Giornata mondiale del suolo - Dal grano alla pasta: con Massimiliano Ossini al Mulino Val d’Orcia, per raccontare la filiera del bio
BEINGORGANICINEUBio-TourfederbiohomeAl via la seconda tappa del Biotour tra le filiere che producono il cibo con metodo agricolo rispettoso della terra e degli esseri viventi
Roma, 4 dicembre 2024. – Riscoprire la connessione tra agricoltura e sostenibilità è stato il tema centrale della seconda tappa del Biotour, ospitata dal Mulino Val d’Orcia, nel cuore della Toscana. L’evento, parte del progetto BEING ORGANIC in EU, promosso da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione Europea, si è concentrato sulla filiera della pasta biologica. Dopo il successo del primo appuntamento dedicato al vino biologico a Grottaferrata, il viaggio prosegue attraverso le realtà agricole italiane per raccontare il valore e le peculiarità delle filiere biologiche. Anche questa volta, il conduttore e autore tv Massimiliano Ossini ha accompagnato i partecipanti alla scoperta di un sistema produttivo che tutela l’ambiente e la salute.
La tappa, occasione per celebrare la Giornata mondiale del suolo di domani 5 dicembre, ha sottolineato l’importanza di pratiche agricole capaci di preservare la fertilità del terreno e la biodiversità. Un richiamo significativo a quanto la terra possa essere una risorsa fragile e preziosa, da proteggere con impegno e lungimiranza. Dal campo al piatto: questo il percorso illustrato durante la giornata, che ha mostrato come la tradizione agricola possa convivere con l’innovazione. Nei campi dell’azienda, affacciati sulla cittadina di Pienza, si coltivano grani antichi come il Senatore Cappelli e il Verna, varietà che meglio si adattano al regime biologico e ai terreni argillosi della zona. Luchino Grappi, a capo dell’azienda e agricoltore, ha spiegato l’importanza delle rotazioni culturali e della gestione naturale del suolo, mostrando come si alternino colture di grano, legumi e piante mediche per mantenere la fertilità del terreno e l’agrobiodiversità senza l’uso di sostanze chimiche. Per ogni metro quadrato di terreno vengono sparsi mille semi.
Dal campo si passa al mulino a pietra, dove Amedeo Grappi, figlio di Luchino, ha raccontato il processo di macinazione, con una tappa intermedia: la conservazione del raccolto in un magazzino al di sotto dei 15 gradi. Il mulino lavora i cereali a basse velocità, con una macina a pietra che preserva le caratteristiche nutrizionali e organolettiche delle farine integrali. Infine, le farine biologiche vengono trasformate nel pastificio dell’azienda, dove la pasta è prodotta con una lenta essiccatura e trafilatura al bronzo, per garantire una qualità superiore e sapori autentici.
L’iniziativa del Biotour rappresenta un’opportunità per far conoscere concretamente le buone pratiche dell’agricoltura biologica. Dopo il vino e la pasta, dal Lazio alla Toscana, il viaggio continuerà in altre regioni d’Italia per esplorare nuove filiere, mettendo in luce non solo i benefici ambientali ma anche i valori etici e sociali che spesso accompagnano il metodo biologico. Dal rispetto per il suolo alla cura per le comunità, il Biotour si conferma un progetto capace di unire tradizione e futuro in un racconto che guarda oltre i confini dei campi coltivati.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
Cina: mercato in crescita con i consumi bio in costante aumento
Agenzia ICEBio made in Italyexport biohomeITA.BIOIn Cina cresce l’attenzione verso i cibi salutari e il 65% delle famiglie acquista prodotti a marchio Bio. É quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel terzo focus 2024, dedicato alla Cina.
Bologna, 20 novembre 2024 –Negli ultimi anni, i consumatori cinesi hanno mostrato un crescente interesse per la salute e il benessere, riconoscendo l’importanza di una buona alimentazione per migliorare la qualità della vita. Questa tendenza si è tradotta in una domanda sempre maggiore di prodotti biologici: il 57% dei consumatori, infatti, dichiara l’intenzione di aumentare il consumo di prodotti biologici nei prossimi due o tre anni. Anche per i prodotti Made in Italy le opportunità sono notevoli. Circa un consumatore su due prevede di incrementare l’acquisto di cibo e bevande italiane, attratto dalla loro qualità e autenticità. Il 92% si dichiara soddisfatto dell’attuale qualità del Food&Wine Made in Italy e l’86% apprezza la varietà di opzioni biologiche e sostenibili nell’offerta a scaffale nel Paese del Dragone.
Queste le principali evidenze che emergono dall’indagine di Nomisma su un campione di responsabili degli acquisti alimentari della famiglia tra i 18 e i 55 anni, appartenenti alla middle-upper class (40-100 mila renminbi annui) di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Hong Kong, realizzata nell’ambito del focus Cina di ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy, curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.
“Il mercato del biologico in Cina è in forte espansione, con prospettive di crescita molto promettenti anche per i produttori italiani. Nello specifico, le vendite di prodotti bio sul mercato interno hanno dimensioni significative: 12,4 miliardi di euro nel 2022 (+46% rispetto al 2019), che rappresentano il 9% delle vendite mondiali e che fanno della Cina il terzo mercato al mondo per consumi di prodotti biologici. L’interesse per il bio è però ancora molto concentrato nelle high-tier cities e nell’upper class, tanto che la spesa pro-capite per prodotti biologici non supera i 9 euro a persona (a titolo di paragone, negli Stati Uniti è di 176 euro e in Italia 62 euro) seppure salita del +50% rispetto al 2018” – illustra Nomisma.
IL CONSUMATORE BIO IN CINA
Lo studio condotto da Nomisma evidenzia un forte interesse per i prodotti biologici tra i consumatori cinesi: negli ultimi 12 mesi, il 65% ha acquistato almeno un prodotto alimentare o una bevanda biologica, un dato stabile rispetto al 2021, quando era pari al 64%. Il profilo tipo del consumatore comprende millennials con figli, caratterizzati da una forte propensione agli acquisti online, un reddito elevato e un alto livello di istruzione.
La propensione all’acquisto di prodotti biologici è principalmente motivata da una crescente attenzione alla salute. Infatti, il 47% dei consumatori cinesi sceglie i prodotti bio perché li considera più sicuri per la salute e con proprietà nutrizionali superiori. Inoltre, circa 1 consumatore su 5 li seleziona per la fiducia nella qualità e nelle garanzie offerte, mentre il 17% li apprezza per il loro contributo al rispetto della biodiversità.
