La camera vara la Deregulation sui prodotti agricoli geneticamente modificati

Prime vittime il biologico e la libertà di scelta dei consumatori 

9 giugno 2023. Il Parlamento ha dato il via libera a una deregulation pericolosa per i consumatori e per i produttori biologici. E lo ha fatto ieri sera la Camera dei deputati, approvando a colpi di voto di fiducia la norma contenuta nel decreto governativo sulla siccità che rende possibile la coltivazione in campo, per ricerca e sperimentazione, dei cosiddetti TEA – Tecniche di evoluzione assistita – senza nessuna limitazione. La ratio della norma approvata è definire i prodotti delle NGT/TEA non equiparabili agli OGM ma assimilabili a varietà derivate da mutazioni naturali o selezioni tradizionali. Tutto ciò per scavalcare la normativa attualmente in vigore nel nostro Paese che vieta la sperimentazione in campo aperto degli OGM senza attendere le disposizioni europee in materia.

Le TEA o NGT (New Genomic Techniques, in inglese) in campo agricolo rappresentano una forma avanzata di manipolazione genetica di semi e piante alimentari. La Corte di giustizia europea ha emesso un giudizio in cui ribadisce come le NGT non possano essere considerate fuori dal perimetro della Direttiva 2001/18, che definisce e regola gli OGM, chiedendo che vengano sottoposte alle stesse procedure per l’approvazione delle varietà destinate alla coltivazione e delle sperimentazioni in campo aperto obbligando a una valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. L’Europa sta decidendo come affrontare questa nuova sfida tecnologica, attraverso pareri scientifici e consultazioni istituzionali. L’Italia, un Paese che ha da sempre vietato la coltivazione di OGM per uso alimentare sul suo territorio, oggi ha preso una scorciatoia inaccettabile soprattutto per la libertà di scelta e la trasparenza delle informazioni che vengono fornite ai consumatori. Una scorciatoia che rischia di tagliare le gambe allo sviluppo del biologico, una risorsa necessaria non solo alla salute della Terra e delle persone, ma anche al mercato, visto che i prodotti bio italiani non vedono flessioni nelle esportazioni sui mercati esteri e rappresentano una voce decisiva del Made in Italy di qualità.

“Il Governo e il Parlamento italiano stanno di fatto puntando alla deregolamentazione del settore, considerando le NGT assimilabili alle varietà tradizionali. In altre parole, con questa impostazione si punta all’obiettivo di coltivare i nuovi prodotti senza sottostare a nessuna regola o limitazione”, denunciano Aiab, Assobio, FederBio. “Con un via libera di questo genere alle NGT, la prima vittima sarebbe l’agricoltura biologica visto che si pregiudica uno degli aspetti distintivi fondamentali del metodo bio che esclude le NGT dal processo produttivo. Contemporaneamente i consumatori non sarebbero più in condizioni di poter scegliere cosa mettere sulla loro tavola e potrebbero comprare prodotti contenenti modificazioni genetiche senza neanche saperlo. E il settore del biologico perderebbe un tratto distintivo fondamentale rispetto al convenzionale. Così, l’obiettivo europeo del 25% di superficie agricola coltivato a bio perde completamente di senso”, affermano le associazioni del biologico. “Da una parte chiedi più impegno per l’agricoltura bio, dall’altro neghi la possibilità di distinguerla da un prodotto convenzionale, almeno per quanto riguarda l’assenza di modificazioni genetiche”.

Non è quindi una presa di posizione ‘ideologica’ quella del mondo del biologico:

“Prima del via libera a un cambiamento di queste dimensioni, è indispensabile, come sostenuto da IFOAM a livello europeo, che anche sulle NGT sia condotta un’attenta valutazione del rischio e soprattutto vengano elaborati metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle NGT affinché si possano attivare i necessari controlli. Questo è fondamentale per garantire tracciabilità e trasparenza e dare quindi ai cittadini la possibilità di effettuare acquisti alimentari consapevoli e agli agricoltori di scegliere il metodo di produzione. Quello che vogliamo sottolineare è che questa accelerazione tutta italiana è deleteria per un settore che i consumatori vogliono ‘diverso’ da quello convenzionale. Sappiamo con precisione che le sementi convenzionali OGM possono trasferire le loro caratteristiche di campo in campo, dando luogo a contaminazioni accidentali. Finora il biologico è stato tutelato: da oggi in poi potrebbe non esserlo più”.

Aiab, Assobio e FederBio – che fanno loro le posizioni espresse dalla Coalizione Italia Libera da Ogm – chiedono che questo colpo di mano che mette assieme gli interventi contro la siccità e il via libera alle NGT sia immediatamente fermato.

