L’emergenza climatica si contrasta partendo dalla terra. La visione degli agricoltori a “La Festa del BIO e MontagnaMadre”

In un dialogo con il climatologo dell’Enea Gianmaria Sannino, i produttori agricoli racconteranno il loro impegno per la salvaguardia degli ecosistemi, spiegando come il modello agroecologico, con le sue pratiche sostenibili, contribuisca a mitigare gli effetti di un clima sempre più instabile.  L’appuntamento è per sabato 29 marzo, alle 15, all’Orto Botanico di Roma.

Roma, 24 marzo 2025 – La crisi climatica rappresenta una delle sfide più gravi e urgenti del nostro tempo. Temperature sempre più elevate, siccità prolungate e inondazioni improvvise stanno mettendo a rischio la biodiversità e la sicurezza alimentare. Diverse le cause, prevalentemente di origine antropica. Ma ci sono anche soluzioni che partono proprio dalla terra. L’agricoltura biologica può svolgere un ruolo cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le emissioni di gas serra tipiche dell’agricoltura intensiva e migliorando la qualità dei terreni, che diventano così preziosi serbatoi di carbonio.

La capacità di reagire agli eventi climatici estremi è diventata fondamentale per garantire la sopravvivenza di molte coltivazioni. Essere agricoltori oggi significa proteggere la fertilità del suolo e la biodiversità, affrontando ogni giorno le sfide di un clima sempre più imprevedibile. Gli agricoltori biologici sono, dunque, i custodi di un approccio che valorizza il territorio, la resilienza e l’innovazione. A raccontare queste e altre storie sono i protagonisti del talk in programma sabato 29 marzo alle 15 a Festa del BIO e MontagnaMadre, la due giorni organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della FAO e dell’Orto Botanico-La Sapienza. Tante dunque le occasioni per sperimentare il cibo biologico e sostenibile all’Orto Botanico di Roma, per l’occasione fruibile a ingresso gratuito sabato 29 e domenica 30 marzo, in showcooking, degustazioni e nel Mercato della Terra con una trentina di produttori provenienti da diverse zone di montagna di Lazio, Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna e Sicilia. Scopri tutto il programma su www.festadelbio.it.

Tra i produttori che parteciperanno al talk di sabato 29, Anselmo Filesi dell’Azienda Agricola Biologica Parano, che produce nocciole da tre generazioni, principalmente la Tonda Gentile Romana, nel cuore della Tuscia, territorio ricco di tradizioni millenarie. La scelta del biologico nasce dal desiderio di rispettare la biodiversità e promuovere un equilibrio naturale tra piante e suolo, trasformando l’azienda in un vero e proprio laboratorio all’aperto, dove si fondono tradizione e innovazione. Per far fronte agli stress climatici, adotta pratiche agricole sostenibili che rispettano l’ambiente e favoriscono la resilienza delle coltivazioni, diversificando le varietà e scegliendo nocciole resistenti come la Giffona, che si adatta bene alle sfide del clima.

Graziano Poggioli dell’azienda Santa Rita Bio, fondata oltre 60 anni fa a Serramazzoni (Mo) è tra i pionieri del biologico. Nella sua realtà, cerca continuamente soluzioni innovative nel rispetto dell’ambiente e dei valori del territorio e delle tradizioni, fondamentali oggi per affrontare le vulnerabilità generate dagli eventi climatici. In particolare, Santa Rita Bio affina e commercializza Parmigiano Reggiano bio ottenuto da latte di vacca Bianca Modenese, una razza emiliana in via di estinzione, Presidio Slow Food. Questa razza autoctona, rappresenta una risorsa fondamentale per l’agricoltura sostenibile. Allevata nelle aree di montagna del Modenese, resistente, rustica è un elemento fondamentale per l’agricoltura delle terre alte dell’Appennino. Santa Rita Bio promuove la biodiversità e l’agricoltura sostenibile come principi fondamentali alla base della propria attività.

La passione per questa terra d’ulivi tra i Monti Lepini è stata tramandata di generazione in generazione nell’Azienda Orsini di Priverno (Lt), da tempo impegnata nella cura di diecimila piante d’ulivo di cultivar Itrana, Presidio Slow Food degli olivi secolari, rispettando la naturale fertilità del terreno e i ritmi delle stagioni: Paola Orsini sostiene che una buona pratica agricola è fatta di pazienza e responsabilità. Adottare un’agricoltura biologica, oltre a difendere il paesaggio e valorizzare le proprietà organolettiche in un olio ricco di aromi e sapori, significa difendere il futuro del pianeta. Per questo ogni fase del processo di lavorazione è controllata e certificata, dalla coltivazione alla molitura delle olive, sino all’estrazione dell’olio.

A Saracena, in Calabria, si produce un vino passito conosciuto in tutto il mondo: il Moscato di Saracena (Cs), storico Presidio Slow Food e motivo di orgoglio per i giovani che negli anni hanno deciso di tornare a lavorare i vigneti. Una storia antica, per cui oggi Claudio Viola ringrazia la lungimiranza di suo padre Luigi, maestro elementare di professione, che ereditò inaspettatamente un vigneto nel 1975 e ne riconobbe l’incredibile potenziale salvando dall’estinzione il vitigno. Le Cantine Viola hanno conservato anche il processo produttivo tradizionale e biologico, trasformando questo patrimonio di pratiche trasmesso oralmente in un vero Protocollo di produzione del passito.

Dopo aver dedicato 15 anni al settore della moda, oggi Giulia Mattei gestisce la Tenuta La Castelluzza insieme alla sua famiglia, un’azienda agricola biologica situata all’interno della Riserva di Tuscania, nella Tuscia. I genitori di Giulia si sono innamorati di questa terra e – dopo aver girato il mondo per lavoro – hanno deciso di stabilizzarsi in provincia di Viterbo. Inizialmente solo una casa di campagna, la tenuta oggi è diventata un’azienda che conta 40 ettari di terreno, 700 olivi e altre varietà coltivate per preservarne la biodiversità. Obiettivo della famiglia Mattei è sperimentare tecniche innovative e alternative, fuori dagli schemi tradizionali, mantenendo sempre un approccio a favore della salvaguardia della biodiversità e della cura della terra.

L’appuntamento è sabato 29 e domenica 30 marzo alla Festa del BIO e MontagnaMadre, la manifestazione organizzata da FederBio e Slow Food Italia, all’Orto botanico di Roma, per l’occasione fruibile a ingresso gratuito.

Il talk “La parola ai testimoni: come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio” è promosso nell’ambito del progetto Being Organic in EU, gestito da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione Europea.