IL MADE IN ITALY PER IL CONSUMATORE CINESE
L’Italia si posiziona al terzo posto tra le preferenze dei consumatori cinesi per i prodotti di alta qualità. Quasi 4 cinesi su 10, infatti, hanno acquistato alimenti italiani nell’ultimo anno, spinti dalla ricerca di qualità e tracciabilità. Il 43% dei consumatori considera questi aspetti fondamentali, mentre il 19% apprezza in modo particolare l’origine 100% italiana delle materie prime. Inoltre, un 16% sceglie i prodotti italiani per le loro proprietà salutistiche, confermando così l’attenzione crescente verso un’alimentazione più sana e sicura.
Un altro elemento importante è la presenza del marchio biologico: per il 22% dei consumatori cinesi è un fattore decisivo. Infatti, negli ultimi 12 mesi, il 20% ha acquistato almeno una volta prodotti alimentari o bevande biologiche Made in Italy. L’interesse per il biologico italiano cresce soprattutto tra chi ha visitato l’Italia negli ultimi 5 anni ed è maggiormente diffuso tra i millennials, caratterizzati da un alto livello di istruzione e appartenenti alla fascia più alta della classe sociale.
Tuttavia, i consumatori cinesi esprimono la necessità di maggiori informazioni rispetto alle caratteristiche e alle garanzie offerte dal bio italiano: 8 consumatori su 10, infatti, desidererebbe avere informazioni più dettagliate, in particolare riguardo alla tracciabilità, ai controlli sul prodotto biologico e agli aspetti legati alla sostenibilità. Tra le leve da attivare per accrescere il consumo dei prodotti Bio Italiani vi sono una maggiore accessibilità dal punto di vista del prezzo e l’ampliamento dell’assortimento nei punti vendita abituali. A questo riguardo, il 21% dei consumatori sarebbe più propenso a scegliere prodotti Bio se avesse la possibilità di fare assaggi direttamente in negozio, mentre il 13% apprezzerebbe degustazioni nei ristoranti.
L’indagine di Nomisma evidenzia anche che il 28% dei consumatori cinesi sarebbe pronto ad acquistare un nuovo prodotto Bio Made in Italy se lo trovasse a marchio di un produttore noto o preferito, mentre il 15% sarebbe motivato da sconti o promozioni. Ma quali sono i prodotti con le maggiori prospettive di crescita per il biologico Made in Italy? Vino, pasta, frutta e verdura, oltre a latte e derivati, sono le categorie in cui i consumatori cinesi cercano la presenza del marchio biologico, e su cui l’origine italiana rappresenta un valore aggiunto.
IL RUOLO DEL VINO BIO MADE IN ITALY IN CINA
Negli ultimi anni, il mercato del vino in Cina ha dovuto affrontare sfide considerevoli dovute al calo dei consumi e delle importazioni. Queste difficoltà sono state ulteriormente aggravate dalla pandemia di Covid e dal rallentamento dell’economia del Paese. Nonostante tali difficoltà, la Cina rappresenta l’ottavo paese al mondo per consumi di vino e mostra segni di resilienza, continuando a configurarsi come un mercato con potenzialità di crescita molto rilevanti. Dall’indagine di Nomisma emerge come circa 4 consumatori su 10 hanno consumato vino di uva almeno una volta nell’ultimo anno. L’Italia si colloca al secondo posto, subito dopo la Francia, tra i Paesi produttori di vino di maggiore qualità nel percepito dei consumatori cinesi. Questa posizione di prestigio ha un impatto diretto sull’interesse crescente verso i nostri vini biologici. Sebbene ad oggi solo il 7% dei wine users cinesi li ha consumati (in primis i millennials appartenenti alla upper classi) quasi 1/3 dei consumatori sarebbe interessato a conoscere maggiormente le caratteristiche distintive dei vini biologici made in Italy.
Cosa potrebbe favorire un maggior consumo di vino biologico in Cina? Per un 39% dei consumatori intervistati, la possibilità di trovare – nei negozi o locali frequentati abitualmente – vini bio prodotti da cantine italiane famose. Un altro 37% evidenzia la necessità di una maggior visibilità per i vini biologici, ad esempio attraverso scaffali dedicati esclusivamente a questa categoria all’interno dei punti vendita. Un ulteriore 30% dei consumatori suggerisce “più vini biologici nelle wine list dei ristoranti” mentre il 28% si dice favorevole all’introduzione di esperienze di degustazione nei punti vendita frequentati.
“La Cina è un Paese dalle ottime prospettive per i prodotti biologici, il cui consumo risponde ad un’esigenza sempre più diffusa di salute e benessere” – dichiara il Direttore ICE Pechino e Coordinatore della rete di Uffici ICE in Cina e Mongolia Francesco Pensabene – “Oltre naturalmente ai negozi specializzati, tutti i principali canali di vendita, dai supermercati ai ristoranti, dalle piattaforme online ai mercati agricoli, propongono prodotti biologici soddisfacendo in questo modo le diverse abitudini di acquisto dei sempre più numerosi consumatori. L’Agenzia ICE in Cina è attivamente impegnata su questo fronte, così come testimoniato dagli importanti accordi di collaborazione siglati con alcune tra le più importanti GDO locali, le quali rappresentano un’importante vetrina di riferimento per la promozione sia dei prodotti biologici italiani che del vivere sano.”
“La Cina rappresenta il terzo mercato mondiale per i prodotti biologici, dove le produzioni agroalimentari bio Made in Italy sono particolarmente apprezzate, aprendo a significative opportunità di crescita. L’acceso al mercato cinese è vincolato, però, all’ottenimento della certificazione biologica sulla base della legislazione nazionale cinese, rilasciata esclusivamente da enti di certificazione locali. Per supportare le società italiane nel posizionamento in questo mercato in grande espansione, FederBio Servizi in collaborazione con ITA Agenzia, Nomisma, Bologna Fiere, Qualitas Studio e l’Agenzia di Certificazione Cinese COFCC ha attivato il progetto Go China, strutturato per supportare le società interessate non solo nella fase di certificazione ma anche in quella di promozione e commercializzazione dei prodotti biologici italiani in Cina” dichiara Aldo Cervi, Coordinatore Sezione Soci Operatori dei Servizi FederBio.
