A Bologna torna SANA Food: il valore dei territori per il fuori casa di qualità
BolognaFierecibo biohomeSANA FoodAppuntamento a BolognaFiere, dal 22 al 24 febbraio,
con la fiera dedicata all’Horeca e al risto-retail.
In contemporanea, e con un unico biglietto d’ingresso, la Slow Wine Fair
Bologna, 29 gennaio 2026 – Il futuro del settore fuori casa si costruisce su scelte consapevoli, filiere trasparenti e prodotti che raccontano la storia dei territori e delle realtà produttive. Un approccio all’ospitalità che coniuga qualità, sostenibilità e bilanciamento di tradizione e innovazione,
rispondendo alle esigenze di ristoratori, buyer e operatori del comparto. Un modello apprezzato anche a livello internazionale, con la cucina italiana – simbolo di identità e saperi, territori e biodiversità – riconosciuta patrimonio UNESCO. È in questo solco che si avvicina l’appuntamento con SANA Food, il format b2b di BolognaFiere in programma dal 22 al 24 febbraio 2026. Dedicato al mondo Horeca, al risto-retail e alle specialità artigianali e gourmet, valorizza una cultura alimentare sana e sostenibile, autentica e rispettosa del territorio e delle persone, e offre al visitatore specializzato tutti gli strumenti per intercettare la domanda di un consumatore sempre più consapevole.
A SANA Food saranno presenti referenze biologiche, biodinamiche, veg e certificate DOP, IGP, STG e funzionali, oltre a produzioni agricole solidali e sostenibili, nate da percorsi di reinserimento sociale o da terreni confiscati alla criminalità. L’edizione 2026 ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, a conferma del ruolo strategico di SANA Food nella promozione del settore agroalimentare italiano di qualità.
LE PARTNERSHIP: SLOW FOOD, FEDERBIO, V-LABEL ITALIA
La nuova partnership con Slow Food Promozione sancisce l’impegno condiviso per un’alimentazione etica e rispettosa della biodiversità territoriale. L’area espositiva di SANA Food ospiterà anche i produttori delle reti Slow Food e un ricco programma di tavole rotonde, sessioni formative e degustazioni affronterà i temi più attuali del dibattito agroalimentare. Un percorso che ispira scelte più consapevoli e avvicina gli operatori della ristorazione e del retail specializzato alla cultura del cibo buono, pulito e giusto.
A sostenere l’impegno di SANA Food nei settori del biologico e del veg, sono le storiche collaborazioni con FederBio, da sempre ambasciatrice di filiere certificate e a basso impatto ambientale, e con V-Label Italia, il marchio internazionale che garantisce prodotti vegetariani e vegani sinonimo di trasparenza e fiducia per i consumatori.
IN CONTEMPORANEA, SLOW WINE FAIR
Si conferma l’alleanza strategica di SANA Food con la Slow Wine Fair: organizzata da BolognaFiere a partire da un’idea di Slow Food, anche quest’anno la fiera del vino buono, pulito e giusto sarà allestita in padiglioni adiacenti a quello di SANA Food e completerà l’offerta espositiva rivolta a ristoratori, osti ed enotecari. I professionisti dell’ospitalità potranno, con un unico biglietto di ingresso, accedere a entrambe le manifestazioni e intraprendere un itinerario che valorizza l’inscindibile rapporto tra cibo e vino, integrando business, networking e formazione.
Elemento di raccordo tra SANA Food e Slow Wine Fair sarà anche l’Osteria promossa in collaborazione con “Da Amerigo 1934”: questo nuovo punto di ristorazione offrirà menù rappresentativi dell’identità delle due manifestazioni, con piatti a base di prodotti genuini, provenienti dai Presìdi Slow Food e a chilometro zero, e con una carta dei vini coerente coi principi fissati nel Manifesto del vino buono, pulito e giusto di Slow Food.
LA PAROLA AI PROTAGONISTI
«Questo appuntamento vede protagonisti i territori, l’alimentazione sostenibile e di qualità e la tutela della biodiversità del Paese, coniugando insieme identità, tradizione e innovazione, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese che rappresentano un valore aggiunto dell’agroalimentare italiano – afferma Luigi D’Eramo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste –. Un’occasione per promuovere nuovi mercati e la ricchezza del nostro patrimonio culinario, sostenuto anche dal recente riconoscimento della cucina italiana.
Patrimonio culturale immateriale Unesco. Come di consueto, nel corso della manifestazione, si terrà Rivoluzione Bio, gli Stati Generali del biologico, importante momento di confronto e di bilancio sullo stato di un settore che rappresenta una leva strategica di sviluppo e sulle prospettive per il futuro».
«SANA Food si rivolge in modo mirato alla ristorazione, al retail e alla distribuzione specializzata, offrendo loro un contesto professionale in cui intercettare nuove idee, nuovi fornitori e nuove proposte – osserva Rossano Bozzi, Direttore Business Unit di BolognaFiere –. Il sodalizio con Slow Food consolida il ruolo di SANA Food come luogo in cui la PMI del settore agroalimentare, chiamata a rispondere a una crescente domanda di responsabilità, trasparenza e qualità, viene valorizzata in un contesto che promuove un modello di produzione e consumo a elevato valore aggiunto, a salvaguardia di territori e biodiversità. Anche quest’anno stiamo lavorando con le istituzioni e con Agenzia ICE per dare continuità al supporto, per noi strategico, alle attività di incoming di buyer e di promozione internazionale della manifestazione e delle imprese italiane sui principali mercati di sbocco. Puntiamo a fornire strumenti concreti per interpretare un mercato in profonda trasformazione, dove la valorizzazione della nicchia, l’origine dei prodotti, la sostenibilità e il benessere diventano fattori altamente competitivi e rilevanti per il fuori casa».