Scarica il programma completo:

Sabato 29 marzo

Domenica 30 marzo

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

UFFICIO STAMPA


Per contatti:

Silvia Voltan: + 39 3311860936 – silvia.voltan@pragmatika.it

Leonardo Pugliese: +39 3475671080 – l.pugliese@federbio.it

Slow Food Italia

Elisa Virgillito: + 39 3452598615 – stampa@slowfood.it



"Festa del BIO e MontagnaMadre” FederBio e Slow Food Italia: il futuro sostenibile dei territori montani passa dall’agroecologia

La manifestazione presenta un ricco programma di talk sulla centralità dell’agricoltura biologica e sostenibile come strumento di valorizzazione ambientale, economica e sociale della montagna e delle aree interne. Gratuita e dedicata a tutta la famiglia, la kermesse prevede showcooking, laboratori e tantissime degustazioni per far conoscere i benefici del cibo biologico. Ci saranno anche il Villaggio del bio e il Mercato della Terra con 30 produttori, tra cui molti Presìdi Slow Food. Conducono Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.

Roma, 18 marzo 2025 – L’Italia è un Paese circondato dal mare ma costituito per oltre il 70% da colline e montagne. Tutt’altro che marginali, le aree interne e montane rappresentano il futuro verso cui dirigere lo sguardo. Fondamentale però è l’approccio con cui si pensa allo sviluppo di questi territori, a partire dal cibo, dall’agricoltura biologica e dalla pastorizia, come leve decisive per l’affermazione del modello agroecologico, l’unico in grado di tutelarne l’essenza e valorizzarne il patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e turistico.

Questo il tema al centro della “Festa del BIO e MontagnaMadre” che, rafforzando la stretta sinergia tra FederBio e Slow Food Italia, torna a Roma il 29 e 30 marzo 2025 con una manifestazione a ingresso libero (dalle 10 alle 18) allestita lungo i viali dell’Orto Botanico e un ricco palinsesto di talk, showcooking, laboratori, degustazioni e la possibilità di acquistare direttamente dai produttori di montagna dei Mercati della Terra di Slow Food da diverse regioni d’Italia.

Al centro del programma il ruolo cruciale dell’agroecologia per supportare lo sviluppo delle zone rurali e di montagna, dove contribuisce a contrastare l’abbandono di queste terre ricche di biodiversità, cultura e tradizioni, creando concrete opportunità occupazionali soprattutto per le giovani generazioni e le donne.

Le aree interne coprono attualmente oltre il 50% della superficie agricola, con una forte vocazione biologica, e ospitano il 46% delle imprese agroalimentari italiane, con una presenza significativa di aziende gestite da giovani (9,2%) e da donne (25%). Sono territori importanti perché accolgono circa il 70% del patrimonio forestale del Paese, fondamentale per prevenire i dissesti idrogeologici. Ecco perché sono state messe a punto strategie e politiche nazionali a sostegno dello sviluppo economico, sociale e ambientale per questi territori più fragili e allo stesso tempo più ricchi di potenzialità. Inoltre si integrano le attività della Mountain Partnership della FAO, l’alleanza volontaria internazionale impegnata a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che hanno scelto la montagna e a proteggere gli ambienti montani in tutto il mondo, sensibilizzando l’opinione pubblica sulle sfide e le opportunità di questi territori.

Organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della FAO e dell’Orto Botanico-La Sapienza, “Festa del BIO e Montagna Madre” oltre a sensibilizzare sull’importanza dell’agricoltura biologica come modello di produzione salutare e sostenibile, alla base dello sviluppo inclusivo delle aree interne, nel rispetto delle eccellenze tipiche e delle bellezze che caratterizzano i paesaggi montani, si pone l’obiettivo di consolidare il legame tra agricoltori e cittadini, ampliando la consapevolezza sull’importanza di adottare stili alimentari sostenibili che tutelino sia la salute sia la biodiversità e gli ecosistemi naturali. L’evento inoltre contribuisce a sostenere il programma di formazione della Mountain Partnership della FAO “GROW – Agrobiodiversità in un clima che cambia”, incentrato sull’importanza della biodiversità nel migliorare la resilienza e l’adattabilità dei sistemi agricoli e colturali ai cambiamenti climatici organizzato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e Alliance Bioversity and CIAT.

I temi centrali della manifestazione saranno illustrati nel corso della conferenza stampa inaugurale, il 29 marzo alle 10.45. In questa occasione saranno anche condivise le storie di resilienza di chi ha scelto l’agricoltura di montagna.

“La montagna ricopre un ruolo fondamentale nel nostro ecosistema, dobbiamo però imparare ad ascoltarla, per capirne criticità e esigenze – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’agricoltura biologica rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo per le comunità dell’entroterra, un motore di crescita economica e sociale nel rispetto delle tradizioni e delle bellezze naturali. Abbiamo scelto di dedicare la Festa del BIO e MontagnaMadre, che rafforza la solida collaborazione con Slow Food Italia, proprio alle zone interne e montane, territori spesso considerati marginali, ma in realtà custodi di un immenso patrimonio ambientale, sociale e culturale. L’agricoltura biologica può dare un nuovo slancio alle tradizioni agricole locali, che da secoli contribuiscono alla vita di queste terre e, insieme alla diffusione dell’allevamento bio e al pascolo, in grado di valorizzare le razze locali e gli allevamenti di piccola scala, può creare   opportunità di lavoro, specialmente per i giovani e le donne consolidando il legame tra territorio e cibo all’insegna della sostenibilità. Vogliamo sensibilizzare i cittadini sull’importanza di sostenere le aree montane, affinché possano continuare a prosperare e contribuire al benessere collettivo, attraverso pratiche agricole che rispettino l’ambiente, favoriscano la protezione del paesaggio montano e, allo stesso tempo, contribuiscano a combattere il cambiamento climatico. Per futuro più inclusivo, sostenibile e prospero per tutti”.

“Oggi le terre alte e la montagna sono erroneamente definite marginali: al contrario, progetti imperniati sul modello agroecologico possono rappresentare una prospettiva concreta di lavoro e di vita in quelle aree, giocando un ruolo centrale anche nella lotta alla crisi climatica e ambientale. Lo dimostrano due esempi a noi molto cari: la castanicoltura e la pastorizia, che rappresentano ottimamente l’equilibrio auspicabile tra attività umane e natura. Tutt’altro che nostalgiche o bucoliche, queste attività sono in grado di guardare in maniera propositiva al futuro, contribuendo a ripopolare le aree montane, proteggendone gli ecosistemi e i paesaggi in chiave moderna, grazie anche a servizi alla persona e alle comunità che possono attrarre nuovi abitanti. Servizi che oggi invece vengono dismessi, contribuendo ad allontanare giovani e famiglie. Le aziende presenti a Roma sono la testimonianza concreta che una montagna viva e sostenibile grazie al cibo è possibile”, dichiara Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia.