La dieta biomediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e tumori
agricoltura biologicafederbiohomeIl Bio dentro di noiCrescono i livelli di antiossidanti, diminuiscono l’infiammazione generale dell’organismo, si abbassa il rischio cardiocircolatorio
Seguire una dieta mediterranea biologica riduce i rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante: crescono i livelli di antiossidanti, diminuisce l’infiammazione generale dell’organismo, si abbassa il rischio cardiocircolatorio.
È questa la conclusione della prima tappa dello studio su volontari sani condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e guidato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, che si contraddistingue per una importante e dettagliata raccolta di dati sulla salute, sui valori nutrizionali dei cibi e sulla loro impronta ambientale. La ricerca si è particolarmente concentrata sulla composizione del microbiota intestinale, spesso definito il ‘secondo cervello’ del nostro corpo, con risultati inediti sul miglioramento di questo sistema fondamentale per la nostra salute.
Questi sono alcuni dei principali risultati del protocollo di ricerca IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet), realizzato dall’Università di Tor Vergata, Dipartimento di Biodinamica e Prevenzione, per il Progetto ‘MOdello di prOgettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia: applicazione del processo Nutrient Analysis of Critical Control Point-MOOD’, Traiettoria 5 del Ministero della Salute. A darne evidenza, la campagna di comunicazione ‘Il Bio dentro di noi’, ideata e organizzata dalle maggiori realtà del biologico: FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico.
Le organizzazioni non sono entrate nella ricerca e nella elaborazione dei dati, ma hanno realizzato una campagna di diffusione dei risultati puntata su due dei volontari, Tatiana e Dario, che sono stati seguiti nelle varie fasi e sono diventati protagonisti della campagna social. Gli specifici dati sanitari pre e post dieta dei due volontari rispecchiano la tendenza generale: i batteri ‘buoni’ (tra i Firmicutes), nel loro microbiota intestinale, sono aumentati, mentre i batteri (tra i Bacteroitedes) che favoriscono lo stato infiammatorio sono diminuiti tra il 5 e il 50%. Inoltre (risultato non atteso) hanno perso tutti e due circa un chilo di peso durante la dieta mediterranea in bio.
La campagna è stata presentata oggi presso la sala stampa della Camera dei deputati, assieme ai dati della ricerca. A commentarla, oltre ai responsabili scientifici dello studio e del progetto ‘MOOD’ finanziato dal Ministero della Salute e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, Laura di Renzo, direttrice della Scuola di Scienze dell’Alimentazione di Tor Vergata, e Antonino De Lorenzo, professore emerito responsabile scientifico del progetto ‘MOOD’, sono stati il sottosegretario al MASAF Luigi D’Eramo, la deputata Maria Chiara Gadda, l’europarlamentare Camilla Laureti (in video conferenza), Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, Massimo Monti, presidente del Consorzio Il Biologico.
Grazie alla dieta biomediterranea, secondo quanto rilevato dallo studio, negli organismi dei volontari le famiglie di batteri antiossidanti (i batteri buoni per la nostra salute) sono aumentate anche del 25% dopo la dieta rispetto allo stato iniziale. Allo stesso tempo, le associazioni di batteri pro-ossidanti si sono ridotte fino al 50% sul campione. Quindi, chi segue una dieta mediterranea biologica corre minori rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante.
Nell’enorme raccolta di dati sono emersi risultati altamente positivi nella qualità dei grassi assunti nella dieta biologica mediterranea, con un calo consistente dei grassi saturi correlati al rischio cardiocircolatorio. […]
FONTE
TESTATA: DiRE
AUTORE: Marco Melli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 novembre 2024
Salute. La dieta biologica mediterranea aumenta i batteri "buoni" nel nostro microbiota, il nostro "secondo cervello".
federbiohomeIl Bio dentro di noiSi riducono i rischi di malattie cardiovascolari, diabete e tumori. E con il bio diminuisce l’impatto ambientale degli alimenti. Presentata alla Camera dei Deputati la ricerca dell’Università di Tor Vergata, diffusa grazie alla campagna social IL BIO DENTRO DI NOI, promossa da FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico
26 novembre 2024. La dieta mediterranea fa bene alla salute, soprattutto se con alimenti biologici: crescono i livelli di antiossidanti, diminuisce l’infiammazione generale dell’organismo, si abbassa il rischio cardiocircolatorio. È la conclusione della ‘prima tappa’ dello studio su volontari sani condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e guidato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, che si contraddistingue per una importante e dettagliata raccolta di dati sulla salute, sui valori nutrizionali dei cibi e sulla loro impronta ambientale. La ricerca si è particolarmente concentrata sulla composizione del microbiota intestinale, spesso definito il “secondo cervello” del nostro corpo, con risultati inediti sul miglioramento di questo sistema fondamentale per la nostra salute.
Grazie alla dieta biomediterranea, secondo quanto rilevato dallo studio, negli organismi dei volontari le famiglie di batteri antiossidanti – i batteri buoni per la nostra salute – sono aumentate anche del 25% dopo la dieta rispetto allo stato iniziale. Allo stesso tempo, le associazioni di batteri pro-ossidanti si sono ridotte fino al 50% sul campione. Quindi, chi segue una dieta mediterranea biologica corre minori rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante.
Ma non finisce qui, sul fronte della salute. Nell’enorme raccolta di dati sono emersi risultati altamente positivi nella qualità dei grassi assunti nella dieta biologica mediterranea, con un calo consistente dei grassi saturi correlati al rischio cardiocircolatorio. A esprimere questi valori sono il cosiddetto indice di aterogenicità che si è quasi dimezzato (da 0,29 a 0,16) e quello di trombogenicità, più che dimezzato (da 0,42 a 0,20), riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari. Anche la capacità antiossidante del pasto legata a quella del corpo, fondamentale per contrastare l’invecchiamento cellulare, è quasi quadruplicata, passando da 5.870 a 20.573 unità ORAC, l’unità di misura della capacità di assorbimento dei radicali liberi.
Questi alcuni dei principali risultati del protocollo di ricerca IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet), realizzato dall’Università di Tor Vergata – Dipartimento di Biodinamica e Prevenzione, per il Progetto “MOdello di prOgettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia: applicazione del processo Nutrient Analysis of Critical Control Point-MOOD”, Traiettoria 5 del Ministero della Salute.
