Biologico, FederBio lancia il Manifesto per il rafforzamento del settore

Il comparto è in continua crescita: in Italia ci sono quasi 93mila operatori, più di 82mila produttori e una Superficie Agricola Utilizzata (Sau) di quasi il 19%

Meno burocrazia e tariffe uniformi. Questi i paletti piantati da FederBio che – nel corso dell’Assemblea Nazionale dei Soci Produttori dello scorso 6 luglio a Roma – ha lanciato il Manifesto per il rafforzamento del biologico. Il documento di FederBio (che rappresenta 50mila agricoltori biologici e biodinamici) – viene spiegato – è indirizzato dritto dritto “al Governo” e definisce “le priorità del settore affinché possa rappresentare, anche in futuro, uno degli asset strategici del made in Italy.

Il settore è in continua crescita. In Italia conta quasi 93mila operatori, con un 7,7% di crescita rispetto al 2021, più di 82mila produttori e una Superficie Agricola Utilizzata (Sau) di quasi il 19%. Con il Manifesto – realizzato sulla base di incontri tra i soci produttori di FederBio e le associazioni su diversi argomenti – si chiede in prima battuta una semplificazione burocratica, a partire dall’istituzione di un sistema unico nazionale di certificazione, con tariffe uniformi e piani di controllo standard, approvati da un’autorità competente nazionale del settore. Altra questione ritenuta fondamentale, la realizzazione di un sistema di certificazione semplificato per definire il giusto prezzo. I produttori di FederBio chiedono quindi di istituire una Commissione Unica Nazionale per definire i prezzi a partire dai costi reali del biologico che, oltre a essere gravato oggi dalla certificazione, deve supportare il maggior carico di lavoro dovuto alla rinuncia a diserbanti, fitofarmaci e fertilizzanti chimici di sintesi.

“Bisogna definire il giusto prezzo a partire dei costi di produzione che gli agricoltori e gli allevatori bio devono sostenere e che sono inevitabilmente più alti rispetto al convenzionale – dice la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini – i produttori agricoli biologici e biodinamici portano un valore aggiunto alla società poiché producono e proteggono beni pubblici essenziali, come suolo sano, agrobiodiversità e colture senza agrofarmaci, garantiti dal metodo bio. Nonostante questo, c’è il rischio che il loro ruolo nella filiera agricola diminuisca, così come è già successo purtroppo nell’agricoltura convenzionale. L’obiettivo è proprio quello di rafforzare il ruolo strategico dei produttori agricoli bio per il bene dell’ambiente e della comunità”. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Agro Notizie
AUTORE: Tommaso Tetro
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 luglio 2023



Il giusto prezzo della sostenibilità

«Chi si prende cura del bene pubblico non deve mettere a rischio la redditività»

«Biologico e biodinamico sono stati tante volte strumentalizzati anche da alcune organizzazioni di rappresentanza agricola: ai loro associati va la nostra piena solidarietà». Così il presidente Coldiretti Ettore Prandini al margine dell assemblea di FederBio a Palazzo Rospigliosi a Roma. «Gli imprenditori agricoli hanno la libertà di scegliere cosa e come produrre senza condizionamenti dettati da un presunto “scientismo”. E a loro volta i cittadini e i consumatori devono avere la possibilità e la certezza di sapere cosa stanno acquistando: questo è il grande sforzo che metteremo in atto con il marchio del bio made in Italy». Uno sforzo che Coldiretti condivide con Cia e proprio FederBio è il loro terreno comune di confronto. «Con la Cia -prosegue Prandini -abbiamo un dialogo aperto sotto questi punti di vista, un percorso che salutiamo con positività e attenzione». «È indicativo– ha dichiarato Giuseppe De Noia, presidente di Anabio Cia che questo percorso condiviso parta proprio dal biologico. Una scelta fatta con entusiasmo e spirito di responsabilità soprattutto nei confronti dei produttori che rappresentiamo.

«Bisogna definire il giusto prezzo a partire dei costi standard di produzione che agricoltori e allevatori bio devono sostenere. Costi che sono inevitabilmente più alti rispetto al convenzionale e renderli trasparenti ai cittadini». È la prima richiesta della presidente Maria Grazia Mammuccini lanciata in occasione dell assemblea nazionale di FederBio, svoltasi in casa Coldiretti, che ha visto l’approvazione del manifesto dei produttori del biologico, in rappresentanza di 50mila agricoltori biologici e biodinamici riuniti in sedici associazioni. «I costi della sostenibilità – ribadisce Mammuccini – devono essere distribuiti equamente su tutta la filiera. Non è possibile che chi si prende cura del bene pubblico, paghi il prezzo di più caro in termini di mancato guadagno».

