ITA.BIO: Canada,1 consumatore su 2 riconosce qualità superiore al biologico made in Italy.
Agenzia ICEBio made in Italyexport biohomeITA.BIOIl 25% ha consumato bio italiano, gli altri non acquistano perchè non trovano i nostri prodotti nei punti vendita abituali. É quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel terzo forum dedicato al Canada. Il 9 febbraio 2022 il focus Emirati Arabi.
Bologna, 2 dicembre 2021 – Sesto mercato al mondo per il consumo di prodotti BIO con un incremento del +83% negli ultimi 10 anni, il Canada è uno dei mercati più promettenti per il nostro bio Made in Italy – come confermato anche dal 20% delle imprese italiane intervistate da Nomisma. Presentati i risultati dell’indagine sulle aziende, assieme a quelli di una survey sul consumatore canadese, in occasione del terzo forum ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.
IL RUOLO DELL’EXPORT NEL BIO MADE IN ITALY
Più che positiva, nonché superiore a quella registrata dall’export agroalimentare nel suo complesso, la performance dell’export bio: nel 2021 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno sfiorato i 3 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +11% (anno terminante luglio 2021) rispetto all’anno precedente, in linea rispetto all’export agroalimentare nel complesso (+10% gen-lug 2021/20). Riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali testimoniato anche della crescita di lungo periodo (+156% rispetto al 2009) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy (6% sull’export agroalimentare italiano totale).
Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio
I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN CANADA
Tutti i numeri del bio in Canada sono positivi: oltre 1,3 milioni di ettari coltivati secondo il metodo biologico nel 2019 (+88% rispetto al 2010) e 5.677 produttori (+50%). Le vendite di prodotti bio sul mercato interno hanno dimensioni simili a quelle del mercato italiano: 3,5 miliardi di euro (+12% rispetto al 2018 e +83% sul 2010) che rappresentano il 3% delle vendite mondiali e che fanno del Canada il sesto mercato al mondo per consumi di prodotti biologici. Anche l’incidenza complessiva del bio sul totale del carrello è simile a quella italiana (3,2% nel 2019) ma la spesa pro-capite per prodotti biologici in Canada è più elevata: 93 euro a persona (a fronte di 58 euro in Italia) con una quota di frequent users più elevata (66% su totale della popolazione canadese consuma bio almeno una volta la settimana contro il 48% in Italia). E l’interesse per il bio che non si ferma al consumo domestico: il 48% dei consumatori riferisce di aver consumato un prodotto bio anche nel canale away from home. Alla base del successo crescente del bio sicuramente una maggiore richiesta delle famiglie canadesi di garanzia di sicurezza e salubrità del cibo, principale motivazione espressa dal 48% degli users bio.

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio
IL CONSUMATORE BIO IN CANADA
I dati della consumer survey di Nomisma rilevano una profonda diffusione del bio in Canada: quasi 8 famiglie su 10 (76%) hanno consumato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso degli ultimi 12 mesi.
Sebbene sia l’Ontario complessivamente il mercato più importante per il bio in Canada in termini assoluti, sono gli stati della British Columbia e del Québec ad avere la quota di mercato più alta: qui, infatti, i prodotti bio raggiungono rispettivamente l’83% e l’82% dei consumatori. Altri target in cui è molto forte il richiamo del bio è quello dei giovani (nella fascia 18-29 anni il bio viene consumato dall’85%) e quello dei nuclei familiari in cui sono presenti bambini in età prescolare, qui il tasso di penetrazione è addirittura al 90%. Sicurezza alimentare (espressa dal 48% degli organic user), fiducia nella qualità del prodotto (47%) e attenzione per l’ambiente (41%) sono le principali motivazioni dei consumatori alla base della scelta di prodotti biologici. Garanzie che diventano ancora più importanti in questo periodo di crisi sanitaria, tanto che durante il 2021 il 37% dei consumatori, ha incrementato la spesa destinata ai prodotti bio.
Ma il marchio biologico non è l’unico attributo che conta nella scelta dei prodotti da mettere nel carrello. Oltre a preferire l’origine nazionale dei prodotti bio che acquista, il consumatore richiede coerenza e sostenibilità a 360°: il 15% degli user bio ritiene importante che la confezione sia eco-friendly o che il prodotto sia stato fatto rispettando l’ambiente (minori emissioni di CO2, zero sprechi, uso di energia rinnovabile ecc …).

