Certificare il biologico, sistema da migliorare

Intervista a Cristina Micheloni e Paolo Carnemolla. La presidente di Aiab Friuli-Venezia Giulia e il segretario generale di FederBio hanno messo a fuoco i problemi, soprattutto burocratici e di costo, che la certificazione del biologico crea ai produttori, e indicato i possibili miglioramenti da apportare al sistema.

Il sistema di certificazione dei prodotti biologici – reso obbligatorio dei regolamenti europei fin dal 1991 – prevede dei costi e degli adempimenti burocratici che possono rappresentare un ostacolo per le piccole aziende agricole bio e per quelle che vogliono iniziare a produrre in modo biologico. Sta di fatto che alcune realtà sono uscite dal sistema e altre non hanno nessuna intenzione di entrarvi. Di questo problema abbiamo parlato con Cristina Micheloni, presidente di Aiab Friuli-Venezia Giulia, e Paolo Carnemolla, segretario generale di FederBio, federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Cosa si può fare affinché la certificazione del biologico non scoraggi le aziende interessate a produrre?

Micheloni. Per prima cosa non credo siano davvero i costi l’ostacolo principale, ma piuttosto il fardello burocratico che il sistema di certificazione implica, nonché i rischi delle sanzioni che non sono per nulla commisurate alla dimensione aziendale e al «peso» di eventuali errori o mancanza di rispetto delle regole. Sottolineo come, soprattutto nelle piccole aziende, si tratti per lo più di errori formali di compilazione, legati spesso alla scarsa dimestichezza con la burocrazia o alla mancanza di tempo. Soluzioni facili e immediate non ce ne sono. Ci sono però iniziative private, legate a filiere, anche di notevoli dimensioni e valore economico, che offrono ai piccoli produttori che forniscono la materia prima il supporto burocratico necessario. Tali esperienze funzionano bene, ma insistono su filiere con un buon valore aggiunto, per esempio il vino che produce margini tali da rendere possibile il servizio. Qualcosa di analogo sui seminativi, anche cofinanziato con fondi pubblici, sarebbe un utile servizio.

Carnemolla. È necessaria una drastica e significativa semplificazione degli adempimenti e delle procedure, anzitutto integrandoli tra quelli necessari sul fascicolo aziendale e sul Sian, il Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo messo a disposizione dal Ministero dell’agricoltura e da Agea. Andrebbe poi introdotta un’estesa digitalizzazione che consenta a tutti i soggetti coinvolti di operare su un’unica piattaforma di scambio e validazione delle informazioni. È inoltre importante inserire un approccio di filiera alla certificazione, sia che si tratti di rapporti verticali fra produttori e altri operatori della filiera, sia che riguardi reti di impresa fra produttori nell’ambito di distretti biologici. Un altro punto fondamentale è sostenere economicamente la consulenza anche sugli aspetti connessi alla certificazione, dato che con la nuova normativa europea ai produttori viene chiesto di assumersi ancora più direttamente la responsabilità nell’autocontrollo e nella gestione dei rischi di non conformità e di indagine rispetto a queste situazioni, in particolare per quanto riguarda contaminazioni da sostanze non ammesse.

Nemmeno l’introduzione della certificazione di gruppo ha invertito la rotta…

Micheloni. La certificazione di gruppo, inclusa anche per i produttori europei nell’ultimo regolamento (n. 848/2018), nel modo in cui è stata formulata è in pratica inapplicabile. Purtroppo, le condizioni in cui si può utilizzare sono scritte nel corpo del regolamento e non negli atti delegati, cosa che richiede per ogni variazione dei passaggi complessi e lunghi. In buona sostanza, la certificazione di gruppo così com’è non ci aiuta! In Friuli-Venezia Giulia abbiamo in corso un progetto di cooperazione decentrata con il Brasile, nell’ambito del quale abbiamo messo in luce come la certificazione di gruppo funzioni bene in Brasile, ma sia inapplicabile in Friuli, nello specifico su una filiera cereali-farina- pane che è stata costruita a partire da terreni di proprietà collettiva. Concluderemo il progetto con delle proposte normative e se ci fossero altre spinte da parte di altri gruppi che si sono cimentati nell’applicazione della norma e hanno maturato proposte su come cambiarla e l’urgenza di farlo, magari riusciremmo a convincere la Commissione europea.