«I cittadini sono sempre più attenti alle storie dietro al cibo, anche quando consumano fuori casa – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Il nuovo format di SANA Food, intercettando questa sensibilità crescente, ha scelto di mettere al centro le piccole e medie aziende agricole biologiche e le produzioni di cibo locali all’insegna del buono, pulito e giusto. Realtà che custodiscono un patrimonio di conoscenze importantissimo, fondato sul rispetto della fertilità del suolo e della biodiversità. Storie di resilienza, spesso poco note ma decisive, perché preservano tradizioni, varietà antiche e identità dei territori, generando lavoro e futuro. Oggi, il biologico non è solo una scelta di consumo, ma un patto di fiducia tra agricoltori, imprese, ristorazione e cittadini. SANA Food rinnova questo accordo, promuovendo una filiera capace di produrre qualità e valore tutelando i servizi ecosistemici. La manifestazione ospita Rivoluzione Bio, gli Stati Generali del biologico, un momento di
confronto tra organizzazioni, esperti, istituzioni e ricercatori sul futuro del settore, chiamato a rispondere alle grandi sfide del nostro tempo, dalla salute delle persone e dell’ambiente all’emergenza climatica. In questa settima edizione vogliamo ribadire un messaggio molto chiaro: il biologico unisce tradizione e innovazione per costruire un domani più equo e sostenibile, proponendosi come modello di sviluppo per l’intero comparto agroalimentare italiano».
«La contemporaneità di Slow Wine Fair e SANA Food, sotto l’egida di BolognaFiere, non è un caso – evidenzia Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia –, ma una naturale tappa della solida collaborazione tra Slow Food Italia e FederBio, impegnate a promuovere la transizione agroecologica e un modello agricolo biologico, sostenibile e privo di chimica di sintesi. Un’unione che nasce per dare risposte concrete alle sfide che il settore alimentare e vitivinicolo affronta ogni giorno: dalla crisi climatica alla tutela del suolo, dall’ampliamento dei mercati all’educazione alimentare. Un percorso comune che ribadisce la necessità di un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutte e tutti, e di costruire relazioni commerciali fondate su criteri etici, ambientali e culturali».
Tra i player del settore presenti in fiera spiccano CIA – Agricoltori Italiani e Coldiretti. Con il coinvolgimento di 18 aziende biologiche, che proporranno anche un programma di degustazioni, CIA porterà in fiera un esempio concreto di agricoltura sostenibile e diversità territoriale. Una partecipazione che contribuisce a rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese, consolidando un ecosistema che lavora ogni giorno per un futuro agroalimentare più etico, responsabile e vicino ai territori.
A livello regionale, Emilia-Romagna, Sardegna, Calabria e Camera di Commercio di Bologna saranno rappresentate a SANA Food 2026 da collettive di aziende. Un’occasione per scoprire produzioni locali d’eccellenza, raccontare storie di tradizione e innovazione, e far emergere la ricchezza agroalimentare delle singole regioni.
SANA FOOD 2026: LE INIZIATIVE SPECIALI
Tra i momenti più attesi, gli Stati Generali del Biologico di Rivoluzione Bio (7a edizione), in programma lunedì 23 febbraio. Promosso da BolognaFiere e realizzato in collaborazione con FederBio e AssoBio, con la cura scientifica di Nomisma e il supporto di ICE-Agenzia, questo
appuntamento riunisce istituzioni, imprese, esperti e stakeholder in un confronto qualificato sul presente e sul futuro del biologico. Durante Rivoluzione Bio, saranno illustrati in anteprima i dati dell’Osservatorio SANA 2026 sui consumi bio nel canale Horeca e sulle esportazioni del biologico italiano.
Le iniziative speciali e gli eventi della manifestazione ruoteranno intorno all’area OoH Lab!, che proporrà degustazioni, incontri e masterclass per il canale Horeca, e alla Lab Academy, che ospiterà workshop, seminari e convegni.
SANA FOOD E AIC: UN VIAGGIO NELL’ITALIA DEL GUSTO
SANA Food 2026 inaugura la collaborazione con l’Associazione Italiana Cuochi (AIC), con l’obiettivo di promuovere la cultura gastronomica italiana e sostenere lo sviluppo del settore Horeca. Una sinergia che mira a valorizzare non solo tradizione e sapori, ma anche creatività, tecniche e
professionalità dei cuochi italiani, e che risulta ancora più significativa dopo il recente riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO. In questo contesto, SANA Food diventa una piattaforma privilegiata per sostenere la formazione, promuovere l’evoluzione delle tecniche, difendere le tipicità e diffondere una cultura gastronomica autentica, consapevole,
sostenibile e dalle molteplici identità. Nell’area OoH Lab!, gli chef di AIC proporranno nove masterclass per rispondere a una duplice esigenza del professionista Horeca: da un lato, approfondire la conoscenza di alcuni piatti tradizionali, per poterli inserire nei propri menù; dall’altro
lato, affinare le tecniche di preparazione.
Un ulteriore approfondimento a cura di AIC verterà sulla cucina gluten free. A SANA Food i buyer potranno scoprire come trasformare la ricchezza del patrimonio culinario italiano in qualità percepita e valore sul mercato. Al centro delle masterclass a loro riservate, tre
prodotti simbolo della tradizione e dell’eccellenza italiane: l’olio extravergine di oliva, l’aceto balsamico e il miele.
SANA Novità sarà il palcoscenico dove il cibo sano e di qualità incontra un pubblico selezionato, pronto a scoprire ciò che muove il futuro del food service. Un concentrato di idee, ricerca e creatività che si trasforma in una vetrina esclusiva dedicata alle aziende che innovano. Qui, tra
prodotti originali, nuovi approcci al benessere e sperimentazioni che anticipano le tendenze, il mercato trova ispirazione e direzione. Partecipare significa entrare in un percorso di visibilità che inizia molto prima dell’evento e continua tutto l’anno, raggiungendo buyer internazionali e
professionisti in cerca di qualità autentica.
SPINTA ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE
Con il supporto di ICE-Agenzia, SANA Food si conferma una porta di accesso privilegiata ai mercati esteri più attenti alle produzioni artigianali e innovative, sostenibili e di alta qualità. Sono attesi in manifestazione oltre 300 buyer (importatori e distributori, +10% rispetto all’edizione 2025)
specializzati nel canale Horeca e provenienti da più di 30 Paesi.
