D'Eramo, 300 domande per il concorso di idee per un marchio bio
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbioChiuso il bando. Lunedì la prima riunione della commissione
“Per la questione relativa al marchio biologico, il bando si è chiuso nei giorni scorsi e sono arrivate oltre 300 domande. La commissione, che avrà il compito chiaramente di valutare, si è già costituita e lunedì ci sarà la prima riunione, quindi diciamo che abbiamo lavorato perché quella del marchio biologico è un obiettivo molto atteso dal settore”.
Lo ha dichiarato oggi Luigi D’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste a margine della seconda assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio a Roma, presso la sede di Cia-Agricoltori italiani, riunendo le 14 associazioni socie FederBio.
“La certificazione unica – aggiunge – insieme alle altre questioni saranno discusse e approfondite nei sei tavoli del Tavolo del settore biologico, faremo due riunioni al mese per i prossimi tre mesi perché ci sono tante questioni che dobbiamo affrontare e l’obiettivo è sempre quello di arrivare a decisioni condivise e che diano chiaramente soddisfazione all’intero settore”.
Su cosa si intende per giusto prezzo il sottosegretario sottolinea che “il giusto prezzo è quello che garantisce reddito a chi produce qualità per il consumatore e che tiene conto dei costi di produzione sostenuti”. […]
FONTE
TESTATA: Ansa.it
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 ottobre 2024
Mammuccini: è un momento cruciale per nostro sistema agricolo
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbioBiologico è opportunità, fondamentale il giusto prezzo
Roma, 30 ott. (askanews) – “Siamo in un momento cruciale per il nostro sistema agricolo e alimentare. L’obiettivo del 25% di superficie agricola biologica è vicino e, considerando il primato che l’Italia detiene nel settore, rappresenta un’opportunità. Possiamo andare ben oltre perché c’è la possibilità di valorizzare aree interne e attrarre giovani e donne in agricoltura”. Lo ha detto Mariagrazia Mammuccini, presidente di FederBio, intervenendo alla seconda assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio, che si è svolta oggi presso la sede della CIA e che riunisce le 14 associazioni socie FederBio.
“Il biologico infatti è innovazione e può trasferire pratiche sostenibili al resto dell’agricoltura che ha bisogno di guardare alla transizione ecologica”, ha aggiunto.“La differenza la possono fare gli agricoltori, perché sono loro che detengono i valori fondamentali dell’agricoltura biologica, come la cura della fertilità del suolo e della biodiversità. Ma superare le criticità che minacciano la tenuta delle imprese agricole – ha proseguito Mammuccini – è necessario affrontare con decisione i temi prioritari contenuti nel Manifesto. In particolare, la semplificazione delle normative e la garanzia di un giusto prezzo per i prodotti biologici. Per questo occorre valorizzare gli agricoltori nell’ambito della filiera anche attraverso il marchio del biologico italiano”.
FederBio quindi “si afferma come l’unica organizzazione nazionale in grado di unire l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione, diventando un modello di interprofessione fondamentale per il futuro del settore biologico”, ha concluso Mammuccini. […]
FONTE
TESTATA: Askanews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 ottobre 2024
D’Eramo: quanto prima arriverà il marchio biologico italiano
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbioGoverno continuerà a lavorare insieme al settore
Roma, 30 ott. (askanews) – “Auspico che avremo quanto prima il marchio biologico italiano, che potrà contribuire a dare nuovo slancio alla specificità e al valore delle nostre produzioni”, lo ha detto il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo, che oggi è intervenuto a Roma alla assemblea dei produttori biologici organizzata da FederBio.