“Se l’obiettivo di questo governo è la protezione dell’agricoltura Made in Italy, il voto di ieri contrasta totalmente con questa ispirazione. Così si equipara l’agricoltura di qualità e la tipicità italiana alle distese agricole iperindustrializzate del Nord Europa e degli Stati Uniti: un vero boomerang. Se il Ministero delle Politiche Agricole vuole confermare il fatto che è anche il Ministero del Made In Italy, deve agire di conseguenza.

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Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it



Biologico: in Messico è ancora una nicchia ma ha significative potenzialità di sviluppo grazie a una crescente attenzione a salute e benessere

Italia tra USA e Spagna nella classifica della qualità. Formaggi, pasta, e vino i prodotti di maggiore interesse. è quanto emerge dall’analisi di nomisma per la piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel focus dedicato al Messico.

Bologna, 07 giugno 2023 – Con un valore di 59 milioni di euro, il Messico si posiziona solo al 35esimo posto nella classifica globale del bio in termini di quota di mercato. Il trend è però molto positivo, con una crescita del +12% solo nell’ultimo anno e una previsione di un +7% medio annuo fino al 2026, guidato da una consumer base giovane e sempre più attenta a benessere e salute. Queste alcune delle evidenze emerse dalla survey originale sui consumatori messicani che verrà presentata oggi in occasione del sesto forum ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.

I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN MESSICO

Il settore bio in Messico è in crescita: +14% il numero di aziende bio e +10% le superfici solo nell’ultimo anno, nonostante rappresentino ancora solo lo 0,2% sul totale della superficie agricola complessiva. Con una spesa pro-capite inferiore a 1 euro a persona, il biologico in Messico rappresenta ancora una piccola nicchia di mercato che interessa soprattutto specifici target di popolazione (giovani e famiglie con figli al di sotto dei 12 anni), tanto che la quota di consumatori bio non raggiunge il 30% nelle upper class delle grandi città. Dimensioni però che sottintendono enormi potenzialità di crescita, supportate anche dal graduale ma costante cambiamento negli stili di vita e nei consumi alimentari delle famiglie messicane. Un percorso verso abitudini più sane, fortemente trainato dal Governo messicano, che negli ultimi anni sta lottando duramente, attraverso divieti e tassazione, per combattere contro uno dei più alti tassi di obesità al mondo.

IL CONSUMATORE BIO IN MESSICO

Dunque trend salutistici e maggiore attenzione alla qualità dei prodotti che i messicani portano a tavola, lo dimostrano i dati della consumer survey originale di Nomisma, realizzata nel mese di maggio su un campione di popolazione residente nelle principali città e con redditi medio-alti: negli ultimi 2-3 anni il 46% degli intervistati ha aumentato in generale il budget dedicato alla spesa alimentare, il 36% ha speso di più per acquistare prodotti gourmet di importazione e il 28% dichiara di aver incrementato gli acquisti di prodotti di origine vegetale. In tale contesto si inserisce il consumo di prodotti biologici, che risulta infatti legato principalmente a una scelta salutistica: il 72% dei consumatori che acquista prodotti biologici lo fa perché sono più sicuri per la salute, perché possiedono proprietà nutritive migliori (secondo il 54%) e, in generale, perché hanno qualità superiore (37%).

Se è vero che il biologico in Messico passa soprattutto da iper e supermercati generalisti (Walmart, La Comer, Chedraui,…) tanto che quasi 2/3 acquista bio principalmente presso questo canale, i ristoranti e i wine bar evidenziano comunque grosse potenzialità: ad oggi solo l’8% ha consumato pasti bio fuori casa, ma dalla fine del 2021 ad oggi, i consumi away from home in Messico presentano un trend di crescita costante, con una quota crescente di consumatori che ritiene importante la presenza di ingredienti o piatti bio nel menù di un ristorante. Altri canali di interesse per il biologico sono gli specializzati bio (punti vendita come Hanseakit o Ingredienta) che vengono scelti come punto di riferimento dalla consumer base.

Per accrescere diffusione, consapevolezza e interesse verso il biologico, è però indispensabile che il consumatore messicano venga informato di più e meglio riguardo le caratteristiche e le garanzie che il bio offre: l’80% degli user bio dichiara infatti di non aver informazioni sufficienti e dettagliate sulle caratteristiche e i valori degli alimenti biologici (quota che supera il 90% per i non user di bio). Nello specifico, solo due su dieci conoscono la differenza tra biologico e convenzionale e più di 1 consumatore su 2 vuole avere informazioni più dettagliate sulla tracciabilità dei prodotti bio e sul legame dieta salutare e sostenibilità ambientale.

IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE MESSICANO

Italia top quality nel food&wine: nel percepito dei consumatori messicani, l’Italia si posiziona al secondo posto, alle spalle dei vicini Stati Uniti, tra i Paesi che producono i prodotti alimentari di maggiore qualità. Per il vino l’Italia è sul gradino più alto del podio, davanti a Cile e Francia.  Senza dubbio il Made in Italy bio ha ottime prospettive di sviluppo su questo mercato: 2 consumatori su 3 si dicono certamente interessati ad acquistare un prodotto biologico italiano se lo trovassero presso il punto vendita che frequentano abitualmente. Per gli incerti, il prezzo elevato è l’ostacolo rilevante che potrebbe però essere superato grazie a una buona comunicazione e informazione sul prodotto, in particolare in merito al buon impatto sulla sua salute.

“La possibilità di conoscere i prodotti tramite assaggi o materiali nella grande distribuzione o presso i ristoranti potrebbe risultare una delle leve più efficaci per avvicinare il bio Made in Italy al consumatore messicano, fortemente sperimentatore ma al tempo stesso bisognoso di rassicurazioni riguardo le proprie scelte alimentari e, quindi, di informazioni sui prodotti alimentari che acquista.” illustra Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A. “Frutta e verdura fresca e prodotti di origine animale (latte, carne, formaggi) sono i prodotti bio più acquistati dai consumatori messicani” afferma Evita Gandini, Responsabile Market Insight Nomisma S.p.A. “ma sono formaggi, pasta e vino quelli per i quali il consumatore è più interessato al binomio bio-Made in Italy. Sul vino bio, in particolare, prevediamo le maggiori opportunità legate ai trend in crescita dei consumi pro-capite ma anche a una maggior presenza di vino italiano su questo mercato.”

“Grandi opportunità in Messico per il Bio Italiano: siamo in un Paese giovane e in crescita costante che sta cercando di modificare, almeno nella fascia più alta di consumo, le abitudini di vita ed alimentari per vivere meglio e in maniera sana.“ dichiara il Direttore di ICE Messico, Giovanni Luca Atena “Con un’adeguata campagna di informazione nutrizionale, principalmente legata alla politica del Governo messicano, un’alimentazione più salutare vedrà certamente protagonista il Bio italiano crescere sulle tavole dei messicani.”

 “Il biologico in Messico è ancora un settore di nicchia, ma ha ampie potenzialità di sviluppo, considerando che solo nell’ultimo anno le vendite di alimenti bio hanno fatto registrare un incremento del 12% – sottolinea Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio –. Dunque un mercato interessante per le aziende dell’agroalimentare bio italiane che puntano a crescere a livello internazionale. In Messico il biologico italiano è percepito come sinonimo di alta qualità, in particolare per quanto riguarda i prodotti tipici come olio, pasta, formaggi e vino. In questo contesto la piattaforma ITA.BIO, dedicata all’internazionalizzazione del bio made in Italy, rappresenta un importante strumento di supporto per le imprese che vogliono posizionarsi o incrementare la presenza in questo mercato fornendo contatti e informazioni utili per orientare le strategie commerciali”.

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Ufficio Stampa Nomisma – ufficiostampa@nomisma.it

Edoardo Caprino – 339 59 33457
Giulia Fabbri – 345 6156164



Internalizzazione del Made in Italy. FOCUS MESSICO

DOVE: 

Streaming Online

QUANDO:

7 giugno 2023 - h. 16.00

Giovedì 2 marzo dalle ore 16.00 si svolgerà il webinar “Internazionalizzazione del BIO Made in Italy: Focus Messico”.

L’evento rientra nel progetto ITA.BIO, la prima piattaforma del biologico Made In Italy con dati e informazioni utili per l’internazionalizzazione dei prodotti biologici italiani, promossa da FederBio Servizi Srl e ICE a cura di Nomisma. Scopri il programma al seguente link

È richiesta l’iscrizione al seguente link, la partecipazione è gratuita. 


Franco Berrino: «Tutti i vantaggi dei cibi bio, e come fare la spesa spendendo poco»

Il professore: «I rischi dell’agricoltura che utilizza pesticidi ed erbicidi. Ma l’alternativa esiste: ecco come fare»

Che i veleni dell’agricoltura, pesticidi e erbicidi, siano veleni anche per l’uomo è noto da tempo. I contadini che li utilizzano si ammalano di più di cancro e di malattie neurologiche e anche i figli dei contadini si ammalano di più, di cancro e di malformazioni congenite. I disturbi neurologici includono il morbo di Parkinson, di cui sono responsabili soprattutto il diserbante Paraquat, l’erbicida Maneb, l’insetticida Rotenone e gli organoclorurati, i disturbi neuropsichiatrici e la polineuropatia da organofosforici, le convulsioni da gas nervini, studiati per la guerra chimica e oggi usati come insetticidi, erbicidi e antiparassitari.

