ITA.BIO: Italia podio per prodotti alimentari di qualità. 80% dei consumatori in EAU è disposto a spendere di più per avere un prodotto BIO Made in Italy

É quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel quarto forum dedicato agli Emirati Arabi.

Bologna, 9 febbraio 2022 – Un mercato ad alto potenziale per il nostro bio Made in Italy: gli Emirati Arabi si posizionano al terzo posto a livello mondiale per crescita prevista del BIO, con tasso medio annuo delle vendite pari al 13,3% per i prossimi 3 anni. È quanto emerge dal quarto forum ITA.BIO, la piattaforma di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.

IL RUOLO DELL’EXPORT NEL BIO MADE IN ITALY

Risultati che si inquadrano in una generale performance positiva dell’export agroalimentare biologico: nel 2021 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno sfiorato i 3 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +11% (anno terminante luglio 2021) rispetto all’anno precedente, in linea rispetto all’export agroalimentare nel complesso (+10% gen-lug 2021-20). Riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali testimoniato anche dalla crescita di lungo periodo (+156% rispetto al 2009) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy (6% sull’export agroalimentare italiano totale).

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio

I NUMERI CHIAVE DEL BIO NEGLI EMIRATI ARABI

Gli Emirati Arabi si mostrano un mercato ancor work in progress per il biologico, con numeri chiave che segnalano la forte attrattività per le imprese italiane.

A causa della morfologia del territorio (il 97% della superficie è desertica), il Paese può contare solo su 4,6 mila ettari coltivati secondo il metodo biologico nel 2019 secondo FiBl (+1189% dal 2010) e 102 produttori (erano solo 2 nel 2010). Crescita che si registra anche per le vendite dei prodotti bio: +39% nel 2019 rispetto al 2016, per un totale di 27,9 milioni di dollari (solo 0,06% della domanda globale di bio). Anche la spesa pro-capite per prodotti biologici in Emirati Arabi non è consistente (nel 2019 era ferma a 2,94 $, dimensioni ridotte che escono dal confronto con i dati di altri mercati, ad esempio, i 59€ dell’Italia o i 136 € degli USA). Numeri bassi che non devono essere però interpretati come scarso interesse per la categoria: ampia è infatti la dimensione del carrello healthy&wellness, dove il bio rappresenta solo l’1,5% del totale. Cifre, dunque, ancora piccole ma di prospettiva, sia per le previsioni (con un valore CAGR del +13,3% per il periodo 2019-2024) che per il forte cambiamento in atto nel mercato in relazione agli stili alimentari.

Le prospettive sono da ricondurre ad una crescita costante del reddito medio della popolazione, ma anche e soprattutto ad un cambiamento graduale verso uno stile di vita più sano da parte della popolazione, dove la quota di stranieri (90%) rappresenta un altro elemento di attrattività. Consapevolezza che era già in fase di sviluppo grazie ai numerosi programmi del governo locale per combattere obesità (superiore al 30%) e malattie cardio vascolari, ma che è cresciuta nettamente con la pandemia. I cambiamenti nelle abitudini di consumo hanno portato 1 emiratino su 2 a prestare maggiore attenzione a ciò che mette nel carrello. Il 16% ha iniziato a consumare bio dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ma complessivamente è pari al 53% la quota di chi ha incrementato la spesa in bio, grazie ad una maggiore informazione e una migliore educazione sui benefici e sulle garanzie del consumo di prodotti biologici.

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio

IL CONSUMATORE BIO NEGLI EMIRATI ARABI [1]  

I dati della consumer survey di Nomisma rilevano una buona diffusione del bio tra i cittadini emiratini: più di 1 famiglia su 2 (53%) ha consumato un prodotto biologico nel corso degli ultimi 12 mesi.

La diffusione del bio è ancora più evidente nelle famiglie con reddito alto e tra gli under 45 (rispettivamente 57% e 56%). Altri target in cui è molto forte il richiamo del bio è quello dei turisti (63% acquista bio tra chi è stato in Italia negli ultimi 5 anni) e quello dei nuclei familiari in cui sono presenti bambini in età pre-scolare, qui il tasso di penetrazione raggiunge il 58%. Sicurezza alimentare (espressa dal 63% degli organic user), fiducia nella qualità del prodotto (56%) e attenzione all’ambiente (50%) sono le principali motivazioni per cui i consumatori scelgono le garanzie del biologico.

La presenza del marchio biologico non è l’unico aspetto che il consumatore guarda quando sceglie i prodotti bio da mettere nel carrello: il fatto che il prodotto biologico sia confezionato in un packaging eco-friendly e che sia stato realizzato in coerenza del rispetto ambientale sono fattori decisivi per l’acquisto per il 27% dei consumatori. Fondamentali anche la marca (del produttore per l’11% e private label per il 9%), l’origine (il 17% preferirebbe un prodotto bio fatto in EAU) e, infine, il prezzo (il 17% verifica la presenza di promozioni).

[1] La survey ha coinvolto un campione di 450 cittadini degli Emirati Arabi Uniti dai 18 ai 65 anni, responsabili degli acquisti alimentari della famiglia. Il questionario, semi-strutturato a risposta chiusa, è stato somministrato con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) nella seconda metà di gennaio 2022.