“Il biologico in Italia continua a crescere sia per superfici sia per numero di operatori e si conferma una realtà in grado di coniugare sostenibilità e valorizzazione dei territori – ha detto D’Eramo – Perché questo trend prosegua e si rafforzi la leadership del nostro Paese è necessario che siano sempre di più coloro che scelgono di consumare bio e che chi produce possa contare su una giusta remunerazione. Continueremo a lavorare insieme al settore – ha garantito – come fatto in questi mesi per arrivare a soluzioni condivise nei tempi più brevi possibili per affrontare le prossime sfide. Obiettivo comune è la semplificazione e la riduzione della burocrazia a carico delle imprese. Inoltre puntiamo a comunicare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti”. […]
FONTE
TESTATA: Askanews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 ottobre 2024
Federbio chiede un sistema unico di certificazione e regole più semplici. Mercato in ripresa
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbiohomePer l’associazione serve una Commissione unica nazionale indipendente che regoli il mercato del biologico in maniera autonoma da quello convenzionale e che stabilisca il giusto prezzo per categoria merceologica
Una Commissione unica nazionale indipendente che regoli il mercato del biologico in maniera autonoma da quello convenzionale e che stabilisca il giusto prezzo per categoria merceologica. È la richiesta avanzata dalle 14 associazioni aderenti a Federbio, che – a più di un anno dalla presentazione del “Manifesto dei produttori”, l’agenda che detta le priorità del comparto – si sono riunite a Roma nella seconda assemblea dei produttori biologici e biodinamici.
Il comparto, intanto, migliora la performance: l’indagine Nomisma presentata in assemblea fotografa – a settembre scorso – volumi e valori in crescita (i dati sono tendenziali) rispettivamente del 4,9 e del 4,5%. A luglio 23 il fatturato toccava i 9 miliardi di euro (di cui 5,4 derivanti dal mercato interno, 3,6 miliardi dall’export). Sempre Nomisma ci dice che rispetto al 2012 è cresciuto esponenzialmente il numero di famiglie che ha acquistato bio almeno una volta l’anno: si è infatti passati dal 53% al 90%, un trend trainato soprattutto da vegetariani, laureati, millenials e famiglie con bambini, che del mercato del bio rappresentano i frequent users.
L’assemblea che si è svolta presso la sede della Cia-Agricoltori è stata l’occasione per ricordare come il target Farm to Fork del 25% di superficie agricola europea coltivata a biologico entro il 2030, rappresenti un cambiamento epocale per il bio, che da segmento produttivo di nicchia diventa strumento di politica agricola europea. E questo vale a maggiore ragione per l’Italia, che il target dovrà raggiungerlo con tre anni di anticipo (al 2027) e che pertanto rivendica un alleggerimento sul fronte burocratico, invocando una serie di misure: sistema unico di certificazione, piani di controllo standard, tariffari uniformi e un’unica piattaforma d’interscambio delle informazioni. […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Silvia Marzialetti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 ottobre 2024
Prezzi giusti e meno burocrazia per far crescere l’agricoltura bio
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbiohomeDalla seconda Assemblea dei produttori bio emergono proposte per sostenere la crescita del settore in Italia
Serve un prezzo giusto per permettere di produrre cibo sano e pulito, per garantire il reddito degli agricoltori, il rispetto dei diritti dei lavoratori e quelli della terra, che renda accessibili ai cittadini alimenti di qualità. Un prezzo che sia definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale. E consenta di sostenere la crescita del bio italiano.
Fatturato e volumi in crescita per il bio in Italia
Un settore che gode di buona salute, con un fatturato che segna un +4,9% in termini di volume e +4,5% in valore negli ultimi 12 mesi, e che ha già superato i 9 miliardi di euro di vendite, con un export che dal 2012 al 2023 ha raddoppiato il fatturato. C’è però bisogno di una semplificazione burocratica per mantenere la posizione di testa nel mercato europeo. È questo il messaggio al centro della seconda Assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio, che si è svolta mercoledì 30 ottobre presso la sede della CIA, riunendo le 14 associazioni socie FederBio ed è aperta a tutti gli operatori agricoli.
A più di un anno dalla presentazione del “Manifesto dei produttori”– che elencava le richieste del mondo del biologico – l’esigenza di accelerare ulteriormente la crescita del bio è sotto gli occhi di tutti. Le tensioni e i conflitti alle porte dell’Europa hanno in più occasioni provocato un’instabilità che si è riflessa sui prezzi dell’energia e su quelli delle derrate alimentari, sottolineando i vantaggi che vengono da scelte agricole, come quelle dell’agroecologia, che riducono il peso dell’import di prodotti di sintesi chimica, accorciano la distanza tra produttore e consumatore, rafforzano il ruolo delle comunità locali e dei distretti di produzione.