Dall’Italia saranno selezionati ristoranti di alta gamma, servizi di catering e operatori della ristorazione collettiva, locali di cucina sostenibile, negozi bio, gastronomie gourmet, botteghe del commercio equo e solidale, e Gruppi di Acquisto Solidale.
SANA FOOD SOLIDALE
SANA Food è anche sinonimo di solidarietà. Al termine della manifestazione, i prodotti alimentari che gli espositori avranno scelto di non ritirare saranno devoluti alla Fondazione Banco Alimentare Emilia-Romagna ETS. Il materiale conferito nel punto di raccolta allestito nel Padiglione 18
consentirà di sostenere chi è in difficoltà. Un’iniziativa che traduce in gesto concreto il legame tra SANA Food, il territorio e le persone.
UFFICIO STAMPA
Per contatti:
Silvia Voltan: + 39 3311860936 – silvia.voltan@pragmatika.it
FederBio: a SANA Food protagonisti il bio e i modelli di produzione locale di cibo
BolognaFierecibo biohomeSANA FoodBologna, 29 gennaio 2026 – Valorizzare il ruolo del biologico nel panorama agroalimentare come pilastro di un sistema più sano, equo e sostenibile. Con queste premesse, FederBio rinnova la storica collaborazione con BolognaFiere e la sinergia con Slow Food Italia nell’edizione 2026 di SANA Food, l’evento fieristico B2B dedicato all’alimentazione biologica, sana e responsabile per il canale horeca e retail specializzato.
La manifestazione ospita Rivoluzione Bio, gli Stati generali del biologico, organizzati in collaborazione con FederBio e AssoBio, che riuniscono istituzioni, a partire dal MASAF, imprese, operatori ed esperti per analizzare il ruolo strategico del settore. Durante Rivoluzione Bio verranno presentati i dati dell’Osservatorio SANA con un focus dedicato al mercato interno, export e canale horeca, e saranno condivise politiche e strategie tese a sostenere il futuro del biologico italiano.
SANA Food rappresenta anche un’importante occasione per rilanciare l’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food, con l’obiettivo di incentivare la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari.
“Il nuovo format di SANA Food risponde alle esigenze di un’alimentazione sana e sostenibile anche nel settore professionale, approfondendo temi di forte valenza sociale e ambientale e promuovendo modelli di produzione locale di cibo che mettono al centro i benefici del biologico e i principi del buono, pulito e giusto – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. La manifestazione valorizza un modello agroalimentare che tutela la biodiversità, la fertilità del suolo e gli ecosistemi, generando benefici per gli agricoltori e per l’intera collettività. Inoltre, SANA Food si svolge in contemporanea con Slow Wine Fair e insieme rappresentano un’opportunità concreta per le piccole e medie imprese biologiche, sempre più presenti anche nel canale dei consumi fuori casa, custodi di tradizioni e identità dei territori fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali e interne, dove creano economie e reti sociali vitali.”
FederBio sarà presente a SANA Food con uno spazio istituzionale (Pad. 18 Stand C/1) dedicato ai temi del biologico e della transizione agroecologica. La Federazione rinnova così il proprio impegno, insieme ai partner storici, a potenziare un settore che vede l’Italia tra i leader europei con oltre 2,5 milioni di ettari coltivati senza chimica di sintesi, pari a più del 20% della SAU nazionale, la più elevata in Europa, e una rete di 97.160 operatori biologici, di cui l’89% è costituito da aziende agricole.
“Il nostro Paese ha un ruolo guida nella transizione agroecologica, e il marchio del bio italiano può consolidare ulteriormente questo primato. Ora dobbiamo accelerare, servono investimenti in innovazione, ricerca e formazione per rafforzare la distintività del biologico e trasferire soluzioni sostenibili all’intera agricoltura – prosegue Mammuccini -. Non basta agire solo sulla produzione, si deve lavorare contemporaneamente per stimolare consumi etici e responsabili. Occorrono iniziative lungo l’intera filiera per rendere i prodotti biologici sempre più accessibili anche nella ristorazione collettiva pubblica e privata e nel fuori casa. In questo contesto, diventano fondamentali momenti di incontro e confronto tra imprese, operatori, istituzioni e tecnici come Rivoluzione Bio e SANA Food”.
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Dalla ricerca CREA di Monsampolo (AP) nuovo impulso al bio: presentato il Piano Nazionale Sementi Biologiche e inaugurata la nuova serra orticola
agricoltura biologicaCreahomesementi biologiche“Portare avanti ricerca e innovazione nel bio, come stiamo facendo con il piano nazionale sementi biologiche e con la serra altamente tecnologica che inauguriamo oggi, significa mantenere la nostra leadership europea e investire in un futuro sempre più ecosostenibile”. Così, il Presidente del CREA, Andrea Rocchi, in occasione della presentazione del Piano Nazionale Sementi Biologiche e dell’inaugurazione della nuova serra orticola della sede di Monsampolo (AP) del centro Orticoltura e Florovivaismo.
Nella prima parte della giornata dimostrativa è stato presentato il Piano Nazionale delle Sementi Biologiche, di durata quinquennale, affidato al CREA dal MASAF, con lo scopo, alla luce di quanto previsto dalla normativa di riferimento, di favorire l’utilizzo di materiale riproduttivo vegetale (MRV) biologico e di aumentare la disponibilità e la qualità del materiale eterogeneo biologico (MEB) per le aziende, contribuendo progressivamente e significativamente alla riduzione del ricorso all’impiego, in deroga, di MRV non biologico. Le attività del Piano, che coinvolge otto centri di ricerca CREA, comprendono la gestione della Banca Dati Sementi Biologiche, l’assistenza tecnica agli operatori, il supporto al MASAF e un breeding varietale partecipativo – con prove, confronti varietali e protocolli – che possa fare rete tra agricoltori, ricercatori e stakeholder. Nello specifico, da marzo – aprile in poi, pomodoro, cece, melanzana, peperone saranno oggetto come MEB di breeding partecipativo. Invece, il cavolfiore, mostrato durante la visita in campo, rientra nelle prove varietali da gestire in biologico.