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio
IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE CANADESE
Nel confronto internazionale, nel percepito dei consumatori, l’Italia si posiziona al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, tra i Paesi che producono i prodotti di maggiore qualità, sia relativamente ai prodotti alimentari in generale (22% indica “Italia” quando pensa ad un paese produttore di eccellenze del Food & Beverage) che per quelli a marchio bio (18%). Complessivamente però la qualità del nostro bio tricolore è ritenuta complessivamente superiore rispetto a quella di altri Paesi dal 50% dei canadesi, tanto che 7 su 10 sono disposti a pagare un prezzo più alto per avere la garanzia del Made in Italy nel bio.
Ma quali sono i prodotti più promettenti per il bio Made in Italy?
Olio extra vergine d’oliva, formaggi, passate/conserve vegetali sono le categorie di prodotto per cui i consumatori canadesi cercano le garanzie di qualità offerte dal marchio bio e quelle su cui l’italianità è un fattore distintivo. Su pasta e vino sono molto forti interesse e apprezzamento nei confronti dell’origine italiana, queste restano categorie per cui, al momento, il bio non sempre è la prima scelta.
Nessun ostacolo per il binomio bio e Made in Italy neanche per il futuro: il 37% si dice interessato all’acquisto di un prodotto italiano a marchio bio se disponibile presso i canali abituali. Gli indecisi (46%) sarebbero attratti, oltre che da promozioni e prezzi bassi, anche da informazioni riguardo agli ingredienti e ai loro valori nutrizionali, e, in particolare alla relazione tra il prodotto e i benefici che esso produce sulla salute.

Fonte: Nomisma per piattaforma ITA.BIO – www.ita.bio – ICE Agenzia e FederBio
“Prosegue la crescita del comparto biologico e dei prodotti made in Italy anche per il 2021: come evidenziano i dati elaborati nell’ambito di ITA.BIO, progetto che l’Agenzia ICE ha scelto di portare avanti a seguito degli ottimi risultati ottenuti durante il primo anno, il biologico italiano ha consolidato il suo potenziale, in particolare durante questo periodo di emergenza, mantenendo costante la crescita riscontrata negli ultimi dieci anni.
Per tale ragione l’Agenzia ICE, FederBio e Nomisma, nel decidere di proseguire la collaborazione per il progetto ITA.BIO, sulla base dei feedback positivi ricevuti dalle aziende italiane coinvolte, che ne hanno confermato l’efficacia, e in virtù della produttiva collaborazione messa in atto, confermano la piattaforma ITA.BIO quale strumento per supportare il nostro Made in Italy in tutto il mondo, tramite anche l’attuazione concreta di tematiche di innovazione e digitalizzazione che, in un settore come quello biologico, hanno assunto ormai un ruolo fondamentale.” Dichiara la Dott.ssa Pascarelli – Dirigente Ufficio Agroalimentare & Vini Agenzia ICE.
“La collaborazione fra ICE e FederBio – dichiara Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio – prosegue nel percorso di consolidamento di una piattaforma di supporto alle imprese biologiche italiane che vogliono rafforzare o avviare la loro presenza sui mercati esteri anche di più recente e promettente sviluppo come quello del Canada.
Attraverso il lavoro di analisi dei mercati svolto in collaborazione con Nomisma e grazie al sistema ICE e a un desk dedicato attivato da FederBio – continua Carnemolla – intendiamo fornire alle imprese del settore informazioni e contatti utili per orientare le loro strategie commerciali e dare un supporto fattivo per accompagnarle sui mercati. In tal senso è particolarmente importante anche la collaborazione di SANA, la fiera specializzata del settore in Italia, i cui accordi con piattaforme e-commerce e con sistemi fieristici all’estero integrano e potenziano le opportunità offerte dalla piattaforma ITA.BIO.”
“Nomisma con questo terzo forum conferma il suo obiettivo di supportare i protagonisti della filiera italiana del biologico attraverso ITA.BIO, fornendo informazioni e strumenti utili al corretto posizionamento dei prodotti biologici in specifici canali e mercati – dichiara Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A.
– Quest’anno sono state proprio le imprese a suggerire quali mercati e su quali prodotti realizzare i diversi focus, attraverso la compilazione di un questionario online, da cui è emersa una forte necessità di dati e ricerche di mercato a supporto delle strategie di internazionalizzazione, oltre al supporto di notizie puntuali e sempre aggiornate sulla normativa del mondo bio nei vari paesi di destinazione dei prodotti Made in Italy”.
È il biologico che contrasta la crisi climatica
agroecologiaCambiamenti ClimaticiCOP26homeMammuccinitransizione agroecologicaSecondo i dati del Climate Change and Land, il rapporto su clima e suolo dell’Ipcc, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, il modello agricolo e di gestione delle foreste è responsabile del 24% delle emissioni di gas climalteranti.