Anche la crisi climatica spinge nella stessa direzione. L’aumento drammatico degli eventi meteo estremi, il ripetersi sempre più frequente di lunghi periodi di siccità, la necessità di difendere la biodiversità minacciata, l’aggravarsi del dissesto idrogeologico collegato alla violenza delle piogge sono tutti fattori che richiedono scelte mirate al sostegno di un’agricoltura capace di difendere la fertilità e la tenuta del suolo, la sua capacità di catturare carbonio, la capacità di sfruttare al meglio risorse idriche destinate a diventare sempre più preziose.
Serve un prezzo giusto per permettere di produrre cibo sano e pulito, per garantire il reddito degli agricoltori, il rispetto dei diritti dei lavoratori e quelli della terra, che renda accessibili ai cittadini alimenti di qualità. Un prezzo che sia definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale. E consenta di sostenere la crescita del bio italiano.
Fatturato e volumi in crescita per il bio in Italia
Un settore che gode di buona salute, con un fatturato che segna un +4,9% in termini di volume e +4,5% in valore negli ultimi 12 mesi, e che ha già superato i 9 miliardi di euro di vendite, con un export che dal 2012 al 2023 ha raddoppiato il fatturato. C’è però bisogno di una semplificazione burocratica per mantenere la posizione di testa nel mercato europeo. È questo il messaggio al centro della seconda Assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata da FederBio, che si è svolta mercoledì 30 ottobre presso la sede della CIA, riunendo le 14 associazioni socie FederBio ed è aperta a tutti gli operatori agricoli.
A più di un anno dalla presentazione del “Manifesto dei produttori”– che elencava le richieste del mondo del biologico – l’esigenza di accelerare ulteriormente la crescita del bio è sotto gli occhi di tutti. Le tensioni e i conflitti alle porte dell’Europa hanno in più occasioni provocato un’instabilità che si è riflessa sui prezzi dell’energia e su quelli delle derrate alimentari, sottolineando i vantaggi che vengono da scelte agricole, come quelle dell’agroecologia, che riducono il peso dell’import di prodotti di sintesi chimica, accorciano la distanza tra produttore e consumatore, rafforzano il ruolo delle comunità locali e dei distretti di produzione.
Anche la crisi climatica spinge nella stessa direzione. L’aumento drammatico degli eventi meteo estremi, il ripetersi sempre più frequente di lunghi periodi di siccità, la necessità di difendere la biodiversità minacciata, l’aggravarsi del dissesto idrogeologico collegato alla violenza delle piogge sono tutti fattori che richiedono scelte mirate al sostegno di un’agricoltura capace di difendere la fertilità e la tenuta del suolo, la sua capacità di catturare carbonio, la capacità di sfruttare al meglio risorse idriche destinate a diventare sempre più preziose.
Obiettivo: 25% di superficie agricola europea coltivata a biologico
«Raggiungere il 25% di superficie agricola europea coltivata a biologico indica un cambiamento epocale per il bio che da segmento produttivo di nicchia diventa strumento di politica agricola per l’Europa, fondamentale per offrire soluzioni innovative per la transizione ecologica di tutta l’agricoltura e contribuire agli obiettivi del contrasto al cambiamento climatico e di tutela della biodiversità», si legge nel manifesto, che ricorda anche che «la corretta pratica del metodo biologico comporta l’adozione di modelli organizzativi e gestionali, come la rotazione delle colture o l’allevamento connesso al terreno e all’agricoltura aziendali, tecniche e tecnologie che determinano costi di produzione che non possono essere adattati, se non in minima parte, a seconda degli andamenti del mercato». Da qui la richiesta del settore per il “giusto prezzo”, definito da una Commissione Unica Nazionale (CUN) che regoli il mercato del biologico, in maniera indipendente da quello dei prodotti convenzionali.