Nella seconda parte, è stato inaugurato il nuovo impianto serricolo, realizzato con fondi MASAF, dotato di un sistema di controllo delle condizioni ambientali e completamente automatizzato. La nuova serra, grazie alle migliori tecnologie di monitoraggio del clima e della luce, permette la coltivazione di piante orticole con una elevata efficienza di uso degli input. Gli impianti di coltivazione sono dotati di sistemi di fertirrigazione delle piante automatizzati, con possibilità di recupero delle acque di drenaggio in modo da limitare l’impatto ambientale della coltura. Il sistema di coltivazione fuori suolo permette di avere un ambiente a bassa contaminazione di patogeni con un limitato o assente uso di prodotti fitofarmaci per lo sviluppo del vivaismo orticolo biologico. La nuova serra si estende su una superficie di circa 300 mq ed è una struttura in ferro e policarbonato con aperture di colmo superiore. Internamente è suddivisa in 2 settori: il primo per la coltivazione delle piantine su bancali mobili predisposti sia per l’irrigazione flusso-riflusso, sia per quella ad aspersione con nebulizzatori, mentre il secondo settore è destinato all’allevamento delle piante in vaso a terra, o in vasetto su ulteriori bancali ed è prevista irrigazione con gocciolatori. Sono presenti sistemi di monitoraggio per la misurazione dei principali parametri ambientali interni ed esterni che sono collegati alla centralina allo scopo di mantenere costanti i parametri ambientali desiderati. Infine, sarà possibile svolgere la coltivazione pre-trapianto delle varie specie orticole tramite gestione da remoto, con sistemi IoT (internet of thing) applicati al sistema di coltivazione fuori suolo, per il miglioramento del bilancio idrico nutritivo e dello stato sanitario.
La serra sarà utilizzata sia in fase di coltivazione delle piantine che saranno poi trapiantate in campo, sia per la realizzazione degli incroci, o per l’autofecondazione in purezza di particolari ideotipi per i vari progetti breeding (allevamento in vaso – secondo settore della serra).
Fonte: CREA
Data: 24/01/2026
Le masterclass di SANA Food, anche in partnership con l’Associazione Italiana Cuochi e World IAC
homeSANA FoodSANA Food, la fiera b2b per i professionisti che vogliono diversificare la propria offerta di cibo sano e sostenibile per l’Horeca, il canale specializzato tradizionale, il risto-retail e le gastronomie, torna a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio. E lo fa con un nuovo partner ufficiale di primissimo piano, da sempre impegnato nella tutela, nella formazione e nella promozione della cucina italiana: l’Associazione Italiana Cuochi e World IAC.
L’AIC sarà protagonista dell’area OoH Lab, cuore esperienziale della manifestazione, attraverso un ricco programma di masterclass condotte dai propri chef.
I nove appuntamenti in programma puntano a valorizzare il patrimonio gastronomico italiano e a rispondere a una duplice esigenza del professionista Horeca: da un lato, approfondire la conoscenza di alcuni piatti tradizionali, ad esempio il tortellino, il pesto di Prà e la pasta ripiena rivisitata in versione contemporanea, per poterli inserire all’interno dei propri menù; dall’altro lato, affinare le tecniche di preparazione, apprendendole da chef altamente qualificati. I piatti al centro delle masterclass saranno abbinati ai vini selezionati da Slow Wine, grazie alla sinergia tra SANA Food e Slow Wine Fair: la fiera internazionale del vino buono, pulito e giusto si terrà, infatti, in contemporanea e in padiglioni adiacenti a SANA Food, offrendo al mondo Horeca, con un unico biglietto di ingresso, un percorso di visita esclusivo nel food&bev sostenibile e di qualità.
Le masterclass saranno incentrate sui temi della cucina sana e dell’innovazione, mantenendo sempre uno sguardo attento alla tradizione: autenticità, piatti semplici e mai banali, capaci di raccontare il territorio attraverso tecnica, ricerca e rispetto della materia prima.
A caratterizzare le masterclass sarà l’impiego di prodotti di alta qualità, compresa una selezione proveniente dagli espositori di SANA Food, con eccellenze DOP e IGP, referenze biologiche e altre riconosciute dalle guide Slow Food. Il tema dell’alimentazione sana sarà declinato in un approfondimento specificamente dedicato alla cucina gluten free. Al termine di ciascuna masterclass, oltre a un attestato di partecipazione, gli iscritti riceveranno il ricettario relativo alla loro sessione.
Il calendario prevede anche altri appuntamenti di rilievo, che saranno rivolti ad oltre 300 buyer internazionali e a una selezione di buyer italiani. Da segnalare quello su “Il miele italiano tra qualità, valore e riconoscibilità”, organizzato con l’Osservatorio Nazionale Miele e in collaborazione con Ambasciatori dei Mieli. Questa degustazione professionale aiuterà a conoscere, valutare e acquistare il miele italiano di qualità. A guidare l’incontro, Maria Lucia Piana, tra le massime esperte in Italia di analisi sensoriale del miele.
Aceto balsamico e olio extra vergine di oliva saranno protagonisti di altre due masterclass, completando l’offerta formativa di SANA Food per il mondo del consumo fuori casa.
Per informazioni e biglietti, clicca qui.
Fonte: SANA Food
Data: 24/01/2026
Perché parliamo di Nuove Tecniche Genomiche (NGT). Un cambiamento normativo che riguarda tutti
homeNGTNoOGMOGMPerché parliamo di Nuove Tecniche Genomiche
Un accordo politico provvisorio, raggiunto tra Consiglio e Parlamento europeo nel dicembre 2025, rischia di smantellare il quadro normativo che da oltre vent’anni regola gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) nell’Unione europea, con conseguenze potenzialmente gravi per la trasparenza della filiera alimentare e la libertà di scelta dei consumatori.
La proposta legislativa mira ad escludere le piante ottenute con le Nuove Tecniche Genomiche (NGT) – note in Italia anche come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) – dalla rigorosa disciplina sugli OGM prevista dalla Direttiva 2001/18/CE.
