Dieta Mediterranea biologica - Per la prima volta uno studio mette insieme gusto, tradizione e salute
BEINGORGANICINEUfederbioFesta del biohomeBologna, 19 ottobre 2024 – Olio d’oliva, pane ai grani antichi, verdure fresche, legumi e pesce azzurro sono i protagonisti della dieta mediterranea, riconosciuta dalla FAO come un modello alimentare che migliora la salute e protegge l’ambiente. Il concetto di “One Health”, che collega la salute umana, animale e ambientale, trova ulteriore sostegno nella scelta di alimenti biologici, un metodo di produzione che rispetta l’ambiente e garantisce il benessere di tutti.
Sarà questa il filo rosso del talk “La dieta mediterranea sceglie il bio”, alla Festa del BIO di Bologna, a cui partecipano la Prof.ssa Laura Di Renzo, insieme a Sara Roversi, Fondatrice del Future Food Institute; Paolo Venezia, antropologo, esperto in Diritti Umani e Valutazione ESG e a Letizia Magnani, giornalista e scrittrice. L’iniziativa è supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland che ha l’obiettivo di valorizzare il biologico europeo.
Un’occasione per anticipare un’importante ricerca scientifica che indaga i benefici di una dieta mediterranea basata su prodotti biologici certificati. La ricerca scientifica condotta dall’Università Tor Vergata, Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, denominato IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet), mette a confronto una dieta mediterranea biologica (MedBio) con quella convenzionale (MedD), al fine di valutare se il regime alimentare con prodotti biologici promuove un miglioramento del microbiota intestinale, ma anche della composizione corporea e della riduzione dello stress ossidativo. Inoltre, va a misurare la sicurezza alimentare con un’analisi che sul livello di esposizione a sostanze nocive come pesticidi e metalli pesanti.
Guidato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, una delle massime esperte in nutrigenomica, lo studio IMOD si distingue nel panorama della ricerca europea per la sua capacità di raccogliere una grande mole di dati attraverso tecnologie avanzate, come il sequenziamento del DNA per lo studio del microbiota intestinale e l’analisi di biomarcatori dello stress ossidativo.
“Questo studio rappresenta un importante punto di partenza nella ricerca nutrizionale europea,” afferma la Prof.ssa Di Renzo. “Attraverso una raccolta dati senza precedenti e l’utilizzo di tecniche scientifiche all’avanguardia, stiamo indagando come il consumo di prodotti biologici possa avere un impatto positivo sulla salute umana e sull’ambiente.”
Alimenti, dunque, che fanno la differenza non solo per il piacere del palato, ma per il loro impatto positivo sulla salute e sulla sostenibilità ambientale. In quest’ottica, il concetto di “One Health” diventa sempre più rilevante. La salute dell’uomo, infatti, è strettamente connessa a quella degli animali e del Pianeta. In un ciclo virtuoso, un suolo sano nutre animali sani e produce alimenti nutrienti, che arrivano nelle nostre tavole, per uno stile di vita in equilibrio con la natura.
A supportare questo paradigma è l’agricoltura biologica, un metodo di produzione che rispetta l’ambiente e promuove il benessere di persone e animali. Il legame tra agricoltura biologica e alimentazione sana sta diventando sempre più evidente, grazie a una maggiore consapevolezza dei consumatori, sempre più attenti a quello che portano in tavola. E la dieta mediterranea Bio è la combinazione per una ricetta perfetta.
BEING ORGANIC in EU
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Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
INFO: www.beingorganic.eu
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Maria Grazia Mammuccini (FederBio): “Sul bio obiettivi grandi e strumenti inadeguati. Serve un piano nazionale"
agricoltura biologicafederbiohomeMammuccini“Un punto chiave sono le norme per la tutela delle produzioni biologiche dalle contaminazioni accidentali e invece il Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi è un fantasma: è scaduto nel 2019 e da allora se ne sono perse le tracce”
“Nell’Unione Europea dobbiamo arrivare al 25% di campi bio entro il 2030 e il nostro Paese ha scelto di anticipare questo traguardo al 2027. È un obiettivo indispensabile per difendere la biodiversità, per frenare la crisi climatica e l’erosione dei terreni, per migliorare l’offerta alimentare. Ma ci vuole coerenza tra obiettivi e strumenti. Un punto chiave sono le norme per la tutela delle produzioni biologiche dalle contaminazioni accidentali e invece il Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi è un fantasma: è scaduto nel 2019 e da allora se ne sono perse le tracce. Nel mentre il governo emana decreti per dare attuazione alla nuova normativa europea del biologico”. Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, commenta l’ultimo decreto del governo sul biologico.
È un decreto sulle “contaminazioni accidentali”: che significa?
Parliamo della possibilità che i raccolti possano essere contaminati da prodotti non ammessi dal disciplinare del biologico. Facciamo un passo indietro. L’Italia, ormai da 13 anni, applica nel modo più rigoroso questa normativa perché dichiara irregolari i prodotti bio se si trova una traccia delle sostanze vietate pari allo 0,01% parti per milione. Si tratta del limite tecnico, cioè il limite di quantificazione degli strumenti e dei metodi di analisi che vengono utilizzati. Altri Paesi hanno un margine di tolleranza molto più alto purché l’organismo di certificazione dichiari che si tratti di una contaminazione accidentale. Con questo decreto, che è ancora in bozza, si riconosce la possibilità che in caso di contaminazione accidentale il prodotto possa essere certificato mantenendo un limite di residuo molto rigoroso, a tutela dei produttori biologici vittime di contaminazioni accidentali e ambientali e a garanzia dei valori e della distintività dei prodotti biologici nei confronti dei cittadini.