L’esposizione a pesticidi ed erbicidi

C’è il sospetto che l’esposizione a pesticidi alteri lo sviluppo del cervello dei bambini. L’esposizione prenatale o infantile è fortemente sospettata di essere una causa dell’autismo. Un grande studio condotto in California ha confrontato 2961 persone con diagnosi di autismo e 35.370 controlli (cioè persone in salute dello stesso sesso ed età) in rapporto alle quantità di 11 pesticidi sparsi nei due chilometri di superficie attorno alla residenza della madre in gravidanza e nei primi anni di vita del bambino. Tutti i pesticidi sono risultati sospetti, ma una correlazione particolarmente forte è stata riscontrata per l’esposizione a glifosato e avermectina. L’esposizione della madre a pesticidi per lavori agricoli è stata associata anche a un maggior rischio, dell’ordine del 30 per cento in più, di malformazioni urogenitali nei figli maschi (ipospadia).

I rischi

I contadini esposti a pesticidi si ammalano di più di cancro, soprattutto di linfomi non-Hodgkin di mielomi e di cancro della prostata, ma anche tumori dell’ovaio, del rene e della vescica, sarcomi dei tessuti molli, leucemie e tumori cerebrali (questi ultimi anche nei bambini figli di contadini esposti). I tumori che aumentano di più nei contadini, i linfomi non-Hodgkin, sono stati associati ad erbicidi (fenossiacidi e glifosato) e agli insetticidi organo clorurati e organofosforici. Fino a pochi anni fa non si sapeva quanto le piccole tracce di pesticidi che rimangono sui cibi che consumiamo danneggiano la salute. All’inizio degli anni Novanta, quando abbiamo reclutato 500.000 persone per il progetto EPIC, pochissime persone mangiavano biologico e non avrebbe avuto molto senso includere domande sul biologico nei questionari alimentari.

Il biologico

Oggi però gli studi si possono fare, perché il biologico è cresciuto molto e circa il 10-20 per cento della gente mangia prevalentemente biologico. Il primo studio, condotto in Francia, ha reclutato attraverso il web 100.000 persone che periodicamente compilano un diario di quel che hanno mangiato nella giornata, segnando anche la marca dei prodotti e se erano biologici o meno. Dopo 4 anni i risultati sono stati clamorosi: 25 per cento di cancro in meno in chi mangia bio, ma per i linfomi non-Hodgkin, i tumori che aumentano di più negli esposti professionalmente a pesticidi, la protezione è dell’84 per cento. Un secondo studio, condotto negli Stati Uniti sui lavoratori del comparto della sanità (137.000 donne e 23.000 uomini), ha utilizzato le statistiche del Ministero dell’Agricoltura sul contenuto di pesticidi dei vari ortaggi e frutti nei vari anni e nelle varie stagioni per classificare i questionari alimentari dei partecipanti in funzione del numero di porzioni consumate di frutta e verdura presumibilmente molto contaminata e del numero di porzioni di frutta e verdura presumibilmente poco contaminata. […]

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FONTE


TESTATA: Corriere della Sera
AUTORE: Franco Berrino
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 giugno 2023



5 giugno - Giornata Mondiale dell'ambiente

FederBio: biologico fondamentale per il benessere ambientale

Bologna, giugno 2023#BeatPlasticPollution è il tema scelto per la Giornata mondiale dell’Ambiente che si celebra lunedì 5 giugno. Si tratta di un aspetto centrale nel percorso verso la sostenibilità poiché l’inquinamento da plastica sta pregiudicando l’ambiente terrestre e marino, creando rischi per la salute delle persone.

In occasione di questa importante giornata di sensibilizzazione, FederBio invita a intensificare gli sforzi per salvaguardare gli ecosistemi, un patrimonio fondamentale da preservare per le generazioni future. Sull’aspetto specifico della plastica, che trova un largo utilizzo anche in agricoltura, FederBio sottolinea che in quella biologica è stata sostituita da soluzioni alternative come le bioplastiche, biodegradabili e compostabili. A conferma dell’impegno in questa direzione, la Federazione ha siglato da tempo un accordo con Assobioplastiche teso a favorire l’impiego di bioteli nelle coltivazioni agroecologiche.