Per due giorni Slow Food Italia e Slow Food Lazio animeranno i viali dell’Orto botanico di Roma con le bancarelle di 30 produttori di montagna dei Mercati della Terra del Lazio, ma anche di Abruzzo, Calabria, Sicilia ed Emilia-Romagna: piccoli produttori e artigiani del cibo che vendono ciò che producono e trasformano, possono garantire e raccontare in prima persona la qualità dei loro prodotti, tra cui molti Presìdi Slow Food, specie vegetali e razze animali, ricette e tradizioni gastronomiche in via di estinzione che l’associazione tutela e promuove.

La prima giornata della “Festa del BIO e Montagna Madre” entrerà nel vivo del gusto alle 13.15 con il contest “BUONO! È BIO”, la sfida tra i tre studenti finalisti dell’ISIS G. Di Vittorio di Ladispoli che concorreranno per aggiudicarsi l’ambito “Mestolino BIO” e una fornitura di 100 chili di prodotti biologici. Si tratta di un’opportunità divertente e golosa per sensibilizzare i futuri chef sul valore legato all’utilizzo di prodotti biologici, tracciabili, ecosostenibili, sani e buoni.

Nel pomeriggio, la manifestazione proseguirà alle 15 con il talk che vede protagonisti gli agricoltori, che, in un dialogo con un climatologo, condivideranno come ogni giorno si trovano ad affrontare emergenze climatiche e ambientali sempre più complesse. Da qui la scelta di coltivare senza chimica di sintesi per contrastare questi fenomeni estremi, tutelare la fertilità del suolo, l’agrobiodiversità riducendo l’impatto complessivo delle attività agricole sull’ambiente.

Seguirà l’approfondimento sui benefici della dieta mediterranea bio, durante il quale saranno presentati i primi risultati della ricerca IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet) con la campagna “Il Bio dentro di Noi”, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico. L’analisi, condotta dal Dipartimento di Biomedicina dell’Università di Tor Vergata nell’ambito del progetto “MOOD” del Ministero della Salute, ha confrontato i benefici della dieta mediterranea tradizionale e quella 100% biologica, evidenziando i maggiori vantaggi di quest’ultima per la salute e l’ambiente.

A chiudere la prima giornata, ci sarà lo show cooking live “Tutti i colori della cucina Bio Mediterranea”, con Tessa Gelisio, che preparerà una sfiziosa ricetta della dieta mediterranea bio. Accanto alla nota conduttrice ambientalista ci sarà la prof.ssa Laura Di Renzo, che spiegherà i valori nutrizionali e i benefici per la salute legati all’impiego dei prodotti bio all’interno della preparazione.

“Festa del BIO e MontagnaMadre” riprenderà domenica 30 marzo, alle 11, con il talk “La Food Policy a Roma: cibo sostenibile e sano per tutti”. Nell’anno del Giubileo, il programma di politiche alimentari intrapreso dal Comune di Roma acquisisce un significato ancora più profondo, definendo obiettivi e soluzioni che garantiscano a tutti l’accesso a cibo sano e sostenibile, inteso come valore di pace, che unisce i popoli.

Alle 15, la Festa diventerà più “dolce” con il talk dedicato allo zucchero biologico 100% italiano, una filiera che incarna i valori fondamentali di eticità, cooperazione e sostenibilità, promuovendo pratiche agricole rispettose dell’ambiente, garantendo tracciabilità e qualità, e valorizzando il lavoro cooperativo tra agricoltori, trasformatori e distributori.

Seguirà il talk Il futuro delle terre alte è nelle comunità” a cura di Slow Food Italia, che esplorerà come le moderne soluzioni per rigenerare le zone di montagna debbano necessariamente passare dal recupero di antiche pratiche basate sulla conoscenza, la consapevolezza e la solidarietà. Saranno approfonditi esempi come i caseifici turnari e i forni di comunità, strumenti capaci di rispondere a molte delle sfide contemporanee. Come di consueto, a chiudere la manifestazione sarà il tradizionale BIOAperitivo, un’occasione di convivialità per celebrare tutti insieme un futuro più sostenibile.

La manifestazione è supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo.

Scarica il programma completo:

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

UFFICIO STAMPA


Per contatti:

FederBio

Silvia Voltan: + 39 3311860936 – silvia.voltan@pragmatika.it

Leonardo Pugliese: +39 3475671080 – l.pugliese@federbio.it

Slow Food Italia

Elisa Virgillito: + 39 3452598615 – stampa@slowfood.it



Che il bio ce la mandi buona

Primi tra i produttori, in coda nelle vendite: in Italia organico ritenuto «troppo caro» (ma incassi record nei negozi specializzati) «La qualità ha un costo, servono incentivi» Benefici per la salute, il test di Tor Vergata

L’Italia accelera sull’agricoltura biologica e corre più veloce anche nella vendita di prodotti bio. Il nostro Paese infatti può esibire una serie di traguardi europei, a partire dal primato continentale nell’utilizzo delle superfici agricole destinate al biologico: il 20% del totale, quasi il doppio della media in Europa. Il dato, relativo al 2023, proviene da «The world of organic agriculture 2024» dell’Istituto di ricerca sull’agricoltura bio Fibl, un documento che ci accredita un altro primo posto, quello del numero di produttori bio: 84.191 su 495.000 dell’intera Europa.

I dati delle vendite di prodotti biologici, invece, vengono da Nomisma e si riferiscono al 2024: rispetto all’anno precedente sono cresciute del 5,7%, superando così i 6,5 miliardi di euro, 5,2 dei quali arrivano dai consumi domestici e i restanti 1,3 miliardi da consumazioni avvenute fuori casa, presso ristoranti, bar e mense. Ottimi anche i dati dell export, attestati a 3,9 miliardi di euro, in aumento del 7% sul 2023. Tutto bene dunque sul fronte delle vendite? Non proprio, visto che, rispetto alle vendite totale di prodotti agricoli, quelli bio superano appena il 3%, una percentuale che ci posiziona al mo posto in Europa. Come mai, quindi, con il 20% di superfici coltivate bio si scende a vendite domestiche di solo il 3%?

«Ci sono superfici che non danno un prodotto che si consuma, per esempio – spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, la federazione di organizzazioni della filiera dell agricoltura biologica e biodinamica -i pascoli bio che sostengono allevamenti che non è detto siano a loro volta certificati bio. Inoltre ci sono aziende, soprattutto piccole e medie, che producono in bio ma vendono direttamente al mercato locale. Il loro prodotto, cioè, non trova la strada per arrivare al mercato come bio, a causa della complessità e del costo delle procedure di certificazione».