Il fatto che non siano stati usati pesticidi di sintesi chimica è però la caratteristica principale di un alimento bio. Allentare questa garanzia ha senso?
Secondo me no: il consumatore del bio deve avere il massimo delle garanzie, ma anche il produttore biologico deve essere tutelato. Il punto è un altro. Il punto è che finora la contaminazione accidentale l’ha pagata sempre e comunque l’agricoltore biologico, oltretutto senza avere strumenti di tutela. Perché i casi sono due. I raccolti bio hanno tracce di sostanze non ammesse perché il titolare dell’azienda ha commesso un errore e allora la contaminazione non è accidentale e la responsabilità è sua. Oppure, ed è il caso di gran lunga più comune, le sostanze vietate sono arrivate da un’area vicina o da acque o terreni contaminati. Immaginiamo che un vigneto bio confini con un campo di mais convenzionale e che nelle uve bio si trovino tracce di un diserbante usato per il mais. È chiaramente una contaminazione accidentale. E con la normativa attuale paga il bio che è costretto a vendere il prodotto come convenzionale, ma di chi è la colpa?.
Sono casi che potrebbero essere ridotti usando fasce di rispetto tra un tipo di coltivazione e l’altro.
Certamente. Ma ripeto, la domanda sul chi paga non è marginale. Oggi le fasce di rispetto sono a carico del produttore bio che è costretto a gestire e raccogliere separatamente il prodotto a rischio contaminazione, ad esempio al confine con aziende che non sono bio, con costi ulteriori e dovendo venderlo come convenzionale. Abbiamo un inquinato e un inquinatore e il conto lo paga l’inquinato. Le sembra giusto? E quando per fortuna non succede niente di grave, cioè si fanno le analisi sul prodotto bio e tutto risulta a posto il costo delle analisi chi lo paga, il potenziale inquinato o il potenziale inquinatore? Lo paga sempre il potenziale inquinato, cioè l’agricoltore bio e dunque alla fine anche il cittadino che sceglie i prodotti bio.
Con questo decreto cosa cambia?
Per la prima volta viene riconosciuto il principio della contaminazione accidentale, e questo è un aspetto positivo. Manca però tutto il resto, cioè misure coerenti per evitare le contaminazioni accidentali e il riconoscimento delle responsabilità effettive di tali contaminazioni. Questa mancanza di un quadro normativo – che spetta al PAN, il Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari – è il nodo centrale da sciogliere. Alzare il livello della contaminazione accettabile, come succede in altri Paesi anche europei, sarebbe invece un grave errore: rischierebbe di minare la fiducia dei consumatori, di diventare un autogol per il biologico. […]
FONTE
TESTATA: The Huffington Post
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 ottobre 2024
"Il biologico come soluzione alla crisi climatica”: alla Festa del BIO di Bologna i bioagricoltori condividono il loro impegno per la tutela degli ecosistemi
BEINGORGANICINEUfederbioFesta del biohomeSostenuto dal progetto Being organic in EU, il talk “La parola ai testimoni: come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio”, valorizza l’esperienza e la dedizione di chi ogni giorno lavora con passione la terra e deve affrontare insidie climatiche sempre più estreme e frequenti per tutelare la biodiversità e salvaguardare le risorse naturali del Pianeta.
Bologna, ottobre 2024 – Storie di resilienza, di chi quotidianamente deve trovare una risposta efficace alle sfide poste dall’emergenza climatica. Alla Festa del BIO di Bologna, sabato 19 ottobre, alle ore 15.45 a Palazzo Re Enzo, alcuni agricoltori biologici e biodinamici del territorio condividono le loro esperienze raccontando come affrontano gli impatti climatici, trovando soluzioni innovative per garantire le rese produttive delle loro colture, proteggere la fertilità del suolo e gli habitat naturali.
Come Luca Berti, che affronta l’emergenza climatica con una strategia a lungo termine nella sua Azienda Agricola La Cartiera dei Benandanti, che coltiva cereali antichi e ortaggi nel verde dell’appennino tosco-emiliano, valorizzando colture dimenticate in un perfetto esempio di integrazione tra innovazione e tradizione. La visione di Berti si basa su un approccio olistico, nel quale l’agricoltura sostenibile e rigenerativa e la creazione di reti locali giocano un ruolo fondamentale per la tutela delle risorse naturali e della biodiversità, elementi fondamentali per preservare la fertilità del suolo e contrastare gli sbalzi climatici.
Un approccio basato su sostenibilità, innovazione e resilienza agricola, unito a pratiche biologiche che eliminano l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici per proteggere il suolo e la biodiversità, è al centro della risposta alla crisi del clima di Andrea Ferrarini, dell’Azienda Agricola Bio Ferrarini. La sua realtà integra tecnologie moderne per gestire in modo efficiente risorse come acqua ed energia, implementando sistemi di irrigazione ottimizzati. La rotazione delle colture contribuisce a mantenere la fertilità del terreno e a ridurre la necessità di risorse esterne. L’azienda è, inoltre, impegnata a contenere le emissioni di gas serra attraverso l’uso di energia rinnovabile e macchinari a basso impatto ambientale.
Esempio di eccellenza nell’agricoltura sperimentale e sostenibile per l’impegno nella ricerca in collaborazione con enti scientifici, l’Azienda Agraria Stuard si distingue per un approccio all’avanguardia che punta su nuove tecniche agricole resilienti e su metodi di coltivazione a basso impatto che riducono le emissioni di gas serra e contribuiscono così a mitigare gli effetti ambientali negativi.