Il fulcro della nuova proposta è l’introduzione di una classificazione a due livelli per le piante NGT, che determinerebbe regole molto differenti:
- categoria NGT-1: piante considerate “equivalenti” a quelle convenzionali perchè hanno meno di 20 modifiche genomiche. Per queste si applicherebbe una deregolamentazione significativa;
- categoria NGT-2: piante con modifiche genetiche più complesse, che continuerebbero a sottostare, in linea di principio, alle attuali e più severe regole previste per gli OGM.
Le nostre preoccupazioni si concentrano sulla deregolamentazione proposta per la categoria NGT-1, che rappresenterebbe la maggioranza dei prodotti.
I rischi della deregolamentazione per le piante NGT-1
Se l’accordo provvisorio dovesse essere confermato e trasformato in legge, si aprirebbero scenari problematici per l’intero sistema agroalimentare.
- Trasparenza e libertà di scelta
Una delle maggiori critiche riguarda l’eliminazione dell’obbligo di etichettatura per i prodotti alimentari finali contenenti o derivati da piante NGT-1. Ciò priverebbe i consumatori della possibilità di compiere scelte informate.
Inoltre renderebbe difficile per produttori e distributori garantire l’assenza di questi nuovi alimenti modificati nei loro prodotti, minando le fondamenta delle filiere “OGM-free”.
- Principio di precauzione
La normativa vigente impone una rigorosa valutazione del rischio per la salute umana e l’ambiente prima dell’immissione in commercio di qualsiasi OGM, secondo il principio di precauzione. La proposta di deregolamentazione per le piante NGT-1 eliminerebbe questa valutazione preventiva, basandosi su una loro presunta “equivalenza” con le varietà convenzionali. Questo approccio potrebbe esporre l’ambiente e la biodiversità a rischi non calcolati.
- Concentrazione del mercato sementiero e rischi legali per gli agricoltori e i selezionatori
La maggior parte delle piante NGT sarebbe protetta da brevetto, ma rimane aperta la questione della responsabilità in caso di contaminazione accidentale. Il rischio di contaminazione accidentale di colture convenzionali e/o biologiche da parte di piante NGT brevettate è concreto e potrebbe esporre gli agricoltori ad ingiusti rischi legali e costi economici. Gli agricoltori, soprattutto i piccoli produttori, potrebbero trovarsi ingiustamente accusati di violazione di brevetto, con l’onere di dimostrare di non aver utilizzato l’invenzione brevettata; un’impresa ardua in assenza di metodi di rilevamento certi. L’accordo provvisorio prevede misure come un database pubblico dei brevetti, ma queste – oltre a favorire la concentrazione del mercato sementiero nelle mani di poche multinazionali – appaiono insufficienti a tutelare gli agricoltori da contenziosi.
Inoltre la diffusione di brevetti su singoli geni o tratti rischia di limitare l’accesso alla biodiversità da parte di chi si occupa di selezionare le varietà.
- Difficile coesistenza
L’accordo indebolisce le norme sulla coesistenza, ovvero le misure per prevenire la contaminazione tra colture OGM/NGT, convenzionali e biologiche. Sebbene gli Stati membri possano adottare “misure di coesistenza”, queste non sono obbligatorie e la loro efficacia sarebbe vanificata dalla carenza di una completa tracciabilità per le piante NGT-1.
Nel bio non sono ammessi ma servono garanzie
Un fronte particolarmente sensibile è quello dell’agricoltura biologica. Il Regolamento (UE) 2018/848 vieta esplicitamente l’uso di OGM nella produzione biologica. In linea con questo principio e con le aspettative dei consumatori e di IFOAM (la Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica), sia la Commissione che il Parlamento Ue hanno manifestato la volontà di mantenere le NGT al di fuori del settore biologico, ma servono garanzie e regole chiare.
Lo stato dell’arte: un accordo politico non ancora legge
È fondamentale sottolineare che l’intesa raggiunta tra Consiglio Ue e Parlamento europeo è, ad oggi, un accordo politico provvisorio.
Per diventare legge, dovrà ancora superare pochi passaggi di approvazione e dopo la pubblicazione ed un successivo periodo di transizione, le nuove procedure per NGT-1 e NGT-2 diventeranno operative.
Le nostre richieste
Il settore del biologico non è contro l’innovazione e la ricerca. Siamo per un’agricoltura trasparente, sostenibile e rispettosa della libertà di scelta. Per questo chiediamo di:
- mantenere tutte le NGT/TEA sotto la regolamentazione OGM, garantendo valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura obbligatoria, in linea con il principio di precauzione.
- prevedere regole chiare al fine di scongiurare contaminazioni accidentali e continuare a garantire agli agricoltori la libertà di scelta su cosa coltivare
- approfondire la ricerca indipendente sugli impatti a lungo termine dei nuovi “OGM” sull’ambiente, la biodiversità e il sistema socio-economico;
- sostenere le alternative agroecologiche già esistenti, come l’agricoltura biologica, il biobreeding e il miglioramento genetico partecipativo, che promuovono la sostenibilità senza ricorrere all’editing genomico e senza essere vincolate dai brevetti.
Il bio non promuove i brevetti sulle varietà e sul “vivente”. La tutela del nostro cibo, dell’ambiente e del diritto di scegliere cosa coltivare e mangiare deve rimanere una priorità assoluta.
Materiale informativo IFOAM Organics Europe per approfondimento:

Pesticidi e nuovi ogm. La terapia è biologica
agricoltura biologicabiocontrollohomeinnovazionebioMammucciniNGTNoPesticidiIl mondo agricolo è chiamato ad affrontare sfide senza precedenti. I cambiamenti climatici, sempre più estremi e imprevedibili, si intrecciano con la diffusione di nuovi parassiti e patogeni che minacciano la produttività dei campi. A complicare il quadro, l’insorgenza di resistenze che riducono l’efficacia dei mezzi tecnici convenzionali, rendendo più difficile la difesa delle colture.