A darne evidenza, una campagna di comunicazione ideata e organizzata dalle maggiori realtà del biologico: FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico. Le organizzazioni non sono naturalmente entrate nella ricerca e nella elaborazione dei dati, ma hanno realizzato una campagna di diffusione dei risultati puntata su due dei volontari, Tatiana e Dario, che sono stati seguiti nelle varie fasi e sono diventati protagonisti della campagna social Il Bio dentro di noi. Gli specifici dati sanitari pre e post dieta dei due volontari rispecchiano la tendenza generale: i batteri ‘buoni’ (tra i Firmicutes), nel loro microbiota intestinale, sono aumentati, mentre i batteri (tra i Bacteroitedes) che favoriscono lo stato infiammatorio sono diminuiti tra il 5 e il 50%. Inoltre (risultato non atteso) hanno perso tutti e due circa un chilo di peso durante la dieta mediterranea in bio.
La campagna è stata presentata oggi presso la sala stampa della Camera dei deputati, assieme ai dati della ricerca. A commentarla, oltre ai responsabili scientifici dello studio e del progetto MOOD finanziato dal Ministero della Salute e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, Laura di Renzo, direttrice della Scuola di Scienze dell’Alimentazione di Tor Vergata, e Antonino Di Lorenzo, professore emerito responsabile scientifico del progetto MOOD, sono il sottosegretario al MASAF Luigi D’Eramo; la deputata Maria Chiara Gadda; l’europarlamentare Camilla Laureti; Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio; Nicoletta Maffini, presidente AssoBio; Massimo Monti, presidente del Consorzio Il Biologico.
“Una ricerca unica perché si basa su un data base ex novo eccezionale. I dati ottenuti dalle analisi effettuate ai 15 volontari hanno preso in considerazione diversi parametri, permettendoci di raccogliere una quantità enorme di risultati, per questo lo studio assume una rilevanza scientifica importante. Il cuore dello studio ha riguardato l’analisi del cosiddetto esposoma, ovvero l’insieme dei fattori interni ed esterni che influenzano il nostro stato di salute”, ha spiegato la Prof. Di Renzo. “Tra questi ci sono le abitudini alimentari, lo stile di vita e l’esposizione a sostanze inquinanti. Lo studio ha approfondito il primo di questi fattori, ovvero quanto incide ciò che mangiamo sul nostro stato di salute. I risultati hanno mostrato che una dieta composta esclusivamente da alimenti biologici riduce l’esposizione a sostanze chimiche nocive, come pesticidi e fertilizzanti sintetici, rafforzando le barriere naturali del corpo contro infiammazioni e danni cellulari”.
Un dato per certi versi inaspettato è stato quello relativo alla vicinanza della dieta giornaliera dei partecipanti allo studio a un modello ideale di alimentazione mediterranea. Il cosiddetto Indice di Adeguatezza Mediterranea è passato da 1,4 (livello “non accettabile”) nelle analisi pre-ricerca a oltre 15 (livello “eccellente”). In altre parole, molti italiani pensano di “mangiare mediterraneo” e invece sono molto lontani dal modello di consumo di vegetali, cereali, legumi, frutta fresca e secca e poche proteine animali, possibilmente ittiche che caratterizza la dieta mediterranea. Ma è stato dimostrato da precedenti studi che anche solo l’aumento di 2.7 unità dell’indice di adeguatezza mediterranea è associato a una diminuzione di mortalità per patologie cardiovascolari del 26% su 20 anni.
I benefici non si fermano qui. Mangiare bio è, come è noto, una scelta sostenibile, e lo studio di Tor Vergata lo ha pienamente confermato. Nel solo mese della dieta, l’impronta idrica è scesa da 64.475 litri a 44.705 litri per persona, con un risparmio di circa 20.000 litri. Per fare un paragone, si tratta dell’acqua necessaria per fare più di 250 docce. Anche l’impronta carbonica si è ridotta, passando da 40,25 a 38,13 kg di CO₂ equivalenti: la stessa quantità di emissioni prodotta dal funzionamento medio mensile di un forno elettrico.
“I risultati della ricerca presentata oggi evidenziano come due modelli alimentari per noi di riferimento, come la Dieta mediterranea e il biologico, combinati insieme, abbiano effetti ancora più positivi per la salute”, commenta il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo. “La Dieta mediterranea, già patrimonio immateriale dell’umanità, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti come sistema alimentare migliore al mondo – ricorda D’Eramo -, perché è salutare e fa bene anche all’ambiente. Una sostenibilità che è parte fondante del metodo di coltivazione biologico, che promuove cibo sano e legato ai territori. Lavoriamo per sostenere un rilancio dei consumi interni, per consentire l’ulteriore crescita di un settore in cui l’Italia è leader a livello internazionale. È inoltre importante sensibilizzare i più giovani, che saranno gli adulti di domani, sui benefici di un’alimentazione sana e sostenibile, favorendo una sempre maggiore diffusione della dieta mediterranea biologica anche nelle mense scolastiche”, conclude il sottosegretario.
“I risultati che presentiamo oggi sono frutto di una ricerca scientifica che mette insieme due scelte alimentari che si rafforzano vicendevolmente: la dieta mediterranea associata ad alimenti biologici” – spiega Maria Grazia Mammucini, presidente di FederBio. E aggiunge: “Ci pare di estrema importanza che lo studio, assieme ad altri che si sono susseguiti negli ultimi anni, dimostri e confermi la validità della scelta del bio per il mantenimento della salute delle persone e come elemento inevitabile per la salute dell’ambiente, anche in un’ottica One Health”. Ha poi ringraziato l’Università Tor Vergata e la professoressa Di Renzo per una collaborazione per noi fondamentale, che ha portato ai risultati straordinari che presentiamo oggi. “Ma nella condivisione di questa campagna” – continua Mammuccini – “c’è anche un valore complessivo per il mondo del biologico: l’alleanza strategica che abbiamo creato e che vede insieme FederBio-AssoBio e Consorzio Il Biologico, per investire congiuntamente nell’informazione ai cittadini e per promuovere il tema della salute legata al consumo del bio. Il biologico, che vede l’Italia al primo posto nella produzione, deve ancora affermarsi completamente nei consumi. Abbiamo bisogno di campagne di comunicazione, quindi, e ‘Il bio dentro di noi’ è un esempio concreto di come, insieme, riusciamo a realizzarle”.
