Miele e zucchero italiani insieme per la biodiversità
apicoltura biologicaCoprobfederbiohomeSalviamo Api e Agricoltorizucchero biologicoCoprob-Italia Zuccheri e Conapi-Mielizia, un’alleanza per il primo progetto europeo di multifiliera bio che tutela le api
Dall’alleanza tra Coprob-Italia Zuccheri e Conapi-Mielizia nasce il progetto “Dallo zucchero al miele” per attivare sinergie e programmi comuni rivolti alla tutela degli insetti impollinatori, in particolare delle api, salvaguardando sia le tecniche agricole che il reddito dei bieticoltori di Coprob. A fronte di questo accordo che prevede una rinnovata gestione agronomica, Coprob distribuirà ai propri soci, un sovescio realizzato da Carla Import Sementi con piante mellifere. L’uso mirato di miscele per erbai fioriti da utilizzare nelle rotazioni con la barbabietola da zucchero sarà funzionale al miglioramento della resa e della qualità della coltura principale, sostenendo la fertilità del suolo a lungo termine. Tali miscele assicureranno, inoltre, l’allontanamento dei parassiti che aggrediscono le bietole e, con le loro fioriture, favoriranno la produzione di abbondante nettare per le api, facilitando così i bottinamenti e migliorando allo stesso tempo il paesaggio delle terre coltivate.
Il progetto, in partenza nel 2022, si pone obiettivi su base triennale: dopo la fase d’avvio volontaria, nel 2023 prevede un’estensione a tutte le fasce di rispetto delle aziende Coprob coltivatrici di barbabietola bio e nel 2024 un’ulteriore estensione alle aziende con certificazione Sqnpi. L’accordo stabilisce la costituzione di un gruppo di lavoro che sovrintenda la programmazione delle attività e l’utilizzo del disciplinare bio Coprob-Italia Zuccheri condiviso non solo con Conapi, ma anche con FederBio e Legambiente.
In linea con la sfida lanciata dalla Comunità Europea per il prossimo decennio, i punti cardine del progetto mirano a creare un sistema alimentare più sano e sostenibile: l’attenzione alla produzione del biologico, la massima trasparenza delle linee tecniche applicate da ogni agricoltore e impresa coinvolta e procedure di comunicazione semplificate con e fra gli organismi di certificazione. In questo contesto, il valore della certificazione rappresenta un punto fermo per assicurare la leale competizione fra gli operatori e il soddisfacimento delle richieste dei consumatori, sempre più attenti alla provenienza dei prodotti acquistati. Questo progetto, fortemente sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, è coerente con la scelta già dichiarata degli agricoltori di Coprob-Italia Zuccheri di produrre ogni giorno uno zucchero da agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ecosistema e amico delle api. […]
FONTE
TESTATA: Adnkronos
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 Dicembre 2021
Piano strategico nazionale della PAC contro natura!
CambiamoAgricolturahomePac post 2022PSNRoma, 22 dicembre 2021
Grande assente un eco-schema dedicato alla conservazione della natura e del paesaggio nell’ultima proposta del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 inviata dal MIPAAF alle Regioni.
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura è un atto contro la Natura che ignora i dati dell’ultimo rapporto ISPRA e l’obiettivo della Strategia Europea Biodiversità 2030. Appello al Ministro Patuanelli: “serve questo eco-schema perché è un grave errore separare l’agricoltura dalla natura e dal paesaggio”.
Nell’ultima bozza del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 inviata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) alle Regioni è assente l’eco-schema dedicato alle aree naturali per la tutela della biodiversità e le infrastrutture verdi per la conservazione del paesaggio ed i nuovi cinque eco-schemi proposti prevedono impegni che ignorano le necessarie ricadute positive sulla Natura all’interno delle aziende agricole.
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura questa sarebbe una pessima decisione che ignora i dati forniti dall’ISPRA nel suo ultimo rapporto sulla transizione ecologica nel nostro Paese che confermano l’agricoltura come prima causa della perdita della biodiversità naturale e che mina uno dei nove obiettivi della PAC “salvaguardare il paesaggio e la biodiversità”, nonchè l’obiettivo del 10% di aree naturali per la conservazione della biodiversità entro il 2030 all’interno delle aziende agricole indicato dalla Strategia UE Biodiverstà 2030.
Le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura evidenziano che “gli importanti passi in avanti sul biologico, annunciati dopo l’incontro del Ministro Patuanelli con le Associazioni dell’agricoltura biologica, vengono sviliti dalla cancellazione dell’eco-schema dedicato alle aree per la tutela della biodiversità e agli elementi naturali del paesaggio. Si tratta di una proposta contro la Natura e il Paesaggio che rende evidente la mancanza di consapevolezza nel MIPAAF dello stretto legame tra i sistemi naturali ed i sistemi agroalimentari, ignorando l’ampia documentazione scientifica che dimostra la relazione tra la biodiversità naturale e la resilienza degli agroecosistemi, nonostante la stessa Corte dei Conti europea abbia rilevato nel rapporto del maggio 2020 l’incapacità della PAC di porre un freno alla perdita di biodiversità negli ambienti agricoli”.