Carnemolla. È un tipo di certificazione che è stata introdotta per favorire principalmente i piccolissimi produttori dei Paesi terzi, mentre nell’UE e in Italia sarebbe invece necessario riconoscere il ruolo delle organizzazioni di produttori (Op), delle filiere contrattualizzate e dei contratti di rete in ambiti territoriali definiti, per esempio i distretti biologici, per dare un concreto impulso alla semplificazione, favorire l’aggregazione e aiutare i piccoli agricoltori.

La tecnologia può giocare un ruolo centrale per superare l’eccessiva burocratizzazione della certificazione?

Micheloni. La tecnologia, soprattutto quella digitale, può aiutare ed è anche già utilizzata, però non è una bacchetta magica e, paradossalmente, spesso si scontra con il basso grado di digitalizzazione e interoperabilità – intendo la possibilità di interfacciarsi e scambiare dati tra sistemi e data- base di enti diversi – dei sistemi informatici degli enti pubblici. Mentre molta tecnologia cerca di facilitare o garantire lo scambio di documenti, il vero problema è la veridicità dei dati e il loro continuo e tempestivo monitoraggio. Infine, credo sia un’opportunità persa e metta a rischio la credibilità dello strumento tecnologico l’attuale uso della digitalizzazione per un banale storytelling, mi riferisco ai QR Code sulle etichette che rimandano al sito aziendale o a una narrativa sull’azienda produttrice in chiave promozionale, ma che nulla fornisce in più, in termini di garanzia sulla veridicità dei dati, dell’etichetta standard.

Carnemolla. Dal 2013 per FederBio l’utilizzo delle tecnologie e piattaforme digitali a sistema è indispensabile non solo per semplificare gli adempimenti a carico degli operatori e ridurre quindi i costi diretti e indiretti del sistema, ma anche per garantire tracciabilità e trasparenza. Con l’affermarsi dell’agricoltura di precisione e delle piattaforme di Land Management che utilizzano anche dati satellitari, basi di dati su ogni aspetto della situazione dei terreni, delle colture, dei mezzi tecnici e dell’agrometeorologia, è aumentata enormemente la possibilità di trasparenza anche nella gestione agronomica e della stalla, potendo così ridurre e ottimizzare l’impiego di personale degli organismi di certificazione e dei consulenti. Fare correttamente agricoltura biologica con queste tecnologie, ormai a bassissimo costo e sostenute da contributi pubblici, è decisamente più semplice, perché si può contare su un supporto informativo nel prendere decisioni per prevenire rischi e ottimizzare le rese. Devo tuttavia sottolineare che tutti i tentativi che FederBio ha fatto finora per una transizione digitale del settore biologico, anche attraverso piattaforme tecnologiche dedicate, sono rimasti al palo o addirittura contrastati da un sistema dove la carta ha ancora un ruolo importante e dove, a volte, si preferisce fare marketing parlando di blockchain, ma non delle informazioni che questa tecnologia deve validare.

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FONTE


TESTATA: L’Informatore Agrario
AUTORE: Giorgio Vincenzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 giugno 2023



FederBio: congratulazioni e auguri di buon lavoro a Nicoletta Maffini, neo Presidente di AssoBio

Bologna, 28 giugno 2023 – Cresce la leadership femminile ai vertici delle organizzazioni del biologico. Nicoletta Maffini, Direttore Generale di Conapi, è stata eletta nuova Presidente di AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali.

FederBio si congratula con la nuova Presidente nella convinzione che sia fondamentale per il settore continuare nel percorso di collaborazione. Le iniziative congiunte finalizzate alla valorizzazione del biologico Made in Italy contribuiranno a sostenere la transizione agroecologica dell’agroalimentare nazionale, in linea con il Piano d’azione e gli obiettivi del Green Deal e delle Strategie Ue Farm to Fork e Biodiversità.