[…]
FONTE
TESTATA: Valori
AUTORE: Andrea barolini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 ottobre 2024
Il biologico in Italia supera i 9 miliardi
agricoltura biologicaassemblea dei produttorifederbiohomeFederBio: ora serve un sistema di certificazione unico e un giusto prezzo per i prodotti, diverso dal mercato convenzionale
Il fatturato del comparto biologico in Italia ha superato i 9 miliardi di euro, con una crescita del 4,9% a volume e del 4,5% a valore negli ultimi 12 mesi e un export che dal 2012 al 2023 è raddoppiato. Il bilancio è stato reso noto da FederBio durante la seconda assemblea dei produttori biologici e biodinamici organizzata presso la sede di Cia-Agricoltori italiani.
Il settore gode dunque di buona salute, ma per crescere ancora i suoi operatori chiedono un tetto alla burocrazia, un sistema unico di certificazione e un giusto prezzo per i loro prodotti, definito in maniera indipendente da quello del mercato convenzionale.
«Un giusto prezzo – spiega la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – è quello che permette di produrre cibo sano e pulito e allo stesso tempo garantisce il reddito degli agricoltori, il rispetto dei diritti dei lavoratori».
Il mondo del biologico chiede anche un sistema unico di certificazione, ancorché affidato a più organismi privati, attraverso l’applicazione di piani di controllo standard e di tariffari uniformi, approvati dall’Autorità competente nazionale di settore e un’unica piattaforma d’interscambio delle informazioni.
«Siamo in un momento cruciale per il nostro sistema agricolo e alimentare – ha detto Mammuccini – l’obiettivo del 25% di superficie agricola biologica entro il 2030 è vicino e, considerando il primato che l’Italia detiene nel settore, rappresenta un’opportunità. Possiamo andare ben oltre perché c’è la possibilità di valorizzare aree interne e attrarre giovani e donne in agricoltura».
Secondo FederBio, a fronte dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente che impattano sui prezzi dell’energia, scelte agricole come quelle dell’agro-ecologia hanno il vantaggio di ridurre il peso dell’import di prodotti di sintesi chimica e di accorciare la distanza tra produttore e consumatore lungo le catene di approvvigionamento. […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 ottobre 2024
Manifesto dei produttori agricoli biologici di FederBio
assemblea dei produttoriBeing OrganichomeIl biologico è innovazione sociale, economica e ambientale
Il sistema biologico italiano è un settore che contribuisce in modo significativo all’incremento della fertilità del suolo, alla biodiversità e alla riduzione dell’uso di prodotti chimici, fornendo servizi ecosistemici che hanno a cuore la salute delle persone e dell’ambiente. Inoltre, il bio ha un impatto sociale e territoriale positivo perché coinvolge agricoltori, spesso giovani e donne, che credono nell’equilibrio tra interessi economici e benessere pubblico. Questo metodo di produzione richiede una conoscenza approfondita del territorio, del clima e delle relazioni tra piante e ambiente, e punta sull’innovazione sostenibile.
Il biologico è il futuro dell’agricoltura
Il Green Deal europeo e la Strategia Farm to Fork hanno portato a un cambiamento significativo nelle politiche agricole europee, con l’obiettivo di passare da un’agricoltura intensiva a un approccio agroecologico per i sistemi agricoli e alimentari europei. L’obiettivo di coltivare il 25% della superficie agricola europea al 2030 con metodi biologici e biodinamici segna un passaggio epocale, trasformando il settore bio da una nicchia a uno strumento di politica agricola fondamentale per l’Europa. Questa transizione è cruciale per affrontare i cambiamenti climatici e preservare la biodiversità.