L’innovazione e l’impegno per l’ambiente, raccontati da Lorenzo Marini, agronomo che si occupa dell’organizzazione e conduzione di prove sperimentali, fanno di questa realtà un punto di riferimento nella salvaguardia della biodiversità, grazie anche alla valorizzazione di specie rare e autoctone.
Nata dalla passione per la natura e la biodiversità di Viola Servi, Api Selvatica punta fin dalle origini sull’apicoltura biologica per proteggere le api selvatiche, considerate cruciali per l’ecosistema, ma spesso dimenticate rispetto alle api domestiche. Si distingue per la gestione innovativa e sperimentale, che ne fanno un vero e proprio progetto di tutela dell’ambiente, con un forte impegno per la salvaguardia dei preziosi insetti impollinatori, fondamentali per un futuro sostenibile. Api Selvatica risponde alle sfide climatiche con pratiche sostenibili di apicoltura rigenerativa, agricoltura biologica, riduzione delle emissioni e sensibilizzazione, proteggendo la biodiversità e garantendo la resilienza delle api.
Altra voce femminile è quella di Carla Zanarini del Bio Orto Zanarini, che produce ortaggi e prodotti agricoli con metodi esclusivamente biologici. Situata in un’area ricca di biodiversità, l’azienda è impegnata da sempre a coltivare in modo sostenibile, senza l’uso di pesticidi o fertilizzanti chimici, rispettando il ciclo naturale delle piante e del suolo.
La realtà è, inoltre, attiva nella promozione dell’agricoltura biologica locale, partecipando a iniziative volte a sensibilizzare sull’importanza di un’alimentazione sana e sostenibile perché, come afferma Carla Zanarini, le scelte del cibo che portiamo in tavola hanno un impatto significativo sul clima e sull’ambiente.
Nata da un progetto di recupero dei terreni abbandonati, l’Azienda Agricola Ca’ de Cesari, di Matteo Scarpellini tutela e valorizza prodotti biologici, non trattati e stagionali, nel rispetto dei cicli naturali, ed è un presidio Slow Food per il noto Carciofo Violetto di San Luca. Matteo racconta le pratiche agricole sostenibili, rispettose dell’ambiente e delle tradizioni locali, che promuovono la biodiversità migliorando la resilienza alle condizioni meteorologiche e rafforzando il legame con il territorio, contribuendo così allo sviluppo dell’economia locale e alla conservazione delle tradizioni culturali.
Il Talk “La parola ai testimoni: come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio” è realizzato nell’ambito della campagna “Being Organic in EU” promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014
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Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
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Bologna città del biologico: alla Festa del BIO parte la sfida per raggiungere il 25% di superficie coltivata a bio entro il 2027
agricoltura biologicafederbioFesta del biohomeSabato 19 ottobre, a Palazzo Re Enzo, nel cuore di Bologna, torna l’evento di riferimento del biologico italiano, con un focus dedicato ai valori e ai benefici della dieta mediterranea bio. Un ricco programma che unisce talk, degustazioni, un esilarante show cooking con Vito, intrattenimento e divertimento per tutta la famiglia. Moderano la giornata Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.
Bologna, ottobre 2024 – Il cibo biologico è sinonimo di qualità, trasparenza e rispetto per il Pianeta. Risponde alle sfide alimentari garantendo sostenibilità, diversità, resilienza e sicurezza alimentare. Per festeggiarlo come merita, sabato 19 ottobre, dalle ore 11 Palazzo Re Enzo ospita la prima tappa della settima edizione Festa del BIO, la kermesse che mette al centro la valorizzazione di un’alimentazione sana e a basso impatto sull’ambiente, che tutela gli ecosistemi, la biodiversità ed è in grado di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Organizzata da FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE AssoBio e Nomisma, la manifestazione riunisce esperti, giornalisti, agricoltori e cittadini per sensibilizzare sull’impatto positivo del biologico e diffondere una maggiore consapevolezza sulle scelte alimentari sostenibili, in grado di coniugare benessere e rispetto per l’ambiente. Gratuita e aperta a tutti, la Festa del BIO mira a far conoscere e gustare tutto il buono del biologico, con un’attenzione sulla dieta mediterranea, riconosciuta a livello internazionale per il suo equilibrio nutrizionale e il basso impatto ambientale. Ma si parlerà anche di numeri, con un punto sulla transizione agroecologica. Con oltre 2,46 milioni di ettari coltivati a biologico, 94.400 operatori, di cui 84.191 aziende agricole, l’Italia si conferma tra i Paesi leader in Europa per la produzione di alimenti biologici certificati. Inoltre, con il 20% del totale delle superfici coltivate a bio, il nostro Paese è sempre più vicino all’obiettivo del 25% entro il 2027 previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC e in linea con le strategie europee.
“I dati descrivono uno scenario positivo, ma non basta – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Bisogna accelerare sulla transizione agroecologica, di cui il biologico rappresenta la massima espressione, perché sono ben chiari i danni prodotti dal modello intensivo. Siamo di fronte a sfide ambientali, climatiche e alimentari che richiedono un profondo ripensamento del modello agroalimentare, verso l’agricoltura biologica, resiliente, rigenerativa in grado di garantire sicurezza alimentare per le generazioni future. Un cambiamento che necessita, però, del sostegno di tutti, e che deve essere sostenuto da un modello di consumo responsabile. È evidente che senza un significativo aumento della domanda di prodotti bio, l’intera filiera non può disporre delle risorse necessarie per crescere come sarebbe auspicabile. Ecco perché alla Festa del BIO ci impegneremo ancora di più per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di adottare stili di vita più sani e sostenibili per ridurre gli impatti ambientali, con prodotti biologici di stagione e contenendo gli sprechi che sono sempre troppo alti”.