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio

IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE EMIRATI ARABI

La percezione dei consumatori emiratini relativamente ai nostri prodotti alimentari è assolutamente positiva, tanto che l’Italia si posiziona al terzo posto nella classifica dei paesi con prodotti alimentari di maggiore qualità (13% indica Italia). Anche nel bio siamo sul podio: l’11% vede il bio Made in Italy migliore di quello di altri paesi, ci superano solo Arabia Saudita (21%) e USA (16%). Il posizionamento è alto nel percepito ma la disponibilità a scaffale non è elevata (lo rileva un terzo di chi oggi non ha ancora assaggiato il nostro bio) e quindi se ne conoscono poco anche le caratteristiche distintive (35% dei non users Made in Italy bio). Per questi motivi, il tasso di penetrazione del bio Made in Italy è relativamente basso (8%), ma gli emiratini mostrano un elevato interesse nei prodotti biologici italiani: l’82% comprerebbe un nostro prodotto bio se lo trovasse presso i canali d’acquisto abituali. Gli “indecisi” sarebbero incentivati ad acquistare un nostro prodotto bio in virtù delle sue proprietà nutrizionali e dei benefici che porta alla salute. Altre leve per il Made in Italy bio sono sicuramente le informazioni di dettaglio del prodotto, come l’utilizzo in cucina e informazioni presenti nell’etichetta, fondamentali per coinvolgere il 27% degli attuali incerti. Il prezzo è un fattore rilevante per un quarto dei consumatori, tuttavia, l’80% si rende disponibile a pagare di più per avere un prodotto bio con la garanzia del Made in Italy.

Le categorie alimentari per cui la qualità biologica e l’italianità sono un binomio vincente negli Emirati Arabi sono l’ortofrutta fresca, i latticini e i condimenti (olio extravergine di oliva e aceto); la pasta è in assoluto il prodotto bio per cui l’origine italiana é/sarebbe più importante.

Il futuro è Bio: più di 1 Emiratino su 2 intende accrescere l’attenzione sulla salute e sulla qualità del cibo che consuma, per far questo la spesa dei prodotti biologici aumenterà per il 48% dei consumatori.

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio

“Il webinar organizzato per il mercato biologico negli Emirati Arabi chiude una serie di appuntamenti virtuali previsti dal progetto ITA.BIO che hanno riscontrato, sin dal primo focalizzato sugli Stati Uniti, un ottimo risultato sia in termini di aziende del settore partecipanti, sia rispetto all’effettiva utilità e validità delle informazioni condivise da parte di esperti ed operatori del settore nei mercati presi in esame. – spiega Anna Flavia Pascarelli, Dirigente Ufficio Agroalimentare & Vini Agenzia ICE. – Tali risultati confermano l’interesse del progetto ITA.BIO, in collaborazione tra l’Agenzia ICE, FederBio e Nomisma, e l’efficacia della relativa piattaforma digitale quale strumento a supporto del Made in Italy e, nello specifico, dei prodotti biologici italiani. Si tratta di un settore in cui hanno assunto un ruolo fondamentale proprio quelle tematiche di innovazione e digitalizzazione come mezzo per affermare il potenziale e l’attrattività di tale comparto nei confronti dei principali mercati esteri.”

“I mercati esteri rappresentano un’importante opportunità di sviluppo per le aziende italiane dell’agroalimentare biologico. In particolare, gli Emirati Arabi, che attualmente presentano percentuali di vendite marginali, ma si collocano al terzo posto a livello mondiale in termini di crescita prevista nel segmento biologico. Con la Piattaforma ITA.BIO intendiamo fornire alle imprese italiane che vogliono incrementare il posizionamento in questo mercato un supporto concreto che fornisce informazioni e contatti utili per orientare le strategie commerciali. Questo è reso possibile dal lavoro di analisi dei mercati svolto in collaborazione con Nomisma e grazie al sistema ICE e a un desk dedicato attivato da FederBio. Il contributo di ITA.BIO diventa particolarmente rilevante considerando che il comparto biologico è regolato da norme e sistemi di certificazione che, fuori dall’Ue e dagli accordi di equivalenza già sottoscritti, necessitano di specifiche competenze, oltre che di relazioni dirette con i sistemi di certificazione locali”, sottolinea Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio.

“Sostenibile, sicuro, biologico, sano: anche negli Emirati Arabi si confermano i trend di consumo in atto a livello globale. La pandemia e i programmi istituzionali volti a contrastare gli effetti negativi di una scorretta alimentazione hanno acceso i riflettori su queste parole chiave e, in tutto ciò, – spiega Evita Gandini, Project Manager Nomisma S.p.A. – il Made in Italy è un’eccellenza che il consumatore emiratino riconosce. “

“Grazie agli strumenti di Market Intelligence e Consumer Insight di Nomisma – spiega Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A. – è stato possibile evidenziare su questo mercato complesso e molto dinamico dati, informazioni e strumenti utili al corretto posizionamento dei nostri prodotti biologici. Ancora una volta ITA.BIO si conferma un punto di riferimento per le imprese italiane interessate ad esportare i propri prodotti biologici all’estero”.