È DUNQUE URGENTE RIPENSARE le strategie agricole puntando in maniera decisa sulla sostenibilità. E’ infatti ormai evidente che il modello di agricoltura intensiva basata sull’uso massiccio della chimica di sintesi mostra tutti i suoi limiti, sul piano ambientale e su quello economico e sociale. Senza un deciso cambio di rotta, rischiamo di compromettere i progressi conquistati negli ultimi anni e di mettere in pericolo il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente. I dati sui residui negli alimenti confermano la persistenza del problema del multiresiduo, con conseguenze gravi non solo per gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche per la nostra salute. Secondo i dati Ispra (purtroppo fermi alle rilevazioni del 2021) i residui dei pesticidi nelle acque continuano ad aumentare. L’esempio dell’atrazina è emblematico. Nonostante sia stata messa al bando in Italia nel 1992, continua a essere rilevata dall’Ispra e in trent’anni questa sostanza è arrivata dal livello superficiale del suolo fino alle falde profonde, contaminando le riserve idriche sotterranee.
IL BIOLOGICO RAPPRESENTA lo strumento più efficace per ridurre l’uso dei pesticidi e diffondere innovazione anche al resto dell’agricoltura, con ricadute positive per tutti i cittadini. Un recentissimo studio realizzato da Deloitte insieme a Transitiecoalitie Voedsel e Robin Food Coalition mette in luce i costi nascosti del sistema agricolo olandese. L’analisi mostra come il modello agroalimentare industriale generi un valore economico di 13,3 miliardi di euro, provocando però danni sociali per 18,6 miliardi. Le principali voci di questo deficit sono le emissioni di gas serra che incidono per 7,9 miliardi di euro, inquinamento da azoto per 7,2 miliardi, perdita di biodiversità per 2,58 miliardi. Il sistema lascia un deficit annuale di 5,3 miliardi di euro.
QUESTI COSTI NON COMPAIONO sui prezzi al dettaglio, ma ricadono sulla collettività attraverso la fiscalità generale e l’impoverimento del patrimonio ambientale. La ricerca dimostra che il biologico, combinato con le innovazioni già disponibili e una migliore efficienza delle risorse, porterebbe il bilancio in positivo di 2,7 miliardi di euro. Quindi, secondo le stime di Deloitte, l’adozione di pratiche agroecologiche garantirebbe ai soli Paesi Bassi un beneficio economico annuo dell’ordine di 8 miliardi di euro.
LA CRESCENTE ATTENZIONE verso l’agroecologia è confermata anche dagli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Agrofarma. Tra il triennio 2021-2023 e quello 2012-2014 le vendite di fitosanitari di sintesi sono diminuite del 18%, mentre i principi attivi di origine naturale hanno segnato un incremento del 133%. Un trend che dimostra come le innovazioni agroecologiche stiano ormai trovando sempre più spazio anche nell’agricoltura convenzionale, grazie alla loro efficacia e alla minore esposizione al problema delle resistenze.
C’È PERÒ UN PARADOSSO: mentre le imprese investono ormai nella transizione agroecologica, la politica, invece di sostenerla, sta facendo passi indietro. Una scelta che rischia di trasformarsi in una strada disastrosa per il futuro dell’intero settore agroalimentare.
DA QUESTO PUNTO DI VISTA il nono pacchetto «Omnibus», presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre, rappresenta un arretramento inammissibile e preoccupante per la tutela della salute e dell’ambiente. L’esigenza di migliorare il quadro normativo per i prodotti di biocontrollo non può essere utilizzata per introdurre contemporaneamente misure che indebolirebbero il quadro normativo per i pesticidi di sintesi chimica. I prodotti di biocontrollo hanno una natura profondamente diversa e necessitano di procedure dedicate, ma siamo estremamente preoccupati per le modifiche che consentirebbero periodi di approvazione illimitati per i pesticidi sintetici. È noto che queste sostanze causano gravi danni alla salute umana e all’ambiente, ed è proprio durante i rinnovi periodici che emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un lasciapassare per sostanze con un elevato impatto ambientale e sanitario.
PER RIDURRE L’USO DELLA CHIMICA di sintesi occorre puntare sempre di più su principi attivi di origine naturale e investire in ricerca e innovazione per l’agroecologia. Fino ad oggi la ricerca agricola ha di fatto guardato solo al modello di agricoltura industriale e invece è indispensabile investire per un’innovazione diversificata. Anche rispetto alle Ngt, che hanno un approccio coerente con l’agricoltura intensiva, la ricerca non può concentrarsi su un’unica direzione: sarebbe una visione anacronistica. È indispensabile investire nell’agroecologia, nel biocontrollo e nei semi dedicati al biologico. Serve un’innovazione capace di valorizzare tutte le tipologie di agricoltura, sostenuta da regole e norme trasparenti che garantiscano il principio di precauzione, la tracciabilità e la separazione delle filiere. Solo così agricoltori e cittadini potranno essere sicuri di scegliere il modello produttivo che preferiscono.
OGGI L’AGRICOLTURA si confronta con una complessità crescente e pensare che la soluzione possa arrivare dalla modifica di una singola caratteristica di una pianta è un’illusione. La soluzione è l’equilibrio dell’agroecosistema, che tutela la fertilità del suolo, la biodiversità e anche la tenuta socio-economica dei territori. È questa l’innovazione che serve per la transizione agroecologica, ed è su questo che dovremmo investire per affrontare le sfide del futuro, garantendo sostenibilità e resilienza per l’ambiente e per le comunità. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 08 gennaio 2026
Valori dei polifenoli più alti se l’olio di oliva è biologico
agricoltura biologicahomeolio biologicoscienzaEcco come cambiano nei monovarietali prodotti in biologico rispetto al convenzionale le concentrazioni di due dei composti fenolici più importanti per gli effetti benefici sulla salute umana
L’olio extravergine di oliva coltivato in biologico ha una concentrazione di composti fenolici maggiore rispetto ad uno coltivato con metodo convenzionale.
Lo rileva una indagine condotta in Portogallo da un team di ricercatori che ha analizzato come le pratiche agronomiche incidano su due dei più importanti composti fenolici dell’olio: l’oleocantale e l’oleaceina, i cui effetti benefici per la salute umana (antinfiammatori, antiossidanti e cardioprotettivi) sono ormai di patrimonio comune.
