Webinar - Nuovo Reg. UE 848/2018: le novità per la zootecnia e l'acquacoltura bio

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Venerdì 28 gennaio 2022, h. 10.00 - 12.30

Si svolgerà il 28 gennaio il webinar “Nuovo Reg. UE 848/2018: le novità per la zootecnia e l’acquacoltura bio” promosso da Bioagricert. Il 1° gennaio è infatti entrato in piena applicazione il nuovo Regolamento UE 848/2018 che definisce le nuove regole per la produzione, etichettatura e controlli delle produzioni biologiche.

Il webinar è dedicato al personale Bioagricert impegnato nelle attività di controllo e certificazione ma anche ad operatori zootecnici e consulenti, e punta a fornire ai partecipanti una visione aggiornata ed esaustiva del nuovo quadro normativo e delle problematiche tecniche correlate all’applicazione dei nuovi regolamenti.

INFO E CONTATTI:



Laboratorio pane integrale bio e uso delle farine da miscugli di cereali antichi

DOVE: 

c/o Antico Molino Rosso -

Via Bovolino, 1 - Buttapietra (VR)

QUANDO:

Martedì 1 febbraio 2022, h. 14.30 - 18.30

Si svolgerà maartedì 1 febbraio alle ore 14.30 l’incontro laboratoriale sul pane integrale bio e l’uso delle farine da miscugli di cereali antichi. L’incontro è coordinato da Sergio Maggio, chef executive Duetorri Hotels e panificatore.

L’incontro è rivolto in particolare a tecnici professionisti di panificazione, pasticceria, pizzaioli e ristoratori.

La partecipazione è a numero chiuso e necessita di prenotazione (massimo 15 partecipanti).

INFO E CONTATTI:



Sana Slow Wine Fair si terrà a Bologna dal 27 al 29 marzo 2022

La prima edizione è stata posticipata per agevolare la partecipazione degli operatori, dei professionisti e dei visitatori

La prima edizione di Sana Slow Wine Fair, la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, si terrà in presenza a Bologna da domenica 27 a martedì 29 marzo 2022. L’evento, organizzato da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food e la collaborazione di FederBio, era in programma alla fine di febbraio: lo slittamento è stato deciso per favorire lo svolgimento in sicurezza e agevolare la partecipazione degli operatori nazionali e internazionali che stanno dimostrando grande attenzione a questo nuovo evento. A Bologna arriveranno cantine provenienti da tutta Italia e dall’estero: Albania, Argentina, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cile, Croazia, Francia, Germania, Macedonia, Montenegro, Perù, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Stati Uniti. Un giro del mondo insieme ai grandi vini che rispondono ai principi della Slow Wine Coalition e che sono ispirati dal Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto: sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e del ruolo culturale e sociale delle aziende vitivinicole nei propri territori.

“Sana Slow Wine Fair sarà una preziosa occasione di confronto per un settore in forte espansione che fonde la cultura enologica agli aspetti legati alla sostenibilità, all’etica nella produzione e alla biodiversità – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere – temi che per produttori e consumatori sono prioritari e sui quali possiamo vantare un’esperienza trentennale con l’organizzazione di SANA, la più importante manifestazione dedicata al mondo del biologico e del naturale. Considerata l’attuale situazione dell’emergenza sanitaria, il posticipo di questa prima edizione di Sana Slow Wine Fair consentirà di favorire l’arrivo di operatori e appassionati e ci permetterà di accoglierli in sicurezza”.

Sono tutte confermate le iniziative che costituiscono la struttura portante della manifestazione.