I produttori di FederBio, per livellare questa disparità, chiedono di istituire una Commissione unica nazionale per definire i prezzi a partire dai costi reali del biologico che, oltre a essere gravato dalla certificazione, deve supportare il maggior carico di lavoro dovuto alla rinuncia a fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi.

Puntare sull’aggregazione

«L agricoltore – ha puntualizzato Angelo Frascarelli, Università degli studi di Perugia – dovrebbe abbandonare il mercato spot, che non darà mai una remunerazione adeguata, e impegnarsi invece lungo la filiera con contratti e strutture associative per trasferire valore dalla produzione agricola al consumatore. Il consumatore chiede un prodotto salutare e basso impatto ambientale, ma soprattutto che il prodotto bio sia italiano».

Il manifesto dei produttori è stato presentato dalla presidente di Coldiretti Bio Maria Letizia Gardoni e definisce le priorità del settore affinché possa rappresentare, anche in futuro, uno degli asset strategici del Made in Italy. Che sono:

  • il giusto prezzo per gli agricoltori;
  • l’approccio integrato per favorire la circolarità anche per quanto riguarda l’autoproduzione dei mezzi tecnici e garanzie adeguate per quelli acquistati;
  • la criticità del sistema di certificazione e il carico burocratico;
  • la diffusione dell allevamento bio come la vera alternativa per il superamento degli allevamenti intensivi.

Unire ambiente e origine

Il manifesto è stato firmato a margine dei lavori da FederBio, Coldiretti Bio, Anabio Cia e dal sottosegretario Masaf Luigi D Eramo, che ha indicato come primo obiettivo il marchio del bio made in Italy:

«Un elemento in più, non solo come certificazione e credibilità, ma soprattutto come impulso per la ripresa definitiva per il consumo dei prodotti bio». A sostenere a gran voce un marchio distintivo per il biologico italiano anche il segretario generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo: «Il bio italiano non deve confondersi con altri. È indispensabile raggiungere questo obiettivo e normarlo, sia in sede nazionale che comunitaria, è l’unica difesa possibile per i nostri agricoltori e le nostre produzioni».

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Terra e Vita
AUTORE: Laura Saggio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 luglio 2023



Festival del Letame - Il cibo della Terra e della Solidarietà

DOVE: 

Caseificio Sociale Santa Rita Bio 1964 - Serramazzoni (MO)

QUANDO:

20/23 luglio 2023

Torna l’appuntamento con “il Cibo della Terra e della Solidarietà”, appuntamento imperdibile per tutti coloro che credono in un’agricoltura che nutre la terra, per nutrire il pianeta. Il letame rappresenta infatti una risorsa fondamentale nel biologico e nel biodinamico, per garantire e ripristinare – in modo del tutto naturale – fertilità e vitalità del suolo, presupposti indispensabili per la qualità dei prodotti.

Non è un caso dunque che il Festival attragga ogni anno tante persone che accorrono sull’Appennino Modenese, in un territorio Bio & Slow dedicato alla filiera del Parmigiano Reggiano biologico e alla biodiversità (“salviamo la vacca bianca Modenese presidio Slow Food”), in un clima di festa – con musica dal vivo e balli nell’aia – e di consapevolezza sull’importanza di un nutrimento di qualità per l’uomo che parte da un nutrimento di qualità per la Terra.

Il Festival si terrà dal 20 al 23 luglio presso il Bio Caseificio Sociale Santa Rita, in provincia di Modena. Scopri tutti i dettagli e il programma delle giornate al seguente link.


Biologico, «Definire il giusto prezzo a partire dai costi di produzione»

È il monito della presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, lanciato in occasione della presentazione del manifesto dei produttori biologici con le richieste al Governo. «Gli agricoltori e allevatori bio devono sostenere costi inevitabilmente più alti rispetto al convenzionale»