Lo studio portoghese è stato effettuato nel Centro Alentejo di biotecnologia per l’agricoltura e l’agroalimentare (Cebal), dell’Istituto politecnico di Beja (IPBeja), delle Università di Évora e di Jaéned, ed è stato pubblicato sulla rivista Journal of Agriculture and Food Research.
Confronto su tre varietà olivicole
Lo studio ha preso in esame tre distinti oli monovarietali, con l’obiettivo di mettere a confronto sistema di coltivazione, varietà olivicola e profilo fenolico dell’olio. Le tre varietà sono state quella tipica portoghese Cobrancosa e due spagnole come l’Arbequina e la Galiziano volgare. Gli oli sono stati ottenuti utilizzando un sistema di estrazione su scala di laboratorio, confrontando appunto i due modelli di produzione: agricoltura biologica e agricoltura integrata. Il contenuto di oleocantale e oleaceina è stato quantificato utilizzando una tecnica analitica ad alta precisione.
I risultati su oleocantale e oleaceina
I risultati hanno evidenziato una presenza di oleocantale ed oleaceina maggiore negli oli prodotti con olive di impianti coltivati in biologico. Addirittura nella varietà portoghese, la cultivar Cobrancosa, i valori sono praticamente raddoppiati (oleocantale: 561 mg/kg in biologico e 268 mg/kg in convenzionale; oleaceina: 348 mg/kg in biologico e 164 mg/kg in convenzionale). Vi è da aggiungere che le altre due cultivar prese in esame, pur mostrando una concentrazione di composti fenolici maggiore in biologico, presentano comunque valori complessivamente più modesti rispetto alla varietà portoghese.
Questi risultati dimostrano come sistema agronomico e cultivar influiscano in modo determinante sul profilo chimico e nutrizionale dell’olio extravergine di oliva. In particolare, l’agricoltura biologica si conferma una pratica in grado di esaltare la concentrazione di oleocantale e oleaceina, rafforzando i benefici per la salute associati al consumo di olio extravergine di oliva. […]
FONTE
TESTATA: L’Olivo news
AUTORE: redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 gennaio 2026
Pesticidi, l’Europa imbocca la strada sbagliata: meno controlli, più rischi per salute e ambiente
agrobiodiversitàhomestop pesticidiLa Commissione europea, con il pacchetto Omnibus, allenta i controlli sui pesticidi mettendo a rischio salute, ambiente e qualità del cibo.
Per FederBio, Legambiente e Slow Food la semplificazione non può tradursi in
deregolarizzazione: servono più tutele e un’accelerazione sulla transizione agroecologica, non proroghe all’uso di sostanze pericolose
Bologna, 29 dicembre 2025 –La semplificazione non può diventare sinonimo di deregolamentazione. Il nono pacchetto “Omnibus” presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre, passato quasi inosservato nel dibattito pubblico, rappresenta un arretramento preoccupante nella tutela della salute, dell’ambiente e della qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole. In particolare, la necessità di un quadro normativo adeguato per i prodotti di biocontrollo – oggi valutati e approvati secondo procedure concepite per i pesticidi di sintesi, nonostante la loro natura profondamente diversa – non può trasformarsi in una scorciatoia indiscriminata che finisca per favorire proprio la chimica di sintesi.
Dietro la retorica della riduzione dei costi e dell’efficienza amministrativa, il provvedimento introduce infatti modifiche che rischiano di indebolire uno dei pilastri della legislazione europea: il principio di precauzione. L’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni per numerosi pesticidi, l’allungamento dei periodi di tolleranza per sostanze vietate e il ridimensionamento del peso delle evidenze scientifiche più aggiornate nelle valutazioni nazionali aprono scenari che destano forte allarme. Secondo FederBio, Legambiente e Slow Food si tratta di una scelta miope, che sacrifica la sicurezza sanitaria e la protezione degli ecosistemi sull’altare della velocità procedurale e delle pressioni industriali, andando in direzione opposta rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo e alla necessità sempre più urgente di ridurre la dipendenza dell’agricoltura europea dalla chimica di sintesi.
A preoccupare maggiormente è l’ipotesi di autorizzazioni prolungate senza una revisione sistematica dei rischi, proprio mentre la comunità scientifica continua a produrre nuove evidenze sugli effetti cumulativi e a lungo termine dei pesticidi su biodiversità, suolo, risorse idriche e salute umana. Ancora più grave è il tentativo di limitare la possibilità per gli Stati membri di basarsi su studi scientifici recenti non ancora formalmente recepiti dalle agenzie europee: una scelta che rischia di congelare il sapere scientifico e di rallentare la capacità di risposta ai rischi emergenti.
«Quello che la Commissione europea sta proponendo è un arretramento culturale e politico», dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. «Non si può parlare di semplificazione quando si allungano i tempi di utilizzo di sostanze riconosciute come pericolose e si riducono gli strumenti di tutela per cittadini e agricoltori. La strada da seguire è un’altra: investire con decisione nella transizione agroecologica, sostenere l’agricoltura biologica e integrata, puntare su ricerca e sviluppo di soluzioni alternative e naturali, accompagnare gli agricoltori verso modelli produttivi che riducano davvero l’uso della chimica. Scelte che non servono solo a tutelare ambiente e salute, ma che sono anche strumenti concreti per rendere l’agricoltura più resiliente di fronte alla crisi climatica, invece di rendere i pesticidi una componente strutturale del sistema produttivo».
Una posizione condivisa anche dal mondo del biologico. «Abbiamo accolto positivamente la risoluzione del Parlamento europeo volta a migliorare il quadro normativo per i prodotti di biocontrollo, non solo per favorire le produzioni biologiche ma per offrire soluzioni alternative alla chimica di sintesi per tutta l’agricoltura», afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «Condanniamo però fermamente la decisione della Commissione di introdurre contemporaneamente misure che indebolirebbero il quadro normativo per i pesticidi di sintesi chimica. I prodotti di biocontrollo hanno una natura profondamente diversa e necessitano di procedure dedicate, ma siamo estremamente preoccupati per le modifiche che consentirebbero periodi di approvazione illimitati per i pesticidi sintetici. È noto che queste sostanze causano gravi danni alla salute umana e all’ambiente, ed è proprio durante i rinnovi periodici che emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un lasciapassare per sostanze con un elevato impatto ambientale e sanitario».
Sul piano culturale e sistemico, il rischio è quello di continuare a riproporre un modello ormai fallimentare. «Quello che preoccupa è che si continua a indicare come soluzione lo stesso modello che ha prodotto il degrado della biodiversità, la perdita di fertilità dei suoli e gravi impatti sulla salute umana», sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food. «La deregolamentazione che di fatto viene proposta è allarmante non solo dal punto di vista agronomico, ma anche culturale: la tutela del presente e la salvaguardia del futuro passano da scelte lungimiranti che non indeboliscono, ma proteggono la biodiversità, unica vera ricchezza in grado di garantirci un domani».
Un allarme che trova ulteriore conferma nel dossier “Stop pesticidi nel piatto”, recentemente presentato da Legambiente, che documenta come residui chimici continuino a essere presenti negli alimenti e come l’esposizione combinata a più sostanze rappresenti un rischio concreto, soprattutto per bambini e soggetti più vulnerabili. Il dossier ribadisce la necessità di politiche più ambiziose, fondate su prevenzione, controlli rigorosi e sul sostegno alle alternative sostenibili già disponibili.
«Se davvero vogliamo tutelare la competitività dell’agricoltura europea dobbiamo puntare su qualità, salute e innovazione ecologica, non su scorciatoie normative», dichiarano congiuntamente FederBio, Legambiente e Slow Food. «Chiediamo al Parlamento europeo e agli Stati membri di correggere questa proposta, adottando una norma specifica per i prodotti di biocontrollo senza indebolire le regole sui pesticidi di sintesi chimica, riaffermando con forza il principio di precauzione e mettendo al centro il diritto dei cittadini a un cibo sano e a un ambiente protetto. La semplificazione amministrativa non può diventare una resa politica. In gioco non c’è solo il futuro dell’agricoltura europea, ma la credibilità stessa dell’Unione quando parla di sostenibilità, salute pubblica e transizione ecologica. Continueremo a vigilare e a mobilitarci perché l’Europa non faccia passi indietro proprio dove dovrebbe accelerare».
UFFICIO STAMPA
Per contatti:
Silvia Voltan: + 39 3311860936 – silvia.voltan@pragmatika.it
Tornano i corsi di Accademia BIO aperti a tutti
AccademiaBioFederBio ServizihomeAccademia Bio lancia i nuovi corsi a mercato: formazione pratica e specialistica per i professionisti del biologico
Accademia Bio riparte ed amplia la propria offerta formativa con una nuova serie di corsi a mercato, pensati per rispondere in modo concreto alle esigenze di chi opera ogni giorno nelle filiere dell’agricoltura biologica e della sostenibilità. Dopo il lancio sui nostri canali social, i percorsi sono ora disponibili anche sul sito, con tutte le informazioni utili per iscriversi: https://federbioservizi.it/servizi/catalogo-corsi-privati-e-professionisti/
L’offerta si articola in moduli base, ideali per chi desidera acquisire competenze fondamentali sul biologico, e in moduli specialistici, rivolti a tecnici, operatori e professionisti che vogliono approfondire aspetti avanzati, normativi e operativi del settore. 🎓 Cosa troverai nei nuovi corsi:
- Percorsi introduttivi per comprendere principi, norme e pratiche dell’agricoltura biologica.
- Moduli avanzati dedicati a temi tecnici, innovazione di filiera, sistemi di controllo, certificazione e gestione aziendale.
- Formazione flessibile, con lezioni online e materiali sempre disponibili.
- Docenti esperti, provenienti dal mondo della ricerca e della consulenza.
🌿 Perché scegliere i nostri corsi
La formazione di Accademia Bio nasce dall’esperienza diretta nelle filiere e dai progetti di innovazione che coinvolgono ogni giorno aziende, tecnici e istituzioni. I corsi sono progettati per offrire strumenti immediatamente applicabili, aggiornamenti normativi puntuali e una visione completa delle sfide e delle opportunità del biologico.
📌 Scopri tutti i moduli e iscriviti
I corsi sono già online: basta visitare la sezione dedicata sul nostro sito per consultare il catalogo completo, conoscere i programmi e scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze professionali.
Fonte: FederBio Servizi
Data: 23/12/2025
Il Distretto biologico del Territorio Fiorentino sarà il dodicesimo in Toscana
agricoltura biologicabiodistrettihomeToscana BiologicaL’ultimo distretto biologico ufficialmente riconosciuto dalla Regione con decreto del 24 ottobre è stato il Distretto biologico Terre Apuane che ha fatto salire a 11 i distretti biologici riconosciuti con la legge regionale 51 del 2019 confermando la Toscana come leader nazionale.
Ma la spinta regionale al biologico non si ferma qui. Nei giorni scorsi i Comuni di Scandicci, Firenze, Lastra a Signa e Signa hanno firmato l’Accordo di distretto, presso la sede di Rete Semi Rurali alla Casa dell’Agrobiodiversità a Scandicci, che insieme al Progetto Economico Territoriale Integrato sarà ora trasmesso alla Regione Toscana e al ministero dell’Agricoltura per ottenere il riconoscimento formale del Distretto Biologico del Territorio Fiorentino.
Il nascente distretto interessa un’area vasta, che comprende oltre 1.000 ettari coltivati a biologico o in conversione e 95 aziende agricole. Insieme alle aziende biologiche – che, come previsto dalla normativa, devono rappresentare almeno il 51% dei soggetti firmatari dell’Accordo – hanno aderito le organizzazioni del biologico e alcune realtà del terzo settore attive nei campi dell’agroecologia, della promozione sociale e della tutela del paesaggio agrario. […]