PROPOSTE
Riformare il sistema di certificazione e semplificare la burocrazia
All’agricoltura biologica serve un sistema unico di certificazione, anche se affidato a più organismi privati, ma con piani di controllo standard e tariffe uniformi approvati dall’Autorità nazionale competente. È necessaria una formazione obbligatoria per gli operatori e il personale degli organismi di certificazione, con gli stessi standard di certificazione per gli ispettori e gli addetti. Per semplificare la burocrazia, gli agricoltori bio chiedono l’integrazione delle informazioni aziendali tramite piattaforme digitali per lo scambio di dati tra le Autorità e i soggetti coinvolti nel sistema di certificazione. Vogliono anche favorire l’implementazione di sistemi di autocontrollo sia verticali che territoriali, oltre al sistema di certificazione di gruppo, più adatto a realtà di Paesi Terzi.
Per raggiungere obiettivi ambiziosi, i produttori biologici e biodinamici hanno dunque bisogno di investimenti, supporto tecnico, innovazione organizzativa e amministrativa, formazione e ricerca incentrate sull’agroecologia. Nel contesto dell’attuazione della legge sull’agricoltura biologica e dell’avvio del Piano strategico nazionale della PAC, vengono presentate con questo Manifesto una serie di proposte per sostenere il settore biologico, condivise dalla Sezione soci Produttori di FederBio che rappresenta oltre 50.000 agricoltori. Il confronto e la messa a punto delle richieste del settore hanno coinvolto anche referenti scientifici per ciascuna tematica.
Riconoscere un giusto prezzo per gli agricoltori nel mercato dei prodotti biologici
Gli agricoltori biologici chiedono maggiore trasparenza riguardo ai costi di produzione necessari per produrre il biologico e vogliono che il prezzo dei prodotti bio sia stabilito in modo autonomo rispetto a quelli convenzionali. Per fare questo, è necessaria l’istituzione di una Commissione Unica Nazionale (CUN) per i prezzi dei prodotti biologici, basata sui costi di produzione aggiornati e raccolti da ISMEA.
Gli agricoltori biologici ritengono importante favorire accordi di filiera per garantire un giusto reddito che tenga conto delle specificità e vincoli propri del metodo biologico che devono essere comunicati ai cittadini in modo più efficace per far comprendere i valori e i benefici del bio, partendo dal lavoro degli agricoltori e allevatori.
Fissare norme e standard di autoproduzione per i mezzi tecnici per l’agricoltura bio
L’agricoltura biologica si basa sull’agroecologia e sulla circolarità, di fatto limitando l’uso di mezzi tecnici come i fertilizzanti e i biostimolatori. Per garantire rese produttive adeguate e requisiti qualitativi, è necessario l’uso di questi mezzi, sia tramite autoproduzione aziendale o in circuiti organizzati di agricoltori biologici, per aumentare la circolarità della pratica del metodo biologico nel pieno rispetto della sicurezza e della legalità, sia attraverso regole chiare e certezza nell’utilizzo di mezzi tecnici acquistati anche in relazione al rischio di contaminazioni con sostanze non ammesse. Nel contesto della strategia Farm to Fork, gli agricoltori biologici e biodinamici chiedono un quadro normativo coerente e stabile, che semplifichi le condizioni e garantisca parità a livello europeo.
Vogliono utilizzare mezzi tecnici verificati senza contaminazioni non ammesse e senza costi aggiuntivi a carico degli stessi agricoltori. I principi della riduzione degli input esterni, della circolarità e delle filiere corte dovrebbero essere applicati anche all’uso dei mezzi tecnici, con possibilità di deroga in caso di assenza di rischi sanitari e ambientali.
Fare dell’allevamento biologico il modello di riferimento della zootecnia italiana
Il Green Deal europeo e la crescente sensibilità dei cittadini verso il benessere animale e il contrasto al cambiamento climatico stanno ridimensionando l’allevamento intensivo. L’allevamento biologico certificato rappresenta la forma più avanzata e sostenibile, ma alcune sfide minacciano la sua crescita, come le dinamiche di prezzo dei prodotti convenzionali, la confusione informativa e la scarsa presenza nella GDO. Gli agricoltori chiedono che l’allevamento biologico diventi il modello di riferimento per l’intera zootecnia italiana, in linea con le politiche europee e la transizione ecologica e sociale. Ritengono che il metodo di allevamento biologico sia e debba rimanere lo standard più elevato di benessere animale. Chiedono inoltre una campagna di comunicazione pubblica per evidenziare i vantaggi dell’allevamento biologico e prevenire confusione tra i consumatori riguardo ad altri standard di sostenibilità.