«Bisogna definire il giusto prezzo a partire dei costi standard di produzione che gli agricoltori e allevatori bio devono sostenere e che sono inevitabilmente più alti rispetto al convenzionale e renderli trasparenti ai cittadini». È la prima richiesta della presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini lanciata in occasione dell’assemblea nazionale di FederBio svoltasi in casa Coldiretti, che ha visto l’approvazione del manifesto dei produttori del biologico, in rappresentanza di 50mila agricoltori biologici e biodinamici riuniti in sedici associazioni. «I produttori agricoli biologici e biodinamici – ha incalzato – sono l’anello meno ascoltato e rappresentato della catena produttiva nonostante portino un valore aggiunto alla società poiché producono e proteggono beni pubblici essenziali, come suolo sano, agrobiodiversità e colture senza pesticidi, garantiti dal metodo bio. Il rischio è che il loro ruolo nella filiera agricola diminuisca, così come è già successo purtroppo nell’agricoltura convenzionale». Mammuccini ha poi spiegato che l’obiettivo della sezione dei soci produttori è proprio quello di rafforzare il ruolo strategico dei 93.000 operatori e più di 82.000 produttori agricoli bio italiani: «A tal fine, è necessario garantire un giusto prezzo, i cui costi devono essere distribuiti equamente su tutta la filiera. Non è più possibile che, chi si prende cura del bene pubblico, paghi il prezzo di più caro in termini di mancato guadagno». La presidente di FederBio ha quindi chiesto adeguate campagne di comunicazione per far comprendere al consumatore che a un costo maggiore corrisponde un valore maggiore delle produzioni.

Una commissione unica nazionale per definire i prezzi del biologico

I produttori di FederBio, per livellare questa disparità, chiedono di istituire una Commissione unica nazionale per definire i prezzi a partire dai costi reali del biologico che, come spiegato da Mammuccini, oltre a essere gravato oggi dalla certificazione che soprattutto nel primo anno è di alcune migliaia di euro, deve supportare il maggior carico di lavoro dovuto alla rinuncia a diserbanti, fitofarmaci e fertilizzanti chimici di sintesi.

Il macigno della burocrazia

«Il comparto bio – ha puntualizzato Mammuccini – è inoltre minacciato dal macigno della burocrazia. Infatti, l’83% delle aziende agricole fra quelle che – in controtendenza rispetto alla crescita complessiva – hanno deciso di lasciare negli ultimi anni il settore del biologico imputa questa decisione a eccessivi oneri burocratici e di certificazione. Attualmente, il sistema di certificazione è delegato a organismi privati accreditati, i cui costi gravano sugli operatori e, inevitabilmente, sui consumatori». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Terra e Vita
AUTORE: Laura Saggio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 luglio 2023



Coldiretti e Cia unite in nome del bio

Il presidente Coldiretti Ettore Prandini e il presidente Anabio Cia Giuseppe De Noia annunciano a Palazzo Rospigliosi, in occasione dell’assemblea di FederBio, la volontà di avviare un percorso condiviso e allargato, che parte dal biologico, nelle sfide accanto agli agricoltori

«L’agricoltura biologica e biodinamica tante volte è stata strumentalizzata anche da alcune organizzazioni di rappresentanza agricola, ai loro associati va la nostra piena solidarietà». Così il presidente Coldiretti Ettore Prandini al margine dell’assemblea di FederBio svoltasi presso Palazzo Rospigliosi a Roma. «Noi riteniamo che gli imprenditori agricoli debbano poter scegliere cosa poter fare senza essere condizionati e influenzati, proprio perché sono imprenditori. E a loro volta i cittadini e i consumatori devono avere la possibilità e la certezza di sapere cosa stanno acquistando: se un prodotto proveniente dall’agricoltura tradizionale o biologica/biodinamica per stato membro. Questo è il grande sforzo che noi metteremo in atto».

Il ruolo di FederBio

Uno sforzo che Coldiretti condivide con Cia e proprio FederBio è il loro terreno comune di confronto. Da oltre un anno Coldiretti Bio è infatti associata, assieme ad Anabio-Cia, alla federazione guidata da Maria Grazia Mammuccini.

Prandini: «Con Cia protagonisti per una valorizzazione delle filiere agroalimentari italiane»

«Con la Cia – prosegue Prandini – abbiamo un dialogo aperto sotto questi punti di vista, nel mettere a fattor comune i temi che ci possono vedere uniti in un percorso di sfide nell’interesse dei nostri associati, un percorso che salutiamo con grande positività e grande attenzione. Ci auguriamo – ha puntualizzato – che partendo dal biologico e biodinamico questa condivisione si possa estendere anche a tanti altri aspetti dove sempre più ci sarà la necessità, sia all’interno del paese Italia che all’interno delle sfide europee, di vederci protagonisti per una valorizzazione ulteriore delle filiere agroalimentari italiane».

Prandini ha quindi auspicato che «questa giornata significativa» possa essere l’incipit per lavorare unitamente alla Cia anche sul piano di sviluppo rurale per quanto riguarda l’innovazione, aspetto prioritario per le aziende bio.