Già Vice presidente di AssoBio, Maffini è stata per 7 anni Direttore commerciale e marketing del Consorzio Nazionale Apicoltori prima di assumerne la direzione generale. L’augurio di FederBio si estende, inoltre, al Vice Presidente Jacopo Orlando e a tutto il Consiglio Direttivo eletto nell’Assemblea di ieri.

“Sono davvero soddisfatta di questa nomina che rafforza la presenza femminile in ruoli direzionali chiave del settore; anche da questo punto di vista il biologico conferma la grande capacità d’innovazione – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Nicoletta è una figura di spicco del comparto, con una consolidata conoscenza dell’agroalimentare bio. Grazie alle sue competenze e all’impegno per il biologico, sono certa che continueremo la preziosa sinergia per sostenere il settore, a partire dall’aumento della produzione e al rilancio dei consumi di alimenti biologici. Un sentito ringraziamento a Roberto Zanoni, presidente uscente di AssoBio, per la grande collaborazione portata avanti in tutti questi anni e per l’impegno che abbiamo condiviso per l’approvazione della legge sul bio, un risultato fondamentale per far crescere tutto il comparto biologico”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it



Maxi frode di falso riso biologico. FederBio: massima fiducia e collaborazione a inquirenti e Magistratura

Bologna, 26 giugno 2023 – Da sempre impegnata nella tutela del vero biologico, in particolare nel comparto del riso biologico, FederBio elogia l’operato della Procura di Pavia che, in un’operazione congiunta della Guardia di Finanza e degli ispettori dell’ICQRF, ha sgominato una rilevante frode nella commercializzazione di riso falsamente dichiarato biologico.

L’azione investigativa, partita dall’analisi delle produzioni risicole dal 2021, ha portato alla perquisizione di 14 aziende agricole nella provincia di Pavia e quindi al sequestro di ingenti quantitativi di fitofarmaci e fertilizzanti, il cui utilizzo è vietato nell’agricoltura biologica. Le indagini puntano a verificare la correttezza delle tecniche di coltivazione e anche il livello di contaminazioni nelle produzioni di riso bio.

“Esprimiamo pieno sostegno e fiducia alla Magistratura e agli inquirenti che hanno smascherato questa maxi frode – ha dichiarato Paolo Carnemolla, Coordinatore Unità di Crisi di FederBio – Le criticità del comparto risicolo biologico sono note da anni. FederBio si è sempre schierata a fianco delle Regioni Lombardia e Piemonte e del MASAF per rendere più restrittive le regole di produzione e i punti di controllo in situazioni come quelle riscontrate dalla Procura di Pavia. L’esito di questa operazione conferma che è concreto il pericolo di truffe, anche rilevanti, quando sussiste un elevato rischio di commistione fra produzione convenzionale e biologica. Quanto fatto finora non è evidentemente sufficiente a prevenire le frodi, si deve aprire immediatamente un confronto con tutti gli attori della filiera, gli organismi di certificazione e le Autorità competenti a livello regionale e nazionale per rivedere le regole e gli strumenti di certificazione, che sono fondamentali per tutelare il Made in Italy biologico e le vocazioni di produttive di interi territori come nel caso del riso”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it



La riduzione del rame nella difesa del vigneto biologico

DOVE: 

Azienda Cotarella - Montecchio (TR)

QUANDO:

5 luglio 2023 - h. 10.30

FederBio Servizi, nell’ambito del progetto FOCUS BioSolution Field Masters insieme ad Adama e AgriNet 2000, organizza una giornata in campo dedicata alla riduzione del rame nella difesa del vigneto biologico. L’iniziativa si terrà mercoledì 5 luglio 2023, dalle ore 10.30, presso Azienda Cotarella a Montecchio (TR), Località San Pietro, snc – 05020.