C’è uno stretto legame quindi tra agricoltura e clima ed è fondamentale mettere in evidenza che il settore agricolo da fonte di emissioni può diventare elemento essenziale di assorbimento dei gas serra e agire direttamente nelle azioni di contrasto al cambiamento climatico. L’agroecologia, di cui il biologico è l’esempio concreto più diffuso, gioca un ruolo importante anche di fronte agli eventi meteorologici estremi: i suoli a gestione biologica hanno più biomassa e una maggiore stabilità e tutela ecosistemica rispetto a quelli convenzionali. Inoltre, i terreni coltivati con metodo biologico tendono ad avere una migliore capacità di trattenere l’acqua, diventando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni.
Il passaggio a una forma di agricoltura che non utilizza sostanze chimiche di sintesi aumenta notevolmente la capacità del suolo di sequestrare carbonio e contribuisce quindi a mitigare l’effetto serra. Inoltre, i vantaggi cumulativi di varie pratiche biologiche, come il mancato utilizzo di fertilizzanti sintetici, il maggior apporto di sostanza organica compostata nel terreno, la riduzione delle emissioni agricole di anidride carbonica e il sequestro di carbonio da parte del suolo, hanno un potenziale di riduzione dei gas a effetto serra pari a 5.1-6.1 Gt (miliardi di tonnellate) di C02 equivalenti (FAO,2009. Low Greenhouse Gas Agriculture. Mitigation and Adaptation PotentiaI of Sustainable Farming Systems). È stato dimostrato che la conversione all’agricoltura biologica incrementa il sequestro annuo di Carbonio Organico (CO) in maniera nettamente superiore anche rispetto ai suoli non coltivati. Secondo lo studio Krauss et al. (2014), nei terreni incolti l’accumulo annuo di CO nel suolo è pari a 1,98 tonnellate per ettaro. Infine, la bioagricoltura contribuisce a rafforzare le funzioni dell’ecosistema e la biodiversità che possono aiutare l’agricoltura a resistere meglio alle condizioni climatiche avverse.
Alla recente Cop 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è stato lanciato un ultimatum: serve un’immediata inversione di rotta altrimenti non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050. Purtroppo, però, al vertice di Glasgow l’agricoltura ha avuto un ruolo marginale e si è guardato solo all’utilizzo delle tecnologie come soluzione per la sostenibilità in agricoltura. Ma non è questa la strada, le tecnologie in alcuni casi possono aiutare ma quello che serve è un vero e proprio cambio di paradigma per la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari, per garantire la fertilità del suolo, la tutela della biodiversità, un cibo sano per le persone e un giusto reddito per gli agricoltori.
Servono scelte politiche chiare ed immediate, con azioni concrete e urgenti per contrastare il cambiamento climatico scegliendo per il futuro dei sistemi agricoli ed alimentari l’approccio agroecologico che per il nostro Paese potrebbe partire dall’immediata approvazione della legge sull’agricoltura biologica che aspettiamo da tre legislature. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 Dicembre 2021
Le Associazioni del biologico: è il momento di approvare la legge sul bio
homelegge sul biotransizione ecologicaBologna, 1 dicembre 2021 – L’Italia, con oltre 80mila operatori, è tra i Paesi leader per la produzione biologica ed è il primo Paese in Europa (secondo al mondo) nell’esportazione di prodotti bio, con oltre 2,9 miliardi di euro, circa il 6% di tutto l’export agroalimentare nazionale. Ma nonostante ciò, il Disegno di Legge 988 “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” non è ancora stato approvato.
A chiederne la rapida approvazione sono state le Associazioni nazionali del biologico FederBio, AssoBio, Associazione biodinamica, Aiab e Asso.cert.bio con una lettera inviata ormai da due settimane ai Capigruppo di maggioranza della Camera e che oggi plaudono per l’analogo appello nella stessa direzione di Coldiretti, Legambiente, WWF e altre organizzazioni. In linea con le nostre richieste, anche queste associazioni considerano la legge sul bio uno strumento fondamentale per favorire la transizione al biologico dei sistemi agroalimentari e rispondere così alle istanze espresse dall’Europa con il Green Deal e il Piano d’azione europeo sul biologico. La norma, dopo essere stata approvata praticamente all’unanimità sia alla Camera che al Senato, attende ancora da mesi l’approvazione definitiva alla Camera.