Nel documento inviato la settimana scorsa dal MIPAAF alle Regioni gli iniziali 7 eco-schemi vengono ridotti a 5 con la scomparsa dell’eco-schema sull’agricoltura biologica (compensata però dalla previsione del trasferimento di 1 miliardo di euro dal primo al secondo pilastro nel periodo 2023-2027) e la cancellazione dell’eco-schema per il pagamento del mantenimento delle infrastrutture verdi per la tutela della biodiversità e del paesaggio, sostituito da un eco-schema per gli impollinatori che prevede impegni inadeguati e parziali e con una percentuale di budget estremamente ridotta (solo il 5%). Anche la presenza di divieto di diserbo chimico negli impegni, seppur lodevole non basta a compensare questa grave lacuna. Inadeguato anche l’eco-schema dedicato alla zootecnia, dove gli impegni per la riduzione dell’uso degli antibiotici non sono né chiari né sufficienti e dove non sono indicati il numero massimo di capi ad ettaro, gli impegni per la conservazione della qualità dei prati-pascoli e la salvaguardia di flora e fauna.
I nuovi eco-schemi proposti rispondono essenzialmente alla logica della compensazione della riduzione dei contributi alle grandi aziende agricole determinata dalla riforma dei titoli storici e della convergenza interna, mettendo in secondo piano gli impegni efficaci per la tutela dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici. Un approccio che trova conferma nell’ipotesi della distribuzione delle risorse del primo pilastro per gli eco-schemi, con 360 milioni di euro, corrispondenti al 41% del budget, per l’eco-schema dedicato alla zootecnia e 102 milioni di euro, pari al 12% del budget, per il nuovo eco-schema dedicato agli olivi, i due settori che subiscono la maggiore riduzione dei pagamenti diretti per effetto della convergenza interna e riforma dei titoli storici (che l’Italia attua comunque nella modalità più blanda).
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura la proposta del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 del Ministro Stefano Patuanelli non solo mette all’ultimo posto l’importante obiettivo della tutela del paesaggio e della biodiversità ma utilizza la maggior parte delle risorse (il 53%) destinate agli impegni per l’ambiente e il clima essenzialmente per attenuare uno dei pochi effetti positivi della riforma della PAC che dovrebbe garantire una distribuzione più equa delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura sottolinea infine che le informazioni sul Piano Strategico Nazionale arrivano al partenariato sociale in modo parziale, frammentato e non ufficiale. Ad oggi non si hanno informazioni sulla programmazione del secondo pilastro e non si conoscono gli interventi previsti nello Sviluppo Rurale per fermare il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità e la conservazione del paesaggio rurale.
La proposta di Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 dovrà essere trasmessa alla Commissione UE entro il prossimo 31 dicembre, essendo smentita la notizia di un possibile rinvio a fine febbraio 2022 circolata nelle ultime settimane. Il 27 dicembre è previsto un incontro di alcune Associazioni ambientaliste con il Ministro Patuanelli e il 28 dicembre la terza riunione del Tavolo di partenariato. In vista di questi appuntamenti le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura inviano un appello al Ministro Patuanelli:
“siamo ancora in tempo per correggere il grave errore della cancellazione dell’eco-schema dedicato alla Natura e al Paesaggio. Un Piano Strategico Nazionale contro Natura sarebbe insostenibile per il Paese con la maggiore biodiversità in Europa ed inaccettabile per chiunque abbia a cuore l’ambiente e il nostro comune futuro”.
CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 80 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

FederBio: cordoglio per la scomparsa di Lino Nori, il primo Presidente di FederBio
federbioFIAOhomeLino NoriBologna, 20 dicembre 2021 – FederBio, ricordandolo con affetto e stima, si unisce al dolore della moglie, dei figli e dei nipoti per la scomparsa di Lino Nori, figura storica del biologico italiano, la cui visione evoluta e lungimirante ha anticipato tempi e tendenze.
Riconosciuto per la sua grande professionalità ma anche per le doti umane, Nori è stato tra i fondatori della Federazione Italiana Agricoltura Organica e, successivamente, ha guidato la transizione verso FederBio, diventandone nel 2005 il primo Presidente. Nel 1988 è stato il fondatore del CCPB, attualmente ricopriva il ruolo di Presidente del Consorzio il Biologico.

“Ci ha lasciato uno dei padri del biologico italiano, al vertice fin dal 1988 di una delle organizzazioni di imprese e poi del sistema di certificazione che hanno dato un contributo fondamentale alla nascita di FederBio. Con Lino Nori ho condiviso i passaggi fondamentali dell’organizzazione del settore in Italia e un progetto ambizioso, che ormai 20 anni fa, avrebbe anticipato un percorso unitario che è sempre stato nella nostra comune visione dell’organizzazione del biologico italiano. Nel 2005 questo progetto ha avuto come evoluzione la trasformazione di FIAO, di cui Lino è stato Presidente, in FederBio, con un allargamento importante a tutte le organizzazioni e anche alle imprese. È stato un mentore, la cui autorevolezza e disponibilità sarà ricordata da tutti noi che in FederBio abbiamo condiviso con lui un momento decisivo per la rappresentanza e lo sviluppo del biologico in Italia”, ha dichiarato Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio.