Comunque, un forte segnale positivo per le vendite viene dal canale specializzato bio, cioè dai negozi dedicati solo a quei prodotti. È vero che tuttora si acquista prevalentemente nel segmento della distribuzione moderna, che nel 2024 conta per il 64% delle vendite, segnando così un incremento del 5,3% sull anno precedente, ma il vero sprint viene proprio dal canale specializzato che, sorpassando il miliardo di euro di incassi, scatta avanti del 9% sul 2023. I consumatori, intanto, aumentano in consapevolezza, visto che il 93% della popolazione tra i 18 e i 65 anni sostiene di includere almeno un prodotto bio nel proprio carrello della spesa.

«La ragione è che chi compra biologico risponde a tre esigenze -commenta Claudia Sorlini, professore emerito di microbiologia agraria all Università degli Studi di Milano -ritenute importanti. La prima è che si acquista bio perché si cercano cose buone per sé, un cibo più curato perché amato da chi lo produce. La seconda ragione è che si ritiene faccia bene alla salute. Infine perché il bio giova all ambiente. Il biologico infatti è molto sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale e consuma meno, perché non utilizza diserbanti e lizzanti chimici che richiedono grande dispendio energetico per la loro produzione».

Ciò che frena le famiglie nel consumo di bio è poi senza dubbio la questione dei prezzi, spesso decisamente più alti di quelli dell agricoltura tradizionale.

«Il problema esiste, perché – conferma Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio che raggruppa 140 se di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici – chi opera bio ha costi più alti e rese inferiori rispetto all agricoltura intensiva. Per questo puntiamo a ottenere, in un dialogo con il governo, una riduzione dell Iva del prodotto bio e che le imprese del settore possano avere un maggiore sostegno. Inoltre ci impegniamo affinché tutta la filiera biologica, dal campo alla tavola, abbia un adeguata remunerazione per il prezioso ruolo che svolge».

I vantaggi per la salute che forniscono i prodotti biologici non sono però conosciuti dalla maggioranza dei consumatori.

«Per questo – sostiene Mammuccini – occorrono campagne istituzionali di informazione nei confronti dei cittadini, per far capire le caratteristiche del bio che tiene la fertilità del suolo, non usa chimica di sintesi, non utilizza antibiotici negli allevamenti e non fa uso di Ogm. La gente va anche informata sul rigoroso sistema di controllo operato sul bio, che assicura un prodotto che offre più garanzie. Esistono poi tanti studi che dimostrano l’effetto positivo del bio sulla salute, l’ultimo è quello dell’università di Tor Vergata che riguarda l impatto sul microbiota intestinale di una dieta mediterranea interamente bio. Per un mese 15 volontari hanno mangiato solo bio: i loro batteri antiinfiammatori sono aumentati del 25% mentre i microbi infiammatori si sono ridotti del 50%». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Corriere della Sera
AUTORE: Enzo Riboni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 marzo 2025



Agricoltura. Prezzo trasparente: il biologico apre la strada

Al via la campagna di NaturaSì “Sosteniamo l’agricoltura”. La composizione del prezzo indicata per alcuni prodotti del carrello della spesa. Un prezzo trasparente per aumentare la consapevolezza e la capacità di scelta.

Roma, 6 marzo 2025 – La corsa al ribasso dei prezzi del cibo ha conseguenze devastanti per l’agricoltura. Negli anni Settanta, in media, il 19% del prezzo del pane andava all’agricoltore; oggi è solo il 4%. Quasi cinque volte più basso. Lo stesso accade per molti altri alimenti mentre i costi di produzione continuano a salire. Occorre invertire la tendenza, ripagando il lavoro di chi produce. A chiederlo è il mondo del biologico, che da sempre lavora affinché venga riconosc iuto il “giusto prezzo” dei cibi.È l’obiettivo della campagna Sosteniamo l’agricoltura che parte dal progetto di trasparenza sui prezzi avviato da NaturaSì, una delle principali insegne del biologico in Europa. Su alcuni prodotti, accanto al prezzo finale, viene indicato il valore corrisposto agli agricoltori e ai trasformatori. Passata di pomodoro, pane, ma anche finocchi, arance da spremuta e kiwi: su alcune categorie il compenso per i produttori arriva a quasi il 50% del prezzo pagato alla cassa.

A discutere sul come avviare un percorso virtuoso sul giusto prezzo del cibo a partire dal bio, sono stati oggi a Roma Fabio Brescacin, presidente e fondatore di NaturaSì; Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio; Silvia Schmidt, Policy Manager di IFOAM Organics Europe e Ueli Hurter, responsabile della sezione agricoltura biodinamica presso il Goetheanum di Dornach (CH).

Erano inoltre presenti le principali associazioni agricole – Coldiretti, CIA, Confagricoltura -, gruppi cooperativi e rappresentanti del settore accademico: l’obiettivo è di avviare un confronto aperto per costruire un sistema che riconosca il giusto valore al lavoro di tutti gli agricoltori e renda il consumatore più consapevole.

“Occorre una rivoluzione del sistema”, parte così Fabio Brescacin, che poi spiega: “Il mondo agricolo è in crisi: solo in Europa, negli ultimi 15 anni, sono sparite oltre 5 milioni di aziende agricole. Tra il 2005 e il 2020, quasi il 40% delle attività ha abbandonato i campi. Per invertire questa tendenza, l’agricoltura deve tornare attrattiva soprattutto per i giovani. Per farlo bisogna garantire loro un reddito dignitoso e il rispetto per il lavoro dell’agricoltore. L’agricoltura biologica dimostra che un’altra strada è possibile. “Il grano duro biologico di NaturaSì viene pagato all’agricoltore 45 centesimi al chilo, contro i 30 centesimi della filiera convenzionale”, ha spiegato Brescacin.

Per valorizzare il lavoro agricolo, NaturaSì ha scelto di rendere trasparente la composizione del prezzo di alcuni prodotti chiave. Ad esempio, su 3,98 euro pagati per un chilo di finocchi, circa la metà (1,80 euro) vanno direttamente all’azienda agricola e il resto per logistica e trasporto, costi del punto vendita, controllo qualità, anche con agronomi in campo. La stessa trasparenza viene applicata a passata di pomodoro e pane, alle arance da spremuta e ai kiwi, con una comunicazione chiara in negozio, e non solo, per informare consumatori, associazioni di categoria e istituzioni.

“Garantire un giusto reddito agli agricoltori è la base per il futuro del settore ed è fondamentale che iniziative come queste siano supportate proprio dal biologico. Il bio si fonda sull’agroecologia, un metodo che guarda alla tutela dell’ambiente, della biodiversità insieme all’equità sociale. È quindi significativo che un progetto come il “prezzo trasparente”arrivi da un’azienda storica del mondo del bio”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Il giusto prezzo non è solo una questione economica, ma anche etica e sociale. Servono misure strutturali per tutelare gli agricoltori e garantire loro un compenso adeguato, in linea con i costi di produzione. Su questo dobbiamo lavorare tutti insieme, istituzioni, associazioni di categoria, imprese della filiera del bio affinché il giusto prezzo diventi una priorità nelle politiche agricole e commerciali”.