FederBio, AssoBio, Associazione biodinamica, Aiab e Asso.cert.bio hanno scritto una lettera ai Capigruppo parlamentari per sollecitare la finalizzazione di questa legge decisiva per la crescita del settore. Le associazioni del bio sottolineano come l’approvazione sia cruciale per i sistemi agroalimentari considerando che entro fine anno dovrà essere approvato il Piano Strategico Nazionale della PAC e, dal primo gennaio 2022, entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sul biologico. Il DDL 988 rappresenta inoltre l’opportunità concreta di utilizzare le risorse economiche per il sostegno all’agricoltura, la promozione dei prodotti alimentari e la ricerca che l’Unione europea, attraverso il Piano d’Azione, ha espressamente vincolato all’agricoltura biologica.
“Ritardando l’approvazione della Legge, l’Italia sta perdendo un’opportunità concreta per lo sviluppo di un settore che può contribuire all’occupazione e alla ripresa economica del Paese. È fondamentale che Associazioni come Coldiretti, Legambiente e WWF siano uscite in questi ultimi giorni per sollecitare una tempestiva approvazione di questa norma, segno evidente di come il biologico rappresenti un’opportunità per un settore strategico per l’economia del nostro Paese come l’agroalimentare, e al tempo stesso uno strumento efficace per raggiungere gli obiettivi europei e internazionali di sostenibilità.
Considerando i numerosi tentativi per ostacolare il Disegno di Legge, siamo molto preoccupati. Da qui l’appello a tutti i gruppi politici, dai quali attendiamo risposta, affinché la norma venga iscritta all’ordine del giorno della Camera per il mese di dicembre per essere approvata definitivamente entro il 2021, dopo oltre 15 anni di attesa”, hanno commentato le Associazioni del bio.
Agricoltura Biologica per il Clima
agroecologiaCambiamenti ClimaticihomeMammuccinitransizione agroecologicaSecondo i dati del rapporto su clima e suolo dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, l’attuale modello agricolo e di gestione delle foreste è responsabile di un quarto delle emissioni globali di gas climalteranti. Il cambiamento climatico costituisce una minaccia per la sicurezza alimentare delle popolazioni sia rurali che urbane, provocando conseguenze che variano dall’incremento dei fenomeni migratori fino alle carestie. Nel 2019 l’Agenzia europea per l’ambiente ha lanciato un ammonimento sull’impatto della crisi climatica sull’agricoltura: tra trent’anni, gli eventi meteorologici estremi faranno diminuire la produzione delle coltivazioni non irrigue del 50%. Per la fine di questo secolo si stima che la riduzione dei raccolti potrà arrivare fino all’80%; una catastrofe che investe in pieno anche il nostro Paese.
Ma l’agricoltura, da fonte di emissioni, può diventare elemento essenziale di assorbimento dei gas serra attraverso un cambio di paradigma nel metodo di produzione e un cambiamento nella dieta e nelle abitudini di consumo. L’approccio agroecologico, di cui l’agricoltura biologica e biodinamica costituiscono i metodi più diffusi, rappresenta uno strumento concreto di contrasto al cambiamento climatico. Il biologico si basa sul riciclo della sostanza organica per l’incremento della fertilità dei suoli, in grado di trattenere grandi quantità di acqua e di accrescere il contenuto di carbonio, fondamentale per il contrasto e la mitigazione del cambiamento climatico.
È stato dimostrato che la conversione all’agricoltura biologica incrementa il sequestro annuo di carbonio organico (CO). Infatti, nei terreni coltivati con il metodo bio l’accumulo annuo di CO nel suolo è pari a 3,5 tonnellate per ettaro, negli altri a 1,98. (Krausset al., 2014). Inoltre, l’agroecologia gioca un ruolo importante anche di fronte agli eventi meteorologici estremi: i suoli gestiti in bio hanno più biomassa e una maggiore stabilità e biodiversità rispetto a quelli coltivati con il convenzionale e tendono ad avere una migliore capacità di trattenere l’acqua, rappresentando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni.
Servono scelte politiche chiare ed immediate, con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico utilizzando le alternative che già esistono, puntando in maniera determinata sul biologico. Invece, anche la C0P26 per l’agricoltura ha guardato solo all’utilizzo delle tecnologie come soluzione per la sostenibilità. Ma non è questa la strada; le tecnologie in alcuni casi possono aiutare ma quello che serve è un vero e proprio cambio di paradigma per la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari, per garantire la fertilità del suolo, la tutela della biodiversità, cibo sano per le persone e un giusto reddito per gli agricoltori. […]
FONTE
TESTATA: Terra Nuova
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Dicembre 2021
Le sfide per la frutticoltura biologica nel Lazio. Suolo, gestione e scelta varietale
agricoltura biologicafrutticoltura biologicahomeDOVE:
CREAVia di Fioranello, 52 - Roma
QUANDO:
Giovedì 9 dicembre 2021, h. 8.30 - 16.30
Si svolgerà il 9 dicembre l’incontro “Le sfide per la frutticoltura biologica nel Lazio. Suolo, gestione e scelta varietale”. L’incontro si terrà a Roma presso la sede del CREA – Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura.