De Noia, Anabio Cia: «Un sigillo verso un percorso condiviso. Saranno diverse le sigle ma i problemi degli agricoltori ci accomunano»

«Sono felicissimo che questo percorso condiviso parta proprio dal biologico. Una scelta fatta con grande entusiasmo e spirito di responsabilità soprattutto nei confronti degli agricoltori biologici che noi tutti rappresentiamo – ha dichiarato il presidente di Anabio Cia Giuseppe De Noia -. Per mettere un sigillo a questo percorso condiviso abbiamo anche sottoscritto il manifesto del biologico italiano».

De Noia ha poi puntualizzato: «Saranno diverse le sigle ma i problemi degli agricoltori ci accomunano. C’è necessità di un percorso comune».

Il manifesto bio firmato da Coldiretti e Cia

Nel corso dell’assemblea nazionale dei soci produttori di FederBio è stato approvato e firmato (da Coldiretti, FederBio, Anabio-Cia e dal sottosegretario Masaf Luigi D’Eramo) il manifesto dei produttori biologici e biodinamici, in rappresentanza di 50mila agricoltori del settore bio. Tra le richieste del manifesto: semplificazione burocratica, a partire dall’istituzione di un sistema unico nazionale di certificazione, con tariffe uniformi e piani di controllo standard, approvati da un’autorità competente nazionale del settore, utile, anche, per definire il giusto prezzo.

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Terra e Vita
AUTORE: Laura Saggio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 luglio 2023



L’agricoltura bio cresce. Ma gli agricoltori denunciano: troppa burocrazia.

E il costo dei controlli grava sui produttori l’assemblea nazionale dei produttori di FederBio – in rappresentanza di 50.000 agricoltori riuniti in 16 associazioni – Lancia il manifesto con le richieste per rafforzare il bio

Roma, giovedì 6 luglio – L’agricoltura biologica e biodinamica continua a crescere: in Italia conta quasi 93.000 operatori, con un 7,7% di crescita rispetto al 2021, più di 82.000 produttori e una superficie agricola utilizzata di quasi 19%. Un balzo in avanti che conferma la leadership in Europa per l’agricoltura biologica nazionale. Un modello di produzione sostenuto dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork, le cui indicazioni mirano a superare l’attuale agricoltura intensiva e a promuovere la transizione agroecologica nei sistemi agricoli europei. Ma per sostenerlo occorrono interventi mirati e urgenti, in primo luogo nella semplificazione burocratica e nell’abbattimento dei costi a carico degli agricoltori.

È questo solo il primo punto del Manifesto dei produttori biologici e biodinamici approvato dall’Assemblea nazionale dei soci produttori di FederBio che si svolge a Palazzo Rospigliosi e che vede la partecipazione diretta dei protagonisti della produzione alimentare. Gli agricoltori, senza i quali non c’è cibo, sono – secondo quanto denunciano le associazioni del bio – l’anello meno ascoltato e rappresentato della catena produttiva.

Oggi sono i protagonisti dell’Assemblea, con richieste e proposte concrete che indirizzano al Governo. Assieme alle decine di produttori, intervengono – tra gli altri – il sottosegretario al MASAF Luigi D’Eramo; la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini; il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo; i deputati Maria Chiara Gadda, Francesco Battistoni e Stefano Vaccari; la presidente di Coldiretti Bio Maria Letizia Gardoni, il presidente di Anabio Cia Giuseppe De Noia, il vicepresidente di FederBio per la biodinamica Marco Paravicini e il segretario generale di FederBio Paolo Carnemolla. Il successo del bio risiede nell’impegno di molti agricoltori e agricoltrici, spesso giovani, che credono nell’ equilibrio tra gli interessi dell’azienda e il bene comune, come la protezione del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Ma questo ruolo di funzione pubblica è minacciato dal macigno della burocrazia. Infatti, l’83% delle aziende agricole fra quelle che – in controtendenza rispetto alla crescita complessiva – hanno deciso di lasciare negli ultimi anni il settore del biologico imputa questa decisione a eccessivi oneri burocratici e di certificazione.