Festa del Bio, parola d’ordine “sburocratizzare” per raggiungere gli obiettivi della PAC
agricoltura biologicafederbioFesta del biohomeL’Italia si trova a un passo dalla rivoluzione verde, e non solo metaforicamente. Lo dicono i numeri presentati durante la prima tappa della settima edizione Festa del Bio organizzata da FederBio. Palazzo Re Enzo, nel cuore di Bologna, si è trasformato per un giorno in un laboratorio di sostenibilità e benessere, dove sono stati approfonditi temi rilevanti come la transizione agroecologica, l’attenzione allo spreco alimentare, i benefici della dieta mediterranea bio per la salute delle persone e dell’ambiente, in un dibattito costruttivo e stimolante teso a sensibilizzare e diffondere una maggiore consapevolezza nei cittadini verso scelte alimentari responsabili.
Con circa 2,5 milioni di ettari di terreni coltivati biologicamente e oltre 94mila operatori attivi, il Paese sta marciando rapidamente verso l’obiettivo del 25% di superficie agricola bio entro il 2027, come previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC (Politica Agricola Comune). Attualmente, il 20% delle superfici agricole è già certificato bio, una cifra che colloca l’Italia tra i leader mondiali nella produzione biologica.
Positive anche le vendite di alimenti biologici che, secondo i dati Nomisma, nel 2023 hanno raggiunto quasi 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 9% a valore rispetto all’anno precedente e del 4% considerando i primi sei mesi del 2024 in GDO. Sul fronte dell’export, i prodotti biologici italiani hanno toccato quota 3,6 miliardi di euro, segnando un aumento del 203% considerando il decennio dal 2012 al 2023. Ma la strada non è priva di ostacoli. Come sottolinea la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, l’eccessiva burocrazia sta diventando un serio problema per gli agricoltori:
“Bisogna semplificare gli aspetti amministrativo-burocratici per gli agricoltori, perché questo sta diventando un problema molto grande in termini di impegni e di costi. E poi bisogna a garantire dormazione e assistenza tecnica agli agricoltori e soprattutto ricerca e innovazione per sostenere le aziende nel contrasto al cambiamento climatico e soprattutto all’impatto del clima che mette tutti gli agricoltori, anche quelli bio, a dura prova”.
Nonostante le difficoltà economiche, anche i consumi di prodotti bio continuano a crescere, sostenuti da un cambiamento nelle abitudini dei cittadini italiani, sempre più attenti a evitare sprechi e a fare scelte consapevoli. Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, ha ricordato che questa attenzione alla riduzione degli sprechi non va vista come un calo delle vendite, ma come una maggiore consapevolezza nel consumo, soprattutto di frutta e verdura fresche. C’è bisogno di un salto per il futuro, come è stato detto nel corso dei dibattiti, occorre un lavoro di sistema.
“La festa del bio ha proprio questo obiettivo – dice Mammuccini -: far incontrare il mondo del bio con i cittadini, per far comprendere i valori del bio ma anche per far degustare i buoni prodotti biologici. Naturalmente il mondo del bio deve fare sistema con i distretti biologici per rafforzare il rapporto tra le aziende e i cittadini e per fare filiere di Made in Italy bio al giusto prezzo”.
Una proposta concreta arriva dal progetto Being Organic EU, la campagna di promozione proposta da FederBio assieme a Naturland cofinanziata dall’Unione europea, che prevede una serie di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici. […]
FONTE
TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 ottobre 2024
Decreto “contaminazioni”, un bene o un male per l’agricoltura biologica?
agricoltura biologicafederbiohomeIl governo è al lavoro sul decreto “contaminazioni” per l’agricoltura biologica che prevede limiti di tolleranza più elevati per i residui accidentali. Un testo che fa discutere.