Per rispettare la capienza della sala è necessario iscriversi al convegno inviando il proprio nominativo alla segreteria organizzativa.
I risultati e le prospettive future della ricerca in agricoltura biologica e biodinamica. Il progetto Greenresilient e la Food Citizenship
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaGreenresilienthomeDOVE:
Palazzetto MatteiVia della Navicella, 12 - Roma
QUANDO:
Venerdì 3 dicembre 2021, h. 9.30 - 14.30
Si svolgerà il 3 dicembre l’incontro “I risultati e le prospettive future della ricerca in agricoltura biologica e biodinamica. Il progetto Greenresilient e la Food Citizenship”.
Per rispettare la capienza della sala è necessario iscriversi al convegno inviando il proprio nominativo alla segreteria organizzativa.
INFO E CONTATTI:
Tel. 02-29002544
Eco-schemi o eco-truffa?
CambiamoAgricolturaecoschemihomePac post 2022PSNPresentato a Bruxelles un primo rapporto di valutazione degli eco-schemi nei Piani Strategici Nazionali di 21 Stati membri che conferma il grande imbroglio ecologico di questa falsa riforma della Politica Agricola Comune post 2022.
Qui il rapporto europeo sugli eco-schemi
Qui la scheda di approfondimento “Eco-schemi efficaci in 6 punti”
Qui la scheda di approfondimento “Gli eco-schemi in Italia”
Roma, 30 novembre 2021 – È stato presentato oggi a Bruxelles dalle Associazioni europee BirdLife, EEB e WWF Epo, un rapporto con una prima valutazione e classificazione degli eco-schemi nell’UE (che considera i PSN di 21 Stati membri) e offre un primo quadro su come circa 48,5 miliardi di euro dei finanziamenti comunitari della nuova PAC saranno spesi nei prossimi 5 anni. Per l’Italia la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha partecipato alla redazione del rapporto europeo fornendo informazioni e una prima valutazione dei sette eco-schemi proposti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nei primi documenti per la programmazione della nuova PAC.
Allo stato attuale, gli eco-schemi proposti dagli Stati membri sembrano essere molto al di sotto delle aspettative per una vera transizione ecologica dell’agricoltura europea. Solo il 19% degli eco-schemi proposti hanno una probabilità di raggiungere gli obiettivi ambientali dichiarati, il 40% per essere efficaci richiederebbero sostanziali miglioramenti e il 41% è invece completamente non allineato alle finalità di tutela ambientale e contrasto dei cambiamenti climatici. Secondo la valutazione delle Associazioni ambientaliste europee molti eco-schemi proposti che potrebbero produrre risultati concreti positivi risultano essere sotto-finanziati e rischiano di essere superati da impegni meno esigenti e/o più interessanti per gli agricoltori dal punto di vista finanziario.
Questa prima analisi, benchè basata sui primi documenti che gli Stati hanno reso pubblici e quindi non esaustiva e definitiva, mostra l’urgente necessità per gli Stati membri di migliorare la progettazione e l’ambizione degli eco-schemi prima della presentazione entro il mese di dicembre delle loro bozze di Piani Strategici Nazionali e la necessità che la Commissione li valuti in modo molto critico.
Gli eco-schemi sono uno dei pochi nuovi strumenti disponibili con la nuova Politica Agricola Comune (PAC) approvata dal Trilogo e votata definitivamente dal Parlamento Europeo la settimana scorsa.
Questi eco-schemi per il clima, l’ambiente e il benessere animale saranno interamente finanziati dall’UE nell’ambito del primo pilastro e assumeranno la forma di pagamenti annuali agli agricoltori che volontariamente decideranno di aderire a uno o più eco-schemi. L’obiettivo degli eco-schemi è quindi premiare gli agricoltori che gestiscono le loro pratiche agricole in modo rispettoso della natura e del clima e incentivare l’adozione di buone pratiche agricole specifiche per la tutela dell’ambiente e il benessere animale. Essendo però l’adesione agli eco-schemi volontaria per gli agricoltori è necessario che i pagamenti collegati agli impegni siano adeguati e congrui per stimolare la loro partecipazione in relazione ad impegni non troppo gravosi ma comunque efficaci, per non progettare l’ennesimo fallimento degli obiettivi ambientali della nuova PAC come è accaduto con il “greening” nell’ultimo periodo di programmazione.