Tra i temi dell’evento, infatti, anche il contrasto allo spreco alimentare che, secondo il Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher-Campagna Spreco Zero, nel 2024 in Italia è cresciuto del 45,6%. Il biologico può rappresentare una risposta in questa direzione. L’adozione di modelli di produzione e consumo più responsabili, è infatti una delle condizioni che aiuta a mangiare meglio e sprecare meno.
Alla Festa del BIO non mancheranno, inoltre, momenti dedicati ai più giovani con il contest “BUONO! È BIO”, dove i futuri chef dell’Istituto Professionale per i Servizi dell’Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera – IPSAR Luigi Veronelli, si cimenteranno nella prova finale che li vedrà contrapporsi a colpi di ricette create con prodotti provenienti da agricoltura biologica, tracciabili, ecosostenibili, buoni e sani.
Gli eventi della Festa del BIO si inseriscono nelle iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in EU promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.
Per conoscere il programma della tappa di Bologna: https://www.festadelbio.it/tappe/festa-del-bio/
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Torino chiama Siracusa: da Terra Madre le proposte di FederBio, Legambiente e Slow Food al G7 Agricoltura
agricoltura biologicaagroecologiafederbiohomeLegambienteSlow FoodDalle tre associazioni 6 SÌ per una nuova agricoltura: un programma concreto per promuovere un modello agroalimentare sostenibile e giusto, dall’agroecologia al biologico, passando da formazione, informazione, sostegno agli agricoltori e lotta al caporalato. Innovazione, sostenibilità ambientale ed economica e giustizia sociale le chiavi per affrontare le sfide del settore agricolo
Durante la conferenza stampa tenutasi oggi presso lo stand Slow Food di Terra Madre Salone del Gusto a Torino, i presidenti di FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno delineato un quadro chiaro delle sfide e delle opportunità per il futuro dell’agricoltura. Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, e Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, hanno posto al centro del dibattito le problematiche più urgenti legate alla sostenibilità ambientale e alla giustizia sociale in ambito agricolo. L’Italia, come gran parte del mondo, si trova a dover affrontare sfide complesse e interconnesse. Il settore agricolo, cuore pulsante della nostra economia e cultura, è oggi al centro di una riflessione globale che mira a ridefinire il modello di sviluppo, puntando su sostenibilità, rispetto per l’ambiente e salute umana. L’appello è forte e chiaro: è il momento di cambiare rotta.
Nell’opinione delle tre associazioni, l’agricoltura deve farsi motore di trasformazione sociale, culturale e ambientale, proteggendo la biodiversità, rigenerando i suoli e restituendo valore e dignità a contadini e allevatori che, attraverso pratiche sostenibili, dovranno fornire cibo sempre più sano e rispettoso dell’ambiente. Per raggiungere questi obiettivi, FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno elaborato una road map in 6 SÌ. Sei proposte concrete rivolte al governo italiano e ai partner internazionali presenti al G7, per una nuova agricoltura, più giusta e sostenibile.
Sì all’agroecologia, no all’agricoltura intensiva
Negli ultimi decenni, l’agricoltura intensiva ha compromesso la biodiversità e la fertilità dei suoli, creando un modello che non può più sostenere le esigenze future. È necessario promuovere il passaggio verso l’agroecologia, di cui il biologico rappresenta l’espressione più avanzata e concreta. L’agroecologia non solo riduce l’uso di pesticidi, ma garantisce anche maggiore resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici, protezione della biodiversità e contrasto alle pratiche intensive. Al G7, chiediamo di adottare misure vincolanti per bandire il glifosato, ridurre drasticamente la dipendenza dai pesticidi e favorire pratiche agricole virtuose che tutelino gli ecosistemi, accrescano la fertilità dei suoli e salvaguardino la salute dei cittadini.
Sì all’agricoltura biologica, no a pesticidi e OGM
L’agricoltura biologica rappresenta un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale essenziale per ridurre gli impatti negativi sulle risorse naturali e aumentare i servizi ecosistemici. È fondamentale supportare i produttori biologici, garantendo loro l’accesso al mercato e a politiche di sostegno. La produzione agricola non può basarsi su metodi intensivi, sull’uso di pesticidi o sul ricorso a OGM, che compromettono la salute dei cittadini e la biodiversità. Garantire la tracciabilità lungo la filiera per proteggere i consumatori e l’ambiente è fondamentale.
Sì a chi alleva con rispetto per gli animali e per la terra, no alla zootecnia industriale
È urgente incentivare chi pratica un allevamento sostenibile, capace di garantire il benessere degli animali e rispettare gli ecosistemi, come metodo biologico insegna, dicendo basta agli approcci industriali, promuovendo modelli di zootecnia sostenibili, riducendo la densità dei capi e salvaguardando aria, acqua e suolo. Ridurre la produzione e il consumo di carne e destinare risorse pubbliche a sostegno delle aziende che puntano su modelli virtuosi è essenziale.
Sì all’educazione alimentare in tutte le scuole, no ai cibi ultra-processati
È urgente un cambio di rotta nell’educazione alimentare dei più giovani. L’introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole deve diventare prioritaria per sensibilizzare le nuove generazioni sul valore del cibo e sulla sua origine, veicolando la cultura del rispetto per l’ambiente e per il proprio corpo. Un tassello fondamentale per promuovere diete equilibrate e ridurre gli sprechi.
Sì alla riduzione degli sprechi alimentari, no alla cultura dell’usa e getta
Solo in Italia, ogni anno vengono sprecati milioni di tonnellate di cibo, mentre milioni di persone soffrono ancora di insicurezza alimentare. È essenziale mettere in atto politiche che favoriscano la riduzione degli sprechi in tutta la filiera alimentare. Proponiamo di promuovere incentivi per le aziende che adottano modelli di economia circolare, favorendo il recupero del cibo invenduto e la redistribuzione delle eccedenze alimentari.