“Per permettere la massima partecipazione a tutti i delegati che fanno parte della Slow Wine Coalition, i convegni sui tre temi del Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto saranno organizzati online nella settimana antecedente alla tre giorni bolognese. A inaugurare Sana Slow Wine Fair, in presenza a BolognaFiere, un’assemblea plenaria in cui saranno presentati i temi discussi durante i convegni, sintesi della rivoluzione nel mondo del vino che desidera portare avanti la Slow Wine Coalition. Rimangono confermate le tre giornate dedicate ai professionisti del settore – domenica 27, lunedì 28 e martedì 29 marzo -– ideali per ristoratori, enotecari, importatori, distributori, cuochi e sommelier per incontrare, conoscere, confrontarsi e stringere affari con alcune tra le migliori cantine italiane e di un gruppo molto selezionato di aziende internazionali. Gli appassionati potranno partecipare alla Sana Slow Wine Fair nella giornata di domenica 27 marzo, per degustare le migliaia di etichette proposte e dialogare con i produttori. A tutti i visitatori sono inoltre dedicate le nove Masterclass, che sotto la guida di produttori ed esperti, consentiranno di approfondire le filosofie di produzione che sono dietro ai grandi vini in degustazione”, conferma Giancarlo Gariglio, coordinatore Slow Wine Coalition.

Tutti i dettagli della prima edizione di SANA SLOW WINE FAIR saranno resi noti durante una conferenza stampa digitale che si terrà nelle prossime settimane.

Il servizio di biglietteria tornerà a essere attivo la prossima settimana.



Posticipate a luglio Biofach e Vivaness

Le manifestazioni di riferimento del biologico, tradizionalmente organizzate nel mese di febbraio a Norimberga, Biofach per l’alimentazione biologica Vivaness, per cura personale naturale e biologica, sono state posticipate a luglio, più precisamente da martedì 26 a venerdì 29 luglio.

Danila Brunnerdirettore esecutivo dei Saloni Biofach e Vivaness, ha commentato: “Rinviando all’estate il raduno internazionale degli operatori del settore degli alimenti e dei cosmetici bio soddisfiamo i desideri di un gran numero di nostri espositori e consentiamo loro di partecipare in condizioni di sicurezza. Siamo molto grati perilò dialogo intrapreso con i rappresentanti del settore, che ci hanno dato un grande incoraggiamento nel prendere questa decisione, oltre che per l’impegno dimostrato”.

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 Gennaio 2022



Internazionalizzazione del bio ‘Made in Italy’: focus Emirati Arabi

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 9 febbraio 2022, h. 11.00

Si svolgerà il 9 febbraio alle ore 11.00, un seminario online inerente le attività volte a promuovere il biologico italiano sui mercati esteri, in particolare negli Emirati Arabi. L’iniziativa è promossa da ICE in collaborazione con FederBio e Nomisma.

Questi i temi che saranno trattati:

  • Dimensioni e posizionamento del bio italiano sui mercati internazionali: il focus Emirati Arabi, a cura di Nomisma
  • Opportunità e percorsi di promozione del bio italiano negli Emirati Arabi, a cura dell’Ufficio ICE di Dubai
  • Storie di successo: la parola alle aziende italiane

All’evento parteciperà Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio.

La partecipazione è gratuita, ed è necessario iscriversi a questo LINK

INFO E CONTATTI:



Focus Bio Bank 2021 tira le fila del biologico in Italia tra Gdo e negozi specializzati

Il biologico cresce, nonostante la pandemia. A guidarlo è la percezione che i consumatori hanno dello stretto legame con la salute personale e del pianeta. Le vendite e l’export bio in Italia negli ultimi dieci anni sono passate da 3.375 miliardi di euro a 7.480 miliardi. I supermercati sono saliti dal 31 al 56%, i negozi sono scesi dal 53 al 26%. Sono gli ultimi dati del rapporto Focus Bio BankSupermercati & Specializzati 2021 sulla dinamica dei due canali distributivi chiave del biologico.