A pagare il prezzo di una politica sbilanciata non sono solo gli agricoltori, ma anche il benessere delle persone e dell’ambiente: secondo la FAO, i costi nascosti della produzione alimentare a livello mondiale sfiorano i 13 mila miliardi di dollari, di cui il 73% legato a danni alla salute. Un prezzo più basso sugli scaffali significa uno più alto per le persone.Il tema riguarda tutta l’Europa. Silvia Schmidt, Policy Manager di IFOAM Organics Europe, ha ricordato che il valore di un prezzo trasparente è stato riconosciuto anche dalla Commissione europea, che ha istituito l’Osservatorio della filiera agroalimentare (AFCO) per aumentare la trasparenza su costi e margini, aiutando gli agricoltori a prendere decisioni più consapevoli sul loro futuro.

“La trasparenza nella formazione e condivisione dei costi è un elemento chiave per stimolare fiducia ed equità nel sistema alimentare”, ha sottolineato Schmidt.“L’agricoltura, settore primario, è un caso economico particolare perché il suo valore aggiunto deriva proprio dal lavoro diretto con la natura” – ricorda Ueli Hurter, responsabile della sezione agricoltura biodinamica presso il Goetheanum di Dornach – “Quindi, quel costo diretto più alto, per l’agricoltore biologico va a compensare il lavoro a tutela e salvaguardia della natura stessa. Non ci sono quindi altri costi nascosti generati dallo sfruttamento irresponsabile delle materie prime”.

Protagonisti della campagna anche alcuni degli agricoltori dell’ecosistema NaturaSì, come Dora Brio che coltiva ortaggi bio in provincia di Matera: “Un giusto prezzo permette a noi agricoltori di produrre cibo di qualità e di lasciare terreni coltivabili alle generazioni future: un sostegno necessario soprattutto in tempi di crisi climatica”.

Con questa campagna, NaturaSì avvia un percorso di sensibilizzazione rivolto a tutto il settore agroalimentare. “Non diciamo che oggi il nostro prezzo sia giusto, ma vogliamo rendere chiaro il valore riconosciuto ai diversi attori della filiera”, ha concluso Brescacin. “Costruire un sistema alimentare più equo e sostenibile è una responsabilità condivisa. Scegliere cosa mettere nel carrello è un gesto che può fare la differenza”.

LEGGI DI PIÙSCARICA LA CARTELLA STAMPA


FederBio: cordoglio per la scomparsa di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia e figura cruciale nella difesa della natura

Bologna, marzo 2025 – FederBio si unisce al dolore per la scomparsa di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia, che ha dedicato tutta la vita alla tutela dell’ambiente e alla protezione della biodiversità.

Con lui scompare una delle personalità più rilevanti nel panorama ecologista del nostro Paese, un uomo che ha profuso instancabilmente passione e impegno nella salvaguardia del patrimonio naturale.

Emblema di ecologismo attivo, Pratesi era un convinto sostenitore dell’agricoltura biologica e biodinamica, come una delle soluzioni fondamentali in grado di ridurre l’impatto negativo sulle risorse naturali.

“Ci ha lasciato uno dei padri dell’ambientalismo italiano – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Una figura autorevole, punto di riferimento per tutti coloro che lottano per la conservazione della biodiversità. Pratesi è stato un uomo di straordinaria umanità, che ha saputo unire rigore scientifico e impegno concreto a un profondo amore per la bellezza del mondo che ci circonda. Capace di ispirare e coinvolgere generazioni di attivisti grazie alla sua opera di sensibilizzazione ambientale, portata avanti attraverso libri, articoli e campagne che hanno fatto la differenza nel panorama ecologista del nostro Paese. Fondamentale anche la sua dedizione alla causa del biologico e del biodinamico. Fulco ha sempre sostenuto e promosso un’agricoltura senza pesticidi, rispettosa dell’ambiente e in armonia con la natura. Il suo impegno ha contribuito in maniera significativa a sostenere la nostra attività di promozione della cultura del biologico in Italia”.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

UFFICIO STAMPA


Contatti Stampa:

Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it



Italia leader nel biologico «Export agroalimentare aumentato del 200%»

Soddisfatti gli addetti al settore. Ed è in arrivo il marchio del bio italiano Nappine (Slow Wine): «Le cantine esprimono qualità, vanno supportate» Gariglio (Slow Wine Coalition): «Giovani attenti alla sostenibilità ambientale»

«L’Italia è leader in Europa nel mondo del bio». Lo afferma la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, guardando al futuro della filiera agroalimentare e vitivinicola: «Crescono gli operatori, così come il mercato interno con un +5,7% e l’estero, con un aumento del 7%. – analizza – E per i trend del futuro c è un vantaggio per il biologico, soprattutto se si unisce la denominazione di origine con il marchio del bio, cioè qualità, sostenibilità rispetto del territorio sono un punto di forza per i mercati» esteri e nostrani. «Sta per uscire il marchio del biologico italiano. – conclude Mammuccini – Un ulteriore strumento per rafforzare il settore e il mercato a vantaggio di tanti piccoli e medi produttori che tutelano l ambiente e la biodiversità».

E guardando oltre il confine, «l’export dell’agroalimentare biologico, cresciuto dal 2012 del 200%, rappresenta una nicchia importante dell’agrifood – sostiene Matteo Zoppas, presidente Ice –. Ice ha ospitato circa 130 buyer, che già prima dell’inizio dell’evento avevano prenotato oltre mille incontri B2B, poi doppiati. Noi selezioniamo e tiamo in fiera buyer, importatori e distributori qualificati, offrendo alle aziende italiane un accesso diretto a nuove opportunità di business».

Il settore vitivinicolo sta affrontando una crisi, ma l’affluenza della Slow Wine Fair è già «la risposta nel superare questo momento di difficoltà – afferma Giancarlo Gariglio, coordinatore di Slow Wine Coalition –, che si supera riuscendo a parlare un linguaggio nuovo. Si parla di difficoltà soprattutto nel consumo dei ragazzi giovani, che parlano un linguaggio legato alla sostenibilità ambientale e all’attenzione sociale verso i dipendenti. Qua questi valori ci sono, infatti i giovani non sono mancati».

L iniziativa ha destinato alcune aree anche per caffè, amari e sidri. Era presente la quinta edizione della Fiera dell’Amaro d Italia, che segue «la volontà di seguire un percorso insieme all Associazione Nazionale Amaro d Italia, per valorizzare l’amaro. – dice il presidente Edoardo Schiazza – Vogliamo rendere concreta questa cultura, rilanciando l amaro che è presente in tutta Italia».