Sì al contrasto al caporalato, alle agromafie e alla difesa dei diritti dei lavoratori, no alle ingiustizie sociali
È fondamentale impegnarsi in modo forte e senza sosta nel contrasto alle agromafie e al caporalato, garantendo la difesa dei diritti dei lavoratori nel settore agricolo. Questo impegno deve tradursi in politiche concrete che tutelino chi lavora la terra, assicurando dignità e giustizia sociale a tutte e tutti. Solo così potremo costruire un sistema agricolo equo e sostenibile, in cui ogni persona abbia accesso a condizioni di lavoro dignitose.
“Al G7 – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente Legambiente – chiediamo un impegno senza precedenti per l’agricoltura e il futuro del Pianeta. Serve abbandonare pratiche agricole dannose, scegliendo modelli sostenibili che rispettino non solo la biodiversità, ma anche la salute dei suoli e delle acque, e serve farlo adesso. L’agricoltura deve diventare un motore di innovazione, capace di rigenerare il territorio e di rispondere alle sfide climatiche attuali. Dobbiamo costruire un sistema agricolo che valorizzi chi produce il cibo e che riconosca il loro ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare. L’adozione di politiche agricole giuste deve includere anche un forte richiamo etico, affinché la lotta all’illegalità e il rispetto dei diritti dei lavoratori diventino una priorità per il sistema agricolo del Pianeta, assicurando giustizia sociale e dignità a chi lavora la terra. Il G7 si dimostri all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.”
“Non c’è più tempo per soluzioni parziali: il futuro dell’agricoltura e del nostro Pianeta richiede un’azione immediata e coordinata – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. Con Slow Food e Legambiente chiediamo quindi con forza ai leader internazionali del G7 Agricoltura un profondo ripensamento del modello agroalimentare. Non possiamo permetterci di continuare con l’agricoltura intensiva, che ha generato impatti devastanti su ambiente e biodiversità. Bisogna agire adesso e sostenere gli agricoltori nel cambiamento. Occorre investire con decisione sulla transizione agroecologica, di cui il biologico rappresenta la punta più avanzata di sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’agricoltura biologica è la chiave: uno strumento per superare le sfide climatiche, alimentari e la perdita di biodiversità. È un modello sostenibile, equo e resiliente, in grado di rigenerare il suolo, proteggere gli ecosistemi, mitigare gli impatti climatici e che può offrire migliori prospettive di reddito agli agricoltori puntando sul “giusto prezzo” e rafforzando le relazioni tra produttori, cittadini e comunità locali.”
“Mentre a Siracusa si svolge il G7, a Torino da Terra Madre condividiamo le testimonianze di migliaia di produttori che in tutto il mondo incarnano un modello nuovo di agricoltura – evidenzia Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia. Il futuro è già qui. Dobbiamo abbandonare la logica basata solo sul profitto e adottare una prospettiva “bio-logica”, una logica imperniata sulla vita, che ci consenta di percepirci parte della Natura, che tuteli la biodiversità, la fertilità dei suoli, le risorse naturali: le uniche ricchezze davvero in grado di salvarci. Nel processo di cambio del paradigma è centrale l’educazione alimentare che chiediamo, in particolare al Governo italiano, di inserire come materia curriculare per tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Infine, riteniamo che sia imprescindibile sancire il diritto di tutti i popoli di determinare le proprie politiche alimentari e agricole: la sovranità alimentare. Questo sollecitiamo ai leader mondiali presenti a Siracusa.”
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Slow Food: Elisa Virgillito, e.virgillito@slowfood.it
FederBio: Leonardo Pugliese, l.pugliese@federbio.it
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FederBio, Appello al G7: Occorre ripensare profondamente al modello produttivo
agricoltura biologicafederbiohomeMammucciniLa transizione verso pratiche agricole sostenibili, rigenerative, rispettose delle persone e degli ecosistemi non è più rinviabile. Di fronte alle sfide epocali, come l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità, occorre un ripensamento profondo del modello produttivo non solo per l’impatto delle pratiche intensive sulle risorse naturali, ma perché, alla luce dei fatti, quello attuale non è riuscito a garantire né un reddito adeguato agli agricoltori né l’accesso a un cibo buono per tutti. Occorre una svolta verso l’agroecologia, dove il biologico rappresenta l’espressione più avanzata e diffusa a livello globale, che guardi alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, per garantire sicurezza alimentare e rispetto per gli ecosistemi. Al G7, che si sta svolgendo in questi giorni a Siracusa, chiediamo un intervento coordinato e urgente. Il nostro appello si basa su 5 punti che riteniamo indispensabili per il futuro dei sistemi agroalimentari. Al primo punto delle nostre proposte ci sta proprio l’urgenza di investire nella transizione agroecologica, per un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico attraverso la cura della fertilità del suolo e la tutela della biodiversità, per conciliare sostenibilità economica, sociale e ambientale e per creare opportunità economiche e sociali durature per i territori rurali, a partire dalle aree interne.
Sostenere il biologico, espressione più avanzata e concreta dell’agroecologia e dell’approccio rigenerativo delle risorse naturali, come modello di riferimento per la sostenibilità e il futuro di agricoltura e produzione alimentare è per noi un altro punto fondamentale. L’interesse per il bio è ormai molto evidente a livello globale.
