EU Organic Awards

Lanciata la prima edizione degli EU Organic Awards

Oggi la Commissione europea, il Comitato economico e sociale europeo (CESE), il Comitato europeo delle Regioni (CdR), il COPA-COGECA e IFOAM Organics Europe lanciano la prima edizione degli EU Organic Awards. Questi premi riconosceranno l’eccellenza lungo le filiere biologiche, premiando i protagonisti migliori e più innovativi nella produzione biologica nell’UE.

Gli EU Organic Awards fanno seguito al Piano d’Azione per lo sviluppo della produzione biologica, adottato dalla Commissione il 25 marzo 2021.

Saranno assegnati otto premi suddivisi in sette categorie, tra cui:

  • miglior agricoltore biologico donna;
  • miglior agricoltore biologico uomo;
  • miglior regione biologica;
  • miglior città biologica;
  • miglior bio-distretto biologico;
  • miglior PMI biologica;
  • miglior rivenditore di alimenti biologici;
  • miglior ristorante biologico.

Il 23 settembre 2022 si terrà una cerimonia di premiazione per annunciare i vincitori durante l’annuale Giornata europea del biologico. Le domande saranno aperte dal 25 marzo all’8 giugno 2022. Scaricabile la Guida pratica ai premi dell’UE per la produzione biologica 2022.

 

Per maggiori informazioni visita la pagina della Commissione europea

https://ec.europa.eu/info/food-farming-fisheries/farming/organic-farming/organic-action-plan/eu-organic-awards_en



Biologico, Italia prima in Ue come numero produttori

(Teleborsa) – Con 2,1 milioni di ettari, 102mila in più rispetto al 2019, l’Italia nel 2020 si conferma il terzo Paese in Ue come superficie coltivata a biologico, la precedono Spagna (2,4 milioni di ettari) e Francia (2,5 milioni di ettari). Globalmente le superfici bio in Ue hanno raggiunto i 14,9 milioni di ettari globali. L’Italia (che brilla anche come incidenza di superficie bio sul totale 16,6 %, la più elevata in Ue che ha raggiunto una media del 9,2%) mantiene il primato come numero di produttori biologici attivi (71.590), seguono la Francia con 53.255 e la Spagna con 44.493. Questa la fotografia che emerge dai dati internazionali presentati dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale. L’andamento del mercato bio fa registrare un incremento record del 15,1%, raggiungendo un valore delle vendite al dettaglio di 44,8 miliardi di euro in Ue che diventano 52 miliardi di euro considerando l’intera Europa. L’Unione europea diventa così il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti.

“Anche se la Francia sta crescendo a un ritmo piu’ sostenuto, l’Italia continua a mantenere la leadership europea sia come numero di produttori che come percentuali di superficie coltivata”, commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, secondo cui “il boom delle vendite di prodotti conferma come il biologico possa davvero essere il motore di rilancio dell’intero sistema agroalimentare. E’ necessario però investire a livello nazionale per aumentare i consumi interni che crescono in misura inferiore rispetto agli altri Paesi.” Mammuccini spiega come “sia prioritaria la promulgazione della Legge sul bio, che dopo essere stata modificata il 9 febbraio dalla Camera deve adesso tornare in Senato per la definitiva approvazione. Ci auguriamo che si arrivi in tempi molto stretti alla definitiva approvazione di questa norma fondamentale per supportare la transizione ecologica e sostenere il futuro stesso dell’agricoltura italiana”.

Occorrono perciò politiche e un quadro normativo adeguato a sostenere la conversione agroecologica, oltre a investimenti in ricerca, innovazione, formazione. […]

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FONTE


TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 febbraio 2022



FederBio: approvare subito la legge per non perdere il primato in Europa

Basta attacchi, tutelare per legge l’agricoltura bio

Non sono bastati oltre 13 anni di attesa e 3 passaggi parlamentari per approvare in via definitiva il Ddl 988 «Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico».

Il 9 febbraio durante l’ultima votazione alla Camera dei Deputati, quando la legge poteva finalmente diventare realtà, è stato invece deciso di accogliere all’unanimità gli emendamenti che tolgono il termine biodinamico dal comma 3 dell’articolo 1. Nonostante questo emendamento, il biodinamico continuerà ad essere sostenuto, come lo è stato fino ad oggi, in quanto pratica agronomica che si riconduce al metodo biologico, già riconosciuta fin dal primo Regolamento europeo del 1991 in materia di agricoltura biologica. Un riferimento in legge avrebbe sicuramente rappresentato una tutela aggiuntiva per il consumatore, rispetto a prodotti che sono in costante crescita sul mercato.