L’agricoltura biologica – che si basa sui principi del benessere, dell’ecologia e dell’equità – rappresenta inoltre un perfetto modello di economia circolare che sostiene e favorisce il benessere del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e dell’intero Pianeta. Anche per le confezioni degli alimenti bio si punta sempre di più a rispettare concetti di economia circolare, attraverso processi improntati alla sostenibilità e all’utilizzo di materiale compostabile e interamente riciclabile.

“La salvaguardia dell’ambiente è una responsabilità di tutti – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Ecco perché riteniamo importante promuovere modelli positivi e sensibilizzare i cittadini ad adottare scelte alimentari sostenibili. L’agroecologia, di cui il biologico e biodinamico rappresentano le punte più avanzate, può dare un contributo fondamentale alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e al contrasto al cambiamento climatico”.

FederBio (feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Parte il sostegno al biologico nei 120 comuni dell’area romana

FederBio e Città metropolitana di Roma Capitale firmano il protocollo per promuovere e sostenere l’agroecologia. L’accordo intende promuovere i principi dell’agroecologia, sostenere l’agricoltura biologica e a Km 0 nelle politiche locali, con particolare riferimento alla tutela e gestione del verde pubblico e alla ristorazione collettiva.

Roma, 30 maggio 2023 – Una collaborazione nata per consentire un’affermazione dei principi dell’agroecologia che si declina sul territorio con iniziative verso le amministrazioni locali, gli agricoltori e, più in generale verso l’intera filiera agricola. Questo, in sintesi, l’obiettivo che ha spinto FederBio e Città metropolitana di Roma Capitale a firmare un protocollo d’intesa nel corso della Festa del BIO di Roma. Tra le iniziative principali previste dal protocollo si segnalano le attività di sensibilizzazione verso gli attori pubblici e privati della filiera sull’utilizzo di prodotti biologici nelle mense scolastiche, lo sviluppo di attività di formazione degli operatori agricoli e dei tecnici comunali addetti alla stesura dei Capitolati per i servizi di ristorazione collettiva e per favorire la conversione al biologico, con la realizzazione di corsi di aggiornamento, affiancamento tecnico e informazione.

L’accordo punta, inoltre, a sensibilizzare i Comuni del territorio affinché aderiscano all’iniziativa “Comuni Amici del Bio”, promossa da Cambia la Terra (il progetto di FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF), che raccoglie le amministrazioni locali che sono impegnate per un territorio libero da sostanze chimiche, in agricoltura, nelle aree verdi ma anche nelle mense pubbliche, particolarmente nelle scuole. L’iniziativa nasce per allargare la rete dei Comuni liberi dai pesticidi e vuole mettere in rete le esperienze e gli strumenti per la conversione al biologico, anche attraverso la creazione di un database che raccoglie gli atti normativi delle amministrazioni pubbliche (www.cambialaterra.it/liberi-dai-pesticidi/), un importante strumento di facilitazione per tutte le realtà che desiderano avviare politiche a supporto di una transizione ecologica e verso il superamento della chimica di sintesi

La promozione delle opportunità offerte dai finanziamenti per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, per il sostegno ai mercati contadini bio, per la diffusione delle mense scolastiche e aziendali con prodotti biologici e per supportare i Comuni che hanno avviato politiche volte alla riduzione dell’impiego della chimica di sintesi nei loro territori, in linea con le strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, sono ulteriori punti centrali dell’accordo che vedrà collaborare nel prossimo triennio FederBio e Città metropolitana di Roma Capitale.

“La creazione di sinergie con le amministrazioni e realtà rappresentative del territorio è essenziale per accelerare la transizione verso il modello agroecologico. Siamo lieti che una realtà importante come la Città metropolitana di Roma Capitale aderisca a iniziative che possono determinare, per il territorio e le comunità, effetti positivi con una ricaduta diretta sulla salute dei cittadini, sulla tutela della biodiversità e sul contrasto del cambiamento climatico”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

“Il protocollo siglato con FederBio risponde perfettamente alla missione di Città metropolitana di Roma Capitale che è focalizzata sullo sviluppo sostenibile, economico e sociale del territorio. Crediamo che l’affermazione del modello biologico sia una leva importante per far crescere le nostre comunità, creando opportunità economiche importanti e, nello stesso tempo, proteggendo un ambiente sempre più fragile ed esposto alle crisi dettate dall’emergenza climatica”, ha commentato Rocco Ferraro, consigliere delegato Ambiente, Transizione ecologica, Aree Protette, Tutela degli animali di Città metropolitana di Roma Capitale.