Secondo i dati IFOAM-FIBL 2022, infatti, ci sono oltre 4,5 milioni di operatori biologici in 188 Paesi, con una crescita del 27% delle superfici e del 25,6% dei produttori in un anno. Ad oggi il biologico ha accumulato un patrimonio di conoscenze che possono essere utili per trasferire innovazione anche al resto dell’agricoltura, per favorire la sostenibilità di tutto il sistema agricolo e di produzione del cibo. Altro elemento strategico è mettere al centro dei sistemi agricoli e alimentari i produttori, i cittadini e le comunità locali per favorire una conoscenza reciproca che è essenziale, per trasferire il valore di una produzione consapevole basata sul «giusto prezzo» per gli agricoltori e sull’accesso a un buon cibo per tutti. È fondamentale creare un circolo virtuoso, in cui produzione e consumo si influenzino reciprocamente in modo positivo, promuovendo la sovranità alimentare e rafforzando le relazioni tra produttori e consumatori. Occorre investire in ricerca, formazione e innovazione su strategie differenziate, coerenti con le diversità dei metodi di produzione, che per il biologico significa affrontare le nuove sfide con un approccio olistico, fondato sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quella della singola pianta, come avviene nel caso delle NGT, che il biologico ha scelto di escludere dal proprio metodo di produzione.
Sostenere ricerca e innovazione per incentivare scambi e diffusione di buone pratiche agronomiche è fondamentale, inoltre, per attrarre giovani generazioni per il futuro coltura. Infine, per cambiare il sistema di produzione, è necessario modificare anche il modello di consumo attraverso campagne di sensibilizzazione per promuovere stili di vita più sani e sostenibili, con prodotti biologici di stagione, un ridotto apporto di carne e contenendo gli sprechi.
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 settembre 2024
"Dal professor Moio attacco inappropriato al vino biologico". Mammuccini (FederBio) difende il comparto
federbiohomeMammuccinivino biologicoviticoltura biologicaLa presidente di FederBio risponde alla provocazione del presidente dell’Oiv. E, poi, rilancia con una frecciatina a Lollobrigida: “Al G7 di Siracusa non siamo stati invitati”
Non sono andate giù lisce alla FederBio le dure prese di posizione e le critiche sul comparto del biologico del professor Luigi Moio, sul settimanale Tre Bicchieri di una settimana fa. Il produttore di vino campano, che attualmente è presidente dell’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, aveva sollevato dubbi sulla capacità del comparto di affrontare le sfide della crisi climatica, ma anche sui fondamenti scientifici del metodo di produzione, adottato in tutto il mondo e soprattutto in Italia, con un peso notevole in Europa. A rispondere punto per punto, sempre sulle pagine del Tre Bicchieri, è Maria Grazia Mammuccini, presidente della FederBio, la federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica (aderente a Ifoam):
«Siamo rimasti sorpresi, perché dal presidente dell’Oiv ritengo inappropriato un attacco simile a una parte della viticoltura biologica e, inoltre, non mi sarei aspettata da Moio questo tipo di approccio». Come dire che da un uomo di scienza non ci si aspetta certo un intervento a gamba tesa, ma un «aiuto a superare i problemi».
Siete rimasti sorpresi dalle frasi sul biologico di un uomo di scienza come il professor Moio, nonché presidente dell’Oiv?
Si, molto. In primo luogo, per il metodo, perché da presidente di una istituzione come l’Oiv ritengo inappropriato un attacco ai produttori di vino biologico, che sono una parte importante del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale. Trovo sbagliato un simile approccio nei confronti di territori e aziende che negli ultimi dieci anni hanno scelto di aderire al metodo biologico e che oggi rappresentano la punta avanzata della tecnologia vitivinicola. Inoltre, da un uomo di scienza, ci aspettiamo un atteggiamento diverso: se una parte di viticoltori incontra delle criticità nel proprio lavoro, si invochino linee di ricerca appropriate per superare tali criticità, ma senza fare un attacco simile contro chi quotidianamente fa degli sforzi per cercare di operare nel rispetto dell’ambiente. Un uomo di scienza dovrebbe aiutarci a superare i problemi.
Iniziamo dalle basi scientifiche del biologico. Moio sostiene che non ce ne siano. Come rispondete? E qual è stato, invece, il percorso che ha portato alle certificazioni biologiche?
È assolutamente il contrario. Il biologico possiede basi scientifiche e si ispira ai principi fondamentali dell’agronomia e all’approccio dell’agroecologia, intesa come evoluzione coerente dei buoni principi agronomici. Fare biologico ha, semmai, alla propria base un maggiore bisogno di conoscenza. Infatti, non avendo a disposizione dei prodotti che risolvono i problemi immediati, occorre conoscere a fondo gli ecosistemi, i parametri ambientali, etc. Quindi, per fare biologico c’è bisogno di un maggiore apporto della dimensione tecnico-scientifica. Il regolamento del bio, inoltre, chiarisce tutti gli aspetti che devono essere seguiti nel coltivare la vite. E tale approccio è legato alla cura della fertilità del suolo, all’eliminazione della chimica, alla biodiversità delle specie selvatiche e all’agro-biodiversità, intesa come valorizzazione delle varietà locali. Tutti questi sono fattori considerati strategici. Aggiungo che, proprio quando si parla di vini di territorio, sia la cura del suolo sia l’uso delle varietà di vitigni locali rappresentano degli elementi fondamentali e imprescindibili. In questo, la critica al bio mossa dal professor Moio è contraddittoria nel momento in cui egli parla di uso delle varietà locali per esaltare la biodiversità e l’identità dei vini, che non sono alto che principi guida proprio del settore biologico.
Altra affermazione forte riguarda i trattamenti biologici. Secondo Moio, non difenderebbero le piante, anzi le indebolirebbero. È davvero così?