Si sono usati tanti argomenti per screditare la biodinamica. Si è parlato di monopolio da parte dell’associazione Demeter, quando in un recente report del Crea, la rete dei Centri di Ricerca del ministero dell’Agricoltura, sono state rilevate 4.500 aziende biologiche che si sono dichiarate biodinamiche e di queste solo 250 certificate Demeter. Si sono descritti i preparati biodinamici come pratiche esoteriche. Quando in realtà si tratta di mezzi tecnici iscritti nell’elenco dei prodotti ammessi per il biologico dai Regolamenti Ue autorizzati al commercio dai decreti in vigore nel nostro Paese.

Inviterei chi disegna la biodinamica come «stregoneria» a far visita alle tante realtà di aziende biodinamiche per vedere da vicino di cosa si tratta. Sono aziende innovative che lavorano con grande motivazione, nel rispetto della natura, occupando spesso giovani. E se una parte del mondo scientifico si è opposto all’inserimento della biodinamica in quanto metodo che al momento non è comprovato sul piano scientifico, questo stesso mondo s’impegni a realizzare ricerche scientifiche mirate a verificare i risultati e a comprenderli più che alzare muri ideologici. In realtà, fin dalla ripresa dell’iter legislativo nel 2018, i continui attacchi strumentali sono stati condotti non solo da una parte del mondo della scienza, ma anche da quello dell’agroindustria per cercare di far saltare tutta la legge sull’agricoltura biologica, pensando così di continuare a favorire un modello di agricoltura intensiva, considerato ormai superato
dalla stessa Unione europea, che con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 si è data l’obiettivo di ridurre del 50% l’uso dei pesticidi e degli antibiotici e, contemporaneamente, triplicare la superficie coltivata con il metodo bio.

Adesso la legge deve tornare al Senato per la definitiva approvazione. Ci auguriamo che si arrivi in tempi stretti alla conclusione dell’iter. Con più di 80 mila operatori e una percentuale di terreni bio di oltre il 16%, doppia rispetto alla media europea, l’Italia è tra i Paesi leader per la produzione bio ed è il primo in Europa (secondo al mondo) nell’esportazione di prodotti bio, con oltre 2,9 miliardi di euro, circa il 6% di tutto l’export agroalimentare nazionale. Si tratta di un primato conquistato grazie all’impegno di tanti agricoltori, spesso giovani, che hanno creduto nella scommessa di conciliare il legittimo interesse d’impresa con il bene pubblico della difesa del suolo, della biodiversità e della  salute. Al tempo stesso, però, si è accumulato un ritardo notevole proprio sul versante della ricerca, della crescita dei consumi interni e dell’organizzazione delle imprese e del mercato. Per questo la rapida chiusura dell’iter parlamentare della legge è fondamentale per sostenere il futuro stesso dell’agricoltura  italiana e la sua transizione ecologica.

La legge introduce strumenti importanti. Tra questi, l’istituzione del marchio Made in Italy Bio, lo sviluppo dei distretti biologici e l’adozione di un Piano d’azione nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano, utile anche per cogliere le opportunità offerte  all’Europa in termini di risorse economiche per il sostegno all’agricoltura, la promozione dei prodotti alimentari e la ricerca che l’Ue ha vincolato all’agricoltura biologica. Con la sua tradizione quale pioniera dell’agroecologia e la sua impareggiabile biodiversità l’Italia non può permettersi di perdere la leadership mondiale. Ecco perché riteniamo fondamentale che si arrivi a una veloce approvazione definitiva di questa norma, strumento indispensabile per un settore che, entro il 2030, dovrà rappresentare non meno di un quarto di tutta l’agricoltura europea. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 febbraio 2022



Presentazione del progetto Smart Future Organic Farm. Il bio ama l'innovazione

DOVE: 

CREA-AA, Azienda Sperimentale “Podere 124”
via Napoli km 2,400 - Foggia

QUANDO:

Mercoledì 23 febbraio 2022, h. 9.00 - 13.00

INFO E CONTATTI:



Legge sul Bio. Mammuccini (FederBio): L’introduzione dei due emendamenti non cambiano la sostanza