Per Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, le cantine lezionate «esprimono un agricoltura di qualità, rigenerativa e virtuosa, che lavora con la natura e tutela la biodiversità. I viticoltori vanno sostenuti, perché valorizzano il Made in Italy e garantiscono la sovranità alimentare». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Maria Teresa Mastromarino
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 febbraio 2025



A chiudere Sana Food e Slow Wine Fair la visita del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida.

Bologna, 25 febbraio – SANA Food e Slow Wine Fair chiudono il primo anno insieme con un bilancio molto positivo. Al doppio appuntamento hanno partecipato 15.000 visitatori e 300 buyer internazionali, in arrivo da 20 Paesi: Austria, Bosnia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Lituania, Montenegro, Nord Macedonia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovenia, Singapore, Svezia, Svizzera, UK e USA. Sono stati oltre 2.000 gli incontri B2B con oltre 1.050 cantine presenti a Slow Wine Fair (di cui 720 biologiche o biodinamiche) e le 250 aziende di SANA Food, organizzati nel corso della tre giorni.

Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste: «Quando si guarda al vino in eventi come questo, si incontrano imprenditori, famiglie, tradizioni e cultura, ma anche la difesa dell’ambiente. Il vino non è solo un prodotto, è il risultato del lavoro delle vignaiole e dei vignaioli in armonia con il territorio. Pensiamo ai terrazzamenti liguri: senza la viticoltura eroica, l’ambiente stesso sarebbe a rischio. L’Europa deve difendere questo patrimonio, evitando etichettature fuorvianti e politiche penalizzanti, perché proteggere il vino significa proteggere la nostra storia, il lavoro agricolo e la qualità che tutto il mondo ci riconosce. Promuovere un consumo consapevole non vuol dire demonizzare, ma raccontare il valore che c’è dietro ogni bottiglia, garantendo il futuro del nostro agroalimentare e la centralità dell’Italia nel panorama europeo».

Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere: «Siamo molto soddisfatti per il successo di Slow Wine Fair, nata 4 anni fa con 400 cantine, e che oggi può contare su più di 1.000 realtà vitivinicole rappresentate e su una visitazione in crescita del 20% sul 2024. La novità di quest’anno è il suo abbinamento con SANA Food, manifestazione che fin dagli esordi si è concentrata sui temi del biologico, del naturale e dell’alimentazione sana e sostenibile, e che nel format inaugurato quest’anno si focalizza su tendenze e novità per il canale Horeca e retail specializzato. La fiera sta crescendo con qualità e ci stiamo posizionando sempre meglio. La visitazione è in aumento e l’esperimento dell’abbinata si è rivelato un successo: abbiamo imboccato una buona strada, confermata anche dal grande apprezzamento da parte degli espositori».

Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia: «Ringraziamo il Ministro Lollobrigida, che mostra vicinanza e sostegno a Slow Food e al sistema di agricoltura che la nostra associazione vuole valorizzare. Le 1.050 cantine selezionate per Slow Wine Fair rappresentano valori ambientali, sociali, economici, ma anche culturali e identitari. Esprimono un’agricoltura di qualità, rigenerativa e virtuosa, che lavora con e non contro la natura, e che tutela la biodiversità e la fertilità dei suoli, senza le quali non ci sarebbe agricoltura e quindi cibo. Mantengono in vita quelle zone, che impropriamente chiamiamo marginali, le proteggono dal rischio ambientale e dallo spopolamento. Sono infatti proprio gli agricoltori – in questo caso viticoltrici e viticoltori – i protagonisti di questa narrazione, eppure gli stessi, che ricadono all’interno dell’80% delle imprese che in Italia, a livello di sostegno economico catalizzano solo il 20% delle risorse europee. Questo è un paradigma che va ribaltato. Il presente ha un urgente bisogno: che questo tipo di agricoltura sia sostenuta, in quanto capace non solo di valorizzare il Made in Italy, ma anche di garantire la sovranità alimentare. Per avere cibo e vino felici ci servono agricoltori felici».

Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio: «Da Slow Wine Fair, Sana Food e Rivoluzione Bio è emerso in modo chiaro che il futuro dell’agricoltura e del cibo è biologico. Queste manifestazioni sono importanti momenti di incontro e confronto che mettono al centro i produttori agricoli, che lavorano per la sostenibilità e la tutela della biodiversità, riconoscendone e valorizzandone il ruolo cruciale nella transizione agroecologica. Il biologico sta vivendo una crescita significativa, sia in termini di superfici coltivate che di produzione, con un aumento sia dei consumi interni sia delle esportazioni, che nel 2024 hanno raggiunto un valore complessivo di circa 10,4 miliardi di euro. La denominazione di origine per vini e prodotti DOP e IGP, abbinata alla sostenibilità garantita dal marchio biologico, rappresentano un punto di forza sul mercato estero e anche su quello interno, dove il 75% degli italiani ritiene che il logo bio e l’origine italiana rappresentino una garanzia aggiuntiva. A questo proposito, l’imminente uscita del Marchio biologico italiano contribuirà a rafforzare ulteriormente il settore, grazie anche al supporto di campagne di comunicazione collegate».

Daniele Ara, Assessore Scuola, educazione ambientale, agricoltura e agroalimentare Comune di Bologna: «SANA Food e Slow Wine Fair sono due fiere importanti sul food e le produzioni di qualità che Bologna è orgogliosa di ospitare. Le città devono essere protagoniste delle politiche del cibo e i cittadini/consumatori devono farsi traino di nuovi modelli agricoli. La riconversione ecologica non può fare a meno dell’agricoltura biologica e sostenibile, per la qualità della vita di ognuno e per la tutela del territorio rurale».

Matteo Zoppas, Presidente ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane:  «L’export dell’agroalimentare biologico, che dal 2012 ad oggi è cresciuto del +200%, rappresenta una nicchia importante dell’agrifood. All’edizione 2025 di Slow Wine Fair e SANA Food, piattaforme fieristiche che completano l’offerta e creano un ulteriore valore di mercato, partecipano 1.360 aziende. ICE ha ospitato circa 130 buyer, quasi la metà del totale degli operatori internazionali, che già prima dell’inizio dell’evento avevano prenotato oltre 1.000 incontri B2B, poi raddoppiati nel corso della fiera. Molto spesso le aziende espositrici non sono consapevoli del grande lavoro che l’Agenzia svolge: selezioniamo e portiamo in fiera buyer, importatori e distributori qualificati, offrendo alle aziende italiane un accesso diretto a nuove opportunità di business. Accompagniamo le imprese nella costruzione di relazioni durature con i mercati esteri e favoriamo una crescita solida e strutturata. Il nostro lavoro si estende oltre i confini della promozione. ICE in coordinamento con la diplomazia all’estero, affianca il Governo e gli imprenditori nella tutela del settore agroalimentare, contrasta ogni tentativo di criminalizzazione dei prodotti italiani e rafforza il posizionamento del Made in Italy nel mondo. Continueremo a investire risorse ed energie per garantire il giusto riconoscimento alla nostra tradizione e innovazione».