Attualmente, il sistema di certificazione è delegato a organismi privati accreditati, i cui costi gravano sugli operatori e, inevitabilmente, sui consumatori. Il Manifesto presentato oggi a Roma durante l’assemblea dei soci produttori di FederBio, in rappresentanza di ben 50.000 agricoltori biologici e biodinamici, chiede in primo luogo semplificazione burocratica, a partire dall’istituzione di un sistema unico nazionale di certificazione, con tariffe uniformi e piani di controllo standard, approvati da un’Autorità competente nazionale del settore. Un sistema di certificazione semplificato è fondamentale – inoltre – per definire il giusto prezzo. Il logo europeo che compare sull’etichetta dei prodotti biologici certificati garantisce ai consumatori un metodo di produzione agricola o di allevamento. Tecniche e tecnologie che determinano costi di produzione che non possono essere equiparati a quelli del mercato dei prodotti convenzionali. Per questo i produttori di FederBio chiedono di istituire una Commissione Unica Nazionale per definire i prezzi a partire dai costi reali del biologico che – oltre a essere gravato oggi dalla certificazione che soprattutto nel primo anno è di alcune migliaia di euro – deve supportare il maggior carico di lavoro dovuto alla rinuncia a diserbanti, fitofarmaci e fertilizzanti chimici di sintesi.

“Bisogna definire il giusto prezzo a partire dei costi di produzione che gli agricoltori e allevatori bio devono sostenere e che sono inevitabilmente più alti rispetto al convenzionale”, afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “I produttori agricoli biologici e biodinamici portano un valore aggiunto alla società poiché producono e proteggono beni pubblici essenziali, come suolo sano, agrobiodiversità e colture senza pesticidi, garantiti dal metodo bio. Nonostante questa evidenza, c’è il rischio che il loro ruolo nella filiera agricola diminuisca, così come è già successo purtroppo nell’agricoltura convenzionale. L’obiettivo della sezione dei soci produttori è proprio quello di rafforzare il ruolo strategico dei produttori agricoli bio per il bene dell’ambiente e della comunità. A tal fine, è necessario garantire un giusto prezzo, i cui costi devono essere distribuiti equamente su tutta la filiera. Non è più possibile che, chi si prende cura del bene pubblico, paghi il prezzo di più caro in termini di mancato guadagno”.

Ma non c’è solo la richiesta di regole più semplici e controlli trasparenti che tutelano in primo luogo gli agricoltori bio dalle truffe, nel manifesto approvato oggi nell’Assemblea “Il Bio a raccolta”. Nel dibattito sul futuro della zootecnia, è emersa la richiesta di porre l’allevamento biologico e biodinamico a modello di riferimento per l’intera zootecnia italiana, in linea con le politiche europee e la transizione ecologica e sociale. Rispondere alla sensibilità crescente dei cittadini per il rispetto e il benessere degli animali offre – secondo quanto si legge nel Manifesto – “la vera alternativa per il superamento degli allevamenti intensivi, che non è certo introdurre ‘carni biotecnologiche’ ma puntare a recuperare il ciclo virtuoso della relazione fra allevamento animale, produzione vegetale locale e arricchimento del suolo in sostanza organica su cui si basa l’agricoltura biologica e biodinamica.

Il Manifesto dei produttori, presentato da Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, definisce in sostanza le priorità del settore affinché possa rappresentare, anche in futuro, uno degli asset strategici del Made in Italy. È stato realizzato sulla base di incontri tra i soci produttori di FederBio e le associazioni, che si sono confrontati su questioni cruciali, quali la necessità di sostenere il giusto prezzo per gli agricoltori, l’approccio integrato per favorire la circolarità anche per quanto riguarda l’autoproduzione dei mezzi tecnici e garanzie adeguate per quelli acquistati, la criticità del sistema di certificazione e il carico burocratico, sostenere la diffusione dell’allevamento bio come la vera alternativa per il superamento degli allevamenti intensivi. Metterli al centro dell’agenda di Governo significa permettere all’intero settore di conciliare il legittimo interesse d’impresa con la difesa del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Ma è anche una delle soluzioni più efficaci per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Qui la cartella stampa e il manifesto.

BEING ORGANIC in EU

Choose the European Organic Leaf for a better world.

 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.  “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa Silverback – greening the communication
Silvia Franco – s.franco@silverback.it



Bio in cifre 2023. FederBio: molto significativa la crescita nel 2022 delle superfici coltivate a biologico (+7,5%). Ora si punti a stimolare la domanda.

Bologna, 6 luglio 2023 – Una crescita sostenuta e incoraggiante quella del biologico in Italia. A confermarlo sono le anticipazioni del rapporto “Bio in cifre 2023” curato dal SINAB, il Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, per il MASAF e presentate al convegno ISMEA “Appuntamento con il BIO”. Le superfici coltivate a biologico hanno infatti raggiunto i 2.349.880 ettari, con un incremento del 7,5% rispetto al 2021, portando l’incidenza della superficie agricola utilizzata (SAU) nazionale al 18,7% (+1,3% sul 2021), che si conferma quindi la più elevata in Ue. Aumento significativo anche per il numero di operatori biologici che hanno toccato quota 92.799, di cui 82.627 è rappresentato da aziende agricole (+ 8,9% rispetto al 2021).