È passata una settimana dalla votazione alla Camera del ddl 988 per l’approvazione della legge sul Biologico. Un provvedimento discusso da anni, che finalmente avrebbe dovuto trovare risoluzione a Montecitorio, dando così il via a una nuova Era per gli operatori del settore. Tuttavia, se siamo qui a scriverne usando il condizionale è perché, come saprete, le cose non sono andate nel modo in cui ci si aspettava. La legge è sì passata all’unanimità, ma con due emendamenti inediti legati alla tanto discussa questione sul biodinamico. Due modifiche importanti che rimandano il testo al Senato e ritardano ancora una volta l’emanazione di una legge nazionale in materia di Biologico.

Questo è l’antefatto alle numerose polemiche che si sono susseguite in questi ultimi giorni da parte di chi considerava l’approvazione ormai cosa fatta, ma in concreto cosa significa per gli operatori del settore, biologico e biodinamico, questo ulteriore rinvio?

Lo abbiamo chiesto a Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. Mammuccini, prende atto di un provvedimento che offende la professionalità e la serietà di chi produce secondo il metodo biodinamico, ma cerca di guardare comunque il bicchiere mezzo pieno.

“L’introduzione dei due emendamenti – spiega – non cambiano la sostanza. La tutela nei confronti degli operatori biodinamici resta, essendo loro in primo luogo certificati biologici e, dunque, all’interno delle casistiche prese in considerazione dal legislatore. Da non dimenticare – aggiunge – che rappresentanti del biodinamico sono già ad oggi all’interno di organi di primo piano come il Tavolo tecnico permanente sull’Agricoltura Biologica e il Comitato per la ricerca in agricoltura bio, entrambi istituiti presso il Mipaaf”.

Rispetto alle ragioni che hanno determinato un iter tanto complesso per questa legge, attesa da quasi tredici anni, la presidente di FederBio non si spiega il “corto circuito che ha determinato il ritardo di un provvedimento così necessario”.

“Occorre ricordare – asserisce Mammuccini – che l’attacco all’inizio era rivolto principalmente al biologico. Poi, con il Green Deal e l’introduzione delle nuove strategie europee, con le quali l’Europa ha investito sul biologico, è diventato  impossibile continuare a perseguire quell’obiettivo. Da qui si è puntato il dito sul biodinamico, ma con il reale obiettivo di osteggiare la legge sul Bio. E questo non solo da parte di alcuni settori del mondo scientifico, ma anche da quello dell’industria chimica, con l’obiettivo di far saltare tutta la legge sull’agricoltura biologica, pensando così di continuare a favorire un modello di agricoltura intensiva ormai non più sostenibile.

Di fatto il biodinamico continuerà ad essere sostenuto, come lo è stato fino ad oggi, in quanto pratica agronomica che si riconduce al metodo biologico, già inserita all’interno del Regolamento europeo  in materia di agricoltura biologica fin dal 1991.

“Dispiace solo aver perso l’ennesima occasione di compiere un importante passo in avanti  riconoscendo il metodo biodinamico, e non in merito agli  aspetti filosofici e spirituali, che rientrano nella sfera delle scelte individuali e non riguardano la norma, quanto per l’implementazione del metodo che sul piano agronomico significa maggior fertilità del suolo con l’introduzione del ciclo chiuso, spazi destinati alla biodiversità e utilizzo di  preparati biodinamici che rappresentano mezzi tecnici iscritti nell’elenco dei prodotti ammessi per il biologico, regolarmente autorizzati al commercio dai decreti ministeriali in vigore nel nostro Paese”.

Altro aspetto infine da non dimenticare è il tema della sicurezza e della tutela del consumatore. Il biodinamico era stato infatti proposto all’interno della legge anche su richiesta dell’Ispettorato centrale repressioni frodi (ICQRF) come maggior garanzia di prodotti che rappresentano ormai una nicchia importante di mercato in continua crescita. “In questo senso, è evidente la necessità di un sistema di regolamentazione pubblico. La legge avrebbe risposto a questa esigenza, al contrario da quanto detto circa il monopolio dell’Associazione Demeter. Una diatriba sterile di fronte ai numeri: secondo un recente Bioreport redatto dal CREA, infatti, il numero delle aziende biodinamiche in Italia è circa 4500 di cui solo poche centinaia certificate Demeter”. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 febbraio 2022



“The World of Organic Agriculture 2022” FederBio: l’Italia si conferma prima come numero di produttori, ma è urgente l’approvazione definitiva della legge sul biologico

Bologna 16 febbraio 2022

Una nuova crescita per il biologico nel 2020. Questa la fotografia che emerge dai dati internazionali presentati dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale.