Il ministero dell’Agricoltura sta lavorando al cosiddetto decreto “contaminazioni” per l’adozione di misure volte a “evitare la presenza involontaria di sostanze non ammesse nella produzione biologica”. La rivista il Salvagente ha ribattezzato la bozza di testo “decreto ammazza-bio” definendolo una “polpetta avvelenata” per i produttori biologici, mentre il Wwf Italia ha denunciato il rischio che l’agricoltura biologica venga marginalizzata, vessata e penalizzata nel caso queste norme entrassero in vigore. Per FederBio, che ha presentato delle osservazioni alla bozza di testo, la questione va analizzata nel suo complesso.
Cosa dice il decreto “contaminazioni”
Secondo l’articolo 3 della bozza di decreto, quando viene rilevata in un prodotto biologico la presenza accidentale di un pesticida al di sotto dello zero tecnico, ovvero di 0,01 mg/kg, il prodotto è conforme, ma – a differenza di quello che succede ora – viene avviata un’indagine affinché l’ente certificatore appuri la contaminazione accidentale e garantisca che non si ripeta; si stabilisce, inoltre, che in presenza di due tracce di pesticidi, il prodotto non possa più essere venduto come biologico. All’articolo 5 del decreto si dice poi che anche in presenza accidentale di pesticidi in quantità maggiori allo zero tecnico (superiori a 0,01 mg/kg) il prodotto non viene declassato immediatamente come accade con l’attuale norma, ma deve essere avviata un’indagine: qualora venga stabilito che si tratti di contaminazione accidentale, il prodotto può essere certificato come biologico purché la traccia non superi l’1 per cento del limite massimo di residuo.
Federbio: “Decreto riconosce la contaminazione accidentale, ma serve un quadro normativo a tutela dell’agricoltura biologica”
Un po’ diversa, invece, è la posizione sul decreto di FederBio. La presidente Maria Grazia Mammuccini ha spiegato che, a differenza del decreto “controlli”, approvato nell’ottobre 2023 senza interpellare fin da subito le organizzazioni del biologico, nel caso del decreto “contaminazioni”, il governo ha inviato la bozza di testo ai rappresentati del settore così da permettere loro di inviare le proprie osservazioni:
“Noi abbiamo sollevato diverse questioni: riguardo all’articolo 3 chiediamo che in caso di residui sotto lo zero tecnico venga chiarito meglio che non viene avviata un’indagine con la stessa finalità di quella per un campione con residui sopra questo limite, ma piuttosto venga fatto un audit per comprendere la provenienza della contaminazione e quindi per rivedere le misure di prevenzione; in secondo luogo, abbiamo fatto presente che in un formulato possono essere presenti più sostanze non ammesse e che quindi occorre rivedere la questione della non conformità del prodotto con due tracce di residui rilevate”. Sull’articolo 5, Federbio non vede le stesse criticità di Wwf e il Salvagente: “Il decreto riconosce la possibilità della contaminazione accidentale e non penalizza nell’immediato con il declassamento l’agricoltore biologico, come invece avviene dal 2011. Tollerando la contaminazione non oltre l’1 per cento del limite massimo di residuo ammesso per un prodotto, garantisce comunque la distintività del prodotto biologico”. […]
FONTE
TESTATA: Lifegate
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 ottobre 2024
Festa del BIO di Bologna: “Il biologico come risposta alla crisi climatica, alimentare e sociale”
BEINGORGANICINEUfederbioFesta del biohomeAll’evento, condotto da Patrizio Roversi e Tessa Gelisio, che si è appena concluso a Bologna, sono stati approfonditi temi particolarmente importanti per il futuro del biologico italiano che punta a trainare la transizione agroecologica europea verso l’obiettivo di raggiungere il 25% di superfici coltivate a biologico. Si è parlato inoltre della dieta mediterranea bio e del contenimento dello spreco alimentare, mentre gli agricoltori biologici e biodinamici hanno raccontato come affrontano al giorno le sfide climatiche.
Bologna, ottobre 2024 – Il biologico come chiave per un futuro più resiliente e sostenibile, questo il messaggio lanciato della Festa del BIO di Bologna, prima tappa della settima edizione della kermesse organizzata FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, AssoBio, Lipu, WWF Italia, ISDE e Nomisma.