La Gdo punta sul biologico

L’offerta bio a marchio nella grande distribuzione ha mantenuto negli anni un costante trend di crescita.  Il bio resta strategico anche nelle politiche dichiarate per il prossimo triennio. Ad esempio, Coop (che si conferma leader con 950 referenze) punta a mantenere la leadership: tra la Gdo per le vendite bio registra un 5% del fatturato. Per quanto riguarda i punti vendita al primo posto troviamo Végé (3.400) e per il fatturato Conad (15,9 miliardi di euro). Scende invece il numero di negozi dedicati al biologico, arrivati a quota 1.291 nel 2020, in calo da tre anni consecutivi (-10% in totale). A chiudere non sono i piccoli negozi, ma quelli grandi e intermedi. Il rapporto parla di una razionalizzazione della rete. Stabile invece la distribuzione territoriale con il 58% dei negozi al Nord, il 22% al Centro e il restante 20% al Sud.

Come si distinguono i prodotti del biologico sugli scaffali?

È la foglia l’immagine più ricorrente nel marchio private label, seguita da altri elementi naturali come l’albero o il sole. Il colore identitario è il verde. Unica eccezione l’azzurro di Esselunga Bio. Dal punto di vista grafico ci sono approcci diversi. Vivi Verde Coop, che comprende nella gamma alimenti e cosmesi, mette al centro lo stile di vita. Conad, con Verso natura Conad, declina l’offerta in 4 linee i base a target e bisogni specifici. Ci sono poi altre modalità di evidenziazione legate alle marche convenzionali, come Eurospin che mette in primo piano il cuore di Amo Essere con la specifica Biologico abbinato ad altre marche della catena oppure Lidl dove il logo Bio Organica è co-protagonista con la marca.

Il commercio equo sugli scaffali

Nel 2020 restano 8 le catene della Gdo con prodotti equosolidali nelle proprie marche. Un assortimento consolidato che conta su 100 referenze, con una media di 13 a catena. In cinque anni, dall’inizio del censimento Bio Bank le catene sono passate da 6 a 8 e le referenze e da 66 a 100. Il futuro del commercio equosolidale è nel sud del mondo con milioni di piccoli produttori. In Italia con i pionieri del biologico, le cooperative che lavorano sui terreni confiscati alle mafie, quelle del caporalato free e le realtà dell’economia sociale e carceraria.

Come avanza la cosmesi naturale e biologica sugli scaffali?

Nel 2020 sono state 13 le catene con proprie marche di cosmesi naturale o biologica certificata. Nel 2017 erano 8. Anche le referenze sono aumentate (da 135 nel 2017 a 766 nel 2020). In generale gli assortimenti sono tutti confermati e in crescita. Unes entra ex novo con una linea di 5 referenze baby, mentre per In’s si amplia la gamma da 1 a 8 prodotti. Rebranding per Eurospin, che abbina la cosmesi bio certificata fior di Magnolia al marchio ombrello Amo Essere con la specifica Eco. […]

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TESTATA: Help CONSUMATORI
AUTORE: Silvia Biasotto
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Gennaio 2022



Siamo nel 2022, approvare la legge sul bio

FederBio: Siamo nel 2022, approvate la legge sul bio

Si è chiuso un anno importante per il biologico. Il 2021 ha visto, infatti, una serie di iniziative fondamentali per la transizione agroecologica dei sistemi agricoli. A partire dal Piano d’Azione europeo per il bio che, in attuazione delle Strategie Farm to Fork e Biodiversità, punta a triplicare la superficie coltivata a bio e a ridurre del 50% pesticidi e antibiotici entro il 2030.

Rilevante anche la dichiarazione di Parlamento, Consiglio e Commissione dell’Unione Europea, che ha istituito la Giornata Europea del Biologico. Mentre a livello europeo si punta sull’affermazione dell’agricoltura biologica e le scelte dei cittadini continuano a far crescere il settore, a livello nazionale si attende ancora l’approvazione definitiva della legge sul biologico. Considerando che il testo è stato già approvato sostanzialmente all’unanimità dai due rami del Parlamento, è incomprensibile la ragione per la quale, nell’anno appena concluso, non si è arrivati all’approvazione definitiva della legge alla Camera.