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FederBio, AssoBio e Associazione Biodinamica: ci aspettavamo un’approvazione definitiva della legge sul bio, ora si acceleri il passaggio al Senato

Bologna 9 febbraio 2022

Il DDL n. 988 “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico“ dovrà dunque tornare in Senato per l’approvazione definitiva.

Dopo 13 anni e 3 legislature, nella votazione di oggi alla Camera dei Deputati è stato approvato l’emendamento che toglie il termine biodinamico dal comma 3 dell’articolo 1. È veramente un peccato perché si tratta di un metodo agricolo e di prodotti che vengono sempre più coltivati e apprezzati in tutto il mondo. Ma nonostante questo emendamento, il biodinamico continuerà ad essere presente e sostenuto, come lo è stato fino ad oggi, in quanto pratica agronomica che si riconduce al metodo biologico, già riconosciuta fin dal primo Regolamento europeo del 1991 in materia di agricoltura biologica. Un riferimento normativo poteva costituire una tutela aggiuntiva per il consumatore per prodotti che sono in costante crescita sul mercato.  L’urgenza che si arrivi presto alla conclusione di un iter di approvazione della Legge è dettata dalla centralità del biologico per l’intero comparto agroalimentare.

L’Italia, con oltre 80mila operatori, è infatti tra i Paesi leader per la produzione biologica ed è il primo Paese in Europa (secondo al mondo) nell’esportazione di prodotti bio, con oltre 2,9 miliardi di euro, circa il 6% di tutto l’export agroalimentare nazionale.

Una veloce approvazione della legge n. 988 è fondamentale per supportare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana. Introduce elementi particolarmente significativi come la possibilità di registrare il marchio biologico “Made in Italy”, di istituire distretti biologici che consentano di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali e di adottare un Piano nazionale per favorire lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico.

Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, ha dichiarato: “Al terzo passaggio parlamentare, ci aspettavamo l’approvazione definitiva della legge, invece prendiamo atto della decisione unanime del Parlamento di modificare il terzo comma dell’articolo 1.  Contiamo adesso di avere una corsia privilegiata al Senato per una veloce approvazione nei tempi che sono stati annunciati durante la discussione parlamentare. Questa legge è urgente e fondamentale per supportare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana e sostenere i giovani e le imprese che hanno scelto questo modello agricolo. Ci sembra comunque paradossale che il giorno dopo l’inserimento in Costituzione di riferimenti alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, si cerchi di umiliare un metodo produttivo basato sul totale rispetto della natura. Come hanno chiesto alcuni parlamentari, ci auguriamo adesso che il mondo scientifico si impegni con la medesima determinazione per la riduzione dell’uso dei pesticidi e di altre sostanze di chimica di sintesi, a tutela della fertilità dei suoli e della biodiversità in linea con le modifiche costituzionali e con la Strategia Farm to Fork”.


“Il mercato del biologico e del biodinamico è in costante crescita a livello mondiale –
afferma Roberto Zanoni, presidente di AssoBio -, l’importanza di questo settore è da sempre riconosciuto e inserito nei regolamenti comunitari. Per l’Italia, il biologico è un fiore all’occhiello del settore agricolo italiano. Siamo il primo Paese europeo per export di prodotti biologici, a dimostrazione della grande attenzione dei consumatori di tutto il mondo e del loro crescente apprezzamento per la qualità dei prodotti bio e biodinamici. È un primato conquistato grazie anche all’impegno di produttori e trasformatori agroalimentari che hanno fortemente creduto e agito ricercando sempre un equilibrio tra l’essere impresa e il bene pubblico declinato nella difesa del suolo, nella valorizzazione della biodiversità e nella tutela della salute dei cittadini. Le aziende biologiche rappresentano il futuro, sono le più attente all’innovazione e ai cambiamenti. Ma non solo, i produttori e gli imprenditori bio sono molto più giovani rispetto alla media: sono per metà laureati o diplomati, per un terzo donne e interessati all’internazionalizzazione. Mi auguro che questo percorso si concluda nel più breve tempo possibile e che il Parlamento sappia dare una risposta concreta al territorio e alle imprese. Avanti con il disegno di legge sul biologico così come è stato oggi discusso e licenziato.”

Carlo Triarico, Presidente Associazione Biodinamica: “L’agricoltura biodinamica è costitutiva del biologico, storicamente e giuridicamente. Continuerà a lavorare, come da ottant’anni, per il bene del biologico e dell’agricoltura italiana”.

 

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Legge sul biologico: la Camera approva, ma senza il biodinamico. Il commento di Maria Grazia Mammuccini

I deputati scelgono di eliminare dal ddl l’equiparazione dell’agricoltura biologica a quella biodinamica. Il commento di Maria Grazia Mammucini, presidente Federbio.

La legge sul biologico dovrà ancora attendere. La votazione alla Camera che, il 9 febbraio, avrebbe potuto dare il via libera al ddl, ha visto invece l’approvazione di due emendamenti che eliminano l‘equiparazione del metodo biologico a quello biodinamico e che riportano il testo al Senato per la quarta lettura e la conclusione dell’iter legislativo.