Con 2,1 milioni di ettari, 102mila in più rispetto al 2019, l’Italia si conferma il terzo Paese in Ue come superficie coltivata a biologico, la precedono Spagna (2,4 milioni di ettari) e Francia (2,5 milioni di ettari).  Globalmente le superfici bio in Ue hanno raggiunto i 14,9 milioni di ettari globali.

Il nostro Paese mantiene il primato come numero di produttori biologici attivi (71.590), seguono la Francia con 53.255 e la Spagna con 44.493. L’Italia brilla anche come incidenza di superficie bio sul totale 16,6 %, la più elevata in Ue che ha raggiunto una media del 9,2%.

L’andamento del mercato bio fa registrare un incremento record del 15,1%, raggiungendo un valore delle vendite al dettaglio di 44,8 miliardi di euro in Ue che diventano 52 miliardi di euro considerando l’intera Europa. L’Unione europea diventa così il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti.

“Anche se la Francia sta crescendo a un ritmo più sostenuto, l’Italia continua a mantenere la leadership europea sia come numero di produttori che come percentuali di superficie coltivata. Il boom delle vendite di prodotti conferma come il biologico possa davvero essere il motore di rilancio dell’intero sistema agroalimentare. È necessario però investire a livello nazionale per aumentare i consumi interni che crescono in misura inferiore rispetto agli altri Paesi. Occorrono perciò politiche e un quadro normativo adeguato a sostenere la conversione agroecologica, oltre a investimenti in ricerca, innovazione, formazione. Per non perdere il ruolo di primo piano in un settore che ci vede già naturalmente vocati diventa quindi prioritaria la promulgazione della Legge sul bio, che dopo essere stata modificata il 9 febbraio dalla Camera deve adesso tornare in Senato per la definitiva approvazione. Ci auguriamo che si arrivi in tempi molto stretti alla definitiva approvazione di questa norma fondamentale per supportare la transizione ecologica e sostenere il futuro stesso dell’agricoltura italiana”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. […]

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331-1860936



«Il biodinamico non è stregoneria, anche nelle carote c’è vita». La versione di Simone Salvini

Lo chef toscano, icona della cucina veg in Italia, entra nel dibattito dopo l’approvazione della legge sul bio alla Camera. «Trovo questo dibattito molto triste e poco utile per la Natura. Il biodinamico ha aspetti esoterici e filosofici che a volte sono stati estremizzati. Ma come il biologico vuole salvaguardare la Terra e l’uomo. Bisognerebbe, invece, impegnarsi per rendere più democratico il prezzo del cibo sano e abbattere lo spreco»

«Il biodinamico è “stregoneria”? Lo è anche affermare che nei vegetali c’è una grande energia vitale?». Simone Salvini, fiorentino, classe 1969, è uno degli chef simbolo della cucina veg in Italia. «È un dato di fatto, la scienza Ayurveda lo spiega bene. Nelle carote, così come negli altri ortaggi, c’è una forza vivificante che scaturisce dall’energia del sole, dalla purezza delle acque… noi la assumiamo mangiandoli». Ma cosa c’entra questo con il biodinamico? «Tutto e niente… questa forza di cui parlo viene definita Prana nella terminologia filosofica indiana: è il principio universale della vita. Ed è solo un esempio per dire che nel cibo c’è di più di ciò che può essere analizzato sul piano biochimico: liquidi, grassi, proteine», spiega Salvini, che da più di dieci anni è docente dell’Istituto Europeo di Oncologia di Umberto Veronesi e ambassador di Alce Nero, azienda che è stata pioniera del biologico nel nostro Paese.

Biodinamico, la filosofia

«Il biodinamico è attento alle influenze della luna, alle energie presenti nell’Universo. È una filosofia che tratta della Natura, dell’uomo e degli animali. Conosco molti produttori biodinamici, persone validissime e alla guida di aziende che funzionano… non sono marziani, ma uomini e donne di grande successo. E non portano avanti usi sciamanici, ma un approccio umanistico all’agricoltura. Sto seguendo le polemiche che in questi giorni stanno spaccando la comunità di scienziati e produttori fra fautori e detrattori del biodinamico».