Palazzo Re Enzo, nel cuore di Bologna, si è trasformato per un giorno in un laboratorio di sostenibilità e benessere, dove sono stati approfonditi temi rilevanti come la transizione agroecologica, l’attenzione allo spreco alimentare, i benefici della dieta mediterranea bio per la salute delle persone e dell’ambiente, in un dibattito costruttivo e stimolante teso a sensibilizzare e diffondere una maggiore consapevolezza nei cittadini verso scelte alimentari responsabili.
La Festa del BIO di Bologna è stata anche l’occasione per rinnovare la volontà dell’Italia, che punta ad anticipare di 3 anni l’obiettivo Eu e arrivare al 25% di SAU bio entro 2027, di porsi come leader nella transizione agroecologica, contribuendo attivamente alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura. Del resto, l’Italia con circa 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico e oltre 94 mila operatori è tra i Paesi più bio d’Europa con già il 20% del totale delle superfici coltivate a bio.
Positive anche le vendite di alimenti biologici che, secondo i dati Nomisma, nel 2023 hanno raggiunto quasi 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 9% a valore rispetto all’anno precedente e del 4% considerando i primi sei mesi del 2024 in GDO. Sul fronte dell’export, i prodotti biologici italiani hanno toccato quota 3,6 miliardi di euro, segnando un aumento del 203% considerando il decennio dal 2012 al 2023.
“Nonostante le numerose difficoltà legate al complesso contesto macroeconomico condizionato dalle emergenze climatica, alimentare e ambientale, il settore biologico nazionale continua a crescere – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – L’Italia vanta il più alto numero di operatori bio in Europa, di cui 84.000 sono aziende agricole. Tuttavia, persistono anche delle criticità: il consumo di prodotti biologici in Italia è ancora inferiore rispetto a molti altri Paesi europei, e per raggiungere l’obiettivo del 25% di superfici coltivate a biologico entro il 2027, è necessario rafforzare sia i consumi sia la filiera produttiva. È indispensabile semplificare gli aspetti amministrativi e burocratici per gli agricoltori, poiché rappresentano un ostacolo sia in termini di tempo che di costi, con il rischio che molte piccole e medie imprese agricole abbandonino il percorso biologico. Inoltre, è importante garantire formazione e assistenza tecnica agli agricoltori, insieme a maggiori investimenti in ricerca e innovazione. Questi strumenti sono essenziali per aiutare le aziende agricole a incrementare la fertilità del suolo, tutelare la biodiversità e contrastare le sfide climatiche, offrendo innovazione anche al resto dell’agricoltura”
Tra incontri di approfondimento, un coinvolgente showcooking con Vito, degustazioni di alimenti biologici e la finale del contest tra gli studenti dell’istituto alberghiero locale, la Festa del BIO è stata l’occasione ideale per promuovere un consumo più responsabile e sostenibile, con particolare attenzione al contenimento degli sprechi.
“Riteniamo molto importante sensibilizzare i cittadini sui valori e i benefici del biologico per la salute e l’ambiente – ha concluso la presidente Mammuccini – Ma è anche strategico fare sistema tra produzione, trasformazione e distribuzione per sviluppare filiere di Made in Italy bio basate sul giusto prezzo, e promuovere i distretti bio, che valorizzano le aree interne e diffondono la cultura alimentare locale grazie al rapporto diretto tra agricoltori e cittadini. Solo con un mercato forte e consapevole possiamo creare un circolo virtuoso che garantisca un futuro sostenibile per il biologico”.
Gli eventi della Festa del BIO si inseriscono nelle iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in EU promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.
Scarica la cartella stampa con le immagini della Festa del BIO di Bologna: https://drive.google.com/drive/folders/1k7U_gwJvi5aM70wvLKK7cvL4PGPFF7pS?usp=sharing
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Silvia Voltan | silvia.voltan@pragmatika.it | Mob. 331 1860936