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Per frenare le alluvioni servono campagne capaci di trattenere le piogge

Firmato un accordo tra la Città metropolitana di Roma e FederBio per il rilancio dell’agroecologia

Nel piano contro le alluvioni c’è una casella poco esplorata. L’attenzione si concentra sul 7% di territorio coperto di cemento e asfalto perché è un dato quasi doppio rispetto alla media europea e il consumo di suolo continua a crescere al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. Giusto. Ma c’è un altro elemento che rende ancora più devastanti gli eventi estremi moltiplicati dalla crisi climatica: il suolo agricolo sta perdendo la capacità di assorbire l’acqua. Parliamo di circa il 40% del territorio italiano: mica poco.

Le cause del progressivo inaridimento di questi quattro decimi d’Italia sono varie. Innanzitutto c’è l’alterazione del ciclo idrico: in alcune aree non piove per mesi e la terra diventa talmente secca da creare una crosta che tende a far scivolare via le piogge. Poi c’è l’impoverimento del suolo, la perdita della biodiversità che contiene. Ne danno un’idea i dati diffusi all’incontro “La cura del suolo cura anche la siccità” organizzato da Cambia la Terra (il progetto di FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e Wwf) durante la Festa del BIO a Roma. La fertilità del terreno, cioè la percentuale di humus, in molte aree della Pianura Padana è scesa sotto l’1%. E quando si va a meno del 2% si entra nell’area a rischio.

Nel piano contro le alluvioni c’è una casella poco esplorata. L’attenzione si concentra sul 7% di territorio coperto di cemento e asfalto perché è un dato quasi doppio rispetto alla media europea e il consumo di suolo continua a crescere al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. Giusto. Ma c’è un altro elemento che rende ancora più devastanti gli eventi estremi moltiplicati dalla crisi climatica: il suolo agricolo sta perdendo la capacità di assorbire l’acqua. Parliamo di circa il 40% del territorio italiano: mica poco. Le cause del progressivo inaridimento di questi quattro decimi d’Italia sono varie. Innanzitutto c’è l’alterazione del ciclo idrico: in alcune aree non piove per mesi e la terra diventa talmente secca da creare una crosta che tende a far scivolare via le piogge. Poi c’è l’impoverimento del suolo, la perdita della biodiversità che contiene. Ne danno un’idea i dati diffusi all’incontro “La cura del suolo cura anche la siccità” organizzato da Cambia la Terra (il progetto di FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e Wwf) durante la Festa del Bio a Roma. La fertilità del terreno, cioè la percentuale di humus, in molte aree della Pianura Padana è scesa sotto l’1%. E quando si va a meno del 2% si entra nell’area a rischio.

“Serve un approccio agroecologico per far crescere la capacità naturale dei terreni di assorbire carbonio e acqua contrastando in questo modo sia le cause che gli effetti della crisi climatica”, spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “I campi bio hanno infatti una presenza di humus che va dal 2 al 3% e una struttura del suolo più porosa. Così l’acqua viene assorbita di più intercettando le piogge e rilasciata gradualmente garantendo umidità più a lungo. È arrivato il momento di puntare su questa agricoltura per affrontare l’accelerazione degli eventi estremi”.

È l’indicazione che viene dall’Unione Europea con le strategie Farm to Fork e Biodiversità che hanno come obiettivo al 2030 il 25% di campi bio e il 10% di superficie agricola destinata alla difesa della biodiversità. La capacità di un suolo sano di ridurre gli effetti di un evento estremo è connessa infatti alla maggiore ricchezza di vita che contiene. I suoli ospitano oltre il 25% della biodiversità del nostro pianeta, ma trattamenti intensi e prolungati di pesticidi di sintesi riducono questa dotazione naturale impoverendo il terreno.

Anche la Città metropolitana di Roma ha deciso di muoversi in questa direzione. Sabato scorso ha firmato un protocollo d’intesa con FederBio per sostenere l’agricoltura biologica nei 120 Comuni dell’area romana. Tra le iniziative previste l’utilizzo di prodotti bio nelle mense scolastiche, lo sviluppo di attività di formazione degli operatori agricoli, la promozione dell’iniziativa “Comuni Amici del Bio” con un database che raccoglie gli atti normativi delle amministrazioni pubbliche in materia.

“Il protocollo d’intesa con FederBio risponde perfettamente alla missione di Città metropolitana di Roma Capitale che è focalizzata sullo sviluppo sostenibile, economico e sociale del territorio”, ha commentato Rocco Ferraro, consigliere delegato Ambiente, Transizione ecologica, Aree Protette, Tutela degli animali di Città metropolitana di Roma Capitale. “Crediamo che l’affermazione del modello biologico sia una leva importante per far crescere le nostre comunità, creando opportunità economiche importanti e, nello stesso tempo, proteggendo un ambiente sempre più fragile ed esposto alle crisi dettate dall’emergenza climatica”.