Tutto è iniziato alcuni giorni fa, quando la Camera ha approvato il disegno di legge 988 che, una volta avuto l’ok del Senato, andrà a disciplinare la produzione biologica e dunque determinerà i fondi europei che le verranno attribuiti. Prima di essere eliminata da due emendamenti, l’agricoltura biodinamica aveva nel testo pari dignità. Cosa che ha generato aspre discussioni. «Trovo tutto davvero molto triste e poco utile per la Natura. Come lo fu anni fa la contrapposizione fra vegetariani e vegani. Il biodinamico ha degli aspetti esoterici e filosofici che a volte sono stati troppo estremizzati da personaggi folkloristici. Però questo approccio, come quello biologico, vogliono salvaguardare la Terra e l’uomo. E certamente, anche se in modi diversi, ci riescono infinitamente più dell’agricoltura intensiva o, comunque, che usa pesticidi chimici».

Biologico e biodinamico

Ma quindi biologico e biodinamico possono essere accomunati? «Secondo me sì, tenendo sempre presente che sono mondi differenti, ma tutti e due ci danno l’occasione di riflettere sul presente e sugli errori del passato e spingono chi produce a cercare di lasciare meno debiti possibili con la Terra e le generazioni future». E quindi avrebbero dovuto essere entrambi disciplinati e tutelati dalla legge? «Non spetta a me dirlo… credo però che invece di aizzare polemiche bisognerebbe ragionare su argomenti essenziali». Quali? «Rendere più democratico il prezzo del cibo sano e insegnare alle persone a non sprecare, perché sono ancora davvero troppi gli alimenti che finiscono nelle pattumiere, anche nella ristorazione. Insomma, smettiamola di odiare. Non esiste una setta biodinamica, ma c’è invece una comunità crescente di sostenitori della Natura che dovrebbero restare compatti». […]

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TESTATA: Cook
AUTORE: Gabriele Principato
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 febbraio 2022



Il voto alla camera, come darsi la zappa sui piedi

Agricoltura Biologica. Da 15 anni il Parlamento doveva approvare una legge necessaria per uno dei comparti più vitali della nostra economia, l’agricoltura biologica, e la Camera la rinvia al Senato perchè ha abolito l’equiparazione del biodinamico al biologico.

Ma che Paese è mai questo? Da 15 anni il Parlamento doveva approvare una legge necessaria ed attesa per uno dei comparti più vitali e in espansione della nostra economia, l’agricoltura biologica, e la Camera la rinvia al Senato perché è stata abolita l’equiparazione del comparto biodinamico a quello biologico. Quindi passerà altro tempo, mesi, forse anni (visto lo stato presente dei partiti e del governo) che danneggeranno centinaia di migliaia di imprenditori e getteranno altro discredito sui parlamentari italiani, incapaci di decidere su un provvedimento normativo universalmente riconosciuto nella sua utilità economica, sociale e ambientale. Ricordo che oggi con circa 2 milioni di ettari siamo ai primi posti in UE per superficie coltivata a biologico e biodinamico, nel 2020 abbiamo venduto prodotti per oltre 4 miliardi di euro. Siamo i secondi esportatori al mondo dopo gli USA, che ci distanziano di poco (Osservatorio Sana 2020, Prospettive di mercato e ruolo per il made in Italy, A cura di Nomisma). La legge che era stata approvata al Senato, che serve tra l’altro a dare più fondi alla ricerca scientifica e all’innovazione, si inscrive in una più vasta strategia europea del Green Deal.

Europa primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 di cui costituisce parte e tappa particolare un obiettivo di politica agricola: il raggiungimento di una superficie del 25% coltivata a biologico entro il 2030. Oggi la media è dell’8,5% mentre noi siamo al 15,5%. Per chi non lo sapesse la riduzione dell’agricoltura industriale rientra nel più generale piano di transazione ecologica – dato del tutto assente dal dibattitto intorno al PNRR – perché essa contribuisce per almeno il 30% al riscaldamento globale. In questo piano rientra l’obiettivo di ridurre, entro il 2030, del 50% l’uso di pesticidi e antibiotici e del 20% quello dei fertilizzanti.