Programma:

  • Saluti Azienda Cotarella
  • Il progetto BioSolution Field Masters – Nicola Stanzani (FederBio Servizi)
  • Riduzione del rame nel vigneto biologico: prodotti a confronto – Ciro Lazzarin (AgriNet 2000)
  • Nuovi prodotti fitosanitari a basso impiego di rame n campo sperimentale – Tiziano Baldo, Adama
  • Visita alla prova in campo sperimentale
  • Chiusura lavori e aperitivo offerto ai partecipanti

Iscriviti all’evento attraverso il seguente link, la partecipazione è gratuita.


Assemblea dei Produttori Biologici

DOVE: 

Palazzo Rospigliosi

Sala delle Statue - Via XXIV Maggio, 43 (Roma)

QUANDO:

6 luglio 2023 - h. 10.00

Al via l’Assemblea Nazionale dei soci produttori di FederBio, organizzata per dare voce ai produttori dell’agricoltura biologica, anello fondamentale della filiera agroalimentare che avrà l’occasione di presentare le proprie richieste e discutere le possibili soluzioni. L’evento riunirà le 16 associazioni dei produttori bio a Palazzo Rospigliosi giovedì 6 luglio ed è aperto a tutti gli operatori del settore bio.

Durante la giornata, verrà definito il Manifesto dei produttori del biologico, un documento che segna un importante passo avanti per il settore, affinché l’agricoltura biologica assuma un ruolo sempre più centrale nelle decisioni politico-economiche del Paese. Agricoltori e allevatori bio insieme per far sentire la propria voce e mettere a disposizione l’esperienza concreta di un pezzo fondamentale di quella filiera che parte dalla terra e arriva alle nostre tavole.

L’assemblea dei produttori, a cui è prevista la presenza di rappresentanti del Governo e del Parlamento, sarà inoltre l’occasione per discutere le azioni necessarie per promuovere ulteriormente l’agricoltura biologica e rafforzare l’importante valore aggiunto dato dal settore come asse strategico del Made in Italy.


Made in Italy top della qualità. Per 1 consumatore straniero su 3

Il 68% acquisterebbe bio Made In Italy presso i punti vendita abituali. I dati dell’Osservatorio SANA saranno illustrati durante Rivoluzione Bio 2023

Milano, 22 giugno 2023 – Presentata a Milano la nuova edizione di Sana 2023, il 35° Salone internazionale del biologico e del naturale. Per l’occasione Nomisma ha sintetizzato le ultime analisi dell’Osservatorio SANA che, grazie alla partnership con ICE Agenzia, ha proposto i risultati del monitoraggio del biologico sui mercati internazionali realizzato da ITA.BIO (www.ita.bio), la piattaforma per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy promossa da ICE Agenzia e FederBio.

I dati dell’Osservatorio SANA 2023 saranno presentati a settembre in fiera nell’ambito della quinta edizione di Rivoluzione Bio, gli Stati generali del biologico, organizzati in collaborazione con FederBio e AssoBio, e realizzati con Nomisma, nel quadro del progetto BEING ORGANIC IN EU gestito da FederBio in partenariato con Naturland DE e cofinanziato dall’Ue nell’ambito del Reg. EU n.1144/2014. I dati vedono una performance positiva del nostro export bio: nel 2022 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +16% (anno terminante giugno) rispetto all’anno precedente. Il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche della crescita di lungo periodo (+181% rispetto al 2012, un valore quasi triplicato).

La gran parte delle esportazioni (81% del totale) riguarda il food per un valore di 2,7 miliardi di euro nel 2022 (anno terminante giugno), +16% rispetto al 2021. Rilevante anche il ruolo del vino che pesa per il restante 19% dell’export bio, ossia una quota ben maggiore di quanto avviene con l’export agroalimentare in generale (in questo caso l’incidenza del wine è del 13%). In termini assoluti parliamo di 626 milioni di euro di vino bio Made in Italy venduto sui mercati internazionali, +18% rispetto al 2021 ed una quota sul totale dell’export vitivinicolo italiano dell’8% (il food “si ferma” al 6%).