A livello regionale, da segnalare l’esplosione del biologico in Toscana, che con 35,8% è diventata la prima regione come incidenza di SAU bio, seguita da Calabria, Sicilia, Marche, Basilicata e Lazio, le prime 6 regioni ad aver superato l’obiettivo del 25% contenuto nelle strategie europee. Anche la zootecnia biologica ha evidenziato valori di crescita importanti: +22,5% per gli alveari, 10,5% per i caprini, 9,7% per gli ovini e 8,2% per i bovini. La nota critica continua ad essere rappresentata da una domanda interna che, nel 2022, ha registrato un incremento modesto del +0,5% rispetto l’anno precedente. Da segnalare però un calo dei volumi, considerando che l’aumento generalizzato dei prezzi a causa dell’inflazione ha determinato la riduzione della capacità di spesa delle famiglie.

“La significativa crescita delle produzioni bio in Italia rappresenta un segnale chiaro della fiducia da parte degli agricoltori nel biologico – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Questi segnali positivi devono, tuttavia, trovare un adeguato riscontro anche dal punto di vista dei consumi che, invece, stanno segnando il passo. È necessario, dunque, un impegno ancora maggiore nello sviluppo di campagne di sensibilizzazione che, oltre a rivolgersi ai cittadini, coinvolgano anche nuovi comparti come, per esempio, l’Ho.Re.Ca, che può rappresentare a tutti gli effetti un ambasciatore del biologico. Il marchio made in Italy, la sostenibilità e la qualità certificata della nostra produzione bio sono elementi di valore unici sui quali puntare per stimolare le scelte dei cittadini. Naturalmente, è poi essenziale che la transizione agroecologica, che ci deve portare a raggiungere l’obiettivo del 25% al 2027, sia sostenuta con investimenti e strategie mirate che prevedano la concertazione di tutte le programmazioni, dal Piano strategico Nazionale della PAC al PNRR da integrare nel Piano d’azione per il bio. Abbiamo oggi un’opportunità unica per fare del biologico il paradigma agricolo di riferimento, generando effetti positivi sulla mitigazione del cambiamento climatico, sulla valorizzazione dei territori e delle aree interne e sulla creazione di nuove opportunità di occupazione, in particolare per i giovani e le donne”.

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio. La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa Pragmatika

Silvia Voltan | silvia.voltan@pragmatika.it|Mob. 331 1860936



La proposta europea sui nuovi OGM non è compatibile con il principio di precauzione

37 organizzazioni contadine, ambientaliste e del mondo del biologico denunciano il tentativo di esentare i prodotti delle New Genomic Techniques dalle regole in vigore per gli organismi geneticamente modificati

Roma, 5 luglio 2023 – La Coalizione Italia Libera da OGM ritiene pericolosa la proposta presentata oggi dalla Commissione Europea per esentare buona parte dei nuovi OGM dalle regole oggi in vigore, che obbligano a tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio i prodotti dell’ingegneria genetica.

Il nuovo regolamento ipotizza una scorciatoia per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). La Commissione Europea propone di considerare piante NGT di “categoria 1” quelle che “potrebbero anche essere presenti in natura o prodotte tramite riproduzione convenzionale”, dimostrando un approccio approssimativo e incoerente. Verranno considerate “equivalenti” tutte le piante NGT ottenute con massimo 20 diverse modifiche genetiche, con quella che la Coalizione Italia Libera da OGM ritiene una scelta arbitraria e priva di qualunque base scientifica.

Per queste piante sarà necessario soltanto notificare la messa in commercio alle autorità competenti, con il rischio che molte informazioni siano indisponibili ai cittadini e all’attenzione dei portatori di interessi, alla faccia della trasparenza. Nessuna solida valutazione del rischio, tracciabilità o etichettatura sarà richiesta. Le piante di “categoria 2”, cioè quelle che non avranno queste caratteristiche, saranno regolamentate in modo simile agli attuali OGM, ma comunque godranno di una procedura autorizzativa semplificata. Il tutto, in spregio al principio di precauzione – citato tra gli obiettivi ma contraddetto dai fatti – e per il beneficio esclusivo di poche grandi imprese agrochimiche che già oggi dominano il mercato sementiero globale.