Anche con il Piano Strategico Nazionale della Pac abbiamo rischiato di perdere un’occasione storica. È stato a seguito del confronto costruttivo, che abbiamo avuto insieme ad Aiab, con il Ministro dell’Agricoltura Patuanelli che sono stati presi impegni concreti da parte del governo per la crescita del settore. È stato inserito nel Psn l’obiettivo del 25% di superficie a biologico entro il 2027, supportato da una copertura finanziaria di 2,5 miliardi all’agricoltura biologica, considerata come la tecnica di produzione privilegiata per concorrere al raggiungimento di tutti gli obiettivi ambientali delle diverse strategie europee. Un passo in avanti significativo, che si unisce all’impegno di varare nel corso del 2022 il Piano d’azione nazionale sul biologico, per puntare sia alla crescita della produzione che all’incremento dei consumi di prodotti bio.

Il 2022 si annuncia quindi come un altro anno rilevante. Tra le principali novità l’entrata in vigore, dal 1°gennaio, del nuovo regolamento UE 2018/848 relativo alla produzione ed etichettatura dei prodotti biologici. Al centro del nuovo anno ci saranno, inoltre, la stesura definitiva del Piano Strategico Nazionale della Pac, per il quale sarà fondamentale mantenere alta la guardia affinché anche nelle misure dello sviluppo rurale relative a ricerca, innovazione, formazione, assistenza tecnica, ci sia la destinazione del 25% del budget riservato all’agricoltura biologica. Infine, il Piano d’Azione Nazionale sul biologico, da approvare entro il 2022 e per il quale auspichiamo venga rapidamente aperto un tavolo di confronto.

Ma il punto che mettiamo al primo posto per il 2022 è l’approvazione definitiva della legge sul biologico, che attendiamo da oltre 15 anni. Si tratta di una misura fondamentale per avere a disposizione tutti gli strumenti necessari per affrontare le sfide di un settore che può essere veramente il motore per il rilancio dell’intero sistema agroalimentare italiano. Investire nell’agricoltura biologica è centrale per il clima e per la tutela della biodiversità. Ma rappresenta soprattutto un’occasione concreta per creare opportunità di occupazione per i giovani e per lo sviluppo economico e sociale dei territori. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 Gennaio 2022



Vola il consumo di vino bio, vendite cresciute del 60% in 3 anni

Report Wine Monitor Nomisma il 59% dei consumatori vede nei vini bio una qualità superiore rispetto a quelli convenzionali

Fino a dieci anni fa il vino bio era un prodotto di nicchia relegato a un mercato ristretto fatto di “visionari”. Oggi è in piena espansione: le vendite volano con una crescita del 60% in tre anni e il consumo interno, che nel 2020 valeva circa 40 milioni di euro, dalle prime elaborazioni dei dati si prevede che arriverà nel 2021 a quota 50 milioni. Il perché lo spiega il Report Wine Monitor Nomisma per Valoritalia: il 59% dei consumatori vede nei vini bio una qualità superiore rispetto ai vini convenzionali, e per il 75% degli intervistati c’è il valore aggiunto del rispetto per l’ambiente.

“Origine, sostenibilità e attenzione alla salute rappresentano le tre direttrici principali nella scelta dei prodotti agroalimentari degli italiani. Si tratta di tematiche che coinvolgono necessariamente anche il vino”, afferma Denis Pantini, responsabile agroalimentare & Wine Monitor di Nomisma, “e le imprese vitivinicole hanno compreso benissimo l’orientamento green dei consumatori, tanto che il 90% delle aziende prevede che nei prossimi due anni l’interesse per i vini biologici e sostenibili crescerà”. I numeri parlano chiaro per il vino bio. “Dal 2010 la produzione è aumentata di quasi il 110%”, afferma Riccardo Meo della direzione servizi per lo sviluppo rurale dell’Ismea, coautore di un quaderno sul mercato del vino bio pubblicato di recente. “La forte crescita è scaturita anche dalla decisione dell’Unione europea di consentire l’uso del logo biologico sulle etichette delle bottiglie solo a partire dal 2012”.