24 associazioni chiedono il ritiro della proposta di legge sui nuovi OGM
homeNBTNoOGMLe Associazioni dell’agricoltura biologica, contadine, ambientaliste e della società civile chiedono il ritiro della proposta di legge del Movimento 5 Stelle sulla sperimentazione in campo dei nuovi OGM.
Ieri alla Camera cinque deputati del Movimento 5 Stelle hanno presentato una proposta per accelerare il rilascio in ambiente dei prodotti ottenuti tramite editing genomico, già definiti dalla Corte di Giustizia Europea come OGM. Le associazioni ritengono inaccettabile questa ipotesi che rischia di compromettere per sempre la natura stessa di Paese “non-OGM”, la transizione ecologica dell’agricoltura italiana, la difesa dei diritti degli agricoltori e la libera scelta dei consumatori.
A un anno dal tentativo di sdoganare i nuovi OGM attraverso i decreti dell’allora Ministra Bellanova, il Fronte Italia libera da OGM denuncia l’ennesimo attentato all’agricoltura italiana, questa volta da parte del Movimento 5 Stelle, che ieri ha presentato alla Commissione Agricoltura della Camera una nuova proposta di legge sulle – da loro definite – tecniche di evoluzione assistita (TEA), ma che non sono altro che le New Breeding Techinques (NBTs) ovvero i cosiddetti “nuovi OGM”, che la corte di Giustizia Europea, con una sentenza esecutiva del 2018, ha equiparato agli OGM tradizionali. La proposta è firmata dal presidente della Commissione Agricoltura Filippo Gallinella e dai deputati Chiara Gagnarli, Giuseppe L’Abbate, Luciano Cadeddu e Luciano Cillis. Con una modifica del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224, si propone di accelerare le procedure per l’emissione in pieno campo di varietà vegetali ottenute in laboratorio con
tecniche di modificazione del genoma (genome editing).
Durante la conferenza stampa, i prodotti delle NBTs sono stati definiti dai promotori della proposta di legge come non equiparabili agli OGM, mentre è oggettivo, anche in base alla normativa europea, che debbano essere classificati e regolati come tali.
La maggior parte degli argomenti che i deputati portano a sostegno della necessità di deregolamentare i nuovi OGM si ritrovano nelle linee guida per la comunicazione diffusa dall’International Seed Federation (ISF): la campagna promozionale “Building on Success”, condotta negli ultimi cinque anni dall’industria sementiera, batte infatti su alcuni punti chiave, su tutti il tentativo di equiparare manipolazione di laboratorio e mutazioni spontanee che avvengono in natura. Un’altra argomentazione è che queste biotecnologie rappresentino una risposta per l’agricoltura alle prese con
la crisi climatica.
La realtà però dimostra che l’editing del genoma – in modo diverso rispetto alle mutazioni che avvengono in natura – può generare molteplici cambiamenti del DNA con un unico intervento. Di qui i preoccupanti effetti collaterali di queste biotecnologie: mutazioni off target, delezioni, riarrangiamenti e inserzioni non desiderate di DNA non sono l’eccezione, ma la regola del genome editing. Il problema, denunciato da più parti, è che gli effetti fuori bersaglio non vengono studiati né cercati con rigore scientifico per la fretta di brevettare i prodotti o i processi di creazione di questi nuovi OGM. Ci troviamo di fronte a una politica che risponde alle pressioni dell’agroindustria, accettando una scienza che rinuncia al rigore e al metodo, saltando passaggi doverosi per aprire all’industria nuovi spazi di profitto attraverso brevetti e privative.
Inoltre questa iniziativa legislativa arriva nella totale assenza di un confronto pubblico sul tema dei nuovi OGM con le organizzazioni contadine, le Associazioni dell’agricoltura biologica e ambientaliste, mentre ampio spazio viene concesso alle organizzazioni professionali agricole e alle associazioni sementiere, che chiedono di poter coltivare in campo gli OGM, ignorando totalmente il principio di precauzione, le norme europee in vigore e il volere dei cittadini italiani, in grande maggioranza contrari alla produzione e al consumo di prodotti OGM.
L’eventuale introduzione dei nuovi OGM nel settore agroalimentare italiano metterebbe profondamente a rischio la qualità e la resilienza dell’intero comparto, compromettendo il diritto di informazione e scelta dei consumatori. Una delle argomentazioni più fallaci riguarda la sostenibilità di queste tecniche di evoluzione assistita e la loro capacità di produrre varietà resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie che colpiscono le colture; eppure studi sostengono che l’editing genomico, volto tra le altre cose ad introdurre geni di resistenza ad alcune patologie delle piante, proprio come per gli OGM tradizionali porterebbe in breve tempo alla perdita di tali caratteristiche, rendendo vana la loro introduzione forzata attraverso la manipolazione in laboratorio. Queste tecniche, secondo le associazioni, hanno il solo scopo di rafforzare l’attuale paradigma fondato sull’agricoltura estrattiva e intensiva, che necessita di input chimici in quantità crescente che impattano sia sulla salute umana che sull’ambiente. Quello che gli impegni internazionali e, soprattutto, sempre più cittadini in tutto il mondo chiedono, è invece un’agricoltura realmente sostenibile e agroecologica , che tuteli la biodiversità e le risorse e fornisca cibo sano e di buona qualità.
Le organizzazioni contadine, ambientaliste e della società civile non negano inoltre l’importanza del legame tra ricerca di base e ricerca applicata, ma questa deve essere slegata da interessi particolari. La richiesta è che il Movimento 5 Stelle ritiri la proposta di legge e che il governo si impegni a individuare modalità efficaci per tracciare questi nuovi OGM che, ad oggi, rimangono in una zona grigia e sono quindi ancora più insidiosi degli OGM tradizionali, se non si prendono le disposizioni necessarie per controllarli, nel rispetto della sentenza della Corte di giustizia europea.

AIAB e FederBio incontrano il Ministro Patuanelli: apprezzabili passi avanti sul ruolo del biologico all’interno del Piano Strategico Nazionale
homePac post 2022PSNtransizione ecologicaBologna, 16 dicembre 2021 – Un confronto che ha fornito alcune risposte incoraggianti dopo la lettera che AIAB e FederBio hanno indirizzato al Mipaaf per rilevare il mancato riconoscimento del ruolo dell’agricoltura biologica certificata all’interno del PSN e con la quale si mettevano in evidenza una serie di proposte. Tra queste un obiettivo nazionale di SAU biologica superiore a quello indicato nel Piano d’Azione europeo per il biologico, una destinazione di risorse pari al doppio rispetto alla programmazione precedente per la conversione e il mantenimento del bio e, infine, il riconoscimento esplicito del ruolo trasversale dell’agricoltura biologica anche attraverso un Piano d’Azione nazionale per il settore. Positivo quanto emerso al termine del lungo colloquio tra il Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, e i Presidenti delle due associazioni del biologico. Lo strumento di programmazione nazionale della Politica Agricola Comune 2023-2027 accoglierà, infatti, alcune delle richieste espresse da AIAB e FederBio.
In particolare, viene considerato soddisfacente l’obiettivo evidenziato nel PSN di raggiungimento del 25% della superficie a biologico entro il 2027, supportato ulteriormente dall’indicazione di un obiettivo minimo di copertura finanziaria a disposizione del settore di circa 1 miliardo di euro in cinque anni, da aggiungersi alle risorse già stanziate. Anche le determinazioni contenute nel PSN rispetto all’eco-schema 1, relativo al “Pagamento per il benessere animale e la riduzione degli antibiotici”, vanno nella giusta direzione. In questo caso, AIAB e FederBio sottolineano come sia da ritenersi un considerevole passo avanti il riconoscimento di premi maggiori per il settore biologico. Decisamente significativo, inoltre, che venga espressamente indicata la rilevanza strategica del settore biologico e che questo intervento divenga parte integrante del Piano d’azione sul biologico che il Mipaaf si è impegnato a varare nel corso del 2022 per puntare sia alla crescita della produzione che all’incremento dei consumi di prodotti bio, in coerenza con il Piano d’azione sul biologico della Commissione europea.
Le due Associazioni attendono la stesura del PSN nella quale dovrebbero concretizzarsi tali proposte, rimarcando la necessità che venga evidenziato maggiormente il ruolo trasversale del biologico all’interno del Piano. In particolare, attraverso la destinazione di una percentuale d’investimento su una serie d’interventi strategici quali: consulenza, formazione e innovazione, cooperazione territoriale per la valorizzazione dei distretti biologici e informazione e comunicazione finalizzata all’aumento dei consumi di prodotti bio.
“Siamo soddisfatti delle intese raggiunte con il Ministero, è stata una concertazione complessa dalla quale il settore è uscito rafforzato negli obiettivi strategici nazionali e nelle previsioni di budget. Aspettiamo fiduciosi il tempestivo avvio del Piano d’Azione nazionale sul biologico, elemento fondamentale per la strutturazione del comparto”, Giuseppe Romano Presidente di AIAB
“L’incontro con il Ministro Patuanelli si è rivelato costruttivo e ha evidenziato alcuni passi avanti importanti rispetto agli elementi critici che avevamo indicato nella lettera inviata al Mipaaf. È da tempo che invochiamo l’avvio di un confronto per varare un Piano d’Azione sul biologico che individui una strategia per la valorizzazione di un settore fondamentale per l’intero sistema agroalimentare italiano. In questa direzione, gli elementi emersi in sede di incontro sono incoraggianti rispetto al ruolo strategico che si intende attribuire al biologico all’interno del PSN”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
AIAB e FederBio: “Attenzione al benessere animale negli allevamenti. L’Italia nel PSN deve sostenere una zootecnia bio”
Benessere AnimalehomeZootecnia biologicaRoma, 10 dicembre 2021 – Il 10 dicembre è la Giornata dei diritti dell’uomo ma è anche la Giornata dei diritti degli animali. AIAB e FederBio uniscono le forze per denunciare un approccio al benessere animale nel Piano Strategico Nazionale a cui mancano etica e visione strategica.