In Italia il MIPAAF ha proposto nei primi documenti resi noti per il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 sette diversi eco-schemi che dai titoli potrebbero essere condivisibili ma in realtà, al momento, sono dei contenitori vuoti, con impegni ancora molto vaghi e completamente privi di indicazioni sulle risorse assegnate nell’ambito del 25% budget del primo pilastro che l’Italia intende attribuire complessivamente agli eco-schemi, con un importo di 907.132.289 euro l’anno, dal 2023 al 2027. Una disponibilità finanziaria non adeguata che ha indotto la Coalizione #CambiamoAgricoltura a chiedere al Ministro Stefano Patuanelli di garantire almeno il 30% delle risorse del primo pilastro per gli eco-schemi.
Preoccupa, inoltre, la richiesta delle Associazioni agricole di destinare almeno il 70% dei fondi degli eco-schemi al solo settore zootecnico per compensare la
riduzione dei pagamenti base collegati alla riforma dei titoli storici e della convergenza interna. “Utilizzare gli eco-schemi per compensare i pochi effetti positivi della riforma della PAC invece di promuovere impegni reali a tutela dell’ambiente e del benessere degli animali sarebbe un gravissimo errore, l’ennesima eco-truffa”, commentano le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura.
Dopo il fallimento degli attuali pagamenti per l’ambiente nel primo pilastro, il cosiddetto “greening”, che è stato il primo tentativo di utilizzare i pagamenti diretti per obiettivi agro-ambientali, sono ora riposte grandi aspettative negli eco-schemi della nuova PAC. Il Green Deal europeo afferma che le “misure della PAC come gli eco-schemi dovrebbero premiare gli agricoltori per una migliore performance ambientale e climatica”, e la strategia Farm to Fork afferma che dovrebbero “offrire un flusso importante di finanziamenti per promuovere pratiche sostenibili”, ricorda la Coalizione #CambiamoAgricoltura.
Dalla corretta definizione degli eco-schemi, con una adeguata disponibilità di risorse in proporzione agli impegni concreti richiesti agli agricoltori, dipende la sostenibilità del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, per correggere in parte la falsa riforma approvata dal Trilogo e votata definitivamente dal Parlamento Europeo.
La Commissione Europa attraverso una attenta valutazione dei Piani presentati dagli Stati membri, prima della loro definitiva approvazione, dovrà garantire l’efficacia e funzionalità degli eco-schemi rispetto agli obiettivi del Green Deal e delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, per questo le associazioni Europee e i Coordinamenti Nazionali si sono rivolte e si rivolgeranno da oggi con una nuova campagna alla CE per chiedere un suo impegno nel rimandare agli stati membri Piani che non saranno coerenti con le ambizioni ambientali e sociali nonché con le raccomandazioni che la stessa CE ha inviato lo scorso dicembre.
Coldiretti e Legambiente: “Approvare subito e definitivamente la legge sul biologico”
ColdirettihomeLegambientelegge sul bioColdiretti e Legambiente si uniscono nella richiesta di portare a termine celermente l’iter di approvazione della legge sul biologico, approvata dal Senato con un solo voto contrario e ancora ferma alla Camera.
“Mai come in questo momento storico – afferma Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti – abbiamo bisogno della legge sul biologico e non solo nell’interesse delle aziende che oggi producono biologico, quanto piuttosto per rispondere alle richieste dell’Europa. Per dare concretezza al Green Deal, dobbiamo agevolare la transizione al biologico di parte delle nostre produzioni. Per farlo, servono norme precise. Oggi – aggiunge – le imprese sono in difficoltà a causa di un chiaro vuoto di carattere normativo a cui chiediamo alle istituzioni di porre rimedio senza ulteriori rinvii. Con 80mila operatori siamo il Paese leader in Europa per numero di imprese impegnate nel biologico e non possiamo permetterci di perdere tempo nel sostenere un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”.
“Siamo alle battute finali – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – e l’ultimo passaggio alla Camera dovrà essere veloce. Non appena la Camera avrà varato la legge di bilancio, dovrà approvare definitivamente questa norma da cui partirà l’impulso alla riconversione che tante aziende stanno aspettando. Il momento delle scelte coraggiose è adesso, anche in agricoltura. Basta poi – prosegue Ciafani – con la polemica sul biodinamico. Molte delle più grandi aziende agricole lavorano con il biodinamico, una pratica che rispetta la normativa sul biologico e che agisce positivamente sulla fertilità dei suoli. Non abbiamo più tempo da perdere con inutili e fuorvianti strumentalizzazioni.”