Poco più di 107 mila gli ettari a vite coltivati bio

Nel nostro Paese nel 2020 sono stati prodotti circa tre milioni di ettolitri di vino biologico. Un quantitativo cresciuto di quasi il 60% in soli tre anni e che rappresenta il 6% di tutto il vino prodotto in Italia (49 milioni di ettolitri). Percentuale destinata a crescere rapidamente: se nel 2013 il vino biologico riguardava non più del 2% dei consumatori, nel 2018, secondo un’indagine Nomisma, il 41% dichiarava di aver bevuto biologico in almeno un’occasione. Tutto ciò ha portato a un aumento delle terre dedicate alla coltivazione della vite secondo i sistemi dell’agricoltura biologica: nel 2019 gli ettari così coltivati erano 107.143 (su un totale di circa 670 mila ettari coltivati a vite da vino): il 112% in più rispetto al 2010. Nella sola Franciacorta oltre il 65% delle aziende vitivinicole sono bio.

“Ciò è dovuto a una diffusa sensibilità ambientale”, afferma Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta, “e alla volontà di certificarla a favore del consumatore. Negli ultimi anni abbiamo avviato collaborazioni con le università di Milano, Brescia e Padova su progetti per studiare la biodiversità e conoscere la vita nel sottosuolo del vigneto. Vogliamo capire sempre meglio come poter ottenere vini più legati al territorio aumentando la fertilità dei suoli, sequestrando più CO2, incrementando la biodiversità”.

L’Italia tra i leader mondiali nella produzione di vin0 bio

Il vino bio italiano, prodotto in oltre duemila cantine, è particolarmente apprezzato nei mercati stranieri e il consumo riflette la geografia dell’agroalimentare biologico particolarmente gradito nei Paesi del nord Europa dove il potere di acquisto è mediamente più alto e dove è anche spiccata la sensibilità alle tematiche ambientali.

La nuova frontiera è il vino sostenibile

Negli ultimi anni anche per i vini, come per il resto dei prodotti agricoli, i consumatori pongono attenzione a quelli che valorizzano la sostenibilità ambientale. Su questo fronte numerose aziende, in Italia e non solo, stanno adottando processi produttivi che riducono molto l’impatto sul clima. E il biologico come si pone rispetto alla richiesta dei consumatori di fare attenzione a tutte le pratiche che favoriscono la sostenibilità ambientale?

La vitivinicoltura biologica è un modello di agricoltura che prevede per i produttori diversi impegni agroambientali, tra i quali anche il divieto di utilizzare sostanze chimiche di sintesi” ricorda Riccardo Meo “seguire i dettami dell’agricoltura biologica è sicuramente un passo in avanti fondamentale. Ma, oltre all’abbandono dei pesticidi di sintesi, si dovrebbero introdurre anche più stretti criteri per la conservazione della biodiversità e la tutela del territorio. Per fortuna gran parte delle aziende biologiche viticole già lo fanno”.

Sostenibilità è anche la parola d’ordine della Slow Wine Coalition, una rete internazionale di cui fanno parte vignaioli, appassionati e professionisti della filiera. Alla base della Coalition c’è il “Manifesto per il vino buono, pulito e giusto” – al quale ha aderito anche FederBio – che fornisce le linee guida per una produzione vitivinicola improntata al rispetto del territorio, degli eco-sistemi e dei diritti di tutti gli attori della filiera. L’appuntamento per i produttori di tutto il mondo che praticano un’agricoltura sostenibile e che si riconoscono in questo Manifesto è a Bologna dal 26 febbraio al primo marzo 2022 con la prima edizione della Slow Wine Fair. […]

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TESTATA: Huffpost
AUTORE: Giorgio Vincenzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 Gennaio 2022



Verso un Piano Strategico Nazionale della PAC più sostenibile?