“È importante unire le forze e lavorare in sinergia tra Associazioni per creare maggiore consapevolezza sull’importanza dell’alimentazione biologica per la tutela della salute delle persone, degli allevamenti e dell’ambiente”. Parte da qui, Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, per commentare la campagna. “Questi primi dati presentati dal Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dimostrano che l’alimentazione biologica è alla base della nostra salute, dobbiamo pertanto diffondere questi risultati per creare maggiore consapevolezza. Il settore del biologico può e deve diventare il punto di riferimento per l’intera filiera agroalimentare del Paese. L’Italia è già leader mondiale di produzione ed esportazione del biologico, ma è necessario lavorare per incrementare i consumi interni che sono ancora troppo limitati, poco più del 3% del totale alimentare. Sono certa che il messaggio forte e chiaro con i risultati di questa ricerca, che diffonderemo tra i soci e i consumatori, possa essere un primo passo fondamentale per il rilancio dei consumi e del settore.”
“Scegliere cibo biologico significa investire sulla salute dell’ambiente, di cui siamo parte. Allo stesso modo, credo sia inconfutabile che la buona salute dell’ambiente, in cui viviamo, contribuisca a mantenere noi stessi in buona salute”, ricorda il presidente di Consorzio Il Biologico Massimo Monti, cha ha poi evidenziato: “Il bellissimo lavoro dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata aggiunge una conferma scientificamente rilevante a ciò di cui da sempre siamo convinti, ovvero che mangiare biologico abbia effetti positivi rilevanti diretti sulla nostra salute. Il nostro Consorzio promuove e sostiene l’agricoltura biologica, la produzione ed il consumo di cibo biologico dal 1988, ovvero da prima che la certificazione biologica venisse normata a livello europeo: contribuire oggi, assieme ad AssoBio e FederBio, alla divulgazione di questi risultati – solidi e rilevanti – è per noi un ‘piacevole dovere’”.
La campagna è stata realizzata grazie al contributo di NaturaSì che ha fornito tutti i prodotti necessari alla dieta biologica mediterranea.
La ricerca è stata condotta dall’Università di Roma Tor Vergata – Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, sotto la guida della Prof.ssa Laura Di Renzo. Lo studio, denominato IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet) rientra nel progetto MOOD (Modello di progettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta mediterranea per la difesa della salute in Italia), a cura dell’Università di Tor Vergata e finanziato da Ministero della Salute e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC).
I dati riportati oggi sono frutto della prima fase della ricerca. I 15 partecipanti hanno seguito per un mese la dieta mediterranea con prodotti biologici e – dopo un periodo di riposo di un altro mese (wash out) hanno intrapreso una dieta mediterranea con prodotti convenzionali. I risultati dell’intera ricerca saranno resi noti nei primi mesi del 2025.
Ulteriori informazioni sul sito www.ilbiodentrodinoi.it
UFFICIO STAMPA
Leonardo Pugliese
l.pugliese@federbio.it
Il cibo biologico aiuta la nostra salute? Le risposte in una ricerca scientifica che è anche un progetto social
AssoBiofederbiohomeIl Bio dentro di noiParte la campagna “Il Bio dentro di Noi” per rendere noti i risultati dello studio dell’Università di Roma-Tor Vergata. A supportarla, le associazioni del biologico
14 novembre 2024 – Quali sono gli effetti di una dieta biologica sulla nostra salute? Per rispondere a questo interrogativo, il Dipartimento di Biomedicina e prevenzione dell’Università di Tor Vergata ha avviato una ricerca pilota su volontari sani, nell’ambito del Progetto “MOdello di prOgettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia: applicazione del processo Nutrient Analysis of Critical Control Point-MOOD”, Traiettoria 5 del Ministero della Salute. Per raccontare in maniera divulgativa lo studio e i suoi risultati, prende il via da oggi la campagna di comunicazione “Il Bio dentro di noi”, che si propone di raccontare gli effetti della dieta mediterranea biologica sulla salute. Al centro c’è appunto una ricerca scientifica inedita in Europa, condotta dall’Università di Roma – Tor Vergata, per studiare l’impatto di una dieta mediterranea 100% bio sull’esposoma interno e esterno, ovvero sui fattori di rischio che determinano l’insorgenza di malattie. Per fare questo sono stati valutati diversi parametri: la qualità nutrizionale della dieta abituale rispetto alla dieta mediterranea 100% bio, l’indice di Adeguatezza mediterranea, l’impatto ambientale (consumo di acqua e CO2), il microbiota intestinale, la composizione corporea e il metaboloma.
Guidata dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, esperta in nutrigenomica e Direttrice della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università Tor Vergata, la ricerca IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet) ha previsto diverse fasi, durante le quali i partecipanti sono passati da una dieta convenzionale a una dieta mediterranea bio e i ricercatori hanno monitorato i dati medici per valutare gli effetti della transizione. I primi risultati di IMOD saranno presentati il 26 novembre alla Camera dei Deputati alle ore 13, in una conferenza stampa che coinvolgerà i principali protagonisti del progetto. L’incontro offrirà un approfondimento sui dati raccolti.
Al centro dello studio, l’analisi del microbiota intestinale, un ecosistema di microrganismi che ha un ruolo centrale per il benessere complessivo e che è influenzato direttamente dalla qualità dell’alimentazione. La ricerca IMOD si propone di verificare se la dieta mediterranea biologica porti a miglioramenti significativi nella varietà e nella salute del microbiota rispetto a una dieta convenzionale. Risultati molto attesi, anche perché potrebbero avere implicazioni per la prevenzione di malattie infiammatorie, cardiovascolari e metaboliche. Il progetto si inserisce in un più ampio contesto di ricerca globale sull’alimentazione e la salute, con particolare attenzione al modello mediterraneo, già riconosciuto per i suoi benefici cardioprotettivi e antiossidanti. L’obiettivo della ricerca è capire se una dieta mediterranea bio offra ulteriori vantaggi grazie all’assenza di pesticidi e a una maggiore concentrazione di fitonutrienti e antiossidanti.
“Il Bio dentro di noi” non è solo una campagna informativa, ma un vero e proprio esperimento scientifico. Il progetto è supportato da FederBio, AssoBio e Consorzio il Biologico, associazioni nazionali impegnate nella promozione del settore biologico e biodinamico, con la collaborazione di NaturaSì, che ha fornito gli alimenti bio per garantire una dieta priva di sostanze chimiche ai partecipanti.
UFFICIO STAMPA
Leonardo Pugliese
l.pugliese@federbio.it
Valorizzare la centralità ambientale, sociale ed economica del biologico: le proposte di emendamento di FederBio al Bilancio di previsione dello Stato
federbiohomeBologna, 11 novembre 2024 – FederBio, dopo un’analisi dei contenuti della Legge di Bilancio 2025, ha inviato ai Parlamentari una serie di proposte di emendamento con l’auspicio che siano accolte e depositate nei tempi utili per consentirne la discussione durante l’iter di approvazione della manovra 2025.