Garantire il benessere animale oggi, in un Paese come l’Italia e dopo aver toccato con mano gli effetti di una gravissima pandemia, non può non contemplare il principio del One Welfare, riconoscendo che il benessere animale è strettamente legato a quello di persone, consumatori e operatori del settore e alla salute dell’ambiente. Non può sfuggire quello che emerge da tempo dai rapporti OCSE FAO: gli allevamenti intensivi sono destinati a crescere su scala globale nei prossimi dieci anni perché in grado di offrire al mercato proteine animali a basso costo.
L’alternativa a questa preoccupante prospettiva, secondo AIAB e FederBio, è la zootecnia biologica che prevede regole severe sullo spazio destinato agli animali, sulla loro cura con metodi omeopatici e fitoterapici e su una loro alimentazione a base di mangimi biologici e non OGM provenienti da filiere sostenibili. Nel migliore spirito del Farm to Fork, AIAB e FederBio si aspettano, dunque, che all’interno del Piano Strategico Nazionale si punti sulla zootecnia bio. Al momento, invece, si intende promuovere solo un sistema nazionale per il benessere animale che ha standard normativi e parametri tecnici decisamente inferiori a quelli europei della zootecnia biologica e che è stato fortemente contestato dalle principali organizzazioni che si occupano di etica nell’allevamento animale e ambientaliste.
Dati FAO ricordano che il 26% delle terre è occupato dagli allevamenti intensivi, dai campi destinati alla produzione dei mangimi e dagli impianti per la trasformazione e il confezionamento dei prodotti finiti e che il 18% delle emissioni di gas serra e arriva proprio dagli allevamenti intensivi.
Nel 2020, in una fase dolorosa del periodo pandemico, la Commissione, in un passaggio fondamentale del Farm to Fork, stigmatizzava la distruzione delle foreste per produrre alimenti non sostenibili. Tutto questo a livello italiano è stato cancellato e perso a favore dei parametri del sistema nazionale Classyfarm e, nonostante la necessità conclamata di diminuire la produzione e il consumo di carne industriale e la raccomandazione dell’Europa agli Stati membri per presentare politiche a tutela dell’ambiente e della biodiversità, la bozza di Piano Strategico Nazionale che il nostro Governo sta elaborando è totalmente inadeguata anche sul fronte del benessere animale.
Se la politica vuol dare un segnale forte è necessario compiere una scelta coraggiosa che punti sul biologico, dando atto, nella scrittura del Piano Strategico Nazionale, che il biologico si colloca sopra i parametri del Classyfarm e che, per questo, rappresenta l’unico metodo che rispetta davvero i diritti degli animali e il loro benessere. AIAB e FederBio fanno dunque appello al ministro dell’Agricoltura perché nel Piano Strategico Nazionale vengano inserite maggiori risorse a sostegno della zootecnia biologica che punta sul benessere degli animali e su criteri di allevamento appropriati con l’obiettivo di ottenere un cibo più salubre e di valore.
Frutta e verdura imperfetti ma buoni per contrastare gli effetti della crisi climatica e lottare contro lo spreco
home
Ecco i temi dell’audizione informale in commissione agricoltura Camera dei deputati su risoluzione che chiede il via libera a revisione norme, a partire dal bio
Roma, 7 dicembre 2021 – La crisi climatica sta cambiando anche la ‘faccia’ della frutta e della verdura sulle nostre tavole. Eventi estremi, grandinate, ondate di calore hanno messo in crisi intere filiere produttive come ad esempio quello delle pere in Emilia Romagna, colpita quest’anno da circa 2.000 eventi meteo: non solo diminuisce la quantità ma cambia l’aspetto esteriore.
Potrebbe quindi essere il momento giusto per fare un passaggio importante nelle consuetudini di consumo e di vendita dell’ortofrutta per eliminare lo spreco di prodotti alimentari sui campi, uno spreco che secondo i calcoli della Fao arriva al 20% dell’ortofrutta. La possibilità di commercializzare prodotti esteticamente meno perfetti può ridurre la perdita di frutta e verdura di parecchi punti percentuali. Secondo l’esperienza condotta da NaturaSì – il marchio dei negozi biologici – in collaborazione con Legambiente, il recupero dei prodotti imperfetti con il progetto CosìperNatura ha fatto sì che in campo rimanesse solo un 4% circa dei prodotti.
Su questo tema si è svolta oggi l’audizione in Commissione Agricoltura della Camera che apre la discussione delle risoluzioni presentate da Susanna Cenni (PD) e Susanna Ciaburro (FdI), concernenti sugli interventi per contrastare lo spreco alimentare con specifico riguardo alla filiera ortofrutticola, alla quale hanno partecipato tra gli altri Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì; Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio; Fabio Ciconte di Terra! onlus. La risoluzione chiede al Governo di impegnarsi per trovare una soluzione al tema dello spreco nei campi permettendo la commercializzazione di frutta e verdura buoni ma di calibro non aderente agli standard o con imperfezioni estetiche, a partire dal mercato del biologico, per sua natura più esposto a essere ‘diverso’ rispetto ai prodotti standardizzati tipici di un approccio industriale all’agricoltura.