Il Ministro Stefano Patuanelli disponibile ad esaminare ed accogliere le richieste delle Associazioni ambientaliste per un Piano Strategico Nazionale della PAC più sostenibile.

Il Ministro Stefano Patuanelli ha incontrato questa mattina le Associazioni ambientaliste e animaliste Animal Equality, ENPA, Greenpeace, Legambiente, Lipu, WWF, insieme all’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio), dichiarando la sua disponibilità ad esaminare con la necessaria attenzione le loro richieste e proposte per arrivare alla definizione di un Piano Strategico Nazionale della PAC (PSN) condiviso da tutti gli attori sociali ed economici, più sostenibile per l’ambiente, la Natura e il Paesaggio. Per le Associazioni AIAPP, Animal Equality, ENPA, Greenpeace, Legambiente, Lipu, WWF, si tratta di un importante segnale di apertura da parte del Ministro per una auspicata modifica dell’ultima bozza della strategia nazionale della nuova PAC 2023-2027, che sarà discussa domani con tutti gli attori istituzionali, economici e sociali, nella riunione del Tavolo di partenariato convocato nel pomeriggio.

Le Associazioni presenti all’incontro hanno segnalato al Ministro le maggiori criticità che permangono nell’ultima bozza del PSN, ad iniziare dalla cancellazione dell’eco-schema sulle aree naturali e le infrastrutture verdi per la biodiversità e il paesaggio rurale, ma anche le lacune ancora presenti in alcuni degli eco-schemi proposti. In particolare l’eco-schema sulla zootecnia, che a fronte di un 41% delle risorse, lascia pressoché inalterato l’attuale sistema zootecnico e i suoi impatti, con target troppo poco ambiziosi nella riduzione dell’uso degli antibiotici – che andrebbe invece adeguata almeno ai livelli medi europei – l’assenza di un obiettivo di riduzione della densità degli animali negli allevamenti, dei Piani per il pascolamento che fissino limiti di carico del bestiame, gestione delle rotazioni dei pascoli ed un minimo di giorni del pascolamento; nell’eco-schema sull’inerbimento delle colture arboree permanenti è scomparso il divieto del diserbo chimico ed è assente una regolamentazione dei periodi di sfalcio; nell’eco-schema per gli impollinatori non è previsto il vincolo della semina solo di fiori nettariferi e polliniferi autoctoni, non si prevedono aree incolte non lavorate per favorire la riproduzione di impollinatori selvatici e degli uccelli degli ambienti agricoli ed è assente una fascia di rispetto per i trattamenti fitosanitari nelle particelle coltivate confinanti. A fronte di queste lacune le Associazioni riconoscono l’impegno personale del Ministro Patuanelli per lo sviluppo dell’agricoltura biologica con il trasferimento dal primo al secondo pilastro di 1 miliardo di euro nei cinque anni della programmazione 2023-2027 per finanziare la conversione e il mantenimento delle superfici agricole certificate in biologico.

Il Ministro ha risposto puntualmente alle osservazioni critiche delle Associazioni e si è impegnato ad esaminare con gli uffici del Ministero le proposte per migliorare il testo del PSN prima dell’invio alla Commissione Europea entro i primi mesi del prossimo anno, sfruttando la flessibilità della scadenza del 31 dicembre proprio per verificare la possibilità di migliorare ulteriormente la proposta del Piano nazionale per l’attuazione della nuova PAC.