L’obiettivo è puntare a un maggiore impegno nel bilancio dello Stato per il sostegno al biologico, settore nel quale l’Italia è leader a livello europeo e che rappresenta il principale strumento per la transizione ecologica dell’agricoltura. Come primo punto, FederBio propone di rimodulare le aliquote IVA eliminando le agevolazioni per fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi chimica e abbassando l’IVA al 4% per tutti i prodotti biologici di consumo e i mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica che si stanno diffondendo sempre di più anche nel resto dell’agricoltura.
“Crediamo sia necessario utilizzare la leva fiscale dell’aliquota IVA per agevolare l’utilizzo di mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica fondamentali per favorire la sostenibilità di tutta l’agricoltura – spiega Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – In questo modo è possibile stimolare efficacemente la domanda interna e favorire il conseguimento dell’obiettivo del 25% di superficie coltivata a biologico al 2027, come previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC”.
Sempre in ambito fiscale la Federazione propone l’introduzione del credito di imposta per i costi della certificazione, che oggi sono a totale carico delle aziende agricole e di tutti gli operatori della filiera che certificano i prodotti secondo le norme europee e nazionali di agricoltura biologica.
“Attualmente – rileva Mammuccini – i costi della certificazione rappresentano un peso economico significativo, in particolare per le piccole aziende agricole, che genera una ripercussione a valle sul prezzo dei prodotti al consumo. D’altra parte l’utilizzo della fiscalità nazionale rappresenta uno degli strumenti strategici sul quale punta l’Unione Europea per promuovere l’incremento della superficie agricola coltivata a biologico, che viene raccomandata anche dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”
Infine, per il “Fondo per le mense scolastiche biologiche” FederBio propone di aumentare le risorse, per l’anno 2025 e seguenti, ad almeno 10 milioni di euro. Quest’istanza è dettata dalla considerazione che bambini e ragazzi sono maggiormente soggetti all’esposizione ai residui di prodotti chimici di sintesi negli alimenti.
“Con questa richiesta intendiamo, inoltre, sottolineare il ruolo educativo delle mense scolastiche biologiche che possono rappresentare una leva decisiva per promuovere nelle nuove generazioni stili di alimentazione sani ed equilibrati”, conclude la Presidente Mammuccini.
FederBio (feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
UFFICIO STAMPA
Sempre più biologico: Consorzi Agrari d’Italia acquisisce partecipazioni di maggioranza in FederBio Servizi
Consorzi Agrari d'ItaliaFederBio ServizihomeLa società – costituita nel 2017 per iniziativa di FederBio – offre servizi di consulenza per favorire lo sviluppo del settore biologico e biodinamico italiano
Roma, 8 novembre 2024 – Consorzi Agrari d’Italia integra la gamma di prodotti e servizi per il settore bio con l’acquisizione della maggioranza di FederBio Servizi, società specializzata con sede a Bologna che supporta il mondo del biologico in percorsi di crescita, qualificazione e sviluppo, attraverso interventi di formazione, consulenza tecnica, strategica e di marketing.
Grazie a questa operazione Consorzi Agrari d’Italia amplia il proprio portafoglio di servizi e rafforza la presenza in un settore in forte crescita e sempre più strategico. Stando infatti ad alcune recenti ricerche, in Italia il settore biologico ricopre un ruolo chiave nella filiera agroalimentare con un mercato interno che sfiora i 5,4 miliardi di euro e un export di prodotti biologici Made in Italy che raggiunge i 3,6 miliardi.
Anche per quanto riguarda le superfici coltivate, l’Italia, con oltre 2 milioni di ettari, è leader del settore biologico: il nostro Paese vanta la più alta percentuale di superfici bio sul totale – il 19% contro l’11% della Germania e della Spagna e il 10% della Francia – e detiene il primato in UE per numero di produttori biologici.
FederBio Servizi, fondata nel 2017 e presente per la prima volta a ECOMONDO – la fiera dedicata alla green e circular economy a Rimini – offre una gamma di servizi per le aziende agroalimentari e per gli imprenditori agricoli. Tra questi, vi sono supporto alla gestione aziendale, piani strategici per le filiere, sviluppo dei rapporti con la grande distribuzione, servizi per il risparmio e l’efficienza energetica, accesso al credito e attività di promozione a livello nazionale e internazionale.
Impegnata nella diffusione di informazioni corrette nel settore biologico e biodinamico, FederBio Servizi organizza, attraverso l’Accademia Bio, corsi di formazione di base e avanzati per i professionisti del settore, favorendo la diffusione e il trasferimento di nuove conoscenze.
“Si tratta di un’operazione strategica per Consorzi Agrari d’Italia – spiega Gianluca Lelli, amministratore delegato di CAI – e che rappresenta un altro importante passo nel cammino bio che da anni stiamo portando avanti. Grazie a FederBio Servizi, oggi i nostri agricoltori hanno un aiuto concreto ed un unico referente per tutto ciò che riguarda le consulenze per il mondo biologico e biodinamico italiano, aiuto che si concretizzerà già con la pubblicazione, a partire da quest’anno, di linee tecniche di produzione biologica per le più importanti filiere. Strumento questo molto utile per una corretta e performante gestione agronomica in agricoltura biologica”.
“L’agricoltura biologica – spiega Paolo Carnemolla, AD di FederBio Servizi – è l’unico sistema di agricoltura, allevamento e produzione alimentare sostenibile normato nell’Ue e si basa sui principi dell’agroecologia e dell’agricoltura rigenerativa e durevole. L’integrazione con la rete tecnica e commerciale di CAI potrà quindi offrire a tutto l’agroalimentare italiano che opera sui mercati nazionale e mondiale dei prodotti biologici un partner in grado di fornire dalla formazione degli addetti fino al supporto per la certificazione in Paesi con propri standard di biologico”.
“Siamo orgogliosi di poter entrare a far parte di questo grande Gruppo e poter lavorare insieme per efficientare i processi produttivi, ridurre i rischi tecnici e valorizzare, misurandoli e rendendoli comunicabili, i benefici di tipo ambientale dell’agricoltura biologica. E siamo particolarmente felici di annunciare che anche un grande gruppo, come Fileni SpA, ci abbia scelti come partner proprio per centrare questi obiettivi, già concretizzati in altre importanti filiere come quella dello zucchero biologico italiano di COPROB Italia Zuccheri”, conclude Gabriele Papa Pagliardini, presidente di FederBio Servizi.