MERCATI DI DESTINAZIONE DEL BIO ITALIANO

Per quanto riguarda i mercati presidiati, dall’indagine condotta tra luglio e agosto 2022 da Nomisma per ICE Agenzia e FederBio su un campione di 290 imprese alimentari e vitivinicole italiane, è emerso come le principali destinazioni in Europa per food italiano BIO siano la Germania (indicata nel complesso dal 63% delle aziende) e a seguire Francia (46%) e Benelux (34%). Per il vino a guidare è ancora il mercato tedesco (67%), seguito a brevissima distanza dai Paesi Scandinavi (61%) – dove, da sempre, l’apprezzamento del vino bio è molto alto – e dal Benelux (59%). Al di fuori dei confini comunitari la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito sia per il food che per il wine (in quest’ultimo caso risultano strategici anche Canada e Giappone).

E in futuro? Secondo le imprese, i Paesi più promettenti per le esportazioni di prodotti bio nel prossimo triennio saranno Germania (56%), Nordics (32%) e Stati Uniti (25%) per il food, e Nordics (58%), Stati Uniti e Canada (entrambi segnalati da un terzo delle aziende) nel caso del vino.

PUNTI DI FORZA E OSTACOLI DEL BIO ITALIANO SUI MERCATI ESTERI

Quali sono le caratteristiche che decretano il successo del bio italiano sul mercato estero? La qualità dei prodotti e il generale interesse del consumatore straniero per il Made in Italy (indicati rispettivamente dal 66% e dal 60% delle imprese) sono il biglietto da visita del nostro bio sui mercati internazionali. Sono considerati elementi di successo anche l’equivalenza del marchio bio europeo (34%), l’elevata spesa media pro-capite per i prodotti bio (33%) e le garanzie associate ai prodotti agroalimentari bio (24%).

Secondo le aziende italiane, gli aspetti che rappresentano i maggiori ostacoli alla vendita dei propri prodotti bio all’estero sono invece i costi legati alle attività di promozione sui mercati internazionali (percepiti come ostacolo dal 42% delle imprese esportatrici bio), le normative/burocrazie locali e la concorrenza di prezzo da parte delle imprese locali (fattori indicati entrambi dal 37%).

BIO MADE IN ITALY: L’OPINIONE DEL CONSUMATORE STRANIERO

Grazie alle indagini periodiche Nomisma per la piattaforma ITA.BIO è stato possibile raccogliere le opinioni di oltre 7.000 consumatori dei principali mercati target per il bio (Stati Uniti, Cina, Canada, Emirati Arabi, Scandinavia, Giappone e Messico). Se è vero che il biologico è ormai diffuso in tutto il mondo – e, in particolare, negli Stati Uniti (l’89% della popolazione ha consumato almeno una volta un prodotto biologico nel corso dell’ultimo anno), in Scandinavia (87%) e Canada (76%) – il Bio Made in Italy rappresenta ancora una nicchia, soprattutto in Messico, Emirati Arabi e Giappone (dove la consumer base non supera l’8% della popolazione).

Ma in tutti i mercati analizzati si evidenziano enormi opportunità di crescita: l’Italia è top quality nel food & wine nel percepito del consumatore (in media uno su tre posiziona l’Italia al primo posto nella classifica dei Paesi da cui provengono i prodotti alimentari di maggiore qualità) e c’è forse interesse nei confronti del binomio bio Made in Italy (il 68% in media acquisterebbe un nuovo prodotto bio Made in Italy se lo trovasse presso i punti vendita che frequenta abitualmente).

Secondo le aziende italiane, gli aspetti che rappresentano i maggiori ostacoli alla vendita dei propri prodotti bio all’estero sono invece i costi legati alle attività di promozione sui mercati internazionali (percepiti come ostacolo dal 42% delle imprese esportatrici bio), le normative/burocrazie locali e la concorrenza di prezzo da parte delle imprese locali (fattori indicati entrambi dal 37%).