(ride) Il fatto che ci siano fasi in cui sia più difficile affrontare la difesa del vigneto solo con il bio può avere anche una sua base di verità, ma che questo indebolisca le piante non è vero. Anzi, è esattamente il contrario. I prodotti sistemici sono in continua evoluzione appunto perché l’uso continuo di una molecola sviluppa resistenze. Rame e zolfo, invece, si usano da millenni e non hanno sviluppato nessuna resistenza. Sono prodotti di contatto che creano una barriera difensiva. Il rame, anzi, induce la resistenza nella pianta. Mi stupisco che il professor Moio dica queste cose. Noi, però, non vogliamo fermarci a rame e zolfo. In questi anni, abbiamo messo in campo induttori di resistenza che consentono un minore utilizzo di rame, che aiutano la naturale resistenza delle piante. E abbiamo contribuito ad aprire fronti innovativi nella ricerca agronomica, come quelli sui microrganismi del suolo, usati anche per realizzare prodotti a difesa delle viti o per il controllo delle erbe. A tali scoperte, per di più. sono interessati gli stessi produttori di agrofarmaci. Non dimentichiamo, poi, che la chimica di sintesi ha degli impatti su ambiente e salute umana. Quanti principi attivi sono stati vietati? Il professor Moio dice bene sul fatto che il consumo moderato di vino non fa male alla salute, ma è importante dire che, essendo il vino un prodotto voluttuario, a maggior ragione deve essere prodotto con meno chimica possibile. Ciò vale soprattutto sui vini di territorio che, se vogliono essere sostenibili, devono avere sempre meno residui. […]
FONTE
TESTATA: Gambero Rosso
AUTORE: Gianluca Atzeni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 settembre 2024
L’agricoltura biologica cresce, i produttori: “Ora più rete verso il green deal”
agricoltura biologicafederbiohomeIl punto all’Alma Mater di Bologna: “Controlli rigorosi, occhio alle minacce climatiche e pressing necessario sui consumi”
Cresce l’agricoltura biologica, come terreni coltivati e come operatori, ma il settore (da quasi quattro miliardi di euro in Italia l’anno scorso) ha bisogno di supporto e di una nuova spinta, visto anche l’affanno generalizzato dei consumi. “Come associazione di aziende di trasformazione e di distribuzione, abbiamo fatto richieste concrete alle istituzioni con un appello al ministero dell’Agricoltura, e ad altri dicasteri, per un’agevolazione fiscale sui prodotti biologici”. I quali, non da oggi, sono quelli che “rispettano l’ambiente così come la salute di essere umani e animali. Chiediamo un’Iva agevolata, in particolare”. Così Nicoletta Maffini, presidente di Assobio, all’evento pubblico “Il futuro del biologico: impatti positivi e prospettive di crescita” promosso da Alma Mater, AssoBio e Federbio nei locali dell’Alma Mater di Bologna.
“TANTE LE COSE DA FARE, LE ASSOCIAZIONI PARLINO CON UN’UNICA VOCE”
L’occasione è la Giornata europea del biologico, che si celebra oggi, e Maffini rimarca: “Ci stanno ascoltando le istituzioni sulle nostre richieste? C’è tanto da fare, sicuramente, anche dal nostro punto di vista, affinché tutte le associazioni si uniscano e parlino con un’unica voce. Noi italiani siamo bravi a superare i momenti di crisi, lo siamo meno a lavorare insieme. In questa fase dobbiamo farlo come non mai, per farci ascoltare, e comunicare meglio” come comparto del bio.
“IL CLIMA, GLI EVENTI ESTREMI, LA SICCITÀ INCIDONO SUI RACCOLTI”
Condivide al convegno a Giurisprudenza Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio nazionale, aggiornando gli ultimi numeri del settore:
“I dati sul biologico, sia degli operatori sia della superficie coltivata, sono in crescita. E nel 2023 risulta positivo anche il trend del mercato, seppur come valore e non come volumi. Il 2024, da parte sua, sta confermando una tendenza anche migliore”.
Tuttavia, non bisogna scordare, insiste Mammuccini, che “il clima incide pesantemente sui raccolti, convenzionali ma anche biologici, dal punto di vista sia degli eventi estremi, improvvisi, sia di altri fenomeni come la siccità. Dobbiamo adattarci sempre meglio. Il biologico attrae tanti giovani in agricoltura, del resto, e dobbiamo insistere sul ricambio generazionale” per valorizzare il fermento. Il settore nel 2023 cresce intanto del 4,5%, come superfici, e i titolari di azienda under 40 nel biologico sono il 50% in più rispetto a quanto accade nel settore convenzionale. L’export sta segnando l’8%, in crescita a sua volta, ma “i dati positivi vanno consolidati, ad esempio con campagne di comunicazione che spingano i consumi dei cittadini” suggerisce Mammuccini. […]
FONTE
TESTATA: Dire
AUTORE: Davide Landi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 settembre 2024
Giornata europea del bio, l’appello per investire nel settore
agricoltura biologicafederbiohomeIn Italia la superficie coltivata è del 20%, in continua crescita. FederBio e le cinque sfide per un’agricoltura rispettosa delle persone e degli ecosistemi
In occasione della Giornata europea del biologico, che ricorre il 23 settembre, e in previsione del G7 Agricoltura, che si terrà dal 26 al 28 settembre a Siracusa, FederBio, tra i portavoce delle esigenze dell’agricoltura sostenibile, rilancia sull’urgenza di adottare politiche sostenibili che promuovano la transizione verso un’agricoltura resiliente basata su pratiche che tutelino l’ambiente, garantendo la sicurezza alimentare.
Gli ultimi dati raccontano che in Italia le superfici agricole coltivate con metodo biologico crescono: hanno raggiunto i 2,46 milioni di ettari, con un incremento del 4,5% nel 2023 rispetto all’anno precedente. Si tratta di 106mila ettari in più dedicati alle colture senza chimica di sintesi, uno dei dati più elevati in Europa, che avvicina l’Italia all’obiettivo del 25% al 2027 previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC. Aumentano anche gli operatori biologici, che hanno toccato quota 94.441 (+1,8% rispetto al 2022), mentre fronte consumi, nel 2023 l’andamento delle vendite di cibo biologico in Italia ha avuto un incremento del 5,2%, per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro.
“Sfide epocali, quali l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità, richiedono un ripensamento profondo del modello produttivo. La transizione verso pratiche agricole sostenibili, rigenerative, resilienti, rispettose delle persone e degli ecosistemi non è più rinviabile”, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio. “Occorre attivarsi urgentemente, in modo globale e coordinato, considerando che l’impatto negativo delle pratiche intensive su ambiente, clima ed economia è ormai evidente a tutti”.
Cinque i punti su cui insiste l’associazione: superare il modello agricolo intensivo, investendo nella transizione verso un modello agroecologico che punti alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, considerando gli impatti negativi dell’agricoltura intensiva anche sul reddito degli agricoltori. […]
FONTE
TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Caterina Maconi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 settembre 2024
NaturaSì celebra 40 anni di attività. Una comunità di oltre 300 aziende agricole in tutta Italia e 320 negozi. Ospiti d'eccezione Giovanni Storti e Franco Mussida
homeAgri Festival NaturaSì
Il 28 e 29 settembre 2024 NaturaSì festeggia un traguardo importante: quarant’anni di attività all’insegna dell’agricoltura biologica e biodinamica e del rispetto per l’ambiente e le persone. L’azienda, nata nel 1985 come una piccola bottega cooperativa a Conegliano Veneto, è oggi uno dei principali attori europei nel settore biologico, con oltre 300 aziende agricole collegate, 320 punti vendita e una base di clienti fedeli che supera le 300 mila persone.
L’evento sarà un’occasione di festa ma anche un momento di condivisione dei valori che, negli anni, hanno fatto la storia dell’azienda. NaturaSì ha saputo crescere mantenendo saldi i suoi valori fondanti: il rispetto per l’ambiente e la centralità delle persone. Questo impegno ha permesso di costruire una comunità solida e inclusiva, che condivide la passione per un cibo sano, naturale e rispettoso del Pianeta.
Due giorni di talk, incontri con oltre 80 tra espositori e produttori, show cooking, laboratori creativi per bambini e adulti, ma anche visite guidate presso l’azienda agricola biodinamica San Michele, a Cortellazzo, Jesolo (VE), un luogo simbolico che incarna i principi di biodiversità e agricoltura sostenibile. L’agricoltura biologica, la biodiversità, e il futuro dell’alimentazione sana saranno i temi centrali, ma ci sarà anche l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti dall’azienda e sulle prospettive future.
Uno dei momenti più attesi sarà l’intervento di Giovanni Storti, attore e grande appassionato di natura che insieme ad alcuni rappresentanti dell’ecosistema NaturaSì racconterà il valore dell’agricoltura biologica, il suo impatto positivo sull’ambiente e il ruolo centrale che può avere nel futuro del nostro Pianeta.
I partecipanti, provenienti da tutta Italia, che avranno l’opportunità di entrare in contatto diretto con i protagonisti del mondo NaturaSì e scoprire i progetti futuri: infatti, un altro appuntamento importante sarà il talk moderato da Tessa Gelisio, conduttrice televisiva e ambientalista, in cui i soci dell’azienda, assieme ad alcuni i produttori, distributori, negozianti e i clienti NaturaSì si presenteranno al pubblico. Insieme sul palco, tutta la filiera del biologico, per raccontare un percorso che va dalla terra alla tavola. Nel pomeriggio di domenica concerto esperienziale con Franco Mussida.
Oltre ai percorsi alla scoperta dell’Azienda Agricola Biodinamica San Michele, guidati dai responsabili dell’azienda e da Fabio Dartora, saranno organizzati show cooking a cura de L’Officina del Cuore e momenti conviviali come l’Agri Aperitivo con prodotti locali.
Ci saranno anche i laboratori creativi per bambini e adulti organizzati dalla Libera Scuola Steiner Waldorf “Novalis” di San Vendemiano e il Gruppo Arte San Michele. Spazio anche alla creatività dei giovani con il progetto “Giovani Protagonisti” che coinvolge studenti del Liceo Artistico Bruno Munari di Vittorio Veneto, che avranno modo di raccontare il progetto volto alla realizzazione grafica dei quaderni e delle shopper NaturaSì.
Tante quindi le iniziative, perché l’anniversario rappresenti non solo un momento di celebrazione per i successi raggiunti ma anche un’occasione per guardare con fiducia e speranza al futuro.
EcorNaturaSì, con la sua comunità di agricoltori, negozianti e consumatori, continua a promuovere un modello di agricoltura che mette al centro la sostenibilità, l’equità e il rispetto per il Pianeta.
Il programma degli eventi principali prevede:
- sabato 28 settembre, ore 18: “In dialogo con Giovanni Storti”
- domenica 29 settembre, ore 11: “Ci presentiamo! L’ecosistema NaturaSì”
- domenica 29 settembre, ore 16.00: Concerto esperienziale con Franco Mussida, uno dei fondatori della Premiata Forneria Marconi, nota anche come PFM.