Agricoltura bio, in Italia superati i 9 miliardi
agricoltura biologicafederbiogiusto prezzohomeFederBio chiede venga applicato un giusto prezzo per i prodotti, distinto dal mercato convenzionale, e un sistema di certificazione unico
L’agricoltura bio in Italia ha un fatturato che nell’ultimo anno è cresciuto del 4,9% in termini di volume e del 4,5% in valore, e che ha superato i 9 miliardi di euro di vendite, con un export che dal 2012 al 2023 ha a sua volta raddoppiato il fatturato. Questi dati, emersi durante la seconda Assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio, raccontano un settore che gode di buona salute e che – in vista dell’obiettivo di raggiungere il 25% di superficie coltivata a bio in Italia entro il 2027 – guarda avanti, chiedendo aiuto e organizzandosi.
Per crescere, gli operatori vorrebbero una semplificazione burocratica che permetta loro di mantenere la posizione di primo piano che si sono conquistati nel mercato europeo, e un prezzo giusto, definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale.
“Un giusto prezzo – spiega la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – è quello che permette di produrre cibo sano e pulito e allo stesso tempo garantisce il reddito degli agricoltori e il rispetto dei diritti dei lavoratori”.
Per stabilire il giusto prezzo, chiedono di avvalersi di una Commissione Unica Nazionale (Cun) che regoli il mercato del biologico, in maniera indipendente da quello dei prodotti convenzionali. Vorrebbero poi un sistema unico di certificazione, affidato a più organismi privati, che garantisca l’applicazione di piani di controllo standard e di tariffari uniformi, approvati dall’Autorità competente nazionale di settore, oltre a un’unica piattaforma d’interscambio delle informazioni.
“Le sfide future rappresentano un’opportunità – va avanti Mammuccini – perché possiamo andare ben oltre: c’è la possibilità di valorizzare aree interne e attrarre giovani e donne in agricoltura”.
Secondo l’associazione poi, l’agricoltura bio, capace di difendere la fertilità e la tenuta del suolo, di sfruttare al meglio le risorse idriche e di catturare carbonio, in questo momento storico di cambiamento climatico può giocare un ruolo di primo piano per stabilizzare e aiutare il Paese, proteggendolo da calamità naturali. […]
FONTE
TESTATA: la Repubblica
AUTORE: Caterina Maconi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 novembre 2024
Al bio serve un ‘giusto prezzo’ e un tetto alla burocrazia. Alla seconda Assemblea dei produttori BIO le proposte per sostenere la crescita del settore in Italia
assemblea dei produttoriBEINGORGANICINEUfederbiohomeRoma, 30 ottobre 2024. Serve un prezzo giusto per permettere di produrre cibo sano e pulito, per garantire il reddito degli agricoltori, il rispetto dei diritti dei lavoratori e quelli della terra, che renda accessibili ai cittadini alimenti di qualità. Un prezzo che sia definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale. E consenta di sostenere la crescita del bio italiano.
Un settore che gode di buona salute, con un fatturato che segna un + 4,9% in termini di volume e + 4,5% in valore negli ultimi 12 mesi*, e che ha già superato i 9 miliardi di euro di vendite, con un export che dal 2012 al 2023 ha raddoppiato il fatturato. C’è però bisogno di una semplificazione burocratica per mantenere la posizione di testa nel mercato europeo. È questo il messaggio al centro della seconda Assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio, che si è svolta mercoledì 30 ottobre presso la sede della CIA, riunendo le 14 associazioni socie FederBio ed è aperta a tutti gli operatori agricoli.
A più di un anno dalla presentazione del ‘Manifesto dei produttori’ – che elencava le richieste del mondo del biologico – l’esigenza di accelerare ulteriormente la crescita del bio è sotto gli occhi di tutti. Le tensioni e i conflitti alle porte dell’Europa hanno in più occasioni provocato un’instabilità che si è riflessa sui prezzi dell’energia e su quelli delle derrate alimentari, sottolineando i vantaggi che vengono da scelte agricole, come quelle dell’agroecologia, che riducono il peso dell’import di prodotti di sintesi chimica, accorciano la distanza tra produttore e consumatore, rafforzano il ruolo delle comunità locali e dei distretti di produzione.
Anche la crisi climatica spinge nella stessa direzione. L’aumento drammatico degli eventi meteo estremi, il ripetersi sempre più frequente di lunghi periodi di siccità, la necessità di difendere la biodiversità minacciata, l’aggravarsi del dissesto idrogeologico collegato alla violenza delle piogge sono tutti fattori che richiedono scelte mirate al sostegno di un’agricoltura capace di difendere la fertilità e la tenuta del suolo, la sua capacità di catturare carbonio, la capacità di sfruttare al meglio risorse idriche destinate a diventare sempre più preziose.
Raggiungere il 25% di superficie agricola europea coltivata a biologico indica un cambiamento epocale per il bio che da segmento produttivo di nicchia diventa strumento di politica agricola per l’Europa, fondamentale per offrire soluzioni innovative per la transizione ecologica di tutta l’agricoltura e contribuire agli obiettivi del contrasto al cambiamento climatico e di tutela della biodiversità”, si legge nel ‘Manifesto dei produttori’, che ricorda anche che “la corretta pratica del metodo biologico comporta l’adozione di modelli organizzativi e gestionali, come la rotazione delle colture o l’allevamento connesso al terreno e all’agricoltura aziendali, tecniche e tecnologie che determinano costi di produzione che non possono essere adattati, se non in minima parte, a seconda degli andamenti del mercato”. Da qui la richiesta del settore per il “giusto prezzo”, definito da una Commissione Unica Nazionale (CUN) che regoli il mercato del biologico, in maniera indipendente da quello dei prodotti convenzionali.
Obiettivi impegnativi – per l’Italia il target del 25% di campi bio è anticipato al 2027 – che richiedono inoltre di alleggerire gli oneri legati a un sistema di certificazione troppo burocratico. Ecco perché, il Manifesto chiede – tra l’altro – un sistema unico di certificazione, anche se affidato a più organismi privati, attraverso l’applicazione di piani di controllo standard e di tariffari uniformi, approvati dall’Autorità competente nazionale di settore e un’unica piattaforma d’interscambio delle informazioni.