Il disegno di legge regola il settore dell’agricoltura biologica che da tempo – 13 anni e 3 legislature come sottolineato dalle associazioni del bio  –  ne sollecita l’approvazione definitiva. Nella discussione odierna alla Camera, i deputati hanno deciso di modificare il testo togliendo il termine “biodinamico” dal comma 3 dell’articolo 1, dando seguito a una parte del mondo scientifico che definisce l’agricoltura biodinamica una pratica agricola priva di fondamenti scientifici. Il testo modificato torna quindi ora a Palazzo Madama.

Mammucini, Federbio: “Escludere biodinamico una scelta paradossale”

“Ci aspettavamo l’approvazione definitiva del testo, invece ancora una volta ci troviamo sospesi – ha spiegato la presidente FederBio, Maria Grazia Mammuccini – Adesso confidiamo nel rispetto dei tempi annunciati in Aula per l’ok del Senato perché questo settore, che sta producendo ottimi risultati e che ha tutte le carte in regola per creare una  nuova economia in linea con il Green deal europeo, non può più attendere”. La presidente ha anche commentato la scelta di escludere l’agricoltura biodinamica dal ddl: “È paradossale che un giorno si approvi un disegno di legge costituzionale per tutelare l’ambiente, gli ecosistemi e i diritti degli animali e che il giorno dopo si cancelli una norma per una pratica agricola rispettosa della natura e della biodiversità che ha più certificazioni del biologico e la cui crescita sul mercato dovrebbe portare a definire regole sempre più chiare a tutela del consumatore”. La presidente ha sottolineato inoltre che il biodinamico fa da sempre parte del biologico come stabilito dal regolamento sul metodo biologico del 1991 e che di fatto nulla cambierà. Riguardo alla battaglia ideologica portata avanti contro il biodinamico ha affermato:  “Aldilà delle pratiche definite da alcuni esoteriche, è dimostrato che, per esempio, il suolo più fertile è quello coltivato in biodinamico. La scienza si impegni dunque a indagare questi aspetti per capire davvero quello di cui l’agricoltura ha bisogno”. E ancora: “Mi auguro che quella parte del mondo scientifico che si è battuta per eliminare dal testo l’agricoltura biodinamica, lavori allo stesso modo per la riduzione in agricoltura dei pesticidi chimici di sintesi”.

Un marchio del bio made in Italy e i distretti del biologico: cosa prevede la legge

Il ddl n. 988, “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, nasce da una proposta di legge presentata nel marzo 2018. Il testo prevede, tra le altre misure, l’istituzione di un marchio del biologico italiano di cui potranno fregiarsi “i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana”, la creazione di distretti biologici che consentano di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali e l’adozione un Piano nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico.  La legge avvicinerebbe l’Italia agli obiettivi del Green deal europeo e alle strategie Farm to Fork e Biodiversità che puntano a triplicare la superficie coltivata a biologico e a ridurre del 50 per cento l’uso di pesticidi e antibiotici e del 20 per cento quello dei fertilizzanti entro il 2030. […]

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FONTE


TESTATA: Lifegate
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 febbraio 2022



Consumi: 2 italiani su 3 acquistano bio, subito la legge. Appello di agricoltori, consumatori, ed ambientalisti

07 febbraio 2022

Con quasi due italiani su tre (64%) che mettono prodotti bio nel carrello occorre difendere produttori e consumatori e garantire la trasparenza degli acquisti approvando subito la legge nazionale sul biologico che prevede anche l’introduzione di un marchio per contrassegnare come 100% Made in Italy solo i prodotti biologici ottenuti da materia prima nazionale.

E’ quanto chiedono Coldiretti, Codacons, FederBio, Legambiente, e Slow Food e in riferimento alla discussione alla Camera del disegno di legge sull’agricoltura biologica che sostiene anche l’impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti con una delega al Governo per rivedere la normativa sui controlli e garantire l’autonomia degli enti di certificazione.

Per rispondere alle richieste dell’Europa sul green deal, occorre agevolare la transizione al biologico di parte delle nostre produzioni e per farlo – sottolineano Coldiretti, Codacons, FederBio, Legambiente e Slow Food – servono norme precise per colmare il vuoto di carattere normativo con gli acquisiti di prodotti bio Made in Italy che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore

Nell’ultimo decennio – spiegano Coldiretti, Codacons, Federbio, Legambiente e Slow Food – le vendite bio totali sono più che raddoppiate (+122%) secondo dati Biobank. Il successo nel carello sostiene l’aumento della produzione nazionale su 2 milioni di ettari di terreno coltivati, fornendo una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork del New Green Deal dell’Unione Europea che punta ad avere almeno 1 campo su 4 (25%) dedicato al bio in Italia dove attualmente sono a bio.

Con 70mila produttori l’Italia è leader in Europa per numero di imprese impegnate nel biologico e va dunque sostenuto – concludono Coldiretti, Codacons, FederBio, Legambiente e Slow Food – un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale.