RIVOLUZIONE BIO: LE PRIME ANTICIPAZIONI SUL PROGRAMMA DEL 2023

7 settembre, ore 10.30

Saluti istituzionali e apertura lavori

Intervengono: Presidenti BolognaFiere, AssoBio, FederBio

Luigi D’ERAMO | Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (in attesa di conferma)

Sessione 1 | PIANO D’AZIONE NAZIONALE E MERCATO ITALIANO

Interventi a cura di: SINAB, ISMEA, Nomisma, FederBio, AssoBio

CONCLUSIONI affidate a On. Francesco Lollobrigida | Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (in attesa di conferma)

7 settembre, ore 14.30

Sessione 2 | MADE IN ITALY BIO ALL’ESTERO, BLOCKCHAIN E MARCHIO A CONTRASTO DELL’ITALIAN SOUNDING

Interventi a cura di: Agenzia ICE, Naturland, Nomisma

CONCLUSIONI affidate a: On. Adolfo Urso | Ministro delle Imprese e del Made in Italy (in attesa di conferma)

8 settembre, ore 10.30

Sessione 3 | INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ: ESPERIENZE IN CAMPO NEL BIO

Case history di successo di imprenditori che hanno adottato soluzioni tecniche innovative nel biologico

CONCLUSIONI affidate a Prof. Pisante (in attesa di conferma)

UFFICIO STAMPA


Press Office SANA – Absolut eventi & comunicazione

Sara Telaro, Sveva Scazzina – SANApress@absolutgroup.it – Tel. 051 272523

BolognaFiere

Daniela Modonesi – daniela.modonesi@bolognafiere.it – Tel. 051 282233

Press office Nomisma

Maurizio Liuti – Head of Communication – maurizio.liuti@nomisma.it



Stop alle Deroghe della PAC! La società civile europea esorta la Commissione UE: il Green Deal deve garantire un futuro sostenibile per le generazioni future, la biodiversità e gli agricoltori

Più di 100 organizzazioni ambientaliste, scientifiche e sociali, nonché agricoltori, sindacati e gruppi religiosi chiedono la fine delle deroghe dell’UE che annacquano le misure ambientali della PAC.

Un’ampia coalizione di gruppi della società civile ha inviato una lettera urgente alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, esortandola a continuare a difendere gli obiettivi ambientali e agricoli del Green Deal, che descrivono come “probabilmente il più importante progetto di questo secolo”. Hanno sottoscritto la lettera aperta 116 organizzazioni del mondo ambientalista, scientifico, sociale, della cooperazione allo sviluppo e dell’agricoltura, nonché organizzazioni religiose.

In contrasto con la scienza e i valori fondamentali dell’Unione Europea

I firmatari sottolineano che le richieste di un’ulteriore sospensione delle misure ambientali della PAC (le buone pratiche agricole e ambientali previste dalla condizionalità della nuova Pac come l’obbligo delle rotazioni e le aree destinate alla conservazione della natura, utilizzando la guerra in Ucraina come falso pretesto, sono in contrasto con l’ampio consenso scientifico sull’importanza vitale di fermare il collasso dell’ecosistema. Inoltre, alcune proposte politiche che intendono fermare parti essenziali del Green Deal come le proposte legislative per ripristinare la natura (NRL) e ridurre i pesticidi (SUR), sono in netta contraddizione con i valori fondamentali dell’Unione Europea.

Errore di proporzioni storiche

I firmatari sottolineano che garantire un futuro sostenibile per l’Europa richiede una politica agricola comune che sia coerente con gli obiettivi delle strategie dal produttore al consumatore e per la biodiversità del Green Deal e che combini politiche ecologiche con prospettive socio-economiche eque per gli agricoltori. Le organizzazioni assicurano al Presidente della Commissione il loro pieno sostegno nella difesa del Green Deal e sottolineano che cedere alle miopi richieste della potente lobby dell’agricoltura convenzionale dipendente dalla chimica di sintesi e dei loro alleati politici sarebbe “un errore di proporzioni storiche”. Non ha senso né dal punto di vista del cambiamento climatico, né da quello della biodiversità, né per comunità rurali vitali e aziende agricole a conduzione familiare, continuare a investire miliardi di euro pubblici per sostenere una agricoltura che nuoce alla salute delle persone e dell’ambiente, orientata essenzialmente alla produzione di mangimi per la produzione di carne su scala agroindustriale.