“Il biologico in Italia continua a crescere sia per superfici sia per numero di operatori e si conferma una realtà in grado di coniugare sostenibilità e valorizzazione dei territori. Perché questo trend prosegua e si rafforzi la leadership del nostro Paese è necessario che siano sempre di più coloro che scelgono di consumare bio e che chi produce possa contare su una giusta remunerazione – ha affermato il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo -. Continueremo a lavorare insieme al settore come fatto in questi mesi per arrivare a soluzioni condivise nei tempi più brevi possibili per affrontare le prossime sfide. Obiettivo comune è la semplificazione e la riduzione della burocrazia a carico delle imprese. Inoltre puntiamo a comunicare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti. A tale proposito auspico che avremo quanto prima il marchio biologico italiano, che potrà contribuire a dare nuovo slancio alla specificità e al valore delle nostre produzioni”, ha concluso D’Eramo.
“Siamo in un momento cruciale per il nostro sistema agricolo e alimentare. L’obiettivo del 25% di superficie agricola biologica è vicino e, considerando il primato che l’Italia detiene nel settore, rappresenta un’opportunità. Possiamo andare ben oltre perché c’è la possibilità di valorizzare aree interne e attrarre giovani e donne in agricoltura. Il biologico infatti è innovazione e può trasferire pratiche sostenibili al resto dell’agricoltura che ha bisogno di guardare alla transizione ecologica”, spiega Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. “La differenza la possono fare gli agricoltori, perché sono loro che detengono i valori fondamentali dell’agricoltura biologica, come la cura della fertilità del suolo e della biodiversità. Ma superare le criticità che minacciano la tenuta delle imprese agricole è necessario affrontare con decisione i temi prioritari contenuti nel Manifesto. In particolare, la semplificazione delle normative e la garanzia di un “giusto prezzo” per i prodotti biologici. Per questo occorre valorizzare gli agricoltori nell’ambito della filiera anche attraverso il marchio del biologico italiano.
In questo contesto, FederBio si afferma come l’unica organizzazione nazionale in grado di unire l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione, diventando un modello di interprofessione fondamentale per il futuro del settore biologico.”
“È forte e chiara la voce degli agricoltori biologici e biodinamici che chiedono un giusto prezzo a sostegno del servizio agroecologico e sociale che svolgono nelle campagne italiane. Così come una semplificazione burocratica utile ad alleggerire il carico degli adempimenti per chi è già certificato e a favorire la conversione al bio di chi ancora non lo è”, sottolinea Maria Letizia Gardoni, Coordinatrice della Sezione soci produttori FederBio, che aggiunge: “L’agricoltura biologica e biodinamica risponde a tante delle sfide che, oggi, l’Italia e l’Europa devono fronteggiare, dalla mitigazione climatica alla sicurezza alimentare, passando per l’occupazione e la tenuta delle aree considerate erroneamente marginali. Gli agricoltori agroecologici sono pertanto i protagonisti di una transizione necessaria e vanno quindi sostenuti e valorizzati”.
Anche il Presidente ANABIO-CIA, Giuseppe De Noia riparte dal documento presentato lo scorso anno: “Quest’oggi, con la seconda assemblea annuale della sezione soci produttori biologici di FederBio, ripartiamo dalla firma del Manifesto sul Biologico Italiano, siglato durante l’assemblea dello scorso anno. Ripartiamo da alcuni punti cardine che stanno caratterizzando la nostra azione politico-economica: oltre al giusto prezzo, alla semplificazione amministrativa e il marchio unico del biologico italiano, è fondamentale promuovere un percorso virtuoso di interprofessione, che può rappresentare vero punto di svolta dell’intera filiera biologica del comparto”. E ha poi concluso: “Ritengo questi appena menzionati obiettivi decisivi per sostenere la crescita del settore biologico e raggiungere il traguardo del 25% di superficie agricola dedicata al biologico in Italia entro il 2030, una scommessa e un traguardo che l’Italia riuscirà a raggiungere grazie alla sua resilienza agricola e al grande protagonismo degli agricoltori italiani”.
Nel corso dell’Assemblea, sono tra l’altro intervenuti: l’onorevole Maria Chiara Gadda, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati; l’onorevole Dario Nardella della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento Europeo; Presidente della Commissione ENVI del Parlamento Europeo; Nicoletta Maffini, Presidente Assobio; Silvia Zucconi, Chief Operating Officer di Nomisma; Cristiano Fini, Presidente CIA.
*Nomisma per Osservatorio Sana su dati Nielsen.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’“European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
Biologico oltre 9 miliardi di vendite ma serve un certificato unico
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbioAssemblea di FederBio: ‘Giusto prezzo e un tetto alla burocrazia’
Un settore che gode di buona salute, con un fatturato che segna un +4,9% in termini di volume e +4,5% in valore negli ultimi 12 mesi, e che ha già superato i 9 miliardi di euro di vendite, con un export che dal 2012 al 2023 ha raddoppiato il fatturato. Questo il bilancio del biologico in Italia che ha un target del 25% anticipato al 2027.
Settore che però chiede un sistema unico di certificazione, anche se affidato a più organismi privati, attraverso l’applicazione di piani di controllo standard e di tariffari uniformi e punta al giusto prezzo definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale. Molto atteso anche il marchio biologico italiano. Questo il messaggio lanciato alla seconda assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio a Roma, presso la sede di Cia-Agricoltori italiani, riunendo le 14 associazioni socie FederBio.
Un giusto prezzo, poi, “per permettere di produrre cibo sano e pulito, per garantire il reddito degli agricoltori, il rispetto dei diritti dei lavoratori e quelli della terra e che renda accessibili ai cittadini alimenti di qualità”.
In particolare il mondo del biologico chiede un sistema unico di certificazione, anche se affidato a più organismi privati, attraverso l’applicazione di piani di controllo standard e di tariffari uniformi, approvati dall’Autorità competente nazionale di settore e un’unica piattaforma d’interscambio delle informazioni”.
“Siamo in un momento cruciale per il nostro sistema agricolo e alimentare. L’obiettivo del 25% di superficie agricola biologica – commenta il presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini – è vicino e, considerando il primato che l’Italia detiene nel settore, rappresenta un’opportunità. Possiamo andare ben oltre perché c’è la possibilità di valorizzare aree interne e attrarre giovani e donne in agricoltura. Il biologico infatti è innovazione e può trasferire pratiche sostenibili al resto dell’agricoltura che ha bisogno di guardare alla transizione ecologica”. “La differenza – aggiunge – la possono fare gli agricoltori, perché sono loro che detengono i valori fondamentali dell’agricoltura biologica, come la cura della fertilità del suolo e della biodiversità”. […]