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331-1860936



Webinar - Il futuro dell’olivicoltura bio tra nuova Pac e mercato

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 16 febbraio 2022, h. 15.30

Si svolgerà il 16 febbraio il webinar “Il futuro dell’olivicoltura bio tra nuova Pac e mercato”. All’iniziativa, finanziata dal FEASR M 1, sottomisura 01.02.01. del PSR Calabria, parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

Per partecipare è necessario iscriversi al seguente link: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_Ia0yHwlYQtKlyn2kY3XXLg


Piano Strategico PAC 2023-2027 in ottica sostenibile. 2,5 miliardi di euro in 5 anni per l’agricoltura biologica

ROMA – Il Piano Strategico della PAC 2023-2027 presentato alla Commissione europea dopo un lungo confronto con le parti economiche e sociali mette in campo una strategia unitaria, attraverso i pagamenti diretti, le organizzazioni comuni di mercato, lo sviluppo rurale e il PNRR

Obiettivi del PSN – sottolinea il Mipaaf – sono il potenziamento della competitività del settore agricolo e forestale in un’ottica sostenibile, destinando complessivamente tra primo e secondo pilastro circa 10 miliardi di euro ad interventi con chiare finalità ambientali. Rientrano in questo quadro gli eco-schemi e gli interventi agro-climatico-ambientali, nel cui contesto all’agricoltura biologica saranno destinati 2,5 miliardi di euro in cinque anni.

Il Piano prevede un sistema di aiuti più equo, attraverso la progressiva perequazione del livello del sostegno al reddito; prendendo a riferimento l’intero territorio nazionale, si determina un sensibile riequilibrio nell’allocazione delle risorse dei pagamenti diretti. Contestualmente, il 10% della dotazione nazionale dei pagamenti diretti viene ridistribuito focalizzando l’attenzione sulle aziende medio-piccole. Un’attenzione particolare viene dedicata ai giovani, integrando gli strumenti del primo e del secondo pilastro della PAC, in modo da mobilitare complessivamente 1.250 milioni di euro.

Il PSN affronta quindi le sfide presenti e future che il settore primario si trova a fronteggiare; ed è proprio in questo contesto che vanno interpretate le scelte strategiche operate nel settore del benessere animale, dove proprio grazie agli eco-schemi sarà data concretezza al più importante piano di contrasto all’antimicrobico resistenza mai realizzato, accogliendo in questo modo specifiche indicazioni contenute nella strategia “Farm to Fork”.
Quanto al sostegno dell’olivicoltura di particolare valore paesaggistico, l’intento è quello di tutelare un patrimonio agroalimentare ed ambientale di particolare valore, in contrapposizione ad un modello di olivicoltura super intensiva, verso cui molti operatori si stanno indirizzando, certamente molto lontana dai valori paesaggistici con cui siamo abituati ad identificare il territorio italiano.

Sono quindi prive di fondamento le contestazioni delle 17 associazioni ambientaliste riguardo al Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027. […]

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TESTATA: Agricoltura.it
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 febbraio 2022



Anaprobio Italia formalizza richiesta adesione a Federbio

“Comunione di intenti per portare avanti istanze biologico”

Roma, 4 feb. – Promuovere e supportare la crescita del comparto biologico nazionale, puntando su incentivi per la creazione e il rafforzamento delle filiere biologiche e dei biodistretti; ridurre sensibilmente i costi e gli oneri burocratici necessari alla certificazione biologica; mettere in campo azioni importanti per incentivare i consumi di prodotti biologici; valutare il possibile avvio di un dettagliato studio finalizzato a esaminare i costi di produzione nell’agricoltura biologica, lavorando al contempo per fare in modo che questi non siano superiori ai prezzi dei prodotti agricoli. Sono solo alcuni dei temi e degli obiettivi sui quali si orienterà l’operato di Anaprobio Italia, l’associazione nazionale dei produttori biologici della Copagri.

“Abbiamo approfondito tali tematiche nei giorni scorsi, nel corso di un proficuo confronto tra il Consiglio di Amministrazione di Anaprobio Italia e l’ufficio di presidenza della FederBio, la Federazione interprofessionale del biologico italiano, durante la quale la neonata associazione della Copagri ha formalizzato la propria richiesta di adesione alla FederBio”, rende noto il presidente di Anaprobio Italia Ignazio Cirronis, esprimendo soddisfazione per aver registrato “una sostanziale e rilevante comunione d’intenti, che sarà fondamentale per portare avanti le istanze di tutti i produttori biologici del Belpaese”.