Cambiamo Agricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni italiane del mondo ambientalista del biologico e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica,CIWF Italia Onlus, AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu,Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

Un fact-check delle organizzazioni ambientaliste e agricole ha messo in luce quanto siano infondate le argomentazioni utilizzate principalmente dai politici conservatori per far approvare la sospensione dei principali requisiti ambientali della PAC (rotazione delle colture, fornitura di terra per la biodiversità, niente pesticidi) per gli anni 2022 e 2023. La sospensione dei requisiti ambientali della PAC non ha apportato alcun contributo visibile alla sicurezza alimentare. Ma è andato a scapito dell’ambiente e della sostenibilità dell’agricoltura, poiché le misure per proteggere gli insetti impollinatori e aumentare la fertilità del suolo sono state interrotte. Con la loro Lettera aperta, le oltre 100 organizzazioni della società civile si oppongono fermamente a un’ulteriore proroga di queste misure sbagliate, come già richiesto dal PPE fino al 2025 e oltre .


Bio, parola magica per crescere nell'export

L’analisi della piattaforma ITA.BIO sulla crescita del Messico. L’abbinata biologico-Made in Italy vincente anche in mercati inusuali

Vado al massimo: Vado in Messico. Il Boom dell’export agroalimentare è un gran vanto per il Made in Italy, ma all’estero non si cresce per caso. Servono competenze e organizzazione: gli ingredienti che agenzia ICE, FederBio e Nomisma investono in ITA.BIO, la piattaforma per l’internalizzazione del nostro biologico. Dopo il lungo giro del mondo dei focus di approfondimento su: Usa, Cina, Canada, Emirati Arabi, Scandinavia e Giappone lo scorso 7 giugno il webinar in diretta streaming moderato da Terra e Vita ha fatto il punto sul Messico.

Si fa presto a dire qualità…

Un mercato inusuale, ma è proprio nelle destinazioni “estreme” che si capisce su quali leve spingere per avere successo fuori dai confini nazionali. “Si fa presto – commenta Sergio De Gennaro del pastificio Lucio Garofalo – a parlare di qualità intrinseca della nostra tradizione alimentare”. Colpa di abitudini alimentari differenti, ma “bio” è invece una parolina capace di trasmettere il concetto di qualità in quasi tutte le lingue. Dopo i primi test positivi Garofalo ha così deciso di puntare sul Paese latino americano esportando direttamente alcune tonnellate di spaghetti bio, anche se l’operazione ha comportato un cambio in corsa dell’aggiornamento normativo intervenuto in questo Paese. […]

Lusso e Salute

Secondo Paulina Flores, importatrice con la società Novandi Gourmet, sono invece i prodotti top class italiani ad essere richiesti nelle località turistiche. […] Anche la chiave salutistica pende però in favore del Bio.

“Si tratta – dichiara il direttore di ICE Messico, Giovanni Luca Atena – di un Paese giovane e in crescita costante che sta cercando di modificare, almeno nella fascia più alta di consumo, le abitudini di vita ed alimentari per vivere meglio e in maniera sana”

Per contrastare l’aumento dell’obesità (è il secondo Paese al mondo per incidenza in età adulta) il Governo ha infatti attivato un’intensa campagna di informazione nutrizionale.