Ufficio comunicazione – Legambiente agricoltura
Dott.ssa Margherita Ambrogetti Damiani
Mob. +39 3928235084
Silverback – Greening the Communication
Silvia Perdichizzi
s.perdichizzi@silverback.it – +39 347 804 1635
Un Settore in continua crescita, aumentano superfici e consumi
Farm To ForkfederbiohomeMammuccinipiano d'azione per il biologicoPiano Strategico NazionaleRivoluzione BioI terreni coltivati con metodo bio hanno superato i due milioni di ettari, aumentano anche gli operatori Mammuccini (FederBio): «Notevole il balzo dell’export, ora scelte politiche chiare e coraggiose». La strategia Farm to Fork è una sfida per l’Europa tutta e anche per l’Italia. Una sfida ambiziosa che vede l’agricoltura protagonista nel suo contributo alla riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci di sintesi e degli antibiotici, nonché del 20% dei fertilizzanti chimici. L’obiettivo per l’agricoltura biologica è quello di raggiungere, come minimo, il 25% della superficie agricola. Un quadro in cui l’Italia vuole recitare – e sta recitando – un ruolo da protagonista. Anche perché superfici, operatori e consumi bio sono ulteriormente in crescita. È questo il dato principale emerso dalle analisi presentate alla 33esima edizione di Sana – Rivoluzione Bio 2021.
I numeri forniti da Sinab per il Mipaaf confermano che la superficie biologica nel 2020 è aumentata rispetto all’anno precedente di +5,1 punti percentuali, evidenziando tuttavia un trend di sviluppo più modesto rispetto ai maggiori Paesi europei. I terreni coltivati a biologico hanno attualmente superato i 2,1milioni di ettari. In crescita, inoltre, il numero degli operatori del settore che ha raggiunto le 81.731 unità, con un incremento dell’+1,3%. Anche gli andamenti del mercato confermano la rilevanza del biologico. Secondo i dati dell’Osservatorio Sana, promosso da Bologna Fiere e curato da Nomisma con FederBio e AssoBio, nel 2021(anno terminante a luglio) i consumi interni hanno registrato una crescita del 5%, rispetto all’anno precedente. La spesa delle famiglie italiane si è attestata a 4,6 miliardi di euro: 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto biologico nell’anno in corso.
Negli ultimi dieci anni i consumi interni hanno registrato un’impennata del 133%. Notevole l’incremento dell’export che, sempre nell’ultimo anno, è aumentato dell’11%, raggiungendo quota 2,9 miliardi di euro, con una crescita negli ultimi dieci anni del 156%. L’Italia si posiziona al secondo posto per export dopo gli Stati Uniti.
«C’è un trend costante di crescita sia nella produzione che nel mercato, con un balzo notevole dell’export» ha rilevato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «Tutti segni positivi che evidenzino una crescita strutturale. Ma ci sono anche criticità che dobbiamo affrontare rapidamente se vogliamo cogliere le opportunità di questa fase nella quale i cittadini scelgono sempre di più i prodotti biologici e l’Europa punta in maniera determinata sul bio. Servono scelte politiche chiare, coraggiose, che investano nel biologico per supportare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana a partire dal Piano Strategico Nazionale della Pac con l’obiettivo del 30% di superficie coltivata a bio al 2027, all’approvazione definitiva della legge e all’elaborazione del Piano d’azione nazionale sul biologico». […]
FONTE
TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 Novembre 2021
FederBio Promuove L’Ecoschema
ecoschemifederbiohomeMammucciniPac post 2022PSNL’Unione Europea punta sull’agricoltura biologica nella prossima programmazione Pac. Ottenere il 25% di Sau a biologico nel territorio Ue è uno degli obbiettivi posti dagli piani condivisi dagli Stati Membri (Green Deal, Farm to Fork e Biodiversità 2030), per questo si sta pensando di destinare parte del finanziamento relativo al I Pilastro al sostegno per questa impostazione colturale. Per fare ciò si inserirà un incentivo alla coltivazione biologica negli ecoschemi, elementi in via di perfezionamento ma di cui è certa la presenza all’interno della prossima programmazione.