Al confronto con i vertici di Anaprobio Italia hanno preso parte la presidente e il segretario generale di FederBio Maria Grazia Mammuccini e Paolo Carnemolla, i quali hanno rimarcato i punti salienti sui quali è impegnata la Federazione nel breve periodo, fra i quali figurano l’approvazione definitiva della nuova legge sul bio e l’attivazione di tutti i possibili strumenti utili alla crescita del comparto e del suo mercato. […]

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TESTATA: askanews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 febbraio 2022



Miglioramento vegetale con le Tea, faccia a faccia con la presidente di FederBio

Mentre a Bruxelles si lavora per definire un nuovo quadro normativo che regoli le Tea, in Italia si sta decidendo se consentire o meno ai ricercatori di fare sperimentazione in campo. Tra le voci contrarie c’è FederBio, che vuole bloccare l’avanzata di quelli che definisce “nuovi Ogm”. Abbiamo parlato con la presidente Maria Grazia Mammuccini

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Ue la Commissione Europea ha pubblicato un rapporto nel quale afferma che le Tea, Tecnologie di Evoluzione Assistita (o in inglese Nbt, New Breeding Techniques) necessitano di una regolamentazione ad hoc in quanto sono radicalmente diverse dai metodi di manipolazione genetica sviluppati sul finire del secolo scorso e che oggi sono regolati dalla Direttiva 2001/18/CE. A Bruxelles si sta quindi lavorando ad una proposta legislativa che poi dovrà essere discussa da Parlamento e Consiglio Europei e che dovrebbe vedere la luce in un paio di anni. Intanto però i ricercatori italiani, sostenuti anche da un pezzo del mondo politico, chiedono che sia consentita la coltivazione a scopi scientifici delle varietà sviluppate nei laboratori. La motivazione di questa deroga alla legge italiana risiede nel fatto che le varietà ottenute con le Tea sono “naturali” e che quindi non rappresentano un rischio né per l’ambiente né per la salute pubblica. Ad aver detto un secco “no” a questa possibilità sono state differenti associazioni, come ad esempio Slow Food, ma anche Legambiente, il WwfGreenPeace, l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio, la principale Organizzazione che in Italia rappresenta gli interessi della filiera biologica.

“Noi crediamo che si debba rispettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che dice molto chiaramente che le Tea ricadono nel perimetro di applicazione della normativa sugli Ogm. Serve quindi una valutazione del rischio prima che queste nuove varietà vengano utilizzate in campo ed è necessaria anche una separazione netta delle filiere. Occorre quindi sviluppare metodi per determinare se una pianta o un prodotto alimentare è ottenuto con le Tea”, spiega la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini.

La Corte di Giustizia ha però anche sottolineato che serve una nuova normativa per regolamentare le Tea, che di fatto sono radicalmente differenti rispetto alle tecniche utilizzate per ottenere i “vecchi” Ogm transgenici.

“Sarà eventualmente il Parlamento e il Consiglio Europei a decidere su una nuova legislazione. Noi come FederBio aderiamo alla posizione di Ifoam Oe(la Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica, Ndr) e abbiamo anche partecipato alle varie consultazioni pubbliche che ci sono state per ribadire che sarebbe un errore varare una nuova normativa per le Tea”.

In Italia però si dibatte se sia il caso di consentire le prove in campo al fine di non bloccare la ricerca scientifica. Il rischio è che mentre a Bruxelles si discute altri Paesi si stanno avvantaggiando delle nostre lungaggini… “In Italia abbiamo varato una normativa ancora più stringente di quella europea sugli Ogm, vietandone la coltivazione e anche la sperimentazione in campo. Oggi viene chiesto di fare un doppio salto indietro, derogando alla legge italiana e a quella europea, che per gli Ogm impone severi controlli e restrizioni, anche per la sperimentazione in campo. Tutto questo non mi sembra né corretto né giusto. Dobbiamo aspettare che venga presa una decisione a livello europeo”.

Il mondo della ricerca però assicura che le Tea sono sicure e che le varietà su cui si sta lavorando sono “naturali”, nel senso che potrebbero essere ottenute anche da incroci tradizionali… “Non possiamo parificare una specie ottenuta con le Tea e una generata grazie ad un incrocio tra due specie presenti in natura. Sulla sicurezza delle Tea noi chiediamo che si seguano i passi necessari per gli Ogm, anche perché ci sono degli aspetti su cui occorre fare chiarezza, come ad esempio le mutazioni off target indotte dal genome editing. Inoltre crediamo che prima che sia rilasciata qualunque varietà ottenuta con le Tea sia necessario sviluppare dei metodi per il loro riconoscimento.

I ricercatori affermano che ciò è impossibile, proprio perché le varietà ottenute con le Tea sono “naturali”… “Questo per noi è un grosso ostacolo. Anche se la coltivazione delle Tea verrà consentita noi chiediamo che ci sia una separazione delle filiere che permetta di preservare la distintività e specificità del biologico. Questo per tutelare gli agricoltori biologici, ma anche i cittadini che hanno il diritto di scegliere se mettere nel loro piatto un prodotto derivante da manipolazione genetica”.

I ricercatori di tutto il mondo hanno una linea sostanzialmente condivisa: le Tea sono sicure e possono portare vantaggi enormi all’agricoltura e alla sua sostenibilità. Di questo occorre tenere conto. “L’approccio al tema della sostenibilità che hanno questi ricercatori è antiquato: c’è un problema complesso e vogliono risolverlo con una soluzione semplicistica. L’agricoltura convenzionale, per l’aumento immediato delle rese, ha impoverito i terreni agricoli nel medio lungo periodo, ha rotto gli equilibri naturali e per restare produttiva fa un uso sempre maggiore di input sintetici. Ora alcuni ricercatori ci dicono che la soluzione sono le Tea. Noi la pensiamo diversamente”.