Il Ministro Patuanelli ha manifestato la volontà politica di trovare soluzioni alle criticità evidenziate dalle Associazioni presenti, dichiarando che non esiste una sua opposizione pregiudiziale, ma esiste un limite oggettivo determinato dalle esigenze finanziarie per poter riconoscere agli agricoltori un giusto compenso per gli impegni ambientali richiesti, che restano comunque volontari. Un principio condivisibile secondo le Associazioni che per questo chiedono non minori impegno ma una più equa distribuzione delle risorse assegnate ai diversi eco-schemi, che non siano una mera compensazione dei tagli determinati dalla riforma dei titoli storici e dalla convergenza interna.

La riunione si è conclusa con la richiesta alle Associazioni di inviare puntuali proposte tecniche per migliorare la bozza del Piano, con una manifestazione d’interesse da parte del Ministro ad accogliere quanto fattibile. Un segnale di apertura e di attenzione apprezzato dalle Associazioni che confidano adesso di trovare un riscontro concreto nel testo finale del PSN, prima del suo invio alla Commissione Europea.



Federbio: “Il piano agricolo italiano è sbagliato: il bio aiuta a difendere il clima”

Intervista a Maria Grazia Mammuccini, con le proposte per il Piano strategico nazionale da chiudere entro dicembre

È una corsa contro il tempo per arrivare all’appuntamento di fine anno con la presentazione a Bruxelles del Piano strategico nazionale (Psn) che permette di usufruire dei fondi della Politica agricola comune (Pac), ma anche di agire in autonomia su alcuni punti strategici. Il 31 dicembre è alle porte, ma con molta probabilità ci sarà uno slittamento nella consegna di qualche settimana. Un tempo utile per modificarlo, propongono le associazioni biologiche e ambientaliste, tutt’altro che soddisfatte dell’attuale bozza.

“Eravamo partiti con un’idea positiva del Piano strategico nazionale, con il biologico ben inserito nella prima bozza degli eco-schemi. La situazione poi è mutata in negativo. Il biologico è stato relegato in un ruolo marginale: su nove obiettivi è stato inserito solo in quello relativo allo sviluppo sostenibile”, afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio e imprenditrice agricola. “Incomprensibilmente non è stato incluso nell’obiettivo relativo al reddito degli agricoltori e neppure in quello sullo sviluppo del mercato. Il biologico rappresenta, invece, uno strumento concreto per incrementare il reddito degli agricoltori: migliora la qualità dei prodotti legati al territorio, accrescendone il valore con la sostenibilità ambientale. Il fatto che non sia stato inserito neppure negli obiettivi legati al clima e alla biodiversità è addirittura paradossale. Ci sono molte evidenze scientifiche che attestano come l’agricoltura biologica contribuisca, in maniera significativa, a contrastare il cambiamento climatico, a preservare la fertilità dei terreni e a tutelare gli ecosistemi e la biodiversità”.

Mammuccini, con l’attuale bozza del Piano strategico nazionale cosa rischia il settore del biologico?

“Rischiamo di perdere un’occasione storica. L’Europa con il Green Deal e le Strategie di attuazione sta puntando decisamente sullo sviluppo agroecologico dei sistemi agricoli con l’obiettivo di triplicare la superficie agricola coltivata a biologico a livello europeo. Per questo ha dato indicazioni agli Stati membri di inserire nei Piani strategici nazionali iniziative e strumenti per fare del biologico un elemento fondante della transizione ecologica. Se supportata adeguatamente, l’Italia può raggiungere facilmente il 30% di superfice coltivata a biologico nel 2027 e l’agroecologia può diventare il motore di rilancio dell’intero sistema agroalimentare nazionale. Siamo leader in Europa per il bio e senza una visione strategica per il futuro il rischio è lasciare i supporti e i fondi Ue ad altri Paesi europei, perdendo un’opportunità importante non solo per il biologico, ma per l’intero sistema agricolo italiano. La transizione agroecologica può offrire soluzioni innovative anche per le altre forme di agricoltura”

Quali misure chiedete che vengano inserite?