“Abbiamo lanciato già lo scorso anno assieme a Legambiente il progetto CosìperNatura che punta a recuperare prodotti con una forma insolita ma sempre sani e buoni”, spiega l’Ad di NaturaSì in audizione. “Abbiamo voluto dare un segnale importante per il superamento del concetto di omogeneità anche in tavola. Lo abbiamo fatto soprattutto per offrire un prodotto biologico a prezzi ridotti, per non sprecare alimenti sani che hanno richiesto energia e lavoro nella produzione, per offrire un vantaggio economico agli agricoltori che da questa situazione subiscono una perdita importante. Il nostro ecosistema (fatto di 300 aziende agricole con 10.000 ettari coltivati, 400 trasformatori e 500 negozi) ha reagito positivamente alla proposta, a partire dall’interesse dei consumatori. Auspichiamo un impegno delle istituzioni perché sia permesso all’agricoltura biologica di fruire di questi prodotti esteticamente meno perfetti, intervenendo sul quadro normativo europeo. Nel frattempo chiediamo che sia applicabile la deroga già prevista come facoltà degli stati membri nel regolamento unionale sulla commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, deroga che permetterebbe la vendita al dettaglio al consumatore di prodotti etichettati con la dicitura ‘prodotti destinati alla trasformazione’”, ha concluso Jori.
È d’accordo la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, che ricorda come “soprattutto oggi il settore ortofrutticolo richieda interventi strategici: la riduzione dello spreco nei campi attraverso la possibilità di commercializzare prodotti meno perfetti ma buoni può sembrare marginale, ma è invece un impegno immediato e concreto che va nella direzione della Strategia europea Farm to Fork che individua nella riduzione dello spreco alimentare uno dei cardini della sostenibilità. E per quanto riguarda specificamente i prodotti bio, non sono certo gli aspetti esterni come calibro, colore e forma a fare la sostanza, bensì ad essere centrali sono l’assenza di pesticidi e la capacità dell’agricoltura biologica di rispettare clima, ecosistemi e suolo”.
“Solo il 57% della produzione agrumicola finisce direttamente sullo scaffale, il resto va alla trasformazione”, racconta Fabio Ciconte di Terra!. “Ma gli agricoltori vendono al settore della trasformazione a un decimo del prezzo del prodotto commercializzato direttamente.
Bisogna cambiare le regole: occorre abolire la regolamentazione europea sul calibro, perché stiamo andando incontro a un periodo in cui i cambiamenti climatici semopre più modificheranno l’aspetto della nostra ortofrutta”.
Ufficio Stampa NaturaSì
Silverback – Greening the communication
Silvia Perdichizzi
s.perdichizzi@silverback.it – 347 804 1635
Legge sul Bio. L’appello di Mammuccini a GreenPlanet
federbiohomelegge sul bioMammucciniTempi inspiegabilmente dilatati per la votazione finale alla Camera per la legge sul Bio. Di fronte al rischio di rinvii che potrebbero tradursi in uno stop alla norma e fermo restando l’accordo politico raggiunto in Senato, le organizzazioni di rappresentanza del settore hanno sollecitato il Legislatore, pochi giorni fa, con una nota congiunta con cui si invocava l’approvazione della legge entro la fine dell’anno.
“Questo ritardo sul voto alla Camera non ce lo spieghiamo – afferma Maria Grazia Mammuccini, presidentessa di FederBio -. Consideri che il voto al Senato è avvenuto a marzo. A luglio scorso, la Commissione Agricoltura della Camera ha dato l’ok al testo modificato a Palazzo Madama e l’ha mandato in aula per la calendarizzazione del voto. Davamo per scontato che si sarebbe votato in settembre e invece adesso c’è il rischio che non si voti neanche per la fine dell’anno”.
La preoccupazione che l’approvazione della legge possa slittare al 2022 è aggravata anche dal fatto che rischia di arenarsi di fronte alla discussione che si aprirà in Parlamento il 18 gennaio per la nomina del nuovo presidente della Repubblica.
“Tenga presente anche – precisa Mammuccini – che dal prossimo primo gennaio entrerà in vigore il nuovo regolamento UE sul Bio, rinviato di un anno a causa della pandemia. Contemporaneamente entro il 31 dicembre o poco dopo, l’Italia dovrà presentare il suo Piano Strategico Nazionale. Va da sé che è un treno che non si può perdere. È giusto che anche il settore Bio abbia i suoi strumenti per potere decollare”.
Nella legge, in ballo ormai da più di dieci anni, si parla non solo di distretti Bio, marchio Bio made in Italy o tavolo promozionale ma anche di interprofessione Bio. Uno strumento che, in linea generale, sta attingendo a nuova linfa vitale in Italia, dopo anni di stagnazione e che potrebbe favorire, attraverso il dialogo con i big retailer, la crescita della domanda di prodotto Bio in parallelo agli obiettivi di crescita delle superfici, voluto dall’Europa.
“Consideriamo fondamentale che il testo venga approvato entro l’anno – dice Mammuccini – per non mettere l’Italia in posizione di ulteriore ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Tanto più che siamo il secondo Paese esportatore nel mondo di Bio e quindi leader indiscussi di mercato”.