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FONTE


TESTATA: HuffPost
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 maggio 2023



Anaprobio Italia: le “bioeccellenze” delle aziende associate in mostra alla “Festa del BIO” di Roma

Cirronis, la riuscita dell’iniziativa e il buon riscontro di pubblico testimoniano la vitalità di un comparto in costante crescita

Roma, 29 maggio 2023 – Sono stati centinaia i consumatori che nel fine settimana hanno animato gli spazi dell’Acquario Romano, dove è andata in scena l’edizione 2023 della “Festa del BIO”, alla quale l’associazione nazionale dei produttori biologici della Copagri ANAPROBIO Italia ha partecipato con un proprio spazio espositivo e una selezione delle “bioeccellenze” delle aziende associate.

“I produttori biologici di tutto il territorio nazionale si sono dati appuntamenti a Roma per presentare i loro prodotti, in un’ampia selezione che ha compreso oli e creme spalmabili, formaggi artigianali, farine, pasta e molto altro, tutte produzioni che rappresentano il frutto del loro impegno e della loro dedizione per un’agricoltura sostenibile”, spiega il presidente di ANAPROBIO Italia Ignazio Cirronis, che ha partecipato alla manifestazione ed è inoltre intervenuto a un convegno dedicato al tema La parola ai testimoni: come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio. “La riuscita dell’iniziativa e il buon riscontro di pubblico fatto registrare dallo spazio espositivo di ANAPROBIO Italia testimoniano ulteriormente la vitalità di un comparto che continua a far registrare una crescita importante e intorno al quale cresce l’interesse dell’opinione pubblica”, sottolinea Cirronis, ricordando che “l’agricoltura biologica fa registrare da tempo un trend positivo, con un sensibile aumento della produzione e una crescita, seppur di tono minore, delle esportazioni, che fanno il paio con l’obiettivo comunitario di arrivare entro il 2030 al 25% di SAU bio all’interno dell’Unione Europea. A fare da contraltare a questi dati certamente positivi, ci sono però la crisi dei consumi, per la prima volta in calo dopo quasi trent’anni di continua espansione, e le problematiche legate ai prezzi dei prodotti, i quali in molti casi non spuntano grandi differenze con quelli convenzionali, così come gli ostacoli e gli appesantimenti burocratici del sistema di certificazione, senza contare i noti incrementi dei costi di produzione e dell’energia”, rimarca il presidente di ANAPROBIO Italia.

All’iniziativa, promossa dalla FederBio per celebrare la cultura e l’importanza dell’agricoltura biologica, riunendo produttori, consumatori ed esperti del settore, in un momento di convivialità, ma anche di approfondimento e dibattito sul futuro del bio, hanno partecipato, fra le altre, l’Azienda agricola Giacomo Ficco di Scandriglia (RI) e l’Azienda agricola Tiziano Donatina di Penne (PE).

Ufficio Stampa
ANAPROBIO Italia – Associazione Produttori Biologici Copagri

https://anaprobio.it/ – Cell. +39 3404050054


Alla “Festa del BIO” di Roma tutto il know-how di Anabio-Cia

L’associazione all’evento all’Acquario Romano tra talk e degustazioni

Roma si è tinta di verde per la “Festa del BIO” dove Cia-Agricoltori Italiani, con la sua associazione di settore Anabio, ha portato negli spazi dell’Acquario Romano, per l’evento targato FederBio, tutto il suo contributo per valorizzare e promuovere le produzioni biologiche di qualità. Indispensabili per un’agricoltura sempre più sostenibile. La partecipazione di Anabio-Cia si è sviluppata tra gli stand istituzionali all’interno e i desk espositivi all’esterno, tra i dibattiti pubblici sui temi più cruciali per il settore e la degustazione dei prodotti biologici che dal campo spopolano sempre di più sulle tavole degli italiani.

L’appuntamento è stato, dunque, occasione preziosa di confronto, in particolare con il dirigente del Masaf con delega al biologico, Pietro Gasparri, e tra tutte le organizzazioni agricole coinvolte. Quattro, nello specifico, i talk che hanno visto Anabio-Cia tra i relatori, con il responsabile settore bio di Cia, Fabio Chessa, e il produttore associato Anselmo Filesi. Al centro, il grande tema dei cambiamenti climatici e il ruolo primario dell’agricoltura, ma anche il focus sugli allevamenti biologici, guardando con attenzione all’importanza del benessere animale e ambientale.