“Il Bio in Messico è ancora una nicchia – conferma Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma – ma questa crescente attenzione a salute e benessere assicura significative potenzialità di sviluppo, in un Paese cono un enorme potenziale demografico rappresentato da una popolazione di 129 milioni di abitanti di cui il 50% minore di 28 anni”

“Nell’ultimo anno – sottolinea Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio – le vendite di alimenti Bio hanno fatto registrare in Messico un incremento del 12%: un segnale molto attrattivo per le aziende bio che puntano a crescere a livello internazionale”

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FONTE


TESTATA: Terra e Vita
AUTORE: Lorenzo Tosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 giugno 2023



La deregulation sui cibi geneticamente modificati è un colpo di mano contro il bio

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, accusa: “Non si può procedere per decreto abolendo le regole”

Le sigle non aiutano a fare chiarezza. Sembrano più uno scioglilingua che un’informazione: Ngt in inglese, Tea in italiano. Cioè New Genomic Techniques o Tecniche di evoluzione assistita. L’evoluzione è anche rispetto ai controversi Ogm, i prodotti dell’ingegneria genetica il cui uso in campo è severamente regolamentato in tutta l’Unione Europea e vietato in 16 Paesi. A colpi di fiducia la maggioranza di governo ha inserito le nuove tecniche genetiche all’interno del decreto siccità facendole passare alla Camera e scatenando la rivolta del settore del biologico. Perché il bio si sente sotto attacco?

“È una deregulation pericolosa infilata di forza in un decreto sulla siccità”, risponde Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. Permette la coltivazione in campo per ricerca e sperimentazione, senza nessun limite, dei cosiddetti Tea. Prima ancora di entrare nel merito della questione c’è da sottolineare questo punto: è un tana libera tutti, l’eliminazione delle regole”.

Secondo il governo questi prodotti non sono equiparabili agli Ogm, anzi sarebbero una prosecuzione delle tecniche di selezione tradizionale. Dunque non hanno bisogno di specifiche autorizzazioni.

“Le New Genomic Techniques sono una forma avanzata di manipolazione genetica di semi e piante alimentari. Non è che lo dico io. Lo ha detto la Corte di giustizia europea in uno specifico giudizio in cui si afferma che le Ngt non possono essere considerate fuori dal perimetro della Direttiva 2001/18, quella che definisce e regola gli Ogm. La stessa Corte chiede che queste nuove tecniche genetiche vengano sottoposte alle stesse procedure degli Ogm per l’approvazione delle varietà destinate alla coltivazione e delle sperimentazioni in campo aperto. Cioè chiede che ci siano valutazione del rischio, tracciabilità, etichettatura”.

Resta il fatto che una differenza tra Ogm e Ngt esiste.

“Ma va valutata e l’Unione Europea ha cominciato a farlo adottando le necessarie cautele. Ora invece si vogliono far saltare queste cautele. Ed è un paradosso che la deregulation a favore di tecniche che non hanno legami con il territorio arrivi proprio nel Paese che collega la sua immagine al messaggio del made in Italy. Proprio l’Italia, che ha da sempre vietato la coltivazione di cibi Ogm sul suo territorio, vuole davvero prendere questa scorciatoia prima di avere le conoscenze necessarie a decidere? Vietando ai consumatori, in assenza di informazioni sull’etichetta, la possibile di scegliere? Sarebbe una resa all’iperindustrializzazione del Nord Europa e degli Stati Uniti: un vero boomerang. Se il ministero delle Politiche Agricole vuole confermare il fatto che è anche il ministero del Made In Italy, deve agire di conseguenza”. […]

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FONTE


TESTATA: Huffpost
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 giugno 2023



Facciamo il punto. Alberi boschi e Foreste nella regione Abruzzo

DOVE: 

Palazzo Fibbioni, Sala Rivera

Via San Bernardino - L'Aquila

QUANDO:

13 giugno 2023 - h. 15.00

Martedì 13 marzo dalle ore 15.00 si svolgerà un incontro pubblico dal titolo: Facciamo il Punto. Albero Boschi e Foreste nella regione Abruzzo. L’incontro si terrà presso la sala Rivera di Palazzo Fibbioni in via San Bernardino all’Aquila. Scarica il programma della giornata.