Michele De Pascale, Presidente Regione Emilia-Romagna: «Siamo molto soddisfatti dell’esito di questo doppio appuntamento. Felici di ospitarlo nel nostro territorio e felici che l’Emilia-Romagna abbia una così significativa rappresentanza di aziende e operatori nel settore, capaci di farsi apprezzare in Italia e all’estero. Da un lato, vogliamo continuare a distinguerci per alcune esperienze produttive che in tutto il mondo sono studiate per la loro capacità di creare prodotti di eccellenza, esportati a livello internazionale; dall’altro lato, vogliamo valorizzare tutta la filiera del territorio e fare ancora di più, continuando a migliorarci. Viviamo con preoccupazione le dinamiche internazionali riguardanti i dazi per il loro impatto su tutto il settore agroalimentare. L’Italia e l’Unione europea hanno affrontato grandi sacrifici negli ultimi anni e non è accettabile che un colpo di spugna cancelli tutto e che si analizzino le bilance commerciali con questa crudezza. Per la sua coerenza, il nostro Paese ha pagato un prezzo molto alto in termini di competitività del sistema delle imprese. Soprattutto nel caso della filiera del vino, serve rispetto per produzioni di eccellenza che di sicuro non investono sull’abuso del consumo, ma sulla qualità. Il vino e le produzioni di qualità sono in sintonia con un consumo responsabile, corretto e rispettoso della salute delle persone. Queste nostre realtà vanno supportate e tutelate».

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

UFFICIO STAMPA


Contatti stampa:

Slow Wine Fair

press@bolognafiere.it – stampa@slowfood.it

SANA Food

press@bolognafiere.it – sanapress@absolutgroup.it

Ufficio stampa FederBio:

Pragmatika s.r.l. – Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

FederBio – Leonardo Pugliese – l.pugliese@federbio.it



Accordo storico tra settore bio e industria degli agrofarmaci

Una collaborazione ad ampio raggio tra i produttori di agrofarmaci e l’associazione degli agricoltori biologici. È quanto prevede il protocollo d intesa tra Agrofarma e FederBio che sarà presentato il prossimo 24 febbraio al Sana (il salone dell’agricoltura biologica a Bologna 23-25 febbraio).

A qualcuno potrebbe sembrare quantomeno contraddittorio un accordo tra agricoltura bio e industrie degli agrofarmaci, ma in realtà si tratta di un fondamentale passo in avanti. Nell agricoltura biologica, alcuni strumenti di difesa sono autorizzati e utilizzati come estrema ratio, in aggiunta alle consuete pratiche (agronomiche, meccaniche) messe in atto preventivamente dai produttori. Gli agrofarmaci autorizzati nell’agricoltura green si basano su principi attivi naturali o di derivazione naturale come estratti vegetali, rame, zolfo o microrganismi.

«Di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici – ha spiegato la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – l’agricoltura bio ha bisogno di rafforzare gli strumenti di difesa naturali sviluppandone di nuovi. Una prospettiva importante anche per perseguire l obiettivo fissato dal Green Deal del 25% di superfici agricole Ue coltivate con metodi bio».

Una partita nella quale sono coinvolti a pieno titolo i produttori di mezzi tecnici rappresentati da Agrofarma, perché sono gli stessi che forniscono strumenti di difesa tanto ai produttori convenzionali che a quelli biologici ma, to, perché in un ottica di sostenibilità crescerà esponenzialmente la domanda di molecole a basso rischio per la difesa delle colture.

«Quando serve – ha spiegato il presidente di Agrofarma, Paolo Tassani – anche l agricoltura biologica può ricorrere agli agrofarmaci, potendo impiegare, a norma del regolamento Ue, un gruppo di sostanze attive, ampiamente utilizzato anche in agricoltura integrata e connotato da un profilo di bassa rischiosità. L’Italia è leader in Europa per agricoltura biologica, ma per far crescere ancora queste superfici dobbiamo mettere in condizione gli agricoltori di trarne un reddito sufficiente. Guardiamo, inoltre, con grande interesse ai produttori bio perché da sempre sono abituati a utilizzare in maniera efficiente ed economica gli strumenti di difesa. Siamo convinti che ricorrere a mezzi tecnici innovativi, ottimizzandone sempre più l impiego attraverso la tecnologia, sarà una frontiera sempre più importante per l intera agricoltura».

«Il protocollo di intesa – ha aggiunto la Mammuccini – ha come obiettivo una pressione comune sulle istituzioni perché venga incentivata la ricerca su nuovi principi attivi di origine naturale o strumenti nuovi come i microrganismi. Innovazioni che in futuro possano servire ai tutti i produttori agricoli». «Entrambi siamo infine convinti –ha concluso Tassani della necessità di iter autorizzativi di nuove molecole e nuovi strumenti di difesa più rapidi. Riteniamo fondamentale sostenere insieme questa richiesta, e non ognuno per conto proprio».

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 febbraio 2025



Protocollo d'intesa tra Agrofarma e FederBio

Le due Organizzazioni si impegnano a collaborare per favorire lo sviluppo dell’agricoltura biologica attraverso l’utilizzo di mezzi tecnici innovativi e sempre più sostenibili

Bologna, 25 febbraio 2025 – Si è tenuto ieri all’interno del SANA Food un evento promosso da Agrofarma, l’Associazione nazionale Imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, e FederBio, la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, durante il quale è stata comunicata la firma di un protocollo d’intesa volto ad aumentare la collaborazione tra le due Associazioni al fine di fornire una risposta adeguata alle esigenze dell’agricoltura biologica.

Il protocollo, siglato dal Presidente di Agrofarma-Federchimica, Paolo Tassani, e dalla Presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, segna l’inizio di una collaborazione strategica finalizzata a garantire qualità e una maggiore innovazione dei mezzi tecnici utilizzati in agricoltura biologica. Le due Organizzazioni hanno, infatti, convenuto di sostenere la crescita dell’agricoltura biologica come modello di eccellenza per l’Italia, promuovendo l’uso responsabile di soluzioni all’avanguardia in agricoltura, in totale conformità alle normative europee.

Per raggiungere tali obiettivi, le Associazioni avvieranno un dialogo costante per individuare istanze comuni in grado, in primis, di promuovere una definizione normativa del termine “biocontrollo”, come base per lo sviluppo di un quadro regolatorio in grado di supportare lo sviluppo dell’agricoltura biologica sia a livello nazionale che europeo. In questo contesto è fondamentale puntare su procedure specifiche per la registrazione dei prodotti per il biocontrollo, evitando così di ritardare l’accesso a strumenti che già potrebbero essere disponibili per gli agricoltori.