In che modo? “Riteniamo che si debba ripartire dal terreno, rigenerando la sua fertilità e rispettando gli equilibri naturali. Solo così si può raggiungere la sostenibilità.

Anche gli agricoltori biologici fanno ricorso agli agrofarmaci per difendere le piante. Lo sa bene lei che è una viticoltrice. Con le Tea si avrebbero invece piante in grado di difendersi da sole. “Anche il mondo del biologico ha bisogno di agrofarmaci, ma si tratta di principi attivi quasi esclusivamente di origine naturale e in più il loro impiego deve essere giustificato e limitato solo ai casi in cui l’approccio agronomico e agroecologico non sono sufficienti. Inoltre crediamo sia strategico investire in ricerca e innovazione per il biocontrollo che può consentire d’individuare soluzioni innovative e principi attivi di origine naturale a ridotto impatto ambientale”.

La popolazione mondiale aumenta e chiede sostenibilità, mentre i cambiamenti climatici rendono ancora più difficile il lavoro degli agricoltori. Il biologico come può sfamare l’umanità in questo contesto? “È vero che le produzioni biologiche hanno una produzione dell’8-25% minore rispetto al convenzionale. Ma se si pensa che oggi il 30% del cibo che produciamo viene buttato appare evidente che il punto debole della filiera non sta nella produzione, quanto nella gestione del cibo nei supermercati e nelle famiglie. Ma pensiamo anche alla filiera della carne”.

A cosa si riferisce? “Oggi in molti Paesi si fa un consumo enorme di carne, ben superiore a quello raccomandato dai medici e sostenibile per il Pianeta. Se si consumassero meno proteine animali e più vegetali sarebbe più in salute l’uomo e la Terra”.

Le Tea offrono benefici nel breve periodo, mentre per modificare il settore agroalimentare a livello globale e lo stile di consumo di 7 miliardi di persone servono decenni e uno sforzo corale senza precedenti…. “Una soluzione facile non è detto che sia anche giusta. Noi crediamo che l’agricoltura biologica offra dei vantaggi innegabili e che le Tea siano una scorciatoia che comporta dei rischi che non vogliamo correre”.

Come viticoltrice con una azienda agricola in Toscana lei fa uso di diversi prodotti per la difesa che la obbligano a trattare con una certa frequenza. Non le piacerebbe avere delle viti cloni di Sangiovese che non si ammalano di oidio e peronospora? Non sarebbe tutto molto più semplice e sostenibile?

“Semplice sì, ma dal mio punto di vista non sostenibile. Senza contare che nessuno mi può garantire che una vite resistente oggi lo rimanga anche per i prossimi decenni, che poi è l’orizzonte di investimento di chi fa viticoltura. La garanzia per il futuro è avere un agroecosistema in equilibrio. La scelta del biologico è una scelta complessiva, che guarda al futuro dell’azienda agricola e alla sostenibilità a 360°.

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FONTE


TESTATA: AgroNotizie
AUTORE: Tommaso Cinquemani
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 febbraio 2022



Biologico: Aumentano i soci di AssoBio. Ora rappresentano il 70% del mercato dei consumi ‘bio’

La base associativa di AssoBio raggiunge i 120 aderenti e include i maggiori player della Grande distribuzione organizzata. Il 2021 è stato un anno di svolta per AssoBio, che ha adottato un Centro Studi collegiale e un Codice Etico come fulcro della propria vita associativa. “Associarsi è una scelta strategica per le aziende del comparto: fare massa critica per superare insieme le sfide del futuro”, spiega Nadia Monti, Association Manager di AssoBio.

Un nuovo modello organizzativo, una carta dei valori condivisa e un chiaro piano d’azione per il biologico italiano, ma non solo: il proficuo operato di Assobio ha favorito un incremento del 35% nel numero dei soci iscritti all’associazione, nel 2021. Ora sono 120 gli aderenti da tutta Italia, inclusi i maggiori player della GDO, della produzione e della trasformazione, i quali rappresentano circa il 70% del valore di mercato dei consumi ‘bio’ italiani. È il risultato di un anno di svolta, per l’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici guidata dal presidente Roberto Zanoni, che punta ad assumere un’azione sempre più incisiva e un moto propulsivo, in un momento storico per il comparto.

“La continua crescita del settore biologico e l’incremento della base associativa di AssoBio che nel 2021 ha visto l’ingresso di 30 importanti realtà in ambito alimentare e cosmetico sono un forte segnale d’interesse verso un modo di vivere attivo, in armonia con l’ambiente e capace di offrire salute e benessere – dichiara il Presidente di AssoBio, Roberto Zanoni -. Scelte consapevoli, consumo critico, biodiversità: ‘biologico’ non significa solo produzione di prodotti Bio, ma anche un modo innovativo e sostenibile di vivere, rispettare e proteggere la logica della vita, il ciclo della natura, l’ambiente che ci ospita e l’uomo. Essere un’azienda del comparto Bio implica forti investimenti in innovazione e ricerca, insieme a un profondo impegno per ottenere un prodotto sano, realizzato nel totale rispetto dell’ambiente e garantito per legge”.

Alla compagine di aziende storicamente associate ad AssoBio, importanti società della produzione, trasformazione e distribuzione nazionale ora si uniscono anche i brand di: Agrifree, Ambrosiae, BIO SRL – CAPRABIO.IT, Biokyma, Carrefour, Consorzio MelindaCoop Campo, Colomba Bianca, COTRADE, Czarnikow Group Limited, Dalla Costa Alimentare Srl, Dea Nocciola, Dr. Schaer, Edenwell / Ecoprojects, Ecomarket, Forno di Campagna, Fraccaro Spumadoro, Gino Girolomoni Cooperativa Agricola, International Food, Lattebusche, Molini Pivetti Spa, Molino Favero, Molino Filippini, N&B natural is better, Noberasco, Phitofilos, PRALINA, Riso Scotti, Terre e Tradizioni, Tersan Puglia Spa, TreValli Cooperlat.

“AssoBio è una struttura associativa, senza scopo di lucro, nata per contribuire attivamente alla diffusione dell’agricoltura biologica e dello sviluppo sostenibile, sia a livello nazionale che internazionale – prosegue l’Association Manager di AssoBio, Nadia Monti –. Associarsi ad AssoBio rappresenta una scelta strategica per le aziende della comunità imprenditoriale del biologico italiano. Le sfide sempre più complesse e articolate che ci apprestiamo ad affrontare richiedono a tutti i protagonisti del settore bio di fare un passo in più: aumentare la propria massa critica, saper promuovere nuove forme di partenariato e alleanze che siano riconosciute e apprezzate, in quanto capaci di generare valore. Sempre più persone investono il loro futuro verso scelte bio, vogliamo quindi coinvolgere ancora più operatori, media, istituzioni e consumatori, per dar vita a una comunità che condivida i valori che stanno alla base di un sano sviluppo”.

Il fulcro della nuova strategia avviata dall’Associazione nel 2021 è costituito da un nuovo modello organizzativo, basato su un Centro Studi collegiale (che mira a proseguire sulla linea già tracciata e fornire supporto alle attività dell’Associazione, grazie al contributo di tecnici, esperti del settore e delle imprese socie) e da una carta dei valori fondamentali. L’anno scorso, infatti, l’associazione si è dotata di un Codice Etico che rappresenta la “Carta Costituzionale” dell’Associazione, un insieme di diritti e doveri, anche morali, che definisce le responsabilità di imprenditori, manager e collaboratori dell’organizzazione.

AssoBio ha inoltre siglato importanti protocolli d’intesa con enti quali Assobenefit (associazione che riunisce le società benefit a livello nazionale), Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), e significative collaborazioni con Nielsen e Nomisma, nonché ad avviare la redazione di un Codice di Condotta in ambito cosmetico bio per le pratiche responsabili in ambito industriale e marketing. […]

FONTE: Ufficio Stampa AssoBio



"Organic farming in Europe: a way of BEING” (acronym "BEING ORGANIC in EU”) – Implementing body call for tenders

FEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTURA BIOLOGICA E BIODINAMICA (Coordinator) with headquarters in Piazza dei Martiri n. 1 – 40121 Bologna (Italy) – F.C. and VAT number IT02252171208, tel tel:+390514210272, e.mail info@federbio.it, PEC federbio@pec.it and NATURLAND – VERBAND FUR OKOLOGISCHEN LANDBAU EV (Co-beneficiary) with headquarters in Kleinhaderner Weg 1 – 82166 Gräfelfing (Germany) – C.F. and VAT number DE152124581, tel +49 (0) 89 898082, e.mail natuland@naturland.de, Beneficiaries for the implementation of the MULTI programme 101046195 – BEING ORGANIC in EU submitted under AGRI-MULTI-2021 (Call for proposals for multi programmes 2021 – Promotion of agricultural products) and which has been approved according to Ref. Ares(2021)5863945 – 27/09/2021 letter from the EUROPEAN RESEARCH EXECUTIVE AGENCY.

 

ANNOUNCE

A call for tenders for the selection, by means of an Open Competitive Procedure, of an implementing body responsible for carrying out the actions aimed at achieving the objectives set out in the three-year programme “Organic farming in Europe: a way of BEING (acronym “BEING ORGANIC in EU”). “BEING ORGANIC in EU” is a project aimed at increasing the consumers and trade operators’ awareness about EU organic production methods/standards and EU organic logo in two internal markets: Germany and Italy.

Interested companies that meet the requirements set out in the tender technical specifications may submit their offers by 12.00 hours on 02/03/2022.

Further information can be requested at the following e-mail addresses: info@federbio.it, federbio@pec.it.

Contract Notice: https://ted.europa.eu/udl?uri=TED:NOTICE:57959-2022:TEXT:EN:HTML

“Notice is hereby given to all interested parties that the selection procedures were carried out on March 3, 2022, as specified in the Notice of Tender, and that the Company SG PROJECT SRL in partnership with the Company OPERA Business Dreams were found to be the successful bidders in the Selection Tender. This notice was sent for publication in the TED (Official Journal of the European Union) on May 10, 2022 with provisional reference number 2022-069766”

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