Questa evenienza, tuttavia, crea preoccupazione all’interno del settore biologico stesso, in quanto i fondi destinati agli ecoschemi sono inferiori a quelli legati al II Pilastro, qualunque sia la percentuale del primo che si scelga. La proposta della Commissione Europea (CE), ossia il 25%, sembra la più probabile ad oggi e ciò significherebbe che per ognuno dei 7 ecoschemi vi potrà essere uno stanziamento che oscilla dal 7% al 30% dei 907 mln di € totali. L’impressione data da questi numeri è che si parli di aiuti veramente risicati. Va sottolineato, tuttavia, che le modalità di sostegno alla produzione biologica sono ancora da definire. Probabilmente ci sarà ancora una misura dedicata nel II pilastro.
In questo scenario complesso abbiamo deciso di confrontarci con alcuni esperti del settore biologico a partire da Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio: «Valutiamo positivamente l’inserimento del biologico negli ecoschemi, poiché le risorse destinate al Psr sarebbero insufficienti, come lo sono già state in molte regioni negli ultimi anni e dovendo far fronte ad una crescita del comparto. Mi auguro che la superficie biologica italiana possa raggiungere quote maggiori del 25 % propiziato dall’Ue. Oggi siamo al 16% (2mln di ha circa) contro una media europea pari all’8%, svolgendo un ruolo di leader nel settore (non in quanto a superficie assoluta ma relativamente alla Sau disponibile sul territorio nazionale e per numero di operatori); se vogliamo mantenere tale ruolo non possiamo accontentarci di puntare al 25% ma dobbiamo fare di più, noi proponiamo il 30% al 2027. L’Europa, attraverso il piano di azione destinato alla produzione biologica pubblicato a marzo 2021, ha messo sul piatto diversi strumenti destinati alla crescita del comparto, slegati dalla Pac, come il 30% dei fondi destinati alla promozione dell’agroalimentare, fondamentale per la sensibilizzazione dei consumatori, e il 30% dello stanziamento relativo alla ricerca e sviluppo del settore agricolo-forestale. Lo stanziamento di fondi deve crescere sotto tutti i punti di vista, dovendo rispettare un obbiettivo veramente ambizioso di crescita, per questo ritengo sia importante che i sostegni provenienti dalla futura Pac siano relativi sia al I Pilastro, sia al II Pilastro, relativo alle misure del Psr come già avvenuto con successo nella precedente programmazione, essendo una delle misure in cui si sono registrate il maggior numero di adesioni scongiurando eventuali sprechi dei fondi. Questa impostazione è stata confermata nell’ultima bozza strategica a noi pervenuta in cui si afferma: “il sostegno all’agricoltura e zootecnia biologica avverrà attraverso uno specifico ecoschema, complementare agli impegni per la conversione e il mantenimento nell’ambito dello Sviluppo Rurale”. La nostra proposta iniziale è stata quella di sostenere il mantenimento negli ecoschemi e la conversione attraverso le misure del II Pilastro, tuttavia sarebbe stato necessario l’80% del plafond destinato agli ecoschemi per il sostegno al mantenimento e per questo, nel rispetto delle esigenze del Ministero di sostenere anche altre pratiche agronomiche virtuose dal punto di vista climatico-ambientale, abbiamo pensato di invertire la proposta (mantenimento nel Psr e conversione negli ecoschemi), vista la minor incidenza del sostegno alla conversione (essendo interessati meno ettari). Ad oggi non abbiamo avuto una risposta definitiva relativamente al sostegno ed alla sua strutturazione, ci auguriamo che soddisfi le nostre richieste che riteniamo indispensabili per il corretto sviluppo del comparto. Riguardo alle cifre noi riteniamo che lo stanziamento globale (comprensivo di entrambi i pilastri) debba essere almeno il doppio di quello registrato nella precedente programmazione, dovendo raddoppiare le superfici, per questo abbiamo chiesto, insieme alle altre associazioni del settore, 900mln di €. La critica che facciamo rispetto alla bozza di Piano Strategico Nazionale relativo alla prossima programmazione Pac è di aver inserito il sostegno all’agricoltura biologica unicamente come parte dell’obbiettivo di sviluppo sostenibile. Questo Piano, infatti, si compone di 9 obbiettivi e a nostro modo di vedere anche l’obbiettivo di competitività, come dimostrato da diverse realtà agricole che hanno scelto di adottare in maggioranza l’impostazione biologica per distinguersi (Chianti Classico 50% di superficie biologica, Franciacorta 70% di Sau biologica), l’obbiettivo climatico e quello legato alla biodiversità sono strettamente correlati alla produzione biologica. Siamo insoddisfatti, dunque, da questo documento che ci auguriamo di poter modificare nei prossimi incontri con il Ministro Patuanelli, che si è dimostrato disponibile al dialogo». […]