Il Bio Italiano vale un giro d’affari di circa 7 miliardi di euro di cui circa 2,9 destinati all’export. Cifre destinate a crescere grazie alla spinta europea che continua a concretizzarsi in azioni specifiche a sostegno della categoria. Come, ad esempio, l’approvazione europea, lo scorso marzo, del Piano d’azione europeo per il Bio o, ancora, l’istituzione della giornata europea del Bio, il 23 settembre, voluta coralmente da Commissione, Parlamento e Consiglio Europei.
“Non voglio fare supposizioni su questo inspiegabile ritardo – precisa Mammuccini – perché non voglio alimentare il fuoco della polemica che servirebbe solo a creare del fumo inutile rispetto all’obiettivo ossia, la necessità di approvare al più presto questa legge”. […]
FONTE
TESTATA: Green Planet
AUTORE: Mariangela Latella
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 Dicembre 2021
AIAB e FederBio bocciano la bozza di Piano Strategico Nazionale della PAC: va data priorità trasversale al biologico
homePac post 2022PSNtransizione ecologicaBologna, 7 dicembre 2021
Un Piano Strategico Nazionale del tutto inadeguato. Questo giudizio negativo ha spinto FederBio e AIAB a scrivere sia al Ministro dell’Agricoltura Patuanelli, al Sottosegretario Battistoni e agli Assessori Regionali dell’Agricoltura sia alle principali organizzazioni di rappresentanza agricola italiane.
Il punto evidenziato nelle comunicazioni è che, sebbene il biologico sia centrale per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela dell’ambiente e della biodiversità e sia l’unico sistema regolamentato a livello europeo che certifica la sostenibilità dei processi agricoli, la bozza del PSN non gli riconosce adeguata importanza relegandolo di fatto a solo 1 dei 9 obiettivi specificati, pur citando ripetutamente il termine “sostenibilità” in tutti i punti del documento.
Con l’attuale bozza del PSN, l’Italia, tra i Paesi leader a livello europeo con oltre 2 milioni di ettari coltivati a biologico e più di 80mila operatori, rischierebbe di perdere concrete opportunità di sviluppo, rilevanti per l’intero comparto agricolo. Inoltre, attribuire un ruolo marginale all’agricoltura biologica comprometterebbe la svolta verso l’agroecologia e il raggiungimento degli obiettivi delle Strategie e del Piano d’azione Ue per il biologico, lasciando peraltro il sostegno dei fondi Ue a competitori diretti come Francia e Spagna.
In concreto, AIAB e FederBio chiedono di puntare al raggiungimento del 30% di SAU biologica entro il 2027, obiettivo realizzabile destinando ai sistemi biologici almeno il doppio delle risorse rispetto alla programmazione precedente. Per questo occorre stanziare complessivamente 900 milioni di euro sia attraverso un ecoschema per il biologico nel primo pilastro della PAC, che attraverso le misure agro-climatico-ambientali dello Sviluppo Rurale di competenza delle Regioni.
Questi elementi sono parte integrante della proposta di AIAB e FederBio inserita nel documento della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
Infine, uno strumento strategico come il PSN, non può considerare l’agricoltura biologica come un settore separato dalle altre forma di agricoltura e, dunque, le associazioni del bio dovrebbero partecipare ai tavoli di confronto politico-strategici insieme alle altre organizzazioni di settore.
“Il biologico deve entrare in modo trasversale nel PSN, oltre che per i benefici ambientali del metodo di produzione anche per i riscontri economici e di mercato che offre alle aziende. Non possiamo rimanere indietro rispetto alle politiche green sull’agricoltura proposte dall’Ue, che hanno nel bio il cuore pulsante. Sarebbe miope per l’agroalimentare italiano non essere la punta avanzata di tali proposte.
In Italia manca da anni una politica agricola nazionale ed è oramai necessario ripensare anche a un Piano Strategico per il bio. Pertanto si rende necessaria una strategia condivisa che proietti l’agricoltura dell’Italia nel futuro. Non possiamo permetterci come Paese di perdere quest’occasione di rinnovamento per disegnare un nuovo sistema dell’agroalimentare”
Ha dichiarato Giuseppe Romano Presidente di AIAB.
“Con 2,9 miliardi di euro di vendite sui mercati internazionali, l’Italia è di fatto il primo Paese esportatore di biologico. L’agricoltura bio costituisce quindi un asset fondamentale per lo sviluppo e il rilancio dell’intero sistema agroalimentare nazionale, oltre a rappresentare, attraverso i distretti biologici, una concreta opportunità di crescita economica e sociale dei territori rurali che favorisce l’occupazione dei giovani e delle donne. Riteniamo inaccettabile che manchi una strategia nazionale per il biologico, lasciandone di fatto il sostegno solo ai PSR regionali.
