capacità di assorbimento dei radicali liberi.
La dieta bio presentata alla Camera
Lo studio dell’Università di Roma Tor Vergata è stato presentato alla Camera dei Deputati e diffuso grazie alla campagna “Il Bio dentro di noi” promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico, ovvero le maggiori realtà del biologico in Italia. Un settore che si conferma in crescita, come dimostrano i dati recentemente forniti dall’Osservatorio Sana 2024-2025, sia in Italia sia all’estero. Nel 2024, le vendite alimentari di prodotti bio sul mercato nazionale hanno superato i 6,5 miliardi di euro, mentre l’export agroalimentare biologico ha consolidato il suo andamento positivo raggiungendo i 3,9 miliardi di euro (+7% rispetto al 2023). Sempre nello stesso anno la distribuzione moderna, con un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro, si è confermato essere il canale di riferimento per gli acquisti bio degli italiani, con una crescita a valore pari al 4,4% rispetto a quella del 2023. […]
FONTE
TESTATA: Consumatori
AUTORE: Claudio Strano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 marzo 2025
La montagna che nutre la città
federbioFesta del biohomeA Festa del BIO e MontagnaMadre istituzioni, esperti e produttori discutono di come le food policy delle città possono dialogare con la vita (e la sostenibilità economica, sociale e ambientale) delle aree interne. Sabato 29 e domenica 30 marzo all’Orto Botanico di Roma (ingresso gratuito per l’occasione): showcooking, degustazioni, Mercato della Terra e il Villaggio del Bio
Roma, 28 marzo 2025 – Come ristabilire la connessione vitale di produttori e artigiani del cibo con le persone che se ne devono approvvigionare, soprattutto nelle metropoli, dove la distanza fisica e concettuale con la campagna e la montagna è più netta? Quali strategie le amministrazioni devono mettere in atto per consentire ai produttori, al di fuori dei canali della grande distribuzione, di valorizzare le filiere e raggiungere i loro potenziali clienti delle grandi città?
Sono questi i temi centrali della seconda giornata della Festa del BIO e MontagnaMadre, la manifestazione organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della FAO e dell’Orto Botanico-La Sapienza, sabato 29 e domenica 30 a Roma, dalle 10 alle 18, presso l’Orto Botanico, per l’occasione accessibile gratuitamente al pubblico. In programma talk, showcooking, laboratori per grandi e piccini e la possibilità di degustare prodotti bio e acquistare direttamente dai produttori di montagna dei Mercati della Terra di Slow Food da Lazio, Abruzzo, Calabria, Sicilia ed Emilia-Romagna. Scopri tutto il programma su www.festadelbio.it.
Obiettivo della due giorni è sensibilizzare il pubblico di Roma sulle caratteristiche del cibo che consumiamo e sulla sua provenienza, molto spesso prodotto non solo nella grande campagna romana, ma anche sulle alture dell’Appennino. Sicuramente gli strumenti per garantire le aperture di mercato ai produttori di montagna ci sono, dai mercati contadini alla fornitura di prodotti biologici per mense scolastiche e ospedaliere, bisogna solo collegarli e promuoverli. Dall’altro lato, l’ambiente e la socialità di queste zone possono essere mantenuti e resi vivi solo garantendo servizi alle famiglie che decidono di risiedervi e creando concrete opportunità occupazionali, soprattutto per i più giovani, e vie di collegamento economiche, tecnologiche e sociali con i grandi centri urbani. Ma non tutte le forme di produzione sono adatte a mantenere e valorizzare la grande ricchezza delle aree interne: agricoltura intensiva e ampio consumo di chimica non vanno a braccetto con questi delicati ecosistemi. Solo l’agricoltura biologica e modelli produttivi che incentivino la transizione verso l’agroecologia possono contribuire a mitigare la crisi climatica e ambientale, con benefici non solo per gli ecosistemi montani ma anche per le comunità a valle.
Il programma di domenica 30 marzo prevede alle 11 il talk La Food Policy a Roma: cibo sostenibile e sano per tutti. Nell’anno del Giubileo assume un valore ancora più importante il programma di food policy intrapreso dal Comune di Roma. Una bussola utile a definire obiettivi e soluzioni affinché tutti possano avere accesso a un cibo sostenibile e sano. Tra le iniziative del Consiglio del cibo di Roma, la consulta cittadina costituita da quasi 150 realtà, tra aziende agricole, associazioni e mondo della ricerca, il coinvolgimento della comunità locale nell’attuazione della food policy romana per contrastare gli sprechi e le perdite alimentari, sostenere la produzione agricola biologica e agroecologica, favorire il rientro dei produttori diretti nei mercati rionali, rafforzare la presenza di cibo prodotto localmente e in modo ecologico nei menù dei ristoranti e delle mense collettive e scolastiche. All’incontro parteciperanno, insieme al Direttore dell’Orto Botanico Roma-Università La Sapienza, Fabio Attorre, a Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia e a Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio: Fabio Ciconte, Presidente del Consiglio del cibo di Roma, Silvia Sinibaldi, Vicedirettrice della Caritas, Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, Maria Letizia Gardoni, Presidente di Coldiretti Bio, Cecilia Marocchino, di Urban Planner FAO-ESF.
E proprio a testimonianza della possibilità, per i giovani, di trovare una dimensione di vita nelle aree interne, nel talk delle 16 Il futuro delle terre alte è nelle comunità interverrà tra gli altri Miguel Acebes, dell’Agriturismo Tularù di Rieti e parte di Slow Grains, la rete che riunisce agricoltori che custodiscono i semi e producono il grano in maniera sostenibile, mulini che macinano a pietra per produrre le farine, artigiani che realizzano pane, pasta e prodotti da forno. Miguel e la moglie Alessandra nel 2016, grazie a un bando per la valorizzazione dell’Appennino, hanno lasciato il loro lavoro nell’ambito artistico per recuperare la fattoria dei nonni. Oggi coltivano grano Rieti a 850 metri, a rotazione con il pascolo per una mandria di 20 bovini e nell’orto producono i vegetali per la cucina dell’agriturismo, aperto in estate. Insieme ad altre aziende agricole del territorio utilizzano un mulino a pietra per molire le farine per un pastificio locale e produrre i pani con cui riforniscono negozi di Rieti e Roma.
Miguel interviene insieme a Roberto Gualandri, Presidente dell’associazione Borghi e Sentieri della Laga, a Marta Villa, Vicepresidente Slow Food Trentino Alto Adige e antropologa, titolare della prima cattedra di Antropologia culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita e a Tommaso Martini, Presidente Slow Food Trentino Alto Adige. Questi ultimi racconteranno l’esperienza alpigiana, dove i domini collettivi, in cui le comunità curano il proprio territorio secondo pratiche regolate dal sapere, dalla consapevolezza e dalla solidarietà che consentono il recupero in chiave moderna di formule produttive antiche per rigenerare le terre alte.
La manifestazione è supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo.
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Il BioTour racconta la filiera del miele: la terza tappa a Bologna, un viaggio tra biodiversità e sostenibilità
Being Organicfederbiohomemiele biologicoArgelato, Bologna, 28 marzo 2025 – Con l’arrivo della primavera, stagione simbolo dell’impollinazione, ricomincia anche il lavoro incessante delle api e degli altri insetti impollinatori, sentinelle della biodiversità e alleate insostituibili dei nostri ecosistemi. Le api svolgono dunque un ruolo fondamentale per l’ambiente, ma oggi sono in pericolo. Secondo i dati dell’IUCN, oltre il 40% delle specie di invertebrati impollinatori rischiano di scomparire, e il 9,2% delle specie di api europee è già minacciato di estinzione. Anche in Italia i numeri non sono rassicuranti: l’Ispra segnala una perdita del 30% delle colonie di api rispetto a dieci anni fa, e senza di loro, molte piante non sarebbero più in grado di riprodursi naturalmente, perché le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono il 35% della produzione globale di cibo.
L’alterazione del clima sta infatti anticipando il periodo di attività degli impollinatori, disallineando la loro presenza rispetto al ciclo delle fioriture, rendendo così più fragile l’intero equilibrio degli ecosistemi. A tutto questo si sommano le pressioni generate dall’uso intensivo di pesticidi: un monitoraggio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha rilevato residui di ben 150 pesticidi diversi in campioni di api analizzati. Ma la via d’uscita c’è, ed è l’apicoltura biologica.
Un metodo che preserva il ruolo cruciale delle api e della biodiversità, escludendo l’uso di sostanze chimiche, proteggendo gli habitat e adottando pratiche sostenibili, fondamentali per la sicurezza alimentare e la salute del pianeta. Per raccontare tutto questo da vicino e far conoscere il valore della filiera del miele bio, il terzo BioTour ha fatto tappa a Bologna, ospite dell’Azienda Agricola Borgo del Miele ad Argelato, nella pianura bolognese. Un viaggio che parte dalla biodiversità e arriva al vasetto, raccontando l’importanza di un’agricoltura che tutela la natura e le api.
Anche questa volta, il conduttore e autore tv Massimiliano Ossini ha partecipato all’evento, alla scoperta delle buone pratiche dell’apicoltura biologica e dell’impegno concreto per la tutela degli impollinatori. Gli oltre 350 alveari di Borgo del Miele sono posizionati strategicamente: alcuni vicino alla sede aziendale e al capannone di lavorazione, circondati da siepi per favorire la biodiversità. Altri alveari sono collocati in luoghi più distanti, selezionati per ottenere, in base alle fioriture, diversi tipi di mieli, come tiglio, millefiori e melata in pianura, castagno in collina e montagna. Durante la visita, Andrea e Irene hanno illustrato il lavoro dell’apicoltore che consiste nel sostenere lo sviluppo degli alveari dall’autunno alla primavera, per portarli alla fioritura in condizioni ottimali, evitando il rischio di sciamatura.
Il miele raccolto viene trasportato nel capannone aziendale, dove è sistemato nel deposito e poi lavorato nel laboratorio, dove segue un processo articolato, dalla disopercolatura alla centrifugazione, alla filtrazione e alla decantazione, fino all’invasettamento. Questo processo rigoroso garantisce un miele di alta qualità e assicura che il prodotto finale mantenga tutte le sue proprietà naturali e nel rispetto degli standard biologici. Borgo del Miele è socio della cooperativa CONAPI a cui conferisce in esclusiva le proprie produzioni. CONAPI, Consorzio Nazionale Apicoltori, la più grande cooperativa apistica italiana, rappresenta un modello completo e unico di filiera del miele, dalla produzione in apiario al confezionamento dei prodotti dell’alveare a marchio Mielizia e Cuor di Miele.
“Scegliere l’apicoltura biologica significa per noi rispettare i tempi della natura e garantire alle api un ambiente sano in cui vivere e prosperare. Le api sono sentinelle della biodiversità e il nostro compito è prendercene cura senza forzature o scorciatoie. Siamo felici di aver condiviso questa giornata con chi vuole capire davvero cosa c’è dietro un vasetto di miele biologico,” ha dichiarato Andrea Besana, cofondatore di Borgo del Miele.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto europeo Being Organic in EU promosso da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione Europea.
BEING ORGANIC in EU Choose the European Organic Leaf for a better world. Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.
“BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’“European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
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Silvia Franco – s.franco@silverback.it + 39 348 3913331
«Il rilancio dei territori montani passa per l’agroecologia»
agricoltura biologicafederbioFesta del biohomeMammucciniIl 29 e 30 la «Festa del BIO e MontagnaMadre» promossa da FederBio e Slow Food. Intervista a Maria Grazia Mammuccini
L’Italia, con le sue dorsali alpine e appenniniche, conta una superficie montana complessiva pari al 35,2% che, se sommata alle zone collinari (41,6%) supera il 75%. I comuni montani e parzialmente montani sono circa 4.176 (3.524 i primi e 652 i secondi) e rappresentano oltre il 50% dei 7.904 comuni italiani. Ma la popolazione che vive in montagna arriva appena al 12% del totale degli abitanti della Penisola. Un patrimonio identitario, culturale, di ricchezza naturale e biodiversità, sempre più a rischio abbandono e scomparsa.
È il motivo per cui, per questi territori più fragili, sono state messe a punto strategie e politiche nazionali che, integrandosi con le attività della divisione Mountain Partnership della Fao, hanno l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico, sociale e ambientale di queste aree. Un ulteriore e determinante strumento di riscatto e rilancio duraturo degli ambienti montani può arrivare dall’agricoltura biologica e biodinamica e da un modello agroecologico sostenibile. Per questi motivi l’edizione 2025 della Festa del Bio, si concentrerà proprio sul connubio tra agricoltura biologica e biodinamica e aree montane. Ne parliamo con Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio che, insieme a Slow Food, organizza l’evento dal titolo Festa del Bio e MontagnaMadre che si terrà all’Orto Botanico di Roma il 29 e 30 marzo.
Biologico e montagna, un’accoppiata vincente?
Le aree interne e montane per la loro configurazione territoriale rappresentano un grande patrimonio di diversità che, se non opportunamente salvaguardato, rischia di andare perduto. L’agricoltura biologica rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo, un motore di crescita economica e sociale nel rispetto delle tradizioni e delle bellezze naturali.Cosa bisogna fare?
Prima di tutto evitare lo spopolamento facendo diventare queste aree attrattive, non solo per i flussi turistici che, per loro natura, sono periodici, ma soprattutto per la popolazione, quella giovane in particolare, che deve tornare a popolarle, generando economia e facendo crescere i servizi.Da dove si comincia?
Proprio dall’agricoltura e in particolare da quella biologica e biodinamica che sicuramente, per sua vocazione, valorizza la biodiversità, la ricchezza di produzioni e le numerose varietà locali di cui queste aree sono ricche. Mantenere le aziende esistenti sul territorio e favorire l’insediamento di nuove è una sfida aperta che ci coinvolge tutti, a partire dalla politica che fino ad ora, attraverso le politiche comunitarie, ha favorito le grandi aziende di pianura penalizzando tutte le altre. Basti pensare che l’80% dei sussidi della Pac vanno al 20% delle imprese agricole anche se oltre il 50% dell’agricoltura italiana si sviluppa proprio nelle aree interne e queste ultime ospitano il 46% delle imprese agroalimentari con una presenza significativa di aziende gestite da giovani (9,2%) e da donne (25%) e una forte vocazione biologica.Su cosa puntate in particolare?
Sono due in particolare i filoni su cui stiamo lavorando: un sistema che sostenga in maniera strategica i distretti biologici nelle aree interne, perché possano diventare sistemi di rafforzamento del tessuto sociale ma anche di valorizzazione agricola, ambientale, culturale, turistica; e poi una trasformazione del sistema di allevamento. Sappiamo tutti che, per motivi climatici, ambientali, etici e di salute, un processo di conversione dal metodo intensivo a quello sostenibile non è più rimandabile. Le aree montane e collinari possono essere luoghi straordinari per il rilancio di una zootecnia biologica basata sul pascolo e sul benessere animale che diventi un modello per rilanciare, su scala nazionale, una profonda trasformazione dei metodi di allevamento, anche convenzionali. Esistono già in alcune aree interne esempi virtuosi di circolarità e integrazione tra pratiche agricole e di allevamento, nell’ottica di un potenziamento della salute del suolo e di un reciproco vantaggio per agricoltori e allevatori. […]