La possibilità di brevettare le piante NGT aumenterà quindi l’influenza dei colossi dell’agribusiness sulle filiere alimentari, a scapito dei diritti degli agricoltori a conservare, replicare, vendere e scambiare le proprie sementi. Spacciate come strumento di un’agricoltura sostenibile, le NGT si candidano ad essere invece il cavallo di Troia dell’agricoltura industrializzata, che ha contribuito a portare al collasso ecologico i sistemi naturali. La contaminazione dei campi non OGM sarà difficile da evitare, perché non esistono misure di salvaguardia realistiche per un paese come l’Italia. Il nostro paese non potrà nemmeno più esercitare l’opt out che ci ha tenuti al sicuro in tutti questi anni: restrizioni nazionali alla coltivazione sono infatti espressamente vietate dalla nuova proposta. I danni ambientali ed economici per l’agricoltura biologica e per chi coltiva senza ricorrere ai prodotti dell’ingegneria genetica sono quindi assicurati, perché sarà impossibile garantire filiere libere dalla contaminazione. La richiesta agli Stati membri di adottare misure di coesistenza è irrealistica, specialmente in un territorio come il nostro.

Per questo, la Coalizione chiede agli Europarlamentari italiani e al governo di schierarsi contro questa proposta in tutte le sedi, anche in ossequio alle due sentenze già emesse dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e alle posizioni contrarie già dichiarate da Austria e Germania. Le NGT sono equivalenti agli OGM, pertanto devono essere regolamentate come OGM. I produttori devono essere tenuti a valutare il rischio, garantire la tracciabilità lungo tutta la filiera e indicare le modifiche genetiche in etichetta, a salvaguardia delle persone e dell’ambiente.

La Coalizione Italia Libera da OGM

Acu, Agorà, AltragricolturaBio, ASCI, Assobio, Associazione rurale italiana Ari, AIAB, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Centro internazionale Crocevia, Coltivare Condividendo, Coordinamento ZeroOgm, Custodi di semi, Deafal, Demeter Italia, Equivita, European Consumers Aps, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, FederBio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace,  ISDE, Legambiente, Lipu, Navdanya International, RIES – Rete Italiana Economia Solidale, Ress, Seedvicious, Slow food Italia, Associazione Terra!, Terra Nuova, Transform!, Usb, Verdi Ambiente e Società, WWF


Il Bio a Raccolta. Assemblea Nazionale dei produttori biologici di FederBio.

Manifesto dei produttori bio: al via il confronto per definire i punti cardine dell’intero settore. Giovedì 6 luglio – ore 10.00. Palazzo Rospigliosi, via XXIV Maggio 43 – Roma

Roma, 5 luglio 2023. Il settore biologico italiano conta quasi 93.000 operatori, più di 82.000 produttori e una superficie agricola utilizzata del 18,7%. Un trend in crescita che conferma la leadership in Europa per l’agricoltura biologica nazionale. Un modello di produzione sostenuto dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork, le cui indicazioni mirano a superare l’attuale agricoltura intensiva e a promuovere la transizione agroecologica nei sistemi agricoli europei.

Ma non solo, il biologico è un settore che può contare su un sistema d’imprese con un rilevante patrimonio di ricerca e di pratiche innovative, determinanti per raggiungere il 25% di superficie agricola coltivata a biologico entro il 2027, obiettivo definito dal Piano Strategico Nazionale della PAC (Politica Agricola Comune). Da queste premesse parte l’Assemblea Nazionale dei soci produttori di FederBio*, organizzata per dare voce alle 16 associazioni che raccolgono oltre 50 mila agricoltori e allevatori biologici della federazione, anello fondamentale della filiera agroalimentare. L’evento si svolgerà giovedì 6 luglio a Palazzo Rospigliosi e sarà l’occasione per confrontarsi sui temi centrali per il futuro dell’agricoltura biologica.

Durante la giornata verrà presentato il Manifesto dei produttori, un documento che definisce le richieste da presentare al Governo, alle istituzioni e alle forze politiche, affinché il settore possa definirsi, anche in futuro, come uno degli asset strategici del Made in Italy. Un approccio innovativo per il futuro dell’agricoltura, anche dal punto di vista sociale ed economico, per questo sono necessari investimenti, supporti tecnici adeguati, innovazione sul piano organizzativo e dei sistemi amministrativi e burocratici, nonché di formazione e ricerca.