“A inizio dicembre abbiamo scritto, insieme ad Aiab (Associazione italiana agricoltori biologici, ndr), al ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli per evidenziare come il Piano strategico nazionale non valorizzasse concretamente il biologico, l’unico sistema regolamentato a livello europeo che certifica la sostenibilità dei processi agricoli. In concreto chiedevamo il riconoscimento esplicito del ruolo trasversale dell’agricoltura biologica in tutti gli obiettivi del Psn e di puntare al raggiungimento del 30% di Sau (Superficie agricola utilizzata, ndr) biologica entro il 2027, obiettivo realizzabile destinando ai sistemi biologici almeno il doppio delle risorse rispetto alla programmazione precedente. Abbiamo indicato l’esigenza di stanziare complessivamente 900 milioni di euro sia attraverso un eco-schema per il biologico nel primo pilastro della Pac, che attraverso le misure agro-climatico-ambientali dello sviluppo rurale di competenza delle Regioni”.

Il ministro Patuanelli vi ha risposto?

“Abbiamo avuto un lungo e costruttivo incontro con il ministro. Sul ruolo del biologico all’interno del Piano strategico nazionale sono stati fatti alcuni passi avanti importanti rispetto agli elementi critici che avevamo indicato nella lettera inviata al Mipaaf. In particolare, abbiamo considerato soddisfacente l’obiettivo del raggiungimento del 25% della superficie a biologico entro il 2027, supportato dall’indicazione di un obiettivo minimo di copertura finanziaria a disposizione del settore di circa un miliardo di euro in cinque anni, da aggiungersi alle risorse già stanziate. Significativo, inoltre, che questo intervento divenga parte integrante del Piano d’azione sul biologico che il ministero si è impegnato a varare nel corso del 2022. Attendiamo adesso la stesura del Psn dove occorre che tali proposte si concretizzino evidenziando l’esigenza di dare valore al ruolo trasversale del biologico con la destinazione di risorse su interventi strategici come consulenza, formazione, innovazione, cooperazione territoriale per la valorizzazione dei distretti biologici, informazione e comunicazione per l’aumento dei consumi di prodotti bio”.

Al tavolo del Piano strategico nazionale chi rema contro il bio?

“Rema contro il biologico chi continua ad avere un atteggiamento conservativo che punta a preservare il sistema attuale, implementato magari da nuove tecnologie, e non favorisce l’affermazione di un nuovo paradigma fondato sull’agroecologia che oggi molte istituzioni a livello internazionale indicano come l’approccio più sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Non possiamo attendere oltre, è giunto il momento di dare valore ai prodotti, investendo sia sulla qualità e distintività delle produzioni che sulla sostenibilità, anche perché cercare di ridurre ulteriormente i costi di produzione volendo conciliare legalità, sostenibilità ambientale e qualità del cibo è ormai impossibile”.

Avete denunciato anche un approccio al benessere animale nel Psn privo di etica e visione strategica. Perché?

Sul benessere animale è in fase di discussione un sistema di qualità nazionale che individua un approccio basato sulla riduzione dell’uso di antibiotici che finirebbe però per premiare lo stesso gli allevamenti intensivi che ne fanno largo uso, mentre il biologico li sostituisce con prodotti omeopatici o fitoterapici. Sarebbe quindi un paradosso inaccettabile. Ecco perché con Aiab abbiamo scritto al ministro dell’Agricoltura per prevedere delle modifiche nel Psn a favore della zootecnia bio basata su tecniche che rispettano il benessere degli animali, dando loro accesso ogni giorno a pascoli e spazi aperti e facendoli vivere in un ambiente dove la densità è limitata. Le nostre indicazioni sono state accolte. Nella nuova stesura del Psn si prevede una base minima per i premi sulla riduzione degli antibiotici e un secondo livello con premi più elevanti per il biologico e l’allevamento al pascolo”.

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TESTATA: Huffpost
AUTORE: Giorgio Vincenzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 Dicembre 2021