Per Anabio-Cia, in tal senso, è fondamentale costruire incentivi specifici, anche all’interno della Pac, per aiutare le aziende zootecniche a convertire le attività al biologico; così come creare in futuro politiche orientate verso modelli organizzativi innovativi con approccio agroecologico e per integrare la produzione animale e vegetale.

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Festa del BIO Roma: biologico e stili alimentari sostenibili possono mitigare il cambiamento climatico

Grande successo per la tappa finale dell’evento di riferimento del biologico italiano, ideato per comunicare i valori del vero bio. Nella splendida cornice dell’Acquario romano, migliaia di persone hanno assistito ai talk, degustato le realizzazioni a base di prodotti biologici e brindato a un futuro più sostenibile.

Roma, 29 maggio 2023 – Arginare il cambiamento climatico e i suoi effetti sempre più devastanti è possibile. Ma serve l’impegno di tutti, poiché è proprio attraverso le corrette scelte alimentari che si può contribuire a determinare un impatto positivo sulla salute delle persone e dell’ambiente. Questo tra i messaggi emersi nel corso della tappa romana della Festa del BIO, organizzata da FederBio con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, AssoBio, Anabio-CIA, Anaprobio-Copagri, Altromercato, NaturaSì, Pancrazio Spa, Coalizione CambiamoAgricoltura, Cambia la Terra e Kyoto Club.

Nell’ambito della Festa si è parlato di come contrastare gli effetti di questo clima sempre più imprevedibile, del ruolo fondamentale dell’agricoltura bio nella tutela delle api e degli altri insetti impollinatori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, e dell’importanza degli allevamenti al pascolo basati sul benessere animale e sul miglioramento delle condizioni di vita del bestiame allevato. Mentre gli agricoltori, che si trovano a fronteggiare ogni giorno gli effetti del cambiamento climatico, hanno raccontato come grazie al passaggio all’agroecologia siano riusciti a migliorare le produzioni.

“La Festa del BIO è stato un momento di divertimento ma anche di riflessione, informazione e sensibilizzazione affinché i cittadini possano scegliere consapevolmente per sostenere un metodo di produzione in grado di  contrastare il cambiamento climatico e la crisi di biodiversità che sta attraversando il Pianeta – spiega la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini – L’agricoltura è responsabile del 25% dei gas serra immessi nell’ambiente, ma è anche una delle prime vittime di siccità e alluvioni. Ecco perché è fondamentale cambiare modello agricolo e aumentarne la resilienza. Un suolo in salute è in grado di trattenere acqua, assorbire Co2 e immagazzinare carbonio, essenziali per contrastare il cambiamento climatico. È provato che la chimica di sintesi consuma la sostanza organica senza reintegrarla come fa, invece, l’agricoltura biologica con le sue tecniche naturali. È essenziale quindi effettuare rapidamente una transizione all’agroecologia che può contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e le calamità naturali che stanno avendo effetti sempre più devastanti. Ma oltre a cambiare modo di produrre, verso il biologico e l’agroecologia, occorre modificare anche i nostri comportamenti alimentari, scegliendo cibi bio, prodotti di prossimità, diminuire il consumo di carne scegliendo quella proveniente da allevamenti sostenibili. Vanno poi azzerati gli sprechi considerando che oggi gettiamo ancora il 30% del cibo che acquistiamo. Soprattutto in questa fase di crisi per le famiglie, è importante scegliere bene per la propria salute e quella del Pianeta, senza sprechi inutili”.

Dopo il taglio del nastro inaugurale con le autorità, la Festa del BIO è proseguita con la firma del protocollo d’intesa tra FederBio e Città metropolitana di Roma Capitale. Un accordo per lo sviluppo dell’iniziativa “Comuni amici del BIO” che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere il biologico nelle politiche locali, con particolare riferimento al verde urbano e alla ristorazione collettiva. Grande partecipazione anche per la gara finale del contest “BUONO. È BIO!”, che ha coinvolto gli studenti degli Istituti Alberghieri della Regione Lazio. “La pappardella c’ore de Roma” di Manuel Orsini dell’istituto Di Vittorio di Ladispoli ha convinto l’attenta giura capitanata da Luisanna Messeri. È stato lui ad aggiudicarsi l’ambito “Mestolino BIO” e una fornitura di 50 kg di prodotti bio per sé e 100 kg per la scuola. A concludere la Festa del BIO, il gusto sano e colorato della cucina amica dell’ambiente della chef Luisanna Messeri, la cuoca pop della TV, e il brindisi a un futuro più bio e sostenibile.

La conferenza stampa, il talk sui cambiamenti climatici e lo show cooking sono iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.

UFFICIO STAMPA


Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

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