Ad aprire l’assemblea sarà Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio e coordinatrice della Sezione soci produttori. Interverranno inoltre Luigi D’Eramo, Sottosegretario al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Il Manifesto sarà presentato, in rappresentanza delle 16 associazioni coinvolte, da Maria Letizia Gardoni – Presidente di Coldiretti Bio. Mentre i referenti scientifici spiegheranno i principali temi affrontati durante i quattro webinar organizzati da FederBio nei mesi scorsi e su cui si basano le richieste dei produttori bio. Durante questi incontri, i soci e le associazioni si sono confrontati su questioni cruciali, quali la necessità di sostenere il giusto prezzo per gli agricoltori, l’approccio integrato per favorire la circolarità anche per quanto riguarda l’autoproduzione dei mezzi tecnici e garanzie adeguate per quelli acquistati, la criticità del sistema di certificazione e il carico burocratico, sostenere la diffusione dell’allevamento biologico come la vera alternativa per il superamento degli allevamenti intensivi.

Metterli al centro dell’agenda di governo significa permettere all’intero settore di conciliare il legittimo interesse d’impresa con la difesa del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Ma è anche una delle soluzioni più efficaci per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

BEING ORGANIC in EU

Choose the European Organic Leaf for a better world.

 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.  “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa Silverback – Greening the communication
Silvia Franco – s.franco@silverback.it



FederBio a raccolta, il 6 luglio l’assemblea nazionale

In Italia sono più di 60.000 i produttori bio. Zootecnia e autoproduzione dei mezzi tecnici sono due dei temi su cui verterà l’incontro

Produttori Bio di tutta Italia unitevi! Sembrano mossi da questa esortazione le 16 associazioni che fanno parte di FederBio (Federazione italiana agricoltura Biologica e Biodinamica) che si incontreranno il 6 luglio per l’assemblea al Palazzo Rospigliosi, a Roma, per discutere di agricoltura biologica. È aperta a tutti gli operatori bio, che in Italia sono più di 60.000.

Nel marzo 2022 il Parlamento ha approvato una legge sull’agricoltura biologica con la quale non solo è stato istituito il marchio biologico italiano, ma anche un fondo da destinare alla produzione bio. Inoltre, la norma prevede la creazione di distretti biologici, nei quali allevare e coltivare prodotti bio.
Dall’assemblea del 6 luglio uscirà fuori il Manifesto dei produttori del biologico. L’arcipelago di associazioni ecologiste, istituzioni, referenti scientifici e soci produttori, che compone FederBio, si è confrontato sui temi cruciali in quattro webinar organizzati nei mesi scorsi.

Fra questi c’è quello sull’autoproduzione dei mezzi tecnici. Il processo si basa su un’economia circolare che reintegra nella catena produttiva tutto ciò che è rifiuto o scarto, come ad esempio il fertilizzante. L’autoproduzione è utile perché un rifiuto diventa una risorsa. Inoltre, c’è anche un vantaggio ambientale, “in quanto si recuperano nutrienti che rientrano nel sistema agricolo, arricchendo la fertilità dei suoli e riducendo l’impatto negativo del rifiuto”, afferma Alessandra Trinchera, ricercatrice al Crea Agricoltura Ambiente di Roma, dove studia i mezzi tecnici.

Il secondo tema ha a che fare con la Riforma del sistema di certificazione dei prodotti bio. Ad oggi la Regolamentazione dell’Ue non consente un sistema di certificazione standard, per questo il rilascio della certificazione biologica è gestito da organismi privati. Per le piccole aziende locali che vogliono convertirsi al biologico, tale sistema rappresenta un ostacolo sia a causa della burocrazia che per i costi ingenti. FederBio propone un sistema unico di certificazione che eviti conflitti di interesse e che si coordini con lo Stato. Il prezzo giusto per i prodotti bio dovrebbe essere quello a cui gli agricoltori biologici hanno convenienza a vendere i loro prodotti. Ma finora il prezzo dei prodotti convenzionali regola quello dei prodotti biologici. Invece, il mercato biologico ha bisogno di affrancarsi da quello tradizionale. Altrimenti, come afferma la presidentessa di FederBio Maria Grazia Mammuccini, “…c’è il rischio di arrivare a prezzi fuori controllo come accade nel convenzionale”.

Ad animare le discussioni pre assembleari nel mondo del biologico c’è anche la zootecnia: dalla carne sintetica prodotta in laboratorio agli allevamenti con ridotti impatti ambientali. Paolo Carnemolla, segretario generale di FederBio, ne rileva l’importanza: “anche se la zootecnia biologica è tra gli ultimi arrivati nel quadro normativo europeo, riassume in sé tutti gli elementi attualmente al centro del dibattito”.

L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook di FederBio.

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Nuova Ecologia
AUTORE: Marco Marasà
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 luglio 2023