Parallelamente verranno anche attivate iniziative per la corretta formazione e informazione della filiera sull’uso corretto dei mezzi tecnici impiegabili anche in agricoltura biologica. Prioritario, infine, puntare su investimenti strategici in termini di ricerca per offrire agli agricoltori soluzioni innovative nell’ambito dei mezzi tecnici con principi attivi di origine naturale.

“La firma di questo protocollo è in linea con il percorso verso un sistema agroalimentare innovativo e sempre più sostenibile che la nostra industria sta portando avanti ormai da anni” – ha dichiarato Paolo Tassani Presidente di Agrofarma-Federchimica. – “Dal nostro punto di vista l’agricoltura biologica è una componente importante di un sistema agroalimentare moderno e, per questo motivo, siamo da tempo impegnati nella messa a punto di prodotti che possano rispondere adeguatamente alle esigenze di questa tipologia produttiva. Questa collaborazione sottolinea l’importanza di supportare gli agricoltori con strumenti e prodotti sempre più efficienti, ma anche di creare un quadro normativo che vada di pari passo con l’innovazione tecnologica, per affrontare al meglio le sfide che ci attendono.”

 “Per raggiungere gli obiettivi chiave del Green Deal europeo serve un investimento strategico sul biocontrollo” – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. – “La firma del protocollo con Agrofarma rappresenta un passo importante in questa direzione, che apre un dialogo orientato a un impegno deciso in ricerca, innovazione e formazione sul biocontrollo e offrirà supporti per la trasparenza e la sicurezza sui mezzi tecnici impiegati in agricoltura biologica, in piena coerenza con l’impegno pluriennale di FederBio con l’Italian Input List. Per incentivare la diffusione del biologico occorre fornire agli agricoltori soluzioni avanzate, fondate sui principi dell’agroecologia, in grado di affrontare l’impatto della crisi climatica e della diffusione di patologie, innovazioni che possono essere trasferite anche al resto dell’agricoltura”.

Agrofarma

Agrofarma è l’Associazione che rappresenta 31 imprese italiane del comparto degli agrofarmaci. È una delle 17 associazioni di Federchimica (Federazione Nazionale dell’Industria Chimica). Nata come gruppo merceologico di Assochimica, si è costituita come Associazione nell’ottobre del 1987. A livello internazionale Agrofarma aderisce a Croplife Europe, Associazione europea che promuove l’utilizzo di soluzioni avanzate per la difesa e gestione delle colture per l’agricoltura sostenibile. Paolo Tassani è l’attuale Presidente di Federchimica Agrofarma.

FederBio

FederBio (www.feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

UFFICIO STAMPA


Contatti stampa:

SEC Newgate Italia S.r.l. Società Benefit

Gabriele Bertipaglia – gabriele.bertipaglia@secnewgate.it

Cecilia Graziosi – cecilia.graziosi@secnewgate.it

Agrofarma-Federchimica – Alice Parasecolo – a.parasecolo@federchimica.it

Ufficio stampa FederBio:

Pragmatika s.r.l. – Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

FederBio – Leonardo Pugliese – l.pugliese@federbio.it



FederBio: positiva la crescita del settore, ma essenziale sostenere il biologico puntando su semplificazione, politiche e investimenti per ricerca, innovazione e la promozione del Marchio Made in Italy

Bologna, 25 febbraio 2025 – Cresce il biologico italiano. Nel 2024, sia i consumi interni che le esportazioni hanno mostrato risultati positivi, confermando il biologico come un asset strategico per l’intero settore agroalimentare nazionale.

Secondo i dati dell’Osservatorio SANA presentati da Nomisma a Sana Food-Rivoluzione Bio 2025, le vendite di prodotti biologici in Italia hanno superato i 6,5 miliardi di euro (con una crescita del 5,7% rispetto al 2023) mentre l’export, con 3,9 miliardi di euro, ha avuto un incremento del 7%. Durante l’evento, promosso da Being Organic in Eu, la campagna nata dal partenariato tra FederBio e Naturland cofinanziata dall’Unione Europea, sono state evidenziate le tendenze più significative del comparto bio.

In particolare, è emerso come gli incrementi nelle vendite sul fronte interno siano stati generati principalmente dai consumi domestici, che hanno sfiorato i 5,2 miliardi di euro. I consumi fuori casa si posizionano a oltre 1,3 miliardi di euro con un incremento del 5% nel 2024 rispetto l’anno precedente. Ottime notizie anche sul fronte dell’export di prodotti agroalimentari biologici italiani che continua a espandersi: nel 2024 ha raggiunto quota 3,9 miliardi di euro (+7% rispetto al 2023). In questo modo si consolida la presenza del Bio Made in Italy nei mercati globali.

Alla settima edizione di Rivoluzione Bio, tema centrale il confronto sui dati presentati per evidenziare i punti di forza e affrontare le criticità del settore attraverso il Piano d’Azione nazionale del biologico e il Piano strategico nazionale della PAC per raggiungere l’obiettivo del 25% al 2027.  In un contesto nel quale, è stata recentemente presentata la Visione per l’agricoltura e l’alimentazione (Vision for Agriculture & Food) dalla Commissione europea che, pur in presenza di alcune contraddizioni, conferma il valore strategico dell’agricoltura biologica come strumento per sostenere la transizione ecologica dei sistemi agricoli e favorire il ricambio generazionale grazi alla capacità del bio di attrarre giovani.

“Siamo soddisfatti del quadro complessivo che vede il biologico italiano crescere sia in termini di produzione che sul mercato nazionale ed estero – rileva Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio –La fase attuale è cruciale per spingere verso l’ulteriore diffusione del bio sia sul fronte produttivo che dei consumi. Una delle priorità è indubbiamente la semplificazione burocratica dei sistemi di certificazione e dell’accesso alle misure della PAC. Allo stato attuale il peso burocratico è insostenibile, soprattutto per le piccole e medie aziende che rappresentano il cuore del settore bio a partire dalle aree interne. Per quanto riguarda la domanda, è cruciale continuare ad investire in programmi di comunicazione e educazione alimentare per sostenere i consumi bio, iniziando dalle mense scolastiche. Siamo fiduciosi che una svolta importante potrà arrivare dall’introduzione del Marchio del biologico italiano che, unendo l’identità delle nostre produzioni locali con la sostenibilità del metodo biologico, potrà costituire una leva decisiva per fare dell’agroecologia il paradigma di riferimento del sistema agroalimentare”.

FederBio (www.feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA

UFFICIO STAMPA


Contatti stampa:

Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936