Siamo in grande ritardo per un PSN realmente all’altezza delle sfide cui ci chiama l’Europa. Purtroppo, finora tutte le nostre proposte integrative al PSN non sono state accolte pregiudicando così la sfida alla transizione ecologica dell’agricoltura e del sistema alimentare nazionali”
Ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
Giornata mondiale. Un suolo in salute immagazzina più CO2 di quella stoccata in atmosfera e nella vegetazione
Cambia la TerraCompagnia del Suologiornata mondiale del suolohomeUna risorsa non rinnovabile che va protetta: per questo Cambia la terra ha organizzato la carovana di monitoraggio sul contenuto di sostanze chimiche di sintesi nei terreni agricoli
Roma, 4 dicembre 2021 – Non lo sappiamo, ma sotto ai nostri piedi c’è una buona parte della soluzione alla necessità di diminuire la quantità di emissioni di gas serra in atmosfera. Secondo quanto afferma la Fao, infatti, “un suolo in salute immagazzina più carbonio di quello contenuto nell’atmosfera e nella vegetazione messe assieme”*. Piantare alberi non è quindi l’unico modo per contrastare la crisi climatica: per aumentare le capacità di diminuire i gas serra in atmosfera, occorre curare i terreni, a partire da quelli agricoli. È quanto rileva anche la IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, che calcola che basterebbe un aumento dello 0,4% del contenuto di carbonio organico a livello globale per sottrarre dall’atmosfera il 10% delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo.
Conservare un suolo fertile è quindi centrale per il la lotta al cambiamento climatico: è quello che si vuole sottolineare in occasione della Giornata mondiale del suolo di domani, 5 dicembre. Ma per mantenere questa risorsa non rinnovabile (ci vogliono da 100 a 1.000 anni per creare uno strato di appena un centimetro di suolo fertile) occorre avviare un complesso di politiche per favorire lo sviluppo dell’agroecologia e particolarmente del biologico. È per alzare il velo di scarsa conoscenza di quello che accade sotto i nostri piedi che il progetto Cambia la terra, voluto da FederBio assieme a Legambiente, Lipu, medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF, che – ha organizzato la campagna “La compagnia del suolo” un tour per i campi di nove regioni italiane per verificare la quantità di pesticidi contenuti nei terreni biologici e in quelli convenzionali. I risultati della campagna verranno presentati a inizio marzo, dopo che laboratori indipendenti avranno verificato la presenza di diversi inquinanti a confronto.
“L’obiettivo della campagna – spiega la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini in occasione della Giornata Mondiale del suolo – è quello di mettere a fuoco una delle cause di impoverimento dei suoli agricoli. La presenza di sostanze chimiche di sintesi è tra i fattori che maggiormente danneggiano la microfauna e la microflora dei suoli agricoli: senza la sostanza organica naturale i terreni diventano meri supporti inerti, dando vita a una infinita spirale di impoverimento della risorsa. Più pesticidi chimici di sintesi significano maggiore impoverimento dei terreni, e su terreni ‘poveri’ occorre spargere una grande quantità di fertilizzanti che a loro volta utilizzano composti chimici che desertificano i suoli”.
Così l’agricoltura, invece di contribuire all’assorbimento di gas serra, contribuisce all’emissione di CO2: solo l’uso del suolo è responsabile a livello globale del 10% delle emissioni, mentre l’intero settore agroalimentare produce circa un quarto delle emissioni globali. Un trend che occorre invertire velocemente, se si vuole arrivare a un’economia decarbonizzata al 2050: restaurare la vitalità dei suoli, così come succede piantando alberi, permette l’assorbimento della CO2 dall’atmosfera.
“La risposta più immediata è sicuramente la scelta biologica”, aggiunge Mammuccini. “Peccato che, mentre a parole non si fa che parlare di lotta all’effetto serra e di lancio di pratiche agricole sostenibili, nei fatti, le risorse della Pac, la Politica agricola comunitaria, non considerano realmente gli interventi ambientali. Nel piano Strategico nazionale, ora come ora, il biologico, l’unica agricoltura certificata e sottoposta a controlli, viene presa in considerazione solo in maniera marginale. In sostanza, anche qui, un grande bla bla bla”.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione ha calcolato che “invertire la rotta per quanto riguarda il degrado dei suoli fertili richiede un investimento di circa 2 miliardi a livello globale. Nulla in confronto agli oltre 619 miliardi di dollari di sussidi pubblici che vanno all’agricoltura ogni anno”. Ma ancora oggi, la nuova Pac appena approvata in sede europea, favorisce l’agricoltura industrializzata e le pratiche convenzionali. Siamo insomma distanti dalle linee guida dettate dalla stessa Commissione europea che nella Strategia Farm to Fork ha indicato l’obiettivo del 25% di campi bio da qui al 2030: un obiettivo che sia la Pac che la bozza di piano strategico nazionale per l’agricoltura allontanano.
Proprio per sostenere la vitalità del suolo e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questa risorsa ‘viva’, a partire dall’estate scorsa la Compagnia del Suolo ha fatto tappa in numerose località della penisola e ha eseguito campionamenti in 13 zone, sia in campi biologici che in campi convenzionali. I risultati di questo monitoraggio dimostrativo verranno appunto presentati nel prossimo mese di marzo.
UFFICIO STAMPA
Ufficio Stampa Cambia la Terra
Silverback – Greening the communication
Nicola Moscheni
n.moscheni@silverback.it 3403573319