Ora l’agricoltura biodinamica, come illustrato dalle testimonianze di tanti esperti sulle pagine di questo giornale, é uno degli ambiti dell’agricoltura organica dove si praticano con più rigore i protocolli di coltivazione, quello che cura con maggiore scrupolo la rigenerazione del suolo e la sua fertilità, bandisce più rigorosamente la chimica di sintesi, fa della qualità dei prodotti una vera religione. Questo settore viene bandito perché ritenuto antiscientifico, in quanto nelle aziende biodinamiche si applicano pratiche, i  cosiddetti “preparati”, ritenute mere superstizioni, come l’uso del corno letame. Ora, a parte il fatto che questo non accade necessariamente in tutte le aziende, non possiamo non chiedere: quanto questo uso danneggia il suolo, le falde idriche, gli animali domestici, gli insetti, la fauna selvatica? Sfidiamo chiunque a dimostrare che ciò avviene. Si tratta di una consuetudine senza effetti pratici, non dissimile dalla benedizione delle mucche che ancora si svolge con convinzione in alcune nostre campagne. Anche se i preparati non sono delle mere credenze religiose.

E perché invece non chiediamo alcun conto di questo genere all’agricoltura industriale? Solo per il fatto che essa danneggia, ma lo fa in maniera  scientifica, il suolo con la concimazione chimica, contamina le acque con i diserbanti, diffonde patologie con i fitofarmaci, libera COnell’atmosfera come una normale industria? Ma perché gli scienziati italiani che si oppongono al biodinamico non si fanno queste domande? Noi crediamo che alcuni di questi siano in buona fede, non subiscano cioè le segrete pressioni dalla potenti lobby dell’agroindustria che tentano tutti i mezzi per sabotare le agricolture alternative. Tra questi c’è senza dubbio Giorgio Parisi, che ha di recente onorato il nostro Paese ricevendo la massima onorificenza che si dà oggi alla scienza. Non voglio rimproverargli un maggiore rispetto per le competenze. A uno scienziato del suo rango non sfugge quanto siano oggi articolati e specializzati i saperi. E chi si occupa di fisica al suo livello è normale che sappia poco di cosa accade nel mondo dell’agricoltura. Ma gli chiedo di non mettere il suo prestigio a favore di una causa ingiusta e sbagliata. Non ascolti i suoi colleghi scienziati, si faccia spiegare come stanno le cose dagli agricoltori biodinamici. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Piero Bevilacqua
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 febbraio 2022



Workshop dedicati al biologico alla 115a Fiera Agricola di Verona

DOVE: 

Fiera di Verona

QUANDO:

Venerdì 4 e sabato 5 marzo 2022

All’interno della115a Fiera Agricola che si svolgerà a Verona dal 2 al 5 marzo, verranno organizzati diversi workshop dedicati all’agricoltura biologica.

  • Novità per difesa e diserbo dei cereali biologici – Workshop 4 marzo, ore 15.30 (Le soluzioni e le strategie più innovative per il controllo delle infestanti e delle principali fitopatie per i cereali a paglia in coltivazione biologica: risultati operativi di sperimentazioni svolte sul territorio nazionale e ruolo dei DSS (sistemi di supporto alle decisioni) per il bio).
  • Cereali biologici: quale mercato ci attende – Workshop 5 marzo, ore 13.30 (Le recenti fiammate delle quotazioni dei cereali a paglia hanno modificato l’equilibrio tra la redditività delle colture convenzionali e biologiche. Per questo è importante ragionare sul bilancio dei seminativi bio alla luce delle prospettive di mercato per i prossimi mesi).
  • Nuove frontiere per la nutrizione della vite in biologico – Workshop 5 marzo, ore 15.00 (Il workshop approfondirà le tecniche per la gestione del vigneto biologico con particolare riferimento alla gestione del suolo, al bilancio della sostanza organica e al miglioramento della fertilità biologica, fisica e chimica del terreno).


Edizione 2022 di Millésime Bio

DOVE: 

Parc des Expositions di Montpellier - Francia

QUANDO:

Da lunedì 28 febbraio a mercoledì 2 marzo 2022

Si svolgerà dal 28 febbraio al 2 marzo “Millésime Bio”, l’esposizione più importante a livello internazionale del vino biologico. All’evento, che si terrà in Francia, al Parc des Expositions di Montpellier, verrà presentato un interessante studio, in francese , sullla “Evoluzione del consumo del vino bio in Europa”.

INFO E CONTATTI: